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21 dicembre 2013

La ragazza di Venezia - Simone Scala

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I Contenuti

Alissa è una giovane operaia dalla bellezza prorompente che perde il lavoro a causa della crisi economica. Un giorno trova un teschio di cristallo vicino alla sua casa. Questi le dice di essere Zilkor, il dio del lavoro, e le propone una scommessa impossibile: riuscire a trovare un lavoro così fuori dalla norma da farlo passare alla storia, che non sia mai stato svolto prima da una donna. In cambio di gloria, fama e ricchezza. Alissa accetta la scommessa, e si catapulta in una discesa agli inferi fra i lavori più umilianti e in una serie di disavventure che la condurranno a Venezia, dove inizierà tutta un'altra storia...

La Recensione

In tempo di crisi si reagisce come si può. C'è chi preferisce raccontare (o raccontarsi), ed è così  che negli ultimi tempi proliferano romanzi che affrontano, con dramma o ironia, il tema della crisi  economica, del precariato, delle difficoltà del mondo del lavoro. Il racconto, purtroppo, è sempre  lo stesso, e c'è poco da fare. Un'alternativa sembra venire da La ragazza di Venezia, che rielabora  il tema in una chiave umoristica, surreale e fantastica, che ricorda un po' il grottesco sociale di  Pennac e la satira di Stefano Benni, giusto per citare due grandi maestri del genere.
La giovane protagonista del romanzo, Alissa, che l'autore riesce a tratteggiare bene come una  ragazza come tante, è una delle svariate vittime della crisi economica. L'incontro con il dio Zilkor cambia la sua vita, con una serie di vicende che traducono letteralmente la grottesca situazione del  precariato, con effetti esilaranti. La ricerca del lavoro più strambo e inusuale (più assurdo e  improbabile è, più ricco di dettagli realistici viene tratteggiato) occupa tutta la prima parte del  romanzo, che offre un buon spaccato della sostanza del romanzo e delle capacità tecniche e  stilistiche dell'autore. Lo scrittore se la cava abbastanza bene con l'umorismo, originale e  personale (gli incubi di Alissa, che rielaborano le sue esperienze professionali, sono il fiore  all'occhiello del romanzo) e anche con l'impostazione della trama fantastica (il teschio di  cristallo viene introdotto con il giusto equilibrio di incredulità e adesione al gioco, senza compromettere la tenuta della storia). D'altra parte, l'autore conosce bene le esperienze di Alissa,  il contesto generale della crisi finanziaria globale, che spesso fa capolino nei dialoghi tra i  personaggi, con una serie di pennellate chiare, semplici ed efficaci. Purtroppo quello che  sembrerebbe un notevole punto di forza è anche un punto debole, perché i due elementi tirano il  romanzo verso direzioni opposte, privandolo, strattone dopo strattone, di una sua precisa identità.  L'autore, insomma, dovrebbe decidere chiaramente se dare vita a un romanzo umoristico, con un suo  preciso target, o uno più "didattico", che richiederebbe un altro tipo di destinatario. Quello che  sembrerebbe essere il lettore ideale, vittima, anche lui, della crisi, che cerca un compagno di  viaggio in un romanzo come questo, sa destreggiarsi tra spread, bond e btp; pertanto, i passaggi  puramente didascalici risultano pesanti, perché del tutto superflui. E' difficile tenere insieme, in  parole povere, descrizioni manualistiche sulle speculazioni finanziarie, resoconti di vicende  realmente accadute, appena mascherate (come il caso degli operai FIAT licenziati, reintegrati ma costretti a rimanere a casa dall'azienda) e gli incubi di Alissa, con nani giganteschi iperdotati.
Il giro di boa è rappresentato dalla seconda parte, quando il raggiungimento dell'obiettivo porterà  Alissa a una trasformazione inaudita e impensabile, che ha luogo nell'ultima parte. Evitando gli  spoiler, dico solo che si ha una virata esponenziale e iperbolica verso il fantastico più assoluto (e non so cosa sia più incredibile, che in poche pagine Alissa risolva tutti i problemi d'Italia, con un colpo di bacchetta, o che poi si passi a parlare di apocalissi parodiche, nazioni inventate, incontri tra pezzi di pantheon olimpico e cattolico). E' nella terza parte che si raggiunge  l'eccesso, in tutti i sensi: il romanzo viene definitivamente strappato dai diversi filoni, mentre emergono più chiaramente i difetti della scrittura dell'autore, tra cui qualche debolezza del realismo (a cominciare dalla prima parte, in cui Alissa subisce  molestie sul lavoro e poi anche un serio infortunio, senza le dovute conseguenze).
Si arriva alla fine del romanzo con un forte senso di incredulità e divertito scetticismo: il patto  di fiducia tra libro e lettore è venuto meno, e si assiste, divertiti, alle stramberie di una trama  che alla fine fa acqua da tutte le parti. Sono abbastanza dispiaciuto, perché finisce malissimo un  romanzo che era iniziato con ottime premesse. Ciò nonostante ho deciso di attribuire un giudizio  largamente conciliante, per non sprecare gli ottimi intenti dell'autore: un po' di revisione  editoriale (non è mai abbastanza, a quanto pare), un po', soprattutto, di maggiore chiarezza su  quale deve essere l'intento principale del romanzo e, di conseguenza, il suo destinatario, e il  gioco è fatto.

Giudizio:
+3stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: La ragazza di Venezia
  • Autore: Simone Scala
  • Editore: 0111edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: La blu
  • ISBN-13: 9788863076196
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,70 Euro 

    26 agosto 2013

    Ali di tenebra - Mauro Saracino

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    I Contenuti

    Angeli e demoni combattono da millenni anche sul nostro piano esistenziale e gli esseri umani svolgono per loro la funzione di pedine preziose. Non possono però essere manipolati direttamente, poiché protetti dal divino libero arbitrio. In questo scenario si muove Mayra, una delle poche persone a conoscenza del segreto a causa di un terribile presagio avuto da adolescente. È una ragazza sola, caparbia e cinica, votata alla caccia di quelle che vengono chiamate “ali bianche”. Al contempo si muove tra le pagine di questa storia Alessio, all’oscuro di tutto e alle prese con la sua drammatica situazione familiare. Il ragazzo, del tutto impreparato a conoscere la realtà, non sa di reggere in mano la bilancia della guerra in atto.

    La Recensione

    Dopo Il gioco della mantide torno a leggere Mauro Saracino, con curiosità per un lavoro che prende una strada diversa rispetto al precedente: noir il primo, fantasy-horror questo Ali di tenebra.
    In una Roma contemporanea si aggira Mayra, misteriosa killer di creature soprannaturali al soldo di altrettanto misteriosi datori di lavoro. Suo amico e consigliere è padre Hintz, parroco di un'anonima chiesa romana, che nasconde un passato oscuro.
    Parallelamente conosciamo Alessio, alcolizzato e depresso dopo la prematura scomparsa della fidanzata: per salvare il fratello Stefano da un grosso guaio in cui si è cacciato si mette lui stesso in grave pericolo.
    Le strade di Mayra e Alessio finiranno per incrociarsi, più tardi e meno intensamente di quanto ci si aspetterebbe, nel bel mezzo di uno scontro tra angeli e demoni (no, niente Dan Brown).

    Come già avevo notato nel romanzo precedente, anche in questo caso il testo presenta talvolta frasi contorte e diversi refusi ed errori: sviste che perdoniamo volentieri si affiancano al terribile quanto ahimè sdoganato uso di gli al posto di a lei, o all'abusato quest'ultimo quando l'oggetto in questione è il solo presente. Questi nei non vanno comunque a disturbare eccessivamente la lettura, anche perché in fondo si contano sulle dita di una mano.
    La scrittura agile e fresca scorre che è un piacere e insieme alla trama ben costruita tiene il lettore incollato al romanzo. Il gioco dei punti di vista Mayra/Alessio è ben equilibrato, tenendo in sospeso quando serve o prolungando il racconto per evitare inutili suspense.
    Fino a poche pagine dalla fine ne ero entusiasta, tanto da trovarmi a leggere in ogni ritaglio di tempo disponibile (e per cena, pizza!) e a fare le ore piccole pur di scoprire come sarebbe finita. Ahimè, devo ammettere che sarebbe stato meglio non rinunciare al sonno per un epilogo simile, che peccato!
    Il "collega" austriaco di padre Hintz compare giusto per fare un po' di scena, per poi sparire e ricomparire en passant. Padre Hintz stesso, come anche Alice, promette grandi cose ma lascia a bocca asciutta: è vero che il romanzo riprende personaggi già incontrati nel precedente "La casa del demone", ma non trattandosi di un vero e proprio seguito un approfondimento in più avrebbe giovato.
    La lotta tra angeli e demoni è data per scontata, anche se nella versione di Saracino i moventi e le modalità sembrano discostarsi dalla tradizione più nota e quindi alcuni passaggi restano incomprensibili e fumosi. Lo scontro finale tra le due fazioni, poi, si risolve in uno stallo, con tanto sangue ma poco senso. Quello che arriviamo a conoscere come ago della bilancia della vicenda, senza che ci venga spiegato perché sia proprio lui tra i milioni di abitanti di Roma (o i miliardi nel mondo intero, se fosse per quello: Roma caput mundi va bene, possiamo anche metterci dentro il Papa e il Vaticano a rigor di logica, ma in concreto non ci vengono forniti elementi per chiarire il perché della scelta). Questo stallo lascia il lettore senza risposte concrete (va bene lasciare parte del gioco all'intuito, ma qui si esagera!), tanto più che di un paio di personaggi chiave non si sa più niente e argomenti accennati come promesse di futuri approfondimenti cadono nel vuoto.
    Da un lato sono tentata di leggere "La casa del demone", nella speranza di dare una risposta ai miei dubbi, dall'altro ho il sospetto che non servirebbe a molto: sicuramente non mancherò di integrare la mia recensione se e quando lo leggerò. Nel frattempo mi limito a considerare questo "Ali di tenebra" di per sé: gran bella prova fino a un passo dall'epilogo, che purtroppo non convince né soddisfa.
    Tre stelle meno meno, come al liceo.


