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28 dicembre 2013

2014: Nuovi adattamenti cinematografici in arrivo

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E' da diversi anni che la letteratura è diventata fonte primaria di ispirazione per il cinema e l'anno che sta per iniziare non ha alcuna intenzione di smentire il trend.
Tra i film in arrivo ci sarà anche quello tratto dal vostro libro preferito? Scopriamolo guardando insieme quali sono i principali titoli in programmazione per il 2014.



Il primo della lista è sicuramente Divergent, tratto dalla trilogia bestseller di Veronica Roth (ricordiamo che il terzo libro della serie, Allegiant, arriverà in Italia nel 2014 pubblicato sempre da DeAgostini), che si prepara a raccogliere il testimone di Hunger Games con una nuova saga distopica altrettanto avventurosa e spietata. Il film uscirà nelle sale americane il 21 marzo 2014 e avrà nel ruolo principale la giovane Shailene Woodley, celebre anche in Italia come protagonista delle serie La vita segreta di una teenager americana, e il semisconosciuto Theo James nella parte di Four. Da segnalare la partecipazione della star Kate Winslet, per la prima volta alle prese con un personaggio "cattivo", nel ruolo di Jeanine Matthews.
Come si diceva, Divergent farà una vera e proprio staffetta cinematografica con il più famoso Hunger Games (pubblicato in Italia da Mondadori), di cui a novembre uscirà il terzo capitolo Mockingjay - Il canto della rivolta (parte I) sempre diretto da Francis Lawrence che già aveva sostituito Gary Ross nel campione di incassi La ragazza di fuoco. Poiché squadra che vince non si cambia, tutti membri del cast, da Jennifer Lawrence a Josh Hutcherson, da Woody Harleeson a Liam Hemsworth, risultano confermati, con l'aggiunta di un'altra star di prima grandezza, Julianne Moore, nel ruolo del Presidente Alma Coin. Resta da vedere se la scelta di dividere il film tratto dall'ultimo volume della saga in due parti, scelta apparentemente inevitabile da Twilight in poi, penalizzerà la qualità con lungaggini inutili o se la tensione verrà mantenuta viva in entrambi gli episodi.


Tra questi due titoli di spicco si inserisce The Maze Runner - Il labirinto, uscita prevista per settembre dell'anno prossimo (nuova data dopo che si era inizialmente parlato di febbraio). Pubblicizzato ovunque come il romanzo adorato dai fan di Hunger Games e Divergent, in Italia questa saga edita da Fanucci nel 2011 non ha replicato il successo indiscusso delle altre due, ma con il traino del film potrebbe vivere un nuovo momento di gloria. Il film, con protagonista il Dylan O'Brien di Teen Wolf, si discosta leggermente da Hunger Games e assume un taglio più science fiction/thriller, raccontando la storia di un gruppo di teenagers che si risvegliano all'improvviso per trovarsi rinchiusi in un labirinto abitato da orribili creature.

Il 2014 sarà comunque l'anno delle distopie, tanto che non saranno solo i bestseller del momento ad essere trasformati in film ma avremo l'occasione di riscoprire classici del passato come The Giver, noto in italiano con il titolo di Il mondo di Jonas pubblicato nel 1995 dalla storica collana Superjunior della Mondadori. Molti trentenni tra di voi ricorderanno la storia del dodicenne

Jonas una società del futuro prossimo, dove sono state annullate le differenze individuali, la percezione del dolore, la passione e i sentimenti più profondi. L'idea del film era già stata presa in considerazione in passato ma scartata a causa della realtiva "mancanza di eventi e colpi di scena" del romanzo, tuttavia il progetto si è finalmente concretizzato e uscirà nelle sale americane ad agosto con un cast che annovera Jeff Bridges, Maryl Streep, Katie Holmes e Alexander Skarsgård e Taylor Swift.
Di genere totalmente diverso e più adatto agli amanti della commedia è invece l'adattamento del romanzo culinario di Richard C. Morais Madame Mallory e il piccolo chef indiano (The Hundred-Foot Journey), edito da Neri Pozza, che nel cast vede il premio Oscar Helen Mirren nel ruolo dell'odiosa cuoca di un ristorante stellato che, in un paesino della Francia, si scontrerà con un colorato ed eccentrico bistrot indiano gestito dal giovane Manish Dayal. Alla regia un veterano del genere: Lasse Hallstrom, regista del fortunato Chocolat. Il film dovrebbe uscire nelle sale ad agosto.


Imperdibile poi per gli amanti del thriller l'adattamento del disturbante bestseller di Gillian Flynn Gone Girl (pubblicato in Italia da Rizzoli con l'infelice titolo di L'amore bugiardo), con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike nella parte di una coppia di sposini che dietro

l'apparenza perfetta cela una allucinante realtà fatta di bugie e torture psicologiche.
Altrettanto ad alta tensione Non ti addormenare (Before I Go to Sleep), film tratto dall'omonimo thriller targato Piemme del 2011 di S.J. Watson che sul grande schermo verrà interpretato dai premi Oscar Colin Firth e Nicole Kidman, diretti dall'inglese Rowan Joffé. La pellicola, voluta dal grande Ridley Scott, racconta la storia di una donna che ogni mattino si sveglia senza ricordare nulla del suo passato, finché pian piano inquietanti dettagli emergeranno e la costringeranno a mettere in discussione tutti colore che la circondano.


Molto interessante si prospetta invece la trasposizione cinematografica di Suite francese (Adelphi), forse l'opera più celebre di Irene Nemirovsky, affidata a due attrici di grande sensibilità come Michelle Williams e Kristin Scott Thomas dirette dall'inglese Saul Dibb, finora noto soprattutto come regista di documentari.
Infine sembra quasi superfluo ma vale la pena ricordarlo che al termine prossimo anno arriverà anche la terza e ultima parte de Lo Hobbit: There and Back Again che dovrebbe allietare le festività natalizie così come il secondo capitolo (La desolazione di Smaug) sta allietando quelle di quest'anno. Sebbene non popolare come Il Signore degli Anelli, soprattutto perché il libro da cui è tratto era stato pensato da Tolkien per lettori più giovani, questa trasposizione cinematografica di Peter Jackson merita sicuramente di essere vista se non altro per ammirare la splendida alchimia al di là del tempo e dello spazio fra il regista neozelandese e lo scrittore inglese e la perfetta realizzazione della Terra di Mezzo che ancora una volta Jackson e la sua squadra sono riusciti a portare sugli schermi. Ricordiamo che il romanzo originale, recentemente ripubblicato da Bompiani, è in realtà uno solo e di mole molto inferiore alla saga dell'anello, ma la possibilità di sfruttare appieno sia le potenzialità di incassi che i dispendiosi effetti cinematografici serviti per realizzarlo hanno spinto regista e produzione a trasformarlo in una nuova trilogia. In effetti l'opera di Tolkien è così densa di eventi che il materiale per tre pellicole non mancava, anche perché Jackson ne ha approfittato per colmare alcune lacune riguardo a Il signore degli Anelli non perfettamente spiegate nella sua precedente trilogia.

