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03 gennaio 2014

Speciale Horror: Il colore venuto dallo spazio - H.P. Lovecraft

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Howard Phillips Lovecraft nacque a Providence nel 1890 e lì stesso morì nel 1937.
Il suo nome per gli appassionati dell'orrore è sinonimo di genio e di grandezza e rappresenta uno dei fondatori del genere moderno, insieme al quello di Edgar Allan Poe.
Nei pur brevi anni di produzione letteraria, legata anche all'instabilità del suo equilibrio mentale e a una vita piuttosto disagiata, trascorsa tra la sua Providence e New York, Lovecraft scrisse una notevole quantità di racconti brevi, pubblicati - talvolta anche rifiutati - su riviste di settore come 'Weird Tales' e 'Amazing Stories', diversi romanzi , tra cui 'La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath', 'Il caso di Charles Dexter Ward' e 'Le montagne della follia', diversi componimenti poetici e un epistolario pressoché sterminato, intrattenendo rapporti con semplici lettori e altri grandi nomi della letteratura fantastica da Seabury Quinn a Clark Ashton Smith a August Derleth.
La sua fantasia visionaria lo portò a creare una mitologia alternativa fatta di entità cosmiche maligne e di dimensioni aliene, rispetto alle quali ogni legge fisica e ogni tentativo di comprensione da parte delle facoltà mentali umane risulta destinato a soccombere, di divinità oscure e presenze terrificanti, dagli Antichi Dei  ai Grandi Antichi, che sono entrati a far parte dell'immaginario fantastico in modo permanente.
I loro nomi stridenti e fastidiosi, come Cthulhu, Yog-Sothoth e Nyarlatothep, e le evocazioni attraverso incantesimi in lingue blasfeme e dimenticate, contenuti in un vero feticcio del genere, il libro inventato 'Necronomicon Mortis' dell'altrettanto inventato stregone arabo Abdul Alhazred, hanno dato ispirazione a serie cinematografiche, come quella di 'La casa' e 'L'armata delle tenebre', a videogames e gruppi musicali hardrock, entrando a far parte della cultura popolare.
Tra i temi più importanti della sua produzione è centrale quello dell'alienazione, legata a contesti sociali ed economici che mettono in crisi la visione dell'uomo e del suo posto nell'ordine cosmico, che viene rappresentata dalle minacce che alla vita umana provengono da dimensioni ed entità sconosciute, al di là della portata di ogni comprensione scientifica e razionale.

'Il colore venuto dallo spazio' (The Colour Out of Space) è un racconto horror fantascientifico dello scrittore americano Howard Phillips Lovecraft che, pur non appartenendo al cosiddetto Ciclo di Cthulhu gode di grande popolarità tra gli appassionati dello scrittore di Providence.
Scritto nel marzo 1927, fu pubblicato per la prima volta nel settembre dello stesso anno sulla rivista Amazing Stories. È considerato uno dei suoi racconti più celebri e meglio riusciti e ad esso si sono ispirati tre film.

La Recensione

Il fatto che in questo racconto breve di Lovecraft manchino alcuni degli elementi soliti nella sua narrativa, come esseri mostruosi come gli Antichi Dei a riti osceni con formule in linguaggi incomprensibili, rende maggiormente onore alla sua maestria nel creare effetti di suspence e nell'instillare al lettore un senso di paura irrazionale.
Leggere 'Il colore venuto dallo spazio' di sera, magari a letto, stando da soli è davvero terrificante: non si riesce a non sussultare a ogni minimo scricchiolio nel silenzio e l'immaginazione galoppa verso la follia.
Tutta l'abilità dell'autore si mostra nel creare un crescendo di suspence a partire da una storia molto breve - in origine fu pubblicata su una delle riviste di racconti fantastici con cui Lovecraft collaborò assiduamente - e tutto sommato lineare: in una notte serena come tutte le altre, nella tranquilla campagna del New England, nei dintorni della città immaginaria di tanta produzione dell'autore, Arkham, un meteorite precipita sul terreno di proprietà di Nahum Gardner.
La partenza in sordina è dominata dalla scelta di una sorgente percettiva, quella visiva. Dalla pietra caduta nel pozzo della fattoria dei Gardner si sprigiona una sostanza il cui colore risulta completamente indefinibile per l'occhio umano. La pietra sembra disintegrarsi nel nulla ma rimane visibile a tratti una strana luminescenza e si innesca un processo che passo passo trasforma tutte le terre dei Gardner in una desolazione abbandonata e guardata con terrore dagli abitanti della zona.
La vicenda è raccontata indirettamente da una voce narrante non identificata, quella del funzionario della ditta incaricata di trasformare tutta l'area nel bacino di una diga, che dovrebbe sommergere anche le terre maledette dei Gardner. Questi si imbatte in Ammi Pierce, contadino e un tempo vicino e conoscente dei Gardner, che ne racconta la storia, a tratti incredibile e terribilmente inquietante.
Il panorama geografico nel quale si svolge la vicenda riprende tutti gli elementi classici della narrativa di Lovecraft: la città iensistente di Arkham, nel New England, vicino alla Providence in cui l'autore visse buona parte della sua vita, le campagne bagnate dal fiume Miskatonic, gli scienziati della Miskatonic University, che non riescono a spiegare gli strani fenomeni che sembrano ammorbare le terre dei Gardner.
Buona parte della suspence si gioca sulla tensione tra città e campagna, in un rapporto di incomprensione e distanza, che rispecchia in qualche modo l'impossibilità della scienza, impersonata dai ricercatori di Arkham, di dare spiegazioni all'irrazionale e misterioso colore, che ognuno può vedere e pure rimane indefinibile al linguaggio umano.
Così, chiusi entrambi nell'incapacità di comunicare e dare un nome all'orrore strisciante che si annida in fondo al pozzo dei Gardner dalla caduta del meteorite, entrambi, contadini prima e gente di città poi, sono costretti ad assistere passivamente al suo espandersi, in un crescendo via via sempre più straniante e pauroso.
Dalle piante e e dagli animali le stranezze si diffondono come una piaga sul terreno di Nahum Gardner, lo rendono falsamente fertile ma ne avvelenano i raccolti e ne stravolgono i frutti. L'oscenità di piante che assumono colori e forme mai viste, di animali che lasciano impronte insolite, come fossero un sigillo di blasfemia, si diffonde lentamente, come una muffa maligna, fino a raggiungere gli esseri umani, la famiglia del contadino, che, incapace di reagire di fronte a un male che non si può nominare nè descrivere, si avvia a una lenta decadenza, in cui i vari membri soccombono, uno dopo l'altro, a un orrore tanto inenarrabile quanto inesorabile.
Il finale suggella questo andamento narrativo instillando al lettore un senso di inquietudine inattesa. Forse il pericolo spettrale proveniente dagli abissi dello spazio sconosciuto non ha finito di abitare le terre che stanno per diventare il bacino idrico di tutta la zona circostante. Forse è meglio non bere l'acqua dai rubinetti, se si tiene alla propria salute, fisica e mentale.
Se è vero che nei mostri osceni e nelle entità aliene dai nomi impronunciabli Lovecraft proiettava, come in immagini provenienti dalle pieghe profonde del tempo e dello spazio, orrori che nascono nell'oscurità dell'animo umano, questo racconto breve, privo di riferimenti al pantheon dei romanzi più famosi, dal Ciclo di Cthulhu alle Montagne della Follia, contiene tuttavia gli elementi della paura cosmica più tipici della produzione dell'autore, e mostra come questi siano in grado di trasformare le placide campagne del Nordest americano, famose per i colori del foliage autunnale, in una terra inquietante, in cui si nascondono i semi della follia.