    Giudizio:
    +3stelle+

    Articolo di Pythia

    Dettagli del libro
    • Titolo: Ali di tenebra
    • Autore: Mauro Saracino
    • Editore: Plesio Editore
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • Collana: Aurendor
    • ISBN-13: 9788890646225
    • Pagine: 290
    • Formato - Prezzo: Brossura - 14.00 Euro

    15 luglio 2013

    L'età sottile - Francesco Dimitri

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    I Contenuti

    Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua del mare del piccolo paese del Sud dove va in vacanza. La proposta che gli viene fatta va oltre ogni immaginazione, e l’idea di diventare più potente di qualsiasi mortale sembra decisamente allettante… Se Gregorio accetta, però, dovrà nascondere a chiunque la sua nuova vita; dovrà tacere e mentire alla famiglia e agli amici di un tempo; dovrà abbandonare la sua normalità ed entrare in un mondo dove la parola è azione, e le azioni sono al di sopra di ogni giudizio. Un mondo di cambiamento costante, di pericoli mortali, di tradimento, ma dove l’amicizia è più potente della morte…
    Originale, spiazzante, crudo, onirico e realistico al tempo stesso, dal più talentuoso e visionario autore del fantastico italiano un sorprendente romanzo di formazione che ci ricorda che ogni adolescente è mago, perché vuole conservare il potere dell’infanzia e trasportarlo integro nell’età adulta.


    La Recensione

    Francesco Dimitri torna nella "sua" Roma, e lo fa con un libro che ha tutti i requisiti per presentarsi come nuovo capolavoro, forse ancora più di quel suo Pan che l'ha consacrato come nuovo Maestro del fantastico italiano.
    Sono stato un po' indeciso sul voto a questo romanzo: se Pan rimane, nella mia esperienza di lettura, abbastanza intoccabile, questo nuovo romanzo pare perfetto sotto tutti i punti di vista, se non fosse per un target che è più prettamente adolescenziale. Non si pensi a un romanzetto per adolescenti o - sia mai! - a una deriva young adult: se è vero che L'età sottile è, per Dimitri, l'adolescenza, il tono del romanzo è sempre elevato, maturo, configurandosi forse più come romanzo destinato a chi adolescente è già stato.
    Ciò che rende un capolavoro questo romanzo è il perfetto incastro tra forma e contenuto, tra una struttura narrativa classica, da romanzo di formazione, una padronanza tecnica magistrale e una inventiva e originalità che in Italia ha ben pochi eguali. L'intuizione geniale che sta alla base del romanzo è quella che dà il titolo: l'adolescenza è l'età sottile per eccellenza, un'età in cui, molto più dell'infanzia, l'identità è mutevole, le pareti tra i mondi sottili e fragili, e si è pregni del potere di modellare infinitamente il proprio futuro.
    La storia è quella di un anti-Harry Potter, se vogliamo: un ragazzo viene scelto da un presunto mago per diventarne apprendista. Nessuna scuola di magia, né civette né incantesimi luminosi, ma nozioni di Piano Astrale, possessione e controllo mentale, riti sessuali, e soprattutto, sempre in agguato, la morte. Sul versante più prettamente fantastico l'autore riversa la sua vasta conoscenza, rielaborata con ottima creatività, inserendo così il romanzo in quell'universo più ampio, fatto di Carne, Incanto e Sogno, che abbiamo già conosciuto con Pan. Nell'elaborazione dello scenario socio-culturale in cui si muove il protagonista si mescolano invece letteratura fantastica e giochi di ruolo, Neil Gaiman e Buffy la Cacciatrice. A intersecare questi mondi, una Roma meno magica, forse, rispetto a quella di Pan, che è la Roma della vita quotidiana alla quale il protagonista è costretto a rinunciare, perdendo la sua ragazza, allontanandosi dal padre che non conosce altro terreno di contatto, una scuola che non sa essere più scuola di vita. Rilevante il conflitto generazionale, soprattutto nell'ottica dell'impianto formativo del romanzo: Greg, che non vuole diventare quel che è diventato suo padre, simbolicamente e materialmente si ritrova a dover "uccidere" (o tentare di uccidere) figure adulte, che si tratti del padre violento di un amico o del suo stesso Maestro. Ma ci sono molti altri conflitti simili, che non svelo per non rovinare la lettura. Basti questo però a rendere l'idea di un romanzo in cui l'impostazione da bildungsroman combacia felicemente con una struttura narrativa che appare sempre accattivante, tiene incollati alla lettura, e non impedisce la piena espressione delle potenzialità e della creatività dell'autore. Alla fine, a voler cercare una morale, L'età sottile appare una ingegnosa allegoria: crescere è un po' come entrare in una dimensione diversa, in cui puoi decidere se sottometterti alle leggi degli uomini, o cercarne di altri, in cui sei chiamato a compiere scelte audaci e sacrifici. L'età sottile è la magia della crescita e l'avventura più bella si possa mai raccontare.


    Giudizio:
    +5stelle+ 

    Articolo di Tancredi

    Dettagli del libro
    • Titolo: L'età sottile
    • Autore: Francesco Dimitri
    • Editore: Salani
    • Data di Pubblicazione: 2013
    • Collana: Narrativa
    • ISBN-13: 9788867152988
    • Pagine: 396
    • Formato - Prezzo: Brossura - 15,90 Euro 

      23 giugno 2013

      The Ocean At The End Of The Lane - Neil Gaiman

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      I Contenuti

      It began for our narrator forty years ago when the family lodger stole their car and committed suicide in it, stirring up ancient powers best left undisturbed. Dark creatures from beyond the world are on the loose, and it will take everything our narrator has just to stay alive: there is primal horror here, and menace unleashed - within his family and from the forces that have gathered to destroy it.
      His only defense is three women, on a farm at the end of the lane. The youngest of them claims that her duckpond is ocean. The oldest can remember the Big Bang.