Concludiamo l'articolo con due segnalazioni che riguardano invece il mondo dei fumetti. La prima farà felici molti appassionati del genere in quanto legata al fumetto cult Sin City, di cui è in arrivo una nuova trasposizione dopo quella famosissima del 2005. Siintitoletrà Sin City: A Dame to Kill For e, come il suo predecessore, coprirà diversi filoni narrativi presenti nell'opera di Frank Miller. Quest'ultimo sarà ancora una volta coinvolto nella stesura della sceneggiatura e nella direzione del film, accanto al solito Robert Rodriguez mentre Bruce Willis, Jessica Alba, Mickey Rourke e Joseph Gordon-Levitt hanno accettato di ritornare a interpretare i loro vecchi personaggi. Il film dovrebbe uscire in estate e tra i nuovi membri del cast annover Eva Green, Josh Brolin, Ray Liotta e addirittura Lady Gaga.
La seconda segnalazione riguarda invece I, Frankenstein, film in uscita a gennaio con protagonista Aaron Eckhart tratto dalla graphic novel di Kevin Grevioux (che comprarirà sia come attore che come produttore esecutivo) a sua volta, inutile dirlo, ispirata al capolavoro del 1818 di Mary Shelley. La pellicola, che negli Stati Uniti è stata vietata ai minori di 13 anni per la presenza di sequenze di azione estrema e fantasiosa con forte violenza, si prospetta ovviamente piuttosto diversa dal romanzo della Shelley a partire dall'ambientazione che è del tutto contemporanea e vede il celebre "mostro" lottare per salvare la razza umana da una sollevazione di creature soprannaturali.

Segnalandovi le nostre recensioni di Divergent e Mockigjay - Il canto della rivolta vi ricordiamo che questa non è che una panoramica delle principali trasposizioni in arrivo sui nostri schermi.
A questo punto non mi resta che augurarvi buona visione!


Articolo di Valetta

25 ottobre 2013

Vathek e gli episodi - William Beckford

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I Contenuti

Scritto alla fine del XVIII secolo in francese e poi tradotto in inglese, "Vathek" è la risposta settecentesca al mito del dottor Faust, inserito nella tradizione orientaleggiante delle "Mille e una notte", al pari dello "Zadig" di Voltaire e del "Rasselas" di Johnson.
L'orrore che suscita l'infelice Vathek, califfo di grandi ricchezze e di incontentabili appetiti, sta proprio nel patto diabolico suggeritogli dal perfido Giaurro, al fine di ottenere enormi poteri, una volta raggiunto il Palazzo del Fuoco Sotterraneo. Per realizzare il suo sogno di potenza, il califfo non esita a lasciare i suoi cinque palazzi, ad abiurare la fede musulmana e a compiere grandi nefandezze, come il sacrificio di cinquanta bambini, figli della sua gente.
Nel viaggio verso il Palazzo, il suo seguito - fantasmagorico caravanserraglio che spazza e contamina tutto ciò che incontra - si assottiglia sempre più, fino a lasciarlo solo di fronte alle oscure porte dell'abisso. Ma si tratta di un perfido inganno, perché oltre quelle porte non lo attendono i talismani che controllano il mondo, bensì il regno di Eblis, l'inferno musulmano. A Vathek e alla sua donna, ridotti - come gli altri che li hanno preceduti - a morti viventi col cuore tormentato dalle fiamme, non resta che vendicarsi su Carathis, la madre che l'ha cresciuto nell'avidità e nell'assenza di una vera fede.
Non c'è speranza nell'oscuro mondo dipinto da Beckford: il male è legato alla condanna senza appello e l'unica ricompensa per il patto mefistofelico è l'inganno.

La Recensione

Confesso che il motivo che mi ha spinto verso 'Vathek' è particolare: ne ho letto la prima volta su un fumetto della serie bonelliana 'Dampyr', che porta lo stesso titolo e al romanzo di Beckford è solo vagamente ispirato, visto che il protagonista è si di origini arabe come nel libro ma è un arcivampiro.
Il 'Vathek' di Beckford invece è una figura quasi archetipale di personaggio romantico, l'antieroe maledetto, pronto alla dannazione per soddisfare una sete puerile di potere e piacere ma situato in un contesto - quello di romanzi illuministici a tesi come 'Zadig' o 'Candido' di Voltaire, 'Emilio' di Rousseau o anche 'Justine' del divino marchese De Sade - in cui il punto di vista della narrazione è caratterizzato da uno sguardo esterno e quasi estraneo, se non anche dichiaratamente ironico, nei confronti della vicenda per cui la morale del racconto risulta alla fine capovolta.

Il califfo Vathek, uomo ricco e potente oltre ogni immaginazione, capace di fulminare con il solo sguardo, vota la sua vita al perseguimento di un unico fine, il piacere e si scopre privo di ogni scrupolo quando viene tentato da parte di un oscuro personaggio, il Giaurro - parola che di per sé vuol dire 'infedele'.
In cambio dell'orrendo sacrificio di cinquanta bambini, del cui sangue il Giaurro chiede di dissetarsi, a Vathek viene promesso, una volta rinnegata totalmente la vera fede nella rivelazione di Maometto, libero accesso ai palazzi infernali della città maledetta di Eblis, sede del demonio biblico Shaitan, il nostro Satana, e anche alle ricchezze e alla potenza magica dei re morti nell'antichità, in particolare Suleiman ben Daoud, cioè il nostro re Salomone, figlio di Davide.
Il percorso di Vathek è una lunga discesa verso il basso, che è risaputo essere molto agevole, e viene facilitato anche dall'ambizione di una figura femminile, Caratide, anziana principessa bizantina madre del califfo, che non esita ad affiancarlo in ogni nefandezza, a difenderlo con arti negromantiche e a spronarlo verso il male per una cupa bramosia di potere. Appare circondata da un nugolo di schiave negre mezze cieche e ugualmente malvagie, non esita ad abbandonare il suo palazzo e la torre dove aveva praticato le scienze esoteriche e accorre a fianco del figlio scellerato, quanto questo, innamoratosi, lungo la strada verso il palazzo sotterraneo di Eblis, di Nouronihar, splendida figlia dell'emiro Fakreddin, la cui fama di santità è diffusa in tutto il mondo, sembra aver dimenticato per i piaceri dell'amore il fine della ricerca, per la quale aveva scelto la dannazione.
La discesa travolgente di Vathek, dal rogo della torre del palazzo di Samarah verso l'abisso di Eblis, trascina con sè tutto ciò che incontra: la bellissima Nouronihar, in principio promessa sposa e innamorata devota del suo cugino Goulchenrouz, un fanciullo tanto bello quanto poco virile che Vathek cerca di eliminare senza alcun rimorso, rinuncia all'affetto verso il pio padre Fakreddin e all'amore per il cugino, che viene però salvato, come anche i cinquanta bambini destinati a sfamare l'orrendo appetito del Giaurro, dall'intervento divino attraverso esseri a metà tra geni benigni e angeli. Anche Caratide lo segue nella discesa infernale e anzi lo spinge a non avere alcuna remora nel perseguire la ricerca del potere sotterraneo.
Molto diverso da come me l'aspettavo, 'Vathek' riflette in forma di fiaba parte delle vicende biografiche dell'autore, aristocratico britannico, ricchissimo e coltissimo, con una madre ingombrante, in cui si ritrova la figura di Caratide, costretto a viaggiare a lungo fuori dalla sua patria per via di numerosi scandali legati alla sua omosessualità in cui rimase coinvolto.
Beckford/Vathek  è un vero libertino - in quelli che vengono chiamati 'episodi', cioè racconti nel racconto, in stile 'Mille e una notte', fatti da altre anime dannate al protagonista e Nouronihar nel palazzo di Eblis mentre attendono che si compia il loro destino di peccatori irredimibili, compare anche la storia d'amore tra due uomini - e fonde insieme l'interesse per temi e ambientazioni orientaleggianti e la fascinazione erotica di una visione della vita interamente ispirata all'edonismo, il tutto con uno stile che ricorda in tanti aspetti quello di fiabe come 'Cappuccetto rosso'.
La morale superficiale è che la via del piacere estremo, inteso come fine unico in se stesso, può portare solo all'annientamento e alla sofferenza, ma dal tono ironico e sornione con cui il narratore racconta la vicenda di Vathek appare altrettanto evidente come il suo sprofondarsi nel male sia la conseguenza di una scelta inevitabile e fortemente voluta, in una versione arabeggiante ed esteticamente evoluta dell'eroe monolitico così tipica del pensiero romantico, tanto che l'opera di Beckford è stata paragonata ad altre più note, nello stesso solco, di Horace Walpole e Mary Wollstonecraft Shelley.
Bello da leggere come una fiaba oscura, con descrizioni suggestive e inquietanti come quella delle rovine di Persepoli, da cui si scende negli Inferi, questo romanzo breve è davvero una fusione originale di sottili perversioni e di un vitalismo spregiudicato e al di là di ogni giudizio morale.
Non per nulla, dopo essere stato a lungo ignorato, quello magistralmente dipinto da Beckford è stato definito come 'il primo Inferno dell'età moderna' da uno che di inferni e dannazione se ne intendeva come Jorge Luis Borges.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Vathek e gli episodi
  • Titolo originale: Vathek. Un conte arabe
  • Autore: William Beckford
  • Traduttore: A. Camerino, R. Savinio
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2003
  • Collana: Tascabili. Romanzi e racconti
  • ISBN-13: 9788845254970
  • Pagine: 257
  • Formato - Prezzo: Brossura -  Euro 7,90

