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03 ottobre 2013

La Lega dei Gentiluomini Rossi (Victorian Solstice #2) - Federica Soprani e Vittoria Corella

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I Contenuti

Scompaiono, uno dietro l’altro. Tutti giovani, bellissimi e con una caratteristica in comune. Se c’è una cosa che Jonas detesta sono i casi irrisolti. Se c’è una cosa che Jericho ama è aiutare Jonas a risolvere questi casi, e il viaggio da incubo parte dai quartieri bassi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra. Ci sono cose che nessuno deve sapere e gente che va fatta tacere con le buone o con le cattive.
Secondo episodio della Serie Victorian Solstice.

La Recensione

La Lega dei Gentiluomini Rossi è il secondo episodio della serie “Victorian Solstice” di Vittoria Corella e Federica Soprani. Può essere letto anche senza conoscere il precedente romanzo breve La società degli spiriti, ma va da sé che per non cadere in giudizi affrettati è meglio iniziare questa affascinante saga vittoriana dalla prima indagine dell’eterogeneo duo “Marlowe e Shelmardine”.
Ammetto che La Lega dei Gentiluomini Rossi mi è piaciuto meno rispetto a La società degli spiriti. Non tanto per le ambientazioni, un’avvolgente e oscura Londra vittoriana che vive grazie alla squallidezza morale e fisica delle persone che la compongono, o per i protagonisti, che qui compiono un ulteriore salto di qualità di cui non posso scrivere previa l’anticipazione di parti salienti della trama. Comunque sia, la storia parte subito in quarta con una scena di inseguimento e stupro ai danni di un ragazzino nei quartieri più malfamati della capitale inglese da parte di un misterioso uomo a bordo di una carrozza. Tutta la descrizione è un pugno nello stomaco e fa sicuramente il suo effetto sul lettore. Questo, però, non è altro che uno dei tanti crimini che sta colpendo una metropoli disinteressata. Infatti, sei ragazzi sono scomparsi dai degradati quartieri irlandesi e la polizia non fa nulla per risolvere la situazione. Toccherà così all’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e al sensitivo Jericho Marmaduke Shelmardine tornare in azione per venire a capo dell’intrigo e riportare giustizia alle famiglie di quegli sfortunati giovani che avevano in comune i capelli rossi.

Dopo un’attenta analisi posso dire che la cosa che non mi ha convinto proprio è la trama: si capisce subito che le autrici mettono intenzionalmente in primo piano i personaggi e che lo svolgimento, per quanto denso di avvenimenti, non regala colpi di scena degni di nota. Chi è avvezzo ai gialli capirà facilmente chi è il colpevole. Questa è una cosa che ci può stare, cosa che dissi anche per il primo episodio. Stavolta però è l’epilogo, per quanto propedeutico alla terza parte, ad avermi lasciato con l’amaro in bocca. Cercando di non anticipare nulla, posso però dire che le autrici avrebbero potuto usare una soluzione diversa. Invece hanno optato per quella che a mio avviso era la strada più facile da seguire per risolvere la situazione e anticipare i futuri sviluppi dei protagonisti.
In conclusione, “La Lega dei Gentiluomini Rossi” è un episodio di passaggio e per questa sua natura può far storcere il naso al lettore. Chi avrà la pazienza di passare sopra ai difetti e deciderà di recuperare il primo romanzo breve e poi di leggere il terzo riuscirà sicuramente ad avere una visione più generale e ad apprezzarne maggiormente i pregi.

Giudizio:
+2stelle+ e 1/2

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: La Lega dei Gentiluomini Rossi (Victorian Solstice #2)
  • Autore: Federica Soprani e Vittoria Corella
  • Editore: Lite Editions
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Victorian Solstice
  • ISBN-13: 9788866653240
  • Pagine: 55
  • Formato - Prezzo: E-book - 1,99 Euro

31 agosto 2013

Notturno digitale - Irene Incarico, Elisa Podestà

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I Contenuti

La Spezia, anno 2050: la piccola città della Liguria è caduta in mano a potenti spregiudicati.

Fra le strade buie e bagnate dalla pioggia strisciano come ombre i tormentati personaggi di questo romanzo, una banda di scalcinati eroi capitanati da una ragazza cyborg, Vega, il cui passato è avvolto dalle tenebre più oscure. A farle da spalla, un bizzarro hacker e alcuni amici fedeli. A condurre il gruppo sfidando i continui pericoli, un insolito vampiro che lotta per la propria libertà da un patto millenario. Sono uomini dalle esistenze celate, identità cancellate dalla carta e dalla rete informatica, un nulla che si torce nel sottosuolo putrido della città e in abitazioni anonime. Nell’aria, resta il suono di vecchie canzoni synth pop e new wave anni Ottanta a fare da cornice alle azioni dei personaggi. Avverrà la resurrezione per questa umanità privata dei sentimenti e della propria anima?

Attraverso una scrittura tagliente come il ghiaccio, approvata a pieni voti dal maestro della science fiction Valerio Evangelisti, Irene Incarico ed Elisa Podestà ci trascinano per i piedi in un universo collassato che lascia in bocca il sapore della rovina, acre come il sangue.


La Recensione

Etichette e definizioni lasciano il tempo che trovano, ma vale la pena soffermarsi su alcune, specialmente su quelle nuove, create ad hoc per consacrare nuovi possibili generi o nuove forme di interazione tra canovacci narrativi tradizionali e definiti. E' il caso di questo romanzo a quattro mani, che si presenta come cybergoth: una mescolanza di cyberpunk e di narrativa gotica che si realizza nell'ambientazione, nella scelta dei personaggi e nella trama stessa. Una scelta narrativa audace e ben accolta, soprattutto in un panorama narrativo nazionale piuttosto arido, che si unisce all'altra piacevole scelta di un'ambientazione squisitamente italiana. Purtroppo, come a volte capita, le intenzioni di chi scrive rimangono carta bianca, mentre il prodotto finito non corrisponde pienamente alle promesse e alle aspettative di chi legge.
Se il particolare e originale connubio, amplificato dall'incontro stilistico tra due autrici, vorrebbe presentarsi già come un merito, la sua realizzazione non pienamente convincente, unita a certe debolezze di trama, non può che spingere verso un giudizio intermedio. Le due autrici, del resto, sono solo alla loro prima prova e hanno tutto il tempo per migliorarsi e sorprendere sempre di più i lettori.
L'elemento principale, il più evidente e il più discusso, resta il connubio dei generi, che parrebbe corrispondere ai distingi gusti delle due scrittrici. L'incontro però non si risolve in una reciproca contaminazione, né in una piena fusione: del gotico si salva solo una certa coloratura della città di La Spezia, mentre tutto l'intreccio e buona parte dell'ambientazione fantascientifica si ascrivano al collaudato cyberpunk di gibsoniana memoria. Nello specifico, troviamo un'Italia futura disgregata e trasfigurata in una distopia che ha portato alle estreme conseguenze la divaricazione tra ricchi e poveri, tra elites e minoranze. Un tema classico, ma ben sorretto da connotazioni sociologiche specifiche, sintomo di un attento sguardo delle autrici sull'Italia attuale. Tra le strade buie, vagamente horror di La Spezia, si aggirano personaggi che nella maggior parte dei casi sono tipi del cyberpunk più classico: hacker, ricettatori e criminali di vario genere, intellettuali autoesiliati, potenti dirigenti d'azienda, giovani sbandati e vittime di esperimenti di laboratorio. Voce fuori dal coro quella di Altair, protagonista maschile del romanzo, punto di forza e allo stesso punto debole del romanzo. Altair gioca sempre affiancato a Vega, protagonista femminile, in un continuo gioco di specchi. Altair ha il fascino del tenebroso e un passato oscuro; Vega è fuggita da un laboratorio, non ricorda nulla del suo passato e ignora persino quanti innesti cibernetici ospiti il suo corpo. I due, insieme, incarnano spiriti differenti del diverso e del disumano, due punti di vista opposti calati in un comune contesto alienante. A ben vedere però è soltanto Vega a reggere il gioco, centro indiscutibile dell'intreccio cyberthriller al quale può essere ridotta essenzialmente la trama, mentre Altair è ininfluente, a parte fare in qualche raro caso da deus ex machina. Scoprire poi (e non è davvero un gran colpo di scena, quindi mi permetto questo piccolo e trascurabile spoiler, almeno a mio giudizio) che è un vampiro, se aggiunge fascino e colore a personaggio (e ringraziamo le autrici per aver rispolverato la vecchia figura animalesca e orrifica del vampiro!), certo non aggiunge nulla a livello di trama, risultando ben presto un personaggio tagliato fuori sia dal contesto che dall'intreccio principale, al punto che potrebbe essere eliminato senza che cambi alcunché. 
Altair dunque pare il sintomo indiscutibile di una mancata coesione narrativa tra i due generi: la parte cyber ingloba quella goth, mentre la trama si riduce a un intreccio thriller in stile Neuromante, la ricerca di gingilli tecnologici e password per fare affondare lo strapotere tecnofinanziario delle grandi compagnie. Il comparto stilistico non offre consolazioni, la scrittura risulta talvolta spenta e opaca, salvo improvvise colorazioni gotiche della città, specialmente nella prima parte, e che poi spariscono, lasciando spazio a una trama che inizialmente fatica a emergere (altra debolezza strutturale) e poi travolge tutto con il suo ritmo sincopato e frenetico da corsa contro il tempo.
Sull'altro piatto della bilancia poniamo una serie di chicche che si possono considerare dei regalini da parte delle autrici ai loro lettori: il campo semantico astronomico, innanzitutto, che dà i nomi ai personaggi principali (Altair, Vega e l'antagonista Deneb: le tre stelle che formano il "triangolo estivo"), insieme a una miriade di riferimenti alle varie costellazioni; il supporto musicale, in secondo luogo, affatto invadente, che ben si adatta all'ambientazione scelta, e che non manca di regalare qualche altra easter egg, come il personaggio chiamato Faber.
Il finale un po' aperto e l'ampiezza dell'ambientazione rendono plausibili ulteriori sviluppi narrativi. Nonostante le debolezze di questa prima opera, sono sicuro che c'è ampio margine per un miglioramento.

