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02 gennaio 2014

Wanted - Lavie Tidhar

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I Contenuti

Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell'11 settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama bin Laden. Un giorno Joe riceve la visita di una misteriosa donna, che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l'autore di quei libri; inizia così un'avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul. Man mano che l'indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà. "Wanted" è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi

La Recensione

Wanted è uno di quei libri difficili da commentare senza rovinare ai futuri lettori il piacere di scoprire la vera anima del romanzo da soli.
Posso sbilanciarmi ad osservare che l'inizio dell'opera di Lavie Tidhar mi aveva lasciata perplessa e anche un po' delusa. I primi capitoli rientrano infatti nei canoni del noir a tal punto da che sembrano usciti dritti dritti da un manuale su come scrivere il noir perfetto. Joe è il classico investigatore privato solitario, dedito al whisky e dalla vita personale frugale e ripetitiva che viene coinvolto dalla femme fatale di turno in una caccia al l'uomo di cui capisce poco e che lo porterà a prenderle di santa ragione un po' ad ogni angolo.
Si respira un'atmosfera che fa molto "Casablanca" (ed in effetti il libro è ricco di riferimenti al film) e che devo ammettere personalmente non amo molto per cui mi sono trovata a chiedermi come fosse possibile che il World Fantasy Award 2012 fosse stato assegnato a quello che sembrava essere "il solito noir", quando altri romanzi di spicco come A Dance with Dragons di Martin e 11/22/63 di King erano in gara.
Ciò che ha mantenuto viva la mia attenzione è le percezione, dapprima solo suggerita dall'autore, che non tutto fosse come sembrava e che qualche tassello fosse fuori posto. Il primo indizio è la relativa arretratezza tecnologica del mondo abitato da Joe. L'ambientazione è contemporanea ma mancano quelle caratteristiche che sembrano imprescindibili nella nostra vita come internet e la telefonia mobile, persino una carta di credito ricevuta dalla cliente che l'ha ingaggiato appare a Joe come un oggetto semi-sconosciuto e potenzialmente inaffidabile. Il Laos nel quale il nostro detective vive, inoltre, è una nazione molto più pacifica rispetto a come siamo abituati a pensarla. Tutto il mondo è in realtà moto più pacifico perché il mondo di Joe è un mondo senza terrorismo, un mondo in cui Osama Bin Laden è solo il protagonista di una serie di libri dozzinali che descrivono atti di violenza inaudita con motivazioni del tutto incomprensibili per lo stralunato investigatore.
Quando l'uomo accetta l'incarico di rintracciare l'autore di questi romanzi, Michael Longshott, e inizia un lungo viaggio tra Parigi Londra e il Medio Oriente piccole crepe iniziano però a formarsi nella sua sonnolenta realtà. Dapprima si tratta di episodi isolati, misteriose figure in nero che appaiono e scompaiono dal nulla e che Joe si sforza di ignorare aggrappandosi con ostinazione cieca ai brandelli della vita che conosce ma, man mano che l'avventura procede, i tentativi del protagonista si fanno sempre più deboli e confusi, la sua realtà si sfalda, le immagini si confondono, la lucidità è un miraggio lontano.
Tidahr riesce a descrivere questa confusione senza ricorrere a quello stile narrativo delirante che spesso si osserva in questo tipo di storie. Eventi incomprensibili si affastellano quasi con naturalità contrapponendosi alla razionalità delle descrizioni della quotidianità ai limiti dell'insignificante come l'elenco dei passeggeri nella sala d'aspetto di un aeroporto, che è poi il mezzo con cui Joe tenta di dare concretezza al suo mondo. L'avventura del protagonista si alterna a capitoli dei racconti pulp di Longshott che il lettore facilmente riconosce come alcuni degli episodi di cronaca più cruenti dei giorni nostri come le bombe nella metropolitana di Londra o l'attentato di Sharm el-Sheikh. Il paragone con La svastica sul sole di Dick è immediato ma, come si accennava, la narrazione qui è meno angosciata, riflesso del fatto che il focus dell'autore non è sulle nostre paranoie ma sul nostro modo di relazionarci con la realtà e come essa venga plasmata per soddisfare le esigenze del nostro io. Il confine con l'opera di Dick è a volte sottilissimo, le nostre paure sono sempre in primo piano ma Tidhar si concentra sugli estremi che siamo disposti a superare pur di fare in modo che la nostra vita vada nel modo in cui ci siamo prefissati.
Le risposte che l'autore ci mette davanti sono disturbanti sotto vari aspetti;non è solo la via di Joe che è sotto la lente di ingrandimento ma anche la nostra perché quando osserviamo il nostro mondo dal punto di vista del detective, con la sua totale incapacità di comprendere in nome di quali ideali migliaia di persone perdano la vita ogni anno in attentati terroristici ci rendiamo conto dell'assurdità di questa guerra a base di terrore che riempie e plasma le nostre vite.
Tidhar sa di cosa parla visto che nel 1998 era a Dar-es-Salaam quando avvenne l'attentato all'ambasciata americana e mancò di poco gli attentati del 2004 nel Sinai e a Londra del 2005. La sua narrazione risulta d'impatto e veritiera nonostante l'autore mantenga sempre un approccio razionale che non cerca il coinvolgimento del lettore puntando sul melodrammatico, sebbene eventi e le testimonianze drammatiche nel libro on manchino. L'unico risvolto negativo di questo atteggiamento è che, così come Joe sembra sempre sconnesso da sé, il lettore rimane sconnesso da Joe e non è particolarmente interessato a conoscerne il fato. Per questo motivo ho trovato in alcuni punti il racconto è un po' piatto ma la volontà di comprendere come la realtà del detective si intersecasse con la nostra è stata sufficiente a mantener vivo l'interesse fino al termine del romanzo.
Wanted è sicuramente uno dei libri più originali che abbia letto quest'anno oltre che uno dei più complessi per i diversi livelli di interpretazione che offre e sicuramente il più sorprendente per la sua capacità di stupire sfruttando una serie di cliché per creare una storia assolutamente nuova, attuale e interessante che ogni amante del fantasy dovrebbe leggere.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Wanted
  • Titolo originale: Osama
  • Autore: Lavie Tidhar
  • Traduttore: Vetta L., Campanozzi A.
  • Editore: Gargoyle
  • Collana: Extra
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788898172160
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,00 Euro 

30 dicembre 2013

Speciale Natale: Hogfather - Terry Pratchett

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Terry Pratchett, popolare autore britannico nato a Beaconsfield nel 1948, è noto in tutto il mondo per la sua serie di romanzi umoristici Mondo Disco (Discworld), iniziata nel 1983 con il romanzo Il colore della magia e arrivata ormai al quarantesimo volume pubblicato in UK a ottobre, Raising Steam. I volumi, che si è soliti dividere in sottocicli, sono romanzi fantasy che parodiano tutti i cliché della letteratura fantastica: il ciclo Scuotivento è dedicato all'omonimo mago pasticcione e all'Università Invisibile; quello sulle Streghe ha per protagonista il trio Nonnina Weatherwax, Tata Ogg e Magrat Garlic, che rappresentano i tre volti della Triplice Madre (la vecchia, la madre e la vergine);
il ciclo Guardia, dai toni più giallistici, è incentrato sulle indagini della Guardia Cittadina di Ankh-Morpork; l'arco narrativo Morte presenta come protagonista la Morte personificata, che compare come cameo in praticamente tutti gli altri romanzi; Tiffany è rivolto ai più giovani e racconta le avventure di un'apprendista strega; Moist von Lipwig, il ciclo più recente - composto da soli tre romanzi - e più adulto, è dedicato alle divertenti peripezie di un truffatore. Hogfather, ventesimo romanzo ambientato nel Mondo Disco, è il quarto del sottociclo Morte. In Italia, dove i romanzi sono stati inizialmente tradotti da Salani in ordine sparso e solo di recente si è intrapresa la pubblicazione in ordine cronologico (l'ultimo romanzo tradotto, All'anima della musica!, è uscito in UK nel 1994 come sedicesimo volume del ciclo), è tuttora inedito.

