I Contenuti
Scompaiono, uno dietro l’altro. Tutti giovani, bellissimi e con una caratteristica in comune. Se c’è una cosa che Jonas detesta sono i casi irrisolti. Se c’è una cosa che Jericho ama è aiutare Jonas a risolvere questi casi, e il viaggio da incubo parte dai quartieri bassi per salire su, fino a sfiorare la Corona D’Inghilterra. Ci sono cose che nessuno deve sapere e gente che va fatta tacere con le buone o con le cattive.
Secondo episodio della Serie Victorian Solstice.
Secondo episodio della Serie Victorian Solstice.
La Recensione
La Lega dei Gentiluomini Rossi è il secondo episodio della serie “Victorian Solstice” di Vittoria Corella e Federica Soprani. Può essere letto anche senza conoscere il precedente romanzo breve La società degli spiriti, ma va da sé che per non cadere in giudizi affrettati è meglio iniziare questa affascinante saga vittoriana dalla prima indagine dell’eterogeneo duo “Marlowe e Shelmardine”.
Ammetto che La Lega dei Gentiluomini Rossi mi è piaciuto meno rispetto a La società degli spiriti. Non tanto per le ambientazioni, un’avvolgente e oscura Londra vittoriana che vive grazie alla squallidezza morale e fisica delle persone che la compongono, o per i protagonisti, che qui compiono un ulteriore salto di qualità di cui non posso scrivere previa l’anticipazione di parti salienti della trama. Comunque sia, la storia parte subito in quarta con una scena di inseguimento e stupro ai danni di un ragazzino nei quartieri più malfamati della capitale inglese da parte di un misterioso uomo a bordo di una carrozza. Tutta la descrizione è un pugno nello stomaco e fa sicuramente il suo effetto sul lettore. Questo, però, non è altro che uno dei tanti crimini che sta colpendo una metropoli disinteressata. Infatti, sei ragazzi sono scomparsi dai degradati quartieri irlandesi e la polizia non fa nulla per risolvere la situazione. Toccherà così all’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e al sensitivo Jericho Marmaduke Shelmardine tornare in azione per venire a capo dell’intrigo e riportare giustizia alle famiglie di quegli sfortunati giovani che avevano in comune i capelli rossi.
Dopo un’attenta analisi posso dire che la cosa che non mi ha convinto proprio è la trama: si capisce subito che le autrici mettono intenzionalmente in primo piano i personaggi e che lo svolgimento, per quanto denso di avvenimenti, non regala colpi di scena degni di nota. Chi è avvezzo ai gialli capirà facilmente chi è il colpevole. Questa è una cosa che ci può stare, cosa che dissi anche per il primo episodio. Stavolta però è l’epilogo, per quanto propedeutico alla terza parte, ad avermi lasciato con l’amaro in bocca. Cercando di non anticipare nulla, posso però dire che le autrici avrebbero potuto usare una soluzione diversa. Invece hanno optato per quella che a mio avviso era la strada più facile da seguire per risolvere la situazione e anticipare i futuri sviluppi dei protagonisti.
In conclusione, “La Lega dei Gentiluomini Rossi” è un episodio di passaggio e per questa sua natura può far storcere il naso al lettore. Chi avrà la pazienza di passare sopra ai difetti e deciderà di recuperare il primo romanzo breve e poi di leggere il terzo riuscirà sicuramente ad avere una visione più generale e ad apprezzarne maggiormente i pregi.
Ammetto che La Lega dei Gentiluomini Rossi mi è piaciuto meno rispetto a La società degli spiriti. Non tanto per le ambientazioni, un’avvolgente e oscura Londra vittoriana che vive grazie alla squallidezza morale e fisica delle persone che la compongono, o per i protagonisti, che qui compiono un ulteriore salto di qualità di cui non posso scrivere previa l’anticipazione di parti salienti della trama. Comunque sia, la storia parte subito in quarta con una scena di inseguimento e stupro ai danni di un ragazzino nei quartieri più malfamati della capitale inglese da parte di un misterioso uomo a bordo di una carrozza. Tutta la descrizione è un pugno nello stomaco e fa sicuramente il suo effetto sul lettore. Questo, però, non è altro che uno dei tanti crimini che sta colpendo una metropoli disinteressata. Infatti, sei ragazzi sono scomparsi dai degradati quartieri irlandesi e la polizia non fa nulla per risolvere la situazione. Toccherà così all’ispettore di Scotland Yard Jonas Marlowe e al sensitivo Jericho Marmaduke Shelmardine tornare in azione per venire a capo dell’intrigo e riportare giustizia alle famiglie di quegli sfortunati giovani che avevano in comune i capelli rossi.
Dopo un’attenta analisi posso dire che la cosa che non mi ha convinto proprio è la trama: si capisce subito che le autrici mettono intenzionalmente in primo piano i personaggi e che lo svolgimento, per quanto denso di avvenimenti, non regala colpi di scena degni di nota. Chi è avvezzo ai gialli capirà facilmente chi è il colpevole. Questa è una cosa che ci può stare, cosa che dissi anche per il primo episodio. Stavolta però è l’epilogo, per quanto propedeutico alla terza parte, ad avermi lasciato con l’amaro in bocca. Cercando di non anticipare nulla, posso però dire che le autrici avrebbero potuto usare una soluzione diversa. Invece hanno optato per quella che a mio avviso era la strada più facile da seguire per risolvere la situazione e anticipare i futuri sviluppi dei protagonisti.