Giudizio:
+3stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Notturno digitale
  • Autore: Irene Incarico, Elisa Podestà
  • Editore: Cut-up Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Neon 
  • ISBN-13: 9788895246246
  • Pagine: 310
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro

21 maggio 2013

La società degli spiriti (Victorian Solstice #1) - Federica Soprani e Vittoria Corella

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I Contenuti

Il primo episodio della serie Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella. Jericho è un Medium dei bei salotti. Jonas un investigatore che non crede nel paranormale. Quando Lord Kynaston viene trovato fatto a brandelli nel suo studio chiuso dall'interno, il Medium che parla con i morti e il poliziotto più scettico di Scotland Yard sono costretti a lavorare insieme loro malgrado. Dai bordelli per ricchi annoiati fino alla casa del vizio più pericolosa del West End, una detective story vittoriana oscura e sensuale.

La Recensione

L’epoca vittoriana è da considerare uno spartiacque tra l’era antica e quella moderna. Londra era la capitale di un impero sul quale il sole non tramontava mai, le prime rivoluzioni sociali facevano breccia attraverso la spessa coltre del classismo e del patriarcato e i progressi tecnologici avanzavano a passi enormi, così come l’ombra della Prima Guerra Mondiale che nel giro di un lustro avrebbe spazzato via un’intera generazione. Per questo, ancora oggi, l’epoca vittoriana e le sue contraddizioni esercitano sulla letteratura tutta un fascino irresistibile, da Sir Arthur Conan Doyle fino al moderno genere steampunk. “La società degli spiriti”, primo episodio della serie “Victorian Solstice”, scritta da Federica Soprani e Vittoria Corella, fa rivivere la quel periodo attraverso le gesta dell’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e del medium Jericho Shelmardine. Alle prese con l’inquietante caso di un pari d’Inghilterra trovato dilaniato nel suo studio, si ritroveranno a fare i conti con una Londra nascosta oscura e pericolosamente affascinante che riporterà a galla i loro fantasmi del passato.
“La società degli spiriti” è un giallo che mette i personaggi e l’ambientazione in primo piano rispetto allo svolgimento della trama. Si nota fin dalle prime pagine la competenza con cui le due autrici trattano il materiale su cui lavorano. Non era facile tirare fuori qualcosa sulla Londra vittoriana che non sia stata già detta, soprattutto all’interno di un thriller esoterico. Così, evitando trappole assai pericolose, la adattano al racconto senza inventare nulla di clamoroso ma descrivendola con aggettivi suggestivi e affascinanti che contribuiscono a rendere ancora più ricca la narrazione. Ottantaquattro pagine che filano lisce come l’olio nelle quali il lettore non farà fatica ad empatizzare coi due protagonisti. Diversi ma uniti dalle vicende in cui vengono coinvolti, non sono mai fuori luogo e sono caratterizzati in maniera molto buona, grazie anche a una ottima prosa curata fin nei minimi particolari. Particolarmente riusciti sono anche i personaggi di contorno, tra tutti il mefistofelico Re Belial.
In conclusione “La società degli spiriti” di Federica Soprani e Vittoria Corella è un ottimo antipasto della serie “Victorian Solstice”. Non è un giallo alla Conan Doyle e chi cerca qualcosa del genere potrebbe rimanerne deluso. Tutti gli altri, invece, avranno di che divertirsi. Dai dialoghi fulminanti ai personaggi magnetici fino ad arrivare all’ambientazione affascinante il lettore troverà un ottimo modo per staccare per un paio d’ore dalla vita reale e farsi avvolgere dalle spire della Londra vittoriana.

Giudizio:

+3stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: La società degli spiriti (Victorian Solstice #1)
  • Autore: Federica Soprani/Vittoria Corella
  • Editore: Lite-Editions
  • Collana: Victorian Solstice
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788866654193
  • Pagine: 84
  • Formato - Prezzo: Ebook - 1,99€

15 maggio 2013

L'incanto di cenere - Laura MacLem

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I Contenuti

Una fanciulla e le sue sorellastre, una scarpina di cristallo, topi e zucche e un grande ballo, ma soprattutto un terribile segreto e un patto diabolico...

La Recensione

La scarna sinossi disponibile non aiuta certo questo breve romanzo di un'esordiente italiana a emergere in un'epoca di blob libresco fatto di "terribili segreti", "patti diabolici" e "fanciulle a un grande ballo". Tanto valeva mettere in copertina un bel segnale triangolare di pericolo con la dicitura: "Attenzione: possibile presenza di paranormal romance/young adult".
Così non è, fortunatamente: L'incanto di cenere è una riscrittura adulta della nota fiaba di Cenerentola che non esiterei a definire femminista, tanto mi ha ricordato i racconti di Angela Carter (senza però la complessa rete di richiami simbolici della nota e dotatissima autrice inglese).
Protagonista di questa nuova voce nel panorama delle riscritture è Genevieve (Genoveffa) Chevalier, non più sorellastra sgraziata e malvagia ma delicata fanciulla che si affaccia timidamente alle soglie dell'età adulta: la madre, nutrice della figlia di primo letto del Conte de Lumière e a sua volta vedova, si accinge a sposare il nobile per onorare un oscuro patto che assicurerà una cospicua dote alla figlia maggiore e a quella minore, Anastasie.
Ma nel campo di zucche c'è una forza potente e malvagia che giace inquieta: la Dea, residuato pagano in un mondo ormai dominato dai lumi del Cristianesimo. La Dea cerca sempre nuove adepte da corrompere e, come sua madre prima di lei, finita in cenere sul rogo, Christelle ha udito e raccolto il suo richiamo di sangue fin dall'utero. Pelle così diafana da sembrare trasparente, capelli d'oro, Christelle de Lumière possiede una bellezza diabolica e inclinazioni perverse che diventano l'incubo di Genevieve, consapevole di essere in qualche modo legata alla piccola strega per aver condiviso con lei lo stesso latte e del pericolo che la sorellastra, affamata di vendetta, rappresenta per la madre e soprattutto per piccola Anastasie.
Ne L'incanto di cenere, Laura MacLem recupera e ribalta tutti i più noti elementi della fiaba, in un'atmosfera gotica perfettamente restituita dallo stile accurato eppure snello e scorrevole dell'autrice. Ogni topos di Cenerentola trova un suo posto, un suo incastro, in un rovesciamento macabro: è così che la storia del riscatto di una buona fanciulla oppressa dalla matrigna e dalle sorellastre diviene una lotta tra cristianesimo e paganesimo, in cui si affrontano - la purezza e la corruzione - una giovane donna che pur essendo cresciuta nella bambagia trova in sé la forza di combattere per salvare la vita propria e dei suoi cari e un essere contaminato fin dal concepimento divenuto strumento del Male.
Genevieve è un ottimo personaggio, realistico e positivo, e la timida indipendenza che infine acquisisce non è ostentata come quella di molti personaggi femminili calati in contesti sette-ottocenteschi. Decisamente apprezzabile anche il fatto che manchi un vero e proprio principe azzurro e che sia la stessa Genevieve a combattere con i mezzi femminili che le sono concessi. Un breve romanzo a tutto tondo, in definitiva, che consiglio senz'altro dal momento che il prezzo contenuto si accompagna a un prodotto di qualità e, mi è sembrato, anche privo di refusi di tipo editoriale.