IT'S THE NIGHT BEFORE HOGSWATCH AND IT'S TOO QUIET.
Where is the big jolly fat man? Why is Death creeping down chimneys and trying to say Ho Ho Ho? The darkest night of the year is getting a lot darker...
Susan the gothic governess has got to sort it out by morning, otherwise there won't be a morning. Ever again...
The 20th Discworld novel is a festive feast of darkness and Death (but with jolly robins and tinsel too).
As they say: You'd better watch out...

La Recensione

Ankh-Morpork si accinge a festeggiare Hogswatch, la notte magica in cui tutto può accadere, persino che un enorme uomo-maiale vestito di rosso arrivi nelle case a bordo di una slitta trainata da maiali, si cali giù dal camino, beva lo sherry e mangi i tortini lasciati dai bambini prima di andare a letto, per poi metter doni nelle loro calze appese se sono stati buoni.
Quando tre figure incorporee e incappucciate si presentano alla Gilda degli Assassini commissionando l'omicidio di Hogfather, il capo pensa a uno scherzo. Ma quando nelle casse compaiono milioni di dollari, non può far altro che accettare il folle incarico e affidarlo al più folle assassino della Gilda, l'inquietante Mr. Teatime, che più che al denaro promesso è interessato alla sfida che comporta l'eliminazione di un'entità che esiste solo in quanto personificazione antropomorfica.
Anche Susan Sto Lat, nipote acquisita di Morte che desidera solo una vita normale, aspetta Hogswatch dopo aver messo a letto i bambini di cui è governante. Solo che, invece di Hogfather, dal camino si cala suo nonno con un vestito rosso e una barba finta, insieme al maggiordomo Albert in abito verde e cappellino a punta: Morte ha deciso di sostituirsi a Hogfather, e Susan, temendo che il nonno sia impazzito e abbia tolto di mezzo quello vero, si ritroverà suo malgrado a indagare.
Nel frattempo, all'Università Invisibile compare lo Gnomo delle Verruche.

Terry Pratchett catapulta il lettore in una magica parodia a tema natalizio, trasformando il grasso e bonario vecchietto nel più triviale Hofather (letteralmente "Babbo Maiale"). Ma il romanzo, che trasuda geniali trovate, offre all'autore l'occasione di inoltrarsi ancora una volta nel mondo delle religioni, della fede e delle credenze popolari. L'innocuo e benevolo Hogfather non è altro che una divinità nata insieme all'uomo in tempi di sacrifici per far sorgere il sole, ed evolutasi insieme all'umanità per andare infine a ricoprire il ruolo che oggi le spetta grazie alla fede dei bambini, esattamente allo stesso modo in cui le divinità maggiori nascono, esistono e mutano in misura della fede dei loro devoti.
Il plot intreccia coralmente le vicende di diversi personaggi, tutte avvenute nel corso di un'unica, dilatata notte: mentre Mr. Teatime mette in atto il suo piano per eliminare Hogfather, obbedendo inconsapevolmente a un piano più grande e oscuro deliberato da entità superiori, i Regolatori, Morte viaggia a bordo della slitta di Hogfather per consegnare i doni ai bambini in sua vece, mantenendo così viva la loro fede. Con astuzia è riuscito a coinvolgere nella ricerca del vero Hogfather la nipote Susan, che può arrivare dove a lui, a sua volta entità super partes, non è permesso. Se il romanzo si fosse limitato a questi intrecci il risultato sarebbe stato migliore, ma - come quasi sempre - Pratchett non riesce a resistere alle sbavature, e arricchisce un romanzo già lungo e saturo di un altro sottointreccio ambientato nell'Università Invisibile, dove compaiono nuove divinità minori di cui di cui l'Arcimago Ridcully cerca di scoprire l'origine interrogando una nuova macchina pensante, l'Hex.
Geniale l'idea di affidare un romanzo a tema natalizio a uno dei personaggi più cinici usciti dalla penna di Pratchett, la giovane Susan, tra i cui principali precetti impartiti ai pargoli annovera il don't get afraid, get angry insieme alla raccomandazione di non temere i mostri sotto il letto ma di pestarli con l'attizzatoio. Per Susan, che ha tagliato i ponti con la famiglia e affronta la vita con impagabile stoicismo, gli spiriti faranno tutto in una notte. Ma niente finale buonista per Terry Pratchett, che di buonista - fortunatamente - non ha assolutamente nulla. Eppure nemmeno lui, forse, data l'occasione, è riuscito a resistere a un po' di sentimentalismo.

Sottociclo di Morte:
- Morty l'apprendista, 1991 (Mort)
- Il tristo mietitore, 2008 (Reaper Man)
- All'anima della musica!, 2013 (Soul Music)
- Hogfather, inedito in Italia
- Thief of Time, inedito in Italia
Giudizio:
+4stelle+ +emezza+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Hogfather
  • Autore: Terry Pratchett
  • Editore: Gollancz
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9781473200135
  • Pagine: 368
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 9,99 £

27 dicembre 2013

Speciale Natale: Quel Natale nella steppa - Mario Rigoni Stern

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Mario Rigoni Stern, soldato del Corpo d'Armata diretto in Russia durante la II Guerra Mondiale, divenuto poi testimone di quella tragedia attraverso i suoi numerosi romanzi e racconti, come Il sergente nella neve, Il bosco degli Urogalli e Storia di Tönle, è prima di tutto figlio dell'altopiano di Asiago, l'amata montagna dove nasce nel 1921 e cresce in una famiglia numerosa, con altri sette tra fratelli e sorelle.
L'orizzonte delle Alpi si allarga per gli eventi storici che lo coinvolgono e, da semplice alpinista, lo trasformano in testimone diretto della tragedia della spedizione in Russia e della prigionia in un campo di concentramento nazista tra 1943 e 1945. Dal ricordo vivo e doloroso di questo calvario umano e civile Rigoni Stern trae nutrimento per alimentare la sua scrittura, tutta incentrata sull'impegno e sulla testimonianza degli orrori della Guerra e della spedizione, cui pure aveva inizialmente aderito da volontario con entusiasmo. Sempre legato a questi temi è anche l'amore viscerale per la sua montagna e i suoi boschi, la natura in generale e la sua purezza, come ricorda spesso nelle sue opere e nella raccolta di brevi articoli per la stampa e di racconti incentrati sul tema del Natale, pubblicati nel 2006, due anni prima della morte, con il titolo complessivo, ma non esauriente, di Quel Natale nella steppa.

In questi racconti, alcuni inediti in volume, la scrittura di Mario Rigoni Stern, precisa e rigorosa ma in grado di chinarsi ad ascoltare le più minute sfumature delle vicende umane, rievoca e riporta in vita un mondo che sta irrimediabilmente scomparendo.
È la forza di uno scrittore che ha trasformato la lucida testimonianza delle ultime disastrose guerre in indimenticabile lezione civile, ricostruendo le ragioni profonde dell'essere uomini e dello stare insieme.
Il Natale emerge come rappresentazione del mondo più autentico che l'autore porta con sé, custode di quei valori umani che le sue pagine cercano di conservare e tramandare, e che diventa la chiave di riferimento con cui fronteggiare gli avvenimenti del presente.