      La Recensione

      È cosa nota e universalmente riconosciuta che più alte sono le aspettative, maggiore sarà la delusione. Per questo motivo, da quando si cominciò a parlare del "nuovo romanzo per adulti di Neil Gaiman", ho sempre cercato di stare alla larga da possibili informazioni e, in generale, di assumere un atteggiamento di placida e paziente attesa. Malgrado ciò, non sono comunque riuscito a evitare la delusione per un libro che, pur presentandosi come migliore rispetto a certi ultimi lavori di Gaiman, rimane comunque molto sotto i suoi standard; un libro che non è quello che mi aspettavo, ma soprattutto - cosa bruttissima da dire, lo so - non è il libro che volevo.
      Mi si obietterà una sconcertante banalità, ma lo affermo ugualmente: a sentir parlare del "nuovo romanzo per adulti di Neil Gaiman" mi aspettavo, come minimo, un romanzo con adulti per protagonisti. In verità un adulto c'è, ed è il protagonista: ma lasciato il funerale che introduce il prologo, l'uomo ancora senza nome si allontana e trova rifugio in una vecchia casa di campagna dove aveva soggiornato durante l'infanzia. Ecco che il "romanzo per adulti di Neil Gaiman" diventa l'ennesimo romanzo "infantile", che narra le avventure soprannaturali di un bambino di sette anni in un contesto agreste in un non meglio precisato decennio della seconda metà del Novecento. Un'idea di per sé affatto cattiva: il mio pensiero è andato subito a quell'IT di Stephen King che esprime al meglio la capacità di uno scrittore di sfidare se stesso e il lettore esplorando gli sterminati, trasfiguranti e misteriosi campi dell'infanzia, in cui davvero i mostri abitano sotto i letti e i solai pullulano di fantasmi.
      Sarebbe stato un romanzo molto godevole, se non fosse apparso, a un lettore aficionado quale il sottoscritto, trito e ritrito. L'incomunicabilità tra il mondo adulto e quello dei bambini, la trasfigurazione allegorica di figure negative (in questo caso, un'odiosa governante) in mostri e creature orride, la solitudine corretta dall'amore per i libri e la lettura, il potere della fantasia e così via: tutti temi tipici di Gaiman, che generalmente riesce sempre a mescolare in maniera nuova. Non in questo caso. Questo romanzo sembra davvero la stanca ripetizione di trame e personaggi già visti, una sorta di Coraline più agreste. Paragone azzeccato, perché rende l'idea della delusione: Coraline era un romanzo per bambini, ma leggibile dagli adulti, The Ocean At The End Of The Lane l'esatto opposto.
      A salvare questo romanzo, che, lo specifico chiaramente, non può che apparire godibilissimo per un nuovo lettore di Gaiman, è una scrittura che mi è sembrata più matura, nello stile e nella costruzione della trama (non conosce, ad esempio, i plot-hole del suo più recente Il figlio del cimitero). Considerato che il romanzo doveva essere inizialmente un racconto, scritto per la moglie Amanda, e che malgrado la brevità non si percepisca la sua diversa origine, si può concludere che Gaiman sia riuscito a padroneggiare in maniera magistrale anche la forma del romanzo, nella quale personalmente mi è sembrato tentennare un po', probabilmente perché fin troppo avvezzo alla forma del racconto e della novella (grafica o meno). Da aggiungere una serie di chicche, lasciate qua e là da Gaiman come indizi per il suo lettore di vecchia data: al lettore di Sandman, per esempio, le tre figure femminili della famiglia Hempstock non possono non richiamare l'onirica Triade delle Moire.
      Da Gaiman mi aspettavo di più, in sintesi. Da scrittore di romanzi per bambini che terrorizzano gli adulti minaccia di trasformarsi in scrittore di romanzi per adulti che fanno sbadigliare pure i bambini. Ma voglio essere indulgente. Diciamo allora che è impegnato giorno e notte a scrivere l'attesissimo seguito di American Gods, e che per il momento è di questo che possiamo accontentarci.


      Giudizio:
      +3stelle+ e 1/2

      Articolo di Tancredi

      Dettagli del libro
      • Titolo: The Ocean At The End Of The Lane
      • Autore: Neil Gaiman
      • Editore: Harper Collins
      • Data di Pubblicazione: 2013
      • Collana: 
      • ISBN-13: 9780062272348
      • Pagine: 181
      • Formato - Prezzo: Brossura - 13,69 Euro

      22 giugno 2013

      Il Ritornante - Lorenzo Manara

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      I Contenuti

      "La speranza di vita di un uomo, da queste parti, è circa cinquant'anni. La mia è di tredici giorni esatti. Il marchio con cui sono stato maledetto si dissolve rapidamente e la sua scomparsa significa morte. C'è un solo modo per mantenerlo integro e riavviare il conto alla rovescia: uccidere. Potrei andare avanti così per l'eternità...
      Immortale? No, sono solo un ritornante." 

      La Recensione

      Il prologo di questa storia ha inizio ai primi del '600 con Giovanni dalle Bande Nere e il suo mentore, Jacopo Salviati, che, durante una battuta di caccia al cinghiale, vengono gravemente feriti. Sarebbero sicuramente morti se, raggiunto un convento, non fossero stati sanati dal potere sovrannaturale che si sprigiona da uno strano cubo. Si trasformano così in "ritornanti".
      A distanza di secoli -così si presume in mancanza di una spiegazione da parte dell'autore-, possiamo immaginare che gli avvenimenti che seguono l'antefatto si svolgano in una Toscana di un mondo parallelo, e precisamente in una città industriale simile alla Londra del diciottesimo secolo, ma tecnicamente più avanzata (ci sono mitragliatrici Gatling, macchine fotografiche ed automobili). Oltre ad essere coperta da una densa cappa di smog dovuta alle ciminiere dell'industria siderurgica
      in funzione, la città è caratterizzata da quartieri degradati, miseria e operai sfruttati. In questo contesto si fronteggiano bande di criminali senza alcun controllo da parte delle autorità con cui sono spesso conniventi.
      Protagonista di questa storia è Nero de' Medici, sedicente giornalista, che si trova immischiato in una guerra fra bande. Preso prigioniero, è costretto a percorrere i vecchi sotterranei del convento distrutto in cui il suo avo Giovanni era stato risuscitato in grazia dei "cubi". Nei sotterranei vivono esseri mostruosi che si nutrono di carne umana. Durante uno scontro fra questi mostri e tre bande in conflitto fra loro, Nero viene ferito a morte ma, a contatto con un "cubo", risuscita diventando un "ritornante". Accanto al protagonista si muovono personaggi minori quali il suo migliore amico, Ettore Dandy, che -come si evince dal cognome- è sempre particolarmente elegante; Arianna, la ragazza innamorata di Nero, e un folto gruppo di "cattivi". Avventure rocambolesche e colpi di scena si susseguono senza soluzione di continuità, ma questo libro, primo di una serie, si arresta quando il nostro protagonista torna nei sotterranei per trovare il modo di ridiventare una persona normale e coronare il sogno d'amore con Arianna. Forse è per la repentina fine di questo primo libro che permangono alcune perplessità, specialmente in relazione ai mostri. La loro comparsa è da collegare ai "ritornanti", ma non sono chiare le modalità ed i tempi di formazione. In un caso essi emergono dal vomito di un uomo il cui braccio, tranciato poco prima, si riforma a contatto con il "cubo", ma quando Nero de' Medici diventa ritornante, le creature mostruose non si formano.

      Il romanzo, indubbiamente originale (l'autore è anche al lavoro su una trasposizione a fumetti), è indirizzato a un pubblico adolescenziale senza troppe pretese linguistiche e logiche, ma desideroso di immergersi in un avvincente libro di avventure.
      Prima dell'autopubblicazione l'autore avrebbe dovuto provvedere a fare un buon editing. Diverse frasi sono involute ancorché comprensibili (come ad esempio: "ondeggiava i glutei consapevole dello sguardo che attraeva a sé con il corpo"), altre ermetiche ("il sangue pompava così fortemente nelle vene da costringere ad afferrarsi il collo per evitare che quel potente flusso ematico implodesse da un momento all'altro"), altre frasi sono concettualmente errate ("fino a che la vecchiaia non lo avesse colto nel sonno", il che dimostra, se ce ne fosse bisogno, che l'autore è molto giovane e non si è ancora accorto che la vecchiaia non coglie nessuno nel sonno, ma è graduale come la calvizie). Si notano poi diversi errori grammaticali (piccole stradine, piccoli passettini, eccetera) e tempi verbali errati, avendo l'autore una vera idiosincrasia verso i trapassati prossimi cui antepone i passati remoti.
      Dialoghi e frasi altisonanti sono più confacenti al fumetto che a una narrazione e, come ogni fumettista che si rispetti, l'autore è bravo nelle descrizioni, dimostrando una capacità rara in un giovane esordiente. Molti dei paragoni espressi sarebbe stato meglio tralasciarli perché, oltre ad essere talvolta discutibili, appesantiscono il racconto. Molto buona l'idea di trasformare in "ritornante" proprio Giovanni dalle Bande Nere, vista l'aggressività sempre dimostrata in vita dal giovane condottiero della famiglia de' Medici, macchiatosi di diversi omicidi e osannato da Machiavelli. Ancorare la saga a fatti storici documentati rende inoltre il racconto meno astratto.
      Gli errori linguistici influiscono notevolmente sul giudizio del romanzo, ma auguro all'autore la stessa fortuna del suo quasi omonimo Milo Manara nel campo del fumetto.

      Giudizio:
      +1stella+

      Articolo di Antonio

      Dettagli del libro
      • Titolo: Il Ritornante
      • Autore: Lorenzo Manara
      • Editore: Amazon
      • Data di Pubblicazione: 2013
      • ASIN: B00D1AEW5A
      • Pagine: 379
      • Formato - Prezzo: Ebook Kindle -  0.99 €

      26 novembre 2012

      Shadowhunters (Trilogia originale) - Cassandra Clare

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      I Contenuti

      La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.