Giudizio:
 +5stelle+

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Il colore venuto dallo spazio
  • Titolo originale: The Colour Out of Space
  • Autore: Howard Phillips Lovecraft
  • Traduttore: Giada Riondino
  • Editore: Gruppo Editoriale L'espresso
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Twin Stories
  • ISBN-13: -
  • Pagine: 112
  • Formato - Prezzo: brossura - euro 2,80


02 gennaio 2014

Wanted - Lavie Tidhar

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I Contenuti

Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell'11 settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama bin Laden. Un giorno Joe riceve la visita di una misteriosa donna, che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l'autore di quei libri; inizia così un'avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul. Man mano che l'indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà. "Wanted" è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi

La Recensione

Wanted è uno di quei libri difficili da commentare senza rovinare ai futuri lettori il piacere di scoprire la vera anima del romanzo da soli.
Posso sbilanciarmi ad osservare che l'inizio dell'opera di Lavie Tidhar mi aveva lasciata perplessa e anche un po' delusa. I primi capitoli rientrano infatti nei canoni del noir a tal punto da che sembrano usciti dritti dritti da un manuale su come scrivere il noir perfetto. Joe è il classico investigatore privato solitario, dedito al whisky e dalla vita personale frugale e ripetitiva che viene coinvolto dalla femme fatale di turno in una caccia al l'uomo di cui capisce poco e che lo porterà a prenderle di santa ragione un po' ad ogni angolo.
Si respira un'atmosfera che fa molto "Casablanca" (ed in effetti il libro è ricco di riferimenti al film) e che devo ammettere personalmente non amo molto per cui mi sono trovata a chiedermi come fosse possibile che il World Fantasy Award 2012 fosse stato assegnato a quello che sembrava essere "il solito noir", quando altri romanzi di spicco come A Dance with Dragons di Martin e 11/22/63 di King erano in gara.
Ciò che ha mantenuto viva la mia attenzione è le percezione, dapprima solo suggerita dall'autore, che non tutto fosse come sembrava e che qualche tassello fosse fuori posto. Il primo indizio è la relativa arretratezza tecnologica del mondo abitato da Joe. L'ambientazione è contemporanea ma mancano quelle caratteristiche che sembrano imprescindibili nella nostra vita come internet e la telefonia mobile, persino una carta di credito ricevuta dalla cliente che l'ha ingaggiato appare a Joe come un oggetto semi-sconosciuto e potenzialmente inaffidabile. Il Laos nel quale il nostro detective vive, inoltre, è una nazione molto più pacifica rispetto a come siamo abituati a pensarla. Tutto il mondo è in realtà moto più pacifico perché il mondo di Joe è un mondo senza terrorismo, un mondo in cui Osama Bin Laden è solo il protagonista di una serie di libri dozzinali che descrivono atti di violenza inaudita con motivazioni del tutto incomprensibili per lo stralunato investigatore.
Quando l'uomo accetta l'incarico di rintracciare l'autore di questi romanzi, Michael Longshott, e inizia un lungo viaggio tra Parigi Londra e il Medio Oriente piccole crepe iniziano però a formarsi nella sua sonnolenta realtà. Dapprima si tratta di episodi isolati, misteriose figure in nero che appaiono e scompaiono dal nulla e che Joe si sforza di ignorare aggrappandosi con ostinazione cieca ai brandelli della vita che conosce ma, man mano che l'avventura procede, i tentativi del protagonista si fanno sempre più deboli e confusi, la sua realtà si sfalda, le immagini si confondono, la lucidità è un miraggio lontano.
Tidahr riesce a descrivere questa confusione senza ricorrere a quello stile narrativo delirante che spesso si osserva in questo tipo di storie. Eventi incomprensibili si affastellano quasi con naturalità contrapponendosi alla razionalità delle descrizioni della quotidianità ai limiti dell'insignificante come l'elenco dei passeggeri nella sala d'aspetto di un aeroporto, che è poi il mezzo con cui Joe tenta di dare concretezza al suo mondo. L'avventura del protagonista si alterna a capitoli dei racconti pulp di Longshott che il lettore facilmente riconosce come alcuni degli episodi di cronaca più cruenti dei giorni nostri come le bombe nella metropolitana di Londra o l'attentato di Sharm el-Sheikh. Il paragone con La svastica sul sole di Dick è immediato ma, come si accennava, la narrazione qui è meno angosciata, riflesso del fatto che il focus dell'autore non è sulle nostre paranoie ma sul nostro modo di relazionarci con la realtà e come essa venga plasmata per soddisfare le esigenze del nostro io. Il confine con l'opera di Dick è a volte sottilissimo, le nostre paure sono sempre in primo piano ma Tidhar si concentra sugli estremi che siamo disposti a superare pur di fare in modo che la nostra vita vada nel modo in cui ci siamo prefissati.
Le risposte che l'autore ci mette davanti sono disturbanti sotto vari aspetti;non è solo la via di Joe che è sotto la lente di ingrandimento ma anche la nostra perché quando osserviamo il nostro mondo dal punto di vista del detective, con la sua totale incapacità di comprendere in nome di quali ideali migliaia di persone perdano la vita ogni anno in attentati terroristici ci rendiamo conto dell'assurdità di questa guerra a base di terrore che riempie e plasma le nostre vite.
Tidhar sa di cosa parla visto che nel 1998 era a Dar-es-Salaam quando avvenne l'attentato all'ambasciata americana e mancò di poco gli attentati del 2004 nel Sinai e a Londra del 2005. La sua narrazione risulta d'impatto e veritiera nonostante l'autore mantenga sempre un approccio razionale che non cerca il coinvolgimento del lettore puntando sul melodrammatico, sebbene eventi e le testimonianze drammatiche nel libro on manchino. L'unico risvolto negativo di questo atteggiamento è che, così come Joe sembra sempre sconnesso da sé, il lettore rimane sconnesso da Joe e non è particolarmente interessato a conoscerne il fato. Per questo motivo ho trovato in alcuni punti il racconto è un po' piatto ma la volontà di comprendere come la realtà del detective si intersecasse con la nostra è stata sufficiente a mantener vivo l'interesse fino al termine del romanzo.
Wanted è sicuramente uno dei libri più originali che abbia letto quest'anno oltre che uno dei più complessi per i diversi livelli di interpretazione che offre e sicuramente il più sorprendente per la sua capacità di stupire sfruttando una serie di cliché per creare una storia assolutamente nuova, attuale e interessante che ogni amante del fantasy dovrebbe leggere.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Wanted
  • Titolo originale: Osama
  • Autore: Lavie Tidhar
  • Traduttore: Vetta L., Campanozzi A.
  • Editore: Gargoyle
  • Collana: Extra
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788898172160
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,00 Euro 

30 dicembre 2013

Speciale Natale: Hogfather - Terry Pratchett

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Terry Pratchett, popolare autore britannico nato a Beaconsfield nel 1948, è noto in tutto il mondo per la sua serie di romanzi umoristici Mondo Disco (Discworld), iniziata nel 1983 con il romanzo Il colore della magia e arrivata ormai al quarantesimo volume pubblicato in UK a ottobre, Raising Steam. I volumi, che si è soliti dividere in sottocicli, sono romanzi fantasy che parodiano tutti i cliché della letteratura fantastica: il ciclo Scuotivento è dedicato all'omonimo mago pasticcione e all'Università Invisibile; quello sulle Streghe ha per protagonista il trio Nonnina Weatherwax, Tata Ogg e Magrat Garlic, che rappresentano i tre volti della Triplice Madre (la vecchia, la madre e la vergine);
il ciclo Guardia, dai toni più giallistici, è incentrato sulle indagini della Guardia Cittadina di Ankh-Morpork; l'arco narrativo Morte presenta come protagonista la Morte personificata, che compare come cameo in praticamente tutti gli altri romanzi; Tiffany è rivolto ai più giovani e racconta le avventure di un'apprendista strega; Moist von Lipwig, il ciclo più recente - composto da soli tre romanzi - e più adulto, è dedicato alle divertenti peripezie di un truffatore. Hogfather, ventesimo romanzo ambientato nel Mondo Disco, è il quarto del sottociclo Morte. In Italia, dove i romanzi sono stati inizialmente tradotti da Salani in ordine sparso e solo di recente si è intrapresa la pubblicazione in ordine cronologico (l'ultimo romanzo tradotto, All'anima della musica!, è uscito in UK nel 1994 come sedicesimo volume del ciclo), è tuttora inedito.

IT'S THE NIGHT BEFORE HOGSWATCH AND IT'S TOO QUIET.
Where is the big jolly fat man? Why is Death creeping down chimneys and trying to say Ho Ho Ho? The darkest night of the year is getting a lot darker...
Susan the gothic governess has got to sort it out by morning, otherwise there won't be a morning. Ever again...
The 20th Discworld novel is a festive feast of darkness and Death (but with jolly robins and tinsel too).
As they say: You'd better watch out...