La Recensione

C'è un'analogia particolare tra questa smilza raccolta di racconti e articoli da giornale di Rigoni Stern e il classico dei classici natalizi, 'Canto di Natale' di Dickens: come nel romanzo inglese anche qui chi legge trova un confronto tra tre Natali diversi. Solo, si tratta di tre Natali molto lontani dallo spirito dickensiano, con un fondo di amarezza e di stanchezza, civile e umana.
Il primo, che dà il titolo alla raccolta, è il ricordo del Natale passato nelle steppe russe durante la campagna di guerra tra '42 e '45, compreso il periodo successivo di prigionia, e porta con sé il peso dell'esperienza attorno alla quale ruota tutto il senso della vita dello scrittore trentino.
In questi brevi racconti emerge il senso del Natale mancato per la crudeltà della guerra e la festività diventa simbolo della dimensione umana tradita e umiliata, ma non vinta, dalla durezza della prigionia nel campo di concentramento: anche in una baracca è possibile celebrare il Natale, con una zuppa rimediata con ortaggi di scarto e mezza bottiglietta di acqua di colonia da scambiare con altri prigionieri.
Nel Natale del ritorno a casa, dopo la folle danza della morte che ha sconvolto l'Europa e il mondo, e nella quale l'autore si è trovato coinvolto, c'è la grave consapevolezza di come, pur nella continuità, tutto sia cambiato, per sempre. La povertà è la stessa di prima della guerra, ma c'è in più un senso di oppressione e di solitudine di fronte alla tragedia e al dovere della testimonianza. 
Se ne rende conto quando viene in visita a cercare di scusarsi il collaborazionista che lo aveva consegnato alle truppe nazi-fasciste.
Il giudizio non è pronunciato: in una guerra civile anche il soldato delle Brigate Nere aveva, in un certo senso, una parte di ragione; eppure il senso dell'onore e della giustizia, che risponde a norme non scritte, impedisce alla vittima anche il sollievo del perdono.
Il terzo Natale è quello contemporaneo, consumista e sfavillante di luci e lusso.
Quello degli alberi di Natale è un tema legato alla modernità: la tradizione è antica, viene dal mondo pagano scandinavo, ma la sua espansione commerciale è recente, come i dibattiti sui danni ecologici causati a boschi e foreste. Il rapporto di Rigoni Stern con la montagna e il suo ambiente è quanto di più stretto si possa immaginare, non è solo un rifugio e il luogo elettivo dove vivere, è anche una madre. Così con semplicità interviene un piccolo articolo in cui spende una parola a favore degli alberi di Natale venduti dal Corpo Forestale, i proventi delle cui vendite possono servire anche al controllo delle zone boschive e al loro rinfoltimento.
Oltre a questo ci sono altre pacate riflessioni che però portano a considerazioni molto dure sul senso della celebrazione natalizia nell'era del consumismo. Il paragone con la povertà dei Natali passati e l'afflizione di quelli di guerra non deve neppure essere proposto, perché emerge da sè. Il vuoto dell'attuale abbondanza ha preso il posto della consapevolezza e del valore che la necessità sapeva attribuire alle cose. Uno spunto notevole per tempi di crisi.
Con la semplicità e la serena modestia di chi è abituato a vivere in un contesto non sempre facile, come la montagna, la raccolta termina in una breve e schietta autobiografia, quasi una sorta di autoepitaffio, personale e letterario, di rara concisione, come se l'autore in un esame di coscienza fatto verso sera - il testo è del 2003, pochi anni prima della sua morte - volesse ricordare a se stesso, in forma di bilancio asettico, i punti essenziali della propria vita.
Infine un particolare interessante: il primo pezzo di giornale è tratto da un inserto di consigli librari natalizi, e il titolo che Rigoni Stern suggerisce è il capostipite del genere: il Vangelo di San Luca, quello della Natività.

Giudizio:
+3stelle+ (e mezzo)

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Quel Natale nella steppa
  • Autore: Mario Rigoni Stern
  • Editore: Interlinea Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Nativitas
  • ISBN-13: 9788882125820
  • Pagine: 81
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 8,00

21 dicembre 2013

Speciale Natale: Rover salva il Natale - Roddy Doyle

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Roddy Doyle è uno scrittore e sceneggiatore nato a Dublino nel 1958. Laureato in lettere all'University College Dublin (UCD), prima di iniziare la sua carriera nel mondo della letteratura ha lavorato anche come insegnante. Le sue opere sono ambientate per lo più in Irlanda e hanno per protagonisti la gente della classe operaia di Dublino. Famoso per l'uso continuo dello slang e del dialetto irlandese nei suoi dialoghi, ha vinto il Man Booker Prize nel 1993 con Paddy Clarke ah ah ah!, edito in Italia da Guanda nel 1994. 
Tra i premi che ha ricevuto ci sono anche un premio BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) nel 1991 per The Commitments (in italiano I Commitments, edito da Guanda nel 1998) e sempre nel 1991 un altro Man Booker Prize con The Van (in italiano Due sulla Strada, edito da Guanda nel 1996). In italiano sono state  stati pubblicati tra gli altri: La donna che sbatteva nelle porte (in inglese The Woman Who Walked into Doors, del 1996, edito da Guanda nel 1997) dal quale in Italia è stato tratto un monologo teatrale con protagonista Marina Massironi, Irlandese al 57% (in inglese The Deportees del 2007, edito da Guanda nel 2009), Una stella di nome Henry (in inglese A Star Called Henry del 1999, edito da Guanda nel 2000), Bullfighting ( del 2011, edito da Guanda nel 2013) e i libri per bambini Il trattamento Ridarelli (in inglese The Giggler Treatment del 2000 del edito da Salani nel 2001), Le avventure nel frattempo (in inglese The Meanwhile Adventures del 2004 edito da Salani nel 2005), il titolo recensito e Tutta sua madre (in inglese Her Mother's Face del 2008, edito da Salani nel 2013). Ateo convinto, ha aperto a Dublino un centro di scrittura creativa chiamato "Fighting Words".

I bambini la sera non vogliono mai andare a letto. Tranne il 24 dicembre. Ma non sanno che Babbo Natale è davvero nei guai e che i loro regali sono seriamente in pericolo. Rudolph, la renna più forte e più veloce, che sa orientarsi a occhi chiusi tra le stelle, la renna più esperta negli atterraggi sui tetti, la renna che canta volando da un paese all’altro, è in sciopero. Babbo Natale sa che c’è solo un animale in grado di sostituire Rudolph: un cane di nome Rover! Riuscirà l’astuto elfo inviato da Babbo Natale a convincere il cane più furbo del mondo – quello che vendeva la cacca ai Ridarelli - a lavorare gratis per una notte intera?Un volo a perdifiato intorno al globo terrestre, una corsa contro il tempo, tra demenziali intervalli pubblicitari, capitoli capricciosi, lucertole in amore, e imprevisti esotici di ogni genere… È una notte speciale: stavolta anche i bambini possono viaggiare con Babbo Natale, e dal cielo cade zucchero invece che neve. Una notte magica e piena di risate, che solo il genio di Roddy Doyle poteva creare.

La Recensione

Rover salva il Natale è il secondo libro di una trilogia che comprende anche Il Trattamento Ridarelli e Le Avventure nel Frattempo. Sul mercato è possibile trovare le tre opere accorpate, ma, nonostante questo, la storia di Rover si legge benissimo senza bisogno di conoscere le vicissitudini descritte negli altri due. Riassumo velocemente: scaltro cane irlandese Rover deve sostituire la renna Rudolph - la migliore di quelle che Babbo Natale usa per trainare la sua slitta - la notte in cui i bambini di tutto il mondo aspettano trepidanti i propri regali. Ce la farà? Aiutato da Jimmy e Robby Mack - due discoli di Dublino -, le piccolissime Kayla Mack e la sua amica Victoria, e due lucertole che cambiano il nome a seconda della temperatura, Rover ce la metterà tutta per far sì che i giocattoli siano consegnati  prima che il sole sorga. Roddy Doyle confeziona con sagacia una storia sul Natale che lascia di buonumore sia il grande che il piccino. Ovvio che a divertirsi di più nel leggere come si dice “cacca” in finlandese – tanto per fare un esempio - sia il preadolescente a cui l’autore si rivolge, ma anche l’adulto potrà passare un’ora col sorriso sulle labbra leggendo delle avventure di un improbabile ed eterogeneo gruppo alle prese con la festività più frenetica e gioiosa dell’anno. Così Rover e i suoi amici, interrotti ogni tanto da capitoli che invecchiano e pubblicità di dentifrici “miracolosi”, vengono affrontati da uccelli con il mitra nei cieli dell’Australia e aiutano la piccola Victoria a lasciare un regalo ai nonni che vivono in Nigeria in una casa con scritto sul tetto “Tina abita qui” a causa di un incidente combinato dalla madre quando era bambina. Rover salva il Natale fila liscio fino ai vari finali “proposti” dall’autore in uno stato di divertente e irriverente anarchia. In più, i disegni semplici ma molto belli di Brian Ajhar rendono ulteriormente il clima gioioso che si respira dalla prima all’ultima pagina.
In conclusione, Rover salva il Natale andrebbe letto la sera della vigilia di Natale davanti al caminetto in attesa che un pingue vecchietto vestito di un improbabile rosso acceso scenda giù dal camino. Se abitate a Dublino la magia raddoppia, ma se non vivete nella capitale irlandese e non avete un camino in casa, beh, leggetelo ugualmente, anche solo per passare un’ora di buonumore.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: Rover salva il Natale
  • Titolo originale: Rover Saves Christmas
  • Autore: Roddy Doyle, Brian Ajhar (disegni)
  • Traduttore: Giuliana Zeuli
  • Editore: Salani Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788884511843
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 10,00 