      La Recensione

      Shadowhunters è una saga urban-fantasy ad opera della scrittrice americana Cassandra Clare, della quale al momento sono stati pubblicati cinque romanzi (il sesto e ultimo è previsto per il 2014). In questa recensione ci occuperemo dei primi tre libri: Città di ossa, Città di cenere e Città di vetro, che costituiscono la trilogia originale e virtualmente autoconclusiva, sebbene l'autrice abbia poi deciso di dare un seguito alle avventure dei suoi protagonisti.
      Al centro della vicenda è la quindicenne Clary, ragazzina newyorkese all'apparenza del tutto normale, il cui mondo verrà sconvolto dopo aver assistito all'uccisione di un giovane da parte di un gruppo di teenagers, durante una serata in discoteca con il migliore amico Simon. Non solo Clary sembra essere l'unica in grado di vedere le persone coinvolte nell'omicidio ma si trova costretta a rivedere le proprie opinioni dopo aver appreso che la vittima non è un teenager qualunque ma un demone sotto mentite spoglie e il presunto assassino, Jace, è in realtà un Cacciatore di demoni (lo Shadowhunter del titolo), metà umano e metà angelo la cui missione è appunto proteggere la terra dalle entità demoniache che la infestano. La ragazzina si troverà coinvolta suo malgrado in questa realtà parallela fatta di vampiri, licantropi, fate quando sua madre verrà misteriosamente rapita e lei stessa scoprirà di non essere affatto l'essere umano "normale" che credeva di essere; una catena di segreti risalenti a prima ancora della sua nascita viene all'improvviso svelata e Clary dovrà fare i conti con diverse verità sgradevoli. 

      La prima cosa evidente già a metà del primo romanzo di questa trilogia è che Cassandra Clare ha letto attentamente Harry Potter e le è piaciuto così tanto che ne ha riversato quanto più possibile nella sua opera (lettori più informati di me mi hanno in effetti segnalato che la scrittrice ha un passato di autrice di fanfiction basate sulla saga del maghetto). Sebbene infatti l'ambientazione urban-fantasy sia quanto di più lontano possibile dalle confortevoli atmosfere da collegio inglese alle quali Hogwarts ci ha abituato, non è difficile osservare parecchie similitudini fra le due saghe, a partire dai due personaggi principali, Clary e Jace. Entrambi orfani (la madre di Clary è assente per il 90% del racconto), entrambi in qualche modo predestinati, segnati dal fato prima ancora che nascessero e quindi speciali anche fra gli Shadowhunters, Clary scopre che per quindici anni le era stato nascosto di possedere poteri "magici" mentre Jace apprende di possedere un legame con il maligno più intimo di quanto non volesse (vi ricordate l'ambiguo e indissolubile legame tra Harry e Voldemort?). Parlando di maligno è quasi impossibile distinguere il cattivo Valentine dall'oramai celeberrimo Colui-che-non-deve-essere-nominato: ambedue potentissimi e al tempo stesso affascinanti affabulatori, ambedue creduti morti da tempo in realtà solo provvisoriamente scomparsi, ambedue a capo di un Circolo di fanatici che desiderano assicurare la "purezza" della loro specie eliminando o assoggettando le creature inferiori. Non parliamo poi del fatto che la famiglia Lightwood che accoglie Jace come un figlio ricorda tanto i Weasley mentre i giovani Alec e Isabelle fanno i Ron ed Hermione della situazione. La Clare si ispira alla Rowling anche nel messaggio chiave della trilogia che sottolinea l'importanza del rispetto del diverso e spinge alla collaborazione e all'unità fra le varie specie. 
      Le similitudini riguardano però solo il contenuto e non toccano la forma: l'autrice americana non possiede certo le capacità narrative della sua collega inglese, il suo stile è molto più semplice e ripetitivo e i suoi personaggi sono decisamente più prevedibili e monocordi, l'approfondimento psicologico è praticamente nullo tanto che non si nota alcuna forma di evoluzione caratteriale nel progredire della saga. Clary è la classica eroina intraprendente e coraggiosa, Jace è il solito bello e tormentato (sebbene abbia il pregio di possedere una buona dose di sarcasmo che riversa a piene mani in tutte le sue conversazioni, rendendo più che apprezzabile la sua presenza in scena), Alec il fedele compagno timido che vive all'ombra dell'amico, Isabelle una novella Catwoman che combatte in tubini sexy e tacchi a spillo. Spezza la monotonia la figura del mago Magnus Bane, brillante, originale e fuori dagli schemi: l'unico difetto che gli si può trovare è che non si vede mai abbastanza; al contrario, la palma d'oro del personaggio più inutile va a Simon, l'amico nerd di Clary che l'autrice si affanna a cacciare a forza nella trama solo perché egli garantisce l'indispensabile terzo vertice del triangolo amoroso, che costituisce il fulcro sentimentale del racconto. Su questo triangolo sentimentale non voglio nemmeno sprecare troppe parole: capisco che ci si rivolga ad un pubblico adolescente ma proprio per questo non si dovrebbe utilizzare un po' di cautela nel suggerire che è normale incontrare l'amore eterno a quindici anni? E non sarebbe saggio, per una volta, far sì che la protagonista non scelga il bello e dannato a scatola chiusa? Perché nella vita reale, solitamente, dietro la maschera del bello e dannato non si nasconde un'anima pura che aspetta di essere salvata dal nostro amore, ma esattamente l'egocentrico narcisista che la maschera faceva presagire.
      Ciò detto, devo però esprimere il mio apprezzamento per la naturalezza con cui la scrittrice ha inserito una relazione omosessuale tra due dei personaggi principali, trattandola peraltro come una qualunque storia d'amore adolescenziale senza troppi stereotipi, cosa vista raramente nelle le varie saghe per teenagers che imperversano ultimamente. 
      Tornando alla trama, uno dei motivi per cui la Rowling è riuscita a prolungare la sua storia per sette romanzi è che non ha spiattellato tutti i suoi segreti alla prima occasione: la saga di HP trabocca di misteri e verità non dette mentre in Shadowhunters tutti sembrano avere una gran voglia di parlare, raccontare, spiegare, diffondere notizie; come ho sentito dire ad un altro lettore, sembra che l'autrice sia perennemente cosciente del fatto che qualcuno sta leggendo ciò che scrive e quindi si senta in obbligo di esemplificare e spiegare a dismisura. Questo è particolarmente evidente, e fastidioso, nelle sequenze conclusive di tutti e tre i romanzi, nelle quali tradizionalmente si colloca la resa dei conti col cattivo, resa dei conti che si protrae per pagine e pagine tra colloqui ripetitivi e ridondanti, tanto che mi sono spesso ritrovata a pensare: "Ma allora, muori o no?!?". Per assurdo quest'"ansia esplicativa" non si estende alla creazione della realtà fantastica in cui è ambientato il racconto; al contrario la Clare si dimostra la classica autrice di fantasy che non si degna di definire delle regole che governino il mondo da lei creato, per cui è virtualmente tutto possibile. Ad esempio non è ben chiaro cosa questi Shadowhunter (ma anche le altre creature sovrannaturali) possano o non possano fare, semplicemente l'autrice tira fuori dal cappello una nuova abilità all'occorrenza, così come non è ben chiaro da dove arrivino, come vivano, com'è possibile che vivano a stretto contatto con gli umani ma siano del tutto all'oscuro degli aspetti essenziali dello stile di vita "babbano".
      Altro spiacevole difetto, a mio parere, è l'incapacità di mantenere una forma narrativa unica per tutta la durata del romanzo. La vicenda infatti è per la maggior parte dei capitoli raccontata da un narratore in terza persona che segue esclusivamente il punto di vista di Clary. Tuttavia la Clare inserisce di punto in bianco sequenze più o meno brevi in cui il punto di vista diventa quello di un altro personaggio, in modo del tutto casuale e senza alcun criterio.

      Il pregio maggiore dell'autrice da questo punto di vista è quello di possedere uno stile incalzante, in grado di far dimenticare incongruità e semplicismi e di catturare comunque l'attenzione del lettore fino all'ultima pagina, fornendo un piacevole intrattenimento. Per quanto sia evidente quindi il livello non eccelso, per una lettura di svago consiglierei molto più volentieri questi Shadowhunters rispetto ai famigerati Twilight o Marked.
      Se poi i racconti della Clare dovessero particolarmente conquistarvi vi segnalo due cose: la prima è che è in corso di lavorazione il film tratto da Città di ossa, uscita prevista nel 2013, per il quale potete visitare il sito ufficile qui. La seconda è che la scrittrice ha deciso di arricchire la saga con un prequel ed un sequel entrambi composti da 3 libri ciascuno (eh sì, oramai la trilogia è diventato il formato base in cui ogni oggetto scritto viene prodotto), per cui di seguito vi riporto tutti i libri del mondo Shadowhuters.


