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28 ottobre 2013

Speciale Premio Hugo: L'anno del contagio - Connie Willis

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L’anno del contagio, in lingua originale Doomsday Book, nel 1993 è riuscito ad aggiudicarsi non solo il Premio Hugo (ex aequo con Universo incostante  di Vernor Vinge), ma anche il Nebula e il premio Locus. Si tratta di un romanzo sul viaggio nel tempo ma, a differenza di molte altre opere che si occupano dello stesso argomento, il tema principale non ha nulla a che fare con i paradossi che si possono verificare quando si torna indietro nel tempo e si rischia di modificare la storia passata. L’anno del contagio fa parte di una serie di romanzi e racconti che ruotano attorno alla futura Facoltà di storia dell’Università di Oxford. Tutti tranne uno hanno vinto il doppio riconoscimento Hugo/Nebula.

Connie Willis (nome di penna di Constance Elaine Trimmer Willis) si è laureata in letteratura alla Northern Colorado University nel 1967, anno in cui ha sposato il fisico Courtney Willis. Il suo primo racconto pubblicato risale al 1970 e da allora ha pubblicato moltissimo tra racconti, novelle e romanzi. È una degli autori di fantascienza più blasonati del mondo: l’unica ad aver vinto ben 7 premi Nebula, oltre a una decina di Premi Hugo. In Italia molti dei suoi libri non sono stati tradotti, soprattutto i più recenti.

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.


La Recensione

Come già detto, Connie Williams è una pluripremiata autrice di fantascienza. Eppure, per poter leggere L’anno del contagio è necessario munirsi di una certa dose di pazienza e cercarne una copia in biblioteca o tra i libri usati: il libro, infatti, stampato dalla Editrice Nord negli anni Novanta, è attualmente fuori catalogo. Un vero peccato, perché si tratta davvero di un bel romanzo.
Negli anni Quaranta del XXI secolo il viaggio nel tempo è ampiamente utilizzato a fini accademici dopo essere stato abbandonato dalle aziende che lo avevano inventato, dopo la scoperta che la struttura del tempo è talmente resistente da rendere impossibile qualsiasi interferenza con gli eventi storici.
Gli storici, dunque, un po' come avverrà in Timeline di Michael Chrichton (scritto però successivamente, nel 1999) se ne servono per effettuare spedizioni nel periodo di loro interesse, per affiancare l’osservazione sul campo agli studi più tradizionali, come quelli archeologici.
Non tutti i viaggi sono però autorizzati nella prestigiosa facoltà di storia dell'Università di Oxford: alcune epoche sono considerate troppo pericolose perché vi possa mettere piede senza rischi, anche dopo aver seguito una meticolosa preparazione.
Anche il Medioevo è interamente soggetto a questo veto almeno finché, approfittando dell’assenza del preside di facoltà, il dipartimento di studi medievali riesce ad autorizzare i viaggi nel XIV secolo, considerato meno pericoloso degli altri, e invia sul campo una giovane ed entusiasta studentessa, Kivrin, a osservare la vita quotidiana in un piccolo insediamento, di cui la facoltà si sta occupando come sito archeologico, vent'anni prima che la peste faccia il suo ingresso in Inghilterra.
Dopo la partenza della ragazza, a Oxford si diffonde rapidamente una forma d’influenza che i vaccini e gli antivirali più moderni non riescono a fermare…
L’anno del contagio parla del viaggio nel tempo in modo molto originale: il tema centrale non sono i paradossi nel viaggio del tempo, ma la ciclicità delle vicende umane. Per vedere come l’umanità si comporterebbe durante l’Apocalisse, infatti, non serve immaginare scenari fantascientifici, basta osservare come si è sempre comportata quando pensava di trovarsi alle porte della fine del mondo, ad esempio, durante lo scoppio della Morte Nera in Europa.
La narrazione è puntigliosa e ricca di dettagli che, sono convinta, farebbero felice qualunque storico: per fare un esempio Kivrin, pur conoscendo la lingua, ha grandi difficoltà a farsi comprendere appena arrivata nel passato perché gli studi teorici non hanno interpretato correttamente la pronuncia dei vocaboli. Questo dettaglio è però anche la causa scatenante dell’unico vero difetto del romanzo: un’eccessiva lentezza nella prima parte, che non riesce a essere smorzata nemmeno dai continui salti temporali tra il passato e il presente a Oxford. Mentre i primi due terzi del libro servono, sostanzialmente, a farci affezionare a dei personaggi ben tratteggiati, ma un po’ stereotipati, tutta l’azione è concentrata nella parte finale e culmina con un finale un po’ brusco, che lascia il lettore a domandarsi quali siano state le conseguenze del viaggio di Kivrin.
L’anno del contagio rimane comunque un ottimo libro, che mi ha convinta ad approfondire la conoscenza con la sua autrice, mettendo nella lista delle mie future letture anche To say nothing of the dog.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro
  • Titolo: L'anno del contagio
  • Titolo originale: Doomsday Book
  • Autore: Connie Willis
  • Traduttore: Annarita Guarnieri
  • Editore: Editrice Nord
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • Collana: Cosmo Oro
  • ISBN:8842907723
  • Pagine: 574
  • Formato - Prezzo: Rilegato - Fuori catalogo

12 settembre 2013

Tutte le novità da Terry Brooks: dietro le quinte del Festivaletteratura

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Se qualcuno avesse raccontato alla ragazzina che circa 15 anni fa prese in mano La Spada di Shannara che un giorno avrebbe incontrato Terry Brooks e che avrebbe avuto occasione di mangiare addirittura una pizza con lui non ci avrebbe creduto. Eppure è esattamente quello che è accaduto sabato mattina, in una Mantova affollata di lettori, grazie alla disponibilità della casa editrice italiana dell’autore (Mondadori) e dei ragazzi di The Blue Divide, il suo portale italiano ufficiale, che ci hanno permesso di unirci al loro raduno in pizzeria.


Con oltre 50 romanzi all’attivo in poco più di 35 anni, Terry Brooks è uno dei più famosi e prolifici scrittori di fantasy del mondo; un ristretto manipolo di blogger e fan l’ha incontrato a Mantova in privato il giorno successivo al suo intervento al Festivaletteratura, dove ha presentato l’edizione italiana di I guardiani di Faerie, primo libro della nuova trilogia ambientata nelle Quattro Terre e intitolata Gli oscuri segreti di Shannara.
Nonostante sia ormai una leggenda vivente, Brooks è una persona davvero cordiale e molto loquace (ve lo immaginate uno scrittore famoso che si siede a tavola di fronte a voi e vi chiede se vi è piaciuta la pizza? Ecco, ho imparato che può succedere).
In oltre un’ora di chiacchierata ci siamo fatti raccontare quali siano i suoi progetti per il futuro e la sua opinione sull’evoluzione del genere fantasy, di cui è uno degli indiscussi capostipiti. Ma lui si sente responsabile della fortuna di un genere che è incredibilmente cresciuto dopo la pubblicazione nel 1977 di La Spada di Shannara ed è letteralmente esploso negli ultimi 15 anni? «Non mi prendo la responsabilità di nulla. Non è colpa mia» commenta ridendo «Sono stati il lavoro e la fiducia dell’editore che hanno creato la fortuna della Spada di Shannara».
Fortuna duratura, che ha portato alla scrittura di ben 30 romanzi legati a Shannara, saga ambientata in un mondo fantastico che non è altro che non la nostra Terra in un lontano futuro, dominato da una decisa contrapposizione tra magia e tecnologia.


