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13 dicembre 2013

Una grande e terribile bellezza - Libba Bray

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I Contenuti

Fine Ottocento. Alla morte della madre, la sedicenne Gemma Doyle, trascurata da un padre schiavo del laudano, lascia Bombay dove ha trascorso l'intera infanzia per un severo e cupo collegio femminile appena fuori Londra, la Spence Academy. Qui, dopo molti tentativi, riesce a entrare nell'esclusivo gruppo formato dalla potente Felicity, la vezzosa Pippi e l'imbranata Ann. Dopo il primo periodo di permanenza, costellato di noiose lezioni, rigida disciplina e soprattutto oscure visioni (nonché dalla presenza di Kartik, un giovane misterioso e seducente che l'ha seguita fin dall'India e l'avvisa di non dar retta ai sogni che la funestano), Gemma scopre un diario segreto che le svela l'esistenza dell'Ordine, una congrega di sole donne dedite alla magia e alla ricerca di universi paralleli dove tutto è possibile. Assieme alle amiche, e nonostante la ferma opposizione di Kartik e di altri a lui vicini, la ragazza è intenzionata a saperne di più, a ribellarsi alle regole che la vorrebbero studentessa modello, a raggiungere la grotta nascosta dove l'attende un destino imprevedibile e dove alcuni pressanti interrogativi troveranno finalmente un chiarimento.

La Recensione

Finalmente. Era da così tanto che non leggevo uno Young Adult decente che stavo per assegnare cinque stellette giusto per la soddisfazione.
La prima cosa da dire è che questo non è il solito paranormal romance in cui un'ambientazione vagamente fantasy serve a cammuffare l'ennesima storia di amore proibito fra una quindicenne e il suo unico, vero e indissolubile amore. Una grande e terribile bellezza è soprattutto la storia di un'amicizia fra quattro ragazze e delle rinunce e dei compromessi inevitabilmente legati al diventare adulti. Di sentimentale in questo romanzo c'è gran poco, l'autrice relega questo aspetto ai margini del racconto e anche quando decide di portarlo in primo piano lo fa per parlarci non di romanticismo ma, sorpresa, dei desideri erotici della protagonista (la quale, per una volta, non è pronta a sottomettersi al suo spasimante/stalker dopo il primo sguardo infuocato).
La vicenda è ambientata sul finire dell'800, prima in India e poi in un esclusivo collegio inglese, dove Gemma viene mandata in seguito alla morte violenta della madre perché possa ricevere un'educazione adeguata ad una futura moglie e mamma, ovvero la massima gratificazione a cui una signorina della buona società possa aspirare.
Anche le ragazzine beneducate però si ribellano, soprattutto se come Gemma hanno una lingua tagliente, provengono da un ambiente assolutamente poco british come quello indiano, e sono soggette a incontrollabili visioni. La ribellione sarà ovviamente adeguata alle circostanze, per cui, superata qualche scaramuccia iniziale, Gemma si trova parte di un piccolo gruppo improvvisato che, in un'atmosfera "all' Attimo fuggente", si ritrova di notte in una grotta nascosta per entrare in mondi paralleli dove poter dimenticare le frustrazioni della vita quotidiana e vedere, almeno in queste realtà alternative, i propri sogni realizzarsi.
Se inizialmente sembra di trovarsi di fronte a quattro ragazzine che giocano alle sedute spiritiche, prospettiva un po' noiosetta che può scoraggiare i lettori poco pazienti, la storia pian piano si evolve in un racconto paranormale che non manca di suspence e tensione man mano che la realtà di sogno scoperta dalle ragazze mostra il risvolto terrificante della sua apparente perfezione.
E' questa la "great and terrible beauty" citata nel titolo dall'autrice, evidentemente affascinata dalla grande letteratura romantica di fine '800 (intesa come corrente letteraria, non come romanzi d'amore) da lei riprodotta sia nell'ambientazione, con questo imponente e misterioso collegio in mezzo al nulla, sia nell'esaltazione di emozioni violente e contrapposte quali ammirazione e terrore, desiderio e ripugnanza associate a luoghi, persone e sensazioni di assoluta bellezza.
Naturalmente stiamo parlando di uno Young Adult e la Bray non è certo Byron o Emily Brontë, tuttavia il risultato è originale e interessante così come ben riuscita è la caratterizzazione di un'eroina fiera, indipendente e orgogliosa, decisa a fare di testa propria contro il volere altrui anche a rischio di commettere degli errori. Il messaggio femminista è palese in ogni pagina del romanzo, ogni volta che l'autrice ribadisce il ruolo subordinato delle donne nella società dell'epoca, ridotte a mute statuine di bella presenza, possibilmente dotate di una cospicua dote. Ci si potrebbe domandare se certe riflessioni delle protagoniste sul loro destino non siano un po' troppo avanti coi tempi ma bisogna ricordare che qui non si parla di ragazzine vittoriane che si improvvisano suffraggette ma di adolescenti che, come le adolescenti di ogni epoca, sognano di sposarsi per amore o chiedono di essere amate ed ascoltate dalla propria famiglia. I diversi modi in cui Gemma, Felicity, Pippa e Ann affrontano il proprio destino, chi con rassegnazione e chi combattendolo, mostrano realisticamente le diverse scelte che ogni donna può compiere.
Unica nota negativa che posso esprimere, oltre alla già accennata eccessiva lentezza della prima parte, è la confusione che circonda il mondo magico in cui le ragazze si immergono. C'è un gran parlare di sette, ordini, mondi paralleli, reami irraggiungibili e rune magiche, ma alla fin fine non è per niente chiaro cosa siano, come funzionino o che scopo abbiano metà delle cose citate e tutto si riduce ad un gran calderone di eventi non molto sensato che conduce ad un confronto finale tra buoni e cattivi piuttosto confuso. Al di là di questo Una grande e terribile bellezza si colloca decisamente sopra la media della categoria, merito anche, per una volta, di uno stile maturo e curato che si può permettere di utilizzare l'abusata narrazione in prima persona al presente senza apparire infantile ma, al contrario, ottenendo un effetto di maggior tensione e mistero. Volendo trovare un difetto direi che la Bray calca un po' la mano nei sarcastici monologhi che la protagonista tiene con se stessa; Gemma è una di quelle persone dotate di grande ironia ma con l'abitudine di commentare mentalmente ogni gesto e ogni affermazione, per cui spesso i dialoghi sono formati da una riga di conversazione e dieci righe di sarcastico commento della ragazza al lettore. All'inizio è piuttosto divertente, ma a lungo andare la cosa diventa stancante.
L'approccio maturo della Bray ci risparmia infine uno stucchevole happy ending e punta il dito contro i rischi di vivere in una realtà immaginaria per evitare i problemi della vita di tutti i giorni; leggerò con piacere anche gli altri due romanzi della serie, sperando siano all'altezza delle aspettative.

Giudizio:
+3stelle+ 

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Una grande e terribile bellezza
  • Titolo originale: A great and terrible beauty
  • Autore: Libba Bray
  • Traduttore: A. Petrelli
  • Editore: Elliot
  • Collana: Scatti
  • Data di Pubblicazione: giugno 2008
  • ISBN-13: 9788861920392
  • Pagine: 456
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,80 Euro 

18 ottobre 2013

Il bacio dell'angelo caduto - Becca Fitzpatrick

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I Contenuti

Nora è una liceale introversa che non ha ancora messo l'amore in cima alla lista delle cose da fare. Almeno finché non incontra Patch. Lui ha un sorriso irresistibile e un inspiegabile talento per indovinare sempre quello che le passa per la testa. E per quanto si sforzi di negarlo, lei sente che l'attrazione per il compagno di scuola è destinata a crescere. Fino a che punto? Nora non sa in che storia si è cacciata. Non può nemmeno immaginare d'essersi innamorata, ricambiata, di un angelo caduto. Scoprirà presto, però, che per riottenere la sua vera natura, il suo ragazzo deve prenderle la vita. Oppure combattere contro un avversario persino più potente di lui. L'amore può davvero vincere tutto? O farti perdere tutto?