La Recensione

Ankh-Morpork si accinge a festeggiare Hogswatch, la notte magica in cui tutto può accadere, persino che un enorme uomo-maiale vestito di rosso arrivi nelle case a bordo di una slitta trainata da maiali, si cali giù dal camino, beva lo sherry e mangi i tortini lasciati dai bambini prima di andare a letto, per poi metter doni nelle loro calze appese se sono stati buoni.
Quando tre figure incorporee e incappucciate si presentano alla Gilda degli Assassini commissionando l'omicidio di Hogfather, il capo pensa a uno scherzo. Ma quando nelle casse compaiono milioni di dollari, non può far altro che accettare il folle incarico e affidarlo al più folle assassino della Gilda, l'inquietante Mr. Teatime, che più che al denaro promesso è interessato alla sfida che comporta l'eliminazione di un'entità che esiste solo in quanto personificazione antropomorfica.
Anche Susan Sto Lat, nipote acquisita di Morte che desidera solo una vita normale, aspetta Hogswatch dopo aver messo a letto i bambini di cui è governante. Solo che, invece di Hogfather, dal camino si cala suo nonno con un vestito rosso e una barba finta, insieme al maggiordomo Albert in abito verde e cappellino a punta: Morte ha deciso di sostituirsi a Hogfather, e Susan, temendo che il nonno sia impazzito e abbia tolto di mezzo quello vero, si ritroverà suo malgrado a indagare.
Nel frattempo, all'Università Invisibile compare lo Gnomo delle Verruche.

Terry Pratchett catapulta il lettore in una magica parodia a tema natalizio, trasformando il grasso e bonario vecchietto nel più triviale Hofather (letteralmente "Babbo Maiale"). Ma il romanzo, che trasuda geniali trovate, offre all'autore l'occasione di inoltrarsi ancora una volta nel mondo delle religioni, della fede e delle credenze popolari. L'innocuo e benevolo Hogfather non è altro che una divinità nata insieme all'uomo in tempi di sacrifici per far sorgere il sole, ed evolutasi insieme all'umanità per andare infine a ricoprire il ruolo che oggi le spetta grazie alla fede dei bambini, esattamente allo stesso modo in cui le divinità maggiori nascono, esistono e mutano in misura della fede dei loro devoti.
Il plot intreccia coralmente le vicende di diversi personaggi, tutte avvenute nel corso di un'unica, dilatata notte: mentre Mr. Teatime mette in atto il suo piano per eliminare Hogfather, obbedendo inconsapevolmente a un piano più grande e oscuro deliberato da entità superiori, i Regolatori, Morte viaggia a bordo della slitta di Hogfather per consegnare i doni ai bambini in sua vece, mantenendo così viva la loro fede. Con astuzia è riuscito a coinvolgere nella ricerca del vero Hogfather la nipote Susan, che può arrivare dove a lui, a sua volta entità super partes, non è permesso. Se il romanzo si fosse limitato a questi intrecci il risultato sarebbe stato migliore, ma - come quasi sempre - Pratchett non riesce a resistere alle sbavature, e arricchisce un romanzo già lungo e saturo di un altro sottointreccio ambientato nell'Università Invisibile, dove compaiono nuove divinità minori di cui di cui l'Arcimago Ridcully cerca di scoprire l'origine interrogando una nuova macchina pensante, l'Hex.
Geniale l'idea di affidare un romanzo a tema natalizio a uno dei personaggi più cinici usciti dalla penna di Pratchett, la giovane Susan, tra i cui principali precetti impartiti ai pargoli annovera il don't get afraid, get angry insieme alla raccomandazione di non temere i mostri sotto il letto ma di pestarli con l'attizzatoio. Per Susan, che ha tagliato i ponti con la famiglia e affronta la vita con impagabile stoicismo, gli spiriti faranno tutto in una notte. Ma niente finale buonista per Terry Pratchett, che di buonista - fortunatamente - non ha assolutamente nulla. Eppure nemmeno lui, forse, data l'occasione, è riuscito a resistere a un po' di sentimentalismo.

Sottociclo di Morte:
- Morty l'apprendista, 1991 (Mort)
- Il tristo mietitore, 2008 (Reaper Man)
- All'anima della musica!, 2013 (Soul Music)
- Hogfather, inedito in Italia
- Thief of Time, inedito in Italia
Giudizio:
+4stelle+ +emezza+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Hogfather
  • Autore: Terry Pratchett
  • Editore: Gollancz
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9781473200135
  • Pagine: 368
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 9,99 £

29 dicembre 2013

E' tempo sprecato uccidere i morti - Diego Di Dio

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I Contenuti

Una donna spietata che regge le fila di un impero criminale, uno psicopatico convinto di vivere all'interno di un album di Fabrizio De André, un bambino che uccide entrambi i genitori per troppo amore, un uomo mascherato che vigila per le strade di Napoli…
Dodici racconti, dodici storie che oscillano tra il thriller e il noir. Dodici tagli nella pelle della quotidianità, serpeggianti in quel limbo oscuro sospeso tra tensione e mistero, in quel nero barlume di vita che è una porta aperta sulla follia.

La Recensione

Se è vero che le raccolte di racconti sono uno dei generi più difficili da apprezzare, questo vale di più per un genere così di nicchia, come quello horror; perciò merita una considerazione ancora maggiore lo sforzo di Diego Di Dio, anche se i racconti più che ad ambientazioni celesti rimandano a scenografia infernali, che si tratti dell'oscurità intravista nel fondo di un'anima persa o del colore scarlatto del sangue versato.
Nonostante la casa editrice citi già nel nome un classico della produzione horror di uno pilastri del genere, l'Orrore di Dunwich di H.P. Lovecraft, la cui cifra espressiva è la presenza di mostri indescrivibilmente crudeli e malignità inenarrabili, quello che caratterizza questi racconti è un senso di angoscia sottile più che di paura e orrore vero, molto concreto, che proviene dal sentire quotidiano.
Il male non arriva da dimensioni parallele o dallo spazio profondo: si annida nel fondo dell'animo umano che ci è più vicino, può assumere le sembianze di una donna bella e crudele, di quella che amiamo, di un vicino di casa, di un gruppo di benpensanti, di uno sdoppiamento di personalità, e si manifesta anche dove ce lo si aspetterebbe di meno, come sotto il sole mediterraneo che investe l'isola dorata di Procida, sfondo privilegiato di queste storie di ordinaria follia.
Di Dio scrive con uno stile equilibrato e capace di imitare i registri più disparati, dallo 'scemo del villaggio' al poliziotto, dallo psicolabile al maniaco ossessionato da visioni e stati allucinatori, e mette in scena una ampia gamma di sfumature, facendo scivolare un senso di inquietudine sottile, come attraverso delle piccole crepe, negli ambienti più intimi, soprattutto nella cerchia famigliare, quella che dovrebbe essere la riserva più sicura degli affetti, la protezione dagli assalti della realtà estranea e che invece si mostra diversa da come sembra e a tratti anche ostile.
Molto forte è la componente fumettistica che ispira diversi dei racconti, del resto tra i ringraziamenti è segnalato anche Dylan Dog, e il senso dell'orrore che l'autore trasmette al lettore ha spesso a che fare con il contesto sociale in cui tensioni e pulsioni degli individui esplodono nelle forme più crude della violenza. Spesso non c'è dietro una volontà intesa al male ma solo un senso di disagio e di solitudine che arriva dritto al lettore, come accade in Cose liquide, in cui la caratterizzazione del protagonista è affidata a una sorta di soliloquio in prima persona di notevole efficacia, soprattutto per l'uso credibile del dialetto, che rafforza il realismo espressivo della vicenda.
Lo stesso malessere si sente nei racconti che mettono in scena storie di camorra e criminalità: la presenza di queste realtà sembra in qualche modo profanare la bellezza del paesaggio di Procida eppure allo stesso tempo ne costituisce parte integrante, come sembra pensare il poliziotto protagonista di Ricordati questo giorno, quando in preda a un dilemma morale, guarda al mare dalla stanza del figlio e non sa decidere dove sia il male.
A fatti di violenza domestica, efficaci nella loro banalità che li rende quasi paragonabili a brevi notizie di cronaca da telegiornale locale, si affiancano episodi di violenza splatter improvvisa e incontrollabile, quasi più vicina al genere pulp, come ne Il coltellaio, anche se la brevità della narrazione non consente di sviluppare appieno la tensione, creando un senso di suspence adeguato; o come in Lasciatemi dormire, dove il meccanismo narrativo sembra un po' debole nella spiegazione della follia omicida, per quanto le descrizioni siano suggestive e realistiche.
A volte invece l'ispirazione a un medium diverso dalla narrativa come il fumetto o, per certi aspetti, anche la graphic novel - penso all'ultimo racconto della serie, Il Supereroe, che ricorda in alcuni tratti un capolavoro di genere come Sin City - crea un limite alla storia, perché sembra di trovarsi di fronte a un testo che sarebbe più adatto a prendere forma in vignette che non attraverso la prosa, nella quale la velocità espressiva rischia di rimanere in superficie, senza approfondire i personaggi e le loro evoluzioni, a vantaggio di una fruizione visuale della trama.
Queste incertezze non tolgono comunque granché al valore complessivo dell'autore, il cui controllo della lingua e la cui capacità di modellare trame e contenuti, anche nella brevità imposta dal racconto e nei limiti del genere dell'orrore, non sminuiscono l'apprezzamento della lettura.

