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02 gennaio 2014

Wanted - Lavie Tidhar

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I Contenuti

Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell'11 settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama bin Laden. Un giorno Joe riceve la visita di una misteriosa donna, che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l'autore di quei libri; inizia così un'avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul. Man mano che l'indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà. "Wanted" è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi

La Recensione

Wanted è uno di quei libri difficili da commentare senza rovinare ai futuri lettori il piacere di scoprire la vera anima del romanzo da soli.
Posso sbilanciarmi ad osservare che l'inizio dell'opera di Lavie Tidhar mi aveva lasciata perplessa e anche un po' delusa. I primi capitoli rientrano infatti nei canoni del noir a tal punto da che sembrano usciti dritti dritti da un manuale su come scrivere il noir perfetto. Joe è il classico investigatore privato solitario, dedito al whisky e dalla vita personale frugale e ripetitiva che viene coinvolto dalla femme fatale di turno in una caccia al l'uomo di cui capisce poco e che lo porterà a prenderle di santa ragione un po' ad ogni angolo.
Si respira un'atmosfera che fa molto "Casablanca" (ed in effetti il libro è ricco di riferimenti al film) e che devo ammettere personalmente non amo molto per cui mi sono trovata a chiedermi come fosse possibile che il World Fantasy Award 2012 fosse stato assegnato a quello che sembrava essere "il solito noir", quando altri romanzi di spicco come A Dance with Dragons di Martin e 11/22/63 di King erano in gara.
Ciò che ha mantenuto viva la mia attenzione è le percezione, dapprima solo suggerita dall'autore, che non tutto fosse come sembrava e che qualche tassello fosse fuori posto. Il primo indizio è la relativa arretratezza tecnologica del mondo abitato da Joe. L'ambientazione è contemporanea ma mancano quelle caratteristiche che sembrano imprescindibili nella nostra vita come internet e la telefonia mobile, persino una carta di credito ricevuta dalla cliente che l'ha ingaggiato appare a Joe come un oggetto semi-sconosciuto e potenzialmente inaffidabile. Il Laos nel quale il nostro detective vive, inoltre, è una nazione molto più pacifica rispetto a come siamo abituati a pensarla. Tutto il mondo è in realtà moto più pacifico perché il mondo di Joe è un mondo senza terrorismo, un mondo in cui Osama Bin Laden è solo il protagonista di una serie di libri dozzinali che descrivono atti di violenza inaudita con motivazioni del tutto incomprensibili per lo stralunato investigatore.
Quando l'uomo accetta l'incarico di rintracciare l'autore di questi romanzi, Michael Longshott, e inizia un lungo viaggio tra Parigi Londra e il Medio Oriente piccole crepe iniziano però a formarsi nella sua sonnolenta realtà. Dapprima si tratta di episodi isolati, misteriose figure in nero che appaiono e scompaiono dal nulla e che Joe si sforza di ignorare aggrappandosi con ostinazione cieca ai brandelli della vita che conosce ma, man mano che l'avventura procede, i tentativi del protagonista si fanno sempre più deboli e confusi, la sua realtà si sfalda, le immagini si confondono, la lucidità è un miraggio lontano.
Tidahr riesce a descrivere questa confusione senza ricorrere a quello stile narrativo delirante che spesso si osserva in questo tipo di storie. Eventi incomprensibili si affastellano quasi con naturalità contrapponendosi alla razionalità delle descrizioni della quotidianità ai limiti dell'insignificante come l'elenco dei passeggeri nella sala d'aspetto di un aeroporto, che è poi il mezzo con cui Joe tenta di dare concretezza al suo mondo. L'avventura del protagonista si alterna a capitoli dei racconti pulp di Longshott che il lettore facilmente riconosce come alcuni degli episodi di cronaca più cruenti dei giorni nostri come le bombe nella metropolitana di Londra o l'attentato di Sharm el-Sheikh. Il paragone con La svastica sul sole di Dick è immediato ma, come si accennava, la narrazione qui è meno angosciata, riflesso del fatto che il focus dell'autore non è sulle nostre paranoie ma sul nostro modo di relazionarci con la realtà e come essa venga plasmata per soddisfare le esigenze del nostro io. Il confine con l'opera di Dick è a volte sottilissimo, le nostre paure sono sempre in primo piano ma Tidhar si concentra sugli estremi che siamo disposti a superare pur di fare in modo che la nostra vita vada nel modo in cui ci siamo prefissati.
Le risposte che l'autore ci mette davanti sono disturbanti sotto vari aspetti;non è solo la via di Joe che è sotto la lente di ingrandimento ma anche la nostra perché quando osserviamo il nostro mondo dal punto di vista del detective, con la sua totale incapacità di comprendere in nome di quali ideali migliaia di persone perdano la vita ogni anno in attentati terroristici ci rendiamo conto dell'assurdità di questa guerra a base di terrore che riempie e plasma le nostre vite.
Tidhar sa di cosa parla visto che nel 1998 era a Dar-es-Salaam quando avvenne l'attentato all'ambasciata americana e mancò di poco gli attentati del 2004 nel Sinai e a Londra del 2005. La sua narrazione risulta d'impatto e veritiera nonostante l'autore mantenga sempre un approccio razionale che non cerca il coinvolgimento del lettore puntando sul melodrammatico, sebbene eventi e le testimonianze drammatiche nel libro on manchino. L'unico risvolto negativo di questo atteggiamento è che, così come Joe sembra sempre sconnesso da sé, il lettore rimane sconnesso da Joe e non è particolarmente interessato a conoscerne il fato. Per questo motivo ho trovato in alcuni punti il racconto è un po' piatto ma la volontà di comprendere come la realtà del detective si intersecasse con la nostra è stata sufficiente a mantener vivo l'interesse fino al termine del romanzo.
Wanted è sicuramente uno dei libri più originali che abbia letto quest'anno oltre che uno dei più complessi per i diversi livelli di interpretazione che offre e sicuramente il più sorprendente per la sua capacità di stupire sfruttando una serie di cliché per creare una storia assolutamente nuova, attuale e interessante che ogni amante del fantasy dovrebbe leggere.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Wanted
  • Titolo originale: Osama
  • Autore: Lavie Tidhar
  • Traduttore: Vetta L., Campanozzi A.
  • Editore: Gargoyle
  • Collana: Extra
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788898172160
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,00 Euro 

01 gennaio 2014

Gennaio: Speciale Horror

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Non tutti vanno pazzi per il clima natalizio pieno di allegria e buoni sentimenti, anzi, molti di voi dopo aver fatto il pieno di cibo e parenti non vedranno l'ora di staccare per un po' dalle smancerie, e quale modo migliore di farlo se non seguendo in nostro speciale di Gennaio dedicato ai romanzi di paura?
L'ispirazione ci è arrivata dall'anniversario della nascita di Edgar Allan Poe, che ricorrerà il 19 di questo mese. Poe è uno degli autori simbolo di questo genere letterario, a volte snobbato dai critici come letteratura "dozzinale", che però vanta una delle ascendenze più antiche della letteratura in quanto fonda le sue radici nel folklore e nelle tradizioni religiose più remote, in cui gli uomini si interrogavano sulla morte e la vita dopo di essa e, naturalmente, sulla natura del maligno.
I primi ad ispirarsi in modo massiccio a questo tipo di cultura furono gli autori del tardo Ottocento, come Horace Walpole e Ann Radcliffe, che diedero vita a quella che è ora famosa come letteratura Gotica. Forse leggendole ora si può stentare a crederlo ma all'epoca della loro pubblicazione le opere di queste autori suscitarono un enorme scandalo in quanto per la prima volta rifiutavano il realismo per esaltare il fascino del sovrannaturale. Nonostante l'opposizione della critica, che li bollò come reazionari e anacronistici questi romanzi ebbero un discreto successo di pubblico e aprirono le porte a grandi capolavori dell'ottocento come il Frankenstein di Mary Shelley, Lo strano caso del Dr Jekill e Mr Hyde di Stevenson e naturalmene l'intera opera di Poe.
Successi di questo tipo sdoganarono definitivamente il genere, dando vita in epoca moderna a produzioni effettivamente squallide e di scarso valore diffuse tramite il proliferare di riviste dedicate all'horror ma anche a veri e propri capolavori della tensione e della paura come le opere di H.P. Lovecraft e M.R. James.
Ciò che distingue l'horror di quart'ordine dai grandi romanzi del genere è la capacità di questi ultimi di porci davanti alle nostre paure più nascoste, esprimendo tramite esseri mostruosi come vampiri o zombie i disagi della società in cui il lettore vive, disagi che spesso si preferisce non vedere.
Gli autori moderni di horror si alternano fra quelli che soddisfano quest'esigenza introspettiva e quelli che cercano soprattutto di dare al lettore quella scossa di adrenalina che sono una bella storia di paura può dare.
Sia che siate fan del maestro Stephen King, sia che preferiate le saghe gotiche/erotiche di Anne Rice, siamo sicuri che il nostro speciale di questo mese riuscirà ad appagare la vostra sete di paura.