La Recensione

Il bacio dell'angelo caduto è il primo volume della saga Hush, Hush, scritta dall'autrice statunitense Becca Fitzpatrick con l'evidente intento di proporre al pubblico di Young Adult una versione più cupa, tagliente e angosciante dell'ormai onnipresente Twilight. Purtroppo, l'unica cosa in cui la Fitzpatrick è riuscita a superare Stephenie Meyer è il senso di irritazione al limite del tollerabile prodotto dalla sua opera, tanto che questo romanzo si classifica tranquillamente tra i più brutti che io abbia mai letto. 

E' difficile decidere da dove partire: la trama, i protagonisti, le idee di fondo che vengono trasmesse dal racconto sono uno peggio dell'altra, c'è davvero poco da salvare. 

Ciò che più avvicina Il bacio dell'angelo caduto alla saga di Twilight è il concetto dello stalking inteso come forma di seduzione, un'idea che nei libri della Meyer emergeva gradualmente mentre qui viene data quasi per scontata e accettata dalla protagonista femminile, Nora, con una naturalezza inquietante.
La ragazza, che rivela fin dalle prime pagine la personalità di un frigorifero a cui è stata staccata la spina, si trova costretta a sedere durante l'ora di biologia a fianco del nuovo, taciturno e misterioso compagno di classe Patch. Naturalmente il ragazzo esibisce da subito le inquietanti caratteristiche che rendono questo tipo di personaggio un beniamino delle lettrici: dotato di un temperamento strafottente, Patch rifiuta di rispondere alle più banali domande su se stesso ma dimostra una preoccupante conoscenza dei dettagli della vita personale della protagonista, da subito tenta di metterla in imbarazzo pubblicamente con continui riferimenti sessuali di fronte a insegnante e compagni, si prende libertà non richieste togliendo con la propria mano il rossetto dalle labbra della ragazza perché non di suo gradimento e soprattutto inizia a comparire misteriosamente ovunque ella vada. A confermare la sua natura di stalker Patch impone la sua presenza a Nora in ogni situazione, la costringe ad abbandonare gli amici durante un'uscita per stare con lui, le impone degli appuntamenti che lei ha più volte rifiutato, entra in casa sua dopo che lei gli ha chiesto di non farlo e si mette a preparare la cena nonostante Nora abbia chiarito di non aver fame. 

Diciamolo in modo chiaro una volta per tutte: questo non è amore né romanticismo, queste sono forme di violenza che vanno denunciate.


Ovviamente la nostra Nora non fa nulla del genere, anzi, continua a cercare il ragazzo con insistenza anche dopo aver avuto più che fondati sospetti che egli sia collegato ai numerosi attentati alla sua vita di cui è vittima.

Bisogna dire che in questo la protagonista non è aiutata da quella che dovrebbe essere la sua migliore amica, Vee, uno dei personaggi più stupidi e irritanti mai visti in letteratura (del resto ognuno ha gli amici che si merita). Sorvolando sulla fastidiosissima abitudine di rivelare i dettagli della vita personale dell'amica a ogni sconosciuto affascinante che incontra, Vee mi ha quasi convinta ad abbandonare questo romanzo per sempre quando, verso metà dell'opera, ha la faccia tosta di suggerire che un ragazzo che si presente all'alba a casa tua ubriaco, prende a pugni il muro, ti minaccia e ti maltratta sbattendoti con forza contro la parete per convincerti ad andare in campeggio con lui non ha cattive intenzioni perché, essendo appunto ubriaco, non intende davvero fare del male. Capirete che c'è un limite alle idiozie che una persona può sopportare.

Sbollita la rabbia ho deciso comunque di terminare la lettura, un po' per vedere se effettivamente l'autrice riusciva a dare alle due idiote ragazzine la morte raccapricciante che meritavano (vana speranza) e un po' per potere scrivere questa recensione e mettere in guardia chiunque stesse valutando di leggere questo libro.
Sulla trama in sé non c'è molto da dire. Ho apprezzato il tono più cupo rispetto ad altri romanzi del genere, la continua tensione e il fatto che il protagonista maschile nascondesse davvero un lato negativo e pericoloso, tuttavia l'insieme è gestito in modo così infantile e dilettantesco da affossare ciò che c'era di buono nel racconto. Non è solo l'evidente stupidità della protagonista a togliere corpo alla storia, ad essa si aggiungono i suoi tentativi di investigare sugli attentati subiti talmente superficiali e puerili da far sembrare Hermione Granger l'erede di Sherlock Holmes, la totale mancanza di logica nelle azioni di Nora e degli ennemila cattivi che la Fitzpatrick ha infilato a forza nel racconto e naturalmente la ridicola conclusione in cui, manco a dirlo, tutto si risolve per il meglio, i peccati del povero Patch spariscono in un colpo d'ala e i temibilissimi nemici si eclissano uno dopo l'altro senza nemmeno troppo sforzo.

Tutto questo raccontato con uno stile a dir poco penoso, ripetitivo, privo di passione ma anche delle più basilari tecniche narrative. Un'esperienza davvero pessima che l'autrice ha deciso di perpetuare in ben altri tre volumi, dai quali mi terrò sicuramente alla larga.


Hush, Hush saga

  • Il bacio dell'angelo caduto (Hush, Hush, 2009)
  • Angeli nell'ombra (Crescendo, 2010)
  • Sulle ali di un angelo (Silence, 2011)
  • L'ultimo angelo (Finale, 2012)

  • Giudizio:
    +1stella+

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: Il bacio dell'angelo caduto
    • Titolo originale: Hush, hush
    • Autore: Becca Fitzpatrick
    • Traduttore: Loredana Serratore
    • Editore: Piemme
    • Collana: Freeway
    • Data di Pubblicazione: 2010
    • ISBN-13: 9788856610963
    • Pagine: 784
    • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro 17,00

    25 settembre 2013

    The Disreputable History of Frankie Landau-Banks - E.Lockhart

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    I Contenuti

    Frankie Landau-Banks a 14 anni: 
    Membro del club di dibattito.
    "Coniglietto" del papà. 
    Una ragazzina un po' sfigata che frequnta uno dei collegi più competitivi del paese.

    Frankie Landau-Banks a 15 anni: 

    Un fisico da urlo. 
    Una lingua tagliente.
    La sensazione di essere sottovalutata.
    E un nuovo fantastico fidanzato dell'ultimo anno: Matthew Livingston, sommamente eccentrico e ossessionato dall'etimologia delle parole.

    Frankie Landau-Banks. 

    Non più il tipo di ragazza che accetta "no" come risposta. 
    Specialmente quando "no" significa non esser parte della società segreta "tutta maschile" del suo ragazzo. 
    Non quando il suo ex-ragazzo continua a comparire nei posti più improbabili. 
    Non quando sa di esser più intelligente di tutti loro. 
    Non quando sa che Matthew le sta mentendo. 
    E soprattutto quando ci sono ancora così tanti scherzi da fare.

    Frankie Landau-Banks, a 16 anni: 
    Probabilmente un genio criminale. 

    Questa è la storia di come lo è diventata.

    La Recensione

    Matthew had called her harmless. Harmless. And being with him made Frankie feel squashed into a box - a box where she was expected to be sweet and sensitive (but not oversensitive); a box for young and pretty girls who were not as bright or as powerful as their boyfriends. A box for people who were not forces to be reckoned with.

    Frankie wanted to be a force.