Cosa ci dobbiamo aspettare dal romanzo appena pubblicato in Italia? A quanto pare, circa un secolo dopo gli eventi narrati nella trilogia de Il druido supremo di Shannara, gli abitanti delle Quattro Terre sono sempre più diffidenti nei confronti della magia e di coloro che la utilizzano. Per questo motivo i druidi devono trovare una nuova via per prosperare, che potrebbe scaturire dal ritrovamento delle perdute pietre degli Elfi…
Per sapere come andrà a finire dovremo però aspettare la pubblicazione degli altri due libri che chiudono la trilogia, Bloodfire Quest e Witch Wraith, entrambi pubblicati negli USA quest’anno e per i quali si sta cercando di velocizzare l’arrivo anche in Italia. La Mondadori dà la possibilità di leggere gratuitamente il primo capitolo de I guardiani di Faerie a questo indirizzo.

C’è ancora molto da dire su Shannara dopo oltre 35 anni dall’uscita del primo libro? A quanto pare sì: sono arrivo due romanzi autonomi (stand-alone) a cui Brooks sta già lavorando. L’uscita del primo dei due, The High Druid’s Blade, è prevista per marzo 2014 negli USA, mentre il secondo è ancora in fase di stesura. Dopodiché l’autore intende dedicarsi ad altri progetti: ci ha rivelato di avere in cantiere almeno un'altra storia, che avrà per protagonista una ragazza adolescente alle prese con una scelta difficile, che non avrà alcun legame con quello che ha scritto finora.
Forse una svolta verso la letteratura Young Adult, che l’autore americano legge con interesse, considerandolo un’evoluzione del suo genere insieme ad un filone più oscuro del fantasy, particolarmente sviluppato da nuovi autori britannici. Secondo Brooks, anche i romanzi young adult possono sviluppare temi che in realtà non sono adolescenziali, ma universali: «Se ci pensate i teenager non hanno mai pensato a se stessi come teenager. E ora leggere fantascienza è considerato accettabile anche per gli adulti».
Tra i libri che ci ha consigliato di leggere: Ship breaker di Paolo Bacigalupi (autore inedito in Italia, ma che ha già vinto un Premio Hugo nel 2010) e Matched di Ally Condie (che noi della Stamberga abbiamo recensito qui). Se questi consigli vi hanno ispirato potete sbirciare cos’altro c’è sul comodino di Terry Brooks sul suo profilo di Goodreads.

In arrivo nel prossimo futuro anche il film tratto da Magic Kingdom for Sale (Il magico regno di Landover), il cui progetto è ripartito, dopo il rifiuto da parte dell'autore di ben due screenplay, con l’ingaggio di un nuovo scrittore (Patrick Ness) e la conferma della partecipazione di Steve Carell. Sul piccolo schermo, invece, potrebbe approdare a breve Le pietre magiche di Shannara: una serie tv della durata totale di 13-15 ore totali che dovrebbe essere il più fedele possibile al romanzo originale, dato che Brooks si è riservato il controllo creativo, e che sarà diretta da un regista inglese che ha lavorato a una serie di film di successo e che si è offerto di lavorare alla prima stagione e dirigere il pilot.
L’autore si dice comunque “spaventato” dall’adattamento televisivo, essendo un convinto sostenitore della teoria per cui i libri sono sempre meglio dei film («Ho anche una maglietta con la scritta "The book was better". La indosso ogni volta che incontro qualcuno del mondo del cinema»), ma sembra fiducioso che la tv possa far scoprire le sue opere anche a nuovi lettori, come è già accaduto per Game of Thrones.

Per chiudere, una piccola curiosità: Le pietre magiche di Shannara, il romanzo da cui sarà tratta la serie tv e che lo stesso Terry Brooks considera come uno dei migliori della saga, in realtà ha avuto una genesi piuttosto accidentata. Pare infatti che l’editor incaricato di seguire l’autore lo abbia obbligato a riscrivere completamente le prime 400 pagine, eliminarne 200 nel mezzo e rimettere mano al finale per ben tre volte. All’inizio Brooks si risentì, «Ma alla fine aveva ragione: è così che si impara a scrivere. Purtroppo oggi è tutto molto più veloce e gli autori non ricevono più questo genere di addestramento: tutto deve essere economicamente produttivo» ha commentato con una punta d’amarezza. Un consiglio per gli scrittori esordienti? «Mai leggere le recensioni dei propri libri, soprattutto online».


Tutte le foto di questa pagina sono di Francesco De Rosa, su gentile concessione di ©The Blue Divide 2013

Articolo di Morwen

16 giugno 2013

Leggere Lolita a Teheran - Azar Nafisi

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I Contenuti

Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.

La Recensione di Morwen

Una premessa è doverosa: il libro si legge meglio se si conoscono le opere di cui si parla, che in ordine di apparizione sono: Lolita di Vladimir Vladimirovič Nabokov, Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, Daisy Miller di Henry James e Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.
Il libro è un curioso intreccio tra saggio letterario, diario e romanzo, che racconta le esperienze di lettura e condivisione della lettura di un gruppo di giovani donne (e, marginalmente, giovani uomini) nella Repubblica Islamica Iraniana durante il regime dell'ayatollah Khomeini.
Ogni parte, dedicata ad uno degli autori sopra elencati, ripercorre l'esperienza di lettura del romanzo in uno dei corsi tenuti dalla professoressa Nafisi, prima nelle aule universitarie e, in seguito, nel salotto della propria casa.

Ne emergono letture interessanti dei libri proposte, strettamente condizionate dalla vita e dalle idee delle proprie lettrici e dalla cultura iraniana e, al contempo, un'immagine della letteratura come via di uscita da un mondo soffocante e alienante, una sorta di rifugio in una dimensione parallela che aiuti a tutelare il diritto all'immaginazione di ciascuna persona.
Sullo sfondo la vita quotidiana nell'Iran delle classi agiate, dal ritorno dell'autrice nel paese nel 1979 dopo la conclusione dei suoi studi universitari in America, fino alla sua successiva ripartenza nel 1997.
Molto ben caratterizzati i personaggi delle brillanti allieve della Nafisi, costruiti, come ammette la stessa autrice, dalla giustapposizione di esperienze e caratteristiche di ragazze differenti, per tutelare l'anonimato di quelle che non hanno mai lasciato l'Iran. Un po' faticoso, invece, orientarsi nell'intreccio di aneddoti e letture, ostico per chi non conosce già la storia dell'Iran e che può creare una certa confusione nel lettore.

Un libro a mio parere non bellissimo, ma che offre spunti di riflessione molto interessanti.


Giudizio
+4stelle+ 

La Recensione di Valeria Pinna
“Vivere nella Repubblica dell'Iran è come fare sesso con un uomo che ti disgusta.”
In questo romanzo, per me bellissimo, Azar Nafisi racconta la sua esperienza di vita e di insegnamento in Iran, nel particolare e terribile periodo dell'instaurazione del regime dell'ayatollah Khomeini, fondamentalista islamico, e della guerra contro l'Iraq, negli anni '80.
Nata a Teheran, dopo aver compiuto gli studi di letterature straniere in Inghilterra e negli Usa, la scrittrice decide di tornare nel proprio paese natale, di non scappare, al contrario di molti altri intellettuali, ma di proseguire quella che sente la sua missione, la resistenza al regime tramite l'insegnamento.
Khomeini in breve tempo crea un regime di censura totale che limita le libertà e i diritti dei singoli incidendo in modo profondo sulle vite private di tutti i cittadini, in particolare delle donne. Costrette a portare il velo, a girare accompagnate sempre da qualche membro maschile della famiglia, non hanno neanche la libertà di sorridere in pubblico, di stringere la mano a qualcuno che sia di sesso opposto, di ricrearsi con un minimo divertimento.
Gli slogan più diffusi sono quelli che proclamano “morte all'America e all'occidente”, sono banditi tutti i modi di vivere all'occidentale, le università vengono totalmente islamizzate e le librerie sono costrette a chiudere perché quasi tutti i libri sono bollati come osceni e immorali.
Azar, come molti dei suoi colleghi, viene espulsa dall'università di Teheran, a causa del suo rifiuto a voler indossare il velo e dei suoi corsi orientati all'insegnamento della letteratura inglese e americana. Nel frattempo continua a leggere e si occupa dei figli e del marito, mentre che la città viene bombardata incessantemente durante il giorno e la notte.
Ma non ha dimenticato i suoi alunni né la sua missione.
Decide infatti di organizzare dei seminari segreti, che si tengono il giovedì mattina a casa sua, per i quali sono invitate sette delle sue migliori studentesse.
In questi incontri si leggono romanzi e si discute di letteratura e delle più importanti eroine dei romanzi. Le scelte e i pensieri di Lolita, di Daisy Miller, di Gatsby, di Elizabeth Bennet vengono riletti e interpretati in modo particolare, alla luce delle personali vicende delle ragazze e dell'insegnante e della situazione tragica dell'Iran. Ecco allora che cosa vuol dire leggere Lolita a Teheran, trasmettere le opere migliori della letteratura occidentale in un altro contesto.
Si sentono infatti come Lolita, rapita da Humbert Humbert e privata del fiore dei suoi anni, come Gatsby vedono infranti i loro sogni, ma sanno essere seduttive come Daisy o diffidenti e orgogliose come Elizabeth.
Sebbene all'esterno indossino lo chador, che cerca di rendere uguali tutte le donne, di privarle della loro personalità e della loro femminilità, nel salotto dell'insegnante ognuna mostra il proprio carattere e trova il coraggio di esprimersi liberamente, di rivelare le proprie paure e i propri sogni: Azin viene picchiata dal marito ma non può sperare nel divorzio perché i giudici islamici assegnano sempre i figli il marito; Sanaz è fidanzata da moltissimi anni e deve sposarsi in Turchia, ma sono anni che lei e il fidanzato non si vedono più; Nassrin ha passato cinque anni in prigione per alcuni suoi comportamenti ritenuti poco consoni dal regime, e così via.