Valetta

28 dicembre 2013

2014: Nuovi adattamenti cinematografici in arrivo

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E' da diversi anni che la letteratura è diventata fonte primaria di ispirazione per il cinema e l'anno che sta per iniziare non ha alcuna intenzione di smentire il trend.
Tra i film in arrivo ci sarà anche quello tratto dal vostro libro preferito? Scopriamolo guardando insieme quali sono i principali titoli in programmazione per il 2014.



Il primo della lista è sicuramente Divergent, tratto dalla trilogia bestseller di Veronica Roth (ricordiamo che il terzo libro della serie, Allegiant, arriverà in Italia nel 2014 pubblicato sempre da DeAgostini), che si prepara a raccogliere il testimone di Hunger Games con una nuova saga distopica altrettanto avventurosa e spietata. Il film uscirà nelle sale americane il 21 marzo 2014 e avrà nel ruolo principale la giovane Shailene Woodley, celebre anche in Italia come protagonista delle serie La vita segreta di una teenager americana, e il semisconosciuto Theo James nella parte di Four. Da segnalare la partecipazione della star Kate Winslet, per la prima volta alle prese con un personaggio "cattivo", nel ruolo di Jeanine Matthews.
Come si diceva, Divergent farà una vera e proprio staffetta cinematografica con il più famoso Hunger Games (pubblicato in Italia da Mondadori), di cui a novembre uscirà il terzo capitolo Mockingjay - Il canto della rivolta (parte I) sempre diretto da Francis Lawrence che già aveva sostituito Gary Ross nel campione di incassi La ragazza di fuoco. Poiché squadra che vince non si cambia, tutti membri del cast, da Jennifer Lawrence a Josh Hutcherson, da Woody Harleeson a Liam Hemsworth, risultano confermati, con l'aggiunta di un'altra star di prima grandezza, Julianne Moore, nel ruolo del Presidente Alma Coin. Resta da vedere se la scelta di dividere il film tratto dall'ultimo volume della saga in due parti, scelta apparentemente inevitabile da Twilight in poi, penalizzerà la qualità con lungaggini inutili o se la tensione verrà mantenuta viva in entrambi gli episodi.


Tra questi due titoli di spicco si inserisce The Maze Runner - Il labirinto, uscita prevista per settembre dell'anno prossimo (nuova data dopo che si era inizialmente parlato di febbraio). Pubblicizzato ovunque come il romanzo adorato dai fan di Hunger Games e Divergent, in Italia questa saga edita da Fanucci nel 2011 non ha replicato il successo indiscusso delle altre due, ma con il traino del film potrebbe vivere un nuovo momento di gloria. Il film, con protagonista il Dylan O'Brien di Teen Wolf, si discosta leggermente da Hunger Games e assume un taglio più science fiction/thriller, raccontando la storia di un gruppo di teenagers che si risvegliano all'improvviso per trovarsi rinchiusi in un labirinto abitato da orribili creature.

Il 2014 sarà comunque l'anno delle distopie, tanto che non saranno solo i bestseller del momento ad essere trasformati in film ma avremo l'occasione di riscoprire classici del passato come The Giver, noto in italiano con il titolo di Il mondo di Jonas pubblicato nel 1995 dalla storica collana Superjunior della Mondadori. Molti trentenni tra di voi ricorderanno la storia del dodicenne

Jonas una società del futuro prossimo, dove sono state annullate le differenze individuali, la percezione del dolore, la passione e i sentimenti più profondi. L'idea del film era già stata presa in considerazione in passato ma scartata a causa della realtiva "mancanza di eventi e colpi di scena" del romanzo, tuttavia il progetto si è finalmente concretizzato e uscirà nelle sale americane ad agosto con un cast che annovera Jeff Bridges, Maryl Streep, Katie Holmes e Alexander Skarsgård e Taylor Swift.
Di genere totalmente diverso e più adatto agli amanti della commedia è invece l'adattamento del romanzo culinario di Richard C. Morais Madame Mallory e il piccolo chef indiano (The Hundred-Foot Journey), edito da Neri Pozza, che nel cast vede il premio Oscar Helen Mirren nel ruolo dell'odiosa cuoca di un ristorante stellato che, in un paesino della Francia, si scontrerà con un colorato ed eccentrico bistrot indiano gestito dal giovane Manish Dayal. Alla regia un veterano del genere: Lasse Hallstrom, regista del fortunato Chocolat. Il film dovrebbe uscire nelle sale ad agosto.


Imperdibile poi per gli amanti del thriller l'adattamento del disturbante bestseller di Gillian Flynn Gone Girl (pubblicato in Italia da Rizzoli con l'infelice titolo di L'amore bugiardo), con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike nella parte di una coppia di sposini che dietro

l'apparenza perfetta cela una allucinante realtà fatta di bugie e torture psicologiche.
Altrettanto ad alta tensione Non ti addormenare (Before I Go to Sleep), film tratto dall'omonimo thriller targato Piemme del 2011 di S.J. Watson che sul grande schermo verrà interpretato dai premi Oscar Colin Firth e Nicole Kidman, diretti dall'inglese Rowan Joffé. La pellicola, voluta dal grande Ridley Scott, racconta la storia di una donna che ogni mattino si sveglia senza ricordare nulla del suo passato, finché pian piano inquietanti dettagli emergeranno e la costringeranno a mettere in discussione tutti colore che la circondano.


Molto interessante si prospetta invece la trasposizione cinematografica di Suite francese (Adelphi), forse l'opera più celebre di Irene Nemirovsky, affidata a due attrici di grande sensibilità come Michelle Williams e Kristin Scott Thomas dirette dall'inglese Saul Dibb, finora noto soprattutto come regista di documentari.
Infine sembra quasi superfluo ma vale la pena ricordarlo che al termine prossimo anno arriverà anche la terza e ultima parte de Lo Hobbit: There and Back Again che dovrebbe allietare le festività natalizie così come il secondo capitolo (La desolazione di Smaug) sta allietando quelle di quest'anno. Sebbene non popolare come Il Signore degli Anelli, soprattutto perché il libro da cui è tratto era stato pensato da Tolkien per lettori più giovani, questa trasposizione cinematografica di Peter Jackson merita sicuramente di essere vista se non altro per ammirare la splendida alchimia al di là del tempo e dello spazio fra il regista neozelandese e lo scrittore inglese e la perfetta realizzazione della Terra di Mezzo che ancora una volta Jackson e la sua squadra sono riusciti a portare sugli schermi. Ricordiamo che il romanzo originale, recentemente ripubblicato da Bompiani, è in realtà uno solo e di mole molto inferiore alla saga dell'anello, ma la possibilità di sfruttare appieno sia le potenzialità di incassi che i dispendiosi effetti cinematografici serviti per realizzarlo hanno spinto regista e produzione a trasformarlo in una nuova trilogia. In effetti l'opera di Tolkien è così densa di eventi che il materiale per tre pellicole non mancava, anche perché Jackson ne ha approfittato per colmare alcune lacune riguardo a Il signore degli Anelli non perfettamente spiegate nella sua precedente trilogia.

Concludiamo l'articolo con due segnalazioni che riguardano invece il mondo dei fumetti. La prima farà felici molti appassionati del genere in quanto legata al fumetto cult Sin City, di cui è in arrivo una nuova trasposizione dopo quella famosissima del 2005. Siintitoletrà Sin City: A Dame to Kill For e, come il suo predecessore, coprirà diversi filoni narrativi presenti nell'opera di Frank Miller. Quest'ultimo sarà ancora una volta coinvolto nella stesura della sceneggiatura e nella direzione del film, accanto al solito Robert Rodriguez mentre Bruce Willis, Jessica Alba, Mickey Rourke e Joseph Gordon-Levitt hanno accettato di ritornare a interpretare i loro vecchi personaggi. Il film dovrebbe uscire in estate e tra i nuovi membri del cast annover Eva Green, Josh Brolin, Ray Liotta e addirittura Lady Gaga.
La seconda segnalazione riguarda invece I, Frankenstein, film in uscita a gennaio con protagonista Aaron Eckhart tratto dalla graphic novel di Kevin Grevioux (che comprarirà sia come attore che come produttore esecutivo) a sua volta, inutile dirlo, ispirata al capolavoro del 1818 di Mary Shelley. La pellicola, che negli Stati Uniti è stata vietata ai minori di 13 anni per la presenza di sequenze di azione estrema e fantasiosa con forte violenza, si prospetta ovviamente piuttosto diversa dal romanzo della Shelley a partire dall'ambientazione che è del tutto contemporanea e vede il celebre "mostro" lottare per salvare la razza umana da una sollevazione di creature soprannaturali.

