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02 gennaio 2014

Wanted - Lavie Tidhar

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I Contenuti

Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell'11 settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama bin Laden. Un giorno Joe riceve la visita di una misteriosa donna, che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l'autore di quei libri; inizia così un'avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul. Man mano che l'indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà. "Wanted" è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi

La Recensione

Wanted è uno di quei libri difficili da commentare senza rovinare ai futuri lettori il piacere di scoprire la vera anima del romanzo da soli.
Posso sbilanciarmi ad osservare che l'inizio dell'opera di Lavie Tidhar mi aveva lasciata perplessa e anche un po' delusa. I primi capitoli rientrano infatti nei canoni del noir a tal punto da che sembrano usciti dritti dritti da un manuale su come scrivere il noir perfetto. Joe è il classico investigatore privato solitario, dedito al whisky e dalla vita personale frugale e ripetitiva che viene coinvolto dalla femme fatale di turno in una caccia al l'uomo di cui capisce poco e che lo porterà a prenderle di santa ragione un po' ad ogni angolo.
Si respira un'atmosfera che fa molto "Casablanca" (ed in effetti il libro è ricco di riferimenti al film) e che devo ammettere personalmente non amo molto per cui mi sono trovata a chiedermi come fosse possibile che il World Fantasy Award 2012 fosse stato assegnato a quello che sembrava essere "il solito noir", quando altri romanzi di spicco come A Dance with Dragons di Martin e 11/22/63 di King erano in gara.
Ciò che ha mantenuto viva la mia attenzione è le percezione, dapprima solo suggerita dall'autore, che non tutto fosse come sembrava e che qualche tassello fosse fuori posto. Il primo indizio è la relativa arretratezza tecnologica del mondo abitato da Joe. L'ambientazione è contemporanea ma mancano quelle caratteristiche che sembrano imprescindibili nella nostra vita come internet e la telefonia mobile, persino una carta di credito ricevuta dalla cliente che l'ha ingaggiato appare a Joe come un oggetto semi-sconosciuto e potenzialmente inaffidabile. Il Laos nel quale il nostro detective vive, inoltre, è una nazione molto più pacifica rispetto a come siamo abituati a pensarla. Tutto il mondo è in realtà moto più pacifico perché il mondo di Joe è un mondo senza terrorismo, un mondo in cui Osama Bin Laden è solo il protagonista di una serie di libri dozzinali che descrivono atti di violenza inaudita con motivazioni del tutto incomprensibili per lo stralunato investigatore.
Quando l'uomo accetta l'incarico di rintracciare l'autore di questi romanzi, Michael Longshott, e inizia un lungo viaggio tra Parigi Londra e il Medio Oriente piccole crepe iniziano però a formarsi nella sua sonnolenta realtà. Dapprima si tratta di episodi isolati, misteriose figure in nero che appaiono e scompaiono dal nulla e che Joe si sforza di ignorare aggrappandosi con ostinazione cieca ai brandelli della vita che conosce ma, man mano che l'avventura procede, i tentativi del protagonista si fanno sempre più deboli e confusi, la sua realtà si sfalda, le immagini si confondono, la lucidità è un miraggio lontano.
Tidahr riesce a descrivere questa confusione senza ricorrere a quello stile narrativo delirante che spesso si osserva in questo tipo di storie. Eventi incomprensibili si affastellano quasi con naturalità contrapponendosi alla razionalità delle descrizioni della quotidianità ai limiti dell'insignificante come l'elenco dei passeggeri nella sala d'aspetto di un aeroporto, che è poi il mezzo con cui Joe tenta di dare concretezza al suo mondo. L'avventura del protagonista si alterna a capitoli dei racconti pulp di Longshott che il lettore facilmente riconosce come alcuni degli episodi di cronaca più cruenti dei giorni nostri come le bombe nella metropolitana di Londra o l'attentato di Sharm el-Sheikh. Il paragone con La svastica sul sole di Dick è immediato ma, come si accennava, la narrazione qui è meno angosciata, riflesso del fatto che il focus dell'autore non è sulle nostre paranoie ma sul nostro modo di relazionarci con la realtà e come essa venga plasmata per soddisfare le esigenze del nostro io. Il confine con l'opera di Dick è a volte sottilissimo, le nostre paure sono sempre in primo piano ma Tidhar si concentra sugli estremi che siamo disposti a superare pur di fare in modo che la nostra vita vada nel modo in cui ci siamo prefissati.
Le risposte che l'autore ci mette davanti sono disturbanti sotto vari aspetti;non è solo la via di Joe che è sotto la lente di ingrandimento ma anche la nostra perché quando osserviamo il nostro mondo dal punto di vista del detective, con la sua totale incapacità di comprendere in nome di quali ideali migliaia di persone perdano la vita ogni anno in attentati terroristici ci rendiamo conto dell'assurdità di questa guerra a base di terrore che riempie e plasma le nostre vite.
Tidhar sa di cosa parla visto che nel 1998 era a Dar-es-Salaam quando avvenne l'attentato all'ambasciata americana e mancò di poco gli attentati del 2004 nel Sinai e a Londra del 2005. La sua narrazione risulta d'impatto e veritiera nonostante l'autore mantenga sempre un approccio razionale che non cerca il coinvolgimento del lettore puntando sul melodrammatico, sebbene eventi e le testimonianze drammatiche nel libro on manchino. L'unico risvolto negativo di questo atteggiamento è che, così come Joe sembra sempre sconnesso da sé, il lettore rimane sconnesso da Joe e non è particolarmente interessato a conoscerne il fato. Per questo motivo ho trovato in alcuni punti il racconto è un po' piatto ma la volontà di comprendere come la realtà del detective si intersecasse con la nostra è stata sufficiente a mantener vivo l'interesse fino al termine del romanzo.
Wanted è sicuramente uno dei libri più originali che abbia letto quest'anno oltre che uno dei più complessi per i diversi livelli di interpretazione che offre e sicuramente il più sorprendente per la sua capacità di stupire sfruttando una serie di cliché per creare una storia assolutamente nuova, attuale e interessante che ogni amante del fantasy dovrebbe leggere.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Wanted
  • Titolo originale: Osama
  • Autore: Lavie Tidhar
  • Traduttore: Vetta L., Campanozzi A.
  • Editore: Gargoyle
  • Collana: Extra
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2013
  • ISBN-13: 9788898172160
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,00 Euro 

26 novembre 2013

Armageddon Rag - George R.R. Martin

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I Contenuti

Sandy Blair, ex giornalista underground, conduce una vita monotona a New York fino a quando non subisce una svolta improvvisa. Dalla vecchia rivista Hedgehog gli chiedono un articolo su un misterioso e raccapricciante omicidio di cui è rimasto vittima Jamie Lynch, ex promoter dei Nazgùl; un gruppo rock simbolo degli anni Sessanta. La ricerca degli indizi per la stesura del pezzo diventa per Sandy l'occasione di un lungo viaggio per gli Stati Uniti, un viaggio alla riscoperta di sé e di un mondo estinto, sullo sfondo della musica dei Nazgùl, chiamati a riunirsi per un ultimo, letale concerto. Sandy deve combattere contro i fantasmi di un'intera generazione, poiché dalle misteriose e demoniache profondità di quegli ambienti underground sta risorgendo il lato più oscuro dell'Era dell'Acquario...

La Recensione

Bisognerebbe essere ormai fuori dal mondo per non sapere che G.R.R. Martin non è solo fantasy: la Mondadori e la Gargoyle, negli ultimi anni, hanno riportato in auge opere -giovanili e non- molto diverse da Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Armageddon Rag appartiene alla prima fase della sua produzione: scritto e pubblicato a soli cinque anni dall'esordio con Dying of the Light e passato inizialmente inosservato, il romanzo è un mystery dai toni serrati ambientato nel mondo della musica degli anni '60.
Sandy Blair, un tempo attivista hippie, da molto ha abbandonato la carriera di giornalista musicale ed è uno scrittore di discreto successo. Jared Patterson, direttore della rivista Hedgehog per cui lo stesso Sandy lavorava prima di essere rimpiazzato da redattori più giovani, lo contatta improvvisamente per chiedergli di scrivere un pezzo: Jamie Lynch, agente e promoter di gruppi storici negli anni Sessanta, è stato infatti ritrovato con il cuore strappato su un poster dei Nazgul, notissimo gruppo da lui rappresentato, esattamente dieci anni dopo l'assassinio del suo cantante Pat "Hobbit" Hobbins durante un concerto. Sandy decide di prendersi una pausa dalla scrittura e di intraprendere un lungo viaggio che lo condurrà attraverso mezza America, viaggio che lo riporterà nel mondo del rock degli anni '60 sulle tracce dei restanti componenti dei Nazgul per indagare sull'omicidio Lynch. Lungo la strada Sandy ritroverà i suoi vecchi amici, anche loro sconfitti dal fallimento del sogno dell'Acquario, e finirà per fare i conti con ciò che lui stesso è diventato.
Armageddon Rag non è solo un mystery che ricostruisce i moventi e l'assassino di un delitto: il viaggio di Sandy consente all'autore di tirare le somme di ciò che resta di quella generazione idealista e rivoluzionaria. C'è chi ancora persegue l'idea di un mondo in armonia con la Natura e l'Universo; chi, alle soglie della mezza età, ha realizzato in ritardo che è il momento di rientrare nel sistema; per qualcuno quel momento è giunto già da un pezzo, e nel sistema capitalistico ci è rientrato perfettamente; qualcun altro è stato costretto a rientrarci con la forza; c'è poi chi si è dato alla carriera dell'insegnamento, nella speranza di ravvivare le idee della generazione successiva. Tutti, in ogni caso, hanno dovuto fare i conti con il passare del tempo, con il fallimento dei propri ideali, con il cambio generazionale, con la certezza che quella tentata rivoluzione non ha mai avuto luogo. Tutti, meno qualcuno, colui che si cela dietro il caso Lynch.
La musica, che permea tutto il romanzo, gioca chiaramente un ruolo chiave nella storia: l'assassinio di Jamie Lynch e i delitti che seguiranno sembrano seguire uno schema sfuggente che ha a che fare con la storia dei Nazgul e soprattutto con il loro ultimo album, Music to Wake the Dead, la cui ultima canzone, durante la quale Pat fu ucciso da una fucilata senza che i colpevoli venissero mai rintracciati, è Armageddon Rag. Simbolo e motore del movimento flower power, la musica accompagna il protagonista attraverso le sue indagini, fa da sottofondo ai suoi incubi, alle sue visioni e ai suoi ricordi, ora nostalgica, ora prorompente, ora terrorizzante. Tali elementi fanno di Armageddon Rag un'opera che può essere apprezzata pienamente solo da chi quegli anni li ha vissuti, di quella musica ne è completamente imbevuto, e - come Martin, che nel '68 aveva vent'anni - può dunque prendere atto della fine di quell'era e dell'inadempimento delle sue promesse.
Gli altri lettori (la maggior parte) possono comunque godersi una buona trama, una scrittura non all'altezza delle successive opere ma comunque soddisfacente, e magari scoprire o riscoprire qualche brano storico. A tal proposito, un appunto che mi sentirei di fare all'edizione italiana è la scelta di tradurre la maggior parte dei versi estrapolati dai testi delle canzoni: anche se non tutti i lettori conoscono l'inglese, il senso è di comprensione quasi immediata, e in italiano il rock suona piuttosto fiacco e quasi ridicolo. 