Giudizio:
+3stelle+ (e mezzo)

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: E' tempo sprecato uccidere i morti
  • Autore: Diego Di Dio
  • Editore: Dunwich Edizioni
  • Data di Pubblicazione:  2013
  • ISBN-13: 9788898361069
  • Pagine: 175
  • Formato - Prezzo: Ebook - Euro 1,99

27 dicembre 2013

Speciale Natale: Quel Natale nella steppa - Mario Rigoni Stern

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Mario Rigoni Stern, soldato del Corpo d'Armata diretto in Russia durante la II Guerra Mondiale, divenuto poi testimone di quella tragedia attraverso i suoi numerosi romanzi e racconti, come Il sergente nella neve, Il bosco degli Urogalli e Storia di Tönle, è prima di tutto figlio dell'altopiano di Asiago, l'amata montagna dove nasce nel 1921 e cresce in una famiglia numerosa, con altri sette tra fratelli e sorelle.
L'orizzonte delle Alpi si allarga per gli eventi storici che lo coinvolgono e, da semplice alpinista, lo trasformano in testimone diretto della tragedia della spedizione in Russia e della prigionia in un campo di concentramento nazista tra 1943 e 1945. Dal ricordo vivo e doloroso di questo calvario umano e civile Rigoni Stern trae nutrimento per alimentare la sua scrittura, tutta incentrata sull'impegno e sulla testimonianza degli orrori della Guerra e della spedizione, cui pure aveva inizialmente aderito da volontario con entusiasmo. Sempre legato a questi temi è anche l'amore viscerale per la sua montagna e i suoi boschi, la natura in generale e la sua purezza, come ricorda spesso nelle sue opere e nella raccolta di brevi articoli per la stampa e di racconti incentrati sul tema del Natale, pubblicati nel 2006, due anni prima della morte, con il titolo complessivo, ma non esauriente, di Quel Natale nella steppa.

In questi racconti, alcuni inediti in volume, la scrittura di Mario Rigoni Stern, precisa e rigorosa ma in grado di chinarsi ad ascoltare le più minute sfumature delle vicende umane, rievoca e riporta in vita un mondo che sta irrimediabilmente scomparendo.
È la forza di uno scrittore che ha trasformato la lucida testimonianza delle ultime disastrose guerre in indimenticabile lezione civile, ricostruendo le ragioni profonde dell'essere uomini e dello stare insieme.
Il Natale emerge come rappresentazione del mondo più autentico che l'autore porta con sé, custode di quei valori umani che le sue pagine cercano di conservare e tramandare, e che diventa la chiave di riferimento con cui fronteggiare gli avvenimenti del presente.

La Recensione

C'è un'analogia particolare tra questa smilza raccolta di racconti e articoli da giornale di Rigoni Stern e il classico dei classici natalizi, 'Canto di Natale' di Dickens: come nel romanzo inglese anche qui chi legge trova un confronto tra tre Natali diversi. Solo, si tratta di tre Natali molto lontani dallo spirito dickensiano, con un fondo di amarezza e di stanchezza, civile e umana.
Il primo, che dà il titolo alla raccolta, è il ricordo del Natale passato nelle steppe russe durante la campagna di guerra tra '42 e '45, compreso il periodo successivo di prigionia, e porta con sé il peso dell'esperienza attorno alla quale ruota tutto il senso della vita dello scrittore trentino.
In questi brevi racconti emerge il senso del Natale mancato per la crudeltà della guerra e la festività diventa simbolo della dimensione umana tradita e umiliata, ma non vinta, dalla durezza della prigionia nel campo di concentramento: anche in una baracca è possibile celebrare il Natale, con una zuppa rimediata con ortaggi di scarto e mezza bottiglietta di acqua di colonia da scambiare con altri prigionieri.
Nel Natale del ritorno a casa, dopo la folle danza della morte che ha sconvolto l'Europa e il mondo, e nella quale l'autore si è trovato coinvolto, c'è la grave consapevolezza di come, pur nella continuità, tutto sia cambiato, per sempre. La povertà è la stessa di prima della guerra, ma c'è in più un senso di oppressione e di solitudine di fronte alla tragedia e al dovere della testimonianza. 
Se ne rende conto quando viene in visita a cercare di scusarsi il collaborazionista che lo aveva consegnato alle truppe nazi-fasciste.
Il giudizio non è pronunciato: in una guerra civile anche il soldato delle Brigate Nere aveva, in un certo senso, una parte di ragione; eppure il senso dell'onore e della giustizia, che risponde a norme non scritte, impedisce alla vittima anche il sollievo del perdono.
Il terzo Natale è quello contemporaneo, consumista e sfavillante di luci e lusso.
Quello degli alberi di Natale è un tema legato alla modernità: la tradizione è antica, viene dal mondo pagano scandinavo, ma la sua espansione commerciale è recente, come i dibattiti sui danni ecologici causati a boschi e foreste. Il rapporto di Rigoni Stern con la montagna e il suo ambiente è quanto di più stretto si possa immaginare, non è solo un rifugio e il luogo elettivo dove vivere, è anche una madre. Così con semplicità interviene un piccolo articolo in cui spende una parola a favore degli alberi di Natale venduti dal Corpo Forestale, i proventi delle cui vendite possono servire anche al controllo delle zone boschive e al loro rinfoltimento.
Oltre a questo ci sono altre pacate riflessioni che però portano a considerazioni molto dure sul senso della celebrazione natalizia nell'era del consumismo. Il paragone con la povertà dei Natali passati e l'afflizione di quelli di guerra non deve neppure essere proposto, perché emerge da sè. Il vuoto dell'attuale abbondanza ha preso il posto della consapevolezza e del valore che la necessità sapeva attribuire alle cose. Uno spunto notevole per tempi di crisi.
Con la semplicità e la serena modestia di chi è abituato a vivere in un contesto non sempre facile, come la montagna, la raccolta termina in una breve e schietta autobiografia, quasi una sorta di autoepitaffio, personale e letterario, di rara concisione, come se l'autore in un esame di coscienza fatto verso sera - il testo è del 2003, pochi anni prima della sua morte - volesse ricordare a se stesso, in forma di bilancio asettico, i punti essenziali della propria vita.
Infine un particolare interessante: il primo pezzo di giornale è tratto da un inserto di consigli librari natalizi, e il titolo che Rigoni Stern suggerisce è il capostipite del genere: il Vangelo di San Luca, quello della Natività.

Giudizio:
+3stelle+ (e mezzo)

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Quel Natale nella steppa
  • Autore: Mario Rigoni Stern
  • Editore: Interlinea Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Nativitas
  • ISBN-13: 9788882125820
  • Pagine: 81
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 8,00

24 dicembre 2013

Speciale Natale: Canto di Natale - Charles Dickens

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Charles Dickens (Landport, 7 February 1812 - Londra 8 June 1870) è considerando il più grande romanziere dell'epoca vittoriana. Autore estremamente prolifico, è noto soprattutto per i romanzi a sfondo sociale, quali David Copperfield, Le due città, Il circolo Pickwick. Celebre sia per la sua ironia che per la sua capacità di esprimere il gusto tutto vittoriano per il dramma, Dickens ha regalato alla letteratura personaggi immortali, per sempre stampati nella memoria dei lettori di tutto il mondo come il crudele Fagin di Oliver Twist o l'avaro Ebeneezer Scrooge di Canto di Natale. Quest'ultimo , una favola a lieto fine, è sicuramente uno dei suoi racconti più conosciuti e riletti ed è fra le opere letterarie che possono vantare il più alto numero di trasposizioni cinematografice.. E ovviamente rappresenta il candidato ideale per il nostro speciale di questo mese!