Segnalandovi le nostre recensioni di Divergent e Mockigjay - Il canto della rivolta vi ricordiamo che questa non è che una panoramica delle principali trasposizioni in arrivo sui nostri schermi.
A questo punto non mi resta che augurarvi buona visione!


Articolo di Valetta

18 dicembre 2013

La classifica dei libri più venduti dal 9 al 15 dicembre

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Piccolo colpo di scena nella classifica dei libri più venduti nella settimna appena trascorsa: dopo settimane di permanenza sul podio l'ultimo romanzo di Fabio Volo, La strada verso casa, perde la terza posizione e scivola addirittura in sesta. Forse non sarà lui il libro più regalato per Natale? Sicuramente Volo, comunque ai vertici della classifica da un paio di mesi, subisce l'attacco di un'altrp bulldozer delle classifiche: Margaret Mazzantini che ha appena pubblicato il suo nuovo lavoro, Splendore (che abbiamo recensito qui). Già settimana scorsa, appena uscito, il romanzo della Mazzantini si era piazzato appena sotto il podio, questa settimana conquista un gradino e si piazza in terza posizione, alle spalle delle due ormai presenze fisse Sepúlveda (arrivato a vendere 200.000 copie in dieci giorni) e Serra.
Sembra essersi ivece già esaurito il traino del film per la trilogia Hunger Games di Suzanne Collins che settimana scorsa aveva vissuto un secondo momento di gloria con tutti e tre i libri presenti nelle top ten, sostituiti questa settimana dal nuovo libro di Mario Calabresi A occhi aperti e da Polizia di Nesbø e Per dieci minuti di Chiara Gamberale che recuperano posizioni e tornano fra i primi dieci.Chiude la classifica la novità di John Grisham L'ombra del sicomoro .


Il libro più venduto:
 

Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo 



  • Titolo: Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza
  • Autore: Luis Sepúlveda
  • Editore: Guanda
  • ISBN-13: 9788823505032
  • Pagine: 112
  • Prezzo: 10,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:
     
    2. Gli sdraiati - Michele Serra (Feltrinelli - euro 12,00)
    3. Splendore - Margaret Mazzantini (Mondadori - euro 12,00)
    5. Il canto della rivolta. Hunger games - Suzanne Collins (Mondadori - euro 13,00)
    4. Il gioco di Ripper - Isabel Allende (Feltrinelli - euro 19,00)
    6. La strada verso casa - Fabio Volo (Mondadori - euro 18,00)
    7. A occhi aperti - Mario Calabresi (Feltrinelli - euro 19,90)
    8. Polizia - Jo Nesbø (Einaudi - euro 21,00)
    9. Per dieci minuti - Chiara Gamberale (Feltrinelli - euro 16,00)
    10. L'ombra del sicomoro - John Grisham (Mondadori - euro 21,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    Articolo di Valetta

    13 dicembre 2013

    Una grande e terribile bellezza - Libba Bray

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    I Contenuti

    Fine Ottocento. Alla morte della madre, la sedicenne Gemma Doyle, trascurata da un padre schiavo del laudano, lascia Bombay dove ha trascorso l'intera infanzia per un severo e cupo collegio femminile appena fuori Londra, la Spence Academy. Qui, dopo molti tentativi, riesce a entrare nell'esclusivo gruppo formato dalla potente Felicity, la vezzosa Pippi e l'imbranata Ann. Dopo il primo periodo di permanenza, costellato di noiose lezioni, rigida disciplina e soprattutto oscure visioni (nonché dalla presenza di Kartik, un giovane misterioso e seducente che l'ha seguita fin dall'India e l'avvisa di non dar retta ai sogni che la funestano), Gemma scopre un diario segreto che le svela l'esistenza dell'Ordine, una congrega di sole donne dedite alla magia e alla ricerca di universi paralleli dove tutto è possibile. Assieme alle amiche, e nonostante la ferma opposizione di Kartik e di altri a lui vicini, la ragazza è intenzionata a saperne di più, a ribellarsi alle regole che la vorrebbero studentessa modello, a raggiungere la grotta nascosta dove l'attende un destino imprevedibile e dove alcuni pressanti interrogativi troveranno finalmente un chiarimento.

    La Recensione

    Finalmente. Era da così tanto che non leggevo uno Young Adult decente che stavo per assegnare cinque stellette giusto per la soddisfazione.
    La prima cosa da dire è che questo non è il solito paranormal romance in cui un'ambientazione vagamente fantasy serve a cammuffare l'ennesima storia di amore proibito fra una quindicenne e il suo unico, vero e indissolubile amore. Una grande e terribile bellezza è soprattutto la storia di un'amicizia fra quattro ragazze e delle rinunce e dei compromessi inevitabilmente legati al diventare adulti. Di sentimentale in questo romanzo c'è gran poco, l'autrice relega questo aspetto ai margini del racconto e anche quando decide di portarlo in primo piano lo fa per parlarci non di romanticismo ma, sorpresa, dei desideri erotici della protagonista (la quale, per una volta, non è pronta a sottomettersi al suo spasimante/stalker dopo il primo sguardo infuocato).
    La vicenda è ambientata sul finire dell'800, prima in India e poi in un esclusivo collegio inglese, dove Gemma viene mandata in seguito alla morte violenta della madre perché possa ricevere un'educazione adeguata ad una futura moglie e mamma, ovvero la massima gratificazione a cui una signorina della buona società possa aspirare.
    Anche le ragazzine beneducate però si ribellano, soprattutto se come Gemma hanno una lingua tagliente, provengono da un ambiente assolutamente poco british come quello indiano, e sono soggette a incontrollabili visioni. La ribellione sarà ovviamente adeguata alle circostanze, per cui, superata qualche scaramuccia iniziale, Gemma si trova parte di un piccolo gruppo improvvisato che, in un'atmosfera "all' Attimo fuggente", si ritrova di notte in una grotta nascosta per entrare in mondi paralleli dove poter dimenticare le frustrazioni della vita quotidiana e vedere, almeno in queste realtà alternative, i propri sogni realizzarsi.
    Se inizialmente sembra di trovarsi di fronte a quattro ragazzine che giocano alle sedute spiritiche, prospettiva un po' noiosetta che può scoraggiare i lettori poco pazienti, la storia pian piano si evolve in un racconto paranormale che non manca di suspence e tensione man mano che la realtà di sogno scoperta dalle ragazze mostra il risvolto terrificante della sua apparente perfezione.
    E' questa la "great and terrible beauty" citata nel titolo dall'autrice, evidentemente affascinata dalla grande letteratura romantica di fine '800 (intesa come corrente letteraria, non come romanzi d'amore) da lei riprodotta sia nell'ambientazione, con questo imponente e misterioso collegio in mezzo al nulla, sia nell'esaltazione di emozioni violente e contrapposte quali ammirazione e terrore, desiderio e ripugnanza associate a luoghi, persone e sensazioni di assoluta bellezza.
    Naturalmente stiamo parlando di uno Young Adult e la Bray non è certo Byron o Emily Brontë, tuttavia il risultato è originale e interessante così come ben riuscita è la caratterizzazione di un'eroina fiera, indipendente e orgogliosa, decisa a fare di testa propria contro il volere altrui anche a rischio di commettere degli errori. Il messaggio femminista è palese in ogni pagina del romanzo, ogni volta che l'autrice ribadisce il ruolo subordinato delle donne nella società dell'epoca, ridotte a mute statuine di bella presenza, possibilmente dotate di una cospicua dote. Ci si potrebbe domandare se certe riflessioni delle protagoniste sul loro destino non siano un po' troppo avanti coi tempi ma bisogna ricordare che qui non si parla di ragazzine vittoriane che si improvvisano suffraggette ma di adolescenti che, come le adolescenti di ogni epoca, sognano di sposarsi per amore o chiedono di essere amate ed ascoltate dalla propria famiglia. I diversi modi in cui Gemma, Felicity, Pippa e Ann affrontano il proprio destino, chi con rassegnazione e chi combattendolo, mostrano realisticamente le diverse scelte che ogni donna può compiere.
    Unica nota negativa che posso esprimere, oltre alla già accennata eccessiva lentezza della prima parte, è la confusione che circonda il mondo magico in cui le ragazze si immergono. C'è un gran parlare di sette, ordini, mondi paralleli, reami irraggiungibili e rune magiche, ma alla fin fine non è per niente chiaro cosa siano, come funzionino o che scopo abbiano metà delle cose citate e tutto si riduce ad un gran calderone di eventi non molto sensato che conduce ad un confronto finale tra buoni e cattivi piuttosto confuso. Al di là di questo Una grande e terribile bellezza si colloca decisamente sopra la media della categoria, merito anche, per una volta, di uno stile maturo e curato che si può permettere di utilizzare l'abusata narrazione in prima persona al presente senza apparire infantile ma, al contrario, ottenendo un effetto di maggior tensione e mistero. Volendo trovare un difetto direi che la Bray calca un po' la mano nei sarcastici monologhi che la protagonista tiene con se stessa; Gemma è una di quelle persone dotate di grande ironia ma con l'abitudine di commentare mentalmente ogni gesto e ogni affermazione, per cui spesso i dialoghi sono formati da una riga di conversazione e dieci righe di sarcastico commento della ragazza al lettore. All'inizio è piuttosto divertente, ma a lungo andare la cosa diventa stancante.
    L'approccio maturo della Bray ci risparmia infine uno stucchevole happy ending e punta il dito contro i rischi di vivere in una realtà immaginaria per evitare i problemi della vita di tutti i giorni; leggerò con piacere anche gli altri due romanzi della serie, sperando siano all'altezza delle aspettative.