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Armageddon Rag
  • Titolo originale: The Armageddon Rag
  • Autore: George R.R. Martin
  • Traduttore: Benedetta Tavani
  • Editore: Gargoyle
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Extra
  • ISBN-13: 9788889541975
  • Pagine: 478
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 16.50 Euro

14 novembre 2013

Intervista a Jo Walton, autrice di "Un altro mondo"

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L'autrice
Jo Walton è un'autrice di fantasy e science fiction di origine gallese che attualmente risiede a Montreal, in Canada, con il marito e il figlio. Nata nel 1964, la sua prima opera è stata The King’s Peace (2000) seguita da The King’s Name (2001). Nel 2002 ha vinto il John W. Campbell Award come Miglior Scrittore Esordiente e da quel momento non ha più smesso di pubblicare romanzi, tra cui ricordiamo Tooth and Claw che le ha fruttato nel 2003 il World Fantasy Award per il miglior romanzo e naturalmente Among others - Un altro mondo, che viene oggi pubblicato in Italia da Gargoyle dopo aver vinto l'Hugo e il Nebula Award per il miglior romanzo.


Il romanzo

Allevata da una madre pazza che si diletta con la magia, Morwenna Phelps ha trovato rifugio in due mondi. Crescendo in Galles, Morwenna giocava con gli spiriti che avevano trovato la propria casa tra le fabbriche in rovina. Ma la sua mente ha da sempre trovato libertà e speranza nei romanzi di fantascienza che sono stati i suoi più cari amici. Almeno finché sua madre non decide di tentare di piegare gli spiriti al suo volere costringendo Mori a confrontarsi con lei in una battaglia magica che la riduce ad un'invalida e costa la vita alla sua gemella. Rifugiatasi a casa del padre che fino ad allora non aveva mai conosciuto, Mori viene spedita in un collegio inglese, un luogo totalmente privo di magia. Isolata e malinconica, la ragazza tenta il fato eseguendo magia da sola, nella speranza di trovare nuovi amici più simili a lei. Ma la sua magia attira nuovamente l'attenzione della madre, accelerando una resa dei conti che non può più essere rimandata... Combinando elementi autobiografici con creazioni della sua immaginazione, sulla scia di romanzi come La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem, Un altro mondo si conferma come il potenziale romanzo rivelazione di un'autrice il cui genio è già stato riconosciuto da figure di primo piano come Kelly Link, Sara Weinman e Ursula K. Le Guin.

L'intervista


Il testo dell'intervista in lingua originale lo trovate in fondo al post.
Scroll for english version.


Salve Jo, grazie per quest'opportunità di chiacchierare con te a proposito del tuo ultimo romanzo "Un altro mondo", che mi ha davvero colpita.
1. In "Un altro mondo" si racconta la storia di una fan di fantascienza che vive in un mondo popolato da creature fatate. In molti hanno commentato che questo romanzo conferma la commistione fra fantascienza e fantasy, sebbene i fan più accaniti dei due generi si ostinino a considerarli totalmente separati. Che cosa ne pensi? Fino a che punto fantasy e fantascienza sono connessi (se lo sono)?

Beh, storicamente sono stati scritti dagli stessi autori e letti dagli stessi lettori. Penso sia utile avere una più ampia definizione di genere che li includa entrambi -- spesso ciò che vogliono i lettori è essere diversi, singolari.
Nel libro è presente una domanda: "Chi preferiresti incontrare, un Plutoniano o un elfo?". Ecco, questa è una domanda su fantascienza e fantasy, il mito e il futuro. Certamente si tratta di due cose diverse ma che hanno molto in comune se le si confronta entrambe con la nostra realtà di tutti i giorni.


2. Mori, la protagonista di "Un altro mondo", divora praticamente ogni pezzo di sci-fi su cui riesce a mettere le mani. Come molti lettori ho particolarmente gradito veder citati così tanti titoli che mi sono piaciuti e mi sono anche fatta una lista di quelli che non ho letto ma potrebbero interessarmi. Avevi pianificato il tuo romanzo come un omaggio (alcuni hanno detto "una lettera d'amore") alla fantascienza o è stata un'inevitabile conseguenza della storia che volevi raccontare? Tra i libri letti da Mori, quali sono i tuoi preferiti?
Una delle caratteristiche del romanzo è che è semi-autobiografico per quanto concerne il rapporto di Mori con i libri. Mori legge per avere mezzi con cui affrontare il mondo, i suoi problemi nell'universo fantastico e quelli nel mondo reale. Esattamente ciò che ho fatto io da ragazzina. Non legge solo fantascienza, ma principalmente è la fantascienza che l'aiuta e l'attira.

I miei preferiti... beh, Tolkien, sempre, e anche Le Guin e Delany sono ancora tra i miei preferiti. Ma non ho mai avuto l'intenzione di creare per gli altri una lista di libri da leggere -- Mori sta ancora sviluppando il proprio gusto personale, per cui legge anche un po' di spazzatura lungo la strada.

3. Una delle caratteristiche più interessanti di questo romanzo è il modo in cui viene trattata la magia: non ci sono bacchette magiche o incantesimi e spesso gli eventi magici sono così evanescenti che potrebbero tranquillamente essere scambiati per destino o mere coincidenze. Cosa ti ha ispirato questo approccio "discreto", così diverso da ciò che siamo abituati a vedere nei fantasy moderni? Spesso nel libro dici che Il signore degli anelli è il libro preferito di Mori e che Tolkien "aveva veramente capito la magia": il suo lavoro ha influenzato la tua visione della magia?

In effetti non c'è molta magia esplicita in Tolkien, sebbene i suoi imitatori avessero la tendenza a inserirne molta di più.

Stavo scrivendo di questo mondo. I libri che cercano di infilare la magia nel nostro mondo spesso mi infastidiscono perché, se la magia funzionasse veramente nel modo in cui viene descritta, allora sarei stata un'idiota a non averla notata, e non sono un'idiota. Volevo un impianto magico che fosse perfettamente integrato con la nostra realtà, invisibile e impercettibile -- non falsificabile, facilmente confutabile. Volevo qualcosa di cui la gente non potesse dire "Non è così che funziona". 

4. Devo ammettere che spesso, durante la lettura del libro, mi sono chiesta se Mori fosse veramente capace di eseguire incantesimi e vedere le fate o se non fosse semplicemente un modo per riuscire ad affrontare gli eventi traumatici della sua esistenza. Questa ambiguità era nelle tue intenzioni?

Oh, assolutamente sì. Volevo che i lettori si ponessero questa domanda, ma ho sempre pensato che avrebbero poi concluso che era tutto vero -- Wim vede le fate, dopotutto, e, nelle mie intenzioni, questa è la prova definitiva che sono reali.

5. Mi è molto piaciuto il modo in cui l'amore di Mori per i libri influenza la sua vita, aiutandola a farsi nuovi amici e plasmando il suo modo di pensare. E' stato lo stesso anche per te o concordi con chi dice che leggere è solo un modo per sfuggire la realtà?

Ecco, è esattamente questo il punto, se i libri l'aiutano a sfuggire alla realtà, lo fanno fornendole una lima con cui segare le sbarre della sua prigione, non semplicemente tramite sogni a occhi aperti. Ci sono molti modi per fuggire.

6. Quando il racconto inizia l'evento principale della vita di Mori, il confronto finale con la madre e la perdita della sua gemella, è già avvenuto. L'impressione per il lettore è che tu abbia iniziato la storia laddove molti autori avrebbero posto la parola fine. Personalmente mi è sembrato un approcio geniale ma anche un po' rischioso: perché ti sei focalizzata su quest'aspetto del racconto? Non avevi paura di deludere il lettore? 

