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21 dicembre 2013

Speciale Natale: Rover salva il Natale - Roddy Doyle

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Roddy Doyle è uno scrittore e sceneggiatore nato a Dublino nel 1958. Laureato in lettere all'University College Dublin (UCD), prima di iniziare la sua carriera nel mondo della letteratura ha lavorato anche come insegnante. Le sue opere sono ambientate per lo più in Irlanda e hanno per protagonisti la gente della classe operaia di Dublino. Famoso per l'uso continuo dello slang e del dialetto irlandese nei suoi dialoghi, ha vinto il Man Booker Prize nel 1993 con Paddy Clarke ah ah ah!, edito in Italia da Guanda nel 1994. 
Tra i premi che ha ricevuto ci sono anche un premio BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) nel 1991 per The Commitments (in italiano I Commitments, edito da Guanda nel 1998) e sempre nel 1991 un altro Man Booker Prize con The Van (in italiano Due sulla Strada, edito da Guanda nel 1996). In italiano sono state  stati pubblicati tra gli altri: La donna che sbatteva nelle porte (in inglese The Woman Who Walked into Doors, del 1996, edito da Guanda nel 1997) dal quale in Italia è stato tratto un monologo teatrale con protagonista Marina Massironi, Irlandese al 57% (in inglese The Deportees del 2007, edito da Guanda nel 2009), Una stella di nome Henry (in inglese A Star Called Henry del 1999, edito da Guanda nel 2000), Bullfighting ( del 2011, edito da Guanda nel 2013) e i libri per bambini Il trattamento Ridarelli (in inglese The Giggler Treatment del 2000 del edito da Salani nel 2001), Le avventure nel frattempo (in inglese The Meanwhile Adventures del 2004 edito da Salani nel 2005), il titolo recensito e Tutta sua madre (in inglese Her Mother's Face del 2008, edito da Salani nel 2013). Ateo convinto, ha aperto a Dublino un centro di scrittura creativa chiamato "Fighting Words".

I bambini la sera non vogliono mai andare a letto. Tranne il 24 dicembre. Ma non sanno che Babbo Natale è davvero nei guai e che i loro regali sono seriamente in pericolo. Rudolph, la renna più forte e più veloce, che sa orientarsi a occhi chiusi tra le stelle, la renna più esperta negli atterraggi sui tetti, la renna che canta volando da un paese all’altro, è in sciopero. Babbo Natale sa che c’è solo un animale in grado di sostituire Rudolph: un cane di nome Rover! Riuscirà l’astuto elfo inviato da Babbo Natale a convincere il cane più furbo del mondo – quello che vendeva la cacca ai Ridarelli - a lavorare gratis per una notte intera?Un volo a perdifiato intorno al globo terrestre, una corsa contro il tempo, tra demenziali intervalli pubblicitari, capitoli capricciosi, lucertole in amore, e imprevisti esotici di ogni genere… È una notte speciale: stavolta anche i bambini possono viaggiare con Babbo Natale, e dal cielo cade zucchero invece che neve. Una notte magica e piena di risate, che solo il genio di Roddy Doyle poteva creare.

La Recensione

Rover salva il Natale è il secondo libro di una trilogia che comprende anche Il Trattamento Ridarelli e Le Avventure nel Frattempo. Sul mercato è possibile trovare le tre opere accorpate, ma, nonostante questo, la storia di Rover si legge benissimo senza bisogno di conoscere le vicissitudini descritte negli altri due. Riassumo velocemente: scaltro cane irlandese Rover deve sostituire la renna Rudolph - la migliore di quelle che Babbo Natale usa per trainare la sua slitta - la notte in cui i bambini di tutto il mondo aspettano trepidanti i propri regali. Ce la farà? Aiutato da Jimmy e Robby Mack - due discoli di Dublino -, le piccolissime Kayla Mack e la sua amica Victoria, e due lucertole che cambiano il nome a seconda della temperatura, Rover ce la metterà tutta per far sì che i giocattoli siano consegnati  prima che il sole sorga. Roddy Doyle confeziona con sagacia una storia sul Natale che lascia di buonumore sia il grande che il piccino. Ovvio che a divertirsi di più nel leggere come si dice “cacca” in finlandese – tanto per fare un esempio - sia il preadolescente a cui l’autore si rivolge, ma anche l’adulto potrà passare un’ora col sorriso sulle labbra leggendo delle avventure di un improbabile ed eterogeneo gruppo alle prese con la festività più frenetica e gioiosa dell’anno. Così Rover e i suoi amici, interrotti ogni tanto da capitoli che invecchiano e pubblicità di dentifrici “miracolosi”, vengono affrontati da uccelli con il mitra nei cieli dell’Australia e aiutano la piccola Victoria a lasciare un regalo ai nonni che vivono in Nigeria in una casa con scritto sul tetto “Tina abita qui” a causa di un incidente combinato dalla madre quando era bambina. Rover salva il Natale fila liscio fino ai vari finali “proposti” dall’autore in uno stato di divertente e irriverente anarchia. In più, i disegni semplici ma molto belli di Brian Ajhar rendono ulteriormente il clima gioioso che si respira dalla prima all’ultima pagina.
In conclusione, Rover salva il Natale andrebbe letto la sera della vigilia di Natale davanti al caminetto in attesa che un pingue vecchietto vestito di un improbabile rosso acceso scenda giù dal camino. Se abitate a Dublino la magia raddoppia, ma se non vivete nella capitale irlandese e non avete un camino in casa, beh, leggetelo ugualmente, anche solo per passare un’ora di buonumore.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: Rover salva il Natale
  • Titolo originale: Rover Saves Christmas
  • Autore: Roddy Doyle, Brian Ajhar (disegni)
  • Traduttore: Giuliana Zeuli
  • Editore: Salani Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788884511843
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 10,00 

01 agosto 2013

Tartarughe divine - Terry Pratchett

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I Contenuti

Brutha è il prescelto. Il suo dio gli ha parlato, sebbene, ehm, sotto forma di tartaruga. Brutha è un ragazzo semplice. Non sa leggere. Non sa scrivere. È bravino a coltivare i meloni. E i suoi desideri sono pochi e ragionevoli. Vuole rovesciare una tentacolare Chiesa corrotta. Vuole evitare un'orribile e sanguinosa guerra santa. Vuole fermare la persecuzione di un filosofo che ha avuto il coraggio di suggerire che, contrariamente al dogma della Chiesa, Mondo Disco fluttua veramente nello spazio sul dorso di una gigantesca tartaruga (*). Lui vuole la pace, la giustizia e l'amore fraterno. Lui vuole che la Quisizione smetta di torturarlo adesso, per favore. Ma soprattutto ciò che vuole davvero, più di ogni altra cosa, è che il suo dio elegga un altro prescelto.
Il capolavoro di Terry Pratchett, un romanzo unico e divertentissimo, che è anche una dissacrante, amara satira contro i totalitarismi di ogni genere.

(*) Il che è vero, ma la Quisizione non ha nessuna intenzione di ammetterlo.


La Recensione di Daniele

Giusto per cominciare, comincio affermando che questo è uno dei migliori libri di Terry Pratchett tra quelli tradotti in Italia, in attesa di vedere nella nostra lingua anche perle come "Going Postal" e "The Last Continent". Il titolo italiano, "Tartarughe divine", è l'unica nota negativa, anche se piuttosto vistosa, di una edizione ben localizzata (tanto di cappello alla traduttrice Valentina Daniele che è riuscita nell'ardua impresa), lavoro tutt'altro che facile, visto che Sir Terry Pratchett è uno dei maestri riconosciuti di quell' English Humour tanto efficace per gli anglofoni quanto incomprensibile varcati i confini linguistici anglosassoni.
La storia parla di Brutha, novizio sempliciotto dalla straordinaria memoria, che viene scelto dal dio Om per aiutarlo a recuperare i poteri perduti dopo essersi reincarnato per caso in una tartaruga. Om è anche il dio dell'unica religione monoteista del Mondo Disco, anche se i suoi fedeli pregano più per abitudine o per paura della "Quisizione" che per reale devozione. Così Om, impaurito dalla prospettiva di essere dimenticato e di tornare tra i miliardi di altri dei senza fedeli che sciamano dimenticati aspettando un'occasione, comincia il viaggio con il suo ultimo credente rimasto con l'obiettivo di recuperare i suoi poteri di dio.
Pratchett non sbaglia nulla, ogni frase è una sferzante satira su religioni opprimenti, filosofie vacue e scienze saccenti. Su un terreno potenzialmente insidioso, T.P. gioca la carta dell suo tipico umorismo (il fantasy usato come arma per mettere alla berlina le consuetudini e le manie della realtà moderna) per il quale è osannato nel mondo e evita magistralmente prolissità e luoghi comuni. Lo stile è quello di tutti i suoi libri, quindi i fan si sentiranno come a casa, mentre i nuovi lettori avranno per le mani una storia dall'esito tutt'altro che scontato raccontata con una sagacia senza pari. Anche i personaggi, nonostante siano nuovi e non facciano parte di altre serie (l'unico già conosciuto è il bibliotecario, che appare in un fugace paragrafo) hanno un'aria familiare (tanto per fare un esempio, ci sono forti analogie tra il personaggio di Sono-Qui-Per-Regalare Dhblah e Mi-Voglio-Rovinare Dibbler) senza però scadere nella benché minima sensazione di déjà-vu.
In conclusione, mi riallaccio a quanto scritto all'inizio: "Tartarughe divine" è uno dei migliori libri di Terry Pratchett disponibile sul mercato italiano. I fan non possono perderlo, mentre chi non ha mai letto nulla dell'autore ha un ottimo motivo per iniziare.