A questo link sono disponibili il prologo e l'epilogo (perfettamente leggibile senza rovinarsi la lettura).

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: L'incanto di cenere
  • Autore: Laura MacLem
  • Editore: Asengard
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788895313399
  • Pagine: 192
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 9,90 Euro; ePub - 4,99 Euro 

18 novembre 2012

La stella nera di New York - Libba Bray

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I Contenuti

Dall'autrice della trilogia bestseller di Gemma Doyle (1.000.000 di copie vendute in America) e del libro vincitore del Printz Award 2010 per l’eccellenza nella letteratura YA Going Bovine, arriva in Italia La stella nera di New York, un romanzo entusiasmante con l'aggiunta di una vena thriller che sfocia nel soprannaturale.
Il primo volume di una tetralogia che inaugura un affascinante viaggio nel retroterra occulto dell’America. Ambientato nella Grande Mela a metà dei leggendari anni Venti, tra Ziegfeld girls, locali jazz e liquori sottobanco In America il libro uscirà il 18 settembre per il colosso Little, Brown con una tiratura di circa 250.000 copie
Evie O’Neill, dopo aver suscitato l’ennesimo scandalo nella noiosa cittadina di provincia in cui è nata, viene spedita dai genitori a vivere nell’effervescente New York City – e la ragazza ne è entusiasta. New York è la città dei locali, del contrabbando, dello shopping e del cinema, e non passa molto che Evie stringe amicizia con irriverenti Ziegfeld girls e scapestrati ragazzi di strada. Evie però non fa conoscenza solo con le luci sfolgoranti dell’età del jazz, ma anche con gli oscuri anfratti del Museo americano del Folclore, della Superstizione e dell’Occulto, che suo zio Will Fitzgerald – presso cui abita – dirige con l’aiuto di Jericho, uno strano ragazzo sempre immerso nella lettura. E quando una serie di omicidi a sfondo esoterico e riconducibili a uno spirito che torna dal passato vengono a galla, Evie e suo zio sono chiamati a collaborare alle indagini, e sono proiettati al centro del sistema mediatico. I due si lanciano nelle ricerche, ed è allora che quel misterioso potere divinatorio che la ragazza sa di avere si rivelerà utile a catturare il killer, prima che sia troppo tardi.

La Recensione di Tancredi

La stella nera di New York è la prova che è possibile scrivere young adult godibilissimi e leggibili a (quasi) tutte le età, originali e innovativi, a cavallo tra i generi.
Primo episodio di una tetralogia annunciata, rielabora motivi e temi dell'horror e del romanzo gotico innestandoli in un contesto storico ben preciso, con l'ardita e ben riuscita scelta di una giovane protagonista.
Tutto comincia, come è ormai un classico, con una seduta spiritica: momento finale di una serata di svago e bevute di una gioventù borghese americana del 1926. Com'è prevedibile, la spensieratezza dei giovani non rende percepibile la gravità del momento, nemmeno quando a muovere la tavoletta ouija è lo spirito di John Hobess, John il Malvagio; un istante di imperdonabile distrazione, la comunicazione non viene chiusa e lo spirito si ancora al mondo materiale, tornando morto tra i vivi, pronto a mettere in pratica i suoi folli piani. Tra i presenti, la diciassettenne Evie - a lei, inconsapevole fino alla fine di questo nesso, toccherà fermare l'avanzata del maligno. Oltre le risa sguaiate, il piacere del bere e i modi di fare piuttosto spiccioli, Evie non è una ragazza come le altre, è una divinatrice: il contatto con certi oggetti le rivela i segreti più reconditi dei loro possessori. E' proprio per le conseguenze di un dono ancora percepito come maledizione che i genitori decidono di mandarla a New York, da un misterioso zio che di cognome fa Fitzgerald e che, nemmeno a farlo apposta, è proprietario del Museo del Brivido. Sullo sfondo di una notturna New York degli anni Venti, tra occulto, misticismo, jazz e cronaca nera, si dispiega la storia di Evie, che intreccia all'inseguimento del Malvagio la crescita della ragazza, una maturazione che comincia proprio dal suo dono/maledizione e che si amplifica fino a cogliere l'intera sfera delle sue relazioni con l'altro. Relazioni che in effetti si fanno varie, tante quanti sono i personaggi più o meno secondari, al punto che talvolta possono vantare un punto di vista della narrazione, a fianco di quella principale della protagonista: l'austero ma non troppo zio Will, il giovane Jericho, suo aiutante dal passato oscuro, e poi un giovane ladro che si guadagna la fiducia di Evie, e le sue immancabili amiche, ognuna con la sua storia personale. A completare il quadro, altre storie, come quella dei due fratelli afroamericani, divinatori loro malgrado, che arrivano a sfiorare appena Evie - sintomo, probabilmente, di sviluppi futuri.
Dall'intreccio di storie personali, con una buona caratterizzazioni dei personaggi, uno sfondo storico vivo e gli approfondimenti, ben documentati, sull'occulto negli anni Venti, la Massoneria e pure la realmente esistita Società Americana di Eugenetica, emerge un quadro variopinto, ben curato, che sostiene la lettura di un romanzo di quasi seicento pagine, dal ritmo serrato, che tiene sempre vivo l'interesse e il coinvolgimento del lettore.
A tutto ciò si unisce un linguaggio fresco, abbastanza semplice, fortemente caratterizzato dalla parlata giovanile e gergale della protagonista. Proprio questo punto ha suscitato qualche perplessità, per l'evidente tentativo di svecchiare i personaggi, rivelando un'adolescenza lontana nel tempo eppure poco dissimile da quella attuale; tuttavia sembra che l'autrice si sia concentrata fin troppo sul ritratto di Evie, arrivando paradossalmente a una caratterizzazione meno efficace rispetto ai personaggi secondari, che riduce la ragazza essenzialmente alla riproposizione di un modello già visto e usato.
Il risultato comunque non cambia, soprattutto in funzione della sua fruizione immediata: La stella nera di New York (che, peraltro, ha un titolo italiano pure più evocativo di quello originale!) è un romanzo godibile, attraente, denso di suspence e imprevedibilità, che non si mancare proprio nulla e tiene il lettore incollato alla pagina fino alla fine, quanto basta a desiderarne già il seguito.

Giudizio:
+4stelle+ 

La recensione di Pythia

Conoscevo Libba Bray come autrice di "Una grande, terribile bellezza", che langue nella pila dei "da leggere", trilogia che avrebbe dovuto mettermi sull'avviso che pure questo nuovo romanzo ne avrebbe seguito le orme. E nonostante questo sospetto fosse confermato dalla presentazione del libro, mi ci sono gettata a capofitto, facendomene completamente rapire, senza ahimè pensare alle nefaste conseguenze: non amo affatto arrivare a un'ultima pagina che non è davvero ultima, ma che lo sarà tra 500-1000 pagine non ancora pubblicate. È vero che esistono romanzi in serie che possono essere letti anche da soli, ma questo non fa parte della categoria. Tanti, troppi sono i punti in sospeso, che per ripicca verrebbe da rifiutarsi di proseguire la letture. Il guaio è che i protagonisti della storia sono così particolari che non si può evitare di affezionarvisi e la trama stessa è, per tanti motivi, intrigante. Il connubio New York/anni '20 è per me irresistibile: il fascino della Belle Époque, con le sue luci, la sua musica, il jazz, e poi il proibizionismo, gli spettacoli, i gangster, e ancora i sogni di una nazione che si sente potente e sicura, ma allo stesso tempo fragile e spaventata di fronte ai diversi - per nazionalità, colore della pelle o credo religioso. Di tutto questo non manca nulla: la New York della Bray coinvolge con il suo caleidoscopio di vita, sorprende con le sue stranezze e convince come un reale viaggio nel tempo. Lo spunto per il romanzo viene dal mondo del paranormale, con sedute spiritiche, visioni, sogni premonitori e case infestate, cui si aggiunge un assassino spietato che segue una profezia di un tempo che fu. A smascherarlo contribuiscono i poteri di una diciassettenne ribelle - sottolineo "contribuiscono", perché c'è tanto dei cari, vecchi metodi investigativi. Il giallo si mescola con l'horror, anche se a prevalere è decisamente il nero - del male, dell'oscurità, della morte. I protagonisti sono tutti giovani più o meno diciottenni, nelle cui vite si scontra l'incoscienza degli anni verdi e la maturità di esperienze dure. In comune hanno un passato oscuro, un episodio particolarmente doloroso che li ha segnati. Eppure non è questo a unirli, bensì un'amicizia spontanea e forte, anche se non sempre sincera. Nonostante la loro giovane età, il romanzo rientra difficilmente nel young adult che di recente va di moda. Qui le emozioni sono vive, coerenti, dure; il paranormale non è una scusa per creare una variante di Giulietta e Romeo, ma un lasciapassare per l'horror, quello che fa tremare fin nelle ossa. L'amore c'è, ma è un complemento, un di più che comunque non stona. L'intreccio scorre liscio, con varie incursioni nelle diverse vite dei personaggi che non fanno però perdere di vista il nodo della vicenda. Il fiato resta sospeso fino all'ultima pagina: l'epilogo avviene ben prima della fine materiale del libro, ma ciò che viene narrato in seguito riprende, solo in parte, fili sospesi e introduce agli sviluppi futuri della storia. Questo è il motivo per cui tengo la 5a stellina in sospeso, con la speranza che i successivi episodi arrivino presto e siano all'altezza di questo. 