29 agosto 2013

Il fabbro di Wootton Major - J.R.R. Tolkien

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I Contenuti

Quando il figlio del fabbro di Wootton Major, alla Festa dei Ventiquattro, mangerà la fetta della Grande Torta con la misteriosa stellina fatata, la sua vita cambierà, perché entrerà così in possesso della chiave del magico mondo delle fate. Ad attendere il piccolo fabbro di Wootton Major ci sarà quindi il dono dell'accesso a questo mondo incantato, e un avventuroso viaggio verso gli arcani segreti del Re e della Regina delle Fate. Corredato dalle illustrazioni di Pauline Diana Baynes che ne impreziosivano l'edizione originale, il volume comprende la genesi della storia raccontata da Tolkien, la sua analisi della struttura temporale e dei personaggi e la versione originaria del racconto, con un finale diverso...

La Recensione

Il fabbro di Wootton Major è un racconto di J.R.R. Tolkien pubblicato nel 1967, l'ultima opera mentre l'autore era ancora in vita. Romanticamente potremmo considerarlo una sorta di commiato dell'autore al mondo di Faerie, una fiaba per bambini ben ponderata (come dimostrano le diverse stesure e gli appunti dell'autore a riguardo) ed equilibrata piuttosto che uno spontaneo volo d'immaginazione. La novella avrebbe dovuto essere parte della prefazione di Tolkien a The Golden Key, storia di fate di George MacDonald, ma si sviluppò come racconto a sé. 
La trama è semplice, e pur non essendo collegata in nessun modo alla Terra di Mezzo, riecheggia il leif motiv di molte opere dell'autore, soprattutto l'attacco dei Racconti ritrovati: nel paese di Wootton Major, immaginario ma indubbiamente anglosassone, ogni ventiquattro anni si tiene una festa a cui partecipano ventiquattro bravi bambini. Per l'occasione, il Maestro Cuoco serve una torta, ma in quella preparata da Nokes e dal suo apprendista Alf c'è una sorpresa: una pietra scintillante nascosta nell'impasto insieme ad altri ninnoli, che viene inconsapevolmente ingoiata dal figlio del Fabbro. La pietra si incastona nella fronte del bambino, e si rivela un vero e proprio lasciapassare (nonché protezione) per i reami di Faerie, che Fabbro esplora in lungo e in largo. 
Il tema principale della fiaba, forse più alla portata degli adulti che dei bambini, è quello della rinuncia: ampio spazio viene dato, oltre naturalmente alle peregrinazioni di Fabbro nelle terre fatate, alle modalità di cessione della pietra a un successore, perché, come raccomanda Alf (che forse è molto più di chi dice di essere) al protagonista, ci sono cose che "non possono appartenere a un uomo per sempre, né si possono conservare come cimeli di famiglia. Sono solo prestate": l'accesso a Faerie, concesso a Fabbro finché è giovane e pieno di immaginazione, diventa impossibile nel momento in cui all'immaginazione subentra la saggezza della maturità. Impossibile non lasciarsi tentare da un paragone con l'Unico Anello, oggetto colmo di potere maligno la cui cessione è quasi sempre accompagnata dal sangue. Fabbro, come dicevamo, rappresenta forse lo stesso Tolkien nell'atto di ritirarsi da Faerie, cioè dai reami della sua immaginazione, e di lasciare la sua pietra scintillante perché qualcun altro possa riceverla. 

Un commento all'edizione: Il fabbro di Wootton Major è inserito anche nella raccolta Albero e foglia, ed è di quella (o semmai dell'edizione singola economica) che consiglio l'acquisto. Le pagine di quest'edizione in particolare - dal costo spropositato giustificato solo in parte dalla bellezza delle edizioni deluxe Bompiani - sono quasi interamente dedicate ad appunti di Tolkien, correzioni, apparati critici, tanto che la fiaba in sé occupa solo quaranta delle sue centoquaranta pagine, illustrazioni (di Pauline Baynes, le stesse dell'edizione originale) comprese.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Il fabbro di Wootton Major
  • Titolo originale: Smith of Wootton Major
  • Autore: J.R.R. Tolkien
  • Traduttore: Francesco Saba Sardi
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: I libri di Tolkien
  • ISBN-13: 9788845234965
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 19,00 Euro

03 luglio 2013

La verità sul caso Harry Quebert - Joel Dicker

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I Contenuti

Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito.
Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che di lì a poco dovrebbe consegnare all'editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita:il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadevere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta.
Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.


La Recensione

Marcus Goldman, il protagonista del romanzo, è un giovane scrittore che, dopo essere diventato una star milionaria per un esordio letterario sfolgorante, si trova in crisi d'ispirazione. Nel frattempo Harry Quebert, amatissimo ex professore universitario che aveva ricoperto per il giovane Marcus la figura di mentore, padre adottivo e amico (in una sorta di passaggio di consegne, lo aveva educato alla letteratura, facendo di lui lo scrittore di grido del nuovo secolo, come lui lo era stato in quello trascorso), viene sospettato dell'uccisione di una quindicenne, Nola Kellergan, avvenuta trentatré anni prima. Con lei, a trentaquattro anni, aveva avuto una relazione che gli aveva ispirato il suo romanzo di più grande successo: "Le origini del male". Marcus Goldman si reca quindi ad Aurora, paesino marittimo sulla costa del New Hampshire dove abita Harry, nella cui proprietà è stato trovato il corpo sepolto della ragazza, per aiutarlo a dimostrare la sua innocenza. Inizia così le indagini per scagionare l'amico che rischia la pena di morte nel caso venisse ritenuto colpevole. Il ritrovamento del cadavere della ragazza ha creato grande scompiglio nella minuscola comunità costiera, dove tutti si conoscono e, apparentemente, sanno tutto di tutti. Si potrebbe pensare che, per questo motivo, non dovrebbe essere difficile risalire al colpevole, ma pare invece che gli abitanti del paese abbiano ognuno qualche segreto da nascondere che li rende incapaci di raccontare tutto ciò che sanno. Anche il corpo di polizia non è immune da questo difetto, dato che, al momento della scomparsa di Nola, avrebbe dovuto procedere con maggior impegno nelle indagini. Lo stesso Harry Quebert è reticente a fornire le informazioni che potrebbero farlo scagionare e risulterebbe incomprensibile il suo comportamento, se non fosse almeno in parte giustificato per lo shock derivante dall'accusa infamante. In ogni caso, ogni volta che Marcus pensa di essere arrivato finalmente a trovare il vero colpevole, unitamente alla soluzione del caso, ecco che scopre a carico di altre persone indizi tali da vanificare ogni precedente ipotesi.

