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26 novembre 2013

Armageddon Rag - George R.R. Martin

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I Contenuti

Sandy Blair, ex giornalista underground, conduce una vita monotona a New York fino a quando non subisce una svolta improvvisa. Dalla vecchia rivista Hedgehog gli chiedono un articolo su un misterioso e raccapricciante omicidio di cui è rimasto vittima Jamie Lynch, ex promoter dei Nazgùl; un gruppo rock simbolo degli anni Sessanta. La ricerca degli indizi per la stesura del pezzo diventa per Sandy l'occasione di un lungo viaggio per gli Stati Uniti, un viaggio alla riscoperta di sé e di un mondo estinto, sullo sfondo della musica dei Nazgùl, chiamati a riunirsi per un ultimo, letale concerto. Sandy deve combattere contro i fantasmi di un'intera generazione, poiché dalle misteriose e demoniache profondità di quegli ambienti underground sta risorgendo il lato più oscuro dell'Era dell'Acquario...

La Recensione

Bisognerebbe essere ormai fuori dal mondo per non sapere che G.R.R. Martin non è solo fantasy: la Mondadori e la Gargoyle, negli ultimi anni, hanno riportato in auge opere -giovanili e non- molto diverse da Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Armageddon Rag appartiene alla prima fase della sua produzione: scritto e pubblicato a soli cinque anni dall'esordio con Dying of the Light e passato inizialmente inosservato, il romanzo è un mystery dai toni serrati ambientato nel mondo della musica degli anni '60.
Sandy Blair, un tempo attivista hippie, da molto ha abbandonato la carriera di giornalista musicale ed è uno scrittore di discreto successo. Jared Patterson, direttore della rivista Hedgehog per cui lo stesso Sandy lavorava prima di essere rimpiazzato da redattori più giovani, lo contatta improvvisamente per chiedergli di scrivere un pezzo: Jamie Lynch, agente e promoter di gruppi storici negli anni Sessanta, è stato infatti ritrovato con il cuore strappato su un poster dei Nazgul, notissimo gruppo da lui rappresentato, esattamente dieci anni dopo l'assassinio del suo cantante Pat "Hobbit" Hobbins durante un concerto. Sandy decide di prendersi una pausa dalla scrittura e di intraprendere un lungo viaggio che lo condurrà attraverso mezza America, viaggio che lo riporterà nel mondo del rock degli anni '60 sulle tracce dei restanti componenti dei Nazgul per indagare sull'omicidio Lynch. Lungo la strada Sandy ritroverà i suoi vecchi amici, anche loro sconfitti dal fallimento del sogno dell'Acquario, e finirà per fare i conti con ciò che lui stesso è diventato.
Armageddon Rag non è solo un mystery che ricostruisce i moventi e l'assassino di un delitto: il viaggio di Sandy consente all'autore di tirare le somme di ciò che resta di quella generazione idealista e rivoluzionaria. C'è chi ancora persegue l'idea di un mondo in armonia con la Natura e l'Universo; chi, alle soglie della mezza età, ha realizzato in ritardo che è il momento di rientrare nel sistema; per qualcuno quel momento è giunto già da un pezzo, e nel sistema capitalistico ci è rientrato perfettamente; qualcun altro è stato costretto a rientrarci con la forza; c'è poi chi si è dato alla carriera dell'insegnamento, nella speranza di ravvivare le idee della generazione successiva. Tutti, in ogni caso, hanno dovuto fare i conti con il passare del tempo, con il fallimento dei propri ideali, con il cambio generazionale, con la certezza che quella tentata rivoluzione non ha mai avuto luogo. Tutti, meno qualcuno, colui che si cela dietro il caso Lynch.
La musica, che permea tutto il romanzo, gioca chiaramente un ruolo chiave nella storia: l'assassinio di Jamie Lynch e i delitti che seguiranno sembrano seguire uno schema sfuggente che ha a che fare con la storia dei Nazgul e soprattutto con il loro ultimo album, Music to Wake the Dead, la cui ultima canzone, durante la quale Pat fu ucciso da una fucilata senza che i colpevoli venissero mai rintracciati, è Armageddon Rag. Simbolo e motore del movimento flower power, la musica accompagna il protagonista attraverso le sue indagini, fa da sottofondo ai suoi incubi, alle sue visioni e ai suoi ricordi, ora nostalgica, ora prorompente, ora terrorizzante. Tali elementi fanno di Armageddon Rag un'opera che può essere apprezzata pienamente solo da chi quegli anni li ha vissuti, di quella musica ne è completamente imbevuto, e - come Martin, che nel '68 aveva vent'anni - può dunque prendere atto della fine di quell'era e dell'inadempimento delle sue promesse.
Gli altri lettori (la maggior parte) possono comunque godersi una buona trama, una scrittura non all'altezza delle successive opere ma comunque soddisfacente, e magari scoprire o riscoprire qualche brano storico. A tal proposito, un appunto che mi sentirei di fare all'edizione italiana è la scelta di tradurre la maggior parte dei versi estrapolati dai testi delle canzoni: anche se non tutti i lettori conoscono l'inglese, il senso è di comprensione quasi immediata, e in italiano il rock suona piuttosto fiacco e quasi ridicolo. 

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Armageddon Rag
  • Titolo originale: The Armageddon Rag
  • Autore: George R.R. Martin
  • Traduttore: Benedetta Tavani
  • Editore: Gargoyle
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Extra
  • ISBN-13: 9788889541975
  • Pagine: 478
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 16.50 Euro

13 settembre 2013

L'erba del Diavolo - Fabrizio Fondi

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I Contenuti

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo.

La Recensione

Può un romanzo piacere troppo? Se così fosse, sarebbe il caso di "I giorni dello scirocco", che mi ha catturata, sorpresa, inquietata fino al midollo. Ero quindi titubante ad affrontare quest'altra opera di Fabrizio Fondi, sia nel timore che non reggesse il paragone con la prima, sia per la sincera preoccupazione che le atmosfere fossero ancora più cupe, come il titolo farebbe presagire, e quindi per me troppo impressionanti (lo confesso, ho il terrore del soprannaturale). Lo dico subito e chiaramente, "L'erba del Diavolo" non mi è entrato nelle ossa come il suo predecessore e se anche il giudizio complessivo è alla pari, non lo ricorderò con grande calore. Certo, il genere è decisamente diverso, qui il Male è più tangibile e violento e l'azione si concentra in pochi giorni anziché nell'arco di decenni: per questo non vado oltre con il confronto e mi limito al romanzo in oggetto, com'è giusto che sia.
A ciascuno di noi sarà capitato, almeno una volta, di imbattersi in un programma di cartomanzia - come non ricordare la nota venditrice italiana e il suo mago brasiliano? - e così è capitato anche all'autore, che ne ha tratto lo spunto per questa storia.
Tre sono le figure attorno alle quali ruota il romanzo: si comincia con il mago Edson, cartomante e occultista che trasmette da una televisione locale di Grosseto una striscia settimanale che riscuote sempre più consensi. Il suo fascino magnetico sembra essere il motivo principale del suo successo, ma in realtà è la sua volontà di ferro e la sua spietatezza che lo portano ovunque voglia andare. Uomo senza scrupoli, non guarda in faccia a nessuno pur di raggiungere i suoi obiettivi.
Il secondo è l'ispettore Matteo Rovere, che ha finalmente ottenuto il trasferimento da Milano nella sua città natale...con 15 anni di ritardo; ormai i motivi che lo avevano spinto a chiederlo non sussistono più, anzi, ne avrebbe fin troppi per voler restare nel capoluogo lombardo. I genitori sono mancati da tempo e gli amici non sono più tali; i colleghi sono degli sconosciuti, anche se non si può dire che lui sia la persona più socievole del mondo. Sarà lui a condurre le indagini sulle tragiche morti che insanguinano la provincia toscana e a trovare il bandolo di una matassa che è più intricata di quanto sembri.
Infine, il Messo, capo di una setta di adoratori di Lucifero dediti a orge e sacrifici umani: ha dalla sua un grande carisma e altrettanto grandi ambizioni. Forse è il meno definito dei tre, quello con i contorni più incerti e una personalità poco chiara, ma è un falso difetto, poiché proprio questo contribuisce a renderlo ancora più inquietante.
Le strade dei tre si incroceranno in modo non troppo ovvio: Rovere, seguendo indizi  e intuito, si metterà sulle tracce del Messo, che a sua volta pianifica di togliersi l'ispettore dai piedi; Edson, tutto preso dai suoi piani verso il successo, si ritroverà a fare i conti con Rovere, che l'ha scelto come informatore speciale.