In conclusione, “La Lega dei Gentiluomini Rossi” è un episodio di passaggio e per questa sua natura può far storcere il naso al lettore. Chi avrà la pazienza di passare sopra ai difetti e deciderà di recuperare il primo romanzo breve e poi di leggere il terzo riuscirà sicuramente ad avere una visione più generale e ad apprezzarne maggiormente i pregi.
Giudizio:
Articolo di Daniele
Dettagli del libro
- Titolo: La Lega dei Gentiluomini Rossi (Victorian Solstice #2)
- Autore: Federica Soprani e Vittoria Corella
- Editore: Lite Editions
- Data di Pubblicazione: 2013
- Collana: Victorian Solstice
- ISBN-13: 9788866653240
- Pagine: 55
- Formato - Prezzo: E-book - 1,99 Euro





















Frankenstein non lo sa, ma il suo gesto ha appena dato il via a una catena di orrori che distruggeranno la sua sfera familiare.
Il racconto di Frankenstein è riportato dalle lettere del capitano Walton, che, incastrato con la sua nave tra i ghiacci dei mari del Nord in rotta verso il Polo per una spedizione scientifica, ha raccolto il malridotto scienziato (stravolto dall’inseguimento della sua creatura fino a un capo del mondo) e ha deciso di affidare alla carta la sua storia così come gli è stata raccontata.
Il risultato è un bel romanzo tardogotico con molte caratteristiche del genere: la struttura narrativa bipartita (cornice e storia principale), l’elemento sovrannaturale e grottesco, la presenza di scenari naturali sublimi nel senso letterario del termine (distese di ghiaccio, montagne vertiginose) e di ambienti tipicamente cupi (boschi nebbiosi, tempeste notturne). Tuttavia il romanzo consiste in un superamento della prima fase perché l’irrazionale cede il passo a una fanta-scienza. L’ampia introspezione psicologica e il toccare temi come l’emarginazione della diversità, nonché speculazioni Rousseauiane (che Mary conosceva grazie al padre, lo scrittore e politico Godwin) quali quella sull’innata bontà naturale dell’uomo che viene guastata dalla società, ne fanno molto più che un semplice romanzo gotico. Il Mostro, che nell’originale inglese è apostrofato con un disumanizzante ‘it’, non mostra infatti naturalmente inclinazioni malvagie: la catena di omicidi in cui si trova invischiato si genera casualmente ed è alimentata dalla sua continua esclusione dalla società in cui cerca di integrarsi.
Rifiutato dal suo creatore, terrorizzato perché ciò che più spaventa l’uomo non è quel che è più lontano da lui, ma quel che più gli somiglia ed eppure è diverso –innaturale-, il Mostro apprende velocemente (come un Adamo cacciato dal Paradiso Terrestre) usi e costumi degli uomini, semplicemente osservando a lungo una famiglia che non sa della sua esistenza; da loro impara persino il linguaggio, che però non basta a far di lui un uomo perché è nato da materia impura. E persino dalla famiglia in cui aveva riposto tante speranze verrà rifiutato, quando si paleserà, e allo stesso modo verrà cacciato a sassate dai villaggi, o fucilato da un contadino cui aveva salvato la bambina da morte certa in un fiume, fino a quando comprenderà che non può esserci vita per lui tra gli uomini, e chiederà a Viktor di costruire una compagna del tutto simile a lui.
Qualcuno ha notato anche la costruzione tipicamente femminile del Frankenstein, sottolineata dall’uso di termini che richiamano la natalità: il romanzo può essere letto come una rappresentazione del trauma che segue la nascita, con conseguente rifiuto del figlio, e delle responsabilità morali in cui incorre chi dà alla luce una vita.
Lo stile di Mary Shelley è indubbiamente sublime; con linguaggio neutralmente scientifico, impensabile per una donna di quell’epoca (anche se non per una figlia rispettivamente di una politica femminista –Mary Wollstonecraft- e di uno dei pionieri del pensiero anarchico –William Godwin), la scrittrice descrive gli studi di Frankenstein e il processo che porta alla nascita della creatura. Profonda l’introspezione psicologica, e meravigliose le raffigurazioni di paesaggi tipicamente romantici. Purtroppo, però, il ritmo della narrazione è molto, troppo lento.
Un po' di aneddotica:
- Questo romanzo vide la luce in una notte tempestosa molto simile a quella in cui prese vita la Creatura; come narrato da Mary Shelley nella prefazione della seconda edizione, in cui peraltro rivendica il romanzo fino a quel momento attribuito al marito Percy Shelley, i due coniugi furono convinti da Claire, la sorella di Mary, a recarsi nella dimora ginevrina del suo amante Lord Byron. Il tempo non generoso li costrinse a trascorrere gran parte del tempo nella residenza, leggendo storie di fantasmi e discutendo di galvanismo e darwinismo, e Byron propose di comporre loro stessi alcune storie di fantasmi. Sembra che Mary trascorse quasi in stato di trance tutto il giorno successivo, pensando e ripensando a tutte le discussioni di scienze naturali che avevano affrontato, quindi, in una sola notte, compose il racconto che successivamente, in Inghilterra, sarebbe diventato Frankenstein.
[nella stessa occasione, Byron produsse un breve frammento sul tema dei vampiri da cui Polidori trasse il primo romanzo del genere in lingua inglese, Il vampiro, a lungo erroneamente attribuito a Byron]
- L'espressione 'Il mostro di Frankenstein' ha dato vita all'errore popolare di considerare Frankenstein come il nome della creatura, errore peraltro incoraggiato da vari film e altre trasposizioni. In realtà la creatura non ha nessun nome, ma viene continuamente appellata con epiteti che connotano il carattere mostruoso e innaturale della sua esistenza.
Giudizio:
+3stelle+