Giudizio:
+4stelle+ 

Dettagli del libro
  • Titolo: La stella nera di New York
  • Titolo originale: The Diviners
  • Autore: Libba Bray
  • Traduttore: D. Rizzati
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Lain
  • ISBN-13: 9788876250828
  • Pagine: 585
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 14,90 Euro

07 ottobre 2012

Le nebbie di Vraibourg - Veronica Elisa Conti

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I Contenuti

Le nebbie di Vraibourg narra la storia del diciottenne Etienne Dorin che, dopo essere cresciuto in un collegio, viene convocato dal nobile Tancrède Des Essarts per istruire il figlio. Arrivato al castello della Guyenne, il giovane viene presto invischiato nelle nebbie del mistero che avvolgono il piccolo paese normanno di Vraibourg. A rendere più insidiosa la ricerca della verità è Dorian, il figlio di monsieur Des Essarts, che fugge via da ogni lezione per nascondersi, “animale immemore”, tra le ombre del bosco che circonda il castello, in un buio che protegge e consola dalla consapevolezza di essere un ragazzo, dicono in paese, toccato da Dio. In un inquietante scenario, intessuto di falsità e inganni, si muovono i personaggi delle Nebbie di Vraibourg, avvinti da una caleidoscopica catena di eventi e intrecci imprevedibili. Un romanzo sull’ambiguità che si macchia del sangue della vendetta; una celebrazione gotica del rancore quando si arma di fine e diabolica astuzia.

La Recensione di Morwen

Se avessi solo tre parole a disposizione per poter recensire questo breve romanzo direi che si è trattato, per me, di una bella sorpresa. Le nebbie di Vraibourg è un romanzo gotico classico, di cui condivide tutti i punti fermi del genere: un castello freddo e ammantato dalle nebbie, un protagonista orfano e ingenuo, una presenza schiva e misteriosa che infesta una piccolo borgo. Anche la trama è semplice: il giovane Etienne Dorin accetta l’incarico di precettore del figlio di Tancrède Des Essarts, signore del castello normanno di La Guyenne, sperando di affrancarsi da una vita passata da orfano in collegio. Arrivato nel borgo di Vraibourg si troverà, però, al centro di una rete di ambiguità e menzogne che tenterà di intrappolarlo, fino alla scoperta della verità sottostante.

Non dirò di più sulla trama per non svelare i numerosi colpi di scena della storia (che meritano di essere scoperti pagina dopo pagina), tranne che lo sviluppo ribalta completamente un presupposto fondamentale del romanzo gotico tradizionale. Qui, infatti, come si sentirà dire Etienne a un certo punto della storia, “la verità è brutta e banale”; esattamente come nel mondo reale.

Davvero un bel libro, anche per lo stile essenziale ma per nulla insipido della narrazione, che ha alcune pecche solo in alcuni repentini cambi di prospettiva durante la seconda parte: sarebbe forse stato più d’effetto concentrarsi solo su impressioni e sensazioni di Etienne, senza “inquinarle” con quelle provenienti da altri punti di vista.

Le nebbie di Vraibourg ha vinto il Premio Luigi Malerba per la narrativa e la sceneggiatura, nell’edizione 2011.

Giudizio:
+4stelle+

La Recensione di Pythia

Un romanzo che si legge d'un fiato, non tanto per il suo spessore minimo quanto per la trama avvincente e la scrittura scorrevole che catturano il lettore e non lo lasciano andare fino all'ultima pagina. La giovane autrice si diverte a creare un piccolo mondo sospeso in un tempo che fu, con strizzatine d'occhio alla tradizione delle educatrici alla Jane Eyre e un elenco del telefono che sembra preso dai romanzi di Zola.
Etienne, orfano cresciuto in convento, si trova assunto dall'uomo misterioso che se ne è caricato il sostentamento fino alla (odierna) maggiore età, nei panni di insegnante del figlio Dorian. Personaggio sfuggente, questo, che attrae come un buco nero tutta l'attenzione: creatura oscura e misteriosa, lo intravediamo grazie alla luce che gli altri personaggi proiettano attorno a lui - e più di tutti Etienne, protagonista e "cameraman" inconsapevole della vicenda. È infatti grazie a lui e ai suoi movimenti che conosciamo la storia e ne intuiamo i punti oscuri.
Primo tra questi, la scelta di Etienne come insegnante privato di Dorian: il giovane si chiede perché la scelta sia caduta proprio su di sé, quali meriti possa aver dimostrato e soprattutto perché sia stato preferito a docenti con maggiore esperienza di lui. L'inquietudine aumenta man mano che si addentra nella vita di Vraibourg, paesino dove tutti conoscono tutti e i segreti hanno vita breve, tanto quanto i torti l'hanno lunga.
Ciascuno dei personaggi inquadrati dell'occhio di Etienne è una vita a sé, ben caratterizzata e coerente, senza scadere nel cliché. Peccato non poter dire tanto di più, per evitare di svelare eccessivi dettagli e privare di gusto la lettura.
Che sotto sotto ci sia un mistero è palese fin dall'inizio, ma in pochi credo arriveranno a indovinarlo prima dell'epilogo. La tensione resta viva e costante per tutto lo svolgimento, con colpi di scena inaspettati: le poche svenevolezze di Etienne verso la sua bella non disturbano, anche se spesso ci si chiede il perché di questa sua preferenza - ma si sa, a diciott'anni capelli d'oro e occhi innocenti valgono più di mille parole.
Vincitore del Premio Luigi Malerba 2011: finita la lettura, si comprende il perché di questo onore. E se anche il romanzo non potesse vantare questo merito, non ne risentirebbe affatto: lettura consigliatissima, peccato per il il prezzo un po' altino.

Postilla: il mio personale gusto non ha incontrato la scelta delle anticipazioni a inizio capitolo, che tanto mi ricordano i flash in bianco e nero di N.C.I.S. e che, dopo la prima, ho sempre saltato in tronco.

Giudizio:
+4stelle+

Dettagli del libro
  • Titolo: Le nebbie di Vraibourg
  • Autore: Veronica Elisa Conti
  • Editore: Monte Università Parma
  • Data di Pubblicazione: Luglio 2012
  • Collana: Premio Luigi Malerba
  • ISBN-13: 9788878474048
  • Pagine: 182
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15 Euro

13 ottobre 2011

Il castello di Otranto - Horace Walpole

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I Contenuti

Edito per la prima volta nel 1764 e presentato come la traduzione di una storia italiana del tempo delle crociate, "Il castello di Otranto" è il primo esempio di romanzo gotico; esso inaugura quel gusto per un medioevo notturno e sepolcrale, popolato di terrificanti fantasmi e di eventi prodigiosi, di ven
dette e di antiche profezie che influenzerà profondamente tutta la letteratura europea. "Sai, le visioni sono sempre state la mia terra," scriveva Walpole a uno dei suoi più vecchi amici "e lungi dall'essere invecchiato abbastanza da questionare sulla loro vacuità, sono prossimo a credere che non ci sia saggezza più grande di scambiare ciò che chiamiamo la realtà della vita con i sogni. Antichi castelli, antichi quadri, antiche storie e le chiacchiere degli anziani ci riportano a vivere in secoli passati che non possono deluderci."