Rovere si avvicina molto, forse troppo, allo stereotipo del poliziotto, single forzato, scontroso per non dire scorbutico, temuto più per fama che per fatti concreti, impacciato quanto basta in una realtà a lui sconosciuta ma comunque efficiente e determinato nel suo lavoro. Resta comunque un personaggio riuscito che sa riscuotere le simpatie del lettore. Al contrario di Edson, che riesce fin da subito antipatico - ma non meno efficace e credibile.
I personaggi secondari sono un punto debole del romanzo, chiamati per nome più che come presenza concreta, solo un paio riescono a ritagliarsi un po' più di spazio e di originalità; soprattutto Leone, il mio preferito tra questi, manca di uno spessore che si intuisce ma che non viene sfruttato appieno.
Di satanismo e messe nere c'è meno di quanto mi sarei aspettata, il sangue lo si intuisce più che vederlo veramente e la Morte arriva rapida che quasi si fatica a riconoscerla: Fondi è uno scrittore illusionista, che dice cosa vuol mostrarci e ce lo fa immaginare con la sola fantasia. È facile lasciarsi andare allo splatter, meno lo è bilanciare nel modo corretto il vedo/non vedo, ma l'autore ci riesce benissimo.
Ho un solo dubbio: l'ispettore viene roso da un tarlo, che si incontra per la prima volta a pag. 159 come se fosse già stato presentato, cosa che invece avviene a pag. 182. Mi sono persa io o c'è stato un rimaneggiamento dei capitoli che ha provocato questo dissesto temporale?
Thriller comunque ben congegnato e godibilissimo, con ritmo incalzante e qualche pausa ad hoc, giusto per riprendere fiato. Di Grosseto c'è poco, almeno per chi non c'è mai stato, ma la torrida aria estiva c'è tutta: atmosfere cupe fin dall'inizio, alla conclusione si arriva alle tenebre, e non c'è Speranza che le rischiari.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: L'erba del Diavolo
  • Autore: Fabrizio Fondi
  • Editore: Mondoscrittura
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Magia Nera 
  • ISBN-13: I9788897960027
  • Pagine: 286
  • Formato - Prezzo: Euro 12,00 edizione cartacea – Euro 1,99 edizione digitale

02 luglio 2013

Per ironia della morte - Claudio Vergnani

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I Contenuti

Inizio del nuovo millennio. Il protagonista - Vergy - entrato in possesso di una chiavetta Usb dal misterioso contenuto, si accorda per la sua restituzione dietro adeguato compenso. Ma quello che dovrebbe essere un tranquillo soggiorno veneziano in attesa dell'appuntamento, si trasforma in una guerra per la sopravvivenza, una fuga da mostri e nemici che non hanno nulla a che fare con le forze sovrannaturali che il nostro protagonista ha dovuto affrontare nei romanzi "Il 18° vampiro", "Il 36° giusto" e "L'ora più buia".

La Recensione

Ho scelto di leggere "Per ironia della morte" principalmente per la sua ambientazione in terracqua veneziana, curiosa di vedere una città che amo particolarmente attraverso occhi estranei: in questo non sono stata delusa, anzi, direi quasi piacevolmente sorpresa di trovarmi alle prese con un autore che Venezia sembra conoscerla talmente bene da permettere al lettore che ne sia pratico di orientarsi nei percorsi descritti.
Altro punto a favore del romanzo sono le metafore particolari e dirette - talvolta anche troppo dirette, e poi mi spiegherò meglio - che fanno riferimento anche a fatti e personaggi italianissimi e che talvolta strappano un sorriso: come quella riguardante l'intero cast di "Non è la Rai", che forse i lettori più giovani potrebbero non cogliere. Da lettrice di - ahimè troppo spesso - autori stranieri tradotti, non posso che apprezzare questa freschezza tipica della nostra lingua.
Passo purtroppo ai "ni", primo tra tutti il protagonista, che già dal nome ho vissuto come un sasso nella scarpa: tale Vergy, ex militare in Africa con serie turbe psichiche e una passione sfrenata per turpiloquio e prese in giro pesanti, nonché facile alle mani (e ai piedi e a tutto il resto che possa arrecare offesa fisica). Personaggio insolito davvero, o lo si ama o lo si odia. Sicuramente si pregherà di non incontrarlo mai, sia per la sua educazione da basso fondo, sia per la sua schiettezza esagerata al negativo, sia per la sua irascibilità imprevedibile. Parla come uno scaricatore di porto eppure è capace di citare Borges o esigere concinnitas, il che rende molto curiosi di leggere il suo curriculum - ma non chiedeteglielo, per carità, o farà correre il vostro derrière a suon di pedate, se va bene. Ho trovato difficile farmelo simpatico per la sua mania a cacciarsi nei guai, infilati uno dietro l'altro come una collana di perle: neanche a metà romanzo già non ne potevo più.
Altrettanto poco convincenti sono Dongo e i suoi tirapiedi: il primo millanta di avere nobili ascendenze e di contare parecchio a Venezia e non solo, borioso e pieno di sé; Anteo e Viola invece sembrano usciti entrambi da un fumetto, caratteristici quanto inconsistenti. Quello che Dongo fa e organizza non ha motivo plausibile, non viene spiegato né a parole né dai fatti, lasciando così dei fili pendenti poco piacevoli.
Già ho accennato al linguaggio non proprio rose e fiori di Vergy, che poi è come dire quello del romanzo intero, dato che per la maggior parte è narrato dal punto di vista del protagonista: il paradiso del turpiloquio, il porto franco delle sconcezze, l'oasi della bestemmia (solo accennata, mai scritta, tengo a precisare). Non mi scandalizzo per poco e certamente non lo sono per questo romanzo, ma un certo fastidio l'ho provato. Buona la prima, interessante la seconda, ma ripeti e ripeti il gioco stanca. De gustibus: un Vergy che parla come un'educanda non sarebbe stato possibile, quindi a questo proposito siamo proprio nella sfera del personale.
E dunque i "no": non mi è piaciuta la trama, ininterrotta sequela di episodi violenti tenuti insieme unicamente dal protagonista e che potrebbero riassumersi in "epopea della sfiga (cercata)". Vergy sembra essere capace solamente di cacciarsi nei guai, non riesce proprio ad evitarlo, e puntualmente coinvolge chi gli sta vicino in una rissa a base di sangue e ossa rotte. Le volte in cui non è lui la causa scatenante della violenza si contano sulle dita di una mano e anche per questo dopo un po' il gioco mi ha stancato. Manca un fulcro che dia ragione agli avvenimenti: una volta c'è una missione da compiere, un'altra una vendetta, un'altra ancora un patto da rispettare, ma nessun episodio dà ragione agli altri di essere. Solo Dongo parrebbe pretendere di fare da polo magnetico, ma anche lui irrompe nella trama per puro caso e la sua presenza prosegue per puro capriccio. Quando finalmente pare essere arrivata la resa dei conti, ci si accorge che mancano ancora venti pagine prima della fine: così è un po' tutto il romanzo, tirato per le lunghe in modo stucchevole e ridondante. A un certo punto mi sono trovata a fare il tifo per gli avversari di Vergy.
Il mio giudizio non è del tutto positivo: il linguaggio scorrevole e diretto che mette ironia in ogni situazione viene appesantito dalla sequela di risse e violenze che tirerebbero a cimento anche la pazienza di Giobbe. Quello che ha le potenzialità di un romanzo di azione vivace e sicuramente non convenzionale diventa un'impresa.

Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: Per ironia della morte
  • Autore: Claudio Vergnani
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Intrighi
  • ISBN-13: 9788890725906
  • Pagine: 362
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro

28 maggio 2013

Le radici del male - Alda Teodorani

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I Contenuti

Una pittrice di incubi, condannata in eterno a rivivere i propri incubi. Un fotografo alla moda che nasconde una doppia vita. Vicende che si intrecciano, si sfiorano, personaggi che si feriscono ferocemente l’un l’altro. Un vera trilogia del male della scrittrice più rappresentativa dell’horror italiano, che Cut-Up Edizioni ripropone dopo un’assenza di oltre dieci anni dalle librerie italiane.

La Recensione

Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Novanta.
Si tratta in realtà di tre distinti racconti, accomunati dalla medesima ambientazione, dall'esplorazione degli stessi temi e che condividono alcuni personaggi. Il giudizio, lo dico subito, è intermedio: conscio dei limiti propri di un sistema di voto a cinque stellette e, soprattutto, degli spunti di riflessione che questo libro offre, al di là delle competenze tecniche dell'autrice, mi limito consapevolmente a offrire un giudizio che altro non è che la media dei voti dati ai tre racconti. Ho riscontrato infatti un miglioramento progressivo, da un racconto all'altro, segno inequivocabile di una scrittura ancora giovane e non ancora matura. Ma veniamo ai racconti.
Giù nel delirio introduce in maniera netta le tematiche del libro: una spirale nera di violenza pura. Un giovane fotografo appassionato di scene estreme, complice, testimone e spettatore di violenze e torture perpetrate a donne e anche bambini, scopre un'altrettanto violenta affinità con la pittrice Grazia, che dipinge le sue stesse scene. C'è ben poco che accada e mandi avanti la trama, che è una successione inconsapevole, quasi casuale, di scene di violenza, di sesso, di incubi appesantiti dalle droghe. Tutto è esibito, con uno stile che anziché essere crudo e iperrealistico, come spesso accade in storie pulp e splatter, è, all'opposto, leggero, fluido, quasi minimale. Forse persino troppo piatto. La sensazione è che dietro le violenze esibite non vi sia assolutamente nulla.
Specchi di sangue presenta già più sostanza, nonostante una scelta narrativa da manuale: il protagonista, che si fa chiamare McEwan, è un killer professionista, che affronta gli omicidi commissionati con risolutezza e distacco. L'esibizione immediata di violenza lascia il posto a un ingresso più pacato nell'orrido mondo che l'autrice fa abitare ai suoi personaggi: un ingresso in punta di piedi, una progressiva discesa verso gli abissi più oscuri della psiche umana. Omicidio dopo omicidio, passo dopo passo, l'infernale catabasi nella mente di McEwan si fa più completa, mentre dal profondo emerge l'amore violento per una madre scomparsa, forse uccisa, forse no, che si riflette, in maniera sempre più consistente, nei volti delle vittime dell'assassino.
L'ultimo racconto, Soluzione finale, è la chiave di volta della trilogia: riannoda i fili, mentre i personaggi e le azioni dei due racconti precedenti convergono verso un esito comune. La narrazione si amplia, permettendo un doppio punto di vista: torna così Grazia, la pittrice, che si ritrova vittima dell'ossessione di un commissario di polizia incaricato di indagare sulle violenze compiute nei primi due racconti.
La sensazione, dicevo, è di una progressione a più livelli che caratterizza la trilogia. L'esplorazione di un mondo torbido e sotterraneo, che si va ampliando sempre di più, così come si amplifica l'indagine psicologica. Di pari passo, mi sembra, va migliorando la capacità tecnica dell'autrice: semplicisticamente, se il primo racconto mi pare tutto fumo e niente arrosto, il secondo è passabile e il terzo decisamente più intrigante e denso di carica riflessiva. La scrittura è ancora poco matura, povera e piatta, ma nel corso dei tre racconti se ne può apprezzare un miglioramento. Persistono tuttavia certe ingenuità narrative e carenze stilistiche: in barba alla regola dello show, don't tell, la preoccupazione di sbattere in faccia al lettore le scene più estreme, che siano di tortura o erotiche, sono accompagnate da descrizioni non molto accurate, sono esibite, appunto, non descrite. Così è soprattutto per la morale dietro la storia, come quando, nell'ultimo racconto, il commissario Valenti rivela esplicitamente l'origine infantile delle violenze, o il potere liberatorio dell'atto omicida: considerazioni che il lettore può fare da sé e che l'autrice avrebbe potuto suggerire tra le righe, anziché metterlo in bocca a un personaggio. Potrei portare altri esempi: la verità è che, in particolar modo nel primo racconto, la storia, già evanescente, sembra esser solo una scusa per scrivere scene estreme e rivoltanti; da ciò consegue una trama sfilacciata e inconsistente. Questo è ancora evidente nel secondo racconto, il più lungo, che si costituisce di una lunga lista di omicidi: nulla che dia più sostanza alla trama. Il terzo sembra portare la luce del giorno e mettere fine, apparentemente, agli incubi della notte: salvo mostrare il vero volto dei mostri che si nascondo nelle ombre. La dimensione del delirio religiosa, di cui si compone l'ossessione del commissario, arricchisce l'indagine psicologica. 