    Le quattro stellette sono soprattutto una forma d'apprezzamento verso la protagonista di questo Young Adult anti-convenzionale, nello spirito e nella forma.
    The Disreputable History... è infatti uno dei pochi romanzi che non si limitano a promettere un'eroina indipendente e di carattere per poi rifilarci la solita adolescente in preda alle tempeste ormonali, ma che effettivamente propone una protagonista intelligente, coraggiosa e decisa a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mondo.
    L'incipit, in realtà, non appare molto differente da altri racconti di questo genere. Frankie Landau-Banks è la tipica quindicenne trasformatasi nel corso di un estate da ragazzina pelle e ossa ad adolescente formosa e mediamente carina, evento che le permette di uscire dall'anonimato in cui ha attraversato il primo anno di liceo per essere notata nientemeno che da uno dei ragazzi più desiderati della scuola. I due iniziano a frequentarsi e inizialmente le cose procedono come da copione: il bel Matthew, oltre ad essere affascinante e spiritoso, si dimostra attento, premuroso, protettivo. Il sogno di ogni fanciulla. O forse no. Perché con il passare delle settimane Frankie si rende di essere per Matthew poco più del "coniglietto" con cui continuano ad identificarla anche gli adulti della sua famiglia. Frankie è la piccola da proteggere, la dolce fidanzata le cui strambe idee devono essere guardate con indulgenza, brillante il giusto per ricoprire il ruolo di fidanzata del leader senza mai essere davvero parte del gruppo.


    Il problema è che a Frankie il ruolo della "moglie devota", benedetta dall'attenzione di tale esempio di mascolinità, va stretto. Ella vuole essere ascoltata, vuole che le sue idee vengano prese in considerazione e soprattutto vuole sentirsi parte del gruppo, se non addirittura il leader. Tuttavia ad Alabaster, come nella maggioranza delle scuole preparatorie di grande prestigio e tradizione, il "gruppo" che conta è esclusivamente un gruppo maschile.
    Non importa se la società segreta a cui appartengono Matthew e gli altri studenti popolari non è nient'altro che un gruppetto allo sbaraglio dal nome un po' ridicolo ("I bassotti") che non fa molto di più che sgattaiolare fuori la notte per bere birra. Frankie intuisce che dietro un'attività così marginale risiede l'idea di formare un legame di complicità destinato a forgiare strumenti di lealtà e conoscenze profonde che si ripercuoteranno sul resto delle loro vite e da cui lei è insidacabilmente esclusa a priori in quanto donna.
    E' qui che risiede l'universalità del messaggio di questo libro, che ci rende possibile simpatizzare e comprendere Frankie anche se non abbiamo mai frequentato una scuola privata prestigiosa. E' l'idea che in molti ambiti della vita politica, lavorativa, sociale, esiste un consolidato gruppo dirigente per tradizione esclusivamente maschile in cui le donne ancora oggi faticano ad entrare, quando addirittura non si dà per scontato che non siano nemmeno interessate ad entrare.
    Ecco perché è particolarmente gustoso osservare la protagonista prendere in mano la situazione e diventare la mente che lavora dietro le quinte per orchestrare brillanti forme di ribellione contro lo status quo sfruttando a loro insaputa proprio quei maschietti che si ostinano a considerarla "innocua".
    Certo il libro taglia un po' le cose con l'accetta, per cui personaggi e situazioni sono a volte un po' esasperati, a partire dalla nostra Frankie che a volte cade nello stereotipo della femminista intransigente che prende come un gesto offensivo qualunque forma di galanteria maschile, fino alla conclusione un po' amara, e a mio parere non veritiera, che la strada per l'indipendenza e il rispetto sta nella solitudine. E' forse un po' esagerato anche dipingere tutti i ragazzi come bipedi trangugiatori di birra che riconoscono le ragazze solo in base alle tette (uhm... forse...) e pretendere che l'attenzione ai sentimenti altrui sia esclusivamente simbolo di debolezza e inferiorità. Altrimenti si rischia di fare proprio ciò che si voleva evitare, ovvero conformarsi alle aspettative sociali secondo cui per ricoprire una posizione di potere bisogna comportarsi "da maschio".
    Avrei apprezzato che l'autrice avesse curato con maggior finezza la sua protagonista, descrivendone un'evoluzione a tutto tondo invece la presa di coscienza di Frankie del suo valore come essere umano va di pari passo con il suo rinchiudersi nel dorato isolamento di chi si ritiene intellettualmente superiore agli altri. Empatizzare col prossimo non significa assolutamente conformarsi.
    Tuttavia la Lockhart è stata capace di catturare con sufficiente arguzia le dinamiche del "branco" che regolano le iterazioni sociali e il senso di frustrazione che deriva dall'incapacità di farsi prendere sul serio come essere pensante.
    Al di là di questo, The Disreputable History... è una storia assolutamente piacevole da leggere, particolarmente se siete amanti delle caratteristiche atmosfere da collegio anglo-americano. Ulteriore elemento positivo è lo stile fresco e deciso che affronta la narrazione, come la cronaca, venata di ironia, dell'ascesa "criminale" della nostra; arranca un po' nella parte iniziale in cui vengono presentare tutte le informazioni di base necessarie per comprender il "caso" ma che nella seconda parte decolla con un ritmo serrato e dialoghi veloci e brillanti. Particolarmente graditi i numerosi riferimenti a P.G.Wodehouse, autore comico un po' trascurato in Italia, che ispira a Frankie l'idea dei "positivi trascurati", un interessante esperimento linguistico che aggiunge brio ad un racconto già vivace e originale.
    Se dovete leggere uno Young Adult, scegliete questo.

    Giudizio:
    +4stelle+

    Articolo di Valetta

    Dettagli del libro
    • Titolo: The Disreputable History of Frankie Landau-Banks
    • Autore: E. Lockhart
    • Editore: Disney-Hyperion
    • Data di Pubblicazione:2009
    • ISBN-13:  9780786838196
    • Pagine: 345
    • Formato - Prezzo: Tascabile - 7,16 euro 

      12 settembre 2013

      Tutte le novità da Terry Brooks: dietro le quinte del Festivaletteratura

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      Se qualcuno avesse raccontato alla ragazzina che circa 15 anni fa prese in mano La Spada di Shannara che un giorno avrebbe incontrato Terry Brooks e che avrebbe avuto occasione di mangiare addirittura una pizza con lui non ci avrebbe creduto. Eppure è esattamente quello che è accaduto sabato mattina, in una Mantova affollata di lettori, grazie alla disponibilità della casa editrice italiana dell’autore (Mondadori) e dei ragazzi di The Blue Divide, il suo portale italiano ufficiale, che ci hanno permesso di unirci al loro raduno in pizzeria.


      Con oltre 50 romanzi all’attivo in poco più di 35 anni, Terry Brooks è uno dei più famosi e prolifici scrittori di fantasy del mondo; un ristretto manipolo di blogger e fan l’ha incontrato a Mantova in privato il giorno successivo al suo intervento al Festivaletteratura, dove ha presentato l’edizione italiana di I guardiani di Faerie, primo libro della nuova trilogia ambientata nelle Quattro Terre e intitolata Gli oscuri segreti di Shannara.
      Nonostante sia ormai una leggenda vivente, Brooks è una persona davvero cordiale e molto loquace (ve lo immaginate uno scrittore famoso che si siede a tavola di fronte a voi e vi chiede se vi è piaciuta la pizza? Ecco, ho imparato che può succedere).
      In oltre un’ora di chiacchierata ci siamo fatti raccontare quali siano i suoi progetti per il futuro e la sua opinione sull’evoluzione del genere fantasy, di cui è uno degli indiscussi capostipiti. Ma lui si sente responsabile della fortuna di un genere che è incredibilmente cresciuto dopo la pubblicazione nel 1977 di La Spada di Shannara ed è letteralmente esploso negli ultimi 15 anni? «Non mi prendo la responsabilità di nulla. Non è colpa mia» commenta ridendo «Sono stati il lavoro e la fiducia dell’editore che hanno creato la fortuna della Spada di Shannara».
      Fortuna duratura, che ha portato alla scrittura di ben 30 romanzi legati a Shannara, saga ambientata in un mondo fantastico che non è altro che non la nostra Terra in un lontano futuro, dominato da una decisa contrapposizione tra magia e tecnologia.