L'ho trovato un romanzo davvero interessante, nel quale l'autrice ha rielaborato, con una prosa elegante e scorrevole, quadro storico, vicende personali e discussioni letterarie facendo una sorta di diario–racconto del decennio di guerra e dittatura vissuto nell'Iran.


Giudizio
+4stelle+

Dettagli del libro


  • Titolo: Leggere Lolita a Teheran
  • Titolo originale: Reading Lolita in Tehran: A Memoir in Books
  • Autore: Azar Nafisi
  • Traduttore: Serrai R.
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Gli Adelphi
  • ISBN-13: 9788845921544
  • Pagine: 379
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,00 Euro

20 maggio 2013

Le porte di Arcadia - Andrea Giusto

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I Contenuti

Don Julian de Silva è un Hidalgo nella Spagna del XVII secolo. Conduce una vita modesta nella casa in rovina dei suoi antenati guadagnandosi da vivere con “lavori” che in pochi oserebbero accettare. L’Ordine di cui un tempo faceva parte lo ha disconosciuto, l’Inquisizione non attende che un suo passo falso. Un individuo che ha visto e sentito troppo, in molti lo vorrebbero morto. Ed è un Mago. Miriel è la fedele compagna di Don Julian, la sua assistente, la cosa più vicina ad una famiglia che abbia mai avuto. Lo accompagna nel suo lavoro, difendendolo dai pericoli. Ed è alla ricerca di risposte su sé stessa. Perché Miriel è una Ferale. Un mostro odiato da tutti per il semplice fatto di esistere. Il ritrovamento di un misterioso reperto nel Nuovo Mondo rischia di portare alla luce un segreto dimenticato, qualcosa che in troppi vogliono tenere nascosto. E per il quale altri sono disposti a uccidere. Travolti dagli eventi e bollati come eretici e traditori, la scelta per i due è una sola. Arrivare alla verità, o morire nel tentativo.


La Recensione

Il fantasy storico e i romanzi ucronici non sono una novità e ne sono una prova sia il bellissimo Jonathan Strange & il Signor Norrell di Susanna Clarke sia l’originale Il drago di sua maestà di Naomi Novik, per far soltanto due esempi, ma fa sempre piacere imbattersi in un autore, soprattutto se italiano, che cerca di stare alla larga dal canonico triangolo elfi-nani-medioevo fantastico, dai personaggi statici e monocolori e dai cliché più abusati di un genere che ha ricevuto sempre più attenzione (e spazio sugli scaffali delle librerie) a partire dalla trasposizione cinematografica de Il Signore degli Anelli.

Andrea Giusto ci porta nella Spagna del XVII secolo, in un mondo in cui la magia è risorsa rara e preziosa e soggetta a uno stretto controllo sia da parte dell’Ordine, a cui tutti i maghi devono appartenere per poter esercitare il proprio dono, sia da parte della cattolicissima Corona spagnola, sempre più soggetta, a causa della contingenza politica, allo strapotere dell’Inquisizione, deputata a salvaguardare l’ortodossia di tutti i rami della conoscenza umana, compresa, appunto, la stessa arte magica. Gli esseri umani non sono l’unico popolo diffuso in Europa: ci sono anche gli Alfar, perfettamente integrati all'interno della società umana e più frequentemente dotati del dono della magia, e i Ferali, creature a metà tra bestie e uomini, disprezzati da tutti, che vivono in formazioni tribali nomadi e si tengono il più possibile lontani dalle città. L’esplorazione del Nuovo Mondo nei decenni passati ha portato all'apertura degli orizzonti della pratica magica, ingessata per secoli dai dettami dell’Ordine e da una rigida istruzione impartita ai nuovi apprendisti e alle nuove apprendiste da parte dell’Accademia, luogo deputato alla formazione dei nuovi maghi. Un grosso scandalo, provocato dall'utilizzo di artefatti riportati dal Nuovo Mondo, ha scosso l'Ordine dei Maghi dall'interno e provocato l'espulsione di alcuni membri. All'interno di questo quadro si muove Don Julian De Silva, mago castigliano scomunicato dall'Ordine, che presta illegalmente per denaro la sua opera a chi per qualche ragione non può rivolgersi ai maghi ufficiali. Proprio uno di questi incarichi, all'apparenza banale, lo porterà a riaprire i contatti con il proprio passato e quello di Miriel, la giovane Ferale che Don Julian ha cresciuto e che lo accompagna e lo difende dai pericoli della strada.
L’ambientazione è senz'altro il pregio principale di questo breve romanzo: gli elementi fantastici si integrano in modo credibile e con quelli storici, creando una felice mescolanza di caratteristiche. Ad esempio, è immediatamente chiaro che gli Alfar, se pure modellati sugli elfi tolkeniani per tutta una serie di caratteristiche (tra cui la longevità e la predisposizione alla magia), hanno molti elementi di contatto con gli Ebrei di Spagna; i Ferali, d'altro canto, condividono la stessa struttura sociale, e la stessa emarginazione, dei gitani. La cura che l’autore ha messo nel realizzare un mondo credibile è evidente anche nella realizzazione di una Breve cronologia del Vecchio Mondo, posta in fondo al libro, che ricostruisce la storia dei tre popoli in Spagna dalla preistoria a pochi anni prima dell’inizio delle vicende narrate.
I personaggi si muovono secondo sentimenti e motivazioni credibili, ma non sempre manifestati al lettore. Uno stile di narrazione improntato più sull'azione che sull'approfondimento psicologico, infatti, impedisce una reale empatia tra chi legge e i protagonisti del romanzo, con esiti alterni: mentre è facile immedesimarsi nella giovane Miriel, Don Julian resta un enigma e l'altro personaggio femminile di rilievo del romanzo, la Magistra dell'Accademia, Doña Irene, è appena tratteggiata. Si tratta, probabilmente, di un difetto dovuto anche alla brevità del romanzo, forse una delle pecche più grosse. Il mondo è talmente ricco e la trama talmente articolata che si ha la sensazione che ogni paragrafo sia necessario, ma quando l’azione entra nel vivo e le rivelazioni si affastellano si ha la sensazione che la storia sia troncata, più che portata a termine e che ci sia stato un eccessivo lavoro di lima per portare il finale, lasciato comunque aperto a eventuali seguiti, ad una chiusura. A parte questo, il racconto scorre via rapido, tanto che l'ho divorato nello spazio di poche ore.
Qualche parola va poi spesa per l’edizione in ebook: è estremamente curata anche in dettagli che talvolta sono ignorati dalle case editrici più grandi, come l’utilizzo di link funzionanti per la consultazione delle note e l’impaginazione che consente una lettura scorrevole e non faticosa anche su schermi più piccoli di un tablet da 10 pollici. Menzione d’onore anche alle illustrazioni: anche se sono senz'altro più godibili a colori, possono essere visualizzate su e-ink senza eccessive perdite di qualità e arricchiscono le pagine, pur virtuali, del libro. È un peccato, però, che il nome dell'illustratore non compaia da nessuna parte: una dimenticanza che spero gli editori vogliano rimediare al più presto.
Le porte di Arcadia è comunque una bella prova, sia dell’autore, che mi auguro continui a scrivere questa e altre storie, sia dell’editore, che offre un prodotto curato a un prezzo decisamente accessibile.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro
  • Titolo: Le porte di Arcadia
  • Autore: Andrea Giusto
  • Editore: Eterea Comics & Books
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Chimere
  • ISBN-13: 9788890871108
  • Pagine: 144
  • Formato - Prezzo: Ebook - 4,99 Euro