Ombre e luci, dunque, per un libro d'esordio che in ogni caso si fa notare e lascia la curiosità di leggere ancora.

Giudizio:
+3stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Le radici del male
  • Autore: Alda Teodorani
  • Editore: Cut-up edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Strade perdute
  • ISBN-13: 9788895246321
  • Pagine: 173 
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro 

Dettagli del libro (eBook)
  • Titolo: Le radici del male
  • Autore: Alda Teodorani
  • Editore: Mezzotints Ebook
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Ombre
  • ISBN-13: 9788890814563
  • Pagine: 145
  • Formato - Prezzo: epub - 2,99 Euro

11 maggio 2013

La città sporca - Carla Vistarini

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I Contenuti

Il cadavere di una giovane donna giace su una spiaggia del litorale romano.
A portarlo lì è stato Giovanni, pagato dal portiere di notte di un grande albergo per far sparire il corpo - abbandonato in una delle camere - e togliere dai guai un potente politico. È un delitto come tanti altri, a una prima, rapidissima occhiata; ma in realtà Giovanni si è infilato in qualcosa di ben più grande di lui. Anche perché il mattino dopo il cadavere è scomparso.
L'involontario testimone si troverà costretto a scappare, ma non sarà solo. Al suo fianco avrà degli improbabili compagni di disavventura: una vecchia gloria della musica italiana, un paparazzo assetato di scoop, un infermiere dalla battuta pronta e dall'incrollabile sangue freddo. Sulle loro tracce, due killer usciti direttamente da un film di Tarantino.
A ricostruire questa storia dal ritmo martellante penserà l'ispettore Tano Curreri, guidato dall'amore per la giustizia, ma anche dalla speranza che la vita gli regali una seconda possibilità. Come il colpo di vento fresco che non t'aspetti, che spazza via lo sporco della città in una sola notte.


La Recensione

Lo spunto della vicenda raccontata da Carla Vistarini con notevole maestria in 'Città sporca' è molto reale, tanto da ricordare molto da vicino un fatto di cronaca risalente agli Cinquanta, l'omicidio di Wilma Montesi.
Nell'aprile del '53 il cadavere di una ragazza viene trovato sulla spiaggia di Torvaianica. Chiuse indagini in un primo momento come morte accidentale, la vicenda si trasforma in un caso politico per il supposto coinvolgimento di personalità vicine alle alte sfere della politica e della nobiltà romana e il tentativo di insabbiamento da parte di istituzioni e forze dell'ordine. Il retroscena sarebbe stato di quelli particolarmente pruruginosi: festini e orge a base di sesso, alcol e droga con i rampolli della nobiltà e della politica romane in prima fila, tra questi anche il figlio del ministro DC Attilio Piccioni, finiscono con una vittima, il cui corpo viene 'insabbiato' sul litorale romano dalle parti di Capocotta. Uno schiaffo al perbenismo ipocrita imperante in quegli anni. E non solo in quelli.
Da questo fatto di cronaca 'Città sporca' si distanzia presto sia per la trama sia per il tono della narrazione. L'ambiente circostante, però, l'humus rimane lo stesso: una città divisa tra luci e splendori millenari dei fasti di potere e ricchezza e ombre e anfratti di sporcizia, materiale e morale, fatti di malessere, povertà e disperazioni. I due lati della medaglia sono vicinissimi e l'attenzione del lettore viene indirizzata marcatamente verso gli scenari di borgata, le periferie romane dei palazzi, le terre di nessuno fuori città, fatte di capanni abusivi e spiagge con relitti e resti, umani e non. Della città eterna non immaginiamo le rovine monumentali dell'Impero, le cupole barocche, i segni del potere contemporaneo durante la lettura, ma, seguendo lo scooter di uno scalcagnato commissario di polizia inurbato dal meridione, novello Ingravallo di gaddiana memoria, le strade buie dei quartieri depressi, i caseggiati popolari anonimi della speculazione edilizia e le paparazzate di starlette e personaggi di dubbia fama. La trama si sviluppa su vari livelli, attraverso capitoli molto brevi, che alternano i diversi filoni della storia e personaggi che si rincorrono e si incrociano come i fili di un disegno, di cui solo alla fine si realizza l'immagine completa. Se è vero che alcuni personaggi - pensiamo in particolare alla cantante fuori di testa, Dany Flo, con il cui suicidio, più annunciato che davvero tentato, si apre il thriller - risultano in alcuni aspetti troppo legati a stereotipi di genere, come succede al cattivo per eccellenza, il boss soprannominato 'Suricio', con la sua rozzezza innata che non gli consente di apprezzare il lusso di cui si trova circondato se non come mero simbolo di potere, o alla stessa cantante in calo di popolarità, che nei suoi frequenti accessi d'ira si lascia andare a sequele di epiteti ingiuriosi buoni per le scuole elementari, comunque il ritmo della narrazione e l'abilità con cui l'autrice ne gestisce gli sviluppi con solidità tecnica e maestria espressiva non rallentano il ritmo del racconto. Alcune evoluzioni della trama risultano prevedibili e anche alcuni aspetti caratteriali, soprattutto di quello che si può considerare un po' il protagonista, il commissario Tano Curreri, impelagato nella burocrazia e nelle lentezze della macchina della giustizia pubblica, ma il dosaggio degli stilemi di genere esprime il giusto equilibrio tra la voglia del lettore di anticipare la trama e il desiderio di suspense che genera il senso di sospensione e la voglia di continuare a leggere, pagina dopo pagina. Indubbiamente la dimestichezza dell'autrice con testi televisivi e musicali riesce a creare i tempi giusti per la vicenda e lo stile scorrevole alterna con eleganza e naturalezza momenti surreali - per esempio quelli ambientati in una corsia di ospedale, in cui una suora affronta con una pistola due sicari in stile 'blues brothers' - e un registro malinconico - nelle scene che raccontano la storia di un nonno e di suo nipote, il cui ruolo nella storia emerge solo nel finale. Un buon connubio per un esordio, se possiamo definirlo così, e un noir privo di venature splatter ma non per questo meno ritmato e coinvolgente.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Città sporca 
  • Autore: Carla Vistarini
  • Editore: Gruppo Editoriale Mauri Spagnol
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Io scrittore
  • ISBN-13: 9788867200269
  • Pagine: 166
  • Formato - Prezzo: ebook - 2,99 euro

17 marzo 2013

Derrumbe - Ricardo Menéndez Salmón

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I Contenuti

Sente il ruggito del leone: allora gli si asciuga la bocca, avverte una pressione al petto e deve colpire. Otto sono le vittime, finora. Uomini, donne, giovani, vecchi. Accanto a ogni cadavere trovano una scarpa della vittima precedente. Sono in quattro, a investigare: Manila, Olsen, Gudesteiz e l'Ispettore. Poi c'è il Quinto uomo, inviato dall'alto a ricordare ai quattro che hanno carta bianca, ma devono agire in fretta. Un serial killer feroce e completamente pazzo fa paura. Più paura ancora fanno gli Estirpatori. La loro idea è semplicissima, come tutte le idee geniali, commenta la moglie di Manila davanti al telegiornale: infilare aghi sottilissimi nei cartoni del latte. Manila guarda sua figlia dormire, la porta a vedere il mare, sente in lei un appiglio fortissimo per continuare a vivere. Manila conosce tutti gli odori di sua moglie, tutti i segni che il tempo ha lasciato sul suo corpo rendendolo sempre più desiderabile. Soprattutto ora che aspetta il secondo figlio. Quando il serial killer la porta via, però, non riesce più a ricordare il suo viso. "Derrumbe" è uno slalom vertiginoso sul confine mobile tra buio e luce; un romanzo d'amore e di terrore.