Ebenezer Scrooge, arido e spilorcio finanziere londinese, odia il Natale. Lo considera - anzi - tempo perso, e un ostacolo al proprio arricchimento. Ma la notte della Vigilia, dopo una giornata passata alla scrivania senza nulla concedere all'atmosfera festosa che lo circonda, riceve la visita di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. Nel corso di un fantastico viaggio che farà rivivere a Scrooge tutte le tappe della propria vita e intravedere un ben misero futuro, gli spiriti riusciranno ad aprire i suoi occhi a sentimenti di generosità e amore.



La Recensione

Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi.
Scritto nel 1843, Canto di Natale è un racconto lungo, una fiaba che fa bene leggere a tutte le età, magari davanti al camino, con una tazza di cioccolata e la neve che cade fuori dalla finestra, insomma in piena atmosfera natalizia. 
Il vecchio Ebenezer Scrooge è un uomo ricco e avaro, schivo con tutti, che detesta il Natale e la sua magia; per questo suo carattere, dalla morte del suo socio ed amico Marley è rimasto solo. Ma la vita ha in serbo delle sorprese per lui. Infatti durante la notte della vigilia di Natale, quando si sentono i rintocchi della mezzanotte, ecco che compare lo spirito di Marley che mostra le catene che è ancora costretto a portare a causa dell'attaccamento al denaro del suo vecchio socio.
Scrooge all'inizio non crede ai suoi occhi ma è costretto a ricredersi quando poco dopo compare il primo dei tre spiriti di cui Marley aveva preannunciato la visita. Si tratta degli spiriti del Natale passato, di quello presente e di quello futuro.
Essi condurranno il vecchio avaro in un viaggio dell'immaginazione che lo porta a osservare se stesso, i suoi comportamenti misantropi e le persone che lo circondano appunto durante il passato, il presente ed il futuro. Riuscirà questo a fargli cambiare idea sul Natale e sulla sua magia? 

Lo svolgimento della storia è molto semplice e ripetitivo, come in una fiaba, e i personaggi non presentano ovviamente complessità caratteriale né approfondimento psicologico. Ma nonostante questo risulta molto coinvolgente e divertente anche per un lettore adulto, ma soprattutto, ciò che risulta magistrale in quest'opera è la scrittura di Dickens, in particolare per quanto riguarda le descrizioni.
I personaggi degli spiriti, la nebbia e il freddo di Londra, la concitazione delle persone gioiose per il Natale, il ritratto degli umili sono aspetti perfettamente evocati.
E, come in ogni fiaba che si rispetti c'è una morale che arriva dritta al cuore.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Valeria Pinna

Dettagli del libro
  • Titolo: Canto di Natale
  • Titolo originale: A Christmas Carol
  • Autore: Charles Dickens
  • Traduttore: S. Ferrero
  • Editore: Garzanti Libri
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: I grandi libri
  • ISBN-13: 9788811368847
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: Brossura - 4,90 Euro

21 dicembre 2013

La ragazza di Venezia - Simone Scala

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I Contenuti

Alissa è una giovane operaia dalla bellezza prorompente che perde il lavoro a causa della crisi economica. Un giorno trova un teschio di cristallo vicino alla sua casa. Questi le dice di essere Zilkor, il dio del lavoro, e le propone una scommessa impossibile: riuscire a trovare un lavoro così fuori dalla norma da farlo passare alla storia, che non sia mai stato svolto prima da una donna. In cambio di gloria, fama e ricchezza. Alissa accetta la scommessa, e si catapulta in una discesa agli inferi fra i lavori più umilianti e in una serie di disavventure che la condurranno a Venezia, dove inizierà tutta un'altra storia...

La Recensione

In tempo di crisi si reagisce come si può. C'è chi preferisce raccontare (o raccontarsi), ed è così  che negli ultimi tempi proliferano romanzi che affrontano, con dramma o ironia, il tema della crisi  economica, del precariato, delle difficoltà del mondo del lavoro. Il racconto, purtroppo, è sempre  lo stesso, e c'è poco da fare. Un'alternativa sembra venire da La ragazza di Venezia, che rielabora  il tema in una chiave umoristica, surreale e fantastica, che ricorda un po' il grottesco sociale di  Pennac e la satira di Stefano Benni, giusto per citare due grandi maestri del genere.
La giovane protagonista del romanzo, Alissa, che l'autore riesce a tratteggiare bene come una  ragazza come tante, è una delle svariate vittime della crisi economica. L'incontro con il dio Zilkor cambia la sua vita, con una serie di vicende che traducono letteralmente la grottesca situazione del  precariato, con effetti esilaranti. La ricerca del lavoro più strambo e inusuale (più assurdo e  improbabile è, più ricco di dettagli realistici viene tratteggiato) occupa tutta la prima parte del  romanzo, che offre un buon spaccato della sostanza del romanzo e delle capacità tecniche e  stilistiche dell'autore. Lo scrittore se la cava abbastanza bene con l'umorismo, originale e  personale (gli incubi di Alissa, che rielaborano le sue esperienze professionali, sono il fiore  all'occhiello del romanzo) e anche con l'impostazione della trama fantastica (il teschio di  cristallo viene introdotto con il giusto equilibrio di incredulità e adesione al gioco, senza compromettere la tenuta della storia). D'altra parte, l'autore conosce bene le esperienze di Alissa,  il contesto generale della crisi finanziaria globale, che spesso fa capolino nei dialoghi tra i  personaggi, con una serie di pennellate chiare, semplici ed efficaci. Purtroppo quello che  sembrerebbe un notevole punto di forza è anche un punto debole, perché i due elementi tirano il  romanzo verso direzioni opposte, privandolo, strattone dopo strattone, di una sua precisa identità.  L'autore, insomma, dovrebbe decidere chiaramente se dare vita a un romanzo umoristico, con un suo  preciso target, o uno più "didattico", che richiederebbe un altro tipo di destinatario. Quello che  sembrerebbe essere il lettore ideale, vittima, anche lui, della crisi, che cerca un compagno di  viaggio in un romanzo come questo, sa destreggiarsi tra spread, bond e btp; pertanto, i passaggi  puramente didascalici risultano pesanti, perché del tutto superflui. E' difficile tenere insieme, in  parole povere, descrizioni manualistiche sulle speculazioni finanziarie, resoconti di vicende  realmente accadute, appena mascherate (come il caso degli operai FIAT licenziati, reintegrati ma costretti a rimanere a casa dall'azienda) e gli incubi di Alissa, con nani giganteschi iperdotati.
Il giro di boa è rappresentato dalla seconda parte, quando il raggiungimento dell'obiettivo porterà  Alissa a una trasformazione inaudita e impensabile, che ha luogo nell'ultima parte. Evitando gli  spoiler, dico solo che si ha una virata esponenziale e iperbolica verso il fantastico più assoluto (e non so cosa sia più incredibile, che in poche pagine Alissa risolva tutti i problemi d'Italia, con un colpo di bacchetta, o che poi si passi a parlare di apocalissi parodiche, nazioni inventate, incontri tra pezzi di pantheon olimpico e cattolico). E' nella terza parte che si raggiunge  l'eccesso, in tutti i sensi: il romanzo viene definitivamente strappato dai diversi filoni, mentre emergono più chiaramente i difetti della scrittura dell'autore, tra cui qualche debolezza del realismo (a cominciare dalla prima parte, in cui Alissa subisce  molestie sul lavoro e poi anche un serio infortunio, senza le dovute conseguenze).
Si arriva alla fine del romanzo con un forte senso di incredulità e divertito scetticismo: il patto  di fiducia tra libro e lettore è venuto meno, e si assiste, divertiti, alle stramberie di una trama  che alla fine fa acqua da tutte le parti. Sono abbastanza dispiaciuto, perché finisce malissimo un  romanzo che era iniziato con ottime premesse. Ciò nonostante ho deciso di attribuire un giudizio  largamente conciliante, per non sprecare gli ottimi intenti dell'autore: un po' di revisione  editoriale (non è mai abbastanza, a quanto pare), un po', soprattutto, di maggiore chiarezza su  quale deve essere l'intento principale del romanzo e, di conseguenza, il suo destinatario, e il  gioco è fatto.