Si possono leggere recensioni entusiastiche per questo romanzo del ventottenne Joel Decker da parte dei lettori  francesi che ne hanno fatto un caso letterario, nonché da parte della critica del Corriere della Sera che lo giudica un capolavoro della letteratura moderna. Ma è veramente tale? Aspettative troppo elevate vengono in genere deluse.
Punto di forza di questo romanzo è senza dubbio la sua scorrevolezza. E' inoltre molto avvincente, con colpi di scena che si ripetono in continuazione ad un ritmo sempre più incalzante via via che le ipotesi di soluzione si susseguono. Siamo in presenza di un libro di quasi ottocento pagine che, per quanto avvincenti, si sarebbero sicuramente però potute ridimensionare, riducendo, ad esempio, i numerosi e piuttosto mielosi flash back amorosi di Harry, lo scrittore accusato ingiustamente, e Nola, la ragazzina minorenne dalla personalità complessa. Vi si trovano inoltre alcune ingenuità investigative che non si possono rivelare per non rovinare l'effetto sorpresa al lettore, ma che banalizzano la costruzione del giallo. Molte, infine, le reticenze dei testimoni che servono spesso solo a procrastinare la soluzione del caso.
Uno dei punti deboli dell'autore sono i dialoghi. Alcuni sono esageratamente inverosimili e provengono da personaggi troppo caricaturali, come quelli con la madre di Marcus Goldman. L'assillante premura nei confronti del figlio risulta ridondante e artificiosa. D'altronde bisogna convenire che tutte le figure femminili appaiono piuttosto stereotipate nel loro desiderio di accasarsi, pur tenendo conto che parliamo degli anni settanta.
Il romanzo si sofferma frequentemente sul mestiere dello scrittore, insistendo sistematicamente sui principi che dovrebbero regolarlo, ma tratta anche una tematica di maggior scalpore, quale quella della differenza d'età nelle relazioni sentimentali. A differenza del comportamento del professor Humbert verso Lolita, nell'omonimo libro di Nabokov, romanzo che peraltro non fa più scandalo, Harry Quebert aveva cercato di non lasciarsi sopraffare dal sentimento che lo spingeva verso la quindicenne Nola. Era stato solo quando lei aveva tentato il suicidio ritenendosi respinta, che lui, a quel punto, si era sentito giustificato a lasciarsi andare nel corrispondere all'amore della giovane. Ma chi poteva essere interessato ad uccidere una ragazzina incapace di vivere la propria età? In un crescendo di scoperte sul conto di Nola (apparentemente ben superiori a quelle di Lolita che, in fondo, aveva "solo" una "doppia vita", essendo l'amante di Quilty di nascosto dal suo patrigno professor Humbert), il lettore si trova davanti ad una serie di informazioni sul comportamento della ragazza chiaramente destinate a sorprenderlo. Stupisce che Harry Quebert, che conosceva alcuni dei precedenti di Nola, non ne faccia menzione a Marcus ed al suo avvocato al fine di discolparsi. La giustificazione per questo suo comportamento consiste nel fatto che anche lui ha un segreto oltremodo vergognoso e il suo silenzio ha quindi una finalità autopunitiva come forma di espiazione.
La sorte ha voluto che questo romanzo diventasse un caso editoriale, nello stesso modo dell'esordio di Marcus Goldman, e sicuramente di Decker, autore appena ventottenne, sentiremo ancora parlare: se è riuscito ad accattivarsi la simpatia dei lettori adesso, figuriamoci quando raggiungerà una maggiore maturità di scrittura.


Giudizio:
+3stelle+ (e mezzo)

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
  • Titolo originale: La verité sur l'Affaire Harry Quebert 
  • Autore: Joel Dicker 
  • Traduttore: Vincenzo Vega
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788845273285
  • Pagine: 779
  • Formato - Prezzo: Brossura, sovracoperta - Euro 19,50 

01 giugno 2013

Premio Campiello 2013: la cinquina finalista

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Insieme al Calvino e allo Strega, uno dei premi letterari italiani di maggior rilievo è senza dubbio il Premio Campiello. Istituito nel 1962 da alcuni industriali del Veneto, venne assegnato per la prima volta nel 1963 a La tregua di Primo Levi, e annualmente insignisce un romanzo di narrativa pubblicato nell'anno corrente, scelto tra una rosa di cinque finalisti selezionati dalla Giuria dei Lettori.
Ieri, a Padova, la Giuria ha selezionato i cinque dei 65 titoli ammessi a concorrere. Il vincitore verrà annunciato il prossimo 7 settembre.
Scopriamo insieme i cinque possibili successori de La collina del vento di Carmine Abate (Mondadori), vincitore dell'edizione 2012:

1. L'ultimo ballo di Charlot di Fabio Stassi (Sellerio Editore)
In una sera di Natale la Morte va a trovare Charlie Chaplin nella sua casa in Svizzera. Il grande attore e regista ha passato gli ottant'anni ma ha un figlio ancora piccolo e vorrebbe vederlo crescere accanto a sé. In un lampo di coraggio Chaplin propone un patto alla Vecchia Signora: se riuscirà a farla ridere si sarà guadagnato un anno di vita. Inizia così un singolare balletto con la Morte, e quella notte a salvarlo non sarà la tecnica consumata dell'attore ma la comicità involontaria che deriva dagli impacci dell'età. La questione però è solo rinviata: anno dopo anno, a Natale, la Vecchia tornerà a reclamarlo e bisognerà trovare il modo di suscitarle almeno una risata. Nell'attesa dell'incontro fatale Chaplin scrive una lunga e appassionata lettera al figlio. Vuole raccontargli la storia vera del suo passato, quella che nessuno ha mai ascoltato, ed ecco che dalle sue parole scaturisce l'avventura rocambolesca di una vita e il ritratto di un'epoca rivoluzionaria.

2. La Caduta di Giovanni Cocco (Nutrimenti)
L'ira, la cecità, la catastrofe. La violenza dell'uomo e la collera della natura. Dal primo rintocco del terzo millennio fino al dolente epilogo delle colonne di profughi in marcia nella polvere, una tumultuosa trama di eventi un disordine scientifico e incontrollabile - infrange l'illusione di pace dell'Occidente e ne annuncia la dissoluzione. Parigi è stretta nel cerchio di fiamme e rabbia delle banlieue. Londra esplode per quattro volte in un giorno di luglio. New Orleans è un fantasma d'acqua dopo il grande uragano. I vulcani, in silenzio per decenni, resuscitano oscurando il cielo. Un presidente nero annuncia la morte dell'uomo che ha attentato alle torri. Il sangue scorre a Tunisi, al Cairo, a Bengasi. Il ragazzo dai capelli rossi uccide dentro un cinema. L'immensa nave si piega su un fianco per l'ultimo inchino. L'uomo vestito da poliziotto, sull'isola, spara senza pietà. "La Caduta" racconta gli sconvolgimenti che hanno segnato il primo decennio del nuovo secolo attraverso un impianto narrativo poderoso, ispirato alla Torah e al libro dell'Apocalisse e modellato sui cicli pittorici rinascimentali. Un romanzo implacabile e trascinante, in cui il flusso della storia permea il destino degli individui, e ciascun personaggio condanna gli altri a pagare il prezzo delle proprie scelte, a espiare il castigo o a trovare la redenzione.