La Recensione
Il male trova giustificazione nella sua esistenza. Il male non richiede prova ontologica, né riduzione all’assurdo, né fede o profeti. Il male è la sua stessa aspettativa.
La vita mi ha insegnato che è il bene ad aver bisogno di giustificazione. E’ il bene che necessita di un perché, una causa, un motivo. E’ il bene che, in realtà, rappresenta il più profondo degli enigmi. 
Le mie recensioni iniziano sempre con un appunto sulla trama. Sempre. Questa volta non sarà possibile.
Perché è un noir, forse direte voi, così ben costruito che anche una sola parola di troppo rovinerebbe il piacere di scoprirlo.
No. Disgraziatamente, la trama in Derrumbe è solo promessa: un gioco di astuzie tra un onesto detective e un folle assassino che sceglie le sue vittime a caso, lasciando sulla scena del delitto una scarpa della vittima precedente. La prima parte del romanzo ha effettivamente questo filo conduttore, che si interrompe bruscamente quando il killer sceglie di innamorarsi perversamente di una persona molto vicina all'ispettore Manila. Ci si aspetterebbe che la seconda parte prosegua con i tentativi della polizia spagnola di rintracciare l'assassino, ma Menéndez Salmón vira bruscamente su altri personaggi e altri delitti, concentrandosi questa volta su un trio di pericolosi terroristi anarchici, gli Estirpatori, che sfogano sul mondo la violenza tipica di chi ha tutto ma sente il vuoto della società moderna. La seconda parte termina con un terribile attentato, e ricompare l'ombra dell'ispettore Manila: ancora una volta, il lettore si aggrappa alla speranza che la terza parte intreccerà tutti i fili della narrazione pendenti. Ciò non accade: protagonista è questa volta Valdivia, padre della giovane fidanzata di uno dei terroristi, intento a dare un senso alla violenza, all'improvviso diventare donna - una donna perversa, che non riconosce - del suo angelo, a una vita andata in rovina. E ancora una volta ricompaiono Manila e il serial killer, ma non sono più protagonisti, quanto fantasmi che si aggirano sperduti nel romanzo, o forse nell'antologia di tre racconti, chissà, di un autore che probabilmente aveva chiaro il messaggio ma non il modo in cui veicolarlo.
Il termine spagnolo “derrumbe”, fortemente onomatopeico, in italiano significa “precipizio, crollo”. Quel che crolla in questo romanzo, oltre alle vite dei protagonisti, è la comprensione e l'aspettativa del lettore, entrambe messe a dura prova da un noir in cui succede tutto e nulla in meno di centottanta pagine. Menéndez Salmón è una voce coraggiosa, in grado di chiamare le cose con il loro nome, senza pudore e senza temere di recare offesa agli occhi e all’immaginario dei lettori, troppo spesso inclini a storcere il naso innanzi a semplici trivialità quali “cazzo”, “ano” e “merda”. Se è vero che a volte certe descrizioni sfiorano il turpiloquio, la pornografia, all’autore spagnolo va il merito di non tirarsi indietro fronte alla degradazione di menti malate, di aver usato parole affilate come pugnali per descrivere il male in diverse forme. Non gli si può tuttavia scusare la forma incerta di quest'opera, che non si riesce a considerare romanzo né raccolta di racconti correlati, e l'incapacità o forse proprio il disinteresse di incastrare i tasselli, di dare un senso al tutto. Perché anche i tuoi lettori, Menendéz Salmón, desidererebbero un senso, una ragione per ore di lettura che non lasciano niente se non la sgradevolezza residua di scene disturbanti che talvolta ricordano il pulp di Palahniuk.

Giudizio:
+1stella+ (e mezzo)

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Derrumbe
  • Titolo originale: Derrumbe
  • Autore: Ricardo Menéndez Salmón
  • Traduttore: Tarolo C. 
  • Editore: Marcos y Marcos
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Gli alianti
  • ISBN-13: 9788871686226
  • Pagine: 187
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15.00 Euro 

    27 febbraio 2013

    Quattro anni di blog - Giveaway #3: Due di briscola e Io Nichi Moretti di Franco Legni

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    Cari lettori,
    oggi il giveaway riguarda due libri, che andranno indivisibilmente a un unico lettore: Due di briscola e Io Nichi Moretti, due romanzi noir di Franco Legni.
     
    Di Io Nichi Moretti Daniele scrive:

    «“Io Nichi Moretti” si fa leggere che è una meraviglia. I personaggi sono tutti ben approfonditi, anche quelli minori, grazie ad un eccellente uso delle lingue e dei dialetti. I dialoghi così risultano assolutamente credibili nel contesto costruito dall’autore.»

    Potete trovare la recensione completa a questo link.

    Volete avere l'occasione di vincerli? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Cogliamo l'occasione per ringraziare la Curiosando Editore di averci messo a disposizione le copie per i nostri lettori.
      
    Qui di seguito le schede del libro:

    Un giovane avvocato dedito alle droghe e alla masturbazione, una spogliarellista nana, un veggente livornese, una matricida, un trafficante di colore, uno zingaro psicopatico, una prostituta russa, un palazzinaro pistoiese, un trio di spacciatori, un rapitore, una passeggiatrice di Barcellona, un barbiere del Bangladesh, un barista ceco, una hostess di Bergamo.
    C’è tutto in questo romanzo divertente e irriverente, fatto di personaggi che poco contano nella partita della vita e che si intrecciano e si impiastricciano l’uno con l’altro fra i bordelli di Praga, le carceri italiane e il Barrio Chino di Barcellona. Perdenti, diseredati, “due di briscola” appunto, la carta che fra quelle buone vale di meno.
    Eppure talvolta col due di briscola si prende l’asso, si conquista il piatto, si vincono le partite. Nichi Moretti, il vero protagonista di questa storia, è l’antieroe per eccellenza che nulla combina per piacere a chi lo circonda. Eppure è impossibile non volergli bene fin da subito.


    La violenza, la tombola, la psicoanalisi, Luke Tahiti, il nazismo, il trekking,  i cinesi, Disco Inferno, l'orgasmo, le rapine, il rombo del motore, i giornalacci sconci, gli psicofarmaci, le tartarughe, la rivoluzione, il fallimento, l'esame, il sangue, le urla, la musica, le tette.
    C´è un solo infallibile sistema per affrontare i grandi problemi della vita: fuggire il più lontano possibile.
    Nichi Moretti è solo, disperato, allo sbando e nel momento più difficile della sua vita la sua donna lo molla lasciandolo scivolare in un inferno fatto di onanismo e psicofarmaci.
    I suoi amici però gli sono vicino... e questo è veramente il peggio che gli potesse capitare.

    Franco Legni: È nato a Prato dove svolge la professione di avvocato.
    Ha collaborato con il quotidiano «Il Tirreno» di Livorno. Cura una rubrica dedicata al diritto su vari settimanali distribuiti dal gruppo CMO.
    Cofondatore del Saraceno Cine Club, ha partecipato a numerosi progetti nell’ambito del cinema d’autore.
    Da tempo collabora al progetto musicale trash dei Mashed Tomatoes. Negli anni della sua formazione universitaria è stato membro del Podvs e del Chiavaccio di Prato. Consigliere del Dopolavoro Goliardico Fiorentino Alvaro Vannini, collabora alla stesura dell’annuale operetta.

    Due di briscola e Io Nichi Moretti di Franco Legni
    Curiosando Editore, 2010/2012
    Brossura, 10.00/12.00 Euro 


    18 novembre 2012

    La stella nera di New York - Libba Bray

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    I Contenuti

    Dall'autrice della trilogia bestseller di Gemma Doyle (1.000.000 di copie vendute in America) e del libro vincitore del Printz Award 2010 per l’eccellenza nella letteratura YA Going Bovine, arriva in Italia La stella nera di New York, un romanzo entusiasmante con l'aggiunta di una vena thriller che sfocia nel soprannaturale.
    Il primo volume di una tetralogia che inaugura un affascinante viaggio nel retroterra occulto dell’America. Ambientato nella Grande Mela a metà dei leggendari anni Venti, tra Ziegfeld girls, locali jazz e liquori sottobanco In America il libro uscirà il 18 settembre per il colosso Little, Brown con una tiratura di circa 250.000 copie
    Evie O’Neill, dopo aver suscitato l’ennesimo scandalo nella noiosa cittadina di provincia in cui è nata, viene spedita dai genitori a vivere nell’effervescente New York City – e la ragazza ne è entusiasta. New York è la città dei locali, del contrabbando, dello shopping e del cinema, e non passa molto che Evie stringe amicizia con irriverenti Ziegfeld girls e scapestrati ragazzi di strada. Evie però non fa conoscenza solo con le luci sfolgoranti dell’età del jazz, ma anche con gli oscuri anfratti del Museo americano del Folclore, della Superstizione e dell’Occulto, che suo zio Will Fitzgerald – presso cui abita – dirige con l’aiuto di Jericho, uno strano ragazzo sempre immerso nella lettura. E quando una serie di omicidi a sfondo esoterico e riconducibili a uno spirito che torna dal passato vengono a galla, Evie e suo zio sono chiamati a collaborare alle indagini, e sono proiettati al centro del sistema mediatico. I due si lanciano nelle ricerche, ed è allora che quel misterioso potere divinatorio che la ragazza sa di avere si rivelerà utile a catturare il killer, prima che sia troppo tardi.