17 dicembre 2013

Speciale Natale: Regalo di Natale - De Giovanni, Giménez-Bartlett, James, Malvaldi, Manzini, Recami

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Alicia Gimenez-Bartlett (Almansa, 10 giugno 1951): Laureata in letteratura e filologia moderna all'Università di Valencia e conseguito il dottorato a Barcellona, ha insegnato per tredici anni letteratura spagnola. Dopo il successo dei suoi libri che hanno vinto in patria numerosi premi (fra l'altro nel 1997 ha vinto il Premio Femenino Lumen quale migliore scrittrice spagnola), si è dedicata interamente alla scrittura. In Italia è conosciuta prevalentemente per la serie di romanzi polizieschi che vedono come protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado e il viceispettore Fermin Garzon. Maurizio De Giovanni (Napoli, 1958): Noto per una serie di romanzi gialli ambientati a Napoli negli anni '30, avente come protagonista il commissario Ricciardi, dotato del potere di percepire gli ultimi pensieri fatti dalle persone prima di morire. De Giovanni ha vinto numerosi premi fra cui nel 2010 come migliore autore italiano. Nel 2012 gli attori Scamarcio e Golino hanno acquistato i diritti del romanzo Per mano mia per farne una serie televisiva a cui collaborerà lo stesso De Giovanni. Francesco Recami (Firenze, 1956): La sua carriera di scrittore inizia con la redazione di testi divulgativi e guide di montagna per poi passare alla letteratura per ragazzi. Esordisce nella letteratura per adulti con il libro L'errore di Platini edito da Sellerio e i suoi maggiori successi li ha pubblicati appunto con la casa editrice siciliana. Antonio Manzini (Roma, 1964): Attore e sceneggiatore romano (allievo di Camilleri all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica), ha esordito nella narrativa con il racconto scritto in collaborazione con Niccolò Ammaniti per l'antologia Crimini. Il primo romanzo, Sangue marcio, è stato pubblicato da Fazi. Segue La giostra dei criceti con Einaudi e Pista nera con Sellerio. Con quest'ultimo editore ha pubblicato diversi racconti. Bill James (Cardiff, 15 agosto 1928), pseudonimo di Allan James Tucker: Ha lavorato inizialmente per varie testate giornalistiche e ha usato diversi pseudonimi. E' famoso per aver scritto la serie di polizieschi che hanno come protagonisti i poliziotti Colin Harpur e Desmond Iles, e che annovera 28 romanzi e svariati racconti. Marco Malvaldi (Pisa, 1974): Laureato in chimica all'Università di Pisa, ha esordito nella narrativa nel 2007 con il giallo La briscola in cinque con la casa editrice Sellerio. Gli stessi personaggi della serie BarLume, da cui è nato il successo di Malvaldi, compaiono in altri tre romanzi. Sempre con la Sellerio sono stati pubblicati altri due gialli e numerosi racconti.

 
   

Il famoso ultimo momento è il tempo giusto per i regali di Natale. Lo sanno anche gli eroi dei gialli pubblicati dalla casa editrice Sellerio, noti ai nostri lettori per averli già incontrati nei romanzi. Costoro, però, siano (a seconda dei loro autori) poliziotti professionisti o investigatori capitati per avventura, per senso di giustizia o per carattere intrigante, incappano nell’ultima indagine festiva, proprio mentre sono in corsa per gli acquisti dei regali. Le complicazioni, le considerazioni amare e gli umori neri insiti nella vistosa contraddizione esistenziale: caccia al criminale/caccia al regalo, finiscono con l’accentuare, stilizzare, potenziare ancor di più i tratti caratteriali che li hanno resi più familiari ai lettori che li amano.
In questa raccolta, affrontano l’indagine del regalo di Natale gli investigatori: Petra Delicado e il vice Fermín Garzón (autrice: Alicia Giménez-Bartlett); Gelsomina Settembre, assistente sociale (che Maurizio de Giovanni ha appositamente immaginato per questa antologia); la Casa di Ringhiera (il caso e la necessità in versione mistero guidati da Francesco Recami); Rocco Schiavone (sempre più arruffato da Antonio Manzini); Harpur e Isles (la coppia angeli-demoni del gallese Bill James); e i vecchietti del BarLume (gli artisti del pettegolezzo investigativo inventati da Marco Malvaldi).

La Recensione

Sei racconti di altrettanti autori, quattro dei quali italiani, un ventaglio di scrittori abbastanza ampio da soddisfare il gusto della maggior parte dei lettori. Premetto che sono tutti racconti piacevoli ma, personalmente, l’umorismo che mi è più congeniale è quello di Francesco Recami con i suoi personaggi  della "casa di ringhiera", mentre mi è ostico quello del gallese Bill James. Volendo stilare una personale scala di preferenze, dopo Recami, metterei al secondo posto Marco Malvaldi con i simpatici vecchietti del BarLume specializzati nel pettegolezzo investigativo, e al terzo posto Alicia Giménez-Bartlett con l'investigatrice Petra Delicado. Inserirei il racconto di Maurizio De Giovanni al quarto posto, Antonio Manzini al quinto e all'ultimo, naturalmente, Bill James. 
Dei sei, il racconto più intonato alla ricorrenza del Natale e in particolare alla ricerca dei regali è proprio quello di Recami, dal titolo Scambio di regali nella casa di ringhiera. Nel racconto la signora Angela sta preparando il pranzo di Natale, quando una vicina di casa la prega di accompagnarla a fare un'operazione in banca. Pensando di poter tornare in tempo, lascia in forno l’arrosto, dato che deve cuocere lentamente per almeno un’ora. Purtroppo, mentre sta facendo la fila davanti alla cassa in attesa del proprio turno, viene bloccata nell'istituto di credito da un esilarante rapinatore solitario e questo le impedisce di arrivare a casa prima che l’arrosto bruci. Intanto il forno si surriscalda mandando in cortocircuito l'intero impianto elettrico, il che impedirà una morte accidentale, a conferma del proverbio che non tutto il male viene per nuocere, anche se nessuno, tranne l'interessato, conoscerà le circostanze che potevano portare alla tragedia
A questo proposito farei una distinzione tra il giallo umoristico e quello deduttivo o classico. In quest’ultimo non c’è –o non ci dovrebbe essere- spazio al caso; il colpevole verrà determinato a seguito di un ragionamento o un’intuizione che si basa sulla logica.  Nel giallo umoristico, invece, è proprio il caso che gioca il ruolo maggiore e determina l’effetto esilarante. Pertanto mi pare di poter affermare che, pur essendo filoni dello stesso genere, le regole sono diverse.
Nel racconto di Malvaldi, invece, è arrivato un nuovo commissario di polizia che, non conoscendo l'ambiente, chiede l’aiuto dei pettegoli vecchietti che bazzicano al Bar Lume per avere notizie dei clienti di una farmacia il cui titolare, assassinato, non si occupava solamente della vendita di medicinali, ma spaziava la propria attività anche nel campo dello strozzinaggio. Ecco quindi moltiplicarsi le persone che potevano avere un movente ad ucciderlo.