Mi interessava davvero molto parlare delle conseguenze di un'epica battaglia magica. Mi interessa molto di più ciò che accade al termine delle storie convenzionali, piuttosto che raccontare nuovamente quelle storie. Non avevo paura di deludere il lettore. Il lettore non ha bisogno di quel tipo di storia, è già stata raccontata in precedenza, per cui l'ha già letta e può colmare il vuoto degli eventi da solo.

Ma non direi che ciò che è accaduto a Mori è l'evento più importante della sua vita. Ha solo quindici anni, ha la possibilità di fare molte altre cose più significative.

7. Sia la madre che il padre di Mori si qualificano come cattivi genitori e in generale i suoi legami famigliari sono piuttosto particolari. Alcuni dei parenti più vicini ignorano totalmente le sue sofferenze e i problemi che ha con la madre, mentre spesso ella riceve aiuto da lontani parenti o persino da perfetti sconosciuti. C'è in questo una tua posizione sulla famiglia come istituzione in generale? Ritieni che la società moderna abbia dimostrato il fallimento della "famiglia tradizionale" come fonte di amore incondizionato per tutti i suoi membri?

Penso che molte famiglie siano state inadeguate per molti bambini. Altre famiglie invece sono state fantastiche. E' complicato. Personalmente non credo molto nell'amore incondizionato e penso che molte aspettative culturali che gravano sulle famiglie necessitino di un genere di perfezione non umanamente raggiungibile.

8. Sono rimasta un po' scioccata dalla sequenza del libro in cui Daniel, ubriaco, tenta di baciare la figlia e di infilarsi nel suo letto. Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato il fatto che Mori non si è mostrata particolarmente scandalizzata e il fatto è stato presto accantonato da entrambi. Puoi spiegare meglio questa scena e perché Mori non ha chiesto spiegazione a Daniel per le sue azioni?

Per anni non si è potuto parlare di queste cose, ora si può, ma da un solo punto di vista, ovvero come se si trattasse della cosa peggiore che possa accadere a una persona. Per molte persone è così, ma per altre è solo una cosa che gli è capitata. Volevo parlarne in questo modo: uno dei temi principali del libro è appunto che ci possono capitare brutte cose e che le si può superare, si può andare avanti.

Un'altra cosa che c'è da dire riguardo è che i libri influenzano la nostra visione del mondo e questo non è sempre un bene. Mori ha letto in Lazarus Long, l'immortale di Robert Heinlein che l'incesto è ok, ed effettivamente dice proprio questo. Ciò ha influenzato la sua visione al riguardo, perché ha fiducia in Heinlein, ma su quell'argomento proprio non dovrebbe averne. Per cui ecco una cosa negativa imparata dai libri, per bilanciare tutte le cose positive. Ho partecipato a un comitato di valutazione su Heinlein una volta e c'era gente che diceva che questo passaggio del suo romanzo è innocuo. Non lo è.

Ma non affronta Daniel su quanto accaduto perché il loro rapporto è fragile e perché è stata affidata a lui dalle autorità e ha solo quindici anni. Per quanto nel libro non sia una figura autoritaria, ha comunque una forma di autorità su di lei ed essendo ancora quindicenne non può pensare di vivere da sola. Per cui è complicato.

9. Ho adorato la protagonista del romanzo. Hai descritto una quindicenne molto diversa da quelle che siamo abituate a vedere in letteratura, soprattutto negli young adult: è intelligente, coraggiosa, indipendente e non ossessionata dall'idea di trovare (e sposare) il suo vero amore. Ritieni che le teenagers siano sottovalutate nei romanzi moderni? Sono descritte come più superficiali di quanto non siano in realtà?

Sì, sono d'accordo. Conosco alcune adolescenti che sono davvero fantastiche, totalmente diverse dagli stereotipi. E un sacco di persone mi hanno detto di essere state come Mori da ragazzine. Cerchiamo di fare un po' di distinzioni e allargare la rappresentanza!

10. Ho inoltre trovato la tua percezione della sofferenza fisica e psicologica della protagonista estremamente realistica. E' stato difficile avvicinarsi e descrivere una tale condizione? Sei stata influenzata dalla tua esperienza personale?

Sì, molto. E sì, è stato difficile e doloroso rivivere i miei ricordi di adolescente.

11. Oltre al tuo amore per la fantascienza, "Un altro mondo" mostra il tuo amore per la tua terra natia, il Galles. Quanto c'è in questo libro del Galles in cui sei cresciuta? Il Galles possiede davvero quell'atmosfera fatata che si respira nel romanzo?
Non credo di aver descritto il Galles come "fatato", o almeno non più fatato di un sacco di altri posti. Ci sono posti totalmente privi di magia -- un mio amico, parlando di Los Angeles, raccontava che sulle cartine erano soliti scrivere "qui ci sono i draghi", e Los Angeles è uno dei posti più privi di draghi che io abbia mai visto. Ci sono posti senza draghi e dovremmo evitare di viverci. Ma il tipo di atmosfera fatata che ho fatto diventare magia vera e propria nel libro si può trovare in molti posti. Non sono stata dappertutto, ma non credo di aver mai visto un posto in Italia che ne fosse privo.

12. Una domanda sul titolo originale del romanzo, Among Others, ovvero Tra gli altri. A mio modo di vedere "gli altri" potrebbero essere sia le creature fatate che popolano la realtà di Mori che tutte quelle nuove persone che entrano nella sua vita dopo l'incidente e con cui deve imparare a instaurare un nuovo rapporto superando la sua naturale diffidenza. E' corretto?

Sì, lo è, e sicuramente miravo a questa doppia interpretazione con questo titolo.

13. E infine, perché hai ambientato il libro nel 1979 invece che oggi? hai scritto questo romanzo in particolare per coloro che erano adolescenti all'epoca? Lo chiedo perché oggi il fantasy è molto più di moda rispetto agli anni '70, ritieni che il lettore moderno possa ancora identificarsi con il senso di isolamento provato da Mori come fan di fantascienza?

Non credo che i lettori moderni possano aver questo problema. Persone di tutte le età e di tutti i generi sembrano apprezzare "Un altro mondo".

L'ho ambientato nel 1979 perché ho attinto alla mia esperienza personale ed è ad allora che risalgono i fatti. Non mi aspetto che un adolescente di oggi venga plasmato dagli stessi libri -- Harry Potter ha avuto un impatto enorme per questa generazione, per esempio. Ma la vera differenza la fa internet. Nessuno ora è isolato come lo era Mori nel 1979, perché possiamo trovare online persone a cui piacciono le nostre stesse cose. Quindi questa è una storia su un luogo preciso in un preciso momento storico.


14. Il nostro blog ha appena dedicato uno speciale al Premio Hugo per il Miglior Romanzo. "Un altro mondo" ha vinto il premio l'anno scorso, insieme al Nebula Award e al British Fantasy Award. Cos'hai provato quando ti è stata comunicata la vittoria? Vincere l'Hugo è diverso da vincere il Nebula o il British?

Sì, lo è. E' sempre splendido ricevere un premio, perché è un riconoscimento e una conferma che ad altre persone è piaciuto il tuo lavoro, ma l'Hugo è davvero speciale. Sono rimasta assolutamente stupefatta dalla vittoria e senza parole dall'emozione. Ancora provo queste sensazioni quando lo guardo sulla mia scrivania, wow.

Grazie infinite per il tuo tempo e la tua gentilezza!
 
Grazie a te per queste acute domande, mi ha fatto molto piacere che tu abbia apprezzato il libro. 

English version
1. In “Among Others” you tell the story of a sci-fi fan who lives in a world populated by fantastic creatures. Many have commented that this book confirms the disappearance of borders between two literary genres, SF and fantasy, even if the keenest fans still consider them as two completely separate worlds. What do you think about this? To what extent are SF and fantasy connected (if they are)?
Well historically they have often been written by the same writers, and read by the same readers. I think it's useful to have a wider genre term that encompasses both of them -- often what readers want is strangeness. There's a question in the book "Which would you rather meet, an elf or a Plutonian?" That's a question about SF and fantasy, myth and the future. Certainly those things are different, but they also have a lot in common once you start to contrast both of those things with every day reality.


2. Mori, the protagonist of "Among Others", practically devours every piece of SF she can lay her hands on. Like many readers, I really enjoyed seeing so many titles I liked listed and discussed and I made a list of the ones I didn't know and I want to read. Did you plan to make your novel a homage (some have said a "love letter") to SF literature or was this just intrinsic of the story you wanted to tell? Among Mori's read, which are your favorites?
One of the aspects of this book that's semi-autobiographical is Mori's relationship to the books. She's reading to construct tools to deal with the world, with her fantasy problems and her real world problems. That's what I did as a teenager. She doesn't only read SF, but it's mostly SF that helps and appeals.

My favourites -- well, Tolkien, always, and Le Guin and Delany are still favourites. But I never intended the books she reads as a reading list for anyone else -- she's still in the process of forming her taste, and she reads some rubbish along the way.


3. One of the most intriguing features of this novel is that magic is treated in such unusual way: there aren't wands or magic words and often the concept of magic itself is so evanescent that it could be easily confused with destiny or mere coincidences. What inspired you to use this "discreet" approach, so different from the way magic is usually treated in modern fantasy? You often indicate that LOTR is one of Mori's favorite books and that Tolkien “really understood magic”: did his work influence your vision of magic?

There isn't much overt magic in Tolkien, though his imitators have tended to insert a lot more.

I was writing about this world. The books that try to put magic in this world often annoy me because if magic worked the way they describe I'd be an idiot to have missed it, and I'm not an idiot. I wanted a magic system that could be seamless and invisible and undetectable -- non-falsifiable, plausibly deniable. I wanted something where people could not say that it didn't work that way.