09 aprile 2013

L'arte di leggere nei ritagli di tempo - Parte I

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Diciamocelo, il sogno di tutti sarebbe di poter leggere adagiati in poltrona come la Lettrice di Gioacchino Toma. Spalle su un comodo cuscino, pensieri assorbiti dalle pagine e magari qualcosa di buono a portata di mano per quando si avverte un certo languorino.

Purtroppo, una tale idilliaca condizione è sempre più rara per chi lavora a tempo pieno e ha poche ore libere da dedicare alla lettura, che spesso finisce confinata a quella mezz’oretta sotto le coperte prima che il sonno dia il colpo di grazia a una giornata impegnativa.

Come si può dunque rimediare a questa cronica mancanza di tempo senza rinunciare ai libri? Si legge nei ritagli di tempo e si diventa un po’ creativi.


1. Leggere sui mezzi pubblici

I mezzi pubblici (metropolitana, treno, tram e, se siete fortunati e non soffrite di chinetosi anche gli autobus) sono uno dei luoghi classici della lettura rubata, tant'è che esistono racconti appositamente suddivisi in fermate, come ad esempio quelli pubblicati in occasione della manifestazione Subway-letteratura che si possono trovare nelle metropolitane di alcune città italiane. 
Il treno, soprattutto quando si viagga a lungo e si dispone di un comodo sedile, è senz'altro il migliore dei mezzi pubblici per leggere, meglio se si riesce a isolarsi acusticamente da eventuali disturbatori rumorosi presenti nelle vicinanze. 

Si può però leggere anche durante tragitti più brevi e stando in piedi, come sulla metropolitana (o sul tram). Ciò, però, non autorizza ad appoggiare il libro sulla testa di un malcapitato passeggero di statura più bassa (sì, tizio che l’altra mattina pretendeva di leggere The Dome in edizione cartonata all'ora di punta, dico a te). Utilizzare un eReader (o un tablet, per chi sopporta di leggere su schermo retroilluminato) può essere di grande aiuto quando si sta pigiati come sardine o quando il libro supera le 500 pagine, anche se questo diminuisce la soddisfazione altrui di sbirciare cosa leggono i propri vicini e, magari, di raccontarlo in un blog come Libri in metro


2. Leggere durante gli spostamenti con altri mezzi

No, non vi sto consigliando di leggere mentre guidate l’auto, la bici o il motorino. In realtà non vi sto consigliando nemmeno di leggere in senso stretto, ma perché non approfittare del tempo che dovete passare in coda nel traffico ascoltando un audiolibro?
Tanto più che sul web se ne trovano anche di gratuiti: RAI Radio3 mette a disposizione per il download i podcast della propria trasmissione Ad alta voce e anche su LiberLiber si possono trovare una cinquantina di registrazioni, per lo più di classici.
C’è anche chi legge camminando, un’operazione che richiede un po’ di coordinazione, sprezzo del pericolo e molta pazienza per le continue interruzioni.
Un po’ troppo avventuroso? Forse no, stando a questa breve guida al readwalking (in inglese).

E voi?
Riuscite a leggere durante gli spostamenti?



Articolo di Morwen
The photo is © 2012 vonderauvisuals used under a Creative Commons Attribution license