La Recensione

Mentre si stanno per celebrare le nozze tra Corrado, figlio del principe Manfredo, e Isabella, figlia del marchese di Vicenza, i servi accorrono ad annunciare una disgrazia: Corrado è morto, schiacciato da un enorme elmo di cui nessuno sa spiegarsi l'esistenza. Manfredo, terrorizzato, ricollega l'elmo a una profezia che da sempre grava sulla sua testa: perderà il castello quando "l'autentico possessore sarà diventato troppo grande per abitarvi". Si affretta dunque a convocare Isabella, e a proporle di sposarlo in luogo del figlio dopo l'annullamento del suo legittimo matrimonio con Ippolita; non avendo altri figli se non una fanciulla, Matilda, Manfredo spera così di evitare che la sua discendenza muoia con lui. Isabella, disgustata dal suo proposito, fugge nel vicino convento attraverso un passaggio segreto nei sotterranei del castello, aiutata da un misterioso giovane che aveva già attirato su di sé le ire del principe, e si mette sotto la protezione di padre Girolamo.
La trama prosegue attraverso agnizioni, apparizioni di spettri e giganti, ulteriori profezie, galanterie, assassinii, fino al terminare, com'è ovvio, con l'adempimento della profezia che ristabilisce un equilibrio.

Il castello di Otranto comparve a Londra nel 1764, fatto passare per la traduzione di un manoscritto italiano del 1529 ritrovato dall'autore. Il grande successo con cui l'opera fu accolta lo spinse a ripubblicare il romanzo a suo nome.
Walpole intendeva dichiaratamente unificare “le due anime della narrativa, l'antico e il moderno. In principio era tutto immaginazione ed improbabilità: in seguito, la natura è sempre stata copiata con successo...”, ovvero la tendenza sovrannaturale e quella realistica. Di fatto fondò un nuovo genere, il romanzo gotico, i cui frutti vennero prontamente colti da Clara Reeve, e successivamente, da M.G. Lewis, Ann Radcliffe, Mary Shelley, Polidori e Maturin.
I riferimenti a un Medioevo fantasticamente connotato, con i suoi imponenti manieri nei cui sotterranei -ricchi di passaggi segreti- si aggirano spettri e creature sovrannaturali, le sue profezie, i suoi spogli conventi oscuri, i suoi crudeli tiranni e le atrocità cui davano luogo, nonché le sue caste vergini in pericolo e ovviamente i suoi cortesi paladini, non sono casuali: il genere gotico per due secoli è stato il bacino in cui convogliare il represso, il desiderio di proibito e le pulsioni sessuali irrisolte, allontanandoli in un altro geografico e temporale.
Non fa eccezione
Il castello di Otranto, ambientato nell'XI secolo in Italia, e stipato di tutti gli elementi precedentemente elencati. E' però vero che tali elementi verranno sviluppati con risultati senza dubbio migliori (anche stilisticamente) dai suoi successori: il romanzo non ha un plot coerente e lineare, è un affastellamento di agnizioni e colpi di scena; i personaggi sono fortemente stilizzati, e il protagonista, Manfredo, sembra soffrire di un disturbo bipolare nel suo cambiare atteggiamento da un paragrafo all'altro; lo stile, inoltre, è aspro, e le descrizioni sono ridotte all'osso. Si tratta, in definitiva, di un abbozzo cui attingeranno romanzieri molto più capaci di Horace Walpole.


Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Il castello di Otranto
  • Titolo originale: The Castle of Otranto
  • Autore: Horace Walpole
  • Traduttore: Chiara Zanolli
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2002
  • Collana: Oscar Classici
  • ISBN-13: 9788804503323
  • Pagine: 281
  • Formato - Prezzo: Paperback - 8,50 Euro

07 ottobre 2011

Una lontana follia - Kate Morton

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I Contenuti

L'arrivo di una lettera con la data di cinquant'anni prima e l'indirizzo di un castello del Kent risveglia i ricordi di Meredith, e soprattutto le domande della figlia Edith. Quali segreti le ha nascosto quella madre all'apparenza così fredda? Che legame ha con quell'inquietante dimora? Alla ricerca di risposte, Edith risalirà indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale, quando sua madre era una ragazzina di tredici anni sfollata da Londra nel Kent. Testimone, all'ombra del castello, di una tragedia nata dalla sete di vendetta e dalla gelosia. Una tragedia rimasta segreta e senza giustizia. Fino a oggi.


La Recensione

Questo libro rientra nella categoria "molto rumore per nulla": si avvia in modo intrigante per poi rivelarsi un racconto con qualche pregio ma, nel complesso, abbastanza innocuo, tanto che le 560 pagine che l'autrice gli dedica risultano decisamente troppe. 
I tratti sono quelli tipici della gothic novel: un antico castello in decadenza, tre sorelle che nascondono più di un segreto, l'ombra della follia che si allunga da un passato ritenuto ormai sepolto fino ai giorni nostri. 
E' proprio il passato a bussare all'improvviso alla porta di Meredith, nelle vesti di una lettera che arriva a destinazione con 50 anni di ritardo. L'emozione che questo evento suscita i Meredith è tale da scatenare la curiosità della figlia Edith, una giovane editrice che con la madre vive da sempre un rapporto conflittuale. Decisa a scoprire qualcosa di più sul passato della madre, Edith avvia di nascosto una personale indagine che la porta ben presto a conoscere Seraphina e Persephone Blythe, due anziane sorelle che da anni vivono in quasi totale isolamento nel castello di famiglia, prendendosi cura della sorellastra Juniper, mentalmente instabile. E' da subito evidente che la follia di Juniper è legata ad eventi terribili avvenuti mezzo secolo prima, quando la madre di Edie, allora bambina, era stata ospitata nel castello come rifugiata di guerra. 
Il problema è che ciò che si cela nel passato delle tre sorella Blythe è un po' un "segreto di Pulcinella" che l'autrice si affanna a nascondere sotto pagine e pagine di descrizioni ridondanti e i frequenti cambi di nel punto di vista nella narrazione, che aumentano in modo incontrollato verso la fine del romanzo. L'intento probabilmente è quello di aumentare la suspense ma l'autrice confonde i colpi di scena con dei pretestuosi cambi di argomento, generando così l'impressione che stia cercando di allungare il brodo il più possibile. 
Va detto che stilisticamente la Morton è molto dotata, l'utilizzo delle parole è estremamente evocativo tanto che l'atmosfera di inquietudine che aleggia attorno a Middlehurst Castle è perfettamente ricreata ed è all'altezza dei più famosi esemplari di romanzo gotico. Manca la stessa attenzione verso la trama e i personaggi che, per quanto ben caratterizzati, risultano un po' scontati: la libraia timida, la mamma fredda, la gemella autoritaria e prevaricatrice e quella mite e sottomessa. 
In conclusione un romanzo medio, non da bocciare ma che nemmeno suscita un entusiasmo tale da giustificare la grande popolarità internazionale dell'autrice.

Giudizio:
 +3stelle+


Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Una lontana follia 
  • Titolo originale: The distant hours
  • Autore: Kate Morton
  • Traduttore: A.E Giagheddu
  • Editore: Sperling & Kupfer
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788820050443
  • Pagine: pagine 566
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - euro 18,00

08 giugno 2011

Vendetta! - Marie Corelli

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I Contenuti

Immaginate che i vostri parenti e amici vi credano morti di colera. Di essere sepolti vivi e di risvegliarvi in una bara. Adesso, immaginate il disperato tentativo di risalire alla luce dagli oscuri meandri della vostra tomba per poi scoprire qualcosa di ancora più terribile... Nella Napoli di fine Ottocento, il conte Fabio Romani scopre un'atroce verità e decide di mettere in atto il suo castigo. Irriconoscibile e invecchiato dal colera, il conte assume una nuova identità e trova il modo di reinserirsi nell'alta società partenopea, riallacciando così sotto mentite spoglie il rapporto con la moglie che lo crede morto. Il tutto per portare a termine il suo diabolico piano di nemesi. "Vendetta!" è un'opera che celebra la follia, l'orrore e la decadenza umana al massimo stadio di degenerazione, e che ha fatto di Marie Corelli la regina del tardo-gotico di età vittoriana.