In quello della Giménez-Bartlett, alla cena di Natale degli agenti investigativi, si festeggiano anche i quarant’anni di lavoro di Fermin Garzon, il vice di Petra Delicado. A lui viene regalato uno smartphone di ultima generazione. Incredibilmente Garzon trova scritto sul display del  nuovo cellulare un messaggio che invita a fare attenzione a una certa principessa Umberta di origine italiana che, infatti, di lì a poco, rimarrà uccisa.
Nel racconto di De Giovanni troviamo come protagonista Gelsomina Settembre, assistente sociale, la cui vita è disturbata da un seno eccessivamente prosperoso e una madre petulante che continua ripeterle, testualmente, che, per trovare un uomo che la mantenga, deve imparare a essere zoccola.
Il protagonista della storia di Manzini è l'usuale e discutibile poliziotto corrotto, Rocco Schiavone, mentre in quella di James ritroviamo la coppia angeli-demoni Harpur & Isles.
In ogni caso una bella raccolta di racconti, delle piccole perle da assaporare una per una e che riescono a mettere il lettore di buonumore, cosa indispensabile nel periodo natalizio. Da consigliare ad amici e parenti, anche quelli che hanno poco tempo da dedicare alla lettura.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: Regalo di Natale
  • Autore: Vari
  • Editore: Sellerio
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: La memoria
  • ISBN-13: 9788838931215
  • Pagine: 308
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

Speciale Natale: Tutta colpa dell'angelo - Christopher Moore

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Christopher Moore è nato a Toledo, in Ohio, nel 1957. Viene considerato uno scrittore di comic fantasy, ovvero di narrativa fantastica parodica. Dichiara di rifarsi a John Steinbeck, Kurt Vonnegut e Douglas Adams, ma il suo stile, il suo umorismo e lo sfondo fantastico fanno pensare più a un Terry Pratchett in salsa americana. Buona parte dei suoi romanzi sono stati opzionati per il cinema, ma nessuno di essi è mai arrivato sul grande schermo. Il suo primo romanzo, La commedia degli orrori (recentemente ripubblicato come Demoni. Istruzioni per l'uso da Longanesi) è stato scelto dalla Disney prima ancora che venisse pubblicato, ma fu solo il primo di una lunga serie di accordi finiti nel vuoto.
Tra i più famosi lavori ricordiamo Il Vangelo secondo Biff, narrazione umoristica della vita di Gesù, e Fool, riscrittura parodica del Re Lear shakespeariano. Altri romanzi compongono il ciclo di Pine Cove, fittizia cittadina statunitense che fa da sfondo a vicende con personaggi che si scambiano da un romanzo all'altro.

Siamo in un piccolo villaggio californiano e Lena ruba un pino dal terreno del suo ex marito per farlo diventare un albero di Natale. Ma quando l'ex marito la sorprende, vestito da Babbo Natale e ubriaco, lei accidentalmente lo uccide. La questione si complica perché un ragazzino, che assiste all'"omicidio di Babbo Natale", esprime il desiderio di riportarlo in vita per non rinunciare ai doni. E il peggio viene quando l'angelo incaricato di realizzare il desiderio resuscita per sbaglio non solo Babbo Natale, ma anche tutti i morti del cimitero, ormai zombie... Una fiaba cattivella per chi si dichiara allergico al Natale.


La Recensione

Una cittadina statunitense da cartolina, aria di Natale, coppie in crisi che litigano davanti il supermercato, bambini capricciosi, e uno stupido Angelo che prende un po' troppo alla lettera il desiderio di un ragazzino... Idea carina per un romanzo, risultato però decisamente disastroso.
Leggendo questa "allegra favola di Natale" ho pensato a Terry Pratchett e Neil Gaiman, con quel loro celebre Good Omens che prende in giro l'Apocalisse e i relativi film horror, ma anche alla gioventù cannibale del primo Ammaniti (la raccolta Fango, ma soprattutto Il libro italiano dei morti, romanzo a puntate pubblicato sulla rivista Rolling Stones). E poi Vonnegut, Bradbury (specialmente quello horror), King... la lista è tanto più lunga quanto più basso il giudizio di Christopher Moore, che scompare se confrontato con parecchi, parecchi altri scrittori di narrativa umoristica e non solo.
Il problema non è tanto la scarsa originalità (un angelo sceso a Natale e una invasione di zombie? Nemmeno nei Simpsons...), ma una scrittura che appare povera in molti dei suoi elementi costituenti: trama debole, becero umorismo, scarso ritmo, personaggi insignificanti. Per due terzi del romanzo non accade niente: si ha solo una sequela di sketch che fanno ridere poco e nulla, tutta l'azione ha luogo nelle ultime cinquanta pagine. Lo spirito fortemente statunitense può essere un ostacolo alla lettura, soprattutto per chi, come il sottoscritto, preferisce il raffinato humour britannico alla commediola yankee. Il rischio è di proseguire nella lettura cercando di ignorare scenette pseudocomiche e battute che non fanno ridere, alla ricerca di una trama fantastica che però è esile ed evanescente, priva di sostanza. Dovrebbe far sorridere chi detesta il buonismo da supermercato del Natale, ma scatena l'effetto opposto.
Che pochezza, che tristezza. Un romanzo che si lascia riassumere in una scontenta frase: gente che litiga in un parcheggio, aiuto, gli zombie!, e Felice Anno Nuovo, Oh oh oh!

Giudizio:
+2stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Tutta colpa dell'angelo
  • Titolo originale: The Stupidest Angel
  • Autore: Christopher Moore
  • Traduttore: G. Balducci
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: Parole
  • ISBN-13: 9788820039592
  • Pagine: 237
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 12,50 Euro

16 dicembre 2013

Gli sdraiati - Michele Serra

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I Contenuti

Forse sono di là, forse sono altrove. In genere dormono quando il resto del mondo è sveglio, e vegliano quando il resto del mondo sta dormendo. Sono gli sdraiati. I figli adolescenti, i figli già ragazzi. Michele Serra si inoltra in quel mondo misterioso. Non risparmia niente ai figli, niente ai padri. Racconta l'estraneità, i conflitti, le occasioni perdute, il montare del senso di colpa, il formicolare di un'ostilità che nessuna saggezza riesce a placare. Quando è successo? Come è successo? Dove ci siamo persi? E basterà, per ritrovarci, il disperato, patetico invito che il padre reitera al figlio per una passeggiata in montagna? Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei "dopopadri". "Gli sdraiati" è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli "eretti" non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.

La Recensione
«Tutto rimane acceso, niente spento. Tutto aperto, niente chiuso. Tutto iniziato, niente concluso. Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.»
Michele Serra è più noto per la sua attività giornalistica che per quella di scrittore. Forse è soprattutto grazie alla notorietà del suo nome presso gli italiani che Gli sdraiati persiste nella classifica dei libri più venduti ormai da settimane, o non si spiegherebbe la presenza di un buon libro sul podio, una volta tanto.
Più che un romanzo, Gli sdraiati è il lungo soliloquio/lettera aperta che un padre rivolge al figlio adolescente: sono proprio loro, gli sdraiati, questi ragazzi di una generazione aliena divisa da quella dei genitori da una spessa barriera d'incomunicabilità. Una generazione di orari stravolti, di mode seguite come un gregge fa col pastore, di perenne accidia quando si tratta di studio o lavoro, di bizzarri slang privi di vocali e occlusive velari sorde, di diaboliche supertecnologie che omologano senza per questo rendere meno soli. Ma attenzione: Serra non è un menagramo e il suo non è un lamento sfracellapalle che protesta la scomparsa delle mezze stagioni, quanto uno sfogo colorito e divertente che mette in scena una vera e propria guerra tra generazioni. I piccoli contrasti di ogni giorno cui la voce narrante si piega con stoica rassegnazione -il colloquio con i professori, la vendemmia, l'inaugurazione di un prestigiosissimo negozio d'abbigliamento, l'arrivo alla casa al mare dell'amica Pia in assenza del figlio, la tanto sospirata escursione al Colle della Nasca- si alternano a pagine tratte da un fittizio romanzo che racconta letteralmente una guerra postapocalittica tra Vecchi e Giovani in cui il protagonista, alter ego dell'autore e traditore della sua fazione, si ritrova a parteggiare inevitabilmente per i secondi dal momento che la vittoria dei primi significherebbe l'estinzione. L'autore constata amaramente l'impossibilità di un punto d'incontro in un mondo in cui «i vecchi lavorano e i giovani dormono», nato da una generazione di padri oppressi dai padri che hanno voluto comportarsi da amici con i figli e ora ne pagano le conseguenze.
Perfetto equilibrio tra malinconica ironia e rabbiosa frustrazione, Gli sdraiati è da leggersi in un paio d'ore, se si è padri per piangere con un occhio poiché mal comune, mezzo gaudio, se si è figli per imparare un po' l'arcano linguaggio delle emozioni genitoriali.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Gli sdraiati
  • Autore: Michele Serra
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: novembre 2013
  • Collana: I narratori
  • ISBN-13: 9788807018343
  • Pagine: 108
  • Formato - Prezzo: Brossura, sovraccoperta - Euro 12,00