4.I have to admit that often, while reading the book, I asked myself if Mori was really capable of performing magic and seeing fairies or if it was just a way for her to cope with the traumatic events of her life. Did you actually look for this kind of ambiguity?

Oh, certainly, yes. I wanted that question in the reader's mind, But I thought that the reader would conclude that it was real -- Wim sees the fairies, and I intended that to be conclusive evidence that it was real.

5. I liked the way Mori's love for books influenced her life, helping her making new friends but also forming her way of thinking, was it the same also for you or do you share the belief that books are just means to escape reality?? Which books were more influential when you were growing up?

That's it exactly, if the books are helping her escape they're doing it by handing her a file to saw through the bars, rather than just a daydream. There's more than one way to escape.

6. When the story begins the main event of Mori's life, the confrontation with her mother and the loss of her twin sister, has already happened and the protagonist has to live with the consequences of it. It really felt as if you started the narration where many authors would have just seen an epilogue. I found this idea really brilliant but also a bit risky: why did you focus on this side of the story? Weren’t you afraid of disappointing the reader?

I was really interested in writing about the aftermath of a big magical conflct. I'm much more interested in what happens after the end of conventional stories than in retelling those stories. I wasn't afraid of disappointing the reader. The reader doesn't need that story. They know it already. They're read it before. They can fill it in for themselves. But I wouldn't say it was necessarily the main event of her life. She's only fifteen. She could go on to do a lot of even more significant things.

7. Both Mori's parents offer examples of bad parenting and all her family tree is highly unconventional. Some of her closest relatives seem oblivious to her suffering and to her difficulties with her mother while help often comes to her from people with whom she has only a distant relationship. Does this reflect your views about family as an institution? Do you think that modern society has proven the failure of the "traditional family" as a source of unconditional love for all it members?

I think a lot of families have let down a lot of kids. And other families have been wonderful. It's complicated. I'm not much for unconditional love, and I think a lot of cultural expectations of families require a kind of perfection that isn't humanly achievable.

8. I was a bit shocked by the passage in the book where Daniel, drunk, tries to kiss his daughter and to force himself in her bed. What mostly dumfounded me was that Mori didn't seem particularly outraged and the event was quickly forgotten by both of them. What were really Daniel’s motivations and why Mori didn’t confront him about his actions?

For years you couldn't talk about this kind of thing, and now you can, but you can only talk about it in one way -- as if it is the worst possible that can happen to the victim. It can be for some people. For other people, it can be just a thing. I wanted to write about it in that way. One of the themes of the book is that bad things can happen to you and you can go on from there.

The other thing about this is that books do shape your worldview and that isn't always good. Mori has read Heinlein in TIME ENOUGH FOR LOVE saying that incest is OK, and he really does say that. And that has affected her view of it, because she trusts Heinlein, and on that subject she really shouldn't. So that's a bad thing she has got from her reading, to balance the other things. I was on a panel on Heinlein once and people were saying this can't do any harm. It can.

But she doesn't confront Daniel about it because their relationship as family is fragile, and because she has been given to him by the authorities and she's still only fifteen. He's not a power figure within the book, but he does have that power, and she can't live on her own, she's only fifteen. So it's difficult.

9. I really appreciated the novel protagonist. You portrayed a fifteen-year-old very different from the ones we are used to see in literature, especially YA literature nowadays: she’s mature, smart, courageous, independent and really open-minded and not obsessed with the idea of finding (and marrying) her true love. Do you believe that teenage girls are misrepresented in modern novels? Are they believed to be shallower than they really are?

Yes. I know some teenage girls who are great, not at all like the stereotype. And lots of people have said to me that they were like Mori. Let's have some diversity and agency here!

10. Moreover, I found your insight of the protagonist's sufferance, both physical and emotional, strikingly realistic. Was it hard to approach and describe such delicate state of mind? Were you influenced by personal experience?

Yes, very much. And yes, it was difficult and painful to put myself back into my own teenage memories.

11. Besides your love for SF, “Among Others” shows your love for your country of origin, Wales. How much of the Wales you grew up in is in the book? Do you think that Wales really possesses the “enchanted” atmosphere you described in your novel?

I don't think I did show Wales as enchanted, or at least, not any more enchanted than a whole lot of places. There are places that lack enchantment -- a friend of mine talking about Los Angeles said that they used to write "here be dragons" on maps, and Los Angeles is the most dragonless place he had ever seen. There are dragonless places. We should avoid living in them. But the kind of enchantment that I extended out into literal magic in the book can be found in most places. I haven't been everywhere, but don't think I've been anywhere in Italy that lacks it.

12. A question about the novel title: I felt like "others" could relate both to the supernatural creatures who inhabit Mori's world and to all the new people in Mori's life (her father, her classmates, the kids in the reading group) with whom she has to overcome her diffidence and create new relationships. Do you think this is true?

Yes, that was certainly my intention with the title.

13. And finally, why did you set the book in 1979 instead of choosing a more contemporary setting? Is your book written specifically for those who were teenagers at the time? I ask this because fantasy nowadays is much more popular than in the seventies, do you think modern readers could still identify with the sense of isolation experienced by Mori as a SF fan?

Modern readers have no problem with this. People of all ages and genders seem quite comfortable reading AMONG OTHERS.

I set it in 1979 because I was using elements of my own experience, and that's when it happened. I don't expect a teenager today would be shaped by the same books -- Harry Potter has been huge for this generation, for instance. But the real difference is the internet. Nobody is as isolated now as Mori was in 1979, because we can find people to talk to online who care about the same things. It's a complete game-changer on that. So this is a story of a very specific time and place.


14. In October our blog has dedicated a series of articles to winner of the Hugo Award for Best Novel. “Among Others” won the prize last year, along with Nebula Award for Best Novel and the British Fantasy Award. What did you feel when you were communicated the victory? Is winning the Hugo different from winning the Nebula or the British Fantasy?

Yes. It's always delightful to be given any award, because it's a sign of recognition and that other people really like the book, But the Hugo is really special. I was absolutely amazed to win and thrilled beyond words. I still feel like that when I see it on the desk, wow.

I set it in 1979 because I was using elements of my own experience, and that's when it happened. I don't expect a teenager today would be shaped by the same books -- Harry Potter has been huge for this generation, for instance. But the real difference is the internet. Nobody is as isolated now as Mori was in 1979, because we can find people to talk to online who care about the same things. It's a complete game-changer on that. So this is a story of a very specific time and place. 


Thank you for these perceptive questions and I'm very glad you liked the book.

Intervista di Valetta


11 ottobre 2013

Speciale Premio Hugo: Un altro mondo - Jo Walton [Anteprima]

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Il premio Hugo del 2012 è apparso a molti come una conferma dell'irrefrenabile commistione fra Science Fiction e Fantasy, con buona pace dello zoccolo duro dei fan dei due generi. 
La vincitrice Jo Walton, infatti, la spunta su un parterre di candidati agguerriti con il romanzo fantasy Un altro mondo che è un'unica grande dichiarazione d'amore ai classici della SF. 
Pensate che il prima fila a contendere alla Walton il premio c'era George R.R.Martin con l'ultimo capitolo della saga de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, A Dance with Dragons. Accanto a lui fra i candidati dell'anno scorso Mira Grant con Deadline, secondo parte della Newsflesh Trilogy, Embassytown di China Miéville, vincitore del Locus Award for Best Science Fiction Novel e Leviathan Wakes di James S. A. Corey, anch'esso primo di una serie di tre. 

Jo Walton è un'autrice di fantasy e science fiction di origine gallese che attualmente risiede a Montreal, in Canada,  con il marito e il figlio. Nata nel 1964, la sua prima opera è stata The King’s Peace (2000) seguita da The King’s Name (2001). Nel 2002 ha vinto il John W. Campbell Award come Miglior Scrittore Esordiente e da quel momento non ha più smesso di pubblicare romanzi, tra cui ricordiamo Tooth and Claw che le ha fruttato nel 2003 il World Fantasy Award per il miglior romanzo e naturalmente Among others - Un altro mondo, in arrivo in Italia nel novembre del 2013 per Gargoyle dopo aver vinto l'Hugo e il Nebula Award per il miglior romanzo.


Allevata da una madre pazza che si diletta con la magia, Morwenna Phelps ha trovato rifugio in due mondi. Crescendo in Galles, Morwenna giocava con gli spiriti che avevano trovato la propria casa tra le fabbriche in rovina. Ma la sua mente ha da sempre trovato libertà e speranza nei romanzi di fantascienza che sono stati i suoi più cari amici. Almeno finché sua madre non decide di tentare di piegare gli spiriti al suo volere costringendo Mori a confrontarsi con lei in una battaglia magica che la riduce ad un'invalida e costa la vita alla sua gemella.
Rifugiatasi a casa del padre che fino ad allora non aveva mai conosciuto, Mori viene spedita in un collegio inglese, un luogo totalmente privo di magia. Isolata e malinconica, la ragazza tenta il fato eseguendo magia da sola, nella speranza di trovare nuovi amici più simili a lei. Ma la sua magia attira nuovamente l'attenzione della madre, accelerando una resa dei conti che non può più essere rimandata...
Combinando elementi autobiografici con creazioni della sua immaginazione, sulla scia di romanzi come La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem, Un altro mondo si conferma come il potenziale romanzo rivelazione di un'autrice il cui genio è già stato riconosciuto da figure di primo piano come Kelly Link, Sara Weinman e Ursula K. Le Guin.

La Recensione

Scrivendo Un altro mondo, Jo Walton o si è assunta un grosso rischio oppure ha fatto una mossa piuttosto furba. O entrambe le cose, ancora non ho deciso.