    La Recensione di Tancredi

    La stella nera di New York è la prova che è possibile scrivere young adult godibilissimi e leggibili a (quasi) tutte le età, originali e innovativi, a cavallo tra i generi.
    Primo episodio di una tetralogia annunciata, rielabora motivi e temi dell'horror e del romanzo gotico innestandoli in un contesto storico ben preciso, con l'ardita e ben riuscita scelta di una giovane protagonista.
    Tutto comincia, come è ormai un classico, con una seduta spiritica: momento finale di una serata di svago e bevute di una gioventù borghese americana del 1926. Com'è prevedibile, la spensieratezza dei giovani non rende percepibile la gravità del momento, nemmeno quando a muovere la tavoletta ouija è lo spirito di John Hobess, John il Malvagio; un istante di imperdonabile distrazione, la comunicazione non viene chiusa e lo spirito si ancora al mondo materiale, tornando morto tra i vivi, pronto a mettere in pratica i suoi folli piani. Tra i presenti, la diciassettenne Evie - a lei, inconsapevole fino alla fine di questo nesso, toccherà fermare l'avanzata del maligno. Oltre le risa sguaiate, il piacere del bere e i modi di fare piuttosto spiccioli, Evie non è una ragazza come le altre, è una divinatrice: il contatto con certi oggetti le rivela i segreti più reconditi dei loro possessori. E' proprio per le conseguenze di un dono ancora percepito come maledizione che i genitori decidono di mandarla a New York, da un misterioso zio che di cognome fa Fitzgerald e che, nemmeno a farlo apposta, è proprietario del Museo del Brivido. Sullo sfondo di una notturna New York degli anni Venti, tra occulto, misticismo, jazz e cronaca nera, si dispiega la storia di Evie, che intreccia all'inseguimento del Malvagio la crescita della ragazza, una maturazione che comincia proprio dal suo dono/maledizione e che si amplifica fino a cogliere l'intera sfera delle sue relazioni con l'altro. Relazioni che in effetti si fanno varie, tante quanti sono i personaggi più o meno secondari, al punto che talvolta possono vantare un punto di vista della narrazione, a fianco di quella principale della protagonista: l'austero ma non troppo zio Will, il giovane Jericho, suo aiutante dal passato oscuro, e poi un giovane ladro che si guadagna la fiducia di Evie, e le sue immancabili amiche, ognuna con la sua storia personale. A completare il quadro, altre storie, come quella dei due fratelli afroamericani, divinatori loro malgrado, che arrivano a sfiorare appena Evie - sintomo, probabilmente, di sviluppi futuri.
    Dall'intreccio di storie personali, con una buona caratterizzazioni dei personaggi, uno sfondo storico vivo e gli approfondimenti, ben documentati, sull'occulto negli anni Venti, la Massoneria e pure la realmente esistita Società Americana di Eugenetica, emerge un quadro variopinto, ben curato, che sostiene la lettura di un romanzo di quasi seicento pagine, dal ritmo serrato, che tiene sempre vivo l'interesse e il coinvolgimento del lettore.
    A tutto ciò si unisce un linguaggio fresco, abbastanza semplice, fortemente caratterizzato dalla parlata giovanile e gergale della protagonista. Proprio questo punto ha suscitato qualche perplessità, per l'evidente tentativo di svecchiare i personaggi, rivelando un'adolescenza lontana nel tempo eppure poco dissimile da quella attuale; tuttavia sembra che l'autrice si sia concentrata fin troppo sul ritratto di Evie, arrivando paradossalmente a una caratterizzazione meno efficace rispetto ai personaggi secondari, che riduce la ragazza essenzialmente alla riproposizione di un modello già visto e usato.
    Il risultato comunque non cambia, soprattutto in funzione della sua fruizione immediata: La stella nera di New York (che, peraltro, ha un titolo italiano pure più evocativo di quello originale!) è un romanzo godibile, attraente, denso di suspence e imprevedibilità, che non si mancare proprio nulla e tiene il lettore incollato alla pagina fino alla fine, quanto basta a desiderarne già il seguito.

    Giudizio:
    +4stelle+ 

    La recensione di Pythia

    Conoscevo Libba Bray come autrice di "Una grande, terribile bellezza", che langue nella pila dei "da leggere", trilogia che avrebbe dovuto mettermi sull'avviso che pure questo nuovo romanzo ne avrebbe seguito le orme. E nonostante questo sospetto fosse confermato dalla presentazione del libro, mi ci sono gettata a capofitto, facendomene completamente rapire, senza ahimè pensare alle nefaste conseguenze: non amo affatto arrivare a un'ultima pagina che non è davvero ultima, ma che lo sarà tra 500-1000 pagine non ancora pubblicate. È vero che esistono romanzi in serie che possono essere letti anche da soli, ma questo non fa parte della categoria. Tanti, troppi sono i punti in sospeso, che per ripicca verrebbe da rifiutarsi di proseguire la letture. Il guaio è che i protagonisti della storia sono così particolari che non si può evitare di affezionarvisi e la trama stessa è, per tanti motivi, intrigante. Il connubio New York/anni '20 è per me irresistibile: il fascino della Belle Époque, con le sue luci, la sua musica, il jazz, e poi il proibizionismo, gli spettacoli, i gangster, e ancora i sogni di una nazione che si sente potente e sicura, ma allo stesso tempo fragile e spaventata di fronte ai diversi - per nazionalità, colore della pelle o credo religioso. Di tutto questo non manca nulla: la New York della Bray coinvolge con il suo caleidoscopio di vita, sorprende con le sue stranezze e convince come un reale viaggio nel tempo. Lo spunto per il romanzo viene dal mondo del paranormale, con sedute spiritiche, visioni, sogni premonitori e case infestate, cui si aggiunge un assassino spietato che segue una profezia di un tempo che fu. A smascherarlo contribuiscono i poteri di una diciassettenne ribelle - sottolineo "contribuiscono", perché c'è tanto dei cari, vecchi metodi investigativi. Il giallo si mescola con l'horror, anche se a prevalere è decisamente il nero - del male, dell'oscurità, della morte. I protagonisti sono tutti giovani più o meno diciottenni, nelle cui vite si scontra l'incoscienza degli anni verdi e la maturità di esperienze dure. In comune hanno un passato oscuro, un episodio particolarmente doloroso che li ha segnati. Eppure non è questo a unirli, bensì un'amicizia spontanea e forte, anche se non sempre sincera. Nonostante la loro giovane età, il romanzo rientra difficilmente nel young adult che di recente va di moda. Qui le emozioni sono vive, coerenti, dure; il paranormale non è una scusa per creare una variante di Giulietta e Romeo, ma un lasciapassare per l'horror, quello che fa tremare fin nelle ossa. L'amore c'è, ma è un complemento, un di più che comunque non stona. L'intreccio scorre liscio, con varie incursioni nelle diverse vite dei personaggi che non fanno però perdere di vista il nodo della vicenda. Il fiato resta sospeso fino all'ultima pagina: l'epilogo avviene ben prima della fine materiale del libro, ma ciò che viene narrato in seguito riprende, solo in parte, fili sospesi e introduce agli sviluppi futuri della storia. Questo è il motivo per cui tengo la 5a stellina in sospeso, con la speranza che i successivi episodi arrivino presto e siano all'altezza di questo. 

    Giudizio:
    +4stelle+ 

    Dettagli del libro
    • Titolo: La stella nera di New York
    • Titolo originale: The Diviners
    • Autore: Libba Bray
    • Traduttore: D. Rizzati
    • Editore: Fazi
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • Collana: Lain
    • ISBN-13: 9788876250828
    • Pagine: 585
    • Formato - Prezzo: Rilegato - 14,90 Euro

    12 maggio 2012

    Una canaglia e mezzo - Iain Levison

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    I Contenuti

    Cosa hanno in comune un rapinatore di banche armato, che nonostante tutto è un tipo simpatico, e un anonimo professore universitario che non fa nulla per nascondere la sua ammirazione per il Terzo Reich?
    La piccola città di Tiburn, nel New Hampshire.
    È là che finisce il primo, con una brutta ferita e varie migliaia di dollari difficili da smaltire. Ed è là che vive il secondo. Non può certo rifiutare ospitalità al rapinatore, considerato che quest'ultimo l'ha colto in una situazione compromettente con una ragazzina chiaramente minorenne.
    Su queste basi non è facile costruire un'amicizia... Tanto più che, di lì a poco, a Tiburn compare anche un'agente dell'Fbi. Ma la vita, secondo Levison, riserva sempre molte sorprese.