Giudizio:
+5stelle+

La Recensione di Sakura

Certamente non mancano le opere di finzione che ironizzano sulla religione mettendo in risalto i paradossi e le assurdità di azioni e credenze dei fanatici. Una in più non fa mai male, soprattutto se è firmata da Terry Pratchett, che nei quaranta romanzi del Mondo Disco si è mostrato in grado di sbeffeggiare tutto lo sbeffeggiabile.
Le tante divinità dell’universo creato dall’autore britannico, di cui si può leggere a spizzichi e mozziconi nei romanzi del ciclo, imitano ed esagerano le caratteristiche di quelle reali, antiche e moderne che siano: si va dalla personificazione di Morte, al di sopra persino delle divinità stesse, al dio coccodrillo Offler, dal dio del tuono Io a Tak il creatore dei nani, da Bast la dea gatta a Om, l’Unico (o almeno così dicono i suoi fedeli), passando per un elenco sterminato di ogni personificazione immaginabile.
E poi ci sono i Piccoli Dei. Non sono divinità in senso stretto: ogni qualvolta un pastore ritrovi una capra ed eriga un tumulo di pietre per ringraziare chiunque gliel’abbia fatta trovare, nasce un piccolo dio. Un piccolo dio che può diventare un grande dio se altri pastori, per trovare le loro capre, gli innalzano le loro preghiere e gli erigono altri tumuli in ringraziamento. E che può tornare un piccolo dio, o persino sparire, se quei pastori smettono di credere nella sua esistenza.
Perché le divinità nascono dai fedeli, questo è certo, ma nel Mondo Disco ciò avviene letteralmente. Ed è una lotta tra piccoli e grandi dei per la supremazia, per conquistarsi un numero sempre maggiore di fedeli o per aggrapparsi disperatamente all’ultima persona che crede in loro. E poi c’è Om, che ha addirittura una Cittadella di fanatici che si impegnano a far rispettare i suoi precetti, torturando e bruciando chiunque vi si discosti, appigliandosi ai suoi comandamenti e ai libri dei Profeti. La Quisizione, chiamano quest’organo di disciplina, e nessuno vorrebbe mai mettersi contro Vorbis, il suo capo, l’uomo più pio che si sia mai visto sulla faccia del Disco. Ma cosa accade quando i mortali si danno così tanto da fare in nome di un dio che i fedeli iniziano a temere e rispettare più i suoi sacerdoti che il dio stesso? Accade che quel dio, anche se originariamente più potente di tutte le altre divinità dei vari pantheon, si riduce a reincarnarsi in una tartaruga guercia e a dover ricominciare daccapo a cercare proseliti. Brutha, novizio della Cittadella, è probabilmente l’unica persona a essere così stupida e onesta da credere, con semplicità, indipendentemente dalle frustate e dalla paura di cadere nelle grinfie della Quisizione, e pertanto l’unico a sentire la voce dello stizzoso Om, prigioniero in un corpo minuscolo e incapace persino di incenerire i miscredenti. Brutha scopre suo malgrado che Om non ha mai fatto nulla di tutto ciò che gli si attribuisce, che non ha mai dettato alcun libro sacro ai profeti, che – insomma – Om stesso verrebbe arso sul rogo per blasfemia. E le cose si complicano quando Vorbis, che in virtù della sua dabbenaggine e della sua memoria fotografica vede in lui il seguace perfetto, lo porta con sé a Ephebe, città di filosofi, per trattare la pace con quegli eretici pagani. Lui e la sua tartaruga, che nel frattempo ne ha fatto l’Ottavo Profeta di Om.
Tartarughe divine (titolo originale: Small Gods), solo di recente tradotto in italiano nonostante la sua pubblicazione originale sia del lontano ’92, è il tredicesimo volume del Mondo Disco, assolutamente autoconclusivo, e non si inserisce in alcun sottociclo. Incredibile la capacità di Pratchett di parodiare tutte le più grandi incongruenze delle religioni in generale e di quella cattolica nello specifico, attraverso dialoghi paradossali che avvengono tra fedeli e dio o tra fedeli di diverse confessioni. Non c’è miglior libro di Tartarughe Divine per iniziare la propria avventura con Terry Pratchett. Peraltro – titolo a parte – è sorprendentemente tradotto in modo ottimo (forse perché l’ironia è così sottile che mancano quei continui motti di spirito tipicamente british così difficili da tradurre).

Giudizio:
+4stelle+

Dettagli del libro
  • Titolo: Tartarughe divine
  • Titolo originale: Small Gods
  • Autore: Pratchett Terry
  • Traduttore: Valentina Daniele
  • Editore: Salani Editore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788862565042
  • Pagine: 345
  • Formato - Prezzo: Copertina morbida - Euro 16,00

15 luglio 2013

L'età sottile - Francesco Dimitri

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I Contenuti

Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua del mare del piccolo paese del Sud dove va in vacanza. La proposta che gli viene fatta va oltre ogni immaginazione, e l’idea di diventare più potente di qualsiasi mortale sembra decisamente allettante… Se Gregorio accetta, però, dovrà nascondere a chiunque la sua nuova vita; dovrà tacere e mentire alla famiglia e agli amici di un tempo; dovrà abbandonare la sua normalità ed entrare in un mondo dove la parola è azione, e le azioni sono al di sopra di ogni giudizio. Un mondo di cambiamento costante, di pericoli mortali, di tradimento, ma dove l’amicizia è più potente della morte…
Originale, spiazzante, crudo, onirico e realistico al tempo stesso, dal più talentuoso e visionario autore del fantastico italiano un sorprendente romanzo di formazione che ci ricorda che ogni adolescente è mago, perché vuole conservare il potere dell’infanzia e trasportarlo integro nell’età adulta.