08 marzo 2013

George R.R.Martin: un confronto tra lettori ed editore

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Buone notizie per gli amanti di George R.R.Martin e per i cultori del fantasy in generale: il grande successo di A Game of Thrones, la serie tv dell’HBO ispirata alle Cronache del ghiaccio e del fuoco e trasmessa in Italia da Sky Cinema, ha dato la spinta finale non solo all'esplosione del fenomeno Martin anche in Italia (l’autore americano, nel 2012, è risultato campione di vendite nel settore dei tascabili), ma anche a un processo che ha avuto origine più di 10 anni fa con la trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli e che ha portato la letteratura fantasy a scavarsi una nicchia sempre più grande sugli scaffali delle librerie e delle case del grande pubblico. 
Sergio Altieri, traduttore
delle Cronache in italiano
Ora la Mondadori, editrice italiana delle Cronache, si propone di cavalcare il fenomeno, ristrutturando l’opera di Martin già in catalogo e rendendo disponibili altri libri di quest’autore che sono ancora inediti in Italia. Questo è quanto emerso da un incontro avvenuto lunedì fra chi si occupa del settore fantasy in Mondadori e alcuni fra i blogger che più hanno seguito il fenomeno Martin in questi anni, tra cui noi della Stamberga. Special guest star nientemeno che Sergio (Alan D.) Altieri, lo storico traduttore delle Cronache in italiano. 
L'incontro, proposto dalla stessa casa editrice, si è rivelato un piacevole confronto a ruota libera in cui non solo ci sono state presentate alcune succose anteprime, ma è stato dato ampio spazio alle nostre proposte e alle nostre critiche, scaricate soprattutto sulle spalle del povero Altieri che, per fortuna, le spalle le ha forti e ha accolto con ironia e eleganza le minacce di morte arrivategli dai lettori più puntigliosi (in alcuni casi, a nostro parere, un po’ troppo puntigliosi).
Abbiamo così potuto farci raccontare alcuni retroscena della prima edizione de Il Trono di Spade in Italia, nell’ormai lontano 1999 e il perché di alcune scelte che si sono attirate le maledizioni dei fan italiani per gli anni a venire.
La prima edizione de Il trono di spade
divisa in due volumi
Ad esempio: perché i volumi originali sono stati frantumati in volumi italiani più piccoli causando negli anni a venire confusione sulla successione dei titoli e un notevole aggravio sulle tasche del lettore italiano (che si è trovato a spendere più del doppio del lettore americano)? La risposta è abbastanza banale: nel 1998, anno in cui è stata progettata l’edizione delle Cronache, nessuno si aspettava di riuscire a vendere un romanzo di quasi 900 pagine, per di più appartenente a un sottogenere letterario poco frequentato dal pubblico italiano e che, per giunta, era solo l’apertura di una saga la cui ampiezza progettata era, al momento, sconosciuta allo stesso autore. Martin stesso, pare, benedisse quindi la suddivisione e collaborò ai lavori di questa prima edizione.
La traduzione fu affidata ad Altieri, che allora si occupava di thriller e aveva molta più dimestichezza con le sceneggiature che con i romanzi fantasy. A questa sua inesperienza e all’indipendenza di chi traduce, perché tradurre non è “mettere parole in fila una dietro all’altra”, attribuisce alcune scelte discutibili di adattamento dei primi volumi, tra cui l’ormai celebre scambio di un cervo con un unicorno in uno dei primi capitoli (non ci soffermeremo qui sulla questione dell’unicorno, già ampiamente discussa in qualunque angolo del web colonizzato dai fan delle Cronache, anche per risparmiare gli spoiler a chi ancora i libri non li ha letti).
Pare ci sia stata addirittura una disputa su come adattare il termine direwolf: alla fine l’ha spuntata “metalupi”, ma abbiamo corso il rischio di imbatterci in “superlupi” o “megalupi”. Anche la scelta dei titoli supplementari (necessari dopo lo spezzettamento dei libri originali) è farina del sacco di Altieri, che dice di aver cercato di mettere a fuoco l’argomento principale di ogni frazione di romanzo. Un’operazione estremamente delicata, il cui risultato non ha sempre convinto i fan.
Ora che abbiamo stimolato per bene la vostra curiosità, passiamo quindi a raccontarvi le novità che la Mondadori ha in progetto per noi. Partiamo ovviamente dalle Cronache avvertendo che i lettori di lungo corso che hanno seguito la saga nella sua prima edizione per la collana Omnibus(o nella sua ristampa economica negli Oscar) non si devono preoccupare. La Mondadori proseguirà la pubblicazione dei nuovi volumi che usciranno nel consueto formato, di modo che quando ammirerete la vostra collezione sullo scaffale potrete vedere un’opera omogenea. Questo significa, ovviamente, che si proseguirà anche con la divisione dei volumi originali in più parti (già tre quelle ipotizzate per il futuro Winds of Winter, anche se non si hanno notizie certe sulla sua estensione), mentre a novembre arriverà in versione tascabile per gli Oscar La danza dei draghi, terza parte di A dance with dragons, pubblicata in copertina rigida per Omnibus l'anno scorso.
La copertina dell'edizione
"unita" de Il trono di spade vol.1
In parallelo, però, andrà avanti anche la riedizione dell'intera saga nel rispetto del formato originale avviata nel 2011 al traino della serie televisiva con la pubblicazione de "Il trono di spade. Il trono di spade, Il grande inverno”, seguito nel 2012 da "Il trono di spade. Il regno dei lupi, La regina dei draghi”. Ad aprile di quest'anno arriverà quindi in libreria il terzo volume "Il trono di spade. Tempesta di spade, I fiumi della guerra, Il portale delle tenebre".
La medesima edizione, ma rivestita di una nuova copertina rigida nera decorata con gli stemmi delle casate della saga, ha fatto capolino sugli scaffali lo scorso Natale: è la cosiddetta versione Deluxe, il cui secondo volume uscirà sempre ad aprile 2013. Ci sarebbe piaciuta un’edizione che offrisse oltre alla copertina rigida del materiale aggiuntivo (magari delle illustrazioni?), ma, soprattutto, un testo che recepisse le segnalazioni fatte dai lettori a Mondadori nel corso degli anni. Ad una rapida verifica, invece, non sembrano esserci state modifiche: il famigerato unicorno è ancora saldamente al suo posto.
Si interromperanno, invece, sia la pubblicazione de Le cronache del ghiaccio e del fuoco - Raccolta completa, che raccoglieva in un unico oggetto contundente da 1600 pagine i primi due romanzi americani (quattro italiani), e l’edizione uscita per Urania nella collana Le grandi saghe fantasy, la prima a tentare il ritorno alla cadenza dei volumi originali nell’ormai lontano 2007. 
L'edizione "deluxe" del primo
volume de Il trono di spade
E se tutta questa carta vi ha finora scoraggiato, sappiate che a breve saranno disponibili anche gli ebook dell’intera saga: sono stati infatti acquisiti i diritti necessari alla loro pubblicazione. Restiamo in attesa, a questo punto, di verificare se nelle prossime edizioni il testo sarà effettivamente rimesso a nuovo e se saranno messi in pratica i consigli che noi blogger abbiamo fornito alla casa editrice per quanto riguarda gli spoiler a sorpresa in cui l’incauto lettore può imbattersi mentre legge la quarta di copertina o le appendici.
P
er chi invece non ha proprio voglia di rileggersi le oltre novemila pagine finora disponibili ci potrebbero essere in futuro delle interessanti novità, come la traduzione italiana della raccolta di mappe di Westeros, uscita a ottobre 2012 negli USA per Bantam Books. Inoltre, i responsabili di Mondadori hanno espresso interesse per il progetto che il vecchio George sta preparando con alcuni collaboratori: una sorta di enciclopedia che dovrebbe racchiudere tutto lo scibile sul mondo delle Cronache, arricchito da materiale inedito sulla storia e gli eventi antecedenti ai libri.
E se di questi articoli da collezione vi importa poco e tutto ciò che desiderate è potervi immergere in altre storie legate alla saga, sappiate che potrebbe presto esserci un’antologia in italiano dei racconti "minori" ambientati a Westeros e finora arrivati solo parzialmente nelle nostre librerie. Si tratta di: Blood of the Dragon (1999, in I Premi Hugo 1995-1998, Editrice Nord, Milano), The Hedge Knight (Il cavaliere errante. Una storia dei Sette Regni tr. Francesco Di Foggia, 2002, in Legends Vol. II, Sperling and Kupfer, Milano), Path of the Dragon (2000, inedito), 2003 The Arms of the Kraken (2003, inedito). 

Abbiamo accennato però anche alle altre opere di Martin, che nasce in realtà come autore di fantascienza. L'anno scorso Rizzoli ha pubblicato i primi due libri della raccolta di racconti Wild Cards (peraltro scegliendo una copertina in stile Twilight raccapricciante e assolutamente inadatta all'opera), di cui il buon George è curatore e parzialmente autore. Mondadori intende ripubblicare a partire da giugno questi due volumi in una nuova traduzione rilanciando con in terzo e il quarto della serie, inediti in Italia. Abbiamo avuto l'onore di vedere un'anteprima delle copertine, che ci è sembrata decisamente accattivante e che speriamo sia scelta come definitiva.
Altra graditissima sorpresa è l'annuncio della prossima pubblicazione di Tuf Voyaging, un di ciclo sette racconti di fantascienza scritti da Martin in periodi diversi a partire dal 1987, che hanno in comune lo stesso protagonista, Haviland Tuf, mercante intergalattico in sovrappeso, vegetariano e amante dei gatti. La saga finora non è mai stata tradotta in Italia e potrebbe arrivare finalmente nelle nostre librerie a partire da settembre.

Wild Cards series in Italiano
  • Wild Card. L'origine (Wild Cards, Bantam Books, 1987) Rizzoli 2010 - Mondadori giugno 2013
  • Wild Card. L'invasione (Aces Highs, Bantam Books, 1987), Rizzoli 2012 - Mondadori giugno 2013
  • Wild Card. L'assalto (Joker Wild, Bantam Books, 1987) Mondadori giugno 2013
  • Wild Card. La missione  (Aces Abroad, Bantam Books, 1988) Mondadori giugno 2013
Tuf Voyaging (Tuf Voyaging, Baen Books 1987) - previsto in italiano a settembre 2013 per Gli Oscar Bestseller Mondadori
  • The Plague Star
  • Loaves and Fishes
  • Guardians
  •  Second Helpings (Il Collezionista)
  • A Beast for Norn
  • Call Him Moses
  • Manna From Heaven (Manna dal Cielo)
Articolo di Morwen e Valetta

 

30 gennaio 2013

Reale Virtuale - Viviana Picchiarelli

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I Contenuti

Dieci storie e altrettanti ritratti di donne. Racconti ironici e dissacranti, drammatici e nostalgici, in cui la tecnologia è una presenza talvolta discreta, talvolta ingombrante, paurosamente vitale o realisticamente accessoria. È strumento di lavoro, possibilità di incontro, canale di informazioni, opportunità di confronto, mezzo di evasione. E queste dieci donne ne vivono, per dovere, per piacere o per semplice caso, tutte le trappole così come tutti i vantaggi, intrecciandovi le proprie storie che, comunque, in definitiva, sono anche le nostre.