      Shadowhunters - Le origini (prequel, The Infernal Devices series)
      • L'angelo (Clockwork Angel, Mondadori 2011, 474 pag.)
      • Il principe (Clockworck Prince, Mondadori 2012, 495 pag.)
      • Clockwork Princess (pubblicazione prevista negli Stati Uniti il 19 Marzo 2013)
      Shadowhunters (The Mortal Instruments series)
      • Città di ossa (City of Bones, Mondadori 2004, 524 pag.)
      • Città di cenere (City of Ashes, Mondadori 2008, 467 pag.)
      • Città di vetro (City of Glass, Mondadori 2009, 570 pag.)
      • Città degli angeli caduti (City of Fallen Angels, Mondadori 2011, 577 pag.)
      • Citta delle anime perdute (City of Lost Souls, Mondadori 2012, 392 pag.)
      • City of Heavenly Fire (pubblicazione prevista negli Stati Uniti per il  Marzo 2014)
      Shadowhuters - The Dark Artifices (sequel)
      • Lady Midnight ( pubblicazione prevista negli Stati Uniti per 2014)
      • Gli altri due romanzi della trilogia sono ancora senza titolo

      Giudizio:
      +3stelle+

      Articolo di Valetta



        05 settembre 2012

        Sleeping in flame - Jonathan Carroll

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        I Contenuti

        Walker Easterling is a retired actor turned successful screenwriter living in the Vienna of strong coffee, fascinating friends, and mysterious cafes. When he falls in love with Maris York, a beautiful artist who creates cities, his life becomes alive in fantastic and unsettling ways. As Walker's love for Maris grows, his life gets more and more bizarre-he discovers he can see things happening just before they happen, and at the same time feels an incredibly strong tug from his past-so a friend steers him to Venasque, an odd little man reputed to be a powerful shaman. Venasque helps Walker discover and unravel his many interconnected past lives, and it is soon clear that an unresolved conflict from these past lives has resurfaced, and now threatens to undo Walker and Maris's love.At once lyrical, frightening, funny, and sexy, Sleeping in Flame is a spellbinding tale where reality and fantasy merge in astonishing convolutions of magic and suspense. It confirms that Jonathan Carroll is one of the very few novelists who-by constantly surprising us-give us an entirely new perspective on our world. It is no wonder that he is generally considered to be the most original and provocative novelist of his generation.

        La Recensione

        E' davvero un peccato che in Italia si sia rinunciato a pubblicare Jonathan Carroll, un autore che meriterebbe un successo al pari di Neil Gaiman, Stephen King e persino Haruki Murakami, fosse solo per la comunanza di temi e per le influenze reciproche (magari non proprio lo scrittore giapponese, ma i primi sicuramente).
        Sleeping in flame
        è il secondo episodio del Sestetto delle preghiere esaudite: un romanzo surreale ricco di tutti i temi tipici dell'autore. La vita del protagonista, un attore reinventatosi sceneggiatore, riceve una scossa dopo aver incontrato un'affascinante e stravagante artista - l'amore, passionale e improvviso, che ne deriva, apre nella sua vita nuovi, inimmaginabili e spesso terrificanti orizzonti. Mentre la realtà comincia lentamente a sgretolarsi, stranezza dopo stranezza, il protagonista affronta un viaggio alla (ri)scoperta di sé, che sorprendentemente si riallaccia alla tradizione favolistica dei Grimm, in una progressiva virata verso il fantastico che scomoda persino il racconto di Tremotino.
        Di più non dico perché i romanzi di Carroll vanno assaporati e scoperti poco a poco. Mi sbilancio più tranquillamente, invece, sulle tematiche affrontate e sui topos dell'autore: un salvifico secondo matrimonio che ripara i danni di un divorzio sofferto, il conflittuale rapporto padre-figlio, il fantasioso e stravagante mondo degli sceneggiatori, artisti e scrittori (personaggi che ricorrono in tutti i sei romanzi del ciclo), immancabilmente arricchito di tinte horror, ma soprattutto, il potere delle storie narrate e scritte - il potere (letteralmente!) di modificare la realtà. Questi sono tutti elementi costanti nell'opera di Carroll, che subisce influenze e a sua volta ispira quegli autori di cui sopra; soprattutto l'idea che la scrittura abbia davvero qualcosa di magico e di potente (espressa a chiare lettere nel romanzo d'esordio di Carroll, Il paese delle pazze risate), rende molto evidenti le analogie con un autore come Gaiman.
        Ciò che trovo esclusivo di Carroll, ed è davvero uno dei suoi pregi assoluti, è l'attenzione rivolta alla tradizione mittleuropea, qui certamente incarnata nelle storie raccolte dai fratelli Grimm, nonché nell'ambientazione austriaca e tedesca del romanzo (altra costante carrolliana). Da questo, come molti altri romanzi, trasuda l'amore per le storie e per i luoghi ad esse legati. Tutte le storie sono correlate tra loro, e così è anche per le storie di Carroll: letta una, non puoi fare a meno di leggere tutte le altre.


        Giudizio:
        +4stelle+

        Articolo di Tancredi

        Dettagli del libro
        • Titolo: Sleeping In Flame
        • Autore: Jonathan Carroll
        • Editore: Orb Books
        • Data di Pubblicazione: 2004
        • ISBN-13: 9780765311863
        • Pagine: 304
        • Formato - Prezzo: Brossura - 13,74 Euro

        12 aprile 2012

        Tanit. La bambina nera - Lara Manni

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        I Contenuti

        Italia, 2008. In un paese dove inizia a colpire la grande crisi economica, fa la sua comparsa Axieros, l'oscura dea che ha tramato affinché mondi separati venissero in contatto. Cerca una donna umana piena di rabbia e odio, che possa partorire sua figlia Tanit, la bambina nera destinata a essere fatale per il genere umano. Sul cammino di morte che Axieros sta disegnando si incontreranno due demoni: Hyoutsuki, in cerca del suo destino, e Yobai, in cerca della vendetta. Ma sulla stessa strada cammina anche Ivy, che ha il potere di far diventare reale ciò che disegna e che rappresenta un pericolo per tutti: per la dea, per i demoni, per una coppia misteriosa che ha il compito di riequilibrare i due mondi. Solo Ivy può compiere la scelta definitiva: ma a un prezzo che forse non è disposta a pagare.

        La Recensione

        Nota: essendo Tanit logicamente e cronologicamente successivo a Esbat e Sopdet, risulta impossibile parlarne senza spoilerare sui primi due volumi della saga.

        2008, Italia. La dea Axieros, che fin dall’inizio aveva ordito il contatto tra due mondi che non avrebbero dovuto mai toccarsi, è riuscita nel suo intento: costringere Yobai a fecondarla perché possa trasferire la propria creatura nel mondo umano. Tanit, la bambina nera, sarà colei che metterà fine al mondo degli uomini in modo che l’epoca degli youkai possa non aver mai termine.

        Yobai, profondamente debilitato, approfitta dell’ultimo gesto d’amore di Ivy (“Dimentica.”) per manovrare ancora una volta Hyoutsuki e dirigerlo nel mondo umano per mettere fine alla vita della ragazza, l’unica che potrebbe ancora fermare la dea e l’infernale bambina che ha trapiantato nel corpo di una donna piena d'odio. Ivy, a sua volta, si è imposta di non interferire più nella vita del demone che ha amato e che tuttora ama, e sta tentando di recuperare una parvenza di esistenza normale convivendo con Max nella casa che era appartenuta a sua madre. Qualcosa sta cambiando in lei, qualcosa di troppo grande da affrontare.
        E poi c’è lei, Nadia. Sangue di youkai le scorre nelle vene, e l’incontro con Brizio, molti anni fa, le ha posto una terribile responsabilità sulle spalle: ha infatti accettato il compito dei Grigori, i Guardiani, che da secoli vigilano affinché i due mondi non si tocchino tramite l’opera di umani particolarmente dotati. Qualche nome su tutti: Lovecraft, Poe, Stephen King. Tolkien. E la Sensei, ovviamente. E adesso c’è anche Ivy. Il momento di agire è finalmente giunto: non c’è più uno spiraglio, a collegare le due dimensioni, ma un portale che si sta per spalancare.
        Mentre la follia si diffonde per le strade di Roma, annebbiate da una polvere nera che porta la firma di Tanit, Hyoutsuki affronta nuovamente il rituale dell’Esbat. La scelta, per l'ultima volta, ricadrà sulla giovane Ivy.

        Lara Manni, con questo volume, conclude la sua trilogia nata da una fanfiction su Inuyasha. Lontanissime sono ormai le connessioni con il manga di Rumiko Takahashi: l’autrice ha trovato una sua strada autonoma che l’ha portata a esplorare a fondo i territori dell’urban fantasy. Nel mondo di Tanit si aggirano divinità e demoni, anticristi, e ibridi mescolati alla gente ordinaria che si sono votati alla salvaguardia del nostro mondo.