3. Geologia di un padre di Valerio Magrelli (Einaudi)
Negli ultimi dieci anni Valerio Magrelli ha raccolto, su foglietti sparsi, appunti riguardanti il padre. Quando quest'ultimo muore, quei documenti diventano un materiale prezioso, "il bandolo canoro di un'infinita matassa di storie": i viaggi in auto d'estate in giro per l'Italia; le avventure d'amore e morte durante la guerra; i desolati pomeriggi che l'uomo ormai maturo trascorre spingendo il genitore sul girello; il giorno in cui il figlio, armato di forbici, libera l'anziano febbricitante dal bozzolo del maglione; lo stupore di riconoscere, davanti allo specchio, un'espressione del viso che gli restituisce la ferrea legge dei vincoli genetici; gli abbracci, le risse, l'amore per Borromini o i folli scatti di rabbia. Diviso in 83 capitoli (numero che corrisponde agli anni vissuti dal protagonista), il libro scava fra ricordi e storia patria, mentre la biografia sfuma nella paleontologia, se non nella geologia... L'enigmaticità di questo iroso anti-eroe, e insieme la sua lontananza, suggeriscono infatti una possibile identificazione con i resti umani di origine preistorica trovati in Ciociaria, a Pofi, suo paese d'origine. Cosi narrando, Magrelli, orfano ad honorem e padre a sua volta, procrastina il congedo definitivo grazie al racconto, e non desiste, ma si maschera, fugge, scegliendo la digressione per scendere ancora più in profondità nella vita del capostipite, e mostrarne, oltre alle virtù, anche quei difetti che lo rendevano "un vecchio esacerbato e vulnerabile".

4. Tentativi di botanica degli affetti di Beatrice Masini (Bompiani)
Primo Ottocento, primavera. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare nella campagna milanese, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta ha l'estro dell'agricoltura sperimentale, che pratica nella sua tenuta, e in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa di Brusuglio. E Bianca, abile acquerellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Graziosa, ardente, irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora: tra di loro c'è Pia, una servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all'impudenza, sincera all'eccesso, incline alle fantasticherie, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un'indagine appassionata. Ciò che Bianca, così acuta nell'osservare e illustrare la natura, si ostina a non comprendere è che questa ricerca del vero vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.

5. L'amore graffia il mondo di Ugo Riccarelli (Mondadori)
È come se portasse il destino nel nome, Signorina: suo padre, capostazione in un piccolo paese di provincia, l'ha chiamata così ispirandosi al soprannome di una locomotiva di straordinaria eleganza. E creare eleganza, grazia, bellezza è il suo talento. Un giorno dal treno sbuca un omino con gli occhi a mandorla e, con pochi semplici gesti, crea un vestitino di carta per la sua bambola. L'omino scompare, ma le lascia un dono, un dono che lei scoprirà di possedere solo quando una sarta assisterà a una delle sue creazioni. Potrebbe essere l'atto di nascita di una grande stilista, ma ci sono il fascismo, la povertà e gli scontri in famiglia, le responsabilità, i divieti e poi la guerra... e Signorina poco a poco rinuncia a parti di se stessa, a desideri e aspirazioni, soffocando anche la propria femminilità, con una generosità istintiva e assoluta. E quando infine anche lei, quasi all'improvviso, si scopre donna e conosce l'amore, il sogno dura comunque troppo poco, sopraffatto da nuovi doveri e nuove fatiche, e dalla prova più difficile: un figlio nato troppo presto e nato malato, costretto a "succhiare aria" intorno a sé come un ciclista in salita. Nonostante i binari della ferrovia siano ormai lontani e la giovinezza lasci il posto a una maturità venata di nostalgia, ancora una volta Signorina sfodera il suo coraggio e la sua determinazione al bene e lotta per far nascere suo figlio una seconda volta, forte e capace di respirare da solo.

La giuria dei letterati, inoltre, ha assegnato il riconoscimento Opera Prima al romanzo Cate, io di Matteo Cellini, già in corsa per il Premio Strega, definita «opera di forte maturità e di elegante felicità stilistica»:

Cate, io di Matteo Cellini (Fazi Editore)
"Ci sono guerre che non hanno tregua, eroi senza fanfare. Caterina è una di questi: una veterana di diciassette anni, che comincia la lotta ogni mattina, entrando nella tortura dei vestiti. Perché Caterina è obesa, e l'unica normalità che conosce è tra le mura di casa, in una famiglia di obesi. La sua identità scompare a contatto con il resto del mondo, perché fuori l'unico modo di sopravvivere è diventare Cate, la supereroina ferocemente autoironica il cui potere è quello di "essere il paragone che salva": nessuna è più brutta, più grassa o più sola di lei. Caterina va a testa alta per il mondo ostile: attraversa le selve dei soprannomi, si veste del desiderio di essere invisibile, rifiuta la pietà degli altri. Il suo posto nel mondo è gravato dalla sproporzione, ma la sua scialuppa di salvataggio è l'intelligenza, la sua arma il sarcasmo con cui anticipa su di sé il giudizio degli altri per anestetizzarlo prima che colpisca duro. Matteo Cellini entra a gamba tesa nella vita di Caterina, e senza sconti ci racconta la sua guerra. Lo fa talmente bene che non è la pietà per Cate quella che ci rimane, ma è il rispetto. Rispetto per questa eroina condannata al fuori misura, e rispetto per un autore che la misura - letteraria - invece la conosce bene, con un racconto durissimo e lieve, implosivamente normale e ferocissimamente pieno di tenerezza." (Alessandra Casella)

Articolo di Sakura87


27 maggio 2013

Alle sette di mattina il mondo è ancora in ordine - Eric Malpass

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I Contenuti

In una grande casa di campagna a pochi chilometri dalla cittadina inglese di Ingerby vivono tre generazioni della stessa famiglia: il Nonno e la prozia Marigold; Momma e Poppa; Gaylors, il bambino "terribile" che osserva con attenzione e stupore il mondo degli adulti. Gaylord vede e sente tutto ciò che non dovrebbe vedere e sentire e con i suoi interventi non risparmia nessuno. E' proprio sul dire e non dire attraverso ciò che si dice, e viceversa, che Gaylord basa gran parte dei suoi rapporti con i grandi. Nella tradizione di La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrel, questo romanzo descrive con raffinato ed arguto umorismo una qualunque vita di una qualunque famiglia della media borghesia inglese a metà degli anni Sessanta. Un'escursione divertente nei territori minati del microcosmo famigliare, in compagnia di un bambino che la sa molto lunga. Forse troppo.