La Recensione

Dieci brevi ritratti di donne contemporanee, diverse per età e abitudini, ma accomunate tutte dalla voce della loro autrice. Potrebbe sembrare un appunto negativo, ma in realtà non lo è: la prosa di Viviana Picchiarelli è capace di toccare toni e corde differenti, passando da un racconto all’altro attraverso vari registri: ironico, drammatico, didascalico e malinconico, in perfetto accordo con la vicenda narrata. Mi sono trovata a sorridere davanti ai tentativi della protagonista di Grasso che cola di creare un blog per condividere con il mondo le proprie ambizioni dimagranti e a immedesimarmi nella giovane libraia dai capelli rossi che sbircia di nascosto le abitudini dei lettori-clienti in Emozioni di carta (forse, tra tutti, il racconto più riuscito).
Ho apprezzato la scelta degli aforismi che introducono ciascun racconto, capace di spaziare dalla comicità pop di Geppi Cucciari alla classicità di Esopo, da un abituée dei frasari come Oscar Wilde alla tennista Martina Navratilova: mi sembra una spia della volontà di trarre ispirazione dal maggior numero possibile di fonti, per dare ancora più spessore ai racconti di vita quotidiana.
C’è però un rovescio della medaglia: nonostante si tratti di un libro ben scritto, che si legge con piacere, se non ci si prende una pausa tra un racconto e l’altro alternandolo ad altri tipi di lettura si ha l’impressione di trovarsi davanti a un'unica donna che vive tutti i racconti, una donna che ha studiato (o studia) discipline umanistiche e si trova catapultata di volta in volta in vite differenti, ma tutte ugualmente precarie, fragili, solitarie e prive di figure maschili che riescano a lasciare un segno positivo del proprio passaggio.
Questo ci porta a quello che secondo me è il vero punto debole di una raccolta di racconti che, stando alla prefazione, dovrebbe essere (anche) un excursus sul digitale al femminile: le protagoniste sono tutte utenti occasionali e impacciate della rete e della tecnologia; frequentano un orizzonte ristretto, che comprende Facebook, qualche blog, i più comuni strumenti di lavoro online (come l’email e i siti di annunci). Il web, insomma, vissuto come fuga da una situazione personale difficile o noiosa o, tuttalpiù, come strumento di lavoro malvolentieri utilizzato. Così la protagonista di Chi ha paura del pannolino? consulta in pausa pranzo i mommy blog, ma senza interagire con le community che vengono solitamente a crearsi online sull'argomento, mentre quella di Grasso che cola non riesce a vincere, oltre ai propri limiti personali, l'indecisione nella scelta di una piattaforma per l'apertura del proprio blog senza l'assistenza del fratello tecnologicamente più esperto.
E si prosegue così: donne che fanno aprire la pagina di Facebook aziendale dalla nipote della socia, che preferiscono comunque carta e pennarelli colorati ai programmi di videoscrittura, che condividono su Facebook pezzi della propria anima e si stupiscono di non aver impostato i filtri della privacy in modo da tutelarsi dagli occhi indiscreti degli estranei. Nessuna sistemista, professionista del web, nemmeno una vera blogger o una semplice appassionata di nuove tecnologie. Figure soltanto tratteggiate, queste, che compaiono solo di sfuggita e non sono mai al centro della storia. È realmente così sconfortante il rapporto tra le donne italiane e la tecnologia? Forse sì, ma mi sarebbe piaciuto vedere descritta dalla bella scrittura di quest'autrice anche il ritratto di una o più donne a proprio agio con la rete e le sue potenzialità.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro
  • Titolo: Reale Virtuale - Ritratti di donne nell'era digitale
  • Autore: Viviana Picchiarelli
  • Editore: Bertoni Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Women @ work
  • ISBN-13: 9788897593035
  • Pagine: 201
  • Formato - Prezzo: 12.00 Euro

09 dicembre 2012

Dal libro al film: Blade Runner

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Cos’hanno in comune tra loro il romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick e la più celebre trasposizione cinematografica Blade Runner di Ridley Scott?

Una delle edizioni italiane
La risposta potrebbe stupire: a parte l’ossatura della trama e la concordanza sui nomi dei personaggi, si tratta di due opere molto diverse, ognuna figlia del proprio tempo.

In Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) è il 1992 e siamo a San Francisco. Un’enorme guerra nucleare ha quasi distrutto la Terra e molte delle sue forme di vita, lasciando dietro di sé città desertificate e contaminate dalle radiazioni. Quasi ogni forma animale è estinta e gli esseri umani sopravvissuti subiscono gli effetti delle radiazioni, che si manifestano in mutazioni dei propri geni. La popolazione terrestre è quasi interamente migrata nelle colonie extramondo, dove l’ONU ha offerto a ciascuno come incentivo la possibilità di avere un servitore androide prodotto dalle Industrie Rosen.
La locandina del film
In un mondo in cui non possedere un animale vero e non elettrico è uno stigma sociale, il cacciatore di taglie Rick Deckard accetta l’incarico di ritirare sei androidi fuggiti sulla Terra per potersi permettere il lusso di comprare un vero animale organico e riuscire così a dare un senso alla propria vita e a quella della moglie Iran, una donna depressa diventata fervente seguace del Mercieresimo, un culto che prevede la condivisione empatica tra tutti i fedeli delle sofferenze di un tale William Mercer.

In Blade Runner (1982) siamo a Los Angeles ed è il 2019. L’inquinamento e il sovraffollamento stanno rendendo il pianeta Terra invivibile, spingendo la gente ad emigrare nelle colonie extraterresti. L’ex agente di polizia Rick Deckard (Harrison Ford) accetta con riluttanza l’incarico di ritirare alcuni pericolosi replicanti fuggiti illegalmente sulla Terra. I replicanti, che hanno un’aspettativa di vita molto breve, mirano a raggiungere la Tyrell Corporation guidati dal carismatico replicante-soldato Roy Batty (Rutger Hauer) per estendere la durata della propria vita.

Già a questo punto si possono notare alcune differenze: la Terra, che nel romanzo era un deserto radioattivo (figlio della paura di una guerra nucleare, uno dei principali terrori del periodo della Guerra Fredda e degli anni Sessanta in particolare), nel film diventa un luogo sporco e sovraffollato e il protagonista, che nel libro sembra un grigio e triste dipendente statale (un po’ come i guardiani de I Guardiani del Destino, un altro racconto di Dick), è la versione cyberpunk dell'investigatore che popolava i vecchi film noir di Hollywood.

Blade Runner sorvola volontariamente su alcuni di quelli che Dick considerava probabilmente i temi forti del proprio racconto: la religione e l’empatia verso gli animali come metro per definire l’umanità e stabilire il limite oltre cui è eticamente accettabile terminare una macchina, per concentrarsi invece su alcuni spunti narrativi solo accennati nel romanzo e rapidamente liquidati (cosa distingue un essere umano da un replicante che non sa di esserlo? Il protagonista è un vero essere umano o un replicante riprogrammato?).

Così mentre la Rachel del libro sa di essere un androide e usa il suo potere seduttivo per distrarre Deckard dalla sua missione e danneggiarlo il più possibile, quella del film tenta di venire a patti con la rivelazione di essere una replicante pur continuando a sentirsi umana.
In effetti, tutti gli androidi di Ma gli androidi sognano pecore elettriche? sono più simili a elettrodomestici che a robot dotati di intelligenza artificiale: freddi e calcolatori, non hanno mai un moto di pietà o di compassione, né sono in grado di comprenderla. Sono tutti virtualmente identici e intrappolati negli stessi processi di ragionamento logico. A rimarcare questo concetto, nel romanzo Rachel e Pris sono identiche, fisicamente e mentalmente, essendo due esemplari di uno stesso modello, mentre nel film si tratta di due individui (e due personalità) completamente differenti.
I replicanti di Blade Runner, sono mossi dal desiderio di confrontarsi con il proprio creatore e decisamente più vitali dei veri esseri umani (che ci vengono mostrati tutti come feriti, fragili o malati).