15 dicembre 2013

Splendore - Margaret Mazzantini

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I Contenuti

"Avremo mai il coraggio di essere noi stessi?" si chiedono i protagonisti di questo romanzo. Due ragazzi, due uomini, due destini. Uno eclettico e inquietto, l'altro sofferto e carnale. Una identità frammentata da ricomporre, come le tessere di un mosaico lanciato nel vuoto. Un legame assoluto che s'impone, violento e creativo, insieme al sollevarsi della propria natura. Un filo d'acciaio teso sul precipizio di una intera esistenza. I due protagonisti si allontanano, crescono geograficamente distanti, stabiliscono nuovi legami, ma il bisogno dell'altro resiste in quel primitivo abbandono che li riporta a se stessi. Nel luogo dove hanno imparato l'amore. Un luogo fragile e virile, tragico come il rifiuto, ambizioso come il desiderio. L'iniziazione sentimentale di Guido e Costantino attraversa le stagioni della vita l'infanzia, l'adolescenza, il ratto dell'età adulta. Mettono a repentaglio tutto, ogni altro affetto, ogni sicurezza conquistata, la stessa incolumità personale. Ogni fase della vita rende più struggente la nostalgia per l'età dello splendore che i due protagonisti, guerrieri con la lancia spezzata, attraversano insieme. Un romanzo che cambia forma come cambia forma l'amore, un viaggio attraverso i molti modi della letteratura, un caleidoscopio di suggestioni che attraversa l'archeologia e la contemporaneità. E alla fine sappiamo che ognuno di noi può essere soltanto quello che è. E che il vero splendore è la nostra singola, sofferta, diversità.

La Recensione

Sarebbe facile dare addosso a questo romanzo, questa ennesima trovata commerciale, prenatalizia, su un tema che, a fronte del vuoto normativo italiano, sembra essersi ridotto a moda del momento, tutti ne parlano ma nessuno fa niente. Quant'è facile scrivere di due omosessuali in Italia? E dire che fino a pochissimo, pochissimo tempo fa nemmeno se ne poteva parlare. Ma è davvero così facile? Per scoprire la risposta basta prendere il libro in mano e voltare la prima pagina. E scoprire la cifra del talento di una grande scrittrice, malgrado tutto e tutti.
E' vero, la Mazzantini a partire da quel fortunato Non ti muovere sembra cavarsela benissimo a scrivere di uomini, ma che ne può sapere lei dell'indicibile amore di due uomini, prima giovani e poi adulti? Forse non molto, sarà per questo che la trama di Splendore sembra l'incontro tra il più malinconico Tondelli (quello di Camere separate) e un film come Brokeback Mountain: due uomini che scoprono l'amore nascosto nelle pieghe di una innegabile virilità, che si inseguono per tutta una vita, tra matrimoni e figli, lutti e dolori, spiagge e aeroporti. Ma oltre la trama lineare, di vicende già viste e sentite, oltre la ricchissima scrittura, densa di violente contrapposizioni semantiche, che i più tendono a snobbare, contando metafore e aggettivi, salvo poi derubricarla a scrittura commerciale, si scorge la profonda sensibilità di un muto spettatore, di chi osserva in silenzio e poi ricostruisce e rielabora. Che ne può sapere la Mazzantini dell'amore omosessuale?, si chiede l'incredule lettore di passaggio, mentre il lettore che resta, intrappolato tra le sue pagine, si chiede: come fa a dire quel che io non ho mai avuto il coraggio di ammettere? Più della finezza dell'introspezione, della ricchezza verbale e della vitalità del ritratto del protagonista, ciò che sorprende e santifica davvero l'autrice è la sua strabordante sensibilità, la pietas di un'autrice che accompagna il suo protagonista lungo tutta la sua vita, che si fa carico dei suoi sentimenti, dei suoi lutti e dei suoi dolori. Quando Guido gioca con i suoi riflessi, racconta di se stesso e del suo mare interiore, della sterminata mancanza che è per lui l'amore omosessuale, ho scoperto un'eco e uno specchio.
Splendore è davvero l'esperienza sensoriale delle contraddizioni della vita: astenersi gli insensibili e i vigliacchi. E se anche sembra eccessivo il peso dei lutti e delle perdite che subisce il protagonista, ma senza mai piegare il capo, voltata l'ultima pagina il senso si affaccia al capolino di una vita. Alla fine, inghiottito l'ultimo amaro boccone, ti rendi conto che lo splendore è l'irriducibilità di una vita che non si fa spegnere, nemmeno fosse l'ultima candela nel buio di tutto l'universo.


Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Splendore
  • Autore: Margaret Mazzantini
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Scrittori italiani e stranieri
  • ISBN-13: 9788804638087
  • Pagine: 309
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 20,00 Euro 


    13 dicembre 2013

    Una grande e terribile bellezza - Libba Bray

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    I Contenuti

    Fine Ottocento. Alla morte della madre, la sedicenne Gemma Doyle, trascurata da un padre schiavo del laudano, lascia Bombay dove ha trascorso l'intera infanzia per un severo e cupo collegio femminile appena fuori Londra, la Spence Academy. Qui, dopo molti tentativi, riesce a entrare nell'esclusivo gruppo formato dalla potente Felicity, la vezzosa Pippi e l'imbranata Ann. Dopo il primo periodo di permanenza, costellato di noiose lezioni, rigida disciplina e soprattutto oscure visioni (nonché dalla presenza di Kartik, un giovane misterioso e seducente che l'ha seguita fin dall'India e l'avvisa di non dar retta ai sogni che la funestano), Gemma scopre un diario segreto che le svela l'esistenza dell'Ordine, una congrega di sole donne dedite alla magia e alla ricerca di universi paralleli dove tutto è possibile. Assieme alle amiche, e nonostante la ferma opposizione di Kartik e di altri a lui vicini, la ragazza è intenzionata a saperne di più, a ribellarsi alle regole che la vorrebbero studentessa modello, a raggiungere la grotta nascosta dove l'attende un destino imprevedibile e dove alcuni pressanti interrogativi troveranno finalmente un chiarimento.