        Tanit riprende e approfondisce il sasso scagliato da Esbat: la profonda connessione tra la creazione artistica e un ipotetico universo ‘altro’, tema non nuovo in letteratura e ripreso, per citare un nome, anche da Stephen King nel suo Duma Key (o nella saga della Torre Nera). Proprio Stephen King viene citato da Brizio, insieme a molti nomi noti, tra coloro che riescono ad aprire spiragli tra una realtà e l’altra, artisti nati con il Dono di raccontare ciò che accade nell’altrove. Lara Manni scrive con sapienza ed entusiasmo di un argomento che solletica da sempre tutti gli appassionati di letteratura fantastica, coinvolgendo la mitologia ellenica e cartaginese: Axieros sarebbe infatti una divinità del culto di Samotracia che corrisponderebbe grossomodo a Demetra, la dea della fertilità, mentre la dea Tanit deteneva un ruolo fondamentale nel pantheon cartaginese, essendo una delle consorti di Baal e legata anch'essa alla fertilità, oltre che alla guerra.
        Riducendo il numero di personaggi principali e il respiro del romanzo, l’autrice riesce a creare nuovamente una buona caratterizzazione psicologica di tutti loro, descrivendo le scene con un buon ritmo narrativo che non costringe, com’era accaduto a me in Sopdet, a tornare indietro per comprendere dinamiche narrate in modo troppo frettoloso. Il salto di qualità che Lara Manni aveva tentato (in modo non troppo riuscito) con il secondo volume viene raggiunto pienamente nel terzo, soprattutto grazie alla riduzione dei richiami pretestuosi a problematiche sociologiche-storiche-economiche che mi erano sembrati realmente forzati.
        In definitiva, un’ottima conclusione a quello che, nonostante il secondo volume un po’ sottotono, rimane un gran bel trittico consigliato a tutti gli appassionati del fantastico e soprattutto ai consueti detrattori della narrativa italiana.

        La trilogia è composta da:
        • Esbat (Feltrinelli, 2009)
        • Sopdet (Fazi, 2011)
        • Tanit (Fazi, 2012)
        Giudizio:
        +4stelle+

        Articolo di Sakura87

        Dettagli del libro
        • Titolo: Tanit. La bambina nera
        • Autore: Lara Manni
        • Editore: Fazi
        • Data di Pubblicazione: 2012
        • Collana: Lain
        • ISBN-13: 9788876251139
        • Pagine: 382
        • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 16,00 Euro

        24 marzo 2012

        Buona Apocalisse a tutti! - Terry Pratchett e Neil Gaiman

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        I Contenuti

        Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano... Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita - ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani - non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell'incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l'Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c'è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro...

        La Recensione
        Alcuni tra coloro che si proclamavano satanisti riuscivano a mettere in imbarazzo Crowley. Non tanto per le loro azioni, ma perché addossavano la colpa di tutto all’Inferno. Se ne uscivano con idee disgustose che nessun demone avrebbe mai concepito in un migliaio di anni, vigliaccherie oscure, insensate, che solo una mente umana nel pieno possesso delle sue funzioni può escogitare, per poi proclamare: «È stato il Demonio a guidarmi» conquistando così le simpatie della corte, quando invece è assai raro che il Demonio costringa chicchessia a fare qualcosa. Certi esseri umani sono duri di comprendonio. L’Inferno non è una riserva di cattiveria, pensava Crowley, né il Paradiso è una sorgente di bontà; sono solo due fazioni opposte nella grande partita a scacchi dell’universo. Il fatto è che la vera grazia e la vera cattiveria albergano nella mente degli uomini.
        L’Apocalisse è vicina: alla clinica di Lower Tadfield, gestita dall’Ordine delle suore (sataniste) Chiacchierone, è appena nato l’Anticristo. Un bellissimo bimbetto dai boccoli dorati che, per un malaugurato doppio scambio, non viene affidato al diplomatico americano Dowling ma ai coniugi Young. Inutilmente Crowley e Azraphel, diavolo e angelo amici da una (lunga) vita e legati da un muto accordo di non belligeranza, si affannano a seguire per undici anni la crescita del piccolo Warlock: a pochissimi giorni dall’Armageddon appare chiaro che il bambino è quello sbagliato.
        Cielo e Inferno, già pronti per lo scontro finale che avrà come capro espiatorio la Terra, eruttano fuoco e fiamme (sì, entrambi) minacciando i loro emissari di terribili conseguenze se non troveranno il bambino giusto; le profezie di Agnes Nutter, conservate dalla sua discendente Anatema, sembrano aver previsto con estrema esattezza tutto ciò che accadrà, e starà a lei e alla recluta cacciastreghe Newton Pulsifer trovare un modo per fermare la fine del mondo.
        Frattanto Guerra, Carestia, Inquinamento (Pestilenza è andato in pensione nel '36, dopo la scoperta della penicillina) e naturalmente Morte – inutile dire che si tratta della versione personificata ben conosciuta da tutti i fan di Pratchett – stanno per riunirsi; il continente di Atlantide è riemerso, piovono rane e pesci, piccoli alieni verdi portano messaggi di pace, sbucano monaci tibetani da buchi sull’asfalto: insomma, l’Armageddon è vicino, e cadrà precisamente di sabato.
        Dimenticavo: ricordate di non lasciare mai a lungo una musicassetta nel vano portaoggetti dell’auto. A meno che non amiate i Queen.

        Good Omens (questo il titolo originale, che riprende la nota serie di film Omen) è l’unione del genio di due autori britannici straordinari. In sé Pratchett e Gaiman non hanno stili né tematiche simili: Pratchett è dotato di un tipo di humour molto britannico, ama i giochi di parole e la parodia dei luoghi comuni; Gaiman, anche quando scrive per l’infanzia, è molto più duro e adulto, più gotico e sfuggente. Eppure i due scrittori si incastrano alla perfezione: di Pratchett c’è tutto il gusto del paradosso, della battuta pronta e della consueta ironia sulla fine del mondo (che nei suoi libri, a causa di errori commessi dai protagonisti, si sfiora molto spesso); di Gaiman c’è la sottile ambiguità dei personaggi più vividi, Azraphel e Crowley – l’angelo e il diavolo. Laddove infatti i personaggi di Pratchett mancano di contraddizioni, quelli di Gaiman, ottimamente caratterizzati, sono quasi sempre in bilico sul crine di cavallo che separa il Bene dal Male.
        Come ho spesso avuto modo di affermare, uno dei limiti dell’autore della saga del Mondo Disco è l’affastellare un numero incredibile di personaggi e situazioni cui poi non consegue un finale soddisfacente che riesca a riannodare tutti i fili della narrazione. Grazie forse alla mano di Gaiman, questa volta il finale è godibilissimo e per nulla caotico, e corona alla perfezione un romanzo distensivo ed esilarante che non manca di far riflettere. Assolutamente consigliato a tutti, sempreché la Mondadori si decida a rimetterlo in commercio.
        Pollice verso, invece, per l’edizione - per l’appunto, fuori catalogo da un bel pezzo senza alcun apparente motivo- , piena di refusi e che, a giudicare dagli Annotated Pratchett Files (annotazioni raccolte da competentissimi lettori su tutte le citazioni riscontrabili nei libri di Pratchett), causa la perdita di molti giochi di parole.

        Giudizio:
        +4stelle+

        Articolo di Sakura87

        Dettagli del libro
        • Titolo: Buona Apocalisse a tutti!
        • Titolo originale: Good Omens
        • Autore: Terry Pratchett, Neil Gaiman
        • Traduttore: Fusari L.
        • Editore: Mondadori
        • Data di Pubblicazione: 2007
        • Collana: Strade Blu. Fiction
        • ISBN-13: 9788804544623
        • Pagine: 381
        • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro (attualmente fuori catalogo)

        08 marzo 2012

        Apocalypse Kebab - J. Tangerine (Giusy de Nicolo)

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        I Contenuti

        "È solo grazie a fortuna e buoni riflessi che Alexandra Zahradnik non finisce dentro la buca. La voragine è enorme, perfettamente rotonda, al centro di Praga. Insomma, da restarci secchi. Ma non lei che, anche se consegna kebab a domicilio, sorveglia il continuum spaziotemporale dell'Europa dell'est. Alexandra si china sull'asfalto e poi solleva il naso ad annusare il cielo di Praga. Esterni. E tra questi uno potente come non se ne erano mai visti, neppure al tempo dei golem. È davvero un brutto guaio. Sotto lo sguardo dei gargoyle che vegliano dall'alto sulla città impazzita, il destino correrà sulle ruote dello scooter di Alexandra, al ritmo del piccolo cuore che ha rinunciato a sperare. L'amore nascerà, lì dove il male ha il passo leggero e gli eroi sono il peggior branco di spostati..."

        La Recensione

        Alexandra Zahradni ha ventitré anni. E’ bassa e appartiene al genere “scusi, dove sono le mie tette?” (cit.), ha le mèches viola, beve troppo, è tremendamente sboccata e anche un’ex-tossica. Alexandra vive al margine, tra spogliarelliste, rom e quartieri degradati di Praga, sostentandosi consegnando kebab a domicilio sul suo catorcio che si ostina a definire generosamente ‘scooter’.
        Eppure, è grazie ad Alexandra e a quelli come lei se i cittadini di Praga sono al sicuro dagli Esterni: è infatti una Column, un essere umano con particolari capacità sensoriali che le permettono di rintracciare le creature non-umane penetrate attraverso la sottilità nel continuum spaziotemporale che ha come centro proprio Praga. Ma gli Esterni affrontati fino a quel momento non avrebbero mai potuto preparare i Column alla nuova, terribile minaccia: dotati di un’energia psichica come non ne si vedeva da centinaia di anni, gli Inferenti sono il preludio all’ennesima catastrofe di proporzioni mondiali. Tocca ad Alexandra e ai suoi compagni, naturalmente, scoprire chi in realtà siano i sei Inferenti guidati dal potentissimo Arconte Tamel, quali siano i loro scopi e – soprattutto – come fermarli. Peccato che Tamel sia uno splendido biondino dal fisico niente male, la cui eliminazione sarebbe un vero spreco, secondo il modesto parere di Alexandra.