    Giudizio:
    +3stelle+ 

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Una grande e terribile bellezza
    • Titolo originale: A great and terrible beauty
    • Autore: Libba Bray
    • Traduttore: A. Petrelli
    • Editore: Elliot
    • Collana: Scatti
    • Data di Pubblicazione: giugno 2008
    • ISBN-13: 9788861920392
    • Pagine: 456
    • Formato - Prezzo: Brossura - 14,80 Euro 

    11 dicembre 2013

    La classifica dei libri più venduti dal 2 all'8 dicembre

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    E' mercoledì, rieccoci all'appuntamento con la classifica dei libri più venduti nella settimana appena passata. Il podio di questa settimana non riserva nessuna sorpresa, com'era prevedibile Fabio Volo, Michele Serra e Luis Sepúlveda mantengono le prime tre posizioni sebbene Sepúlveda riesca a scavalcare Serra al primo posto nonostante (o forse grazie a) un titolo fotocopia rispetto alle sue opere precedenti, Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza. Il libro di Michele Serra forse inizia a perdere l'appeal della novità, mentre Volo si conferma in pianta stabile in terza posizione. Da segnalare invece il ritorno in classifica di Suzanne Collins che ovviamente beneficia dell'uscita nei cinema de La ragazza di fuoco e piazza tutti e tre i volumi della trilogia Hunger Games, al quinto, sesto e decimo posto.
    Il resto della classifica è invece occupato da sole nuove uscite, tra cui segnaliamo Splendore di Margaret Mazzantini, uscito il 20 novembre e già al quarto posto, e l'ultimissimo e inquietante romanzo di Isabelle Allende Il gioco di Ripper, nel quale una giovane donna si trova casualmente a risolvere una catena di misteriosi omicidi.
    Poca varietà per quanto riguarda le case editrici rappresentate: fatta eccezione per Guanda, che pubblica il libro di Sepúlveda, i colossi Mondadori e Feltrinelli occupano tutte le restanti posizioni della top ten.

    Il libro più venduto:

     


    Le lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone, sotto la frondosa pianta del calicanto, sono abituate a condurre una vita lenta e silenziosa, a nascondersi dallo sguardo avido degli altri animali, e a chiamarsi tra loro semplicemente «lumaca». Una di loro, però, trova ingiusto non avere un nome, e soprattutto è curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Per questo, nonostante la disapprovazione delle compagne, intraprende un viaggio che la porterà a conoscere un gufo malinconico e una saggia tartaruga, a comprendere il valore della memoria e la vera natura del coraggio, e a guidare le compagne in un’avventura ardita verso la libertà. Un nuovo indimenticabile personaggio entra nella galleria del grande scrittore cileno. Un’altra storia memorabile che insegna a riscoprire il senso perduto del tempo 




  • Titolo: Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza
  • Autore: Luis Sepúlveda
  • Editore: Guanda
  • ISBN-13: 9788823505032
  • Pagine: 112
  • Prezzo: 10,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:
     
    2. Gli sdraiati - Michele Serra (Feltrinelli - euro 12,00)
    3. La strada verso casa - Fabio Volo (Mondadori - euro 18,00)
    4. Splendore - Margaret Mazzantini (Mondadori - euro 12,00)
    5. Il canto della rivolta. Hunger games - Suzanne Collins (Mondadori - euro 13,00)
    6. Hunger games - Suzanne Collins (Mondadori - euro 13,00)
    7. L'ombra del sicomoro - John Grisham (Mondadori - euro 21,00)
    8. Il gioco di Ripper - Isabel Allende (Feltrinelli - euro 19,00)
    9. Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentava - Aldo Cazzullo (Mondadori - euro 14,90)
    10. La ragazza di fuoco. Hunger games- Suzanne Collins (Mondadori - euro 13,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    Articolo di Valetta

    04 dicembre 2013

    La classifica dei libri più venduti dal 25 novembre all'1 dicembre

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    Cari lettori,
    abbiamo deciso di trasformare il nostro appuntamento con i libri più venduti della settimana in una rubrica vera e propria per dare modo a noi e a voi di commentare agevolmente titoli e posizioni.
    Per questa settimana non si riscontrano grosse novità nelle prime posizioni: Gli sdraiati di Michele Serra gode ancora dell'effetto novità e si conferma in cima alla classifica a quasi un mese dall'uscita in libreria. L'irriverente sarcasmo di Serra, questa volta messo al servizio di un tema molto personale come il cambiamento della relazione fra padri e figli nella società moderna raccontato tramite la sua esperienza di padre ha evidentemente convinto i lettori.
    Sui due gradini più bassi troviamo invece due veterani della classifica dei bestseller: Luis Sepúlveda e Fabio Volo. Il primo propone l'ennesima "storia di..." (in questo caso Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza) destinata ad un pubblico dai 9 anni in su ma che nuovamente fa gridare al miracolo uno stuolo di lettori adulti pronti a scoprire nuove verità rivelate nei racconti dello scrittore cileno. Il secondo conferma di avere un consolidato pubblico disposto a comprare qualunque cosa messa su carta sulla fiducia. Il nuovo La strada verso casa racconta la storiadi due fratelli completamente diversi che verranno riavvcinati da circostanze improvvise e drammatiche. A quelli di voi che sospettano l'ennesimo viaggio nell'ovvio dell'autore bergamasco posso solo dire di rassegnarsi: considerando anche l'avvicinarsi del Natale sospetto che questo romanzo resterà in cima alle classifiche per diverso tempo.


    Il libro più venduto:

     
    Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l’estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un’ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna? Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei “dopopadri”. Gli sdraiati è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli “eretti” non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere. 

  • Titolo: Gli sdraiati
  • Autore: Michele Serra
  • Editore: Feltrinelli
  • ISBN-13: 9788807018343
  • Pagine: 112
  • Prezzo: 12 euro


  • Le posizioni dalla 2 alla 10:
    2. Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza - Luis Sepúlveda (Guanda - euro 10,00)
    3. La strada verso casa - Fabio Volo (Mondadori - euro 18,00)
    4. Buio per i Bastardi di Pizzofalcone - Maurizio De Giovanni (Einaudi - euro 18,00)
    5. Io sono con voi. Catechismo per l'iniziazione cristiana dei fanciulli (6-8 anni) - CEI (Libreria Editrice Vaticana - euro 5,00)
    6. Per dieci minuti - Chiara Gamberale(Feltrinelli - euro 16,00)
    7. Polizia - Jo Nesbø (Einaudi - euro 21,00)
    8. La cena di Natale di «Io che amo solo te» - Luca Bianchini (Mondadori - euro 12,00)
    9. E l'eco rispose - Khaled Hosseini (Piemme - euro 19,90)
    10. La regina scalza Ildefonso Falcones (Longanesi - euro 19,90)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    Articolo di Valetta


    27 novembre 2013

    Speciale Premio Nobel: Nemico, Amico, Amante... - Alice Munro

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    Il Premio Nobel di quest'anno è stato assegnato alla Canadese Alice Munro, definita "maestra del racconto breve contemporaneo".