La Recensione

La Vendetta così come la concepisce Marie Corelli è decisamente un piatto da servire freddo, o meglio, gelido come la cripta che accoglie le spoglie, mortali ma non morte, del creduto fu Fabio Romani.
Novello Edmond Dantes, il nostro conte si fa beffe della tomba risorgendo più ricco che mai e pronto a deporre i suoi tesori ai piedi della sua angelica moglie, ma il destino ha in serbo per lui un altro tiro e gli tocca assistere, da un posto di prima fila, alla metamorfosi dell'angelo in demone tentatore e traditore.
Ha inizio così questo secondo romanzo della scrittrice di età vittoriana Marie Corelli, datato 1886 e per la prima volta tradotto in italiano.
Voce narrante dell'opera è lo stesso Fabio:
Io che scrivo queste pagine, sono morto. Legalmente morto - le prove sono evidenti - morto e sepolto!
E la sua è una voce amara, disillusa, è la voce di chi ha deciso di portare a termine ciò che il colera aveva iniziato: uccidere se stesso, uccidere l'ingenuo conte Romani per rinascere come il cinico e freddo Cesare Oliva. Trasformazione, va detto, alquanto miracolosa che avviene nel giro di qualche giorno grazie all'osservazione di un vecchio lord inglese dal quale il redivivo conte mutua gesti, atteggiamenti, tono di voce e fa un lavoro così accurato che neppure sua moglie sarà in grado di riconoscerlo.
Tornato dall'oltretomba Fabio Romani si fa artefice della sua vendetta diventandone sceneggiatore, regista ed interprete principale e ponendo una cura maniacale ad ogni dettaglio:
Andai a dare un' occhiata al palcoscenico allestito per un'importante scena del mio dramma, e controllai che l'ambiente, le luci e gli effetti generali fossero tutti in perfetto ordine.
Le scenografie sono impeccabili e tratteggiate con tale cura dall' autrice da farci pensare che, più che narrare una storia, ella stia mettendo in scena una revenge tragedy, genere tanto caro a Shakespeare che nel libro viene definito "il miglior poeta del mondo".
Nel libro si intrecciano i più diversi generi letterari: dal racconto di memorie al romanzo gotico passando per il feuilleton e il melodramma. Il risultato è una miscela che in certi punti risulta efficace e coinvolgente ma in altri stanca ed annoia il lettore. Questo avviene soprattutto quando l'autrice dà sfogo alle sue pretese moralizzanti e comincia lunghe tirate sulla corruzione del suo tempo e sulla disonestà delle donne dell'alta società, che se in un primo momento servono a meglio caratterizzare la personalità del misogino conte, a lungo andare risultano ripetitive e infarcite di luoghi comuni.
Noi uomini di mondo, che abbiamo una posizione da mantenere, consideriamo poco o niente la femminilità contadina; dobbiamo sposare le "signore", le ragazze cosiddette "raffinate [...] mentre le fanciulle immacolate come Lilla diventano troppo spesso schiave nelle case di comuni artigiani o braccianti.
Una nutrita serie di topoi viene snocciolata anche per caratterizzare Napoli e i suoi abitanti che, ovviamente, vivono cantando canzoni d' amore, bevendo caffè a tutte le ore, suonano il mandolino e ballano per riscaldarsi durante l'inverno "o ciò che i napoletani riconoscono come tale" perché a Napoli, si sa, il sole non scompare mai (ad eccezione del momento finale, ma solo per attingere ad un altro topos letterario: quando uno sta per raggiungere il culmine della sua vendetta la tempesta è d'obbligo).
Fatta eccezione per queste parti che agli occhi dei lettori contemporanei risultano anacronistiche, credo che l'esperimento della Gargoyle sia interessante perchè permette la riscoperta di una personalità singolare come quella della "Queen of Victorian best-seller".

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: Vendetta!
  • Titolo originale: Vendetta! The story of One forgotten
  • Autore: Marie Corelli
  • Traduttore: M. Meloni
  • Editore: Gargoyle Books
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Storie
  • ISBN-13: 9788889541548
  • Pagine: 345
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 euro

18 settembre 2010

Frankenstein ovvero il moderno Prometeo - Mary Shelley

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I Contenuti

Nella mostruosa creatura a cui uno scienziato dona la vita si riflette come in un gioco di specchi un fitto intreccio simbolico: l'ambiguità dell'atto della creazione, la ribellione della creatura verso chi l'ha generata, il diverso che ci somiglia, l'orrore dell'"altro" che prende vita dall'inanimato. La modernizzazione del tema faustiano è l'anima di questo romanzo che ritrae compiutamente la duplice natura dell'individuo e il suo conflitto con una società che ormai vive dentro la scienza.



La Recensione

Viktor Frankenstein è un promettente studente di chimica e scienze naturali nell’università di Ingostadt, Germania. Moderno Prometeo (come recita già il sottotitolo), sviluppando le tecniche del galvanismo, riesce dove tutti hanno fallito, nel conferire cioè una scintilla di vita alla maniera inanimata: una notte tempestosa un enorme uomo costruito con ossa sottratte nelle cripte e carne ottenuta presso i macellatori prende vita sotto le sue mani. Ma tanta è stata la felicità nella riuscita dell’esperimento, tanto è il terrore del creatore quando realizza la mostruosità dell’essere cui ha dato vita: con disgusto, rifiuta decisamente la creatura, lasciandola a se stessa.
Frankenstein non lo sa, ma il suo gesto ha appena dato il via a una catena di orrori che distruggeranno la sua sfera familiare.
Il racconto di Frankenstein è riportato dalle lettere del capitano Walton, che, incastrato con la sua nave tra i ghiacci dei mari del Nord in rotta verso il Polo per una spedizione scientifica, ha raccolto il malridotto scienziato (stravolto dall’inseguimento della sua creatura fino a un capo del mondo) e ha deciso di affidare alla carta la sua storia così come gli è stata raccontata.

Il risultato è un bel romanzo tardogotico con molte caratteristiche del genere: la struttura narrativa bipartita (cornice e storia principale), l’elemento sovrannaturale e grottesco, la presenza di scenari naturali sublimi nel senso letterario del termine (distese di ghiaccio, montagne vertiginose) e di ambienti tipicamente cupi (boschi nebbiosi, tempeste notturne). Tuttavia il romanzo consiste in un superamento della prima fase perché l’irrazionale cede il passo a una fanta-scienza. L’ampia introspezione psicologica e il toccare temi come l’emarginazione della diversità, nonché speculazioni Rousseauiane (che Mary conosceva grazie al padre, lo scrittore e politico Godwin) quali quella sull’innata bontà naturale dell’uomo che viene guastata dalla società, ne fanno molto più che un semplice romanzo gotico. Il Mostro, che nell’originale inglese è apostrofato con un disumanizzante ‘it’, non mostra infatti naturalmente inclinazioni malvagie: la catena di omicidi in cui si trova invischiato si genera casualmente ed è alimentata dalla sua continua esclusione dalla società in cui cerca di integrarsi.
Rifiutato dal suo creatore, terrorizzato perché ciò che più spaventa l’uomo non è quel che è più lontano da lui, ma quel che più gli somiglia ed eppure è diverso –innaturale-, il Mostro apprende velocemente (come un Adamo cacciato dal Paradiso Terrestre) usi e costumi degli uomini, semplicemente osservando a lungo una famiglia che non sa della sua esistenza; da loro impara persino il linguaggio, che però non basta a far di lui un uomo perché è nato da materia impura. E persino dalla famiglia in cui aveva riposto tante speranze verrà rifiutato, quando si paleserà, e allo stesso modo verrà cacciato a sassate dai villaggi, o fucilato da un contadino cui aveva salvato la bambina da morte certa in un fiume, fino a quando comprenderà che non può esserci vita per lui tra gli uomini, e chiederà a Viktor di costruire una compagna del tutto simile a lui.
Qualcuno ha notato anche la costruzione tipicamente femminile del Frankenstein, sottolineata dall’uso di termini che richiamano la natalità: il romanzo può essere letto come una rappresentazione del trauma che segue la nascita, con conseguente rifiuto del figlio, e delle responsabilità morali in cui incorre chi dà alla luce una vita.
Lo stile di Mary Shelley è indubbiamente sublime; con linguaggio neutralmente scientifico, impensabile per una donna di quell’epoca (anche se non per una figlia rispettivamente di una politica femminista –Mary Wollstonecraft- e di uno dei pionieri del pensiero anarchico –William Godwin), la scrittrice descrive gli studi di Frankenstein e il processo che porta alla nascita della creatura. Profonda l’introspezione psicologica, e meravigliose le raffigurazioni di paesaggi tipicamente romantici. Purtroppo, però, il ritmo della narrazione è molto, troppo lento.