La Recensione

Francesco Dimitri torna nella "sua" Roma, e lo fa con un libro che ha tutti i requisiti per presentarsi come nuovo capolavoro, forse ancora più di quel suo Pan che l'ha consacrato come nuovo Maestro del fantastico italiano.
Sono stato un po' indeciso sul voto a questo romanzo: se Pan rimane, nella mia esperienza di lettura, abbastanza intoccabile, questo nuovo romanzo pare perfetto sotto tutti i punti di vista, se non fosse per un target che è più prettamente adolescenziale. Non si pensi a un romanzetto per adolescenti o - sia mai! - a una deriva young adult: se è vero che L'età sottile è, per Dimitri, l'adolescenza, il tono del romanzo è sempre elevato, maturo, configurandosi forse più come romanzo destinato a chi adolescente è già stato.
Ciò che rende un capolavoro questo romanzo è il perfetto incastro tra forma e contenuto, tra una struttura narrativa classica, da romanzo di formazione, una padronanza tecnica magistrale e una inventiva e originalità che in Italia ha ben pochi eguali. L'intuizione geniale che sta alla base del romanzo è quella che dà il titolo: l'adolescenza è l'età sottile per eccellenza, un'età in cui, molto più dell'infanzia, l'identità è mutevole, le pareti tra i mondi sottili e fragili, e si è pregni del potere di modellare infinitamente il proprio futuro.
La storia è quella di un anti-Harry Potter, se vogliamo: un ragazzo viene scelto da un presunto mago per diventarne apprendista. Nessuna scuola di magia, né civette né incantesimi luminosi, ma nozioni di Piano Astrale, possessione e controllo mentale, riti sessuali, e soprattutto, sempre in agguato, la morte. Sul versante più prettamente fantastico l'autore riversa la sua vasta conoscenza, rielaborata con ottima creatività, inserendo così il romanzo in quell'universo più ampio, fatto di Carne, Incanto e Sogno, che abbiamo già conosciuto con Pan. Nell'elaborazione dello scenario socio-culturale in cui si muove il protagonista si mescolano invece letteratura fantastica e giochi di ruolo, Neil Gaiman e Buffy la Cacciatrice. A intersecare questi mondi, una Roma meno magica, forse, rispetto a quella di Pan, che è la Roma della vita quotidiana alla quale il protagonista è costretto a rinunciare, perdendo la sua ragazza, allontanandosi dal padre che non conosce altro terreno di contatto, una scuola che non sa essere più scuola di vita. Rilevante il conflitto generazionale, soprattutto nell'ottica dell'impianto formativo del romanzo: Greg, che non vuole diventare quel che è diventato suo padre, simbolicamente e materialmente si ritrova a dover "uccidere" (o tentare di uccidere) figure adulte, che si tratti del padre violento di un amico o del suo stesso Maestro. Ma ci sono molti altri conflitti simili, che non svelo per non rovinare la lettura. Basti questo però a rendere l'idea di un romanzo in cui l'impostazione da bildungsroman combacia felicemente con una struttura narrativa che appare sempre accattivante, tiene incollati alla lettura, e non impedisce la piena espressione delle potenzialità e della creatività dell'autore. Alla fine, a voler cercare una morale, L'età sottile appare una ingegnosa allegoria: crescere è un po' come entrare in una dimensione diversa, in cui puoi decidere se sottometterti alle leggi degli uomini, o cercarne di altri, in cui sei chiamato a compiere scelte audaci e sacrifici. L'età sottile è la magia della crescita e l'avventura più bella si possa mai raccontare.


Giudizio:
+5stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: L'età sottile
  • Autore: Francesco Dimitri
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788867152988
  • Pagine: 396
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,90 Euro 

    10 luglio 2013

    The Casual Vacancy (Il seggio vacante) - J.K.Rowling

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    I Contenuti

    Quando Barry Fairbrother muore dopo aver da poco varcato la quarantina, la città di Pagford è sotto shock. Pagford è, in apparenza, un idillio Inglese, con la sua piazzetta del mercato lastricata e la sua antica abbazia, ma ciò che giace sotto l'avvente facciata è una città in guerra. Ricchi in guerra coi poveri, teenagers in guerra con i genitori, mogli in guerra con i mariti, insegnanti in guerra contro i loro studenti... Pagford non è ciò che sembra.
     E il posto vuoto lasciato al consiglio comunale presto diventa l'elemento catalizzatore per la più grande guerra che la città abbia mai visto. Chi trionferà in un'elezione carica di passione, inganno e rivelazioni inaspettate?
    Un grande romanzo su una piccola città, The Casual Vacancy è il primo racconto di J.K.Rowling per un pubblico adulto. E'  il lavoro di una narratrice unica.

    La Recensione di Valetta

    Vorrei aver letto The Casual Vacancy senza sapere chi ne fosse l'autore. Perché non importa quante volte sia stato ribadito che il romanzo non avrebbe avuto niente a che fare con Harry Potter, non importa che avessi perfettamente chiaro che si sarebbe trattato di un libro per adulti, a malapena era arrivato tra le mie mani che già mi ero lanciata tra le sue pagine alla ricerca della mia adorata J.K.Rowling, della sua ironia, di almeno un briciolo di quella magia che ha reso Harry Potter una delle saghe più belle che abbia mai letto. Ovviamente, con queste premesse, la delusione non poteva che essere dietro l'angolo, alimentata dall'(insensata) ricerca di un qualcosa di indefinibile che riportasse quanto stavo leggendo sui binari di una narrazione nota, definita e familiare. Per questo motivo la stesura di questa recensione ha richiesto un'attenta riflessione, vorrei proporvi un giudizio del libro che sia il meno possibile influenzato da qualsivoglia aspettative e al tempo stesso mettere in guardia tutti coloro che si precipiteranno a leggere il romanzo "perché l'ha scritto l'autrice di Harry Potter" (e diciamocelo, sarà la quasi totalità di voi) perché si liberino il più possibile da ricordi e preconcetti prima di imbarcarsi nella lettura.

    Il "posto vacante" del titolo è quello che affligge il Consiglio Comunale di Pagford, immaginario paesello della campagna inglese, in seguito alla morte improvvisa del consigliere Barry Fairbrother.
    Gioviale, generoso, combattivo, Barry lascia un vuoto non solo nella sua famiglia ma anche nella vita di tutti coloro che avevano imparato a guardare a lui come un punto di riferimento; la sua morte inaspettata tuttavia ha anche l'effetto di destabilizzare definitivamente il sistema di relazioni sociali della piccola cittadina, che da decenni si regge su di un precario cumulo di ipocrisie, bugie e risentimento.
    Pagford ricorda un po' quei villaggetti inglesi che si vedono nelle puntate dell'ispettore Barnaby (telefilm che probabilmente in Italia guardiamo io e un paio di novantenni dimenticati addormentati davanti alla tv da parenti scriteriati), idilliaci nell'aspetto ma i cui abitanti conducono silenziose ma determinate battaglie quotidiane l'uno contro l'altro per ottenere la supremazia in faccende spesso meschine e futili. I ricchi vorrebbero vedere sparire i poveri, figli e genitori si torturano nel disprezzo e nell'incomprensione reciproca, gli adulti superano i ragazzi in gare di bullismo mentre drammi sociali si consumano sotto i loro occhi nell'indifferenza generale.
    A sentire i servizi passati in televisione in occasione dell'uscita del romanzo, The Casual Vacancy sembrava essere una riedizione de I peccatori di Peyton Place, complici le voci secondo cui la Rowling si sarebbe ispirata nella descrizione di Pagford alla citttadina in cui risiede e i compiaciuti commenti dei giornalisti che con insistenza ricordavano che il romanzo è destinato ad un pubblico adulto in quanto "pieno di sesso e volgarità". Voglio rassicurare (o deludere?) tutti voi: sì, di sesso si parla e alcuni personaggi utlizzano un linguaggio volgare, nella stessa misura in cui si parla di sesso e si dicono volgarità in ogni romanzo che affronta tematiche reali della quotidianità. Ma: no, J.K.Rowling non si è data al porno. A meno che, sia chiaro, il vostro unico metro di paragone non sia Harry Potter. Diversamente quest'opera può ricordare Carnage, nel modo in cui una serie di situazioni all'apparenza civili iniziano a mostrare sempre più crepe e incrinature fino a frantumarsi sotto il peso di una carica incontrollabile di rabbia e frustrazione. Altro paragone che mi è venuto in mente a lettura terminata è il film Magnolia in cui un altro evento drammatico e imprevedibile si riversa sull'intera città con un effetto catartico per alcuni e distruttivo per altri, indifferente ai meriti e demeriti di ciascuno.
    L'autrice infatti, per quanto non nasconda la sua disapprovazione verso alcuni dei suoi protagonisti, non riserva a nessuno un trattamento di favore ed evita di ergersi a giudice prodigando lieti fine ai buoni e severe punizioni ai cattivi. Nonostante alcuni dei personaggi risultino decisamente stereotipati, (e in effetti l'intera  Pagford non è altro che lo stereotipo della cittadina di provincia culla di un nido di serpi), la maggior parte di loro mostra un carattere a tutto tondo, in cui torti e ragioni sono integrati a tal punto che è molto difficile per il lettore non provare una qualche forma di empatia per ognuno di essi ad un certo punto del romanzo. La Rowling si dimostra ancora una volta una brava narratrice; sebbene il racconto stenti a decollare nella parte iniziale in cui molto tempo viene speso a presentare i diversi protagonisti senza capire bene dove si voglia andare a parare, il clima di tensione crescente lentamente avviluppa il lettore e rende veramente difficile abbandonare la lettura. L'autrice conserva quello stile semplice ma efficace a cui siamo abituati, che le permette di svelare l'animo dei suoi personaggi con naturalezza e realismo e che ho trovato particolarmente calzante nel descrivere le complesse relazioni genitori/figli che sono uno dei punti cardine del racconto, sebbene personalmente abbia sentito la mancanza di quell'ironia che nelle sue opere precedenti sapeva spargere anche nelle situazioni più drammatiche (se vogliamo trascurare quel gusto un po' perverso che la nostra J.K. sembra avere sempre avuto per "l'ironia del destino").
    Per questo alla fine si becca una stelletta in meno ed un'altra ancora ne perde perché, per quanto abbia trovato il romanzo coinvolgente e interessante, non posso ignorare la sensazione che si tratti di una storia già sentita. Provaci ancora Jo!