      Cosa ci dobbiamo aspettare dal romanzo appena pubblicato in Italia? A quanto pare, circa un secolo dopo gli eventi narrati nella trilogia de Il druido supremo di Shannara, gli abitanti delle Quattro Terre sono sempre più diffidenti nei confronti della magia e di coloro che la utilizzano. Per questo motivo i druidi devono trovare una nuova via per prosperare, che potrebbe scaturire dal ritrovamento delle perdute pietre degli Elfi…
      Per sapere come andrà a finire dovremo però aspettare la pubblicazione degli altri due libri che chiudono la trilogia, Bloodfire Quest e Witch Wraith, entrambi pubblicati negli USA quest’anno e per i quali si sta cercando di velocizzare l’arrivo anche in Italia. La Mondadori dà la possibilità di leggere gratuitamente il primo capitolo de I guardiani di Faerie a questo indirizzo.

      C’è ancora molto da dire su Shannara dopo oltre 35 anni dall’uscita del primo libro? A quanto pare sì: sono arrivo due romanzi autonomi (stand-alone) a cui Brooks sta già lavorando. L’uscita del primo dei due, The High Druid’s Blade, è prevista per marzo 2014 negli USA, mentre il secondo è ancora in fase di stesura. Dopodiché l’autore intende dedicarsi ad altri progetti: ci ha rivelato di avere in cantiere almeno un'altra storia, che avrà per protagonista una ragazza adolescente alle prese con una scelta difficile, che non avrà alcun legame con quello che ha scritto finora.
      Forse una svolta verso la letteratura Young Adult, che l’autore americano legge con interesse, considerandolo un’evoluzione del suo genere insieme ad un filone più oscuro del fantasy, particolarmente sviluppato da nuovi autori britannici. Secondo Brooks, anche i romanzi young adult possono sviluppare temi che in realtà non sono adolescenziali, ma universali: «Se ci pensate i teenager non hanno mai pensato a se stessi come teenager. E ora leggere fantascienza è considerato accettabile anche per gli adulti».
      Tra i libri che ci ha consigliato di leggere: Ship breaker di Paolo Bacigalupi (autore inedito in Italia, ma che ha già vinto un Premio Hugo nel 2010) e Matched di Ally Condie (che noi della Stamberga abbiamo recensito qui). Se questi consigli vi hanno ispirato potete sbirciare cos’altro c’è sul comodino di Terry Brooks sul suo profilo di Goodreads.

      In arrivo nel prossimo futuro anche il film tratto da Magic Kingdom for Sale (Il magico regno di Landover), il cui progetto è ripartito, dopo il rifiuto da parte dell'autore di ben due screenplay, con l’ingaggio di un nuovo scrittore (Patrick Ness) e la conferma della partecipazione di Steve Carell. Sul piccolo schermo, invece, potrebbe approdare a breve Le pietre magiche di Shannara: una serie tv della durata totale di 13-15 ore totali che dovrebbe essere il più fedele possibile al romanzo originale, dato che Brooks si è riservato il controllo creativo, e che sarà diretta da un regista inglese che ha lavorato a una serie di film di successo e che si è offerto di lavorare alla prima stagione e dirigere il pilot.
      L’autore si dice comunque “spaventato” dall’adattamento televisivo, essendo un convinto sostenitore della teoria per cui i libri sono sempre meglio dei film («Ho anche una maglietta con la scritta "The book was better". La indosso ogni volta che incontro qualcuno del mondo del cinema»), ma sembra fiducioso che la tv possa far scoprire le sue opere anche a nuovi lettori, come è già accaduto per Game of Thrones.

      Per chiudere, una piccola curiosità: Le pietre magiche di Shannara, il romanzo da cui sarà tratta la serie tv e che lo stesso Terry Brooks considera come uno dei migliori della saga, in realtà ha avuto una genesi piuttosto accidentata. Pare infatti che l’editor incaricato di seguire l’autore lo abbia obbligato a riscrivere completamente le prime 400 pagine, eliminarne 200 nel mezzo e rimettere mano al finale per ben tre volte. All’inizio Brooks si risentì, «Ma alla fine aveva ragione: è così che si impara a scrivere. Purtroppo oggi è tutto molto più veloce e gli autori non ricevono più questo genere di addestramento: tutto deve essere economicamente produttivo» ha commentato con una punta d’amarezza. Un consiglio per gli scrittori esordienti? «Mai leggere le recensioni dei propri libri, soprattutto online».


      Tutte le foto di questa pagina sono di Francesco De Rosa, su gentile concessione di ©The Blue Divide 2013

      Articolo di Morwen

      21 agosto 2013

      The Fall of Lucifer - Wendy Alec

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      I Contenuti

      Tre Arcangeli... Tre Fratelli... Uno di loro diventerà un Rinnegato. Un'estesa epica di origini e misteri, "The Fall of Lucifer" racconta una storia più antica dell'universo stesso. Ambientata in opulenti palazzi e spaventosi mondi infernali, questa è una saga senza tempo sul dubbio, guerrieri angelici e demoniaci, amore ossessivo e tradimento e su di un male antico che non conosce confini.
      Presto l'universo stesso sarà sconvolto dalla guerra... una guerra tra tre fratelli angelici... una guerra combattuta per il più grande premio immaginabile... la guerra per la Razza degli Uomini.

      La Recensione

      Dalla lettura di questo libro ho imparato che:
      - Il Regno dei Cieli è quasi interamente rivestito di diamanti. E zaffiri. E oro. E di qualunque altro materiale prezioso che possa venirvi in mente. Ci sono così tanti diamanti e zaffiri e pietre prezione che l'autrice necessita di un terzo del libro per elencarli tutti. Ripetutamente. Praticamente ci ritroviamo in un Paradiso come se lo immagina Briatore ma più kitsch. Astenersi deboli di stomaco.
      - Il Regno dei Cieli è curiosamente "umano" nella sua forma e struttura. Ci sono re, principi, consiglieri, ambasciatori, vassalli e servitori (eh sì, pure in Paradiso c'è chi è relegato a fare il servo), ma soprattutto generali e soldati, organizzati in armate su armate. Gerarchie e titoli nobiliari sono fondamentali, tanto che ogni volta che un nuovo personaggio viene introdotto l'autrice si sente obbligata a dedicare una mezza paginata all'elenco degli appellativi del nobile figuro (e se siete di umore blasfemo alla terza lista di titoli celebrativi non potrete fare a meno di pensare a Pdor, figlio di Kmer della tribù di Instar...).
      - Nel Regno dei Cieli, tutte le conversazioni si basano essenzialmente su convenevoli estremamente lunghi e formali con gran poca sostanza alle spalle.
      - A dispetto di questo scenario medievale, l'autrice descrive la creazione dell'uomo come realizzata da un gruppo di angeli/scienziati un po' nerd che in un laboratorio tecnologicamente avanzatissimo modificano il DNA umano secondo le direttive divine.
      - E' male che gli uomini vengano messi a parte di qualunque forma di conoscenza scientifica e tecnologica in quanto inevitabilemente destinati a sfruttare tali conoscenze per realizzare armi di distruzione quali fucili e bombe; tuttavia non è un problema se le schiere angeliche sono organizzate in eserciti e sono dotate di spade.
      - Le donne che hanno subito uno stupro da parte di demoni in forma umana e sono rimaste incinta nel processo devono essere sterminate insieme alla loro progenie in quanto irrimediabilemnte contaminate (da qui nasce l'idea del diluvio universale e dell'arca di Noè, entrambe progettate nel suddetto laboratorio e da qui nascono anche i metodi di gestione degli stupri che le donne hanno dovuto subire nel corso dei secoli).
      - Lucifero e la sua schiera di angeli caduti hanno introdotto nell'universo mali inenarrabili, molti dei quali non sono nemmeno nominabili ma, se proprio dobbiamo citarne uno, questo è sicuramente la sodomia.