Quando il racconto inizia l'evento principale della vicenda è in realtà già avvenuto: la nostra eroina, Mori, si sta riprendendo da un violento incidente d'auto causato dalla madre pazza che è costato la vita alla sorella gemella. Per buona parte del romanzo i dettagli di questo incidente rimangono piuttosto vaghi, si intuisce che Mori e la sorella erano in qualche modo connesse con delle creature fatate e che la madre è una strega cattiva in piena regola ma la magia in generale rimane un concetto piuttosto evanescente (non ci sono bacchette magiche né incantesimi) che potrebbe facilmente essere interpretata come "destino" o "coincidenza" da coloro che non credono in essa. Si ha la sensazione  che la Walton abbia iniziato a scrivere la sua storia dal punto in cui molti autori avrebbero posto la parola "Fine"; in questo sta il grosso azzardo e anche il motivo per cui molti amanti di fantasy e fantascienza non hanno gradito quest'opera: mancavano ai loro occhi l'azione, le battaglie, il duello spettacolare, l'eroico confronto con il male.

D'altro canto, Un altro mondo è anche un'enorme dichiarazione d'amore alla letteratura fantastica poiché Mori è una lettrice vorace e nel corso dell'opera divora letteralmente tutti i classici del genere - Le Guin, Heinlein, Vonnegut, Zelazny... - e ne commenta estensivamente pregi e difetti. L'autrice quindi, in modo piuttosto plateale, strizza l'occhio agli appassionati di SF e in qualche modo anche all'Hugo, visto che numerosi titoli da lei citati si sono aggiudicati il premio, come viene rimarcato nel romanzo stesso. Gli appassionati più nostalgici (e anche i votanti del premio) hanno gradito l'ammiccatina e si sono innamorati perdutamente dell'opera.

Ovviamente è un sentimento che capisco e condivido, adoro i libri che parlano di altri libri, tuttavia concentrarsi solo su questo aspetto di Un altro mondo mi pare in qualche modo lo sminuisca, riducendolo ad un mero elenco di classici del genere quando in esso c'è molto di più.
Innanzi tutto Mori non si limita a leggere i libri, li vive. I protagonisti dei suoi romanzi preferiti sono figure reali, con i quali ella si relaziona costantemente, usando le loro esperienze per formare il proprio pensiero e il proprio carattere, imparando da ogni avventura e mettendo in discussione ogni loro scelta così che essi diventano parte attiva nel suo processo di comprensione della realtà e delle relazioni umane che ella tenta di instaurare con adulti e coetanei.
E qui siamo arrivati al cuore del romanzo, la sua essenza e il suo maggior pregio. Mori sta attraversando un processo di guarigione, fisica e psicologica: è un invalida che soffre di dolori praticamente costanti, ha appena perso la sorella gemella e dopo essere sfuggita ad una madre violenta deve abbandonare il Galles per l'Inghilterra dove il padre che non ha mai conosciuto la spedisce a studiare in un odioso collegio facendola sentire più sola e abbandonata che mai. La ragazzina deve quindi imparare a relazionarsi nuovamente con gli altri, a fidarsi di coloro che la circondano e a costruire una qualche forma di relazione con questo padre sconosciuto e delle nuove amicizie in un ambiente totalmente diverso rispetto a quello in cui è cresciuta. Si tratta di un processo lento, doloroso e pieno di equivoci che l'autrice traccia con sensibilità squisita lasciando che siano le piccole cose quotidiane e i libri letti dalla protagonista a mostrare il suo stato d'animo e la sua evoluzione. Mori supera ogni prova con l'aiuto degli amati romanzi e con un pizzico di magia per cui non è affatto vero che non accade nulla in questo libro, ogni giorno è un'enorme conquista, ogni evento insignificante un'esperienza di grande valore.

Per una volta ho apprezzato la narrazione in prima persona, sotto forma di diario, non solo perché aiuta a comprendere la trasformazione della protagonista ma soprattutto perché Mori è un personaggio così delizioso che è un piacere trovarsi "nella sua testa". La ragazza ha solo 15 anni ma è sveglia, brillante ed estremamente dotata, e non semplicemente a causa il suo coinvolgimento con la magia, per cui non si esprime come i troll mentalmente ritardati a cui i recenti esempi di YA ci hanno abituati. Il suo dolore è reale e toccante, sebbene il suo attengiamento non sia mai quello di una persona che ricerca compassione, la complessità di una personalità ancora in fase di formazione è perfettamente resa dalla difficoltà nell'approccaire temi "adulti" quali il sesso, l'amore, il matrimonio ma anche la politica e il femminismo.
Di contro, proprio perché tutto è filtrato dallo sguardo della protagonista,i personaggi secondari appaiono spesso poco più che abbozzati sebbene mai scontati o stereotipati. Avrei ad esempio gradito qualche parola in più su questo padre ben intenzionato ma estremamente infantile, succube di tre sorelle che meriterebbero un libro a parte tanto sono inquietanti e misteriose.
Molto bello, invece, questo approccio "soft" alla magia che ricorda molto Tolkien (ed in effetti Mori si riferisce spesso all'autore de Il Signore degli anelli come l'unico che davvero conoscesse la magia). Le creature fatate sono esseri eterei, facilmente assimilabili con la natura e amanti dei territori più selvaggi, per questo molto più a loro agio nell'incontaminato Galles che nella più civilizzata Inghilterra. La magia è fatta di piccole cose. Un gesto. Una pietra spostata. Un petalo lasciato cadere. Eventi semplici e naturali che però comportano conseguenze e responsabilità inimmaginabili, sebbene all'occhio scettico possono apparire solo come una serie fortuita di coincidenze, tanto che per buona parte del libro mi è rimasto il dubbio che si trattasse più che altro di proiezioni della fantasia di una ragazzina incapace di gestire la realtà.
Infine, dopo decine di romanzi con collegi inglesi indicibilmente cool e avventurosi in stile Harry Potter, finalmente una scuola che sembra tale, compagnucce spocchiose e cibo terrificante inclusi.

Giudizio:
+4stelle+ (e mezzo)

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Un altro mondo
  • Titolo originale: Among others
  • Autore: Jo Walton
  • Traduttore: Benedetta Tavani
  • Editore: Gargoyle
  • Data di Pubblicazione: 14 novembre 2013
  • Collana: Extra
  • ISBN-13: 9788898172177
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17.00

15 settembre 2013

La luce morente (In fondo il buio) - George R. R. Martin

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I Contenuti

La storia di un pianeta che vive la sua ultima stagione di luce prima del buio intergalattico. Un vagabondo, un viaggiatore senza meta, una scoria della creazione: il pianeta Worlorn era tutte queste cose. Per innumerevoli secoli aveva continuato a cadere, da solo, senza scopo, precipitando tra i freddi e solitari spazi che si aprono fra le stelle. Ma lui non apparteneva a nessuna di quelle stelle. In un certo senso non faceva nemmeno parte della galassia, anche se rotolava attraverso il piano della galassia come un chiodo che attraversa la tonda superficie di un tavolo. Non faceva parte di niente...". Poi Worlorn passa vicino alla Ruota di Fuoco, la supercostellazione che gli darà qualche anno di luce prima che esso piombi di nuovo nella notte senza fine cui sono destinati i mondi senza sole.
E nel momento in cui il pianeta solitario si avvicina, forse per l'ultima volta, al fuoco della vita, gli uomini decidono di trasformarlo per i loro fini riposti. 

La Recensione di Daniele

Dici G. R. R. Martin e pensi subito a “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. Purtroppo, però, gli intrighi, le battaglie, gli amori e le lotte per il trono di spade hanno bisogno di molto tempo per poter essere gustate, soprattutto dal pubblico italiano. Cosa fare tra un capitolo e l’altro? Guardare la serie tv potrebbe essere una soluzione, ma se sapete già recitare tutte le battute a memoria e la vostra suoneria del cellulare è “Rains of Castamere”, una buona soluzione può essere quella di riscoprire i vecchi lavori di Martin.
“La luce morente” è il primo romanzo dell’autore americano, finalista ai prestigiosi premi “Hugo” e “British Fantasy Award”.  La storia è ambientata su Worlorn, pianeta errante che dopo essere passato vicino a un gruppo di stelle si sta inesorabilmente allontanando. La luce è sempre minore e il buio, dopo i bagordi di un festival avvenuto anni prima e che aveva coinvolto gran parte dei popoli abitanti nell’universo conosciuto. Dirk t’Larien vi arriva richiamato da una sua ex ragazza, Gwen o Jenny come la conosceva lui, perché in pericolo. Più volte dovrà combattere per la sopravvivenza in un mondo ostile abitato da uomini dalle tradizioni assurde e obsolete. Fin dagli esordi, Martin si dimostra un narratore meticoloso. Ne “La luce morente” c’è molto di più della storia narrata. Così, ecco che alla fine del libro il glossario si dimostra utile per capire alcuni aspetti che nella trama rimangono in secondo piano. Questa è una profondità che può disorientare il lettore, ma che allo stesso tempo affascina e incuriosisce, in puro stile Martin. In più, condensate in poco più di trecento pagine, ci sono tante di quelle idee che per svilupparle tutte non sarebbero bastati altre mille pagine e altri dieci autori. Basti pensare che Martin inventa la razza dei Githyanky, mostri che in più di un’avventura di Dungeons and Dragons hanno dato del filo da torcere ai giocatori, e che ne “La luce morente” sono assolutamente ininfluenti ai fini della trama. Oppure all’uso dei nomi di Alto Kalavaan, un pianeta lontano i cui abitanti sono divisi in macro-fazioni e che ha degli ultimi avamposti sul desolato Worlorn, e alla storia che ne sta dietro. Sull’enorme talento nel creare mondi di Martin, insomma, non si può discutere. Ciò che lascia perplessi in questo primo romanzo sono la verbosità delle descrizioni, che poi verrà affinata nelle opere successive, e personaggi ben costruiti ma poco accattivanti. La lettura non è coinvolgente come mi sarei aspettato, ma in fondo ci può stare in un’opera prima letta a posteriori. Il talento si vede tutto, ma in quest’opera prima ha ancora bisogno di essere bilanciato a dovere.In conclusione, “La luce morente”, vista in un’ottica di riscoperta delle origini dell’autore, va letto. In sé porta un’urgenza narrativa che non viene del tutto liberata, ma i fan non rimarranno delusi. Per chi invece non conosce ancora George R. R. Martin è meglio passare direttamente a “Le cronache del ghiaccio e del fuoco”. Rimane comunque, dal mio punto di vista, una lettura entropicamente affascinante.
Il romanzo sarà ristampato ad aprile dalla Gargoyle editore con il titolo di "In fondo al buio".