    Giudizio:
    +3stelle+

    La Recensione di Antonio

    Nella saga di Harry Potter si contrapponeva il mondo della magia a quello tanto più prosaico della realtà. In questo romanzo invece si confrontano due cittadine confinanti: Pagford e Yarvil. La prima, piccola e provinciale, è ordinata, pulita e prevalentemente residenziale, mentre la seconda è industriale, in continua espansione, sporca e piena di persone appartenenti alle classi meno abbienti. Le due città sono rimaste sempre divise, ancorché molti degli abitanti di Pagford vadano a lavorare a Yarvil. A tenerle separate anche visivamente è posta tra loro una collina su cui si erge la bella cattedrale di St. Thomas. Quando la casata nobile che viveva a Pagford e che deteneva un’ampia proprietà ai confini con Yarvil si è estinta, i nuovi proprietari avevano venduto alcuni campi inutilizzati su cui sono state edificate case popolari. Il nuovo quartiere, denominato “Fields”, è composto da gente di levatura sociale molto bassa proveniente da Yarvil e che sopravvive in gran parte grazie ai sussidi statali. 
    Questi nuovi abitanti hanno peraltro diritto di frequentare le scuole ed i servizi di Pagford e creano scompiglio e fastidio nella cittadina. Si formano quindi due fazioni nel consiglio comunale di Pagford: quella che definirei dei “conservatori” che vorrebbero eliminare il Centro di Tossicodipendenza e i “Fields” dalla loro zona di competenza affibbiandola a Yarvil e quella dei ”democratici” che cercano invece un’integrazione fra le due comunità.
    A capo di questi ultimi è Barry Fairbrother. Egli è nato nei “Fields” ma ha saputo elevarsi dalle origini umili e cerca adesso di aiutare le persone in difficoltà. Barry è piccolo di statura e non particolarmente bello ma ha dalla sua una forte personalità, notevole carisma, è dotato di un inossidabile buon umore e di una incredibile disponibilità verso il prossimo. A capo della fazione conservatrice e presidente del Consiglio Comunale c’è invece Howard Mollison, il macellaio della cittadina, enorme per stazza e adipe. Barry muore improvvisamente (nel primo capitolo) lasciando nella costernazione i suoi sostenitori. Molti di questi, sia uomini che donne, trovavano in lui un sostegno. Il venir meno di questo importante punto di riferimento crea loro un trauma cui cercano di reagire con difficoltà. Si acuiscono anche i contrasti generazionali perché Barry era un sostegno anche per alcuni adolescenti disturbati. Fra questi spicca in particolare Kristal, una ragazza che vive con la madre tossicodipendente ed il fratellino. Fino a quando era in vita Barry, lei si sentiva in qualche modo compresa e aiutata. Dal momento in cui muore si spengono anche le illusioni di Kristal di potersi riscattare e decide di farsi mettere incinta da un compagno di scuola di famiglia benestante per poter sperare in una vita migliore.
    La Rowling è una bravissima scrittrice nonché una valida intrattenitrice, come dimostra anche questo romanzo. Buona come sempre la caratterizzazione dei personaggi ancorché tendente talvolta al caricaturale. Le vicende dei protagonisti risultano molto coinvolgenti pur se le tematiche, mutatis mutandis, siano per la maggior parte le stesse che troviamo nella saga di Harry Potter:
    • in quest’ultima al mondo fantastico si contrapponeva quello prosaico della realtà; ne “Il posto vacante” alla piccola, ordinata e pulita cittadina di Pagford –dove si svolgono le vicende dei protagonisti del romanzo- si contrappone la cittadina industriale caotica e sporca di Yarvil. 
    • al conflitto fra insegnanti per il raggiungimento del potere nel castello magico di Harry Potter si contrappone ne “Il posto vacante” quella fra i componenti del consiglio comunale della cittadina di Pagford.
    • nella saga del maghetto le arti magiche erano spesso il mezzo che veniva utilizzato per raggiungere lo scopo prefissato. Nella cittadina di Pagford è il sesso che influenza e condiziona la vita dei protagonisti.
    In entrambe le storie c’è un conflitto fra adolescenti, ma ne “Il posto vacante” si assiste anche a divergenze fra coppie e contrasti generazionali. I personaggi del romanzo sono molti –per poterli descrivere la storia non entra veramente nel vivo fino a circa metà del libro- e dalla personalità complessa. Non deve essere stato facile per l’autrice destreggiarsi per far interagire tanti protagonisti, ma è la dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, delle maggiori capacità nella donna di gestire più cose contemporaneamente, avendo più sinapsi nel proprio cervello di quanto non abbia l’uomo. Punto debole a mio avviso del romanzo è il lieto fine che ha voluto imporre la Rowling. Da un dramma che si verifica nella cittadina nasce una nuova consapevolezza da parte dei protagonisti e improvvisamente troviamo figli che si riappacificano con i genitori e coppie sull’orlo della separazione che si ricompongono, ma le conversioni, a parte quella di San Paolo folgorato sulla via di Damasco, non sono notoriamente mai repentine. Il sesso è sostanzialmente quello che indirizza agli adulti questo romanzo che, peraltro, presenta situazioni nel complesso meno violente di quelle che assistiamo nella saga di Harry Potter. E’ piacevole l’ironia che la Rowling usa per imbastire i suoi personaggi ma, soprattutto, si apprezza che non cada mai nel patetico per descrivere le situazioni più drammatiche come quella della famiglia della giovane protagonista Kristal. Questo è un altro motivo per cui ritengo che, nonostante non ci sia “niente di nuovo sotto il sole”, il romanzo della Rowling sia altamente apprezzabile e godibile.
    Giudizio:
    +4stelle+

    La Recensione di Valeria

    L'ultimo romanzo di J. K. Rowling non ha niente a che vedere con il genere fantasy o con la saga del maghetto Harry Potter a cui quasi tutti siamo affezionati, si tratta tuttavia di un testo con aspetti interessanti. 
    La trama è un po' intricata perché non c'è un vero protagonista: si tratta di una storia corale. Al centro della vicenda vi sono infatti le reazioni che si scatenano tra gli abitanti di un paesino inglese, Pagford, alla morte improvvisa di un personaggio importante del Consiglio locale, Barry Fairbrother. Esponente della corrente progressista, impeccabile marito e padre di famiglia, all'apparenza benvoluto da tutti, Barry lottava per una questione centrale di politica interna: valorizzare i Fields, quartiere periferico degradato che ospita famiglie in difficoltà e Bellchapel il centro di disintossicazione per aiutare i drogati e assegnarli all'amministrazione di Pagford. Quando il suo seggio rimane vacante, i fragili equilibri che si erano stabiliti per dare un'apparenza di pacifica tranquillità e convivenza si rompono. 
    Tutti al suo funerale sembrano allo stesso modo disperati, ma c'è invece chi sorride di nascosto. Molti si propongono per ricoprire il suo posto, soprattutto Miles Mollison, esponente della fazione contraria e portatore di una politica conservatrice che vuole invece che i Fields vengano assegnati a Yarvil – altro centro vicino – e che Pagford rimanga “pulita” da certi elementi che possono screditarne la reputazione di paesino perfetto.  A sostegno di Barry invece rimangono principalmente Parminder Jawanda, dottoressa di Pagford, e Kay Bawden, assistente sociale che si occupa delle famiglie dei Fields. A mettere in crisi molte delle personalità di Pagford e le loro famiglie contribuiscono in modo significativo dei commenti anonimi che cominciano a comparire sul sito del Consiglio sotto il nome di “Il fantasma di Barry Fairbrother” e che svelano importanti verità su tradimenti, amori segreti, attività illecite, che avrebbero dovuto rimanere nascoste per sempre. Accanto a queste vicende politiche si affiancano quelle personali dei vari personaggi, adulti e adolescenti. 
    È particolarmente significativa la storia di Krystal, sedicenne che abita ai Fields in una casa piccola e sporca con il fratello di 3 anni e mezzo che rischia sempre di essere affidato ad un'altra famiglia perché la loro madre, drogata da molti anni e lasciata sola dagli altri membri della famiglia, non riesce mai a uscirne totalmente e non è in grado di prendersi cura dei figli. Alla morte di Barry, che era molto affezionato a lei e l'aveva aiutata a trovare la propria strada grazie alla partecipazione alla squadra di canottaggio della scuola – sport nel quale la ragazza si era scoperta molto dotata – Krystal vede crollare le sue certezze e i suoi unici momenti di gioia e soddisfazione: le trasferte, i complimenti di Barry, la vittoria nelle gare, e per lei comincerà un cammino molto difficile che si concluderà in modo drammatico. Un romanzo che coniuga vicende familiari, sentimentali, sociali e politiche, che attraverso la vicenda di un piccolo paesino inglese si presenta come una critica al mondo politico in generale, all'ipocrisia e alla brama di potere che spesso dominano sulla necessità di risolvere importanti problemi sociali e di tutelare le fasce più deboli della società.