La Recensione

Capita di leggere romanzi di cosiddetta "formazione" dove ragazzi prima normalissimi improvvisamente iniziano a discettare come oratori di professione. In altri, come in "Ragazzo da parete" (Stephen Chbosky) e in "Il lato positivo" (Matthew Quick), recentemente recensiti in questo sito, i protagonisti mostrano una notevole immaturità rispetto alla loro età, solo in parte giustificabile con i traumi psicofisici subiti. In questo "Alle sette di mattina il mondo è ancora in ordine", invece, il protagonista è un bambino che ragiona e agisce proprio come un bambino.
Il titolo scelto per l'edizione italiana del libro è piuttosto banale, ma probabilmente l'editore riteneva che il romanzo fosse destinato unicamente ad un pubblico preadolescenziale. Questo spiegherebbe anche l'assurdo numero di note inserite a fondo pagina per spiegare termini ormai entrati nell'uso comune, come Kaiser, Aladino, Manhattan, cricket, eccetera. In realtà il romanzo è indirizzato sia a ragazzi che adulti, tanto da aver avuto un grande successo in tutto il mondo e in special modo in Germania, dove ha venduto oltre un milione di copie. Come avviene per molti libri di successo, ne è stato tratto un film anch'esso molto apprezzato all'estero.
E' alle sette del mattino di un giorno festivo che in genere Gaylord, il protagonista, si sveglia ed inizia a girare per casa e a disturbare gli altri componenti della famiglia. Questa è composta dal nonno, procuratore legale in pensione, burbero ma a suo modo affettuoso; la prozia Marygold, sorda e svampita; Rose, trentenne insegnante frustrata, resa acida dalla infruttuosa ricerca di marito; Becky, giovane segretaria, appetitosa e ricercatissima dagli uomini; Jocelyn, detto "Poppa", distratto scrittore umoristico; May, sua moglie, detta "Momma", casalinga accorta e perspicace; Gaylord, figlio di Jocelyn e May.
Nel contesto di questa famiglia "allargata" vengono narrate dall'autore le paure, i dubbi, le ingenuità e le furbizie di Gaylord, un bambino che vive la sua età e, come tutti i bambini, è talvolta sconsiderato ma, come tutti gli audaci, ha la fortuna dalla sua parte anche nelle circostanze meno favorevoli. La presenza di Willie, un vicino di casa diciottenne e ritardato, con fratelli cattivi e maneschi, metterà in difficoltà il piccolo Gaylord. Interessanti sono le sue perplessità su come comportarsi con il pericoloso vicino, tenuto conto del divieto di Momma di frequentarlo. Sarà a causa di Willie che Gaylord verrà accusato di furto.
Problematica centrale del romanzo è la bugia. Gaylord si accorge che gli adulti mentono ed è difficile per lui giustificare questo loro atteggiamento con i principi di onestà e correttezza che gli sono stati inculcati.
Le problematiche sessuali, dovute a due zie nubili in famiglia, sono ancora incomprensibili per il piccolo Gaylord, tanto che quando suo padre, dovendogli comunicare la nascita di un fratellino, proverà a spiegargli alcune cose della vita, lui lo ascolterà incredulo, convinto che stia scherzando. Naturalmente, come tutti bambini, Gaylord non si rende conto di essere invadente quando le ragazze vorrebbero rimanere sole con i loro fidanzati del momento.
E' una lettura piena di ironia da consigliare soprattutto a chi apprezza l'umorismo british che qui raggiunge le sue vette più alte. L'autore è poco conosciuto in Italia, ancorché il suo primo romanzo dal titolo Beefy Jones, che nella traduzione italiana è stato modificato in Baccano in soffitta (edito da Baldini e Castoldi), si aggiudicò la Palma d'oro come miglior romanzo umoristico dell'anno.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: Alle sette di mattina il mondo è ancora in ordine 
  • Titolo originale: Morning's at seven 
  • Autore: Eric Malpass 
  • Traduttore: Miro Silvera 
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2001 
  • Collana: tascabili
  • ISBN-13: 9788845247781
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 7,23

23 aprile 2013

Gente di rispetto - Giuseppe Fava

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I Contenuti

Una maestra qualsiasi, abbastanza giovane, non bella ma graziosa, senza particolari esperienze o amicizia, con una buona dose di amarezza e insieme di ingenuità: Elena Vizzini.
Un paese siciliano qualunque, con il corso nereggiante di folla al passeggio, una splendida cattedrale, e soprattutto molta miseria e corruzione: Montenero Valdemone.
L'impatto fra la maestrina e il paese è traumatico, esplosivo: Elena Vizzini sembra divenire subito la persona più importante del paese. Un giovane che le manca di rispetto è trovato morto, seduto nella piazza del paese, con un fiore in bocca. Altri subiscono una sorte analoga. Il quadro sociale pietrificato del paese sembra smuoversi, e Elena si trova a capeggiare quella che pare un'autentica rivolta popolare contro la miseria.
E infine i ricchi, i potenti la adulano, mostrano di rivelarle i loro segreti più gelosi, di proteggerla, di ascoltare i suoi consigli.
Per la maestra il paese vuol dire anche amore, un amore selvaggio, fatto di amplessi intensi fino alla ferocia, senza parole, senza pause, senza tregua ...
La vicenda di Elena si svolge come un incantesimo di violenza, in cui il delitto crea un prestigio senza limiti.
Ma è davvero questa la verità?
Ma chi, che cosa dà a Elena Vizzini un potere tale da far morire corteggiatori impertinenti, da capeggiare le rivendicazioni dei poveri, da entrare nelle case più esclusive di una società chiusa?
Chi è la gente di rispetto che la protegge e la manovra? Chi sono gli assassini? A chi serve la sua storia misteriosa? 

La Recensione

Da questo romanzo è stato tratto il film omonimo sotto la regia di Luigi Zampa, con gli attori Franco Nero (sulla copertina dell'edizione tascabile) e Jennifer O'Neill (che appare sulla copertina della ristampa del 1975 in una scena del film).


Nonostante il romanzo sia stato scritto quasi quarant'anni fa, potrebbe essere stato appena pubblicato per la briosità del modo di scrivere di Fava e l'attualità delle problematiche trattate: corruzione, concussione e delitti di mafia.
La storia inizia con la maestra Elena Vizzini che va a ricoprire l'incarico di insegnante in un paese della Sicilia, Montenero Valdemone, e qui viene coinvolta in avvenimenti al di là della sua comprensione. Dato che chi osa mancarle di rispetto viene trovato ucciso, inaspettatamente si ritrova ad avere un ascendente sulle autorità locali e a capeggiare una manifestazione popolare di protesta per le misere condizioni cui è relegata una parte del paese. Come si legge sulla locandina dell'edizione tascabile del romanzo, "il delitto crea prestigio, il prestigio paga": troppo tardi Elena si renderà conto di essere stata usata come pedina in un gioco più grande di lei.
Il romanzo si legge con piacere. Talvolta è ironico e talvolta drammatico, senza peraltro mai cadere nel banale e nel patetico. Divertente e interessante è anche il rapporto di Elena con la madre. Questa, una settentrionale di Torino sposata a un meridionale, ha mantenuto tutti preconcetti sugli abitanti del sud Italia pur dopo quarant'anni di matrimonio.
Giuseppe Fava svolge le medesime problematiche dibattute nei romanzi di Sciascia ma da prospettive diverse. I protagonisti nei libri dello scrittore di Recalmuto sono in genere personaggi di spicco della società, sia per posizione sociale che per professione. La protagonista del romanzo di fava, Elena Vizzini, è invece una maestra elementare, una donna come tante ma dotata di una grande umanità e di una complessità di sentimenti. Nella sua mente il Bene ed il Male non assumono le dimensioni di un conflitto esistenziale ma sono molto più simili al modo comune di percepire la vita per cui "il diavolo non è mai brutto come lo si dipinge" e per tale motivo può essere ancora più pericoloso.
Sarebbe pertanto limitativo definire questo romanzo "soltanto" un giallo o una mafia story. Racconta un aspetto della Sicilia meno reclamizzato, prende in giro gli stereotipi più comuni sui meridionali e non nasconde la miseria, la sporcizia e gli aspetti più degradanti di una delle regioni italiane più belle e ricche di cultura e tradizioni.
E' un libro di denuncia che tanto più colpisce in quanto viene fatta senza le roboanti dichiarazioni della politica ma da Giuseppe Fava, proprio una vittima di mafia, tramite il racconto delle vicende di una donna normale che, per circostanze indipendenti dalla sua volontà, si trova suo malgrado invischiata in eventi che, se la lasceranno fisicamente illesa, riusciranno tuttavia a provarla sul piano psico-sentimentale.
Ci sono libri che non dovrebbero mai mancare nella biblioteca di un buon giallista e questo è uno di quelli. 