Giudizio:
+4stelle+

La Recensione di Sakura

C'è un pianeta che vaga nei profondi abissi dell'universo: avvicinatosi al sistema solare Ruota di Fuoco, Worlorn è stato identificato, esplorato e parzialmente colonizzato. Ora che la sua orbita lo sta conducendo nuovamente lontano dall'universo conosciuto, quelle città sono disabitate, il Festival del Margine è stato smantellato, e sulla sua superficie vagano poche centinaia di abitanti provenienti da diversi mondi. 
Quando Dirk t'Larien, avaloniano, riceve la pietra dell'anima appartenuta a Gwen, decide di trovarla e di raggiungerla su Worlorn, di cui la donna sta studiando l'ecosistema. Dirk è un inetto sveviano catapultato in un contesto fantascientifico. "Falso uomo", viene più volte definito - con diverso significato - da chi lo disprezza, e non a torto: in nome dell'amore riposto in una donna che non vede da anni, sfida le distanze per atterrare in un pianeta in declino su cui si aggirano uomini appartenenti a una cultura che non comprende e che pretende di giudicare e di sfidare. Gwen, la donna che ama, si è legata a un Kavalar in un vincolo simile al matrimonio, ma con regole tribali che lo rendono incomprensibile e ingiusto agli occhi di Dirk, il quale, dall'alto di una sua sedicente superiorità morale e culturale, si sente in diritto e in dovere di recidere quel legame per liberarla. 
Gwen, la classica donna che si proclama cosmopolita e vuole provare l'ebbrezza del far parte di una cultura diversa ma poi vuole sfidarne tutte le convenzioni e cambiarne le regole perché la giudica retrograda e maschilista, dal canto suo non sa proprio se preferire un ritorno nel mondo civilizzato con l'inabile ex compagno o restare con il virile e affezionato nuovo marito di cui però non riesce proprio ad accettare le usanze. Se il personaggio di Gwen non fosse a sua volta così inetto ci si chiederebbe perché dovrebbe preferire Dirk a Jaan: il primo, uomo moderno, è campione di parole non mantenute, codardia, ristrettezza mentale e insipidità; il secondo, pur essendo legato alla propria cultura tribale, è pronto a sfidarne quasi tutte le regole maschiliste e brutali in nome dell'amore per la propria compagna e di un senso di giustizia estraneo alla civiltà Kavalar. Laddove Jaan rischia la vita per preservare i suoi ospiti, garantire l'onore e il rispetto verso Gwen, proteggere i non-Kavalar residenti su Worlorn - considerati "falsi uomini" - dalle battute di caccia del clan Kavalar Braith, Dirk trama per portar via la donna da sotto il tetto dei suoi ospiti, rifiuta la loro protezione salvo poi mettersi nei guai e chiedere loro aiuto, accetta sfide mortali cui poi non si presenta per vigliaccheria, promette amicizia e complicità per poi fuggire al momento opportuno. 
Un perfetto esempio, questo In fondo il buio, di scontro tra culture con rovesciamento di ogni stereotipo possibile: il personaggio che dovrebbe rappresentare la (in)civiltà più retrograda, l'uomo che divide la donna con il compagno d'armi e che lo mette al di sopra del vincolo coniugale, l'appartenente a una comunità barbara che caccia come un animale chi è considerato inferiore, risulta aperto di mente, giusto, generoso, coraggioso, pronto a cambiare quegli aspetti della sua stessa comunità che reputa inaccettabili, molto più moderno in definitiva di Dirk, che dovrebbe rappresentare l'aperta mentalità occidentale. D'altronde Martin, nella sua più famosa e matura saga Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ha confermato la sua capacità di saper mostrare tutte le facce d'ogni medaglia, rivelando i lati umani dei nemici più efferati, la complessa bellezza delle più brutali etnie (i Kavalar, a tal proposito, sembrano essere una prima bozza di ciò che in seguito diventerà la civiltà dothraki) e l'inettitudine nascosta in molti dei personaggi più positivi. Tema molto più interessante e pregnante di una supposta storia d'amore talvolta sbandierata a (s)proposito di questo romanzo, la quale, se ci fosse stata - e non c'è: Gwen non ama più Dirk e Dirk è appigliato al ricordo di una Gwen che non è mai esistita -, sarebbe stata ben banale. 
La mano di Martin risulta acerba nella prosa, nella povertà di descrizioni, nel finale incerto che lascia insoddisfatto il lettore, e nella mancanza di carattere e personalità di molti personaggi: Dirk e Gwen, tanto per dirne due, ma anche Ruark, il collega di Gwen su Worlorn. D'altro canto, altri come Jaan Vikary, il rivale di Dirk, e come Garse, suo teyn (termine che designa un compagno d'armi, un amante, un fratello acquisito cui si è legati nel corpo e nell'anima), spiccano originali e ben costruiti, e molti e interessanti sono i dettagli della loro cultura approfonditi da Martin, il quale (si apprezza lo sforzo: l'autore ha rivelato di detestare le lingue e di aver affidato allo staff della serie tv lo sviluppo di quelle da lui inventate per la serie cartacea) ha anche inserito a fine romanzo un glossario dei termini più ardui. 
Una buona opera d'esordio, se si considera che è stata anche candidato all'Hugo Award del '78, ma la distanza dalle opere successive è molta.

Nota sull'edizione: si segnalano i tantissimi refusi ed errori del testo che rendono la lettura particolarmente gravosa.

Giudizio:
+3stelle+

Dettagli del libro (edizione Fanucci)
  • Titolo: La luce morente
  • Titolo originale: Dying of the light
  • Autore: George R. R. Martin
  • Traduttore: Franco Giambalvo
  • Editore: Fanucci
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • Collana: Biblioteca di Fantascienza 
  • ISBN-13: 9788834704288
  • Pagine: 290
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,33
Dettagli del libro (edizione Gargoyle)
  • Titolo: In fondo il buio
  • Titolo originale: Dying of the light
  • Autore: George R. R. Martin
  • Traduttore: Tarallo M.; Tintori A.
  • Editore: Gargoyle
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Extra 
  • ISBN-13: 9788889541678
  • Pagine: 384
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,90

15 febbraio 2012

Morire per vivere - John Scalzi

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I Contenuti

A 75 anni John Perry, vedovo da alcuni mesi, si arruola nelle Forze di Difesa Coloniale (fdc), imbarcandosi, assieme ad altri volontari, sull’astronave 'Henry Hudson'. All’interno del veicolo spaziale, la coscienza dei commilitoni viene trasferita in nuovi corpi che, per mezzo di una tecnologia avanzata, vengono potenziati in modo da disporre di una forza prodigiosa e sensi molto sviluppati. Dopo un periodo di addestramento sul pianeta Beta Pyxis III, Perry viene mandato a combattere i Consu, una razza aliena fiera e intelligente; grazie a una sua intuizione le fdc vincono la battaglia e il suo gruppo di appartenenza è riassegnato, ma l’astronave viene intercettata e attaccata, e Perry dato per morto. A salvarlo, però, arrivano le misteriose Brigate Fantasma, forze speciali delle fdc, guidate da Jane Sagan, che somiglia in modo impressionante a Kathy, la defunta moglie di John… 