      Ciò che invece non ho assolutamente appreso da questo noiosissimo e ridondante elenco di dogmi e aggettivi è come sia stato possibile che Lucifero, l'arcangelo prediletto, essere perfetto, creatura infinitamente saggia e amorevole, possa essersi trasformato nella personificazione del male assoluto nel giro di poche pagine. Un momento prima Lucifero è l'epitome della bontà, leale servitore di Jehovah, poi Jehovah decide di creare l'uomo a sua immagine e somiglianza e Lucifero si trasforma in un ragazzino viziato e capriccioso che non vuole condividere il suo giocattolo preferito. Alla faccia dell'Arcangelo con migliaia di anni sulle spalle. 

      Quando ho iniziato questo libro non mi aspettavo certo un moderno Paradiso perduto, ma mi ero illusa di trovare un'analisi un po' più complessa e profonda sulle origini del male e sulle mille implicazioni e ramificazioni del tradimento di Lucifero. Al contrario il suo tormento è rappresentato come qualche giorno di isterica follia con cui assurdamente nessuno, nemmeno gli adorati fratelli Michele e Gabriele vogliono confrontarsi. 
      A parte una sequela di inutili e vuolte coversazioni costituite essenzialmente da un mucchio di "fratello amato", nessuno tenta di ragionare, discutere o affrontare a viso aperto i tormenti e i dubbi di Lucifero. Egli un giorno è buono e un giorno è cattivo, in linea con quell'assolutismo dei fondamentalisti religiosi che sono in grado di esprimersi solo per dogmi e verità inconfutabili. 
      Non solo questo libro pecca di superficialità ma è anche estremamente deludente dal punto di vista narrativo. Nonostante l'etichetta "fantasy" e la quarta di copertina accattivante, The Fall of Lucifer è un racconto piatto, privo di passione ed emozione e mai ravvivato da una qualche sequenza d'azione. Se il Paradiso è il pacchiano emblema di un'opulenta ricchezza, l'Inferno della Alec con le sue alte torri minacciose e i suoi orridi troll presi a prestito dal regno di Mordor fallisce clamorosamente nell'evocare il benchè minimo senso di terrore. 
      In definitiva, è evidente fin dai primi capitoli che lo scopo principale dell'autrice, che a quanto pare gestisce insieme al marito un canale televisivo dall'evocativo nome di God TV, non è né l'intrattenimento né lo stimolo ad una riflessione: The Fall of Lucifer è per lei un modo per celebrare la sua fede e favorire l'indottrinamento, tuttavia se già siete ferventi cristiani non vedo proprio perché dovreste sopportare la noia e la banalità di questa sorta di "Bibbia for dummies". D'altra parte se non siete particolarmente religiosi, nulla di quanto detto in questo libro potrà interessarvi o spingervi a modificare le vostre opinioni.

      Giudizio:
      +1stella+

      Articolo di Valetta

      Dettagli del libro
      • Titolo:The Fall of Lucifer
      • Autore: Wendy Alec
      • Editore: Warboys Publishing Limited
      • Data di Pubblicazione: Gennaio 2012
      • ASIN: B0073YDXP0
      • Pagine: 210
      • Formato - Prezzo: Kindle Edition - Euro 8,90

        23 luglio 2013

        Tricks - Ellen Hopkins

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        I Contenuti

        Cinque teenagers provenienti da diverse parti del Paese. Tre ragazze. Due ragazzi. Quattro etero. Uno gay. Alcuni ricchi. Alcuni poveri. Alcuni provenienti da grandi famiglie. Altri senza alcuna famiglia. Tutti vivono le loro vite meglio che possono, ma tutti sono in cerca... di libertà, sicurezza, amicizia, famiglia, amore. Ciò che non si aspettano, tuttavia, è ciò che può succedere quando quelle due piccole potentissime parole, "Ti amo" vengono dette per le ragioni sbagliate.
        Cinque storie commoventi in un primo momento sembrano separate, per poi intersecarsi in un racconto più grande e potente -- un racconto sulle scelte che facciamo, sulla fiducia che diamo, sul cadere e il rialzarsi. Un racconto su un gruppo di ragazzini che impara tutto ciò che c'è da sapere sull'amore e il sesso, ad ogni costo, fino a trovarsi costretto a chiedersi: "Potrò mai stare di nuovo bene con me stesso?"

        La Recensione

        La prima cosa che mi vien da dire su Tricks è che se fossi un editore coscienzioso ci penserei bene prima di catalogare questo libro come Young Adult.
        Certo i cinque protagonisti sono adolescenti, ma le loro vicissitudini sono quanto di più lontano ci possa essere dalla smielata e irrealistica love story di Edward e Bella o dalle avventure emozionanti della Katniss di "Hunger Games". Non esistono amore eterno né finali da favola in questa scioccante opera di Ellen Hopkins, ma solo la cruda realtà, raccontata senza fronzoli e decisamente per stomaci forti.
        In gergo americano, infatti, i "tricks" sono i clienti delle prostitute e proprio nel gorgo della prostituzione minorile i ragazzi di Tricks finiscono loro malgrado risucchiati. La Hopkins non è nuova a questo tipo di tematiche: tutti i suoi libri si concentrano infatti su realtà adoles
        cenziali estremamente drammatiche, che ella affronta a testa alta e senza inutili moralismi, forte della propria esperienza personale che l'ha vista lottare per anni per salvare la figlia dal tunnel della cocaina, esperienza che le ha permesso di scrivere il primo libro, Crank.
        Cinque protagonisti, si diceva, cinque sedicenni, tre ragazze e due ragazzi, quattro etero, uno gay, provenienti da realtà diverse ma tutte in qualche modo tipiche dell'America contemporanea, tutte in qualche modo "normali". C'è Eden, figlia di un predicatore e membro di una comunità religiosissima, Seth che ha appena perso la madre e vive con il padre agricoltore, Whitney, adolescente ribelle trascurata dai genitori separati, Ginger che da tutta la vita tenta di sopravvivere alla madre tossicodipendente, e infine Cody, la cui amorevole famiglia finisce a gambe all'aria in modo tragico e inaspettato.
        Per tutti il punto di svolta è la scoperta dell'amore come può esser solo nell'adolescenza: assoluto, ingovernabile, cieco. E come ogni adolescente anche i cinque ragazzi di Tricks abbracciano con entusiasmo e con passione assoluta questo nuovo sentimento così che quando la realtà si abbatte su di loro ne rimangono travolti in un battito di ciglia.
        Uno degli aspetti più scioccanti e al tempo stesso più realistici di questo libro è la velocità e la facilità con cui la vita di cinque ragazzi qualunque possa trasformarsi in un inferno al quale nessuno li ha preparati. La realtà ha il sapore del tradimento e dell'abbandono, non (o non solo) quello della persona amata, ma quello degli adulti, i genitori, coloro che avrebbero dovuto tutelare, proteggere ed educare e invece si sono dimostrati ciechi, egoisti, superficiali o, più semplicemente, incapaci di amare davvero. Il dito accusatorio dell'autrice punta infatti chiaramente contro queste madri e questi padri che, in modi diversi, hanno fallito il loro compito di educatori, permettendo o addirittura favorendo che ragazzi così giovani si trovassero ad affrontare realtà, quelle della droga e della prostituzione, troppo potenti perché potessero gestirle da soli.
        La Hopkins racconta la perdita dell'innocenza che porta cinque adolescenti a dover decidere quanta parte di loro stessi sono disposti a sacrificare per poter sopravvivere e lo fa con una straordinaria commistione di crudezza e lirismo; l'opera è infatti una novella in versi, in cui ogni capitolo è introdotto da un breve poema seguito da un racconto in prosa narrato in verso libero. Il risultato finale è una sorta di ballata infernale che colpisce il lettore come un pugno nello stomaco; come adulta è straziante leggere delle decisioni incredibilmente ingenue che questi ragazzi compiono e delle terribili conseguenze che ne derivano, soprattutto quando si considera che, come ricorda l'autrice, l'età media delle prostitute americane è 12 anni.
        Il che ci riporta alla questione iniziale: farei leggere questo libro ad un adolescente? Non so bene cosa rispondere: da un lato credo sia un bene che i ragazzini prendano coscienza della facilità con cui si può rimanere coinvolti in realtà terribili, in grado di privarli per sempre della parte più bella di loro, dall'altro il racconto della Hopkins è decisamente forte e brutale nelle parole nelle immagini, per cui un pubblico più giovane credo dovrebbe affrontarlo con l'assistenza di un adulto.
        Chi sicuramente dovrebbe leggere questo libro invece sono gli adulti, perché si ricordino cosa vuol dire essere un adolescente impaziente di sperimentare la vita anche quando non si sa bene in cosa consista questa vita, ma soprattutto perché si ricordino che dobbiamo essere pronti ad amare i nostri figli più di noi stessi e delle nostre convinzioni religiose e politiche, altrimenti i figli non dovremmo farli affatto.