Giudizio:
+3stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: La ragazza di Venezia
  • Autore: Simone Scala
  • Editore: 0111edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: La blu
  • ISBN-13: 9788863076196
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,70 Euro 

    Speciale Natale: Rover salva il Natale - Roddy Doyle

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    Roddy Doyle è uno scrittore e sceneggiatore nato a Dublino nel 1958. Laureato in lettere all'University College Dublin (UCD), prima di iniziare la sua carriera nel mondo della letteratura ha lavorato anche come insegnante. Le sue opere sono ambientate per lo più in Irlanda e hanno per protagonisti la gente della classe operaia di Dublino. Famoso per l'uso continuo dello slang e del dialetto irlandese nei suoi dialoghi, ha vinto il Man Booker Prize nel 1993 con Paddy Clarke ah ah ah!, edito in Italia da Guanda nel 1994. 
    Tra i premi che ha ricevuto ci sono anche un premio BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) nel 1991 per The Commitments (in italiano I Commitments, edito da Guanda nel 1998) e sempre nel 1991 un altro Man Booker Prize con The Van (in italiano Due sulla Strada, edito da Guanda nel 1996). In italiano sono state  stati pubblicati tra gli altri: La donna che sbatteva nelle porte (in inglese The Woman Who Walked into Doors, del 1996, edito da Guanda nel 1997) dal quale in Italia è stato tratto un monologo teatrale con protagonista Marina Massironi, Irlandese al 57% (in inglese The Deportees del 2007, edito da Guanda nel 2009), Una stella di nome Henry (in inglese A Star Called Henry del 1999, edito da Guanda nel 2000), Bullfighting ( del 2011, edito da Guanda nel 2013) e i libri per bambini Il trattamento Ridarelli (in inglese The Giggler Treatment del 2000 del edito da Salani nel 2001), Le avventure nel frattempo (in inglese The Meanwhile Adventures del 2004 edito da Salani nel 2005), il titolo recensito e Tutta sua madre (in inglese Her Mother's Face del 2008, edito da Salani nel 2013). Ateo convinto, ha aperto a Dublino un centro di scrittura creativa chiamato "Fighting Words".

    I bambini la sera non vogliono mai andare a letto. Tranne il 24 dicembre. Ma non sanno che Babbo Natale è davvero nei guai e che i loro regali sono seriamente in pericolo. Rudolph, la renna più forte e più veloce, che sa orientarsi a occhi chiusi tra le stelle, la renna più esperta negli atterraggi sui tetti, la renna che canta volando da un paese all’altro, è in sciopero. Babbo Natale sa che c’è solo un animale in grado di sostituire Rudolph: un cane di nome Rover! Riuscirà l’astuto elfo inviato da Babbo Natale a convincere il cane più furbo del mondo – quello che vendeva la cacca ai Ridarelli - a lavorare gratis per una notte intera?Un volo a perdifiato intorno al globo terrestre, una corsa contro il tempo, tra demenziali intervalli pubblicitari, capitoli capricciosi, lucertole in amore, e imprevisti esotici di ogni genere… È una notte speciale: stavolta anche i bambini possono viaggiare con Babbo Natale, e dal cielo cade zucchero invece che neve. Una notte magica e piena di risate, che solo il genio di Roddy Doyle poteva creare.

    La Recensione

    Rover salva il Natale è il secondo libro di una trilogia che comprende anche Il Trattamento Ridarelli e Le Avventure nel Frattempo. Sul mercato è possibile trovare le tre opere accorpate, ma, nonostante questo, la storia di Rover si legge benissimo senza bisogno di conoscere le vicissitudini descritte negli altri due. Riassumo velocemente: scaltro cane irlandese Rover deve sostituire la renna Rudolph - la migliore di quelle che Babbo Natale usa per trainare la sua slitta - la notte in cui i bambini di tutto il mondo aspettano trepidanti i propri regali. Ce la farà? Aiutato da Jimmy e Robby Mack - due discoli di Dublino -, le piccolissime Kayla Mack e la sua amica Victoria, e due lucertole che cambiano il nome a seconda della temperatura, Rover ce la metterà tutta per far sì che i giocattoli siano consegnati  prima che il sole sorga. Roddy Doyle confeziona con sagacia una storia sul Natale che lascia di buonumore sia il grande che il piccino. Ovvio che a divertirsi di più nel leggere come si dice “cacca” in finlandese – tanto per fare un esempio - sia il preadolescente a cui l’autore si rivolge, ma anche l’adulto potrà passare un’ora col sorriso sulle labbra leggendo delle avventure di un improbabile ed eterogeneo gruppo alle prese con la festività più frenetica e gioiosa dell’anno. Così Rover e i suoi amici, interrotti ogni tanto da capitoli che invecchiano e pubblicità di dentifrici “miracolosi”, vengono affrontati da uccelli con il mitra nei cieli dell’Australia e aiutano la piccola Victoria a lasciare un regalo ai nonni che vivono in Nigeria in una casa con scritto sul tetto “Tina abita qui” a causa di un incidente combinato dalla madre quando era bambina. Rover salva il Natale fila liscio fino ai vari finali “proposti” dall’autore in uno stato di divertente e irriverente anarchia. In più, i disegni semplici ma molto belli di Brian Ajhar rendono ulteriormente il clima gioioso che si respira dalla prima all’ultima pagina.
    In conclusione, Rover salva il Natale andrebbe letto la sera della vigilia di Natale davanti al caminetto in attesa che un pingue vecchietto vestito di un improbabile rosso acceso scenda giù dal camino. Se abitate a Dublino la magia raddoppia, ma se non vivete nella capitale irlandese e non avete un camino in casa, beh, leggetelo ugualmente, anche solo per passare un’ora di buonumore.

    Giudizio:
    +4stelle+

    Articolo di Daniele

    Dettagli del libro
    • Titolo: Rover salva il Natale
    • Titolo originale: Rover Saves Christmas
    • Autore: Roddy Doyle, Brian Ajhar (disegni)
    • Traduttore: Giuliana Zeuli
    • Editore: Salani Editore
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • ISBN-13: 9788884511843
    • Pagine: 152
    • Formato - Prezzo: Brossura - € 10,00 

    20 dicembre 2013

    L'ultimo racconto di questa terra - Marco Scaldini

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    I Contenuti

    Narrazioni di confine accomunate da un’atmosfera d’inquietudine e un’attitudine dissacrante verso le fissazioni del nostro tempo. Mistero, horror psicologico e fantascienza si fondono in maniera inaspettata dando vita a realtà piegate agli incubi e alle ossessioni. I limiti dello spazio, del tempo, della mente e della possibilità sono sondati fino nei recessi più profondi nei dieci testi che lo compongono.
    Situazioni apparentemente normali e vite piane sono spazzate via e ricomposte in maniera imprevedibile: che un uomo si ritrovi ad aggirarsi in un cimitero, in uno sterminato campo di calcio, sia prossimo ad incontrare specie aliene o esseri demoniaci, che viaggi nel Tempo o ritorni ad un dimenticato campo di battaglia o partecipi ad un mortale Reality, niente andrà come aspettato o sperato.