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: Gente di rispetto 
  • Autore: Giuseppe Fava  
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 1984
  • Collana: Tascabili Narrativa
  • ISBN-13: 9788845210242
  • Pagine: 256
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 5,42 (fuori catalogo)

28 marzo 2013

La gatta - Jun'ichirō Tanizaki

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I Contenuti

La protagonista di questo racconto lungo è una gatta, la bellissima Lily, adorata dal suo padrone Shozo. 
Lily si trova al centro di un intrigo familiare senza esclusione di colpi quando la ex moglie di Shozo, Shinako, nel tentativo di riavvicinare il marito, chiede con ostinazione di riavere la gatta. La seconda moglie, Fukuko, che ha accettato la convivenza con la gatta per compiacere il marito, non nasconde la gelosia per la bestiola, perciò non si oppone alla richiesta di Shinako. 
La contesa si risolve a favore della prima moglie, che riece a strappare la gatta al marito e a farsi amare da Lily. Tanizaki si addentra con maestria nella psicologia femminile, conducendone una finissima indagine accompagnata da ironia e acuto realismo.

La Recensione

A prima vista questo romanzo breve - o meglio racconto lungo - di Tanizaki sembra essere un po' eccentrico rispetto al resto della produzione dell'autore, incentrata sulla crisi dell'identità culturale e storica della società giapponese all'alba della modernità e sui suoi risvolti legati a tabù sessuali, feticismi e divagazioni erotiche.
A ben vedere invece, nel triangolo tra Shōzō, maschio sotto tutela congiunta della madre O-rin, e le mogli, Shinako e Fukuko, la gatta Lily rappresenta il punto in cui si incontrano le diagonali, il centro dei vincoli e delle finzioni affettive.
Sicché la povera gatta Lily, contesa e sballottata, assume in sé il valore simbolico di sublime feticcio per tutti i personaggi, ma in modi diversi: per il protagonista è il simulacro silenzioso del proprio io, vessato nella vita famigliare e dunque meritevole destinatario di affettuose tenerezze; per Shinako diventa il simbolo di un perduto equilibrio che, pur se in condizioni di stabilità molto precarie, garantiva il calore di un focolare domestico e la legittimità sociale attribuita a una moglie; per Fukuko si erge a nume della casa e sembra quasi, con la sua presenza silenziosa e criptica, rinfacciare comportamenti poco consoni alla morale tradizionale di una donna sottomessa al marito nella relazione coniugale.
Tutti e tre consumano nella figura della gatta le aspettative di una vita migliore, non sottoposta a vincoli così stringenti e oppressivi rispetto agli individui, come quelli previsti dai codici di comportamento tradizionali, eppure sanno di non possedere la forza necessaria a spezzare le catene sociali e a trovare delle soluzioni alternative.
Per gli individui non sembra esserci una prospettiva accettabile al di fuori della confortevole ma soffocante recinzione costruita da modelli di normalità accettati e condivisi.
Shōzō concentra la sua esistenza su riferimenti femminili e anche in Lily, la gatta umanizzata dal bisogno di contatti emotivi, ritrova la sicurezza di una consolazione materna. Shinako, la prima moglie, dopo aver cercato in lei una vendetta verso l'ex marito che l'ha ripudiata, finisce per trovare in essa lo stesso rifugio affettivo rispetto alla solitudine che rimproverava a Shōzō.
Fukuko infine, dopo aver ceduto alla richiesta della rivale, vedendo nell'atto di magnanimità il sigillo della sua vittoria, si trova nella stessa situazione di Shinako: è vittima della gelosia per un gatto, teme che il debole marito possa cadere in tentazione di cercarla e così incontrare di nascosto la moglie ripudiata e in più entra in conflitto con la suocera, O-rin, che pure era stata artefice della sua relazione con il debole figlio.
Nello stile malinconico e semplice di Tanizaki le scene della piccola borghesia nipponica acquistano il sapore di una quotidianità nitida e concreta e rendono perfettamente, nella mancanza di un finale vero e proprio, l'impressione di trovarsi davanti a uno spaccato di vita reale.
La narrazione è svelta e agile, contempla pochi oggetti e scarne descrizioni ma tutte molto efficaci e in grado di stimolare nel lettore una reazione empatica. La scena in cui Shinako accoglie nel futon la piccola Lily, sentendo tutta la gioia di averne guadagnato la fiducia e l'affetto, è raccontata facendo trasparire tutto il coinvolgimento del personaggio e insieme mantenendo un distacco notevole per il narratore. Allo stesso modo le peripezie affrontate da Shōzō per rivedere Lily portandole ghiottonerie mostrano che il ruolo di Lily nella rete di rapporti umani è fondamentale e ne fa quasi un'epifania dello stato di superiore e intangibile serenità.
La gatta, con il suo comportamento volubile e insieme fedele, incarna in questo racconto - ma non solo, se pensiamo al gatto zen protagonista del quasi coevo 'Io sono un gatto' di Natsume Soseki - un'immagine archetipica e sorniona dei misteri nascosti nell'animo umano, sepolti dalle convenzioni e dalle norme di comportamento, come braci sotto la cenere, ma mai spenti del tutto.

Giudizio:
+3stelle+ e 1/2

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: La gatta
  • Titolo originale: Neko to Shōzō to futari no onna
  • Autore: Jun'ichirō Tanizaki
  • Traduttore: Giovanna Baccini
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 2000
  • Collana: Tascabili
  • ISBN-13: 9788845243776
  • Pagine: 129
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 8,00

11 marzo 2013

Novità librarie in primavera: alcune uscite da tenere sott'occhio

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Il maltempo non ha ancora abbadonato la penisola, ma si respira già aria di primavera. Inverno, primavera o estate, in ogni caso, l'editoria non si ferma mai. Poche le novità interessanti, tuttavia, che ho pensato di segnalarvi per questa stagione.
L'articolo, compilato grazie agli esaustivi elenchi di wuz, non vuole fornire un catalogo delle novità in uscita per questa primavera, limitandosi piuttosto a rispecchiare i gusti e la sensibilità della sottoscritta. Ricordiamo, naturalmente, che tutti i titoli, le eventuali copertine, le informazioni e le date di uscita sono puramente provvisorie, e possono variare da un momento all'altro.

Marzo: in uscita il 19 la riedizione Einaudi di un Murakami (Norwegian Wood, Kafka sulla spiaggia, 1Q84) da tempo fuori catalogo, in una nuova traduzione dal giapponese.  
 
A sud del confine, a ovest del sole, di Haruki Murakami - Einaudi, Supercoralli - 216 pagine, 20.00 euro
Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lí dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un’abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di piú: a distinguerla non c’è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un’altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi – è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l’esperienza – quando ormai la vita l’ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppía esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell’altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà. Torna in libreria, in una traduzione completamente rivista, uno dei romanzi piú amati di Murakami Haruki: un’opera malinconica e romantica, una storia di raffinata delicatezza, in cui l’esplorazione dei piú diafani movimenti dell’anima riesce a descrivere l’universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà.  

