In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi "come un cavallo da corsa in un mondo senza piste". Intorno a lei, sopra di lei, l'America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell'elettroshock.
La Recensione
“La Campana di Vetro” racconta di una metamorfosi, la metamorfosi di Esther Greenwood, diciannovenne di provincia che passa dall’essere una brillante collegiale all’essere una pazza visionaria incapace di scrivere anche il suo nome.
Il romanzo si sdipana fondamentalmente lungo tre ambientazioni: la prima è la sfavillante New York degli anni ‘50, in pieno bipolarismo, quando Joseph McCarty cominciò a diffondere la sua dottrina politica.
A New York Esther lavora presso un’ importante rivista femminile, il “Lady’s Day”.
Durante questa esperienza la protagonista diventa amica di una sua collega, Doreen, che cerca di emulare ad ogni costo.
Terminato il praticantato al giornale, Esther ritorna nella sua città natale (seconda ambientazione), dove comincia il graduale, ma inesorabile decadimento psicologico e fisico.
Lei non riesce più a dormire, né a scrivere; così consulta uno psichiatra, il quale le prescrive un ciclo di elettroshock. La terapia ha effetti negativi su di Esther, la quale tenta più volte il suicidio senza successo. Viene allora ricoverata in una clinica psichiatrica dov’è sottoposta ad elettroshock fino alla guarigione.
Questo romanzo può essere considerato un roman a la clef, un romanzo a chiave, perché l’autrice Sylvia Plath descrive con particolari agghiccianti i sentimenti provati dalla protagonista durante l’infermità mentale, della quale era affetta anche la Plath, che terminò col suicidio avvenuto nel 1963.
Un altro importante parallelismo che si può notare tra la protagonista e l’autrice è il praticantato in un giornale femminile; il fittizio “Lady’s Day” nel caso di Esther ed il reale “Mademoiselles” nel caso della Plath.
Lo stile della Plath è semplice e pulito, direi quasi puro, facendo si che la potenza delle parole arrivi diretta al lettore, senza fronzoli o tocchi barocchi.
Bellissima anche la metafora della Campana di Vetro: si può avvertire l’aria sporca e viziata che preme addosso alla protagonista.
Sarà interessante per il lettore guardare come Esther distruggerà quella crudele Campana, lottando fino alla perdita di ogni energia.
Articolo di Andrew93
Dettagli del libro
- Titolo: La Campana di Vetro
- Titolo originale: The Bell Jar
- Autore: Sylvia Plath
- Traduttore: A. Bottini,A. Ravano
- Editore: Mondadori
- Data di Pubblicazione: 2005
- Collana: Oscar Scrittori Moderni
- Formato: Paperback
- ISBN: 8804545040
- ISBN-13: 9788804545040
- Pagine: 238
- Prezzo: Euro 8.50
- Link aNobii: La campana di vetro





Superficiale, banale, povero: che ne dici di passare a qualcosa tipo "L'isola del tesoro"? Senza rancore, neh: come dice il saggio, prima imparare a stare in equilibrio, poi imparare a volare.
scusami, potresti gentilmente spiegare cosa intendi con "supeficiale,banale,povero"?
Superficiale: il tuo commento non va oltre la superficie della trama.
Banale: idem, non ci metti nulla di tuo.
Povero: a legger la trama mi par di capire che sia un libro duro, pesante, con contenuti seri e dolorosi. A leggere il tuo commento si capisce solo che l'hai letto: due parole tanto per fare, due cose che ti hanno colpito, però le butti lì e non vai a fondo (ecco di nuovo il superficiale).
Potevi fare un parallelo con la vita della Plath: dici solo che si è uccisa.
Potevi parlare di come viene affrontato il problema della malattia psichica, in che termini, in che modi, e come tu l'hai vissuto leggendo: elettroshock, stop.
Potevi andare oltre i "sentimenti agghiaccianti": quali? Cosa hai provato? Ca***, stiamo (stai) parlando di elettroshock, di malattia psichica così grave da richiedere una terapia tremenda: ma sembra che la cosa non ti sfiori nemmeno. Questo è quello che io capisco leggendo questa recensione: se non è così - e lo spero, lo credo - vuol dire che non hai raggiunto il tuo obiettivo, cioè comunicare agli altri quel che il romanzo ha comunicato a te. Sennò basterebbe un copiaincolla da bol o affini.