        Giudizio:
        +5stelle+

        Articolo di Valetta

        Dettagli del libro
        • Titolo: Tricks
        • Autore: Ellen Hopkins
        • Editore: Margaret K. McElderry Books
        • Data di Pubblicazione: 2009
        • ASIN: B002M5E2E6
        • Pagine: 644
        • Formato - Prezzo: Kindle ebook - Euro 5,00

        04 luglio 2013

        Young Adult: letteratura o spazzatura?

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        Oggi parliamo di Young Adult. Ecco, già vedo molti di voi saltellare entusiati di fronte allo schermo mentre altri tenteranno di strangolarsi con il cavo del mouse. Eh sì, perché l'invasione endemica in tutt'Italia di titoli e collane con questa etichetta ha toccato livelli così estremi che le reazioni di fan e oppositori del genere hanno oramai raggiunto livelli piuttosto violenti.
        Diciamo le cose apertamente: per il lettore mediamente esperto dire Young Adult (da qui in poi YA, per brevità) equivale a parlare di cazzate, complici soprattutto le orde di ragazzine urlanti pronte a sacrificare la propria virtù all'altare di un vampiro sberluccicante e le case editrici piccole e grandi determinate a spremere la Twilight Mania fino allo stremo, inondando il mercato di libri-fotocopia dalle copertine accattivanti e dalle trame insulse.
        Diciamo altrettanto apertamente che dietro questi giudizi negativi c'è anche un po' di spocchia da parte di chi fa di tutta l'erba un fascio e ci tiene a sottolineare lui/lei a quindici anni leggeva Guerra e Pace in lingua originale e non certe idiozie da adolescenti ormonalmente instabili.
        Lasciando da parte il fatto che i ragazzini sono appunto ragazzini e che se in gruppo si lasciano andare a fenomeni di isteria collettiva per uno pseudo-vampiro, un po' perché ci credono e un po' perché fa figo, ciò non li rende necessariamente cerebrolesi destinati a diventare tronisti o olgettine, è importante osservare che i romanzi identificabili come YA includono un'area molto vasta di letteratura tra cui si annoverano porcherie mostruose e lavori di ottima qualità.

        Partiamo col dire che lo YA più che un genere è una categoria di mercato o

        comunque un macro-genere, in quanto comprende opere che spaziano dal fantasy al romanzo sentimentale, dal giallo al romanzo distopico, e che si riferisce a quelle opere scritte e pubblicate rivolgendosi ad un pubblico di adolescenti e pre-adolescenti (grossolanamente la fascia d'età compresa tra i 12 e il 18 anni). Altra precisazione è che, sorpresa sorpresa, non si tratta di una categoria inventata dai pubblicitari ma di una realtà letteraria di cui si parla apertamente da più di due secoli, ovvero da quando gli scrittori iniziano a riconoscere la diversità fra lettori bambini e ragazzi e concepiscono così opere che possano intrattenere un pubblico di quell'età. Nascono così classici immortali come Oliver Twist, Grandi Speranze, Alice nel paese delle Meraviglie, Le avventure di Tom Sawyer, L'isola del tesoro e Lo Hobbit.
        La caratteristica principale che distingue questi primi esempi dal concetto di YA moderno è il fatto che i libri citati furono scritti da adulti con lo scopo di intrattenere i ragazzini. Si riconosceva agli adolescenti gusti più complessi di quelli di un bambino ma non ancora così sofisticati come quelli di un adulto e si mirava a divertirli e appassionarli con racconti avventurosi che ancora includessero una certa dose di fantasia ma avessero allo stesso tempo una trama in qualche modo elaborata.


        Il grande cambiamento arriva a metà del 1900 ed esplode appieno a partire

        dagli anni '60. Gli adulti prendono coscienza del "lato oscuro" dell'adolescenza: l'instabilità dell'età della crescita porta i ragazzini ad annaspare in una società in evoluzione in cui realtà come il divorzio, la maggior libertà sessuale ma anche la droga e la violenza si diffondono all'improvviso. Ecco che allora gli scrittori decidono di affrontare a viso aperto i drammi e le difficoltà dei giovani adulti, dapprima semplicemente raccontando come narratori esterni e poi rivolgendosi direttamente al proprio pubblico tentando di immedesimarsi nelle storie raccontate.
        Comincia così l'epoca di romanzi "scandalo" (che ai nostri occhi smaliziati in alcuni casi fanno un po' sorridere) come Il giovane Holden e Il signore delle mosche, in cui ribellione esplicita all'autorità, depressione e violenza entrano dirompenti nella letteratura per adolescenti.
        Il vero spartiacque è però considerato l'uscita de I ragazzi della 56° strada di S.E. Hinton, fondamentale perché è per la prima volta un giovane adulto a raccontare i suoi coetanei, e la prospettiva che offre non è certo di quelle zucchero e miele diffuse fino ad allora.

        Da questo momento in poi gli autori, siano essi adulti o adolescenti loro stessi, si mettono al livello dei protagonisti dei loro racconti sia nelle trame delle loro opere che diventano sempre più realistiche ed attuali, sia nel linguaggio che tende a rispecchiare il più possibile quello dei giovani. E' l'evoluzione moderna del vecchissimo romanzo di formazione (avete presente Pinocchio?): quelle coming of age novels che piacciono tanto agli americani e che hanno per protagonisti adolescenti alle prese con i problemi e i drammi tipici della crescita. Lo scopo è quello sia di raccontare ad un pubblico in costante crescita storie con cui possa facilmente identificarsi e relazionarsi, sia quello educativo di guidare e offrire ai ragazzi una voce amica. E' così che argomenti come il divorzio dei genitori, le prime esperienze sessuali, i primi amori, l'omosessualità, la droga, e l'alcolismo fanno il loro ingresso in massa nella letteratura in opere oramai diventate di culto come Noi siamo infinito. Ragazzo da parete di Stephen Chbosky, uno dei romanzi di riferimento per i ragazzini degli anni Novanta, entrato di diritto nella pop culture della civiltà occidentale.
        Il realismo e la qualità di queste opere hanno fatto sì che avessero un enorme successo non solo nel giovane pubblico a cui si rivolgevano, ma anche tra lettori più adulti. 


        Il giovane Holden di J.D.Salinger

        "Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia. Niente di più di quel che ho raccontato a D.B., con tutto che lui è mio fartello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo lurido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una Jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all'ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giù di lì. E' pieno di soldi, adesso. Mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa".

        I ragazzi della 56° strada
        di S.E. Hinton

        Ponyboy ha quattordici anni, ma sa da tempo quanto è difficile la vita: per lui, per i suoi fratelli e per tutti gli amici della banda di Greaser, colpevoli di vivere "nel lato sbagliato della metropoli". Ambientato nell'America degli anni Sessanta, il romanzo è percorso dai segni della solitudine, del disadattamento, della violenza; ma anche dal bisogno di affetto, di giustizia, di amicizia. Se alla fine prevale la catarsi sulla tragedia, è perché, come nel grande modello dei Ragazzi della Via Pal, il cuore dei giovani è sempre più grande della società che li ospita. In appendice le schede illustrative propongono: documenti e testimonianze dirette sulla realtà americana che fa da scenario al romanzo; un dossier attualissimo sull'origine e le caratteristiche dei gruppi giovanili in Italia (dai punks ai paninari); parametri storici e sociali per aiutare i giovani lettori a interpretare criticamente gli inquietanti episodi di violenza che la cronaca ci propone ogni giorno. Da questo libro Francis Coppola ha tratto il film omonimo.