Conclusioni quasi opposte, dunque, con 20 anni di storia scivolati tra l'uscita del libro e quella del film.

I replicanti Pris (Daryl Hannah) e Roy (Rutger Hauer)
È innegabile, però, che Blade Runner abbia una marcia in più: la sua ambientazione coinvolgente, buia e studiata nei minimi dettagli (il realistico miscuglio del cityspeak, la lingua parlata nel film per le strade di Los Angeles) ha contribuito a plasmare il modo con cui ancora oggi ci approcciamo alla fantascienza, diventando la fonte e l’ispirazione anche per altri film, serie televisive (Battlestar Galactica), serie animate (Ghost in the shell) e videogiochi (uno su tutti, Deus Ex).

Quasi obbligatoria, quindi, la visione di Blade Runner, meglio se nel Final Cut fatto da Ridley Scott nel 2007, l'unica versione su cui il regista abbia avuto il definitivo controllo: uno dei pochi casi in cui il film supera nettamente il libro da cui è stato tratto.


Il trailer del Final Cut (in inglese)

Articolo di Morwen

16 ottobre 2012

Paper Towns - John Green

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I Contenuti

Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo Roth Spiegelman. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembrava essersi spezzato, ma alla vigilia del diploma Margo appare all'improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile. Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l'hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima.

La Recensione

John Green è un autore di libri per ragazzi, diventato famoso nel web statunitense per un progetto realizzato con il fratello Hank nel 2007: Brotherhood 2.0 un vlog a quattro mani che ha sostituito per un anno tutte le comunicazioni scritte tra i due fratelli. Da allora i due hanno conquistato sempre più seguito: il loro canale Youtube, costantemente aggiornato, ha più di 750.000 iscritti.

Non avevo la minima idea di chi fosse John Green finché un’amica non me l’ha consigliato e mi ha prestato Paper Towns (pubblicato in Italia da Rizzoli nel 2009 come Città di carta). Paper Towns è un bel romanzo su come nell'adolescenza si vedano la vita, l'amore, le apparenze e l'idea che la nostra mente si costruisce di fatti e persone che, alla fine, consciamo solo superficialmente.

Quentin, detto Q, è un diciottenne abitudinario e riservato, con due genitori psicoterapeuti e un piccolo, ma confortante gruppo di amici che fa capo alla banda della scuola. Margo, invece, è la regina indiscussa del liceo: amici popolari, un fidanzato bellissimo che gioca a football, il fascino ribelle di chi è scappato di casa più volte per raggiungere luoghi leggendari. Difficile immaginare due mondi più distanti, nella gerarchia sociale che governa le high school americane della narrativa (ma sospetto anche quelle reali). Eppure, quando Margo decide di scomparire senza lasciare traccia è proprio al vecchio amico d’infanzia che lascia piccoli indizi. Temendo che la ragazza abbia deciso di farla finita, Quentin cerca di ripercorrerne i passi, alla ricerca non più della bella reginetta della scuola, ma della vera Margo.

Yes. The fundamental mistake I had always made — and that she had, in fairness, always led me to make — was this: Margo was not a miracle. She was not an adventure. She was not a fine and precious thing. She was a girl.
Un romanzo ironico e divertente, che si legge tutto d’un fiato, tra teatrali vendette, ragazzi con l’hobby perverso di passare le notti ad aggiornare le pagine di Omnictionary (una sorta di Wikipedia), città che non sono città e che forse nemmeno esistono e l’imprescindibile ballo della scuola. Perde un po’ smalto nel finale, non banalissimo, ma nemmeno particolarmente originale, ma si merita una menzione speciale per il fatto che, al contrario di gran parte dei young adult che raggiungono gli scaffali delle nostre librerie, non contempla alcun genere di vampiro, licantropo, mago o evento soprannaturale. Solo sogni a occhi aperti e tanta normalità: una boccata d’aria prima di dedicarsi a letture più impegnative.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro
  • Titolo: Paper Towns
  • Autore: John Green
  • Editore: Bloomsbury
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13: 9781408806593
  • Pagine: 310 pagine
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8,74 Euro

07 ottobre 2012

Le nebbie di Vraibourg - Veronica Elisa Conti

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I Contenuti

Le nebbie di Vraibourg narra la storia del diciottenne Etienne Dorin che, dopo essere cresciuto in un collegio, viene convocato dal nobile Tancrède Des Essarts per istruire il figlio. Arrivato al castello della Guyenne, il giovane viene presto invischiato nelle nebbie del mistero che avvolgono il piccolo paese normanno di Vraibourg. A rendere più insidiosa la ricerca della verità è Dorian, il figlio di monsieur Des Essarts, che fugge via da ogni lezione per nascondersi, “animale immemore”, tra le ombre del bosco che circonda il castello, in un buio che protegge e consola dalla consapevolezza di essere un ragazzo, dicono in paese, toccato da Dio. In un inquietante scenario, intessuto di falsità e inganni, si muovono i personaggi delle Nebbie di Vraibourg, avvinti da una caleidoscopica catena di eventi e intrecci imprevedibili. Un romanzo sull’ambiguità che si macchia del sangue della vendetta; una celebrazione gotica del rancore quando si arma di fine e diabolica astuzia.

La Recensione di Morwen

Se avessi solo tre parole a disposizione per poter recensire questo breve romanzo direi che si è trattato, per me, di una bella sorpresa. Le nebbie di Vraibourg è un romanzo gotico classico, di cui condivide tutti i punti fermi del genere: un castello freddo e ammantato dalle nebbie, un protagonista orfano e ingenuo, una presenza schiva e misteriosa che infesta una piccolo borgo. Anche la trama è semplice: il giovane Etienne Dorin accetta l’incarico di precettore del figlio di Tancrède Des Essarts, signore del castello normanno di La Guyenne, sperando di affrancarsi da una vita passata da orfano in collegio. Arrivato nel borgo di Vraibourg si troverà, però, al centro di una rete di ambiguità e menzogne che tenterà di intrappolarlo, fino alla scoperta della verità sottostante.

Non dirò di più sulla trama per non svelare i numerosi colpi di scena della storia (che meritano di essere scoperti pagina dopo pagina), tranne che lo sviluppo ribalta completamente un presupposto fondamentale del romanzo gotico tradizionale. Qui, infatti, come si sentirà dire Etienne a un certo punto della storia, “la verità è brutta e banale”; esattamente come nel mondo reale.

Davvero un bel libro, anche per lo stile essenziale ma per nulla insipido della narrazione, che ha alcune pecche solo in alcuni repentini cambi di prospettiva durante la seconda parte: sarebbe forse stato più d’effetto concentrarsi solo su impressioni e sensazioni di Etienne, senza “inquinarle” con quelle provenienti da altri punti di vista.

Le nebbie di Vraibourg ha vinto il Premio Luigi Malerba per la narrativa e la sceneggiatura, nell’edizione 2011.