    La prima canadese e la tredicesima donna a vincere il Premio Nobel per la Letteratura, Alice Ann Laidlaw nasce a Wingham, Ontario, il 10 luglio del 1931.
    Figlia di un allevatore di animali da pellicia e di un'insegnante, la carriera di scrittrice della Munro inizia giovanissima, appena diciannovenne, quando pubblica il suo primo racconto, The Dimensions of a Shadow, mentre studia Inglese e Giornalismo alla University of Western Ontario, facoltà che abbandonerà prima della conclusione per sposarsi con il primo marito James Munro (del quale manterrà il cognome anche dopo il divorzio). Dopo alcuni anni nel West Vancouver la coppia si trasferisce nel 1963 a Victoria, dove apriranno la libreria Munro's Books, ancora attiva attualmente.

    La prima raccolta completa di Alice Munro, Danza delle ombre felici (Dance of the Happy Shades), viene pubblicata nel 1968 ed è un immediato successo, tanto da aggiudicarsi il Governor General's Award, il più prestigioso premio letterario canadese. Il lavoro della scrittrice viene esaltato per aver rivoluzionato l'architettura del racconto, specialmente per la sua tendenza a muoversi avanti e indietro nel tempo all'interno delle sue storie.
    Il secondo Governor General's Award arriva nel 1978 grazie all'opera Chi ti credi di essere? (Who Do You Think You Are?, pubblicato anche col titolo The Beggar Maid ), nuova raccolta in cui questa volta i racconti che la compongono sono tutti collegati uno all'altro, e da quel momento in poi l'ispirazione non sembra mai abbandonarla tanto che negli anni '80 e '90 pubblicherà una nuova raccolta circa ogni quattro anni, facendosi la fama di " Chekhov contemporanea". Si accumulano anche i riconoscimenti e dopo un tour letterario di tre anni in Cina, Australia e Sandinavia le viene assegnato il posto di writer's in residence sia alla University of British Columbia che alla University of Queensland.
    Nel frattempo divorzia da Munro dopo quindici anni di matrimonio e tre figlie insieme e, nel 1976, sposa il geografo Gerald Fremlin, con il quale si trasferisce nuovamente in Ontario, ambientazione della maggior parte dei suoi racconti. Nel 2006, durante la promozione dell'opera La vista da Castle Rock (The View from Castle Rock), l'autrice annuncia la possibilità di ritirarsi dal mondo della letteratura, decisione smentita qualche anno più tardi con la pubblicazione di una nuova raccolta Troppa felicità (Too Much Happiness). I suoi racconti non hanno mai smesso di essere pubblicati sulle più importanti riviste letterarie mondiali, oltre a essere tradotte in tredici lingue, e nel 2006 la sua storia The Bear Came Over the Mountain, inclusa nella raccolta Nemico, Amico, Amante... è stata adattata per il grande schermo dalla regista Sarah Polley per il film Away from her, con Julie Christie e Gordon Pinsent.


    Nove racconti perfetti: la musica del quotidiano, il gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. Da Flannery O'Connor a Henry James, da Chechov a Tolstoj, non c'è un autore di racconti al quale Alice Munro non sia stata paragonata. Ma la sua capacità di dipanare in un lampo l'irriducibile complessità della natura umana è incomparabile. Questi racconti possiedono la straordinaria capacità di trascinare il lettore nei meandri di una memoria che non è la sua per risvegliare emozioni che sono di tutti. La scrittura della Munro è aperta, lussureggiante, fitta di accadimenti e particolari necessari. Il paesaggio canadese, la natura selvaggia del Nord Ovest partecipano alle emozioni dei personaggi, integrano la loro storia, determinano le loro decisioni.

    La Recensione

    Quando si ha la fama di essere una delle più grandi autrici contemporanee di racconti e si vince addirittura il Premio Nobel per questo, è difficile sopravvivere alle aspettative dei lettori. La reazione che incontro con maggior frequenza quando leggo commenti su Alice Munro è: embè? Come a dire: "tutto qui? è per questo che vengono assegnati i Nobel oggigiorno?".

    Effettivamente la scrittura di questa autrice non possiede quegli elementi che fanno gridare al capolavoro dopo poche pagine. Il suo stile è semplice, garbato, raffinato nelle sue metafore ma pur sempre diretto e legato al quotidiano. I suoi racconti sono popolati da personaggi e situazioni ordinarie; anche quando un evento estraneo irrompe nella quotidianità dei suoi protagonisti non è mai un colpo di scena sconvolgente ma una piccola sfumatura destinata a innescare cambiamenti sotterranei e lentamente apprezzabili. Sebbene la Munro prediliga quasi sempre un narratore onnisciente il suo focus è principalmente sulle figure femminili, molto più complesse e sfaccettate delle loro controparti maschili che occupano più il ruolo di personaggi di contorno, a volte un po' monodimensionali. Fa eccezione l'ultimo racconto dell'opera, The bear came over the mountain, nel quale la protagonista femminile, Fiona, è presentata al lettore quasi esclusivamente dal punto di vista del marito Grant, che fatica ad accettare la perdita della compagna che conosceva a causa della demenza senile.
    In generale, nessuna delle donne in Nemico, Amico, Amante... è particolarmente bella o intelligente o spiritosa, nessuna è inequivocabilmente meschina o cattiva, l'unica loro straordinarietà è nell'essere figure comuni, che non vuol dire banali ma semplicemente realistiche. Sono donne che tutte noi potremmo aver incontrato, donne che tutte noi potremmo essere o siamo già state in un particolare momento della nostra vita.

    Trattandosi di un'opera scritta in età matura (è stata pubblicata per la prima volta nel 2001), in essa l'autrice tocca diverse fasi della vita, dall'adolescenza con il suo desiderio di emancipazione alla maturità con le sue prese di consapevolezza, fino alla vecchiaia con la sua solitudine. Di qualsiasi momento si tratti, anche quelli teoricamente più gioiosi della giovinezza, esso è raccontato con tono spassionato e concreto, poco incline al romanticismo e spesso disincantato tanto da poter conferire agli eventi un'atmosfera un po' deprimente. I personaggi di questi racconti sembrano accettare ogni emozione, per quanto forte, come parte naturale della vita di ogni uomo e ogni donna: essi si rivolgono all'amore, all'odio, all'amicizia, alla paura con un atteggiamento pratico e, in alcune occasioni, quasi rassegnato.
    Ciò che maggiormente interessa la Munro sembra essere la percezione che ognuno ha di sé, come spesso non coincida con ciò che gli altri vedono di noi e come a volte un piccolo evento insignificante o una fortuita coincidenza possa modificare questa percezione spingendoci verso una presa di coscienza nuova e più completa.

    E' difficile dire qualcosa della trama di questi nove racconti proprio perché spesso si tratta di piccole incursioni in particolari momenti della vita dei protagonisti, situazioni comuni come lo stadio finale di una malattia, l'evolversi di un rapporto fra sorelle, le diverse fasi della vita matrimoniale, i tradimenti, il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, che acquistano significato per la loro capacità di mostrare le mille sfaccettature dell'animo umano attraverso situazioni ordinarie in cui tutti noi potremmo trovarci prima o poi. In questo senso il paragone con Chekhov è giustificato e sebbene non sempre si sia d'accordo con la prospettiva offerta dall'autrice non si può fare a meno di apprezzarne la sincerità e la capacità di scavare nel profondo con pochi gesti immediati.

    Confesso che dopo la lettura dei primi racconti ero un po' perplessa, sebbene il primo, Nemico, amico, amante, sia quello che più si avvicina alla nostra idea di storia avvincente, con la sue sequenza di coincidenze e il suo finale a sorpresa. La causa principale è che dal racconto breve, forse per associazione alle favole della nostra infanzia, ci si aspetta sempre una morale, un messaggio conclusivo che nell'opera della Munro non c'è. O forse è semplicemente nell'indole di molti di noi voler trovare una spiegazione per tutto, ed è per questo che terminato ogni racconto si rischia di ritrovarsi a chiedersi: e quindi? dove voleva andare a parare l'autrice?
    Una volta abituatami allo stile della Munro ho però iniziato ad apprezzarne le sottigliezze oltre che la velata ironia e sono rimasta conquistata dal realismo dei suoi personaggi che, a dispetto delle premesse poco incoraggianti, riescono davvero ad appassionare il lettore al loro fato.
    In conclusione posso quindi dire che, se avete intenzione di approcciarvi all'opera di questa autrice dovete farlo liberandovi di aspettative e pregiudizi, pensando a voi stessi più che come a dei lettori a degli spettatori di una mostra fotografica, pronti ad immergervi negli affreschi che l'autrice ci regala. Non saprei dire se davvero la Munro sia più meritevole dei principali concorrenti al Nobel di quest'anno ma personalmente devo ammettere che mi ha convinta e sicuramente questa non sarà l'unica sua opera che leggerò.