    La Recensione

    Le varie sfumature della cattiveria umana emergono sempre nei momenti critici. In realtà però sono latenti dentro di noi, si nascondono nella lotta del vivere quotidiano, permettendo di galleggiare, mentre la parte selvaggia dell'uomo - e della donna, per pari opportunità - rimane sommersa come succede agli iceberg.
    Non sempre ciò che si vede corrisponde per dimensioni e qualità a ciò che giace al di sotto della linea di galleggiamento, che in questo breve racconto di genere 'crime story' è rappresentato dai valori del vivere comune borghese nel civilissimo e inquietante New Jersey.
    La storia ruota sull'intrecciarsi delle vite di un oscuro docente di storia nel college della piccola città di provincia addormentata, Elias White, scaricato dalla fidanzata per un dottorando tedesco e pronto a tutto, anche all'apologia di nazismo, pur di farsi strada nel mondo accademico, e di un'agente dell'FBI discriminata perchè donna e insoddisfatta della propria carriera, Denise Lupo, frustrata dall'impossibilità di un percorso meritocratico come profiler - si vede che il suo ideale di donna è l'agente Clarice Sterling de 'Il silenzio degli innocenti' - con il destino di un personaggio del tutto antipodico in confronto alla rispettabilità borghese degli altri due, Dixon, giovane rapinatore appena uscito di galera e subito infilatosi in un assalto a una banca, in realtà vittima di un errore giudiziario che gli ha insegnato che lottare contro un sistema fallibile è inutile, molto meglio è galleggiare a pelo d'acqua per non farsi notare e scivolare via dalle sue falle, appunto.
    A questi ingredienti principali si aggiungono un paio di figure 'laterali' del costume americano, la cheer leader adolescente, figlia dei vicini di casa che non si fa problemi a stuzzicare la libido del trentenne professore, appena mollato dalla ragazza e subito vittima di uno stereotipo della commedia di genere teen, e il pivello agente dell'FBI in missione insieme alla scafata Denise Lupo, privo di senso dell'ironia e di doti intellettuali valide ma destinato comunque a scavalcare la sua collega in quanto maschio.
    Tale miscela genera uno sviluppo narrativo tanto inaspettato quanto poco soddisfacente dal punto di vista del lettore. Se è vero che una certa ingenuità fa parte dello stile dell'autore, che non è uno scrittore 'laureato' o di professione, e rende bene la dimensione naturale e quasi cronachistica del racconto, è vero però anche che il rischio di trasformare lo sguardo cinicamente oggettivo sulla vicenda in una paludosa piattezza diventa molto forte.
    Eppure gli elementi per un intreccio dinamico ci sono tutti: in fuga da una rapina in banca e con una ferita, Dixon sorprende il professor White a spassarsela allegramente con la figlia minorenne dei vicini sul tappeto di una villetta nel sobborgo di una piccola città universitaria.
    Decide di ricattarlo in cambio di cure e ospitalità finchè non sarà in condizioni di attraversare il confine con il Canada, dove potrà rifarsi una vita allevando bestiame. Il suo più che un crimine sembra un equo risarcimento nei confronti del sistema giudiziario americano.
    L'ingranaggio si inceppa quando all'FBI l'annoiata agente Lupo individua a Tiburn alcune banconote con i numeri di serie della rapina, spese dall'infermiera giamaicana che aveva curato sottobanco Dixon per comperare un biglietto aereo e rimpatriare.
    Il viaggio nella piccola cittadina del New Jersey diventa un diversivo per Denise Lupo rispetto alle ripetitive giornate schiantate nella burocrazia federale in attesa di potersi congedare e andare a insegnare psicologia in qualche college. In effetti più o meno casualmente l'agente Lupo si imbatte nella verità e la sfiora quasi, finendo a letto con il professor White. Una serie di coincidenze complicano la situazione e domina su tutto l'ambizione sotterranea di Elias White, che sembra inoffensivo nelle sue mire accademiche ma in realtà nasconde, sotto la linea di galleggiamento da imbelle sgobbone, una voglia di rivalsa irresistibile.
    Non avendoda perdere nè legami affettivi nè vincoli morali nè remore mentali, Elias White è in realtà più pericoloso del rapinatore, che però ingenuo - in un paradossale rovesciamento dei ruoli - non se ne rende conto e abbassa la guardia ritenendolo un innocuo e pedante topo di biblioteca.
    Forse il fatto che cercasse di marciare su dei diari di epoca nazista per tirarne fuori una pubblicazione utile a passare da un'oscura università di provincia a college dell'Ivy League avrebbe potuto essere un indizio della mancanza di scrupolo di Elias White, ma il suo contegno così scialbo e anonimo ingannano perfettamente e alla fine è lui a uscire vincitore nell'ipocrita messinscena borghese della convivenza civile, sfruttando le sue doti mimetiche per raggiungere gli obiettivi: possiede quella spinta della metà canaglia in più che lo spinge dritto al traguardo.
    Tutto il contesto dovrà adattarsi ai suoi desideri, volente o nolente.
    Potenzialmente questo romanzo - il cui titolo originale 'Cane mangia cane' è storpiato, come spesso avviene, nella sua traduzione italiana - avrebbe tutte le caratteristiche per attrarre il lettore come un magnete. Invece non sfrutta nè i lati che potrebbero andare verso sviluppi ironici nè quelli che porterebbero a sfumature di genere di pulp e il risultato finale è alquanto insipido.
    Naturale, scorrevole, interessante ma nel complesso deludente.

    Giudizio:
    +3stelle+

    Articolo di Polyfilo

    Dettagli del libro
    • Titolo: Una canaglia e mezzo
    • Titolo originale: Dog eats dog
    • Autore: Iain Levison
    • Traduttore: Grazia Rusticali
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di Pubblicazione: 2008
    • Collana: I Canguri
    • ISBN-13: 9788807701979
    • Pagine: 223
    • Formato - Prezzo: Paperback - Euro 15,00

    02 maggio 2012

    Otto ore, cronistoria di un incidente - Francesco Scardone

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    I Contenuti

    Francesco Scardone, giovane e talentuoso autore con all’attivo due romanzi e diversi racconti apparsi in varie antologie collettive, firma per eTales il racconto Otto ore, cronistoria di un incidente. Si tratta di un testo dalle atmosfere crude e disperate. Ma non si pensi a un mero esercizio di stile nell’affollato territorio del noir: al contrario, l’autore prende le mosse da recenti fatti di cronaca, non meno tragici e spietati di quanto forse non sia la vicenda narrata in Otto ore.

    La Recensione

    Un uomo si risveglia intontito in un'auto, nel bel mezzo del nulla. La macchina è chiusa, lui è in trappola: lo attende una lenta agonia di otto ore. Lui è la vittima. A osservarlo, paziente, è l'ex-moglie. Lei è l'assassina.
    Questi sono i presupposti di Otto ore, cronistoria di un incidente, e di più non dico per non rovinare il piacere della lettura. Non che la lettura si esaurisca nella risoluzione del mistero come in un giallo qualsiasi, è bene specificarlo; inevitabilmente, però, risulterebbe difficile apprezzare la piacevole costruzione narrativa del racconto, dal ritmo serratissimo.
    Dopo averci abituato a casi estremi, fuori dall'ordinario, Scardone fa una brusca virata e ci inchioda all'orrore del quotidiano. Quella di Otto ore è una storia come tante, una di quelle storie che affollano i telegiornali e i salotti televisivi più morbosi. L'abilità dell'autore si fa viva nello scavare a fondo, nel mostrare tutti i dettagli e le sfaccettature di un piccolo evento, un incidente casuale, capace, però, di scatenare il caos. Caso e caos, due termini che ricorrono nel racconto, che lo stesso narratore mette in stretta correlazione, giocando sull'anagramma. Passo dopo passo la verità viene a galla, grazie anche a un uso sapiente e sempre azzeccato dei flashback: una carrellata di "fotografie" della vita dei due personaggi, tra detto e non-detto. C'è un apprezzabile gioco dei contrasti, uno smascheramento infinito, una continua inversione dei ruoli, l'assassino inconsapevole che si fa vittima, la vittima che si dichiara esplicitamente assassina.
    Non c'è morbosità, non c'è pietismo nella narrazione di questo evento di cronaca nera. Lo stile, sorprendentemente asciutto, ridotto all'osso, basta per scavare a fondo nella psicologia dei personaggi, preciso e asettico come l'affondo di un bisturi. L'autore racconta la storia oltre la storia: quando togli tutto, le parole superflue, i teatrini mediatici, tutte le emozioni, quel che resta è la verità essenziale. Che è incolore.
    Un'ottima prova, dunque. Troppo breve, se proprio devo individuarne una pecca. Un racconto che lascia il segno, davvero.


    Giudizio:
    +4stelle+

    Articolo di Tancredi

    Dettagli del libro
    • Titolo: Otto ore, cronistoria di un incidente
    • Autore: Francesco Scardone
    • Editore: Graphe.it
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • Collana: ETales
    • ISBN-13: 9788897010210
    • Pagine: 51
    • Formato - Prezzo: ePub - 2,99 Euro

    29 marzo 2012

    Doppio Marlowe - Frank Spada

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    I Contenuti

    Il tempo che non muore è quello che ritorna? Pare di sì, se questa volta, mentre presenzia al funerale di un amico, Marlowe incontra un irlandese conosciuto da bambino, che gli lascia una busta con il mistero del passato, e un tesoro, per poi svanire dalla scena inghiottito nel ventre di una nave di Cape Town. Dopo Marlowe ti amo e Dimmi chi sei, Marlowe, Frank Spada tesse nuovamente la sceneggiatura di un film d’epoca, dove gli indizi si configurano come misteri ai quali solo il tempo può dare soluzione. L’incarico di svolgere un’indagine sul fratello di una “lady in passerella”, accusato di omicidio, porta Marlowe a varcare una linea di confine parallela all’Oceano Pacifico, costringendolo a far ruotare gli assi della Olds a Las Mesas e a contabilizzare la strada percorsa da un’automobile che è un mito con gli squillanti dollari di un libretto al portatore. Neppure chi comanda il “caso” può sottrarsi al gioco, e rischia di trovarsi messo a nudo per i suoi rapporti con gli agenti federali. Per Marlowe, e per il suo inseparabile doppio impegnato a esercitarsi con lo spirito, non sarà difficile capire che un tesoro maschera un traffico pesante e che l’identità di un morto non può essere provata da un cadavere con qualche dito in meno. California e dintorni, anni Cinquanta, e come sempre il jazz che aumenta i giri degli imprevedibili pensieri di un autore che mantiene le promesse: complotti, sotterfugi, suspense, colpi di scena, citazioni, richiami cinematografici, dialoghi incalzanti, e le metafore celate in una “scrittura” che catturerà il lettore per la sua originalità.