La Recensione

Potrà sembrare insolito, ma nel recensire questo romanzo conviene partire dalla fine; anzi, per dirla tutta, dai ringraziamenti dell'autore, perché un posto d'onore è riservato a Robert Heinlein, maestro della fantascienza militare e della space opera.
Il riconoscimento è sentito come dovuto da uno scrittore la cui formazione è imbevuta, giustamente, dei grandi classici della fantascienza moderna. Un bagaglio culturale che John Scalzi mostra di portare con orgoglio e di saper rielaborare, proponendo un romanzo che va ben oltre l'omaggio letterario, imponendosi con questo primo romanzo di una fortunata serie - che negli States conta tre seguiti - al punto da ottenere, nel 2010, la presidenza della Science Fiction and Fantasy Writers of America.
Morire per vivere è un romanzo di fantascienza militare che già all'inizio mostra la sua originalità e la sua radicale volontà di innovazione: il protagonista, John Perry, è un settanticinquenne da poco rimasto vedovo. Senza più uno scopo nella vita, decide di abbandonare la monotona sicurezza della vita sulla Terra, con il suo immortale e immutato scenario provinciale, per arruolarsi nelle FDC (Forze di Difesa Coloniale); combatterà gli alieni, in uno scenario alieno, in cambio del miraggio di una nuova giovinezza. L'autore ha già infranto il primo tabù: non è usuale trovare protagonisti così anziani in un romanzo di fantascienza, specialmente in quelli militari.
Se è anche vero che presto John Perry abbandonerà il suo vecchio corpo, indossandone uno nuovo superaccessoriato, confezionato su misura per lui, rimarrà sempre un uomo di settanticinque anni, con addosso il peso delle sue esperienze di vita, le sue necessità e le sue convinzioni, così salde che non perderà mai di vista il senso dell'umanità.
Gli ingredienti principali del romanzo sono molteplici e ben curati. Gli appassionati di fantascienza certamente apprezzeranno le lunghe e dettagliate descrizioni tecniche, la lucida immaginazione che ha portato alla creazione dei corpi modificati, verdi forse proprio per ricordare quanto siano alieni, capolavoro di bioingegneria e nanotecnologia (lo SmartBlood, il sangue artificiale, e il BrainPal, il cervello-computer, sono alcune delle straordinarie invenzioni realisticamente descritte). Così come ben curate sono le scene di azione, quasi da videogioco. La ricchezza del dettaglio talvolta però appesantisce la pagina; se farà impazzire i fanatici del genere, è anche vero risulterà di ostacolo al lettore occasionale.
Lo stile si presenta all'altezza delle esigenze narrative. Quella di Scalzi è una scrittura ben affinata, grazie all'esperienza nel genere (da menzionare la partecipazione dell'autore alla serie Stargate Universe). Molto apprezzabile è l'ironia diffusa lungo il romanzo, molto piacevole, un'ironia matura, che solo un uomo che ha visto tutto, o quasi, nella sua vita, può provare.
Un modesto, ma altrettanto apprezzabile spazio viene lasciato alla definizione della caratterizzazione dei personaggi, con una discreta introspezione psicologica e una certa carica riflessiva. Morire per vivere, a ben vedere, è la storia di quanto sia forte il senso dell'umanità, che resiste persino negli ambienti più ostili, nelle condizioni più estreme. La tematica principale pare dunque proprio il conflitto tra l'umano e il disumano, l'alieno, il diverso. Forse, dietro i compiti di guerra e gli obiettivi militare, si nasconde il compito più difficile: tracciare i confini dell'umanità.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Morire per vivere 
  • Titolo originale: Old Man's War
  • Autore: John Scalzi 
  • Traduttore: C. D'Addetta 
  • Editore: Gargoyle
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Extra
  • ISBN-13: 978-88-89541-90-6
    Pagine:
     318
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro

23 settembre 2011

I vampiri dell'11 settembre - Clanash Farjeon

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I Contenuti

Alcune settimane dopo l’orrore dell’11 settembre Michael Davenport, un giornalista inglese che lavora per la rivista Enigma, fa ritorno in America per la prima volta dopo aver rischiato di perdere la vita per seguire un’oscura pista che lo ha portato a trovarsi nel bel mezzo della guerra della droga a Ciudad Juarez, la cittadina messicana di confine con il più alto tasso mondiale di sparizioni e misteriosi decessi. Il suo capo lo ha incaricato di condurre accertamenti su un articolo pubblicato sul Al Jazeera, e Michael si ritrova ben presto ossessionato dalla storia di due operai che hanno lavorato al salvataggio dopo il disastro delle Twin Towers e che sostengono di aver assistito a una sconcertante apparizione scaturire dalla macerie di Ground Zero ventisei giorni dopo il crollo. Si è trattato probabilmente di un’allucinazione, del miraggio di due menti sovraffaticate, nulla più di una spirale di fumo o di uno scherzo di cattivo gusto. Tuttavia, anche se estremamente improbabile, sussiste la tenue possibilità che possa trattarsi di qualcosa – o di qualcuno – che davvero a che fare con il soprannaturale… Più Michael investiga, più le apparizioni si intensificano diventando via via più bizzarre e incredibili. Il percorso dell’indagine vedrà infine Michael approdare alla Casa Bianca, dove incontrerà ancora una volta Laura Bush e, forse, contribuirà a cambiare il corso della Storia…

La Recensione

Horror di denuncia, horror complottista, horror satirico, I vampiri dell'11 settembre sposa l'idea che la realtà superi molto spesso la fantasia in fatto di orrori e mostruosità.
Cosa c'è infatti di più disgustoso di una classe politica disposta a qualunque nefandezza pur di ingigantire il proprio già spropositato potere e la propria ricchezza? E' questa l'idea che Clanash Farjeon si è fatto dell'intero entourage del presidente americano Bush all'epoca dei fatti dell' 11 settembre 2001 e in quest'ottica il paragone con dei vampiri assetati di sangue appare decisamente calzante. A parte una certa predilezione per il rosso liquido, emblematicamente rappresentata in alcune sequenze degne dell' "Oscar per il miglior splatter", i vampiri in questo romanzo hanno poco in comune con i tradizionali zannuti della letteratura, trattandosi più che altro di metafore, poco corporee nelle loro apparizioni ma devastanti quando si riflette sulle ripercussioni delle loro azioni.
Il romanzo prende il via proprio da una di queste apparizioni: due volontari dell'11 settembre affermano di aver visto tra le polveri di Ground Zero il vice-presidente Cheney nelle insolite vesti di vampiro. Poco credito viene dato a queste affermazioni, almeno finchè esse non giungono all'orecchio del giornalista inglese Michael Davenport, già protagonista del precedente romanzo di Farjeon I vampiri di Ciudad Juarez. Recatosi negli Stati Uniti per indagare sul fenomeno, Michael si trova immediatamente invischiato in una escalation di apparizioni misteriose e inquietanti, omicidi mascherati da suicidi ed un'intricata rete di complotti che porta direttamente alla Casa Bianca.
L'autore in questo romanzo non risparmia nessuno: l'intera amministrazione Bush viene descritta come un manipolo di amorali assassini interessati esclusivamente a conservar il proprio potere, si "salva" (se così si può dire), il solo presidente a cui viene assegnata la parte dell'alcolizzato beota che già magistralmente "recitava" in Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. In questo senso possiamo definire I vampiri dell'11 settembre come un ottimo horror satirico ma uno scarso libro di denuncia. Se infatti il coraggio dell'autore nel mettere per iscritto una critica così feroce della classe dirigente americana (pare fra l'altro che il libro stia incontrando delle difficoltà ad essere pubblicato negli Stati Uniti) sia degno di ammirazione, non possiamo non osservare che egli sposa le teorie complottiste legate all'11 settembre con il fervore del fanatico senza fornire particolari considerazioni oggettive che possano spingere a riflettere chi a queste teorie non ha mai creduto. A parte ricoprire i vari Cheney, Kissinger e Rice dei più fantasiosi insulti che la mente umana sia stata in grado di concepire, l'analisi di Farjeon non si spinge molto oltre e si trasforma ben presto in un'infuocata invettiva.
Se scegliamo di considerare esclusivamente l'aspetto satirico di questo romanzo, allora I vampiri dell'11 settembre merita il massimo dei voti. Se,invece, vogliamo valutare il romanzo nel suo complesso non possiamo non osservare alcune grosse falle nello stile e nella trama. L'autore ha infatti una pericolosa tendenza alla digressione e sembra soffrire dello stesso "complesso dell'anagrafe" che affligge Fazio nei romanzi del commissario Montalbano (curioso, a questo proposito come uno dei personaggi principali venga deriso nel corso del romanzo proprio per questo difetto).In questo modo la narrazione viene frequentemente interrotta per ripercorrere (spesso senza alcun motivo) le peripezie attraversate da Michael nel precedente romanzo,  oppure per fornirci una dettagliata (ma al tempo stesso condensata in poche righe) descrizione della carriere politica di questo o quell'altro personaggio. Il risultato è una narrazione frammentaria in cui l'autore non raggiunge nemmeno lo scopo di ampliare le conoscenze del lettore, proprio perchè tenta di raccontare nel breve spazio fra due virgole eventi della durata di decenni.
Sembra esserci un'urgenza nel raccontare tale per cui la trama si evolve, soprattutto nella prima parte del racconto tramite coincidenze un po' forzate e pretestuose, così come forzate appaiono alcune conversazioni. Se in alcuni casi è evidente che gli scmbi di battute volutamente sfiorano in nonsense, in altri il filo logico della conversazione si perde nella volontà di esprimere il più alto numero di informazioni nella stessa frase. Anche il vocabolario usato, non saprei dire se per un difetto di traduzione o perchè così nell'originale, appare poco naturale, forzato, sulla scia di quello usato in certi film d'azione.
Ammetto infine di aver sviluppato una certa insofferenza verso il protagonista, uno di quei personaggi che sembrano passivamente subire l'evolversi degli eventi senza mai veramente rendersi conto di quel che accade; anche per questo motivo, credo, non sono riuscita ad appassionarmi veramente al romanzo che, bisogna dirlo, non manca di spunti interessanti e momenti di grande comicità fortemente penalizzati dal scarsa coesione della narrazione.
Per concludere, una curiosità: Clanash Farjeon è lo pseudonimo dietro cui si cela Alan John Scarfe, attore britannico visto, fra gli altri in Star Trak:Voyager e Star Trek:  the Next Generation.