Un po' di aneddotica:
- Questo romanzo vide la luce in una notte tempestosa molto simile a quella in cui prese vita la Creatura; come narrato da Mary Shelley nella prefazione della seconda edizione, in cui peraltro rivendica il romanzo fino a quel momento attribuito al marito Percy Shelley, i due coniugi furono convinti da Claire, la sorella di Mary, a recarsi nella dimora ginevrina del suo amante Lord Byron. Il tempo non generoso li costrinse a trascorrere gran parte del tempo nella residenza, leggendo storie di fantasmi e discutendo di galvanismo e darwinismo, e Byron propose di comporre loro stessi alcune storie di fantasmi. Sembra che Mary trascorse quasi in stato di trance tutto il giorno successivo, pensando e ripensando a tutte le discussioni di scienze naturali che avevano affrontato, quindi, in una sola notte, compose il racconto che successivamente, in Inghilterra, sarebbe diventato Frankenstein.
[nella stessa occasione, Byron produsse un breve frammento sul tema dei vampiri da cui Polidori trasse il primo romanzo del genere in lingua inglese, Il vampiro, a lungo erroneamente attribuito a Byron]
- L'espressione 'Il mostro di Frankenstein' ha dato vita all'errore popolare di considerare Frankenstein come il nome della creatura, errore peraltro incoraggiato da vari film e altre trasposizioni. In realtà la creatura non ha nessun nome, ma viene continuamente appellata con epiteti che connotano il carattere mostruoso e innaturale della sua esistenza.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Frankenstein ovvero il moderno Prometeo
  • Titolo originale: Frankenstein; or, the modern Prometheus
  • Autore: Mary Shelley
  • Traduttore: Saci M. C.; Troncarelli F.
  • Editore: Garzanti
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: I grandi libri
  • ISBN-13: 9788811364405
  • Pagine: XXXII-221
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,80

Frankenstein ovvero il moderno Prometeo - Mary Shelley - Giudizio: 3 Stelle aNobiiane

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I Contenuti

Nella mostruosa creatura a cui uno scienziato dona la vita si riflette come in un gioco di specchi un fitto intreccio simbolico: l'ambiguità dell'atto della creazione, la ribellione della creatura verso chi l'ha generata, il diverso che ci somiglia, l'orrore dell'"altro" che prende vita dall'inanimato. La modernizzazione del tema faustiano è l'anima di questo romanzo che ritrae compiutamente la duplice natura dell'individuo e il suo conflitto con una società che ormai vive dentro la scienza.



La Recensione

Viktor Frankenstein è un promettente studente di chimica e scienze naturali nell’università di Ingostadt, Germania. Moderno Prometeo (come recita già il sottotitolo), sviluppando le tecniche del galvanismo, riesce dove tutti hanno fallito, nel conferire cioè una scintilla di vita alla maniera inanimata: una notte tempestosa un enorme uomo costruito con ossa sottratte nelle cripte e carne ottenuta presso i macellatori prende vita sotto le sue mani. Ma tanta è stata la felicità nella riuscita dell’esperimento, tanto è il terrore del creatore quando realizza la mostruosità dell’essere cui ha dato vita: con disgusto, rifiuta decisamente la creatura, lasciandola a se stessa.
Frankenstein non lo sa, ma il suo gesto ha appena dato il via a una catena di orrori che distruggeranno la sua sfera familiare.
Il racconto di Frankenstein è riportato dalle lettere del capitano Walton, che, incastrato con la sua nave tra i ghiacci dei mari del Nord in rotta verso il Polo per una spedizione scientifica, ha raccolto il malridotto scienziato (stravolto dall’inseguimento della sua creatura fino a un capo del mondo) e ha deciso di affidare alla carta la sua storia così come gli è stata raccontata.

Il risultato è un bel romanzo tardogotico con molte caratteristiche del genere: la struttura narrativa bipartita (cornice e storia principale), l’elemento sovrannaturale e grottesco, la presenza di scenari naturali sublimi nel senso letterario del termine (distese di ghiaccio, montagne vertiginose) e di ambienti tipicamente cupi (boschi nebbiosi, tempeste notturne). Tuttavia il romanzo consiste in un superamento della prima fase perché l’irrazionale cede il passo a una fanta-scienza. L’ampia introspezione psicologica e il toccare temi come l’emarginazione della diversità, nonché speculazioni Rousseauiane (che Mary conosceva grazie al padre, lo scrittore e politico Godwin) quali quella sull’innata bontà naturale dell’uomo che viene guastata dalla società, ne fanno molto più che un semplice romanzo gotico. Il Mostro, che nell’originale inglese è apostrofato con un disumanizzante ‘it’, non mostra infatti naturalmente inclinazioni malvagie: la catena di omicidi in cui si trova invischiato si genera casualmente ed è alimentata dalla sua continua esclusione dalla società in cui cerca di integrarsi.
Rifiutato dal suo creatore, terrorizzato perché ciò che più spaventa l’uomo non è quel che è più lontano da lui, ma quel che più gli somiglia ed eppure è diverso –innaturale-, il Mostro apprende velocemente (come un Adamo cacciato dal Paradiso Terrestre) usi e costumi degli uomini, semplicemente osservando a lungo una famiglia che non sa della sua esistenza; da loro impara persino il linguaggio, che però non basta a far di lui un uomo perché è nato da materia impura. E persino dalla famiglia in cui aveva riposto tante speranze verrà rifiutato, quando si paleserà, e allo stesso modo verrà cacciato a sassate dai villaggi, o fucilato da un contadino cui aveva salvato la bambina da morte certa in un fiume, fino a quando comprenderà che non può esserci vita per lui tra gli uomini, e chiederà a Viktor di costruire una compagna del tutto simile a lui.
Qualcuno ha notato anche la costruzione tipicamente femminile del Frankenstein, sottolineata dall’uso di termini che richiamano la natalità: il romanzo può essere letto come una rappresentazione del trauma che segue la nascita, con conseguente rifiuto del figlio, e delle responsabilità morali in cui incorre chi dà alla luce una vita.
Lo stile di Mary Shelley è indubbiamente sublime; con linguaggio neutralmente scientifico, impensabile per una donna di quell’epoca (anche se non per una figlia rispettivamente di una politica femminista –Mary Wollstonecraft- e di uno dei pionieri del pensiero anarchico –William Godwin), la scrittrice descrive gli studi di Frankenstein e il processo che porta alla nascita della creatura. Profonda l’introspezione psicologica, e meravigliose le raffigurazioni di paesaggi tipicamente romantici. Purtroppo, però, il ritmo della narrazione è molto, troppo lento.

Un po' di aneddotica:
- Questo romanzo vide la luce in una notte tempestosa molto simile a quella in cui prese vita la Creatura; come narrato da Mary Shelley nella prefazione della seconda edizione, in cui peraltro rivendica il romanzo fino a quel momento attribuito al marito Percy Shelley, i due coniugi furono convinti da Claire, la sorella di Mary, a recarsi nella dimora ginevrina del suo amante Lord Byron. Il tempo non generoso li costrinse a trascorrere gran parte del tempo nella residenza, leggendo storie di fantasmi e discutendo di galvanismo e darwinismo, e Byron propose di comporre loro stessi alcune storie di fantasmi. Sembra che Mary trascorse quasi in stato di trance tutto il giorno successivo, pensando e ripensando a tutte le discussioni di scienze naturali che avevano affrontato, quindi, in una sola notte, compose il racconto che successivamente, in Inghilterra, sarebbe diventato Frankenstein.
[nella stessa occasione, Byron produsse un breve frammento sul tema dei vampiri da cui Polidori trasse il primo romanzo del genere in lingua inglese, Il vampiro, a lungo erroneamente attribuito a Byron]
- L'espressione 'Il mostro di Frankenstein' ha dato vita all'errore popolare di considerare Frankenstein come il nome della creatura, errore peraltro incoraggiato da vari film e altre trasposizioni. In realtà la creatura non ha nessun nome, ma viene continuamente appellata con epiteti che connotano il carattere mostruoso e innaturale della sua esistenza.

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Frankenstein ovvero il moderno Prometeo
  • Titolo originale: Frankenstein; or, the modern Prometheus
  • Autore: Mary Shelley
  • Traduttore: Saci M. C.; Troncarelli F.
  • Editore: Garzanti
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: I grandi libri
  • Formato: brossura
  • ISBN: 881136440X
  • ISBN-13: 9788811364405
  • Pagine: XXXII-221
  • Prezzo: Euro 6,80
  • Link aNobii: Frankenstein ovvero il moderno Prometeo


12 luglio 2010

Blood - Anne Rice

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I Contenuti

La storia inizia dove si conclude il romanzo precedente della serie, Il vampiro di Blackwood.
La voce narrante è quella del vampiro Lestat - vecchio di duecento anni, ma con l'aspetto seducente di un bellissimo ventenne ossessionato dal desiderio di diventare un santo della Chiesa cattolica. Lestat vive nella sontuosa residenza di Blackwood, a New Orleans, insieme al giovane e bellissimo Quinn, da lui iniziato alla "fraternità del sangue".
Quando a Blackwood giunge, all'improvviso, una splendida mortale, dotata di poteri straordinari, ma allo stremo delle forze, Quinn se ne innamora e Lestat, per salvarla, succhia il suo sangue, trasformandola in vampiro.
Sulle tracce della ragazza arriva alla villa anche la sorella Rowan, famosa scienziata, per la quale Lestat prova immediatamente un inedito e violento sentimento d'amore e d'attrazione, anche se rifiuta di scambiare con lei il patto di sangue.
Ma le due sorelle nascondono un segreto terribile: entrambe hanno partorito dei Taltos, esseri superiori dotati di poteri straordinari, che sono stati portati via subito dopo la nascita.