Già disponibile per Fazi il nuovo romanzo di John E. Williams, autore del fragoroso successo Stoner

Butcher's Crossing, di John E. Williams - Fazi, Le strade - 359 pagine, 17.50 euro
"Bastava un solo sguardo, o quasi, per contemplare tutta Butcher's Crossing. Un gruppo di sei baracche di legno era tagliato in due da una stradina sterrata e poco oltre, su entrambi i lati, c'erano alcune tende sparse". Ecco lo sperduto villaggio del Kansas dove, in una torrida giornata del 1873, giunge Will Andrews, ventenne bostoniano affamato di terre selvagge. L'America sta cambiando, la ferrovia in breve scalzerà la tensione verso l'ignoto che aveva permeato il continente, lasciando solo il mito della frontiera. Eppure, il giorno in cui Will sente sotto i piedi la sua terra promessa, esiste ancora la caccia al bisonte, un'esperienza portentosa, cruenta e fondante, archetipo della cultura americana. È questo che il ragazzo vuole: dimenticare le strade trafficate ed eleganti di Boston e rinascere in una terra che lo accolga come parte integrante della natura. Ma in questi luoghi lontani dalla costa orientale e dalla metropoli gli uomini sono legnosi, stremati dall'attesa di un riscatto mai ottenuto e negli occhi custodiscono tutta l'esperienza del mondo. La caccia, l'atroce massacro di cui Will si rende complice, è un momento hi cui si addensano simbologie, dove il rapporto tra l'essere umano e la natura diventa grandiosa rappresentazione, ma soprattutto è un viaggio drammaticamente diverso da ciò che il ragazzo si aspettava, da quel che immaginava di scoprire su se stesso e sul suo paese.  

Ricordiamo anche che da giorno 7 sono disponibili nelle librerie i primi dodici titoli della nuova collana Live della Newton Compton, che ripropone in una nuova veste editoriale (e in un nuovo prezzo) i vecchi Centopagine- Millelire. Annunciata la prossima uscita di altri dodici titoli. Vi segnalo i soli classici di quelli attualmente proposti, perché mi ripugna pubblicizzare il romanzo a tema vampirico di infimo livello che è stato incluso:
Seneca, L'arte di essere felici
Sigmund Freud, Il sogno e la sua interpretazione
F. Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby
Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche
Jane Austen, Lady Susan
William Shakespeare, Amleto
E. A. Poe, Racconti del terrore
Irène Némirovsky, Il ballo
Sun Tzu, L'arte della guerra 


 

Aprile vede il ritorno nelle editorie italiane di Junot Díaz, vincitore del premio Pulitzer nel 2007 con La breve e favolosa vita di Oscar Wao (Mondadori, 2008):

E' così che la perdi, di Junot Díaz - Mondadori, Scrittori italiani e stranieri - 280 pagine, 16.00 euro
In una spiaggia della Repubblica Dominicana, una storia d'amore tormentata si inceppa. Nella lavanderia di un ospedale del New Jersey, una donna fa il bucato del suo amante e intanto pensa alla moglie di lui. A Boston, un uomo compra al suo unico amatissimo figlio la prima mazza da baseball, senza immaginare le conseguenze. E nel mezzo di queste storie c'è sempre l'irreprensibile, irresistibile Junior (già personaggio in La breve favolosa vita di Oscar Wao) con il suo desiderio d'amore, pari solo alla temerarietà che lo trascina da una donna indimenticabile all'altra. Dall'artistica Alma, all'anziana Miss Lora, a Magdalena, che considera tutti gli uomini sudamericani degli imbroglioni, fino all'amore della sua vita, che gli spezzerà il cuore. È così che la perdi mette a nudo con tenerezza e ironia tutti gli infiniti desideri e le inevitabili debolezze del cuore umano. E ci ricorda che la passione trionfa sempre sul buon senso. 

Maggio: in uscita - annunciato già a ottobre dello scorso anno - un inedito di J.R.R. Tolkien:

La caduta di Artù, di J.R.R. Tolkien - Bompiani, I libri di Tolkien - 350 pagine, 18.00 euro
Tolkien iniziò a scrivere questo libro pochi anni prima dello Hobbit, ispirandosi alle gesta del leggendario Re Artù ma reinterpretandolo con il linguaggio epico caratteristico dei suoi romanzi maggiori: lo Hobbit e il Signore degli Anelli. Sono gli ultimi giorni di Re Artù quelli che Tolkien ci racconta, quando la lotta fra Bene e Male, Giustizia e Sopruso arrivano alla resa dei conti. Un'avventura spettacolare e piena di colpi v di scena: la grande battaglia di Artù di ritorno in Britannia, il fascino di Ginevra, il tradimento di Mordred e i dubbi di Lancillotto.
Un romanzo in versi che porterà i lettori di Tolkien dentro una delle saghe più amate di sempre: quella dei cavalieri di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. 

Einaudi annuncia anche l'uscita del nuovo romanzo del premio Nobel Mo Yan:

Le rane, di Mo Yan - Einaudi, Supercoralli - 220 pagine, 20.00 euro
Le rane, ultimo romanzo del premio Nobel Mo Yan, è lo splendido, conturbante ritratto di una donna la cui vita attraversa e definisce la storia della Cina di oggi. Le sue scelte, le sue decisioni sono complesse, controverse, spesso discutibili: perché complesso e sofferto è il giudizio di Mo Yan sul suo paese.
Il drammaturgo Kedou, «Girino», (alter ego di Mo Yan), racconta in quattro lunghe lettere indirizzate a un amico, l’immaginario scrittore giapponese Sugitani Yoshihito (in realtà Kenzaburo Oe, grande amico di Mo Yan), la storia della zia paterna «venerata come la benevola Guanyin, dea della fertilità, e allo stesso tempo, odiata come il boia inesorabile che esegue le condanne a morte». Il Partito ha offerto alla zia «Gugu» una sommaria educazione medica e, dall’inizio degli anni Cinquanta, la donna diventa l’unica levatrice della sua regione. Non solo: da quando, nel 1965, il Partito, preoccupato per la crescita esponenziale della popolazione, inizia una campagna per il controllo delle nascite, Gugu si impegna in aborti e vasectomie forzate con lo stesso zelo con cui prima faceva nascere i bambini. La fedeltà agli ordini del Partito, però, sarà la rovina sua e delle persone che ama. Una donna, per non abortire, si getta nel fiume e annega. Un’altra – la moglie di suo nipote – è costretta a interrompere la gravidanza nonostante sia fuori tempo massimo, e muore. Fino a quando, una notte, tornando a casa, Gugu si smarrisce in una zona paludosa: il gracidare delle rane le ricorda il pianto dei bambini mai nati, i corpi gelidi degli animali, come piccoli feti abortiti, la circondano, la ricoprono, sconvolgendola. Cittadina di un paese che non riconosce, la Cina potenza economica globale di oggi, Gugu farà i conti con le conseguenze delle sue azioni, scoprendo il modo imprevedibile per cambiare vita e espiare le sofferenze che ha inflitto. Mai come ne Le rane Mo Yan aveva saputo distillare la sua particolare, obliqua visione della Cina, plasmandola nella storia di un personaggio epico e tragico, Gugu, e dell’universo che le ruota attorno.

Previsto infine per Giugno il nuovo romanzo di Stephen King, Joyland:

Joyland, di Stephen King - Sperling & Kupfer, Pandora - 384 pagine, 19.90 euro
Estate 1973, Heaven's Bay, Carolina del Nord. Devin Jones, squattrinato studente universitario, decide durante le vacanze di accettare un lavoro in un luna park. Appena arrivato nel parco divertimenti, popolato da strani personaggi, Dev scopre che il luogo nasconde un macabro segreto: nella Casa degli Orrori si aggira infatti il fantasma di una donna uccisa quattro anni prima in modo decisamente macabro. Per guadagnarsi il magro stipendio, il ragazzo non dovrà soltanto intrattenere i bambini con il suo costume da mascotte, ma anche combattere il male che minaccia Heaven's Bay. E difendere la ragazza della quale nel frattempo si è innamorato. 

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Articolo di Sakura87 
 
 

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