Giudizio:
 +2stelle+

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: I vampiri dell'11 settembre
  • Titolo originale: The vampires of 9/11
  • Autore: Clanash Farjeon
  • Traduttore: Stefania Sapuppo
  • Editore: Gargoyle Books
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788889541555
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,90

15 settembre 2011

Mary Terror - Robert R. McCammon

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I Contenuti

Mary è una sopravvissuta.
Negli anni Sessanta apparteneva al gruppo terroristico d'ispirazione radicale noto come lo Storm Front. Oggi, latitante e segnata duramente dalla vita, Mary "viaggia" nel tempo sulle ali psichedeliche dell'acido, rivivendo di continuo i giorni di un passato che non tornerà più.
Chiusa nella sua allucinata solitudine, si lascia divorare dalla rabbia, mentre intorno a lei avanza l'edonismo materialista degli anni Ottanta.
Un giorno, casualmente, Mary si imbatte in un'inserzione pubblicata sulla rivista Rolling Stone e si convince del fatto che Lord Jack, l'allora leader del gruppo terroristico, anch'egli tuttora latitante, la sta chiamando a sé per ricostituire lo Storm Front. Ma per Mary, Jack è anche l'uomo che non ha mai smesso di amare. L'uomo che sarebbe stato il padre di suo figlio, se solo lei, ferita gravemente in seguito a uno scontro a fuoco con l'FBI, non avesse perso il bambino che portava in grembo.
Quando Mary rapisce il figlio neonato di Laura Clayborne, per portarlo in dono al suo amato Jack, il destino delle due donne si unirà; e un passato fatto di armi, odio e morte tornerà a imperversare per le strade, da Atlanta fino alla California, insanguinando la scia lasciata dalla furia omicida di Mary Terror.

La Recensione

Mary Terror è uno degli incubi a stelle e strisce più spaventosi fatto persona: la contestazione del sistema che approfitta delle libertà che questo garantisce ritorcendole contro il sistema stesso.
Proveniente da una ricca famiglia della East coast, bella, intelligente e desiderata decide di consacrare la sua vita alla distruzione dello 'Stato stupratore di coscienze', senza che nulla possa fermare o intralciare la sua folle corsa verso la morte e il martirio.
L'esatta antitesi di Laura Clayborne, che viene invece da una famiglia middle-class, ha intrapreso una scalata sociale studiando e diventando - siamo agli inizi degli anni '90 - redattrice di cronaca rosa per un quotidiano della ricca provincia del Sud degli Stati Uniti e sposando un broker stakanovista, nella cornice perfetta di uno stile di vita tardo-yuppie: bella casa in un quartiere residenziale, auto costose, amicizie tra le famiglie agiate della città.
E, immancabile, il tradimento da parte di un marito distratto e troppo preso dal lavoro.
La scoperta dell'infedeltà del marito mette in crisi quel modello di vita che in realtà a Laura stava già stretta: la scelta di un lavoro non troppo impegnativo, almeno da un punto di vista degli ideali, nella redazione rosa era già stata una rinuncia alle idee dell'impegno civile in nome della rassicurante solidità della famiglia borghese.
Di fronte ai consigli della madre, che le attribuisce parte della responsabilità dell'adulterio suggerendole di lasciare 'più corda al marito', secondo la sua esperienza del matrimonio duraturo, Laura entra in crisi ma la scintilla che innesca la miccia della ribellione è il rapimento del figlio neonato da parte di Mary Terror.
La sua rivolta consiste nel rifiuto, che pare incomprensibile anche alla sua famiglia, di credere che il suo bambino, la cui ricerca non dà risultati, sia perso o peggio ancora morto. Contro tutto e tutti, contro il buon senso comune, che imporrebbe rinuncia e rassegnazione al dolore, Laura si oppone con il suo senso materno. E parte per un viaggio solitario sulle orme di una pericolosa terrorista, seguendo una lunga scia di sangue.
In questo tratto della personalità Laura e Mary si somigliano: sono l'incarnazione della maternità, dritto e rovescio della stessa medaglia, il buono e il cattivo di quel senso di protezione, amore e cura che rende le donne capaci di azioni straordinarie.
In tutto il resto Mary e Laura sono antipodiche: Mary disprezza, essendole stato imposto, quel benessere facile dell'alta borghesia che Laura vedeva come traguardo da raggiungere; inoltre per la bionda terrorista dormiente la maternità non è un valore assoluto, ma un feticcio funzionale a ottenere l'accettazione dal capo dello Storm Front, l'organizzazione eversiva di cui faceva parte. Il bambino, che rapisce appena nato nel reparto ostetricia dell'ospedale in cui si trova Laura, è per lei poco più di un bambolotto.
Come quello che, nell'agghiacciante inizio del libro, brucia sui fornelli elettrici in preda ad allucinazioni paranoiche da LSD.
Mary è la forza trainante di tutto il racconto. La sua storia emerge man mano nei particolari, attraverso l'incontro con la madre dopo il rapimento del figlio di Laura, attraverso i ricordi sospesi tra sogno e visione del blitz della polizia, nel quale molti suoi compagni di lotta erano morti o finiti in carcere, e lei aveva perso il bambino di cui era incinta, attraverso le sue farneticazioni ideologiche anticapitaliste e assassine.
La brutale forza fisica e la trasandatezza di questa donna, un tempo regina di bellezza nel suo liceo, rappresentano l'adamantina purezza e il fanatismo tetragono della sua ideologia. Nella storia degli Stati Uniti non mancano i rigurgiti di opposizione all'ordinamento federale e alla presenza di uno Stato centrale e in particolare lo 'Storm Front' è un gruppo di guerriglieri nato dagli estremismi della contestazione giovanile degli anni '60 nati a Berkeley, gli stessi degli Hippies-figli dei fiori e del pacifismo.
Mary Terror riempie la sua esistenza placidamente borghese dandosi come scopo la distruzione della società che l'ha generata, con l'assolutezza delle scelte idealistiche attribuita in genere ai giovani. Solo che quest'assolutezza lei la mantiene anche dopo la fine del gruppo terroristico, sgominato dalla polizia, e diventa la sua unica ragione di vita, insieme alla fedeltà e all'amore incondizionato per il leader di quel gruppo, Jack Gardiner.
Aspettando una sua chiamata per riprendere la lotta armata conduce una vita sotto copertura, mascherando un'anima sventrata dall'ideologia con la finzione tipica dell'ipocrisia borghese. Si nasconde in ruoli e lavori marginali che le permettono di passare inosservata in un mondo che non bada molto a tutto ciò che fa parte della normale routine, come l'impiegata di un fast food o un'infermiera.
Perchè quando trova su un giornale un'inserzione che pare chiamare a raccolta i membri sopravvissuti dello Storm Front, Mary Terror è pronta ad accorrere all'appello del suo caro leader ma vuole portargli come pegno d'amore quel figlio che aveva perso molti anni prima. Travestita da infermiera rapisce un neonato, il figlio appena nato di Laura Clayborne, e parte diretta a un appuntamento nel quale troverà - inesorabilmente - la disillusione e la morte di tutti gli ideali cui aveva sacrificato la sua vita.
A seguirla in questo viaggio attraverso il nulla delle highways americane, fatte di luridi motel, pompe di benzina e tubetti di caffeina in pillole per non addormentarsi al volante - meglio a inseguirla - c'è Laura, la madre-modello di un 'american way of life' che mostra tutti i suoi limiti. La sua tenacia la portano a ricostruire attraverso un esilissimo filo alcuni legami tra gli ex- terroristi e in particolare entra in contatto con una di questi, Bedelia Morse, che la aiuta nell'inseguimento e nella compresione dei meccanismi mentali morbosi di Mary.
Bedelia, dopo iniziali diffidenze, rivela a Laura la storia dello Storm Front e del suo pentimento dopo la fuga dalla polizia: la sua esistenza è stata da allora un unico atto di contrizione, del quale porta i segni sul volto. Per rifarsi una vita e non farsi riconoscere era ricorsa alle mani di un chirurgo plastico facendosi deformare il viso, un tempo bellissimo, come a mostrare nella bruttezza esteriore quell'orrore degli anni passati che non riusciva a cancellare dai suoi incubi. Così aiutare Laura e sacrificarsi espiando diventano anche una via per la redenzione dagli sbagli di gioventù.
L'inseguimento occupa circa la metà del libro e, tra colpi di scena e sequenze davvero splatter, tiene il lettore incollato al libro col fiato sospeso. Se è vero che l'happy ending arriva sicuro e che in certi punti Mary finisce per assomigliare a un mostro di certi film horror che non muoiono mai quando l'eroe li colpisce, McCammon gestisce la trama con mano sicura, senza perdere colpi e con grande senso della suspense.
Le donne sono le vincitrici di questa storia, che è, nel bene e nel male, interamente femminile. Da chi altri aspettarsi la salvezza e la possibilità di rinascere, se tutte le figure maschili dal marito di Laura a Lord Jack si dimostrano patetiche ombre, capaci solo di tradire i loro ideali e i loro valori in nome di malinteso senso della realtà?
Non convince del tutto il tentativo di fondere insieme un thriller con forti divagazioni pulp e un romanzo di storia recente, critica sociale e politica - nelle motivazioni alla rivolta di Mary ci sono tutti i temi che sono alla radice della crisi che la cosiddetta (forse con qualche carenza semantica) 'civiltà occidentale' sta vivendo ancora oggi - , perchè alla fine il cotè storico-sociale nel libro rimane solo accennato in superficie ed è funzionale unicamente a generare la rabbia che come benzina incendia l'animo della protagonista. Tuttavia non si può negare che il personaggio di questa donna sanguinaria sia costruito con vera maestria e che il suo destino, per quanto intriso del male insito in ogni forma di violenza totalitarista, risulti avvicente e magnetico per i lettori.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Mary Terror
  • Titolo originale: Mary Terror
  • Autore: Robert McCammon
  • Traduttore: Simone De Crescenzo
  • Editore: Gargoyle Books
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN-13: 9788889541418
  • Pagine: 416
  • Formato - Prezzo: brossura - 16,00 euro
 

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