    Giudizio:
    +4stelle+

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Nemico, Amico, Amante
    • Titolo originale: Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage
    • Autore: Alice Munro
    • Traduttore: Susanna Basso
    • Editore: Einaudi
    • Data di Pubblicazione: 2005
    • Collana: Super ET
    • ISBN-13: 9788806174682
    • Pagine: 315
    • Formato - Prezzo: Brossura - 12.00 Euro

    22 novembre 2013

    Speciale Premio Nobel: Il Possidente - John Galsworthy

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    Il Premio Nobel per la Letteratura nel 1932 fu assegnato allo scrittore inglese John Galsworthy "per la sua originale arte narrativa, che trova la sua forma più alta ne La saga dei Forsyte".

    John Galsworthy nasce a Coombe, in Inghilterra, il 14 agosto 1867. Secondogenito di quattro figli di una ricca famiglia del Surrey, studiò dapprima ad Harrow (dove aveva studiato anche Lord Byron) e poi legge a Oxford. 
    Dopo gli studi compì diversi viaggi in tutto il mondo che avrebbero dovuto accrescere la sua conoscenza del diritto internazionale ma che in realtà servirono più che altro ad avvicinarlo alla letteratura. Fu di ritorno dall'Australia, infatti, che conobbe in nave Joseph Conrad, al tempo secondo di bordo, con cui nacque un'amicizia profonda e duratura e grazie al quale iniziò ad interessarsi alla scrittura, apprezzando in particolar modo i lavori di Turgenev, Tolstoj e Kipling. 
    Tuttavia non iniziò a scrivere fino ai ventotto anni,
    inizialmente solo come forma di piacere personale. E' nello stesso periodo che inizia una relazione con Ada Nemesis Pearson Cooper, moglie di suo cugino Arthur Galsworthy, con la quale si sposerà solo dieci anni dopo, quando finalente Ada ottenne il divorzio dal marito. Influenze di questa complessa vicenda sentimentale si riscontrano chiaramente nelle prime opere dell'autore; in particolar modo ne Il Possidente l'infelice matrimonio fra Irene e Soames è chiaramente ispirato alla vicenda del primo matrimonio di Ada. 
    I suoi primi racconti furono pubblicati sotto lo pseudonimo di John Sinjohn e furono successivamente ritirati dall'autore stesso, il quale ha sempre considerato I farisei dell'isola (The Island Pharisees, 1904) il suo primo lavoro degno di nota. 
    Attualmente Galsworthy è noto principalmente come romanziere per la sua immensa serie La Saga dei Forsyte, che gli fruttò appunto il Nobel nel 1932. Il primo romanzo di questa vasta composizione apparve nel 1906 con il titolo de Il Possidente, nel quale si esprimeva un'aspra critica dell'alta borghesia cittadina da cui l'autore stesso proveniva.
    Curiosamente, ci vollero 15 anni prima che Galsworthy decidesse di continuare la saga con i romanzi Nella ragnatela (In Chancery, 1920) e Affittasi (To Let, 1921), intervallati da due brevi interudi: L'estate di San Martino (1918) e Risveglio (1920). Sebbene in questa prima trilogia egli si dimostri comprensivo verso i suoi personaggi, Galsworth ne mette in luce la loro mentalità ristretta, snob e avida e il loro moralismo soffocante. Per questo è considerato uno dei primi autori di epoca Edoardiana a mettere in discussione alcuni degli ideali esaltati nella precedente letteratura Vittoriana

    In questi quindici anni non era però rimasto inattivo, ma aveva composto un considerevole numero di racconti, romanzi e commedie teatrali (ed è infatti come drammaturgo che raggiunse la fama mentre era in vita). Tra di essi ricordiamo l'opera teatrale Justice del 1910, che riscosse tanto successo e suscitò tanto clamore da condurre ad una modifica della legislazione sulle prigioni inglesi. 

    Molto coinvolto politicamente, attratto da posizioni riformiste e uno dei primi uomini di cultura a criticare la posizione subordinata della donna nella società vittoriana, Galsworthy utilizzò spesso le sue per per sostenere le cause in cui credevache includevano appunto la riforma delle carceri, i diritti della donne, la tutela degli animali e la lotta contro la censura.
    Dopo aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale come aiuto in un ospedale francese, perché troppo vecchio per comabttere, nel 1921 fu eletto primo presidente del PEN (l'associazione di letterati che difende la libertà d'espressione a livello mondiale) e ricevette un Ordine al Merito nel 1929.


    Nel frattempo egli proseguì nella sua narrazione dell'epopea dei Forsyte creando due nuove trilogie Una commedia moderna (A modern comedy), scritta tra il 1924 e il 1929 e End of the chapter(1929-1931) che narra vicende che coinvolgono personaggi collaterali e ancora si intrecciano con le vite di alcuni dei più giovani Forsyte. A questi andrebbe aggiunta On Forsyte Change (1930), una raccolta di racconti dedicati alla prima generazione di Forsyte. Con l'avanzare dell'età, tuttavia, Galsworthy finì con l'identificarsi sempre più con quel mondo che aveva così aspramente criticato nei suoi primi lavori, atteggiamento che si riflette negli ultimi capitoli della saga dei Forsyte dove il suo atteggiamento verso il protagonista, Soames subisce significativi mutamenti. 


    Quando gli fu assegnato il Nobel era ormai giunto al termine della sua esistenza: troppo malato per presenziare alla premiazione morì infatti solo sei mesi dopo aver ricevuto il riconoscimento.


    Londra 1886. I Forsyte, ricca famiglia borghese, festeggiano il fidanzamento di June, nipotina del decano Jolyon, con un giovane architetto, Bosinney. La casata intera è riunita: ricca, potente, spietata con i deboli, conscia solo della sua forza. Eppure, proprio il debole Bosinney la scuoterà profondamente quando incontrerà Irene, moglie troppo bella dell'arido e avido Soames Forsyte... Ambientato nell'Inghilterra vittoriana, "Il possidente" ne restituisce appieno l'essenza, descrivendo l'orgoglio di una casta al suo apogeo e il nero viluppo di vizi e di passioni che si celano dietro una facciata di rispettabilità.

    La Recensione

    Sebbene non molto conosciuta in Italia, la Saga dei Forsyte è ancora oggi uno dei romanzi più apprezzati nel Regno Unito, anche grazie al film del 1945 con Errol Flynn e Greer Garson e alle due serie televisive (del 1967 e del 2002) che ne sono state tratte e che hanno contribuito a perpetuarne la fama finora. Se amate le epopee familiari, del resto, è pressochè impossibile non rimanere avvinghiati nella ragnatela di questo imponente racconto di cui Il Possidente rappresenta appunto il primo capitolo.
    E quale miglior modo di iniziare una saga se non dedicando un libro al personaggio simbolo di questa famiglia immensa e complessa? Soames Forsyte non è il patriarca anzi, appartiene alla generazione più giovane e più lontana da quelle origini contadine che i Forsyte ormai membri riconosciuti dell'alta borghesia cittadina cercano in ogni modo di dimenticare. Eppure è in Soames più che in ogni altro membro della famiglia che quei valori e quelle caratteristiche che rendono tale un Forsyte sono maggiormente radicate e trovano maggior espressione in ogni aspetto della vita quotidiana.
    Ciò che qualifica un Forsyte è il suo "senso della proprietà": consci della scalata sociale di cui hanno beneficiato essi si sentono definiti in tutto e per tutto da ciò che possiedono. Soames, come e più del padre James, vive questo materialismo all'estremo considerando oggetto di sua proprietà, alla stregua della propria casa e dei quadri da lui acquistati, l'affascinante moglie Irene. Il fatto che Irene, che l'ha sposato per pura convenienza, con la sua indole riflessiva, spirituale ed eterea sfugga con ostinazine indomita alla sua smania di possesso, indifferente ai regali e alla ricchezza di cui egli la riveste è per Soames frutto di una frustrazione carica di sofferenza che sconfina nella follia, o meglio vi sconfinerebbe se il "senso di proprietà" insito in lui non intervenisse sempre per riportarlo a quella condizione mentale razionale ed equilibrata che è essenziale per ogni Forsyte.