    La Recensione

    Che tripudio linguistico è questo Doppio Marlowe, terzo capitolo di una serie che Frank Spada dedica ad un investigatore d'altri tempi. Un festival di metafore, allegorie e metonimie fatto apposta per annebbiare i sensi del lettore e annegarli in quell'atmosfera onirica e disincantata tipica del noir all'americana.
    Spada è sicuramente uno scrittore dotato di uno stile narrativo unico e di grande efficacia espressiva; il suo Marlowe è un uomo duro, di poche, secche, parole che celano una multitudine di malinconici pensieri, riversati su carta in un flusso di coscienza travolgente. Nella migliore tradizione del genere le sue avventure si muovono attraverso una giostra di personaggi crudi, la cui caratteristica principale sembra essere l'ambiguità, tra  puledre da "cavalcare" e fiumi di alcool e sigarette tanto impetusi che avrbbero sicuramente reso fiero il vecchio Philip Marlowe di "chandleriana"  memoria, tanto che mentre si legge sembra di scorgere lo sguardo sornione di Bogart occhieggiare tra le righe.
    L'autore gioca con il linguaggio a proprio piacimento, sguazzando nei riferimenti letterari e musicali, che si concretizzano sulle onde della musica jazz, che impone il ritmo a tutta la narrazione. Al lettore si richiede di entrare in sintonia con questo ritmo, assaporando ogni parola, che va attentamente scandagliata ed interiorizzata per poter comprendere l'indole del nostro detective, più ancora che l'intrigo che costituisce la trama. Se Spada appare a suo agio nell'offrici un ritratto introspettivo e intimista del suo Marlowe, non è a mio parere altrettanto efficace nel fornire un trama veramente originale ed imprevedibile, seppur non mancano spunti interessanti, soprattutto nella parte finale del romanzo. E' questa l'unica pecca che posso trovare in questo romanzo altrimenti perfetto, ed è un po' il difetto che riscontro in molti romanzi di questo genere; sicuramente il mio giudizio è influenzato dalla mia preferenza per il giallo "old-style" alla Agatha Christie ma la lettura di Doppio Marlowe mi ha lasciato la sensazione che il motivo dominante del romanzo fosse quello di ricreare un'atmosfera e dei personaggi che perfettamente rispecchiassero gli archetipi del genere, lasciando scorrere la trama (o quanto meno parte di essa) su binari noti. E parlando di atmosfera non posso che concludere sottolineando l'ottima scelta della copertina, con quella strada californiana in bianco e nero che sembra perdersi nel nulla, tra curve e colline, un po' come la vita di Marlowe sempre in moto verso un destino ignoto.

    Giudizio:
    +4stelle+ 

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Doppio Marlowe. Liscio e senza ghiaccio
    • Autore: Frank Spada
    • Editore: Robin
    • Data di Pubblicazione: 2011
    • ISBN-13: 9788873718161
    • Pagine: 189
    • Formato - Prezzo: Brossura- Euro 13,00

    26 febbraio 2012

    Il gioco della mantide - Mauro Saracino

    ,
    I Contenuti

    Daniele Sennis, ex tossicodipendente ed ex modello, è convinto di aver risolto tutti i suoi problemi quando intraprende una relazione con Elisabetta Rumeo: una ricca donna della nobiltà romana. Il loro matrimonio è alle porte, quando lei gli propone un accordo per guadagnarsi la sua fiducia prima che la loro unione diventi definitiva: Sennis deve vivere un giorno intero monitorato da videocamera e microfoni, in modo che lei possa sentire e vedere tutto ciò che fa. L’unica alternativa è rinunciare al matrimonio. Convinto di nascondere i suoi intrighi e mantenere la sua posizione privilegiata, Sennis accetta l’offerta. Ci vorranno pochi minuti nell’ufficio dove Elisabetta gli ha concesso di lavorare per capire che il gioco è molto più complesso di quanto avesse immaginato. La gelosia è infatti solo la punta dell’iceberg e, prima che Sennis riesca a comprendere la realtà dietro la maschera, si troverà a combattere per la propria vita. Stordito, ferito e tormentato dai sensi di colpa sarà costretto ad assistere all’epilogo del macabro spettacolo che lui stesso ha contribuito a mettere in scena.

    La Recensione

    Viviamo in un'epoca in cui è normale essere spiati da occhi elettronici indiscreti: per le strade, davanti ai bancomat, all'interno dei negozi c'è sempre qualcuno che guarda, come disse Andy Garcia in Ocean's Eleven. C'è anche chi si sottopone volontariamente a una vigilanza mediatica, sperando di vincere un bel gruzzolo. In questo Gioco della mantide però la situazione è ancora più esasperata: Daniele Sennis viene costretto da un ricatto a indossare una telecamera, un microfono e un micro-altoparlante per consentire alla futura sposa di osservarlo da vicino senza essere vista. Elisabetta ne avrebbe tutte le ragioni: donna di mezza età, non poi tanto attraente, ma soprattutto ricca sfondata, sta per sposare un giovane bello e maledetto, con un passato di droga e losche amicizie. Vuol essere sicura di non venire ingannata e sfruttata, vuole verificare che i suoi sospetti di essere stata tradita siano fondati.
    Il racconto comincia a pochi passi dall'epilogo, quando Daniele, ferito e accecato da uno spray urticante, racconta la sua storia a un misterioso compagno, pure lui ferito molto gravemente nello stesso scontro a fuoco. Sennis ripercorre le tappe della sua disavventura, dal momento in cui prende la decisione che gli cambierà la vita, passando per ogni attimo lunghissimo di una giornata da dimenticare. È sempre accompagnato dalla voce della fidanzata, che gli sussurra all'orecchio senza che gli altri possano sentire, ora fredda e distaccata, ora arrabbiata, ora determinata. Questa presenza è fastidiosa sia per Daniele che per il lettore, che non dubito venga colto da un'insana voglia di prenderla a sberle: ottima caratterizzazione di una figura che non si vede quasi mai, ma si sente eccome. Altrettanto ben riusciti sono i personaggi che ruotano attorno alla vicenda, nonostante molti di essi abbiano un ruolo per lo più da comparsa. Sennis non ha nulla da invidiare a costoro, non solo perché è il protagonista: combattuto, insicuro, spaventato, eppure con una grande voglia di riscatto.
    Non mi è ben chiara la scelta del racconto nella soffitta, soprattutto dopo aver concluso la lettura: il narratore è sempre in terza persona e non sono evidenti motivi plausibili per occupare il protagonista per un lasso di tempo così lungo durante un'azione in precedenza molto concitata. La lettura comunque non ne risente affatto: la trama viene ben gestita, tra sprazzi di presente e ricordi che tengono la tensione costante.
    Qualche dettaglio non trova spiegazione, lasciando la curiosità del lettore insoddisfatta; l'epilogo è forse un po' frettoloso e tiepidino rispetto al grande tormento vissuto in precedenza; diversi refusi e qualche frase contorta avrebbero meritato un'ulteriore revisione, anche per giustificare il prezzo non indifferente.
    Nel complesso comunque è un buon romanzo, che mantiene le promesse di brividi e adrenalina.

    Giudizio:
     +3stelle+

    Articolo di Pythia

    Dettagli del libro
    • Titolo: Il gioco della mantide
    • Autore: Mauro Saracino
    • Editore: Nulla Die
    • Data di Pubblicazione: 2011
    • Collana: Lego narrativa
    • ISBN-13: 9788897364108
    • Pagine: 300
    • Formato - Prezzo: Brossura - 22,50 Euro

    06 febbraio 2012

    Intervista a Marilù Oliva, autrice di 'Fuego'.

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    L'autrice

    Marilù Oliva vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Fuego (Elliot, 2011) è il suo terzo romanzo, dopo ¡Tú la pagarás! (Elliot, 2010), in cui è comparsa per la prima volta la conturbante e dannata Elisa Guerra, detta La Guerrera, e dopo Repetita (Perdisa Pop, 2009). ¡Tú la pagarás! si è classificato in finale nel prestigioso Premio Scerbanenco, Repetita ha vinto il Premio Azzeccagarbugli Sezione Opere Prime ed è arrivato secondo al Festival Camaiore Letteratura Gialla. Entrambi i libri sono giunti in finale al Bloody Mary Award. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo (CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp.Il suo sito è www.mariluoliva.net

    Il Libro

    Una torrida estate bolognese, un piromane che gioca col fuoco e una morte strana, molto strana, legata a culti sciamanici. L’autopsia conduce ai locali notturni latino-americani della provincia, il regno della Guerrera, al secolo Elisa Guerra. Capoerista nonché pubblicista e studentessa di criminologia, lei è concentrata in una lotta per la sopravvivenza: gli ostacoli sono il disinganno della vita, la precarietà e un’occupazione di cui si vergogna. Quando l’ispettore Basilica la coinvolge nelle indagini, lei ci si tuffa nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla e beve rum. Un nuovo viaggio nei controsensi delle notti di salsa e dei personaggi che le animano, molti ammantati di nomi pittoreschi: Princesa, El Tigrón, El ChupaChupa. Smanie di potere, ripicche, desideri muovono i loro passi in caldissimi, sensuali balli e qualcuno forse, nell’ombra, sta macchinando un nuovo delitto. La Guerrera osserva e fotografa: se inciampa, è per l’incapacità di riconoscere gli imprevisti mascherati. Poco conta che si presentino sotto forma di sconosciuti, di serpenti esotici, di sogni chimici o di una bellissima voce nera d’oltreoceano giunta dall’oltreoceano. Lei cadrà ma subito dopo si rialzerà, ecco spiegata l’essenza profonda del suo soprannome. Non è del tutto sola, questa lottatrice di capoeira che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza: l’amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra e i suoi studi di alchimista, l’aiuterà nell’interpretazione esoterica del fuoco e Dante le coprirà le spalle con la saggezza dei suoi versi indelebili.