    Giudizio:
    +3stelle+

    Dettagli del libro (Edizione inglese)
    • Titolo: The casual vacancy
    • Autore: J.K.Rowling
    • Editore: Hachette Digital per Amazon
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • ASIN: B007TK77QE
    • Pagine: 506
    • Formato - Prezzo: Kindle ebook - 15,00 Euro
    Dettagli del libro (Edizione italiana)
    • Titolo: Il seggio vacante
    • Autore: J.K.Rowling
    • Traduttore: Piraccini S.
    • Editore: Salani
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • ISBN-13: 9788867150960
    • Pagine: 553
    • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 22,00 Euro 

      16 marzo 2013

      Dal libro al film: Il lato positivo

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      A pochi di voi sarà sfuggito questo nuovo film di David O. Russel: tra la valanga di nomination ricevute, l'Oscar a Jennifer Lawrence, la caduta dalle scale di Jennifer Lawrence al momento del ritiro del premio, e la ripubblicazione del libro che ha ispirato la pellicola, non c'è angolo del web in cui non si parli de Il lato positivo (The silver lining playbook, USA, 2012).
      Ulteriore conferma della popolarità un po' inaspettata di questa commedia romantica è l'enorme successo ottenuto al box office, dove Il lato positivo si è piazzato nel week-end d'uscita (è arrivato nelle nostre sale giovedì 7 marzo) al secondo posto, superato solo dal colossal Il grande e potente Oz, servendo in questo modo da traino alla vendita del libro che Salani ha appena ripubblicato in copertina rigida in edizione movie tie-in, nel tentativo di rilanciare un'opera che da noi era già apparsa (sempre per Salani) nel 2009 con il titolo L'orlo argenteo delle nuvole, passando però un po' inosservata (qui la nostra recensione). Per chi se lo stesse chiedendo, il titolo della prima pubblicazione è la traduzione letterale dell'originale americano; nella nostra lingua si perde però il doppio senso di "silver lining" che oltre a indicare una caratteristica delle nuove particolarmente amata dal protagonista allude appunto in senso figurato al "risvolto positivo".
      Il film racconta la storia di Pat, affetto da disturbo bipolare e appena tornato a vivere a casa dei genitori dopo mesi di ricovero in un ospedale psichiatrico.
      Jennifer Lawrence è Tiffany
      Il grande sogno di Pat è quello di riconquistare la sua vecchia vita e soprattutto il rapporto con la moglie Nikki, alla quale però non può avvicinarsi a causa di un'ordinanza restrittiva. Nel suo faticoso tentativo di rimettersi in piedi l'uomo sarà aiutato, più o meno maldestramente, dal suo bizzarro psicanalista Cliff, dai genitori benintenzionati quanto preoccupati, e dalla vicina Tiffany, neo-vedova e squinternata quasi quanto lui, che lo convince a partecipare ad una gara di ballo per dilettanti in cambio di un suo aiuto nel riavvicinarlo a Nikki. 

      Il progetto è rimasto nei cassetti del regista per diversi anni, fin dal 2008, quando la Weinstein acquisì i diritti del libro per farlo produrre a Sidney Pollack e Anthony Minghella, che purtroppo morirono entrambi quell'anno. L'opera passò così nelle mani di David O.Russel, che però faticò parecchio a ideare una sceneggiatura efficace, soprattutto per il particolare mix di emotività, dramma e farsa che caratterizza il libro di Quick.
      Il regista risolve la questione calcando soprattutto sul lato della commedia, e trasformando di fatto il libro in una rom com, per quanto venata da risvolti malinconici come usano ultimamente dalle parti di Hollywood quegli autori che desiderano farsi chiamare indipendenti (non dimentichiamo che Russel è celebre per opere interessanti quanto bizzarre cone Three Kings e I Love Huckabees). Il bilanciamento tra dramma e comicità è qui particolarmente ben fatto ed è la ragione principale per le numerose critiche positive che il film ha ricevuto, sebbene il risultato si allontani decisamente dal tono del libro tanto che vale la pena considerarle due storie diverse.
      La pellicola punta tutto su due elementi principali: innanzitutto l'alchimia fra i due protagonisti, Pat e Tiffany, ottenuta tramite dialoghi serrati e sempre sopra le righe, in cui l'instabilità emotiva emerge in esplosioni tanto drammatiche quanto esilaranti. Ai botta e risposta fra i due è decisamente dato più spazio rispetto al romanzo, dove il rapporto fra Pat e Tiffany è molto più lento a svilupparsi e basato soprattutto su lunghi silenzi; di Tiffany abbiamo sempre una conoscenza "di seconda mano" perché filtrata dallo sguardo di Pat che narra la storia in prima persona, mentre nell'opera di Russel Tiffany si divide la scena in modo quasi paritario con il protagonista maschile.

      Tiffany e Pat si allenano per la gara
      Il secondo elemento chiave è la famigerata gara di ballo a cui il film assegna ruolo di primo piano nell'evolversi della vicenda, accentuando il ruolo formativo nel processo di maturazione di Pat, già presente nel romanzo, fino a farla diventare il climax dell'intera storia, l'evento catartico che in qualche modo porta alla soluzione dei problemi dei protagonisti. Questo ruolo è accentuato dalla decisione di legare a doppio filo le sorti della competizione all'attività di scommesse sportive esercitata dal padre di Pat, che perderà tutte le sue vincite se i due protagonisti perderanno la gara. Questo risolvolto della vicenda è totalmente invenzione di Russel; nell'opera di Quick, infatti, Pat Sr ha un lavoro regolare, e pur essendo un fanatico di football non si guadagna da vivere con le scommesse; questa variazione ha evidentemente lo scopo di aggiungere pathos e scopo alla trama, rendendola più appetibile per lo spettatore: come in ogni grande film hollywoodiano gli eroi si preparano per l'intero film per l'impresa finale che porterà l'happy ending nella vita di tutte le persone coinvolte.
      De Niro e Weaver: il padre e la madre del protagonsita
      Altro significativo cambiamento, che indirizza il film verso la commedia, è quello di rendere il personaggio di Robert De Niro, Pat Sr, decisamente più gradevole rispetto al libro, nel quale Pat fatica per tutto il racconto a trovare un dialogo con il padre che, pur amando il figlio, sembra incapace di accettarne la malattia e non riesce a rivolgergli la parola se non quando in preda all'euforia per la vittoria della squadra di football del cuore. Il Pat Sr di De Niro è invece burbero e diffidente ma fondamentalemnte affettuoso e più portato a legare con il figlio, quasi una versione seria del suocero psicopatico di Ben Stiller in Ti presento i miei. In effetti erano state girate diverse versioni delle scene padre e figlio, nelle quali di volta in volta il personaggio di De Niro era più o meno negativo, optando poi per l'edulcorata versione finale.
      Avendo reso la figura del padre più gradevole, Russel ha evidentemente ritenuto necessario tagliare quella del fratello di Pat, Frank, che qui fa poco più di una comparsata, mentre nel racconto di Quick è una figura fondamentale per la gaurigione del protagonista. Curiosità: essendo sia De Niro che Bradley Cooper di origine italiana, il cognome dei protagonisti è stato cambiato da Peoples a Solitano nel passaggio dalla carta alla pellicola.
      Bradley Cooper è Pat

      Ultimo cambiamento che val la pena di segnalare e che sottolinea la strada presa da Russel nella realizzazione del film sono i siparietti comici dedicati a Danny, l'amico squinternato di Pat che compare nei momenti più improbabili dichiarando di esser stato rilasciato dall'ospedale psichiatrico per poi essere immancabilmente riportato indietro da un solerte poliziotto. Inutile dire che di tali siparietti non vi è traccia nel romanzo e il ruolo di Danny è per certi versi sminuito rispetto all'originale.