        J. Tangerine, o Giusy de Nicolo che dir si voglia, anche stavolta non delude, creando un appassionante universo fittizio discretamente articolato e approfondito. Apocalypse Kebab ricorda per molti versi la trilogia dei Guardiani di Luk’janenko: come il protagonista dell’autore russo, Alexandra è stata reclutata per il suo potenziale da una fazione, la Dispensa, che formalmente agisce per il bene del mondo, ma che di fatto non ha nulla più di un ente governativo – non a caso si appoggia ai reparti antiterroristici – influenzato da annosi giochi di potere. Bene e male, come sempre, si affrontano in una guerra senza esclusione di colpi, ma quando la monetina ruota troppo in fretta diventa difficile distinguerne le facce…
        La De Nicolo è brava a restituire una caotica e goticissima Praga sede della guerra secolare (e clandestina) tra protettori e minacce sovrannaturali provenienti da un tempo incerto. Inizialmente risulta un po’ arduo star dietro al gergo della protagonista relativo alle sue missioni, e occorrerà del tempo perché tutti i termini coniati dall’autrice vengano chiarificati al lettore. Resta un po’ approssimativa fino alla fine, invece, la natura degli Inferenti e dell’Arconte e il modo in cui agiscano i loro poteri; a tal proposito, risulta difficile comprendere quali siano i reali  rapporti di forza tra le potenze in gioco: gli Inferenti (e ancor più Tamel) vengono presentati quali esseri dotati di poteri pressoché invincibili e in grado di viaggiare nel tempo, tanto da aver causato in epoche precedenti a quella moderna catastrofi quali la peste del Trecento. Eppure, le loro capacità fisiche – seppur sviluppate – sembrano umane, se persino una donna (sia pure addestrata) come Alexandra può mettere in difficoltà il più potente di loro. Nel corso della storia verrà svelato che solo una volta gli Inferenti sono stati sconfitti, grazie a un rito in grado di animare i Gargoyle di pietra della cattedrali gotiche, ma risulta poco chiaro il motivo per cui questo sembra essere  l’unico modo per fermarli.
        Per tirare le somme, si nota la maturazione dell’autrice nel saper creare un universo complesso, ma c’è ancora del lavoro da fare, anche perché la scena madre del romanzo, lo scontro tra le due fazioni, è talmente frenetica da risultare un po’ confusionaria.
        Notevole invece la caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori, ma naturalmente è Alexandra a bucare il foglio: cinica e (auto)ironica, blasfema e irriverente, è una protagonista irresistibile, ed è suggestivo il rapporto di attrazione/repulsione tra lei e il bellissimo Tamel. E naturalmente, ancora una volta, lo stile –che stavolta mescola l’epico e l’umoristico – risulta vincente:
        L’Arconte sollevò il viso e lasciò che la pioggia gli lavasse via il sangue. Poi riabbassò la testa con una calma che le fece paura. “Sei una guerriera valorosa e vorrei conservare il tuo nome”.
        “Conservati questo!”, rispose, alzandogli il dito medio.
        Insomma, un libro con alcune lacune, ma fresco, spassoso e avvincente. Una bella lettura caotica e frenetica, proprio come una corsa su uno scooter scassato.
        Qui potrete leggere un estratto dal romanzo.

        Giudizio:
        +3stelle+ (e mezzo)

        Articolo di Sakura87

        Dettagli del libro
        • Titolo: Apocalypse Kebab
        • Autore: J. Tangerine (Giusy de Nicolo)
        • Editore: Mamma Editori
        • Data di Pubblicazione: 2012
        • Collana: A cena col vampiro
        • ISBN-13: 9788887303544
        • Pagine: 320
        • Formato - Prezzo: Brossura - 9,80 Euro

          23 febbraio 2012

          Tre anni di blog - Giveaway #4: Tanit. La bambina nera di Lara Manni

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          Cari lettori, per il quarto giveaway vi presentiamo nuovamente un libro di recente uscita. Lara Manni è un'autrice di grande talento che è riuscita nel balzo da un grande sito di fanfiction (EFP) all'editoria. Il suo primo libro, Esbat, è stato pubblicato da Feltrinelli. Il secondo volume della trilogia, Sopdet, è edito dalla Fazi, che ha pubblicato proprio in questi giorni anche l'ultimo capitolo della saga, Tanit. La bambina nera. E' quest'ultimo che oggi mettiamo in palio.
          Volete avere l'occasione di vincerlo? Semplicissimo: basta, come sempre, essere followers pubblici del blog (se non lo siete, è sufficiente andare nella colonna a sinistra e cliccare su Unisciti a questo sito), compilare il form, e infine lasciare un commento di senso compiuto a questo post, magari scrivendoci perché vorreste leggere questo libro.
          Ricordiamo che non c'è un limite ai giveaway a cui potete iscrivervi e che avete tempo fino a giorno 3 marzo a mezzanotte: il giorno 4 avverrà l'estrazione.

          Qui di seguito la scheda del libro:

          Italia, 2008. In un paese dove inizia a colpire la grande crisi economica, fa la sua comparsa Axieros, l'oscura dea che ha tramato affinché mondi separati venissero in contatto. Cerca una donna umana piena di rabbia e odio, che possa partorire sua figlia Tanit, la bambina nera destinata a essere fatale per il genere umano. Sul cammino di morte che Axieros sta disegnando si incontreranno due demoni: Hyoutsuki, in cerca del suo destino, e Yobai, in cerca della vendetta. Ma sulla stessa strada cammina anche Ivy, che ha il potere di far diventare reale ciò che disegna e che rappresenta un pericolo per tutti: per la dea, per i demoni, per una coppia misteriosa che ha il compito di riequilibrare i due mondi. Solo Ivy può compiere la scelta definitiva: ma a un prezzo che forse non è disposta a pagare.

          Lara Manni è nata e vive a Roma, dove traffica tra librerie e biblioteche. Dal 2006 scrive fan fiction su Efp con lo pseudonimo di Rosencrantz. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Esbat con Feltrinelli e nel febbraio 2011 Sopdet con Fazi Editore. Gestisce uno dei blog più seguiti in Italia: laramanni.wordpress.com

          Tanit. La bambina nera di Lara Manni
          Fazi Editore, collana Lain, 2012
          Rilegato con sovraccoperta, 16.00 Euro
          9788876251139
           
          Ringraziando la Fazi per averci messo a disposizione una copia del libro, vi linsiamo le recensioni a Esbat e a Sopdet di Sakura e l'intervista all'autrice


          22 febbraio 2012

          Sopdet. La stella della morte - Lara Manni

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          I Contenuti

          Che cosa accade a un demone quando entra in contatto con il mondo degli uomini, e ne conosce gli orrori? Grazie al potere di una stella, Hyoutsuki e Yobai valicano i confini fra i tempi e le dimensioni e prendono sembianze terrene, celando la loro identità sotto nomi fittizi. Ma niente può frenare l'impeto di una battaglia che si protrae da millenni e che questa volta ha come scenario le guerre degli uomini. Molte figure femminili attraversano il loro cammino: una Dea che ne controlla le sorti, ostacolandoli e traendoli in inganno, e due umane, la misteriosa Adelina e la giovanissima Ivy dai capelli bianchi e dagli occhi tristi, che ama le storie fantastiche e ha il dono di poterle cambiare. Ma quando i mondi si incontrano non c'è comunque scampo. I demoni diventano più simili agli uomini, e gli uomini e le donne acquistano poteri che forse non desiderano. Perché c'è una soglia, tra luce e ombra, che non può essere violata nemmeno con lo sguardo. Un viaggio tra i sentieri della mente di creature soprannaturali, di esseri umani coraggiosi e storiche battaglie che hanno plasmato il destino del mondo: questo è "Sopdet", un romanzo dai mille volti.