    L'Intervista

    1) Ciao Marilù, benvenuta e complimenti vivissimi per il tuo libro ‘Fuego’. La tua protagonista, Elisa Guerra, detta la Guerrera, è una donna che incarna volitività, intelligenza e determinazione. Sembra essere indistruttibile e possedere una fonte segreta di energia. Qual è il suo segreto?

    Credo che il suo segreto risieda nella sua dannazione. La Guerrera, è una giovane donna che la vita ha sbalzato in un mondo non facile. Non ha filtri, non ha protezioni se non il suo guscio di pessimismo e forza combattiva. Ho scelto di chiamarla così perché sia il cognome che il soprannome recano in sè l’idea delle battaglie che quotidianamente deve affrontare. Poche volte vince, spesso viene sconfitta, ma non soccombe mai. Ha dei sogni in un cassetto che resta sempre chiuso e questo contribuisce a peggiorare la sua accidia. Non crede nell’amore, non crede nemmeno nell’uomo, il suo è un materialismo puro che non concede spazio a nulla di spirituale. La salsa è l’unico lenitivo, insieme all’amicizia e ad altri effimeri piaceri della vita, come il rum e le patatine fritte.

    2) Nei tuoi libri ricorrono spesso rituali e mitologia. La simbologia del fuoco, attorno a cui si svolge ‘Fuego’, abbraccia simboli esoterici, misteriosi, nascosti… Catalina, l’amica piú fidata della Guerrera, sembra conoscere i segreti delle forze misteriose che interagiscono tra la natura e l’uomo. La lettura delle carte sembra servirle come mezzo per porsi ad un livello più alto, quasi puramente istintivo, come se si creasse un ponte tra la realtà e le forze occulte che scorrono parallele. Da dove viene la sua conoscenza?

    Da anni di studi esoterici, da un apprendistato alchimistico e da una propensione naturale alla magia. L’elemento occulto si è incarnato in Catalina - cartomante, astrologa e molto altro – perché lei mi consente di portare avanti il dualismo tra la magia e la concretezza, speculare nella coppia Catalina-La Guerrera. Le due sono un esempio di integrazione positiva: Catalina poggia i piedi su credenze cosmiche, La Guerrera è atea e materialista, ma entrambe convivono pacificamente, stimandosi, e nessuna delle due pretende di far cambiare idea all’altra.

    3) Il commissario Basilica è un uomo di cui ci si innamora alla prima lettura. Ci si appassiona soprattutto per le sue debolezze, per il suo non essere un ‘super-uomo’, per i suoi dilemmi e le sue rinunce. Come si sta evolvendo il rapporto tra Elisa e Basilica?

    La tensione tra di loro aumenta. Ognuno deve fare i conti col suo fardello di problemi, ricordi, sensi di colpa. Ognuno è messo con le spalle al muro dalle proprie debolezze. Ma siamo vicini alla quemadura. Alla bruciatura.

    4) Il tuo libro trasuda fuoco, passione, sensualità. Quale musica ti ha ispirata mentre scrivevi ‘Fuego’. Qual è la canzone che Elisa ama di più?

    La complessità della salsa e l’amore “totalitario” di Elisa verso questo genere le impediscono di scegliere una sola canzone. Ti dico però che ama le salse dure e movimentate. La Excelencia è uno dei suoi gruppi preferiti, ma non solo.

    5) Elisa conosce perfettamente la Divina Commedia che è divenuta, per lei, una fonte di conoscenza dell’animo umano che applica continuamente e che le serve per comprendere le azioni e le debolezze di chi la circonda e, dove è possibile, di prevederne le intenzioni…

    La Guerrera è rimasta presto senza genitori ed è stata cresciuta da una prozia (tema, questo, che approfondirò nel prossimo romanzo) che ha un concetto distorto di cultura e l’ha obbligata a ricordare a memoria la Divina Commedia. Ma ha imparato con il cuore quei versi e li riesuma all’occorrenza: Dante è diventato un amico prezioso, un anello di congiunzione tra alta poesia e vita quotidiana. Per lei non è un insigne rappresentante della letteratura italiana: per lei è un amico che la rassicura con la sua pacca sulla spalla.

    6) Che cosa desidera di più Elisa Guerra dal lavoro, dal futuro e da se stessa?

    In Fuego lei ha smesso di desiderare. Forse ricomincerà, nel prossimo romanzo.

    7) Tutti i tuoi personaggi sono unici, li ritroveremo in una nuova avventura della Guerrera?

    I protagonisti e i comprimari torneranno. Tra i personaggi secondari, alcuni spariranno, altri no. Ci sono personaggi come il peruviano El Pony, il dj tozzo rancoroso e iroso, che va in giro con una pedanina e che detesta La Guerrera, che non posso abbandonare, ci sono troppo affezionata! Oppure anche Princesa, la mulata meravigliosa dalla pelle color nocciola, di cui si racconta in giro qualche segreto lascivo...

    8) Quali sono i tuoi progetti futuri?

    Sto sceneggiando una graphic novel sulla Guerrera, i disegni sono del bravissimo Niccolò Pizzorno.

    9) Qual è il tuo messaggio per i tuoi lettori?

    Ne ho sparsi alcuni, qua e là. Senza pretese, solo per chi ha voglia di riconoscerli.

    10) In questi giorni è scoppiata una – in realtà vecchia – polemica sulle marchette letterarie. Tu che ne pensi?

    Sono contraria alle marchette in ogni senso e proprio per questo mi stupisco. Perché quasi sempre mi capita una cosa curiosa: in generale, quelli che sbraitano contro le pagliuzze negli occhi degli altri, ignorano completamente le travi che offuscano i propri, di occhi. Ci sono marchette di vario tipo: conosco un’infinità di gente che ha pubblicato un libro o che ricopre un ruolo di rilievo solo perché ha ricevuto favori dalle conoscenze giuste.

    11) Tu scrivi per diverse testate, da Carmilla a Thriller Magazine. Secondo quali criteri fai le tue recensioni?

    Innanzitutto questioni di tempo mi impongono una dura selezione dei libri, non riesco a recensirne più di cinque al mese, quando va bene. Scelgo quelli che mi piacciono di più, anche se mi capita di non aver tempo per commentare romanzi che ritengo molto belli. Mi piace conoscere autori nuovi, italiani ma anche stranieri, quindi è difficile che recensisca per tre anni di seguito lo stesso scrittore, a meno che non sia uno dei miei preferiti (e sono pochissimi).

    12) Esiste una recensione oggettiva al 100%?

    Ad oggi no. Ogni recensione è filtrata dai gusti personali, dalla disposizione d’animo, dal background del critico. In qualsiasi libro, se mi ci metto, posso trovare più di un difetto. Ci sono commentatori che – avendo scelto a priori di parlare male di quel libro e di quell’autore (per le marchette letterarie di cui parlavamo sopra, ad esempio, o per proprie antipatie personali) cercano quello che secondo loro è un difetto e ci si concentrano sopra, magari mettendo in secondo quello che davvero conta.

    13) Cioè, cosa davvero conta?

    Be’, innanzitutto la scrittura (è una scrittura interessante/originale/scorre via bene o è omologata, ripetitiva, noiosa?). Poi la tenuta della storia, la potenza dei personaggi, l’originalità.

    14) Perché dici “Ad oggi no”? In futuro potrebbe cambiare la situazione?

    Se si individuassero dei criteri onesti per recensire, sì. Delle linee guida collegate ai punti di cui parlavamo sopra. Ma credo che ora non sia fattibile, siamo troppo conservatori per adattarci a quello che è poi accaduto, ad esempio, coi criteri docimologici della scuola: prima gli insegnanti davano un voto al tema di italiano secondo il loro personale giudizio globale, adesso devono - giustamente - attenersi a una griglia di valutazione.

    15) Cosa pensi della critica che dilaga sul web e di realtà come anobii?

    L’ho sempre sostenuto: il web è un’opportunità di democrazia. Tutti possono accedervi, tutti possono esprimersi. Anobii è un esempio in piccolo di questa democrazia. È molto bello che esista una tale comunità di bibliofili e io presto attenzione a quello che i lettori dicono. Se una persona ti legge, significa non solo che ha speso dei soldi per acquistare il tuo libro o si è preso la briga di andare a sceglierlo in biblioteca, ma significa soprattutto che ti ha dedicato del tempo, delle energie, delle emozioni, e questa è la cosa più preziosa. C’è infine da distinguere un’esigua fascia di persone che utilizzano questi contenitori come valvola di sfogo alla loro frustrazione.

    16) Come ci si difende?

    Basta ignorarli. Nel momento in cui ti metti in gioco con una pubblicazione, sai che ti aspetta anche questo. Ma sono episodi limitati, per fortuna. Nel web si conosce anche tanta gente interessante!

    Grazie Marilù e ancora tanti complimenti per il tuo libro ‘Fuego’.

    Grazie a te per l’ospitalità e un abrazo muy fuerte!



    Articolo di Vittoria A.
     

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