      Come accennato in precedenza, il peso del film ricade quasi interamente sulle spalle dei due protagonisti, Bradley Cooper (Una notte da leoni, Limitless) e Jennifer Lawrence (Un gelido inverno, Hunger Games) che, come dimostrano i numerosi riconoscimenti ricevuti, fanno un ottimo lavoro anche se, parere personale, l'Oscar alla Lawrence mi è sembrato decisamente un'esagerazione e principalmente legato alla capacità dell'attrice ventunenne (notevole) di tener testa a un Cooper di sedici anni più grande, risultando credibile in una parte pensata per un'attrice più vecchia.
      Uno dei molti "confronti" fra i protagonisti
      Bradley Cooper si è invece dovuto accontentare della meritata nomination per lo
      splendido mix di aggressività e infantilità con cui tratteggia il suo Pat, una perfomance decisamente sopra i livelli medi dell'attore. Naturalmente nel gruppo di interpreti, tutti bravi, va ricodato anche il già citato De Niro, al suo primo ruolo decente da anni, convincente anche se un po' gigioneggiante.
      Nel complesso ho un giudizio ambivalente verso questo film: al di là delle differenze rispetto al romanzo da cui è tratto, lo definirei comunque un'opera riuscita a metà, simpatica, divertente, godibile, ma sostanzialmente superficiale nell'affrontare il problema delle malattie mentali che sta alla base dell'opera di Quick. Come accade spesso in molte commedie il personaggio principale presenta all'inizio qualche grave problema che miracolosamente scompare a metà pellicola, quando un'attività alternativa ed esteticamente ed emotivamente gradevole per lo spettatore (il ballo) prende il posto di tutte le altre preoccupazioni. Una bella commedia che poteva dare di più.


      Articolo di Valetta
       
      Il trailer del film

      12 marzo 2013

      Il lato positivo. L'orlo argenteo delle nuvole - Matthew Quick

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      I Contenuti

      Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L'inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel 'postaccio', la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo... Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov'è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l'ultima volta che l'ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all'imprevedibile finale.

      La Recensione

      Per la prima volta in vita mia ho visto il film prima di leggere il libro e vi consiglio di fare altrettanto, non perché il libro sia necessariamente migliore, ma  perché i due hanno un taglio piuttosto differente e sviluppano la vicenda enfatizzando aspetti diversi. Prometto che amplierò il discorso nel mio prossimo "Dal libro al film", al momento basti dire che se avessi letto il romanzo di Quick prima di andare al cinema probabilmente me ne sarei uscita pensando: "Ecco, non hanno colto il senso del libro, l'hanno banalizzato" (che è poi quello che succede il 90% delle volte in cui si vede un film tratto da un libro, alla faccia di chi vi dà dell'intellettuale spocchioso). Invertendo le azioni, invece, mi sono sinceramente divertita vedendo la pellicola con Bradley Cooper e poi mi sono goduta senza troppe recriminazioni la prospettiva alternativa offerta dal libro.
      Non che il racconto di Quick brilli per la profonda analisi della realtà delle malattie psichiatriche, ma se non altro ci offre un resoconto sincero della vita quotidiana di una persona affetta da un grave disturbo psicologico che tenta di inserirsi nuovamente nella società dei "normali", per i quali è facile etichettare ogni diversità sotto la generica insegna di "pazzo".
      Sarà che ho letto i due libri a breve distanza l'uno dall'altro,ma per molti aspetti Il lato positivo mi è sembrato una versione adulta di Noi siamo infinitodi Stephen Chbosky. Stessa forma di narrazione in prima persona, stesso protagonista estremamente emotivo e con un modo di esprimersi notevolmente immaturo rispetto all'età anagrafica, medesima presenza di un traumatico evento nel passato volutamente rimosso che viene svelato al lettore solo nelle ultime pagine come evento catartico verso la riconquista dell'equilibrio mentale da parte del protagonista, medesimo tentativo di maturazione attraverso la lettura di alcuni grandi classici della letteratura
      Se in Noi siamo infinito era evidente il taglio adolescenziale degli eventi, qui il personaggio principale, Pat Peoples, è inserito in un contesto decisamente più adulto; unico richiamo all'adolescenza rimasto è  l'atteggiamento del protagonista che, come un Holden Caulfield troppo cresciuto, si rifiuta di affrontare il mondo dei grandi, dove non tutto ha un lieto fine e non sempre c'è un lato positivo a cui aggrapparsi.
      Per sottolineare il livello di immaturità a cui Pat è regredito, e possibilmente anche a causa di un violento colpo in testa (l'autore non è molto specifico a questo riguardo), Quick sceglie di far parlare l'uomo ormai trentacinquenne come un ragazzino, per cui la sua narrazione spesso suona come un temino di un quindicenne che non ha mai terminato le elementari, sia nella forma che nel linguaggio utilizzato (l'isituto psichiatrico in cui Pat ha trascorso anni èsempre identificato come "the bad place", i malviventi che lo derubano "the bad people" etc.).Onestamente, per quanto ne capisca le intenzioni, questo mi pare uno degli aspetti meno credibili dell'opera, soprattutto se si considera che, prima del suo crollo nervoso, Pat era insegnante di storia alle superiori.
      Seppur in modo grossolano, tuttavia, questo stratagemma aiuta a comprendere il senso di estraniamento di Pat che, pur circondato da amici e familiari animati dalle migliori intenzioni sebbene in qualche modo intimiditi dal suo essere un "crazy pop piller", fatica a esprimere il proprio profondo turbamento in modo adeguato, navigando in un limbo di frustrazione e sensi di colpa. Per questo motivo, le maggiori fonti di conforto si rivelano essere le uscite con una vicina instabile quasi quanto lui e le partite di football degli adoratissimi Eagles; in entrambe le situazioni infatti Pat riesce in qualche modo a dimenticare la propria anormalità e a sentirsi di nuovo parte di un gruppo nel quale l'incapacità di accettare l'abbandono di uno sposo o perfino un attacco di violenza irrazionale non suonano più così folli.
      La scelta di legare gli alti e bassi del processo di guarigione di Pat e il suo complesso legame con un padre totalmete incapace di accettare la malattia del figlio all'andamento degli Eagles nel campionato di football è sicuramente uno degli aspetti meglio riusciti del romanzo, e lo dico da donna totalmente ignorante di football e in generale incapace di affrontare una conversazione sullo sport senza cadere addormentata nel giro di cinque minuti. Sempre come donna, inoltre, mi vien da dire che questo è un libro chiaramente scritto da un uomo, non tanto per la massiccia presenza di sport, quanto per la visione stereotipata e leggermente maschilista di tutti i personaggi femminili (la mamma superchioccia, la moglie del migliore amico ipercritica, e naturalmente la giovane vedova che per superare il dolore si offre ad ogni uomo che incontra) e in generale per la risoluzione un po' terra terra (un uomo direbbe "senza troppe paturnie") delle problematiche che affliggono il protagonista; tuttavia il romanzo rimane decisamente godibile e non privo di una simpatica ironia da "black comedy" che aiuta a sdrammatizzare i momenti più emotivi e regala qualche sincera risata.
      Infine, come avevo già osservato in Noi siamo infinito, anche qui paga la scelta un po' ruffiana di un personaggio mentalmente svantaggiato che con la sua ingenuità disarmante e il suo caparbio, e alla fine un po' patetico,impuntarsi nel cercare sempre il lato positivo di ogni situazione arriva al cuore del lettore e lo spinge a imparare a considerare prospettive diverse e a immedesimarsi nel prossimo prima di ergersi a giudice delle azioni altrui.
      Ultimo importante avvertimento: se ancora non avete letto Il Grande Gatsby, Il giovane Holden, La Campana di Vetro, Addio alle armi , La lettera scarlatta e Huckleberry Finn, fate attenzione perché Pat spoilera il finale di tutti que
      sti romanzi!
       

      Giudizio:
      +4stelle+

      Articolo di Valetta

      Dettagli del libro
      • Titolo: Il lato positivo (già pubblicato come "L'orlo argenteo delle nuvole")
      • Titolo originale: The Silver Linings Playbook
      • Autore: Matthew Quick
      • Traduttore: G. Calza
      • Editore: Salani
      • Data di Pubblicazione: 2013
      • ISBN-13: 9788867152933
      • Pagine: 290
      • Formato - Prezzo: Rilegato, sovracoperta - 16,00 Euro

      03 aprile 2012

      Elegance - Kathleen Tessaro

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      I Contenuti

      È la storia di Louise, una donna ancora giovane, la cui vita sembra andare in pezzi: svanito il sogno di fare l'attrice, si ritrova cassiera in un teatro. Il matrimonio con un attore è ormai in crisi da tempo. Anche la suocera, una ex modella molto glamour, ancora bellissima, contribuisce a far sentire Louise sempre più tagliata fuori. Fino a che, un giorno, rovistando in una delle librerie di Charing Cross, troverà un prezioso grigio libriccino, un trattato di eleganza degli anni '60. Louise comincia a leggerlo e già dalle prime pagine una voce sembra sussurrarle qualcosa: partire dall'eleganza per far fronte ai suoi problemi e riacquistare la fiducia in se stessa.