          La Recensione

          Nota: essendo Sopdet logicamente e cronologicamente successivo a Esbat, risulta impossibile parlarne senza spoilerare sul primo volume della saga. Ergo la lettura della recensione è sconsigliata a chi non ha ancora letto Esbat. Lettore avvisato…


          Sopdet, il nome con cui gli antichi egizi conoscevano la funesta stella Sirio, splende alta nel cielo autunnale. Una volta ogni mille anni, per settanta giorni, l’astro non si mostra nei mesi estivi, emanando imperscrutabili ed oscuri influssi.
          E’ il 2007 e Ivy, sedicenne dotata del potere di disegnare i destini di personaggi estranei al suo mondo, tornata alla sua vita quotidiana, si accinge a visitare il sacrario del monte Sei Busi, che commemora la battaglia dell’Isonzo in cui il suo bisnonno, Giovanni Breton, perse la vita insieme al suo battaglione.
          Nella dimensione di Hyotsuki e Yobai, frattanto, una misteriosa quanto inquietante dea, Axieros, trascina i due demoni in un gioco dalle regole sconosciute, permettendo ai due nemici di sangue di penetrare in epoche e dimensioni altre anche senza ricorrere al rituale dell’Esbat. L’intento di Yobai, suo malgrado costretto a sottostare a un’entità a lui superiore, è quello di eliminare la scomoda minaccia costituita da Ivy, senza il cui intervento Hyotsuki non sarebbe potuto tornare in vita. E quale modo migliore se non impedirle di nascere mescolandosi agli esseri umani che tanto esecra per sopprimere il suo avo, Giovanni Brenton? E quale peggior umiliazione per Hyotsuki se non abbassarsi a salvare la vita dei disgustosi ningen per permettere a colei che gli ridonerà la vita di nascere?

          Lara Manni, con questo volume, tenta il salto di qualità, passando da un romanzo di poco più di duecentocinquanta pagine con due personaggi principali a un romanzo corale di ampio respiro con numerosi piani temporali (2007, 1915, 1943, 1977) che alternano le vicende di Ivy a quelle di Yobai e Hyotsuki a spasso per epoche in guerra. Una struttura complessa che avrebbe creato difficoltà a narratori ben più esperti, e in effetti si nota la difficoltà di gestire esaurientemente tutte le scene, che a volte risultano talmente frenetiche da essere confusionarie.
          Si nota la maturazione stilistica dell’autrice, il suo periodare farsi più lungo e complesso, e d’altronde già Esbat, come ho avuto modo di scrivere nella recensione, non sembra scritto da un’esordiente. Purtroppo però Sopdet manca dell’omogeneità di Esbat, della caratterizzazione dei personaggi che, essendo ora in numero maggiore, risultano meno approfonditi: Ivy agisce in modo troppo frammentario perché si possa ravvedere in lei un’evoluzione; Hyotsuki perde la sua splendida aura, lasciandosi coinvolgere dalle passioni umane, rivelando debolezze a lui non consone, e abbandonandosi ad azioni e reazioni discutibilmente coerenti; Yobai è forse l’unico a mantenere la sua ottima caratterizzazione. Poco incisivi i nuovi personaggi, soprattutto Johann, definito ghoul senza che, di fatto, si capisca nel concreto cosa sia e perché agisca.
          Volendo essere pedanti, talvolta la trama riesce a proseguire solo grazie a inverosimili coincidenze. Rimane in ogni caso un libro interessante, che si lascia leggere con piacere anche se non permette (a differenza di Esbat) di provare empatia verso i personaggi; pesa inoltre il tentativo di innalzamento dei toni, l’abbandono insomma della dimensione gotico-favolistica per opzionare forzosi pretesti sociali che denuncino gli orrori delle guerre, il nazismo (la cui condanna è posta in bocca nientemeno che a Yobai), i soprusi sui movimenti giovanili degli anni Settanta. Sopdet, in definitiva, manca della freschezza di Esbat; vedremo se Lara Manni riuscirà a coniugare nel giusto equilibrio questi ingredienti in Tanit.


          La trilogia è composta da:
          • Esbat (Feltrinelli, 2009)
          • Sopdet (Fazi, 2011)
          • Tanit (Fazi, 2012)

          Giudizio:
          +3stelle+

          Articolo di Sakura87

          Dettagli del libro
          • Titolo: Sopdet. La stella della morte
          • Autore: Lara Manni
          • Editore: Fazi
          • Data di Pubblicazione: 2011
          • Collana: Lain
          • ISBN-13: 9788876251122
          • Pagine: 378
          • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18.50 Euro

          12 febbraio 2012

          Il mare di legno - Jonathan Carroll

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          I Contenuti

          Francis McCabe, capo della polizia della cittadina di Crane's View, è un uomofelice: ha un buon lavoro, una famiglia che gli vuole bene e una casettameravigliosa. Il giorno che Antica Virtute - uno stranissimo cane a tre zampe- entra nel suo ufficio e casca a terra morto stecchito, tutto cambia. Franciscerca di seppellire il suo vecchio amico, ma questo non ne vuole sapere dirimanere sotterrato: il giorno dopo riappare nel bagagliaio di sua moglie,accompagnato da una misteriosa piuma dalla trama indecifrabile. Surreale,eccentrico, sempre in bilico tra vita e morte, realtà e sogno, divertimento eterrore, Carroll riesce a cucire tra le fibre del suo romanzo una metafisica euna filosofia che non permettono di ingabbiarlo in nessun genere preciso.

          La Recensione

          Il mare di legno, terzo e ultimo pannello della trilogia di Crane's View, pubblicato per la prima volta nel 2000, è davvero un libro spartiacque; o almeno, così apparirà ai lettori di Carroll.
          Se da un lato questo ultimo episodio rappresenta il culmine dell'escalation surreale che ha invaso la tranquilla e anonima cittadina di Crane's View, dall'altro i lettori attenti di Carroll vi vedranno un salto qualitativo, insieme tematico e silistico, che prepara il terreno, per così dire, ai lavori futuri.
          Protagonista del romanzo è Francis McCabe, poliziotto ex testa calda e adolescente ribelle della città, già spalla del protagonista del primo romanzo della trilogia e comparsa nel secondo. Dopo aver contribuito alla risoluzione di un misterioso assassinio e dopo esser stato appena sfiorato dal surreale, è tempo che il capo della polizia venga completamente inghiottito. A un livello alto, non inizialmente accessibile, il romanzo si presenta come una resa dei conti interiore del personaggio, costretto ad affrontare il suo passato e il suo stesso futuro, incarnati in tante copie di sé in diverse età della sua vita. Molto curata risulta dunque la psicologia del personaggio, la sua crescita, il suo lento trasformarsi da teenager borderline dedito alla violenza a carismatico e rispettato tutore dell'ordine. Tematiche umane predilette dall'autore, il rapporto conflittuale con il padre e la complicata vita sentimentale, tra un divorzio affrettato e un felicissimo e salvifico secondo matrimonio.
          Tornando al livello principale della narrazione, la storia è davvero un'eruzione di surreale: Crane's View si trasforma, capitolo dopo capitolo, in un quadro di Dalì. Tutto comincia con il ricorso a un elemento che è già un classico: un animale singolare, che in sé mescola ordinario e straordinario. Murakami ha la sua pecora, Saramago l'elefante, Vikram Chandra una scimmia... e Carroll ha un cane a tre zampe, apparentemente immortale, chiamato Antica Virtute. E' l'incontro con questo cane a dare avvio ai giochi: un piccolo elemento fuori dall'ordinario capace di contaminare tutta la realtà. Davvero notevole, anche per i lettori di vecchia data, la capacità che Carrol dimostra nel mantenere in perfetto equilibrio tantissimi ingredienti diversi: inclusi il viaggio nel tempo, il fantastico religioso e persino gli alieni! I tre ingredienti fondamentali, che difficilmente si trovano insieme nello stesso romanzo, riescono non solo ad armonizzarsi, ma a dar vita a un grande disegno metafisico universale, credibile e coerente (e che, aggiungo, sembra preparare il disegno divino, la zuppa di vetro dei romanzi successivi).
          Come di consueto, la grande ricchezza di questo romanzo sta nella mescolanza di generi: impostato come un giallo, non rinuncia mai all'analisi psicologica (che, come si è detto, è il vero nucleo del romanzo); grazie al viaggio nel tempo c'è una spruzzata di fantascienza (con la descrizione di tecnologie e società future), gli alieni, scambiati inizialmente per emissari demoniaci e poi divini, fanno da denominatore comune alle diverse rappresentazioni fantastiche; per finire con la maestria tipica dell'autore nel tratteggiare gli strappi surreali al tessuto della realtà, con riflessioni sulla percezione che ricordano un po' Ubik di Dick.
          Una grande prova, dunque, un romanzo variopinto, conclusione col botto di un'interessante trilogia, tra alti e bassi, e prologo di opere successive, ancora più incredibilmente visionarie.


          Giudizio:
          +5stelle+

          Articolo di Tancredi

          Dettagli del libro
          • Titolo: Il mare di legno
          • Titolo originale: The Wooden Sea
          • Autore: Jonathan Carroll
          • Traduttore: L. Olivieri
          • Editore: Fazi
          • Data di Pubblicazione: 2004
          • Collana: Lain
          • ISBN-13:  9788876250040
          • Pagine: 313
          • Formato - Prezzo: Brossura - 12,50 Euro
           

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