    La Recensione

    Di horror vero e proprio, inteso come viscere ed esseri demoniaci alla Lovecraft, non ce n'è molto nella raccolta di dieci racconti brevi di Scaldini, ma non per questo il risultato è meno intenso per la lettura, perché i temi sono, se non del tutto originali, almeno interessanti.
    Colpisce la cura formale della presentazione, che ha un bel lettering e apre ogni racconto con una specie di frontespizio illustrato in stile retrò, come certe locandine dei film horror anni '60 e '70, un po' ingenue ma di notevole effetto. Forse proprio per questa cura del dettaglio stupisce un po' qualche trascuratezza nella disposizione del testo, che nel formato e-book non è giustificato a destra, presenta in diversi a capo una sillabazione approssimativa e manca di un indice dei racconti. Sono minuzie, certamente, che non compromettono la qualità dell'opera, e tuttavia un po' la sminuiscono, perché - e questo vale, a sindacabile parere di chi scrive, per tutti gli e-book - possono dare l'impressione di star leggendo qualcosa meno di un libro, quasi solo una bozza in file word.
    Tolto questo, la raccolta è godibile e coinvolgente, nella sua capacità di toccare le corde del surreale e del mistero, di restare sempre sui confini tra realtà e qualcosa di altro, non meglio definito, che può assumere le forme più varie e proprio per questo produce la sensazione del brivido sottile ricercata dal lettore del genere horror/fantastico.
    L'impostazione fa sentire molto il lato 'fumettistico', al di là delle illustrazioni di apertura, della casa editrice. La brevità e i salti di situazione, segnalati anche dagli stacchi grafici tra i paragrafi, danno quasi l'impressione di avere di fronte delle vignette testuali.
    I temi sono molto vari, spaziano dalle invasioni aliene a visioni futuribili di sport popolari come calcio e ciclismo; da situazioni in stile Hitchcock alla satira su quella sciagura così reale come i reality show, dalla urban legend della notte passata in un cimitero per scommessa all'uso del viagra. Con raffinatezza l'autore gestisce anche innesti di temi e toni da classici della letteratura di genere, come ne Il passaggio del giro di Francia in alta Savoia, dove l'inseguimento di un ciclista da parte di una muta di cerberi richiama il motivo mitologico della caccia infernale, o quello della scala celeste, trasformata specularmente in scala per gli inferi, nel suo rovescio dunque, ne Il soprannaturale non esiste, quando il protagonista si ritrova immerso tra le anime dei defunti, in un luogo che per i vivi è posto quasi oltre la soglia della realtà, come un cimitero.
    Nello stesso tempo l'elemento 'disturbante', che è fondamentale per generare quel senso di angoscia e sottile tremore che cerca in genere il lettore nei libri dell'orrore e del fantastico, si allarga a comprendere situazioni e contesti più vicini, come il una partita di calcio in Contropiede o un reality show ispirato al classico binomio amato dagli esperti di auditel, l'accoppiata sesso&sangue in La cupola. Nel primo una partita di calcio in un futuro glaciale si trasforma anche in caccia all'uomo, quasi in stile Hunger Games, mentre nel secondo il reality richiama suggestioni alla Truman Show, mettendo in campo una guerriglia tra concorrenti e degli zombie-golem resuscitati solo in favore di telecamera.
    Nonostante alcune durezze nella trama, legate alla brevità dello spazio del racconto - in alcuni casi come per il mostruoso Caban evocato nel cimitero, oppure come i vermi che abitano i bordelli nel racconto sul giro di Francia, troppi elementi si accumulano e rimangono nel complesso indistinti e solo abbozzati -, Scaldini riesce a creare delle atmosfere suggestive, con uno stile pulito e semplice, e soprattutto a instillare per sottrazione, con il suggerimento del non detto, quel senso di inquietudine e straniamento che rendono la lettura intrigante, spiazzando il senso comune senza degenerare mai nell'eccesso e conservando un senso della misura in bilico tra sogno e realtà.

    Giudizio:
    +3stelle+ (e mezzo)

    Articolo di Polyfilo

    Dettagli del libro
    • Titolo: L'ultimo racconto di questa terra
    • Autore: Marco Scaldini
    • Editore: Eterea Book Comics
    • Data di Pubblicazione: 2013
    • Collana: Scintille
    • ISBN-13: 9788890871139
    • Pagine: 85
    • Formato - Prezzo: Ebook Euro 3,49

    17 dicembre 2013

    Speciale Natale: Regalo di Natale - De Giovanni, Giménez-Bartlett, James, Malvaldi, Manzini, Recami

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    Alicia Gimenez-Bartlett (Almansa, 10 giugno 1951): Laureata in letteratura e filologia moderna all'Università di Valencia e conseguito il dottorato a Barcellona, ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola. Dopo il successo dei suoi libri che hanno vinto in patria numerosi premi (fra l'altro nel 1997 ha vinto il Premio Femenino Lumen quale migliore scrittrice spagnola), si è dedicata interamente alla scrittura. In Italia è conosciuta prevalentemente per la serie di romanzi polizieschi che vedono come protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado e il viceispettore Fermin Garzon. Maurizio De Giovanni (Napoli, 1958): Noto per una serie di romanzi gialli ambientati a Napoli negli anni '30, avente come protagonista il commissario Ricciardi, dotato del potere di percepire gli ultimi pensieri fatti dalle persone prima di morire. De Giovanni ha vinto numerosi premi fra cui nel 2010 come migliore autore italiano. Nel 2012 gli attori Scamarcio e Golino hanno acquistato i diritti del romanzo Per mano mia per farne una serie televisiva a cui collaborerà lo stesso De Giovanni. Francesco Recami (Firenze, 1956): La sua carriera di scrittore inizia con la redazione di testi divulgativi e guide di montagna per poi passare alla letteratura per ragazzi. Esordisce nella letteratura per adulti con il libro L'errore di Platini edito da Sellerio e i suoi maggiori successi li ha pubblicati appunto con la casa editrice siciliana. Antonio Manzini (Roma, 1964): Attore e sceneggiatore romano (allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l'antologia Crimini. Il primo romanzo, Sangue marcio, è stato pubblicato da Fazi. Segue La giostra dei criceti con Einaudi e Pista nera con Sellerio. Con quest'ultimo editore ha pubblicato diversi racconti. Bill James (Cardiff, 15 agosto 1928), pseudonimo di Allan James Tucker: Ha lavorato inizialmente per varie testate giornalistiche e ha usato diversi pseudonimi. E' famoso per aver scritto la serie di polizieschi che hanno come protagonisti i poliziotti Colin Harpur e Desmond Iles, e che annovera 28 romanzi e svariati racconti. Marco Malvaldi (Pisa, 1974): Laureato in chimica all'Università di Pisa, ha esordito nella narrativa nel 2007 con il giallo La briscola in cinque con la casa editrice Sellerio. Gli stessi personaggi della serie BarLume, da cui è nato il successo di Malvaldi, compaiono in altri tre romanzi. Sempre con la Sellerio sono stati pubblicati altri due gialli e numerosi racconti.

     
       

    Il famoso ultimo momento è il tempo giusto per i regali di Natale. Lo sanno anche gli eroi dei gialli pubblicati dalla casa editrice Sellerio, noti ai nostri lettori per averli già incontrati nei romanzi. Costoro, però, siano (a seconda dei loro autori) poliziotti professionisti o investigatori capitati per avventura, per senso di giustizia o per carattere intrigante, incappano nell’ultima indagine festiva, proprio mentre sono in corsa per gli acquisti dei regali. Le complicazioni, le considerazioni amare e gli umori neri insiti nella vistosa contraddizione esistenziale: caccia al criminale/caccia al regalo, finiscono con l’accentuare, stilizzare, potenziare ancor di più i tratti caratteriali che li hanno resi più familiari ai lettori che li amano.
    In questa raccolta, affrontano l’indagine del regalo di Natale gli investigatori: Petra Delicado e il vice Fermín Garzón (autrice: Alicia Giménez-Bartlett); Gelsomina Settembre, assistente sociale (che Maurizio de Giovanni ha appositamente immaginato per questa antologia); la Casa di Ringhiera (il caso e la necessità in versione mistero guidati da Francesco Recami); Rocco Schiavone (sempre più arruffato da Antonio Manzini); Harpur e Isles (la coppia angeli-demoni del gallese Bill James); e i vecchietti del BarLume (gli artisti del pettegolezzo investigativo inventati da Marco Malvaldi).