La Recensione

Immediatamente prima dell'inizio di un concerto di una grande rockstar c'è un momento particolare e unico, che dà un brivido indescrivibile: le luci si abbassano in platea e sul palco, e qui resta solo un occhio di bue. Poi, dall'ombra inizia a distinguersi la sagoma della star, e la folla, prima di esplodere in un boato fragoroso, trattiene il respiro, non credendo ai propri occhi, pensando che quell'ombra è solo immaginazione. Come in questo attimo magico che precede il boato della folla, ho aperto Blood, e incredula ho letto le prime pagine: e come nel momento successivo, quello del riconoscimento dell'idolo, sono esplosa in silenziose grida di entusiasmo. Lestat, il viziato principe delle tenebre, è tornato in tutta la sua gloria.

Schietto come non mai, superbo, pieno di sé, ben conscio delle proprie capacità e della soggezione in cui pone gli altri: sa di essere adorato e gli piace. Sa che bramiamo le sue parole, e con queste ci delizia. Vanesio e adorabile, umano e soprannaturale, forte eppure debole, capriccioso e subito pentito, è l'incarnazione dell'ossimoro, l'unione dei contrari.
Ha scambiato il proprio corpo, è sceso negli inferi e risalito nel Paradiso, ha parlato con gli angeli e ha sfiorato la pazzia: ora vuole diventare Santo. Proclama la propria buona volontà nel cercare il Bene, ma nel giro di poche pagine eccolo ricadere nell'errore: se non lo facesse, non sarebbe più lui.
È qui che inizia (o continua) la storia, di nuovo a Blackwood Farm, antica dimora infestata dai fantasmi e dai vampiri: Mona Mayfair raggiunge in fin di vita l'amato Tarquin, che supplica Lestat di salvarla. Mai vampira è stata più bella e perfetta, e mai le Cronache così sensuali. Le vicende del clan Mayfair si intrecciano ancora più saldamente a quelle dei vampiri, legati dal desiderio comune di trovare i Taltos.
La trama di per sé è banale e fin troppo semplice per chi è abituato ai voli pindarici della Rice: alcuni dettagli non trovano lo spazio che meriterebbero, come anche alcuni personaggi che vorrebbero essere secondari ma non lo sono. Il povero Michael, per esempio, viene maltrattato dall'inizio alla fine, nonostante sia uno dei caratteri meglio riusciti della saga delle Streghe Mayfair. D'altra parte, è Lestat che narra, e dinnanzi a lui tutto passa in secondo piano: pone l'accento solo su chi decide ne sia meritevole, lasciando gli altri nell'ombra.
Ero spaventata dai commenti poco lusinghieri sentiti da amici che mi hanno preceduta nella lettura: ma Blood non mi ha affatto delusa. Superlativa come sempre, Anne Rice non smette di incantare con le sue parole magiche.
Concludo con una nota di demerito alla casa editrice, anzi due: la prima edizione del romanzo è del 2003, impiegare sette anni per tradurre un'autrice che qui in Italia non è una perfetta sconosciuta è un insulto. Continuo a rimpiangere di non conoscere l'inglese abbastanza bene da potermi gustare un romanzo in lingua.
Secondo orrore: il titolo non-tradotto e per giunta amputato. La Rice merita di più.

Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: Blood
  • Titolo originale: Blood Canticle
  • Autore: Anne Rice
  • Traduttore: Sara Caraffini
  • Editore: Longanesi
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: La Gaja Scienza
  • ISBN-13: 9788830427556
  • Pagine: 362
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18,60 Euro

Blood - Anne Rice - Giudizio: 5 Stelle aNobiiane

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I Contenuti

La storia inizia dove si conclude il romanzo precedente della serie, Il vampiro di Blackwood.
La voce narrante è quella del vampiro Lestat - vecchio di duecento anni, ma con l'aspetto seducente di un bellissimo ventenne ossessionato dal desiderio di diventare un santo della Chiesa cattolica. Lestat vive nella sontuosa residenza di Blackwood, a New Orleans, insieme al giovane e bellissimo Quinn, da lui iniziato alla "fraternità del sangue".
Quando a Blackwood giunge, all'improvviso, una splendida mortale, dotata di poteri straordinari, ma allo stremo delle forze, Quinn se ne innamora e Lestat, per salvarla, succhia il suo sangue, trasformandola in vampiro.
Sulle tracce della ragazza arriva alla villa anche la sorella Rowan, famosa scienziata, per la quale Lestat prova immediatamente un inedito e violento sentimento d'amore e d'attrazione, anche se rifiuta di scambiare con lei il patto di sangue.
Ma le due sorelle nascondono un segreto terribile: entrambe hanno partorito dei Taltos, esseri superiori dotati di poteri straordinari, che sono stati portati via subito dopo la nascita.


La Recensione

Immediatamente prima dell'inizio di un concerto di una grande rockstar c'è un momento particolare e unico, che dà un brivido indescrivibile: le luci si abbassano in platea e sul palco, e qui resta solo un occhio di bue. Poi, dall'ombra inizia a distinguersi la sagoma della star, e la folla, prima di esplodere in un boato fragoroso, trattiene il respiro, non credendo ai propri occhi, pensando che quell'ombra è solo immaginazione. Come in questo attimo magico che precede il boato della folla, ho aperto Blood, e incredula ho letto le prime pagine: e come nel momento successivo, quello del riconoscimento dell'idolo, sono esplosa in silenziose grida di entusiasmo. Lestat, il viziato principe delle tenebre, è tornato in tutta la sua gloria.

Schietto come non mai, superbo, pieno di sé, ben conscio delle proprie capacità e della soggezione in cui pone gli altri: sa di essere adorato e gli piace. Sa che bramiamo le sue parole, e con queste ci delizia. Vanesio e adorabile, umano e soprannaturale, forte eppure debole, capriccioso e subito pentito, è l'incarnazione dell'ossimoro, l'unione dei contrari.
Ha scambiato il proprio corpo, è sceso negli inferi e risalito nel Paradiso, ha parlato con gli angeli e ha sfiorato la pazzia: ora vuole diventare Santo. Proclama la propria buona volontà nel cercare il Bene, ma nel giro di poche pagine eccolo ricadere nell'errore: se non lo facesse, non sarebbe più lui.
È qui che inizia (o continua) la storia, di nuovo a Blackwood Farm, antica dimora infestata dai fantasmi e dai vampiri: Mona Mayfair raggiunge in fin di vita l'amato Tarquin, che supplica Lestat di salvarla. Mai vampira è stata più bella e perfetta, e mai le Cronache così sensuali. Le vicende del clan Mayfair si intrecciano ancora più saldamente a quelle dei vampiri, legati dal desiderio comune di trovare i Taltos.
La trama di per sé è banale e fin troppo semplice per chi è abituato ai voli pindarici della Rice: alcuni dettagli non trovano lo spazio che meriterebbero, come anche alcuni personaggi che vorrebbero essere secondari ma non lo sono. Il povero Michael, per esempio, viene maltrattato dall'inizio alla fine, nonostante sia uno dei caratteri meglio riusciti della saga delle Streghe Mayfair. D'altra parte, è Lestat che narra, e dinnanzi a lui tutto passa in secondo piano: pone l'accento solo su chi decide ne sia meritevole, lasciando gli altri nell'ombra.
Ero spaventata dai commenti poco lusinghieri sentiti da amici che mi hanno preceduta nella lettura: ma Blood non mi ha affatto delusa. Superlativa come sempre, Anne Rice non smette di incantare con le sue parole magiche.
Concludo con una nota di demerito alla casa editrice, anzi due: la prima edizione del romanzo è del 2003, impiegare sette anni per tradurre un'autrice che qui in Italia non è una perfetta sconosciuta è un insulto. Continuo a rimpiangere di non conoscere l'inglese abbastanza bene da potermi gustare un romanzo in lingua.
Secondo orrore: il titolo non-tradotto e per giunta amputato. La Rice merita di più.


Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: Blood
  • Titolo originale: Blood Canticle
  • Autore: Anne Rice
  • Traduttore: Sara Caraffini
  • Editore: Longanesi
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana:
  • Formato: Rilegato
  • ISBN: 8830427551
  • ISBN-13: 9788830427556
  • Pagine: 362
  • Prezzo: 18,60 Euro
  • Link aNobii: Blood



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