      Diario di lettura
      Non si può giudicare un libro dalla copertina, ma si possono capire un sacco di cose su una persona dalle sue scarpe.
      Quando il marketing fa il suo lavoro: assidua frequentatrice e acquirente della mia libreria di fiducia, nell'estate del 2003 mi sono ritrovata un'immagine ricorrente, tra borsette e poster promozionali, ovvero quella della (elegantissima) copertina di "Elegance", di Kathleen Tessaro. All'ennesimo giro in libreria, il romanzo è finito tra i miei acquisti e devo dire che mai avrei pensato mi sarebbe piaciuto così tanto.
      Era un libro sottile, grigio, intitolato Elegance. Era sepolto tra un grosso volume ovviamente intonso sulla storia della monarchia francese e una consunta edizione tascabile di Donne in amore di D.H. Lawrence. Più alto e sottile degli altri libri sullo scaffale, si ergeva con sprezzante autorità; le lettere goffrate del titolo scintillavano contro la copertina di satin argenteo come una moneta d’oro lucente sul fondo di un ruscello.
      Come la protagonista trova la sua bibbia e la sua guida in un vecchio "Guida all'eleganza" scritto da madame Geneviève Dariaux - libro realmente pubblicato e ristampato di recente - così io mi sono ritrovata più e più volte a rileggere questo "Elegance", crecandovi svago, riflessione, conforto. Nonostante sia una prima edizione, è una brossura che fin dalla prima lettura ha mostrato la sua fragilità. (Mi sono sentita presa in giro nel trovare l'edizione economica in copertina rigida, rilegata con tutti i sacri crismi.) Da buona restauratrice, non mi sono fatta spaventare dalle pagine cadute, una mano di colla vinilica, una mezza giornata di pressa, e il libro è come nuovo, meglio di quando è uscito dalla tipografia - eccetto pagina 95, che nonostante superattak e simili non vuole saperne di stare a posto.
      Che senso ha fare tutti questi sforzi se alla fine continuo a non essere bella e il nomignolo più lusinghiero che mio marito riesce a trovare è Salsiccia?
      Come Louise, anch'io attraversavo un momento di crisi sentimentale e personale: non era un matrimonio sull'orlo del naufragio, ma quando il cuore fa male, fa male e basta. Mi sentivo presa in giro, nel più vile dei modi, e anche Louise, a modo suo, lo è: in una sorta di transfert, mi sono trovata a pensare che anche il mio ex avesse lo stesso problema di fondo del marito innominato di Louise e, strano ma vero, ho cominciato a farmene una ragione e a voltare pagina. Allo stesso tempo ho cominciato a prestare più attenzione a me stessa, perché come possono gli altri vedermi se io per prima non mi considero? Le chicche di madame Dariaux hanno ispirato più volte anche me nella scelta degli abiti, ma ammetto di non essere mai riuscita a rinunciare alla comodità che lei aborriva in nome dell'eleganza.
      Quando il comfort diventa un fine, è il Nemico Pubblico Numero Uno dell'eleganza.
      Tendo a considerare i romanzi come vecchi amici, quelli che magari non vedi per tanto tempo e quando ti ritrovi è come se non fosse passato più di un giorno dall'ultimo incontro. Persone con le quali ti senti a casa ma che comunque riescono sempre a sorprenderti. Per questo mi piace rileggere più e più volte i miei preferiti, è come ritrovare uno di questi amici - ben noti eppure diversi, perché non ci si bagna due volte nello stesso fiume.
      [Colin] è un'ex 'divina' del West End; faceva il ballerino in Cats finché un problema al tendine non ha concluso per sempre i suoi giorni in tutina elastica.
      Colin è purtroppo una figura che nella mia vita non c'è, ma quanto mi sarebbe piaciuto conoscerlo! Con il suo tè nero espresso, i suoi avanzi di supermercato scontati, la sua casa sempre aperta per dare asilo agli amici in difficoltà. Lo immagino come una persona solare, di quelle che quando entrano in una stanza fanno voltare tutti verso di sé, diventando immediatamente il centro dell'attenzione.
      [Ria] è il capo serio. Un classico. Una vera amica, modello dolcevita nero di cachemire.
      Soffiatrice di vetro e direttrice di una galleria d'arte, Ria è la donna che mi sarebbe piaciuto essere, almeno per un po'. Elegante e composta, ostenta una sicurezza che in fondo non ha, per nascondere la sua deliziosa fragilità. È diventata la mia eroina nell'episodio del salvataggio del Ritz: Louise ha un appuntamento galante e per fare colpo esagera in tutto, dalla minigonna ai capelli, al trucco. Ria corre in suo aiuto, come un cavaliere in soccorso della damigella in pericolo, e Louise ne esce trasformata, da quasi-squillo a donna algida e superiore.
      Mi volto e mi trovo davanti a una donna minuscola, più vecchia di me, elegante.
      Lei sì che posso dire di averla conosciuta: lady Castle, ovvero la mia professoressa di matematica del liceo. Bassa e rotonda, mai l'ho vista vestita meno che con gran classe - peccato che in mezzo ad adolescenti in crisi ormonale fosse sprecata. I suoi cappelli mi sono rimasti impressi come il suo sorriso e il mio rammarico è di non averla capita quando avrei potuto prenderne ispirazione. Ammetto che forse è anche merito di Elegance se sono arrivata ad apprezzare i suoi cappelli, così chic eppure così incompresi.
      Ho trentatré anni.
      La prima volta che ho letto Elegance ne avevo venticinque. Louise mi sembrava così lontanamente vecchia, così vissuta, così adulta, e tale è rimasta fino ad oggi: romanzo alla mano, lo sfoglio per cercare le citazioni da inserire qui e mi imbatto in questo numero. "Ho trentatrè anni": anch'io, Louise, anch'io. Un attimo di panico mi assale, allora anch'io sono vecchia e vissuta e adulta e prossima al capolinea? O forse così è come si sente Louise, come io l'ho percepita attraverso le sue parole? È la sua verità, ma non è la verità. Sicuramente quando rileggerò la prossima volta Elegance sarà con occhi ben diversi: non più quelli di una ragazza che si sente giovane nei confronti di una donna che ha vissuto tanto, ma quelli di una coetanea che ha vissuto altrettanto. Non sarà più la storia di una "più grande", ma una strada che anch'io avrei potuto percorrere. Non sarà più un mondo lontano, anzi le distanze si accorceranno.
      [...] è nei momenti in cui ci dimentichiamo completamente di noi stesse che raggiungiamo la vetta della nostra bellezza.

      Giudizio:
       +5stelle+

      Articolo di Pythia

      Dettagli del libro
      • Titolo: Elegance
      • Titolo originale: Elegance
      • Autore: Kathleen Tessaro
      • Traduttore: B. Masini
      • Editore: Salani
      • Data di Pubblicazione: 2003
      • Collana: Femminili
      • ISBN-13: 9788884512529
      • Pagine: 317
      • Formato - Prezzo: Brossura - 14.50 Euro

      15 maggio 2011

      L'anello di Salomone - Jonathan Stroud

      ,
      I Contenuti

      Re Salomone ha tredici maghi e un'infinità di demoni ai loro ordini. Fra questi c'è Bartimeus, incaricato di scovare inestimabili tesori. Nel frattempo la regina di Saba invia a Gerusalemme una giovane guerriera con una doppia missione: uccidere il re e impadronirsi dell'anello magico, l'amuleto più potente di tutti, perchè chi lo possiede può distruggere un intero mondo solo con il pensiero. Ecco allora dispiegarsi biechi intrighi e spettacolari battaglie, mirabolanti trasformazioni, continue sorprese e un'incredibile caccia al tesoro.