    La Recensione

    Finalmente. Era da così tanto che non leggevo uno Young Adult decente che stavo per assegnare cinque stellette giusto per la soddisfazione.
    La prima cosa da dire è che questo non è il solito paranormal romance in cui un'ambientazione vagamente fantasy serve a cammuffare l'ennesima storia di amore proibito fra una quindicenne e il suo unico, vero e indissolubile amore. Una grande e terribile bellezza è soprattutto la storia di un'amicizia fra quattro ragazze e delle rinunce e dei compromessi inevitabilmente legati al diventare adulti. Di sentimentale in questo romanzo c'è gran poco, l'autrice relega questo aspetto ai margini del racconto e anche quando decide di portarlo in primo piano lo fa per parlarci non di romanticismo ma, sorpresa, dei desideri erotici della protagonista (la quale, per una volta, non è pronta a sottomettersi al suo spasimante/stalker dopo il primo sguardo infuocato).
    La vicenda è ambientata sul finire dell'800, prima in India e poi in un esclusivo collegio inglese, dove Gemma viene mandata in seguito alla morte violenta della madre perché possa ricevere un'educazione adeguata ad una futura moglie e mamma, ovvero la massima gratificazione a cui una signorina della buona società possa aspirare.
    Anche le ragazzine beneducate però si ribellano, soprattutto se come Gemma hanno una lingua tagliente, provengono da un ambiente assolutamente poco british come quello indiano, e sono soggette a incontrollabili visioni. La ribellione sarà ovviamente adeguata alle circostanze, per cui, superata qualche scaramuccia iniziale, Gemma si trova parte di un piccolo gruppo improvvisato che, in un'atmosfera "all' Attimo fuggente", si ritrova di notte in una grotta nascosta per entrare in mondi paralleli dove poter dimenticare le frustrazioni della vita quotidiana e vedere, almeno in queste realtà alternative, i propri sogni realizzarsi.
    Se inizialmente sembra di trovarsi di fronte a quattro ragazzine che giocano alle sedute spiritiche, prospettiva un po' noiosetta che può scoraggiare i lettori poco pazienti, la storia pian piano si evolve in un racconto paranormale che non manca di suspence e tensione man mano che la realtà di sogno scoperta dalle ragazze mostra il risvolto terrificante della sua apparente perfezione.
    E' questa la "great and terrible beauty" citata nel titolo dall'autrice, evidentemente affascinata dalla grande letteratura romantica di fine '800 (intesa come corrente letteraria, non come romanzi d'amore) da lei riprodotta sia nell'ambientazione, con questo imponente e misterioso collegio in mezzo al nulla, sia nell'esaltazione di emozioni violente e contrapposte quali ammirazione e terrore, desiderio e ripugnanza associate a luoghi, persone e sensazioni di assoluta bellezza.
    Naturalmente stiamo parlando di uno Young Adult e la Bray non è certo Byron o Emily Brontë, tuttavia il risultato è originale e interessante così come ben riuscita è la caratterizzazione di un'eroina fiera, indipendente e orgogliosa, decisa a fare di testa propria contro il volere altrui anche a rischio di commettere degli errori. Il messaggio femminista è palese in ogni pagina del romanzo, ogni volta che l'autrice ribadisce il ruolo subordinato delle donne nella società dell'epoca, ridotte a mute statuine di bella presenza, possibilmente dotate di una cospicua dote. Ci si potrebbe domandare se certe riflessioni delle protagoniste sul loro destino non siano un po' troppo avanti coi tempi ma bisogna ricordare che qui non si parla di ragazzine vittoriane che si improvvisano suffraggette ma di adolescenti che, come le adolescenti di ogni epoca, sognano di sposarsi per amore o chiedono di essere amate ed ascoltate dalla propria famiglia. I diversi modi in cui Gemma, Felicity, Pippa e Ann affrontano il proprio destino, chi con rassegnazione e chi combattendolo, mostrano realisticamente le diverse scelte che ogni donna può compiere.
    Unica nota negativa che posso esprimere, oltre alla già accennata eccessiva lentezza della prima parte, è la confusione che circonda il mondo magico in cui le ragazze si immergono. C'è un gran parlare di sette, ordini, mondi paralleli, reami irraggiungibili e rune magiche, ma alla fin fine non è per niente chiaro cosa siano, come funzionino o che scopo abbiano metà delle cose citate e tutto si riduce ad un gran calderone di eventi non molto sensato che conduce ad un confronto finale tra buoni e cattivi piuttosto confuso. Al di là di questo Una grande e terribile bellezza si colloca decisamente sopra la media della categoria, merito anche, per una volta, di uno stile maturo e curato che si può permettere di utilizzare l'abusata narrazione in prima persona al presente senza apparire infantile ma, al contrario, ottenendo un effetto di maggior tensione e mistero. Volendo trovare un difetto direi che la Bray calca un po' la mano nei sarcastici monologhi che la protagonista tiene con se stessa; Gemma è una di quelle persone dotate di grande ironia ma con l'abitudine di commentare mentalmente ogni gesto e ogni affermazione, per cui spesso i dialoghi sono formati da una riga di conversazione e dieci righe di sarcastico commento della ragazza al lettore. All'inizio è piuttosto divertente, ma a lungo andare la cosa diventa stancante.
    L'approccio maturo della Bray ci risparmia infine uno stucchevole happy ending e punta il dito contro i rischi di vivere in una realtà immaginaria per evitare i problemi della vita di tutti i giorni; leggerò con piacere anche gli altri due romanzi della serie, sperando siano all'altezza delle aspettative.

    Giudizio:
    +3stelle+ 

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Una grande e terribile bellezza
    • Titolo originale: A great and terrible beauty
    • Autore: Libba Bray
    • Traduttore: A. Petrelli
    • Editore: Elliot
    • Collana: Scatti
    • Data di Pubblicazione: giugno 2008
    • ISBN-13: 9788861920392
    • Pagine: 456
    • Formato - Prezzo: Brossura - 14,80 Euro 

    12 dicembre 2013

    Speciale Natale: Fuga dal Natale - John Grisham

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    Secondo di cinque fratelli, John Grisham è nato nel 1955 a Jonesboro, in Arkansas, in una modesta famiglia del sud (suo padre ha lavorato come operaio edile e coltivatore del cotone). Nel 1983 viene eletto per i Democratici alla Camera dei Rappresentanti del Mississippi, dove resta fino al 1990, pur continuando a esercitare la sua professione di avvocato. Nel suo tempo libero Grisham comincia a lavorare al suo primo romanzo, Il momento di uccidere, che sarà pubblicato nel 1988. A questo ne seguono molti altri (Il rapporto Pelican, Il cliente, L'uomo della pioggia, Il partner, ...), al punto che la rivista statunitense Publishers Weekly lo ha dichiarato "lo scrittore maggiormente venduto degli anni Novanta", con un totale di più di 60 milioni di copie.
    I suoi romanzi, definiti gialli giudiziari, attingono a piene mani dalla sua esperienza di avvocato e sono stati oggetto di numerose versioni cinematografiche.

    Si avvicina il Natale, e con esso tutto ciò che comporta: una bella festa, certo, forse la più bella di tutto l'anno, ma nel mondo consumista è anche sinonimo di grosse spese per acquistare i regali, gli addobbi, le beneficenze e imbandire le tavole delle famiglie.
    L'anno precedente, per questo, la famiglia Krank ha subito un esborso di 6100 dollari. Quest'anno però la figlia Blair, neolaureata, parte per una missione umanitaria in Perù, quindi senza di lei festeggiare il Natale perde di significato. Il signor Luther Krank allora decide di investire più o meno la somma spesa l'anno precedente per una crociera ai Caraibi. Questo significa niente addobbi, niente festa con tutti i vicini, niente beneficenza, niente tacchino, niente regali, niente pupazzo Frosty sul tetto.
    L'impresa però non è facile: il Natale è una festa troppo invadente, spinta soprattutto dal consumismo e dall'ipocrisia della gente, con i suoi falsi moralismi.

    La Recensione

    Per una volta, Grisham smette i panni del serioso avvocato e si lascia andare a una commedia leggera e senza pretese: non aspettatevi personaggi di spessore come quelli cui ci ha abituato, conflitti profondi e tensioni insostenibili. Soprattutto non aspettatevi troppa credibilità. Consiglio di prendere questa "Fuga dal Natale" come una pausa tra una lettura seria e l'altra, un gioco tra amici con un pizzico di buonismo tutto americano, che, essendo Natale, proprio non può mancare.
    Luther Krank, contabile di mezza età, ha appena lasciato la figlia unica all'aeroporto, in partenza per il Perù dove presterà servizio con i caschi bianchi; per ingannare la malinconia che sembra avvolgere casa, si rifugia con i suoi conti, ma poco ci manca che non resti secco. Calcolatrice alla mano, scopre che l'anno precedente, per le festività natalizie, in famiglia sono stati spesi più di seimila dollari, per lo più per futilità. Quando si dice il caso, nello stesso stabile in cui lavora c'è un'agenzia viaggi che gli propone un'offerta cui non si può dire di no: una crociera nei Caraibi che permetterebbe a lui e alla moglie di andare a quel paese lasciando lo stress del periodo natalizio agli altri.
    Tutta la prima parte del romanzo è giocata sulla serie di "no" che i coniugi Krank si trovano a rivolgere alle consuetudini - con Luther duro e puro e Nora che invece deve raccogliere anche le forze che non ha per non cedere nemmeno al minimo compromesso. Niente Natale significa niente albero, né decorazioni, né biglietti di auguri, né cene, né party. Significa anche sentirsi trattati alla stregua di chi ha perso il senno in maniera irrecuperabile.
    La seconda parte è un ansioso conto alla rovescia al giorno X, con tutti gli imprevisti del caso da schivare e soprattutto i vicini ficcanaso da tenere a bada. Non mancano le gag divertenti, anche se qualcuna tende allo stucchevole.
    Come già accennato, i personaggi non spiccano per il loro spessore, giocando in un caleidoscopio di "tipi" da quartiere della medio-borghesia americana, con le loro fissazioni, consuetudini e regole non scritte. I protagonisti risultano anche un po' antipatici, Luther così fissato con il risparmio e Nora senza un briciolo di carattere: alla fine tutti troveranno il modo di riscattarsi, per un lieto fine che, a Natale, non poteva non mancare.
    Una postilla: dal romanzo è stato tratto l'omonimo film con Tim Allen e Jamie Lee Curtis, che la scrivente non ha visto ma si propone di noleggiare quanto prima.