    La Recensione

    Sei racconti di altrettanti autori, quattro dei quali italiani, un ventaglio di scrittori abbastanza ampio da soddisfare il gusto della maggior parte dei lettori. Premetto che sono tutti racconti piacevoli ma, personalmente, l’umorismo che mi è più congeniale è quello di Francesco Recami con i suoi personaggi  della "casa di ringhiera", mentre mi è ostico quello del gallese Bill James. Volendo stilare una personale scala di preferenze, dopo Recami, metterei al secondo posto Marco Malvaldi con i simpatici vecchietti del BarLume specializzati nel pettegolezzo investigativo, e al terzo posto Alicia Giménez-Bartlett con l'investigatrice Petra Delicado. Inserirei il racconto di Maurizio De Giovanni al quarto posto, Antonio Manzini al quinto e all'ultimo, naturalmente, Bill James. 
    Dei sei, il racconto più intonato alla ricorrenza del Natale e in particolare alla ricerca dei regali è proprio quello di Recami, dal titolo Scambio di regali nella casa di ringhiera. Nel racconto la signora Angela sta preparando il pranzo di Natale, quando una vicina di casa la prega di accompagnarla a fare un'operazione in banca. Pensando di poter tornare in tempo, lascia in forno l’arrosto, dato che deve cuocere lentamente per almeno un’ora. Purtroppo, mentre sta facendo la fila davanti alla cassa in attesa del proprio turno, viene bloccata nell'istituto di credito da un esilarante rapinatore solitario e questo le impedisce di arrivare a casa prima che l’arrosto bruci. Intanto il forno si surriscalda mandando in cortocircuito l'intero impianto elettrico, il che impedirà una morte accidentale, a conferma del proverbio che non tutto il male viene per nuocere, anche se nessuno, tranne l'interessato, conoscerà le circostanze che potevano portare alla tragedia
    A questo proposito farei una distinzione tra il giallo umoristico e quello deduttivo o classico. In quest’ultimo non c’è –o non ci dovrebbe essere- spazio al caso; il colpevole verrà determinato a seguito di un ragionamento o un’intuizione che si basa sulla logica.  Nel giallo umoristico, invece, è proprio il caso che gioca il ruolo maggiore e determina l’effetto esilarante. Pertanto mi pare di poter affermare che, pur essendo filoni dello stesso genere, le regole sono diverse.
    Nel racconto di Malvaldi, invece, è arrivato un nuovo commissario di polizia che, non conoscendo l'ambiente, chiede l’aiuto dei pettegoli vecchietti che bazzicano al Bar Lume per avere notizie dei clienti di una farmacia il cui titolare, assassinato, non si occupava solamente della vendita di medicinali, ma spaziava la propria attività anche nel campo dello strozzinaggio. Ecco quindi moltiplicarsi le persone che potevano avere un movente ad ucciderlo.

    In quello della Giménez-Bartlett, alla cena di Natale degli agenti investigativi, si festeggiano anche i quarant’anni di lavoro di Fermin Garzon, il vice di Petra Delicado. A lui viene regalato uno smartphone di ultima generazione. Incredibilmente Garzon trova scritto sul display del  nuovo cellulare un messaggio che invita a fare attenzione a una certa principessa Umberta di origine italiana che, infatti, di lì a poco, rimarrà uccisa.
    Nel racconto di De Giovanni troviamo come protagonista Gelsomina Settembre, assistente sociale, la cui vita è disturbata da un seno eccessivamente prosperoso e una madre petulante che continua ripeterle, testualmente, che, per trovare un uomo che la mantenga, deve imparare a essere zoccola.
    Il protagonista della storia di Manzini è l'usuale e discutibile poliziotto corrotto, Rocco Schiavone, mentre in quella di James ritroviamo la coppia angeli-demoni Harpur & Isles.
    In ogni caso una bella raccolta di racconti, delle piccole perle da assaporare una per una e che riescono a mettere il lettore di buonumore, cosa indispensabile nel periodo natalizio. Da consigliare ad amici e parenti, anche quelli che hanno poco tempo da dedicare alla lettura.

    Giudizio:
    +4stelle+

    Articolo di Antonio

    Dettagli del libro
    • Titolo: Regalo di Natale
    • Autore: Vari
    • Editore: Sellerio
    • Data di Pubblicazione: 2013
    • Collana: La memoria
    • ISBN-13: 9788838931215
    • Pagine: 308
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

    Speciale Natale: Tutta colpa dell'angelo - Christopher Moore

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    Christopher Moore è nato a Toledo, in Ohio, nel 1957. Viene considerato uno scrittore di comic fantasy, ovvero di narrativa fantastica parodica. Dichiara di rifarsi a John Steinbeck, Kurt Vonnegut e Douglas Adams, ma il suo stile, il suo umorismo e lo sfondo fantastico fanno pensare più a un Terry Pratchett in salsa americana. Buona parte dei suoi romanzi sono stati opzionati per il cinema, ma nessuno di essi è mai arrivato sul grande schermo. Il suo primo romanzo, La commedia degli orrori (recentemente ripubblicato come Demoni. Istruzioni per l'uso da Longanesi) è stato scelto dalla Disney prima ancora che venisse pubblicato, ma fu solo il primo di una lunga serie di accordi finiti nel vuoto.
    Tra i più famosi lavori ricordiamo Il Vangelo secondo Biff, narrazione umoristica della vita di Gesù, e Fool, riscrittura parodica del Re Lear shakespeariano. Altri romanzi compongono il ciclo di Pine Cove, fittizia cittadina statunitense che fa da sfondo a vicende con personaggi che si scambiano da un romanzo all'altro.

    Siamo in un piccolo villaggio californiano e Lena ruba un pino dal terreno del suo ex marito per farlo diventare un albero di Natale. Ma quando l'ex marito la sorprende, vestito da Babbo Natale e ubriaco, lei accidentalmente lo uccide. La questione si complica perché un ragazzino, che assiste all'"omicidio di Babbo Natale", esprime il desiderio di riportarlo in vita per non rinunciare ai doni. E il peggio viene quando l'angelo incaricato di realizzare il desiderio resuscita per sbaglio non solo Babbo Natale, ma anche tutti i morti del cimitero, ormai zombie... Una fiaba cattivella per chi si dichiara allergico al Natale.


    La Recensione

    Una cittadina statunitense da cartolina, aria di Natale, coppie in crisi che litigano davanti il supermercato, bambini capricciosi, e uno stupido Angelo che prende un po' troppo alla lettera il desiderio di un ragazzino... Idea carina per un romanzo, risultato però decisamente disastroso.
    Leggendo questa "allegra favola di Natale" ho pensato a Terry Pratchett e Neil Gaiman, con quel loro celebre Good Omens che prende in giro l'Apocalisse e i relativi film horror, ma anche alla gioventù cannibale del primo Ammaniti (la raccolta Fango, ma soprattutto Il libro italiano dei morti, romanzo a puntate pubblicato sulla rivista Rolling Stones). E poi Vonnegut, Bradbury (specialmente quello horror), King... la lista è tanto più lunga quanto più basso il giudizio di Christopher Moore, che scompare se confrontato con parecchi, parecchi altri scrittori di narrativa umoristica e non solo.
    Il problema non è tanto la scarsa originalità (un angelo sceso a Natale e una invasione di zombie? Nemmeno nei Simpsons...), ma una scrittura che appare povera in molti dei suoi elementi costituenti: trama debole, becero umorismo, scarso ritmo, personaggi insignificanti. Per due terzi del romanzo non accade niente: si ha solo una sequela di sketch che fanno ridere poco e nulla, tutta l'azione ha luogo nelle ultime cinquanta pagine. Lo spirito fortemente statunitense può essere un ostacolo alla lettura, soprattutto per chi, come il sottoscritto, preferisce il raffinato humour britannico alla commediola yankee. Il rischio è di proseguire nella lettura cercando di ignorare scenette pseudocomiche e battute che non fanno ridere, alla ricerca di una trama fantastica che però è esile ed evanescente, priva di sostanza. Dovrebbe far sorridere chi detesta il buonismo da supermercato del Natale, ma scatena l'effetto opposto.
    Che pochezza, che tristezza. Un romanzo che si lascia riassumere in una scontenta frase: gente che litiga in un parcheggio, aiuto, gli zombie!, e Felice Anno Nuovo, Oh oh oh!

    Giudizio:
    +2stelle+ 

    Articolo di Tancredi

    Dettagli del libro
    • Titolo: Tutta colpa dell'angelo
    • Titolo originale: The Stupidest Angel
    • Autore: Christopher Moore
    • Traduttore: G. Balducci
    • Editore: Sperling & Kupfer
    • Data di Pubblicazione: 2005
    • Collana: Parole
    • ISBN-13: 9788820039592
    • Pagine: 237
    • Formato - Prezzo: Rilegato - 12,50 Euro

     

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