        Noi siamo infinito. Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

        Fra un tema su Kerouac e uno sul "Giovane Holden", tra una citazione da "L'attimo fuggente" e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.


        Quella a cui abbiamo assistito nell'ultima decina d'anni è per certi aspetti un'involuzione di questa tradizione letteraria: i ragazzini sono diventati soprattutto una categoria di mercato da irretire e sfruttare selvaggiamente. Per questo motivo, molte delle problematiche affrontate nel decennio precedente sono state messe da parte per far posto ad un unico tema centrale, il primo amore. Abilmente camuffati dietro l'accattivante aura del fantasy (che da Harry Potter in poi è diventato un genere mainstream) i nuovi YA sono di fatto dei romanzetti d'amore in cui il brutto anatroccolo si scopre cigno e conquista il cuore del più figo della scuola che, incidentalmente, è bellissimo, ricchissimo e solitamente un vampiro. Niente di male nelle storie d'amore se non fossero costruite su personaggi piatti e privi di personalità che popolano racconti banali, prevedibili e senza spina dorsale, adatti più a un gruppo di educande che a fan del fantasy e dell'horror i quali, giustamente, fuggono scandalizzati da questo tipo di opere.
        Vampiri vegetariani che brillano al sole, battaglie combattute senza spargimenti di sangue ma solo a colpi di blande discussioni, buoni che vincono contro ogni probabilità e cattivi insulsi destinati inevitabilmente alla sconfitta sono solo alcune delle caratteristiche che rendono libri come Twilight, Marked, Il diario del vampiroSwitched e compagnia cantante, lavori di qualità medio-bassa che davvero spiace veder associati alla saga del maghetto. Nemmeno i libri di J.K.Rowling sono opera di un genio ma hanno da subito dimostrato di possedere intrecci e misteri in grado di sfidare l'intelligenza anche di un adulto e presentano personaggi ambigui e imperfetti, a partire dal protagonista; ma soprattutto la Rowling ha dato prova di fregarsene del tenero cuore dei suoi lettori eliminando personaggi preferiti a destra e a manca senza alcuna pietà. Non stiamo nemmeno a soffermarci sullo stile: queste autrici tendenzialmente conoscono quattro aggettivi e li utilizzano a rotazione nei loro romanzi, ignorano totalmente il concetto di ironia e tre quarti delle loro conversazioni sono del tutto insignificanti.

        Fiumi di inchiostro (virtuale) sono

        stati spesi per stabilire se questi libri hanno comunque una loro utilità nell'avvicinare i più giovani alla lettura o se sono invece estremamente dannosi per il tipo di valori che veicolano. A dirvela tutta non condivido alcune visioni catastrofiste: ci sta che le ragazzine fantastichino a occhi aperti sull'amore eterno come ci sta che parlino del Twilight del momento come di un capolavoro assoluto. Cresceranno e faranno esperienze, imparando che ci sono altre ambizioni oltre a sposarsi a diciassette anni col primo amore, che si è a malapena baciato. Mi preoccupa di più quando vedo lettrici che l'adolescenza l'hanno sorpassata da un po' e ancora definiscono libri di questo genere bellissime ed esemplari storie d'amore, oppure li esaltano come gioielli della letteratura mondiale. Così come mi preoccupa pensare che molte autrici di YA sono donne adulte che da come si esprimono e da ciò che raccontano sembrano più inesperte di un gruppo di scolarette.
        Soprattutto se si considera che molto spesso questi romanzi veicolano un'immagine della donna totalmente dipendente e dominata da figure maschili prevaricatrici, pronta a rinunciare ai propri desideri e alle proprie ambizioni in nome di un fantomatico amore eterno che sa tanto di desiderio di possesso da parte dell'uomo. Oltretutto, spesso si suggerisce una criminalizzazione del sesso, per cui più un uomo è innamorato e meno desidera andare a letto con la sua amata e io mi chiedo come sia possibile che una donna adulta non si renda conto dell'assurdità di certe affermazioni o di quanto sia povero e insulso lo stile di ciò che sta leggendo. L'ho ribadito più volte: non c'è niente di male nell'amare le romanticherie né nel concedersi un po' di trash ogni tanto, l'importante è rendersi conto del valore di ciò che si ha tra le mani. E allora concediamoci qualche guilty pleasure ogni tanto, ma cerchiamo anche di recuperare un po' di senso critico e capire che Romeo e Giulietta o Cime Tempestose stanno al Twilight di turno come Johnny Depp sta a Danny DeVito.

        Sul nostro blog abbiamo già osservato più volte però che non tutti i nuovi YA sono spazzatura. Tra chi si cimenta nel genere ci sono ancora scrittori degni di questo nome che sanno imbastire una trama articolata e complessa, anche se non sempre originalissima, che sappia puntare su qualcosa di più che il solito dramma del triangolo amoroso e che abbia abbastanza rispetto per i suoi lettori da racconti che stimolino un minimo di riflessione al di là del puro intrattenimento. Abbiamo ad esempio citato le saghe di Hunger Games e di Matched come esempi di romanzi distopici per i più giovani che, pur coi loro difetti, meritano sicuramente una lettura. Val la pena anche di segnalare autrici come Elleen Hopkins che in romanzi come Crank e Tricks affronta con linguaggio esplicito e crudo realtà scioccanti come la tossicodipendeza e la prostituzione minorile, o ancora John Green autore di bestsellers quali Città di carta, Will Grayson, Will Grayson e l'osannato The Fault in Our Stars.
        Certo è inevitabile osservare, con un po' di sconforto, come tra gli YA quelli che sono semplicemente "Harmony travestiti" sono quelli che vanno per la maggiore vendendo quantità di copie imbarazzanti; questo dà particolarmente da pensare se si osserva che il 55% dei lettori di questo tipo di opere in realtà non è più tanto young ma è arrivato all'età adulta oramai da un pezzo.
        Possiamo strapparci i capelli gridando allo scandalo fino alla morte oppure accettare che ci sono argomenti che arrivano alla pancia del lettore più facilmente e che uno stile più semplice e immediato è di maggior impatto per un pubblico più vasto. Poi ci sono le mode, il passaparola e l'infinito potere del marketing che fanno sì che ciclicamente dobbiamo subire un qualche nuovo fenomeno editoriale di dubbio valore e grande successo. Il che non significa che dobbiamo adeguarci alla maggioranza, se un libro fa schifo diciamolo pure ad alta voce e cerchiamo di promuovere romanzi che ci sembrano più meritevoli, ma evitiamo di vedere nel successo del Twilight di turno un segno del crollo della civiltà occidentale e di salire sul pulpito del predicatore che condanna senza appello alla lobotomia le vittime del vampiro.

        Hunger Games di Suzanne Collins

        Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.

        Crank di Elleen Hopkins

        Kristina Georgia Snow è la figlia perfetta: una studentessa modello, seria e tranquilla. Quando si trasferisce a casa del padre la sua vita cambia: la ragazza giudiziosa scompare e una nuova personalità sembra emergere, quella di Bree. L'incontro con il mostro, Crank, avverrà per opera di Adam, il ragazzo dei suoi sogni, tutto muscoli scolpiti e sorrisi smaglianti, di cui lei si innamorerà, senza realizzare che quell'amore ne farà a pezzi la vitalità, la giovinezza, l'entusiasmo. Quella che inizialmente sembrava una montagna russa di emozioni e di svaghi ben presto si trasformerà nell'inferno della dipendenza e di una totale perdita di controllo. Bree tenterà di trovare una via di scampo, tra mille difficoltà, e la sua sarà una battaglia per recuperare la sua anima e la sua mente: in altri termini, la sua vita.