    Giudizio:
    +3stelle+

    Articolo di Pythia

    Dettagli del libro
    • Titolo: Fuga dal Natale
    • Titolo originale: Skipping Christmas
    • Autore: John Grisham
    • Traduttore: Tullio Dobner
    • Editore: Mondadori
    • Data di Pubblicazione: 2005
    • Collana: Oscar Bestsellers
    • ISBN-13: 978-88-04-53679-6
    • Pagine: 153
    • Formato - Prezzo: Brossura - 9,50 Euro

    11 dicembre 2013

    L'ultima indagine - Leif GW Persson

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    I Contenuti

    Lars Martin Johansson è ricoverato alla clinica Karolinska, vittima di un ictus che ne ha seriamente compromesso la mobilità. Una vita di tensione ed eccessi ha fatto salire la pressione e affaticato il cuore, ma lo spirito del vecchio poliziotto non si arrende. Quando la dottoressa che lo ha in cura gli rivela nuovi particolari sull'omicidio mai risolto di una bambina uccisa venticinque anni prima, l'ex grande capo di polizia e servizi di sicurezza non resiste alla tentazione e decide di riprendere in mano il caso. Dal letto d'ospedale e dal divano dello studio di casa, facendo affidamento su intuito, ragionamento ed esperienza, Johansson si dimostrerà all'altezza della sua fama di "uomo che vede dietro gli angoli". Ironico e sottile, con l'ultima indagine del suo leggendario investigatore, Persson affronta la spinosa questione di come sia possibile ottenere giustizia quando la legge fallisce. E nel tracciare il toccante ritratto di un detective al tramonto, aggiunge al suo racconto un'insolita vena di tenerezza, alternando alle fasi di una caccia al colpevole il cui ritmo si fa via via più serrato, passi delicati e profondamente umani sulle relazioni tra un uomo condizionato dalla malattia e le persone che gli sono vicine.

    La Recensione

    I media hanno parlato diffusamente della tragedia della tredicenne Yara Gambirasio, prima data per rapita e, successivamente, trovata morta nella campagna di Brembate in provincia di Bergamo. Unico indizio del presunto assassino erano tracce del suo DNA ma, nonostante diciottomila test per raffrontarlo con altrettante persone, la polizia non è riuscita a trovare una corrispondenza e gli appelli dei genitori della bambina, affinché chi sa parli, non sono valsi a nulla.
    Il caso di Yara è molto simile a quello trattato in questo romanzo di Persson, in cui si indaga sull'omicidio, avvenuto venticinque anni prima, di Yasmine, una bambina di nove anni stuprata e rinvenuta morta, avvolta nella federa di un cuscino. L'omicidio è caduto in prescrizione, ma l'ex capo della polizia svedese in pensione, Johansson, viene investito del caso dal suo medico curante a cui il padre, pastore della chiesa luterana, una donna in confessione aveva rivelato di sapere chi fosse l'assassino.
    Venticinque anni prima non esisteva ancora la possibilità di fare il test sul DNA, ma per Johansson questa prova può considerarsi superflua, dato che trova altri elementi probanti. A differenza del delitto di Brembate, nel giallo di Persson gli indizi, ancorché labili, esistono e sono: l'elegante federa di un cuscino, un'auto rossa vista nelle vicinanze della strada percorsa dalla vittima e, soprattutto, il fatto che una sconosciuta avesse rivelato di sapere chi fosse l'assassino. Johansson si pone il quesito di chi poteva avere interesse a nascondere l'identità dell'assassino ed è lo stesso interrogativo che si pongono gli inquirenti del caso di Yara Gambirasio, essendo convinti che qualcuno, oltre all'assassino, debba conoscere la verità.
    Per la legge svedese questo tipo di delitto cade in prescrizione dopo venticinque anni e venticinque anni sono appunto trascorsi. Ma Johansson, di cui si dice "che riesce a vedere dietro gli angoli", è capace di risolvere il caso in poche settimane. Non potendo il colpevole essere punito per il reato commesso, egli si interroga se non sia giusto che possa venire condannato per un altro reato di pari gravità, non caduto in prescrizione, di cui peraltro è innocente. Per l'ex capo della polizia la risposta è affermativa, secondo l'esergo tratto dalla Bibbia che recita "occhio per occhio". I gialli svedesi, pur non brillando sempre per originalità, si allargano spesso a trattare problematiche che inducono il lettore a riflettere.
    Il romanzo ha conquistato diversi riconoscimenti in Svezia, quali il primo Premio dell'Accademia svedese del poliziesco, il primo Premio Miglior Giallo dell'anno e il Glass Key come miglior giallo scandinavo dell'anno.
    E' effettivamente un poliziesco tanto meritevole? Dal punto di vista strettamente investigativo si può rispondere affermativamente. Si ricorda al proposito che Leif Persson, oltre ad essere un noto professore di criminologia, è stato consulente del Ministero di Giustizia e dei Servizi Segreti Inglesi, e che in questo romanzo conduce il lettore passo dopo passo alla scoperta della verità, senza mai risultare pedante. Tuttavia, dal punto di vista strettamente narrativo, le vicende personali del protagonista risultano troppo invasive rispetto alle indagini. Irritanti in quanto superflui, inoltre, i pensieri del protagonista inseriti dopo i dialoghi.
    Due principalmente i motivi per cui venticinque anni prima le indagini erano fallite: nello stesso periodo le forze di polizia si erano concentrate sull'omicidio del primo ministro Palme e le indagini sul caso Yasmine erano state affidate ad un poliziotto incapace che però, per l'appoggio del sindacato, era sempre riuscito a mantenere il proprio posto di lavoro, a dimostrazione che quello della carenza di merito non è un problema solo italiano.
    Si dice che i protagonisti dei gialli svedesi tendano invariabilmente alla depressione. Ciò è indubbiamente vero, come confermano i più famosi commissari di polizia Martin Beck (Sjowall-Wahloo) e Wallander (Mankell) che mostrano una personalità tormentata e problemi di coppia. Diverso il caso del protagonista di questo romanzo di Persson; i problemi dell'ex capo della polizia Johansson sono più che altro di carattere fisico, avendo appena subito un ictus che limita la sua autonomia
    Discutibile  l'epilogo del romanzo, che tende più alla truculenza d'effetto dei libri di Larsson che alla consueta pacata razionalità di Persson. Probabilmente l'autore ha cercato di dare al romanzo uno spunto di maggiore originalità che però, a mio avviso, mal si adatta al contesto.

    Giudizio:
    +3stelle+ (e mezza)

    Articolo di Antonio

    Dettagli del libro
    • Titolo: L'ultima indagine
    • Titolo originale: Den doende detektiven
    • Autore: Leif GW Persson
    • Traduttore: Giorgio Puleo
    • Editore: Marsilio
    • Data di Pubblicazione: 2013
    • Collana: Farfalle
    • ISBN-13: 9788831715249
    • Pagine: 507
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19,50

     

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