    Principale oggetto della critica dell'autore è l'atteggiamento concreto e utiliritaristico della nuova borghesia vittoriana e edoardiana, capace di dare un valore a cose e persone solo in base al prezzo con cui possono essere comprate. Esemplare è il senso di smarrimento di Soames ogni volta che si deve confrontare con persone e situazioni che sfuggono a questa metalità gretta: non solo l'inafferrabile Irene ma anche lo sfuggente architetto Bosinney, per il protagonista rappresentano un vero rompicapo irrisolvibile. 

    Bosinney è l'antitesi di Soames:trascurato sia nell'aspetto che nella gestione dei propri affari ma dotato di una sensibilità e un senso artistico che l'altro non possiederà mai, quest'uomo insignificate secondo i parametri di qualunque Forsyte che si rispetti riesce dove nessuno era riuscito finora, ovvero a raggiungere il cuore di Irene. L'incapacità del protagonista di concepire anche solo l'idea di un simile successo è quasi comica agli occhi del lettore, così come comici sono i tentativi di Soames di limitare Bosinney nelle spese per la casa che sta progettando, laddove l'altro, guidato esclusivamente dal proprio buon gusto, sembra incapace di comprendere un concetto così terreno come il denaro.
    Simile a Bosinney nel temperamento è il giovane Joylon Forsyte, cugino di Soames ma totalmente estraneo alle "virtù di famiglia". Non a caso all'inizio del racconto egli conduce da quattordici anni una vita separata dal resto dei Forsyte in seguito alla decisione di fuggire da un matrimonio infelice per sposare la goverante della figlia. Il processo di riappacificazione tra joylon e l'anzianio padre, oltre ad essere uno degli aspetti più toccanti del romanzo, è il mezzo per una nuova sferzante critica alla società tardo-vittoriana, alla sua ipocrisia nel gestire i cosiddetti scandali familiari e, di riflesso, alla svantaggiata posizione della donna nel matrimonio e nel divorzio, situazione evidente sia nell'infelice matrimonio di Irene che nelle complicate situazione famigliari di alcuni personaggi minori. 


    Come accennato, Glasgowry si muove fra questi temi con grande ironia, atteggiamento che rende la narrazione vivace e diverente ma che a tratti infastidisce perché rende l'opinione dell'autore troppo presente all'interno del racconto. D'altra parte è evidente come lo scrittore abbia una propria "agenda politica" che intende seguire e a cui è asservita la sua narrazione anche a costo di farle perdere, a volte, spontaneità e scorrevolezza. 
    Glasgowry è comunque un narratore di consumata abilità e lo dimostra in alcuni passaggi descrittivi veramente sublimi, soprattutto quando utilizza l'ambientazione come contrappunto agli eventi e alle emozioni dei protagnisti, sottolineandone di volta in volta la drammaticità, al concitazione e l'intensità. Ho invece poco apprezzato la sua abitudine di ricorrere ai monologhi interiori per illustrare i pensieri dei personaggi; sicuramente si tratta di gusto personale ma mi è sembrata una tecnica un po' artificiosa, che rende in qualche modo il romanzo antiquato.
    In definitiva non si può dire che l'opera non accusi il passaggio del tempo, soprattutto per lo stile compositivo eppure, al di là di alcune situazioni per noi sorpassate, non si può non percepire una certa modernità nella sua critica al materialismo e nella sua analisi delle mille facce e complessità del legame matrimoniale. Se vi piace il genere consiglio anche la lettura de I Buddenbrook di un altro premio Nobel, Thomas Mann, simile nelle tematiche ma con il fantaggio di essere limitato ad un solo volume.

    Giudizio:
    +3stelle+


    La Saga dei Forsyte (The Forsyte Saga)


  • Il possidente (A man of property): romanzo - 1906
  • L'estate di San Martino: racconto contenuto nella raccolta Cinque racconti (Five Tales) - 1918
  • Nella ragnatela (In chancery): romanzo - 1920 Pubblicato anche col titolo "Alla Sbarra" da Mondadori, nel 1939 nella traduzione di Elio vittorini
  • Risveglio (Awakening) : racconto - 1920
  • Affittasi (To let): romanzo - 1921

  • Una commedia moderna (A modern comedy)


  • La scimmia bianca (The white monkey) - 1924
  • Idillio taciturno: terzo interludio (A silent wooing) - 1927
  • Il cucchiaio d'argento (The silver spoon) - 1926
  • Incontro: ultimo interludio (Passers by) - 1927
  • Canto del cigno (Swan song) - 1928

  • End of the chapter


  • Ancella (Maid in waiting) - 1929
  • Landa in fiore (Flowering wilderness) - 1930
  • Oltre il fiume (One more river) - 1931

  • La borsa dei Forsyte (On Forsyte 'change)- 1930

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Il Possidente
    • Titolo originale: The Man of Property
    • Autore:  John Galsworthy
    • Traduttore: Dàuli G.
    • Editore: Garzanti
    • Data di Pubblicazione: 2004
    • Collana: I Grandi Libri
    • ISBN-13: 9788811366492
    • Pagine: 336
    • Formato - Prezzo: Brossura - 8.50 Euro

    21 novembre 2013

    James McBride vince il National Book Award nella categoria fiction

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    E' di qualche ore fa l'annuncio della lista dei vincitori del National Book Award 2013.
    Per la categoria fiction si è aggiudicato il riconoscimento James McBride per il suo romanzo The Good Lord Bird.
    Ricordiamo per le altre categorie la vittoria di George Packer per il nonfiction award con "The Unwinding: An Inner History of the New America", Mary Szybist per la poesia con "Incarnadine: Poems," e Cynthia Kadohata per il Young People's Literature Award con "The Thing About Luck."

    L'autore. James Mc Bride è uno scrittore e musicista statunitense originario di Brooklyn, dove crebbe in una famiglia multi-etnica composta dal padre afroamericano e la madre ebrea di origine polacca e i loro dodici figli. Raccontando la propria infanzia in questa famiglia di umili origini guidata da una madre severa ed estremamente religiosa, che si convertì al cattolicesimo dopo il matrimonio con il padre dello scrittore, McBride raggiunse la celebrità nel 1996 con l'opera Il colore dell'acqua (The color of

    water, Rizzoli, 1998) che rimase nella classifica dei bestseller per due anni e viene attualmente fatta leggere in molte scuole americane.
    Al pubblico italiano, tuttavia, il suo nome sarà più familiare per il romanzo del 2002 Miracolo a Sant'Anna (Miracle at St. Anna, Rizzoli 2008), storia dell'esperienza in Italia della divisione afroamericana dell'esercito statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale, opera resa celebre dall'omonimo film del 1008 diretto da Spike Lee.
    The Good Lord Bird è l'ultimo romanzo di McBride, una commedia ispirata alla vita del celebre abolizionista John Brown e che si aggiudica il National in modo un po' inaspettato, sfavorita rispetto ad altri candidati quali The Lowlands di Jhumpa Lahiri e Bleeding Edge di Thomas Pynchon, tanto che l'autore, decisamente stupito al momento di ritirare il premio, ha dichiarato di non aver nemmeno pensato a preparare un discorso. McBride ha comunque sottolineato il conforto trovato nella stesura di questa irriverente novella, scritta nel bel mezzo di tragedie personali quali la morte della madre e la crisi del suo matrimonio. Ancora inedito in Italia, The Good Lord Bird è stato pubblicato nell'agosto di quest'anno da Riverhead Books, parte del gruppo Penguin.


    Il libro. 
    Dall'autore dei bestseller Il colore dell'acqua e Song Yet Sung, la storia di un giovane ragazzo nato schiavo che si unisce alla crociata antischiavista di John Brown e che deve fingersi ragazza per sopravvivere.
    Henry Shackleford è un giovane schiavo che vive in Kansas nel 1857, anno in cui la regione è un campo di battaglia tra forze pro e anti schiavitù. E poi giunge John Brown, il leggendario abolizionista, e un alterco con il padrone di Henry s'inasprisce rapidamente. Henry è costretto a lasciare la città con Brown, che lo crede una ragazza.
    Nel corso dei mesi seguenti, Henry - che Brown soprannomina Cipollina - cela la propria vera identità nel tentativo di rimanere in vita. Infine Cipollina si ritrova con Brown nello storico attacco di Harpers Ferry del 1859, uno dei principali catalizzatori per la Guerra Civile.
    Avvincente mix tra storia e invenzione, raccontato con la meticolosa attenzione di McBride nei confronti dei dettagli e dei personaggi, The Good Lord Bird è una stimolante avventura e contemporaneamente una commovente esplorazione dell'identità e della sopravvivenza.