      La Recensione di Tancredi

      E' con piacere estremo che annuncio il ritorno del grande Bartimeus. Non solo: noto con altrettanto piacere il ritorno del buon vecchio Jonathan Stroud, che finalmente sembra essersi ripreso da quell'orrore che è il suo romanzo precedente, La valle degli Eroi, un pallidissimo e banalissimo fantasy che aveva sputato sulla grandiosa opera di decostruzione del canone che è stata la Trilogia.
      L'anello di Salomone si potrebbe definire un prequel della trilogia: il protagonista indiscusso è il jinn Bartimeus, all'opera sotto il potente Salomone re d'Israele. Il romanzo è un mix riuscito di azione e divertimento, dal fondo storico ricco e accompagnato da una affascinante galleria di personaggi.
      Plaudo innanzitutto proprio alla scelta del contesto storico, perfettamente ricostruito nelle immagini suggestive, negli odori speziati dell'Oriente, nei costumi dei personaggi e nella grandiosità del palazzo di Salomone. Vivide e originali sono le descrizioni, così come sapientemente elaborate risultano le scene di azione. Molto interessanti i personaggi coinvolti, da re Salomone, ai suoi stregoni sottoposti, a tutta la schiera di jinn, marid e altri demoni coinvolti. Unica pecca, forse, il personaggio comprimario di Asmira, palliduccia rispetto al Nathaniel e alla Kitty della Trilogia. Immancabile, infine, l'elemento più caratteristico della serie: l'ironia sferzante e molto british di Bartimeus. Un ingrediente prezioso di cui si era sentito la mancanza.
      Non sarà ai livelli della Trilogia, ma può bastare.

      Giudizio:
       +4stelle+


      La Recensione di Pythia

      Confesso, sono stata molto indecisa se acquistare o meno questo prequel della Trilogia di Bartimeus... per cinque minuti: poi non ho resistito ed è stato mio.
      La scelta di un prequel è secondo me azzeccata: la Trilogia finisce in modo così equilibrato che un eventuale seguito è impensabile e, inoltre, anche chi non abbia ancora avuto modo di leggerla, può gustarsi tranquillamente questo romanzo, innamorarsi pazzamente di Bartimeus e quindi rimediare alla propria imperdonabile mancanza precipitandosi a recuperare i primi tre.
      Bartimeus è sempre il solito: irriverente, egotico, sarcastico, divertentissimo. Non è proprio possibile immaginarlo come un'entità negativa, come più volte dichiara di essere. Bastardo e approfittatore, non si fa scrupoli a mangiarsi in un sol boccone lo sventuato mago che commetta un errore; vive la propria schiavitù cercando un modo per liberarsene, col maggior danno possibile per chi l'ha evocato; pretende di essere completamente disinteressato dalle sorti degli umani, ma sotto sotto è un tenerone.
      A contendergli inutilmente la scena, troviamo maghi di varia natura e un'improbabile spia-assassina.
      Salomone, Colui che Possiede l'Anello, temutissimo re e potente mago, piega al proprio volere chiunque gli capiti a tiro grazie al potere del magico gioiello; man mano che lo si conosce, si capisce che il primo schiavo del proprio potere è lui stesso e non si può fare a meno di provare simpatia.
      Asmira, inviata in missione segreta dalla regina di Saba, ricorda Kitty per la sua intraprendenza e il suo coraggio; è da tenere d'occhio perché nel corso degli avvenimenti non mancherà di sorprendere.
      Khaba vorrebbe essere il cattivo di turno ma ahimé resta l'unico neo del romanzo, piuttosto superficiale e poco motivato.
      Tutto intorno, il consueto esercito di folletti, foliot e jinn, tra cui troviamo anche un'altra vecchia conoscenza, l'acerrimo nemico di Bartimeus, Faquarl.
      Avvincente, con un ritmo ben sostenuto dall'inizio alla fine, "L'anello di Salomone" è un romanzo ben riuscito che non fa sentire la nostalgia dei suoi predecessori e che sicuramente non delude le aspettative di chi spera di ritrovare lo stesso brio della Trilogia.

      Giudizio:
       +5stelle+

      Dettagli del libro
      • Titolo: L'anello di Salomone
      • Titolo originale: The Ring Of Solomon
      • Autore: Jonathan Stroud
      • Traduttore: R. Cravero
      • Editore: Salani
      • Data di Pubblicazione: 2011
      • Collana: Mondi fantastici Salani
      • ISBN-13: 9788862564724
      • Pagine: 407
      • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,60 Euro

      02 maggio 2011

      Novità Salani: la nuova edizione di Harry Potter e la Pietra Filosofale

      ,
      La casa editrice Salani sembra voler approfittare del traino della serie (in vista dell'uscita di Harry Potter e i Doni della morte – Parte II nei cinema, il 15 luglio), e, poco dopo la pubblicazione della nuova edizione economica da parte dell'editore inglese Bloomsbury, presenta un'edizione speculare -la terza in Italia- di Harry Potter e La pietra filosofale, cui seguiranno gli altri sei romanzi della saga. L'edizione, senza illustrazioni interne e più piccola e maneggevole della precedente a copertina morbida, presenta una particolarità che sicuramente ne garantirà la vendita anche a molti dei lettori che già possiedono il romanzo: è stata infatti ritradotta, a cura di Marina Astrologo. Le modifiche, oltre a ripristinare in moltissimi casi i cognomi originali dei personaggi, correggono alcuni piccoli errori presenti nelle versioni precedenti.
      L'introduzione di Stefano Bartezzaghi è chiara:
      Nella pratica questo [il fatto che al momento di tradurre ogni volume i successivi non fossero stati scritti] ha significato tradurre alla cieca e non avere la possibilità di scegliere con la necessaria ponderazione.
      Certo. E' questo il motivo per cui sarebbe meglio tradurre letteralmente, e non prendendosi fantasiose licenze poetiche immotivate. Per fortuna, almeno in questo caso, si può dire che non è mai troppo tardi. Ecco alcune delle modifiche essenziali:
      • Le Case:
        Pare che l'intento dei primi traduttori fosse quello di inventare un accostamento animale/colore, ignorando bellamente il fatto che tali colori non fossero presenti nei nomi originali e, anzi, a volte non fossero nemmeno quelli rappresentativi delle Case cui si riferivano. Nonostante l'intento dichiarato nella Prefazione della nuova edizione di abbandonare questa combinazione, solo nel caso di
        Tassorosso, diventato Tassofrasso (in originale Hufflepuff), si è portato al termine; le altre Case hanno mantenuto i loro nomi: Corvonero (Ravenclaw), Serpeverde (Slytherin) e Grifondoro (Gryffindor).
      • I nomi dei personaggi:
        Per alcuni nomi, al contrario delle precedenti edizioni, è stata mantenuta la forma originale. Tra i professori, la McGrannitt è tornata a essere McGonagall, Raptor è Quirinus Quirrell, Vitious è Flitwick, e così via. Sono stati invece mantenuti due importanti nomi discutibilmente tradotti in passato, ovvero Silente (al posto dell'evocativo Dumbledore, lett. Calabrone) e Piton (Snape). Tra gli studenti, Neville Paciock compare come Neville Longbottom (lett. Sederone), Tiger è Crabbe, Oliver Baston è Oliver Wood, è stato corretto il cognome Susan Hossas (ridiventata poi Susan Bones nei volumi successivi), e Calì Patil è tornata al suo nome indiano Parvati. Tra gli altri, Gazza e Mrs Purr sono Filch e Mrs Norris, il Ministro Caramell è Cornelius Fudge, Pix è tornato a essere Peeves, Fiorenzo ha ripreso il suo nome Firenze, e il rospo di Neville, Oscar, è Trevor.
      • Minuzie: il sorbetto al limone che Silente offre alla McGonagall nel primo capitolo è tornato a essere una caramella; le caldarroste che Ron ed Harry arrostiscono durante le vacanze natalizie sono di nuovo dei marshmallows; soprattutto, il nome originale dello Specchio delle brame, The Mirror of Erised (speculare di Desire), è stato analogamente reso, in quest'edizione, con Specchio delle Emarb.
      • Alcune creature magiche hanno ripreso i loro nomi: i folletti, ad esempio, sono tornati a essere goblin. Secondo l'introduzione, anche alcuni degli incantesimi dovrebbero essere stati modificati, ma in questo primo libro non mi è sembrato di trovarne di nuovi. 
      Attendiamo i successivi per comprendere se sia stato corretto anche l'errore più grossolano di tutti, ovvero l'indistinzione tra sanguesporco (mago nato in una famiglia babbana, come Hermione) e mezzosangue (mago nato da un genitore mago e uno babbano o nato babbano, come lo stesso Harry).

      Articolo di Sakura87


      Harry Potter e La pietra filosofale - J. K. Rowling
      9,00 €, 302 pagine, brossura
      Tradotto da M. Astrologo, curatore S. Bartezzaghi
      Pubblicato da Salani, collana Biblioteca Economica


       

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