Giudizio:
+4stelle+

La Recensione di Pythia

Un romanzo che si legge d'un fiato, non tanto per il suo spessore minimo quanto per la trama avvincente e la scrittura scorrevole che catturano il lettore e non lo lasciano andare fino all'ultima pagina. La giovane autrice si diverte a creare un piccolo mondo sospeso in un tempo che fu, con strizzatine d'occhio alla tradizione delle educatrici alla Jane Eyre e un elenco del telefono che sembra preso dai romanzi di Zola.
Etienne, orfano cresciuto in convento, si trova assunto dall'uomo misterioso che se ne è caricato il sostentamento fino alla (odierna) maggiore età, nei panni di insegnante del figlio Dorian. Personaggio sfuggente, questo, che attrae come un buco nero tutta l'attenzione: creatura oscura e misteriosa, lo intravediamo grazie alla luce che gli altri personaggi proiettano attorno a lui - e più di tutti Etienne, protagonista e "cameraman" inconsapevole della vicenda. È infatti grazie a lui e ai suoi movimenti che conosciamo la storia e ne intuiamo i punti oscuri.
Primo tra questi, la scelta di Etienne come insegnante privato di Dorian: il giovane si chiede perché la scelta sia caduta proprio su di sé, quali meriti possa aver dimostrato e soprattutto perché sia stato preferito a docenti con maggiore esperienza di lui. L'inquietudine aumenta man mano che si addentra nella vita di Vraibourg, paesino dove tutti conoscono tutti e i segreti hanno vita breve, tanto quanto i torti l'hanno lunga.
Ciascuno dei personaggi inquadrati dell'occhio di Etienne è una vita a sé, ben caratterizzata e coerente, senza scadere nel cliché. Peccato non poter dire tanto di più, per evitare di svelare eccessivi dettagli e privare di gusto la lettura.
Che sotto sotto ci sia un mistero è palese fin dall'inizio, ma in pochi credo arriveranno a indovinarlo prima dell'epilogo. La tensione resta viva e costante per tutto lo svolgimento, con colpi di scena inaspettati: le poche svenevolezze di Etienne verso la sua bella non disturbano, anche se spesso ci si chiede il perché di questa sua preferenza - ma si sa, a diciott'anni capelli d'oro e occhi innocenti valgono più di mille parole.
Vincitore del Premio Luigi Malerba 2011: finita la lettura, si comprende il perché di questo onore. E se anche il romanzo non potesse vantare questo merito, non ne risentirebbe affatto: lettura consigliatissima, peccato per il il prezzo un po' altino.

Postilla: il mio personale gusto non ha incontrato la scelta delle anticipazioni a inizio capitolo, che tanto mi ricordano i flash in bianco e nero di N.C.I.S. e che, dopo la prima, ho sempre saltato in tronco.

Giudizio:
+4stelle+

Dettagli del libro
  • Titolo: Le nebbie di Vraibourg
  • Autore: Veronica Elisa Conti
  • Editore: Monte Università Parma
  • Data di Pubblicazione: Luglio 2012
  • Collana: Premio Luigi Malerba
  • ISBN-13: 9788878474048
  • Pagine: 182
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15 Euro

20 maggio 2012

Lettere dal buio - Elvio Bongorino, Germano Dalcielo

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I Contenuti

Lettere dal buio è una raccolta di 16 racconti brevi a cui fa da sfondo e collante la più atavica tra le emozioni umane: la paura. Una piccola full immersion là dove l'ombra è più nera. Ecco perchè il consiglio, durante la lettura, è quello di tenere la luce ben accesa... Germano Dalcielo è già al suo terzo libro, dopo Il segreto di Gesù e Il peccatore. Elvio Bongorino è lo pseudonimo di una scrittrice esordiente alla sua prima pubblicazione.

La Recensione

Dieci racconti e sei brevissime istantanee per esplorare diversi capisaldi dei generi thriller e horror: presenze dall’Aldilà, sadici assassini, miracoli, manicomi abbandonati... ce n’è per tutti i gusti.

Ecco una breve panoramica della trama dei dieci racconti più lunghi: Calandrina parla dell’incontro tra un ragazzino e la misteriosa donna pallida che vive nel palazzo di fronte; in Mors tua vita mea un sadico assassino imprigiona due ragazzi chiedendo loro di decidere quale dei due dovrà vivere e quale morire; in Qellipot un uomo si trova a dover affrontare la fuoriuscita di conchiglie dal proprio corpo, conchiglie invisibili a chiunque altro; ne Il rasoio di Occam il procuratore distrettuale Anthony De Vito si trova a tentare di sbrogliare un caso la cui soluzione è nascosta in piena vista; ne La mano sinistra un maestro di scuola deve fare i conti, improvvisamente, con una mano sinistra intorpidita e ribelle; il viavai pianerottolo di un palazzo di Soho, a New York, è il protagonista di Pianerottolo dantesco; cosa succederebbe se gli oggetti che popolano la propria casa decidessero di vendicarsi delle angherie a cui li sottoponiamo quotidianamente? Lo si scopre in La casa ha deciso; una tavola Ouija e un gruppo di ragazzi che si trovano a scuola di notte: un classico tòpos dei film dell’orrore in Non aprite quella porta; ne Il miracolo di Zi’Andrea si scoprono gli effetti di adorazione e preghiera su una statua della Madonna; infine, in Aguscello, un operaio rumeno incaricato della demolizione di un manicomio infantile si trova a fare i conti con i suoi abitanti.

Inizierò questa recensione con una nota assolutamente positiva: tutti i racconti della raccolta sono scritti bene, non solo nel pieno rispetto della lingua italiana (cosa che non è sempre scontata, soprattutto quando si parla di libri autoprodotti), ma con ricchezza di lessico e varietà di toni, tanto che fino alla nota bibliografica finale non avrei saputo distinguere le due mani che li hanno scritti. La lettura scorre piacevolmente e ho trovato la brevità delle storie particolarmente azzeccata per momenti di lettura brevi e discontinui, come gli spostamenti coi mezzi pubblici, luogo di lettura scelto per necessità da molti lettori metropolitani e pendolari.

Scrivere racconti horror richiede forse meno impegno che scrivere un romanzo: non è necessario, infatti, che l’ambientazione abbia una coerenza a prova di bomba, né che i personaggi siano eccessivamente analizzati e approfonditi. D’altro canto, si hanno solo poche pagine a disposizione per creare e far crescere la tensione del racconto fino al punto di risoluzione in modo da avvincere il lettore e fargli poi provare quel misto di stupore e orrore tipico del genere. Non tutti i racconti di Lettere dal buio ci riescono a pieno. Alcuni, come Non aprite quella porta e Aguscello per troppa aderenza ai modelli a cui si ispirano: il lettore sa esattamente, fin dalle prime righe dove la storia sta andando a parare e, spesso, lo svolgersi della trama non porta novità degne di nota (il bambino di Aguscello ha somiglianze spiccate con le gemelline di Shining, per fare un esempio). Altri, invece, come Qellipot e La mano sinistra hanno qualche smagliatura nella trama, che lascia spaesato il lettore. Ce ne sono poi, però, di molto avvincenti: il mio preferito è Pianerottolo dantesco, ma anche Calandrina e Mors tua vita mea hanno una buona tensione. La casa ha deciso merita poi una menzione a parte per l’originalità dell’idea di fondo, che si discosta dal filone delle case stregate e possedute per dar vita a una versione più inquietante dei soprammobili canterini de La Bella e la Bestia di disneyana memoria.

Un paragrafo a parte merita l’ultima sezione del libro, costituita da sei “istantanee”: brevissimi pezzi che in poche righe e con la descrizione di un’unica scena lasciano al lettore il compito di riempire i vuoti e immaginare lo scenario retrostante. L’idea delle storie brevissime è stuzzicante e il meccanismo può funzionare molto bene, ma gli esempi proposti non sono tutti riusciti al meglio: direi che i migliori sono Binari e Zoe, mentre altri sono un po’ insipidi (Il servo), oppure si sforzano troppo di stupire il lettore (Volo AA11).

Tre stelline piene, dunque, per un libro adatto a brevi momenti di svago o a fare da interludio leggero tra letture più impegnative a cui aggiungo una nota di merito per la scelta dell’immagine in copertina, disegnata da Markus Lovadina, molto suggestiva. Da segnalare, inoltre, che l’ebook per Kindle di Lettere dal buio è in promozione in questi giorni su Amazon.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Morwen

Dettagli del libro

  • Titolo: Lettere dal buio
  • Autore: Elvio Bongorino, Germano Dalcielo
  • Editore: ilmiolibro.it (edizione Kindle, Germano Dalcielo)
  • Data di Pubblicazione: 2011 (edizione Kindle, gennaio 2012)
  • ISBN-13: 9781471056161
  • Pagine: 167
  • Formato - Prezzo: Brossura – 11,48 Euro; Kindle edition – 0,89 Euro

 

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