  • Titolo: The Good Lord Bird
  • Autore: James McBride
  • Editore: Riverhead Books
  • ISBN-13: 9781594486340
  • Anno di pubblicazione: Agosto, 2013
  • Pagine: 432
  • Fromato - prezzo: Paperback - 12,91 dollari

  • Articolo di Valetta

    19 novembre 2013

    Wolf Hall - Hilary Mantel

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    I Contenuti

    L’Inghilterra all’inizio del 1500 è in un vicolo cieco, a un passo dal disastro. Se il re morisse senza un erede maschio, il Paese sarebbe condannato a una guerra civile. Enrico VIII vorrebbe annullare il suo matrimonio e sposare Anna Bolena, ma il Papa e la maggioranza dei regnanti d’Europa si oppongono. Sarà Thomas Cromwell ad occuparsi di questa impasse: figlio di un fabbro di Putney, uomo capace di redigere un contratto come di addestrare un falco, disegnare una mappa e sedare una rissa, arredare una casa così come di corrompere una giuria. Architetto machiavellico del regno di Enrico VIII e artefice dei destini della dinastia dei Tudor, il protagonista del pluripremiato romanzo di Hilary Mantel emerge in tutta la sua contraddittoria umanità: nonostante le sue umili origini, quest’uomo venuto dal nulla, dedito ai mestieri più disparati - mercenario in Francia, banchiere a Firenze, commerciante di tessuti ad Anversa – in virtù delle sole doti intellettuali sarà in grado di rompere le rigide regole della società inglese e rialzarsi da una drammatica situazione personale, e di lui si servirà il re per ottenere il divorzio da Caterina d’Aragona e unirsi ad Anna Bolena, dando così un nuovo corso alla storia della chiesa d’Inghilterra.

    La Recensione

    Non c'è bisogno di essere appassionati di storia per conoscere Enrico VIII e la sua ossessione per la ricerca di un erede maschio, che costarono al cristianesimo uno scisma come mai visti prima e alle sue sei mogli ben più di qualche grattacapo (in effetti alcune di loro si ritrovarono presto senza più alcun "capo" da grattare). Enrico e le sue disavventure matrimoniali hanno investito la casata dei Tudor di un fascino che dura tuttora, e dimostrato dalla sequela di romanzi, film e telefilm dedicati a quest'epoca storica, ultimo fra i quali la serie HBO "I Tudors". Se avete seguito il telefilm (e siete riuscite a staccare gli occhi per un attimo dal labbrone sensuale di Jonathan Rhys-Meyers per districarvi nel garbuglio di intrighi, alleanze e parentele che governavano le sorti della corte inglese) avrete forse notato un meschino personaggio dall'aria infida e calcolatrice che sarà il principale artefice della rovina di Anna Bolena.

    Ecco, quello è Thomas Cromwell, ed è lui il nostro eroe.

    La storia, si sa, è scritta dai vincitori, per cui la tradizione cattolica e la cultura illuminista ci hanno per secoli inculcato l'immagine agiografica di Tommaso Moro illuminato pensatore disposto a morire per difendere le sue idee sulla supremazia del Papa a capo della Chiesa, vittima di un tiranno crudele, Enrico, e di una prostituta d'alto bordo, la Bolena.

    Hilary Mantel ribalta questa prospettiva e sceglie per il suo racconto l'antieroe per eccellenza, un uomo, Thomas Cromwell, che la storia ci ha consegnato come un arrivista senza scrupoli dal passato oscuro, celebre per i suoi intrighi che ne favorirono la sfavillante ascesa e la rovinosa caduta.
    Basandosi sui fatti storici, l'autrice ci regala una diversa comprensione del Cromwell politico ma soprattutto del Cromwell uomo, non più una figura guidata dalla cieca ambizione ma un padre, un marito, un fratello deciso a ribaltare le sorti di un infanzia povera e violenta per offrire alla sua famiglia una posizione sicura e un benessere duraturo. Il racconto prende il via proprio da quest'infanzia, dal nostro eroe a terra in una pozza del suo sangue, ridotto in fin di vita dai calci e pugni del padre. E' un breve guizzo, un piccolo prologo prima di saltare avanti di un paio di decadi, dopo gli anni passati a combattere in mezza Europa, le istruttive esperienze coi mercanti italiani e fiamminghi, i contatti con le menti più coraggiose del fuoco riformista avviato da Martin Lutero, un balzo che ci porta direttamente alla corte di Enrico al servizio dell'allora onnipotente cardinale Wolsey. Da qui in poi è una corsa a capofitto verso la cima, raggiunta dribblando la caduta di Wolsey, a cui resterà comunque fedele fino all'ultimo, le cacce alle streghe di Moro, le macchinazioni dei Bolena, gli scatti d'ira di Enrico e le crisi di gelosia del suo seguito di conti, duchi e cardinali, grazie a una combinazione di arguzia, competenza e una giusta dose di sfacciataggine.

    Ma al di là della mente brillante e la lingua tagliente è il Cromwell privato che conquista il lettore, il marito fedele e il padre coscienzioso, l'uomo che trae la sua essenza dalla sfera familiare tanto che, quando il destino lo priva dei suo capisaldi uno ad uno con metodicità incessante, egli provvede a ricrearsi una nuova famiglia prendendo in casa lontani parenti, pupilli e perfino impiegati che alleverà come figli propri. Il calore e l'intimità che permeano la quotidianità di quest'uomo imponente sono esaltate dallo stile confidenziale scelto dalla Mantel, una narrazione in terza persona dal punto di vista del protagonista e interamente al presente, per ribadire che no, non ci stiamo occupando di una figura oscura morta e sepolta da secoli, ma di un essere umano vero, vivo, vibrante di passioni che ha lasciato nella storia un'impronta indelebile che si scorge ancora oggi. Il continuo alternare il racconto degli eventi con i pensieri di Cromwell e le conversazioni riportate in discorso indiretto, come un unico stream of consciousness, unito con l'abitudine a riferirsi al protagonista con il semplice pronome "egli" a volte renda la narrazione veramente difficile da comprendere ma ha il vantaggio di annullare qualsiasi barriera fra lettore e personaggi dando al sensazione reale di trovarsi nella mente di Cromwell stesso.
    Il suo sguardo attento e disincantato vede oltre i capricci lussuriosi di Enrico e coglie un sovrano tanto determinato a cambiare il corso della storia quanto tormentato dai dubbi e i sensi di colpa; intuisce la fredda determinazione di Anna Bolena e il fascino di una personalità capace di far dimenticare a ogni uomo una carnagione giallognola e un petto troppo piatto; soprattutto percepisce la natura fondamentalmente sadica di un uomo, Tommaso Moro, che la Chiesa venera come un campione della cristianità sorvolando sull'intransigenza che l'ha portato a ricorrere alle più crudeli forme di tortura verso chiunque sospettasse di eresia e ad essere incapace dei più banali gesti di compassione verso i suoi stessi familiari.

    Certo alcuni storceranno il naso di fronte a questa nuova prospettiva degli eventi, ed è indubbio che alcune parti siano state romanzate, tuttavia ho molto apprezzato come la Mantel, pur non tacendo sull'arguzia e l'intraprendenza del suo eroe, abbia saputo smantellare l'immagine di un arrivista senza scrupoli liberando queste qualità dal pregiudizio che Cromwell ha da sempre subito in quanto unico commoner, uomo del popolo, nelle camere del potere, fino ad allora "territorio di caccia" esclusivo di nobili e alti prelati.
    Ho già il seguito nella "to-read" list.  


    The Thomas Cromwell Trilogy
     
  • Wolf Hall (Wolf Hall, 2011, Fazi) - Vincitore del Man Booker Prize 2009
  • Anna Bolena, una questione di famiglia (Bring up the bodies, 2013, Fazi) - Vincitore del Man Booker Prize 2012
  • The Mirror and the Light (inedito, pubblicazione prevista per il 2015)

  • Giudizio:
    +5stelle+

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Wolf Hall
    • Titolo originale: Wolf Hall
    • Autore: Hilary Mantel
    • Traduttore: Giuseppina Oneto
    • Editore: Fazi
    • Collana: Le Strade
    • Data di Pubblicazione: 2011
    • ISBN-13: 9788864111957
    • Pagine: 784
    • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 18,00
     

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