        Città di carta di John Green

        Quentin è innamorato di Margo Roth Spiegelman da sempre. Tra loro c'è un legame speciale da quando, all'età di nove anni, hanno ritrovato insieme in un parco il corpo di un ragazzo morto suicida. Dopo anni di amicizie ed esperienze diverse, poco prima del diploma Margo riappare alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile. Sembra l'inizio di una nuova fase insieme. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente, come ha già fatto altre volte. Solo che questa è diversa. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima.


        Sappiate però che il fenomeno, dopo quasi un decennio di gloria sta un po' andando in crisi: le lettrici di YA stanno crescendo e cercano qualcosa di nuovo. Ma non disperate, le case editrici si sono già messe all'opera e si sono inventate un nuovo genere di sana pianta: il New Adult, per quei giovani che non son più adolescenti ma nemmeno del tutto adulti. Qui bisogna dire che le prospettive sono molto peggiori rispetto a quanto detto per gli YA e dietro al nome accattivante sembra nascondersi il nulla più totale. Ma questa è un'altra storia che vi racconteremo nel prossimo articolo!


        Articolo di Valetta 

        Nota: immagini liberamente reperite su Google. Le sinossi dei libri a sinistra delle copertine sono tratte da Goodreads. 
        Per maggiori informazioni: le nostre recensioni a Alice nel paese delle meraviglie, Il signore delle mosche, Noi siamo infinito, Twilight, Marked, La saga di Harry Potter, Switched, Hunger Games, Matched, Città di carta, Cime tempestose.


        24 maggio 2013

        Shadowhunters: le origini - Cassandra Clare

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        I Contenuti

        Quando Tessa Grey attraversa l'oceano per ritrovare il fratello nell'Inghilterra Vittoriana, qualcosa di terrificante la attende nel Downworld di Londra. Rapita dalle misteriose Dark Sisters, membri di un'organizzazione segreta chiamata il Pandemonium Club, Tessa presto scopre di avere il potere di trasformarsi in un'altra persona. Il Magister, l'oscura figura alla guida del club, non si fermerà di fronta a nulla perché il potere di Tessa finisca nelle sue mani. Braccata e senza amici, Tessa trova rigufio fra gli Shadowhunters, guerrieri il cui scopo e liberarre il mondo dai demoni. Presto ella si scopre affascinata, e divisa, da due migliori amici:James, la cui fragile bellezza nasconde un segreto mortale,e Will, il cui umore imprevedibile tiene tutti a distanza. Mentre la loro ricerca li conduce al centro di un complotto che minaccia di eliminare tutto gli Shadowhinters, Tessa si rende conto che dovrà scegliere tra la salvezza di suo fratello e aiutare i suoi nuovi amici a salvare il mondo...e che l'amore potrebbe essere la forma di magia più pericolosa di tutte.

        La Recensione

        Finalmente Cassandra Clare è riuscita a concludere una delle mille saghe che dal 2007 in avanti ha iniziato a produrre a ciclo continuo. A fine marzo è stato infatti pubblicato Clockwork Princess, il terzo e ultimo capitolo della trilogia The Infernal devices, conosciuta in Italia come Shadowhunters: Le Origini, in quanto prequel della saga bestseller Shadowhunters (The Mortal Instruments) arrivata a contare cinque libri (più uno, l'ultimo si spera, previsto per il 2014) e di cui vi avevamo già parlato in una nostra recensione.
        Tornando ai nostri Infernal Devices: bell'idea quella del prequel. Bella l'idea di raccontare da dove arrivano gli Shadowhunters, qual è la storia dei Lightwood e degli Herondale, chi ha fornito ai cacciatori di demoni alcune fra le loro armi più preziose e come gli eventi del passato si intersecano con la storia raccontata in Città di ossa e seguiti vari.
        Un po' meno bella l'idea di realizzare questo prequel semplicemente prendendo gli eventi di Shadowhunters e spostandoli indietro di cent'anni e a est di qualche migliaio di kilometri. Invece dello scenario urban fantasy della New York contemporanea, infatti, ci troviamo ora nella Londra Vittoriana; per il resto abbiamo di nuovo un'eroina dai poteri fuori dal comune che all'inizio del racconto si crede una ragazza normale e ignora qualsiasi cosa del mondo dei cacciatori di demoni, un protagonista maschile ribelle, tormentato e con una spiccata propensione al sarcasmo e naturalmente il terzo vertice del triangolo amoroso costituito dal bravo ragazzo di turno, questa volta migliore amico di lui, invece che di lei. E poi naturalmente c'è un supercattivo che vuole distruggere l'intera razza degli Shadowhunters e per farlo è disposto a scendere a patti con gli inferi seminando morte e distruzione sul suo cammino.
        Ora, prima che i fan della saga procedano con la mia decapitazione voglio puntualizzare che, data questa premessa, il racconto si sviluppa poi in modo indipendente e sufficientemente interessante con dei tentativi di dare all'opera tinte di horror gotico che ben si adattano all'ambientazione ottocentesca e che riescono a seminare qualche scossa di adrenalina qua e là; tuttavia la ripetizione di uno schema già noto nella scelta dei caratteri e delle dinamiche dei personaggi principali è evidente e deludente. Uno degli aspetti di maggior interesse del racconto è il mistero sulle origini della protagonista, Tessa, arrivata a Londra da New York alla ricerca del fratello convinta di essere una ragazza come tutte le altre e destinata a scoprire nel peggiore dei modi di essere una creatura unica dotata di un potere prodigioso che però la farà sentire più un mostro che un essere umano. A essere onesti questa mi è anche sembrata l'unica caratteristica interessante della povera Tessa, che, nel complesso mi è parsa piuttosto insipida e dal carattere indefinito, cosa a cui l'autrice tenta di rimediare ricordandoci più volte che Tessa ama leggere e conosce Le due città a memoria. Un po' pochino a mio parere. Va meglio con i due protagonisti maschili, anche se il tormentato Will è di fatto una versione un po' più selvaggia del buon Jace di Città di ossa (e sì, lo so che sono parenti ma questo non giustifica la creazione di personaggi fotocopia!) mentre il mite Jem, per quanto sinceramente adorabile, sconfina spesso nel troppo buono per esser vero.
        Ciò che più mi ha spinta alla lettura di questo prequel, tuttavia, è stata l'ambientazione nella Londra vittoriana che purtroppo si è rivelata uno degli aspetti più deludenti della saga. Qui, infatti, emergono tutti i limiti della Clare come scrittrice che per realizzare uno scenario convincente pensa di potersela cavare facendo utilizzare di tanto in tanto ai suoi personaggi parole "desuete" pescate direttamente dal dizionario dei sinonimi mentre l'eroina si dibatte brevemente sull'opportunità di rivolgersi ad un giovane con eccessiva familiarità scandalizzandosi opportunamente di fronte a espressioni eccessivamente colorite. Tocco finale la malattia che consuma il povero Jem che sarà anche dovuta alla'attacco di un demone ma assomiglia incredibilmente a quella terribile "consunzione" che ha portato alla tomba tante tragiche, esili e infinitamente buone eroine dei romanzi d'appendice ottocenteschi. Londra, inutile dirlo, sembra uscita direttamente dalle pagine di quelle guide super compact adatte per un week end nella capitale inglese: c'è la pioggia, c'è la nebbia e c'è il ponte di Blackfriars dove i nostri eroi si trovano a passare ogni volta che mettono il naso fuori di casa, non importa da dove arrivino o dove siano diretti. Capisco che il ponte abbia un nome suggestivo ma in una città che supera il migliaio di km quadrati possibile che succeda sempre tutto a Blackfriars? Tutto considerato il problema di base è che la Clare è più un'autrice di fan fiction che una vera romanziera: prende personaggi già noti e poi scatena la fantasia inventando ostacoli insormontabili e intrecci a volte tirati un po' per i capelli perché i suoi eroi soffrano la giusta dose di dramma e angoscia prima che tutto si risolva per il meglio.
        Questo è soprattutto vero nel secondo e terzo capitolo della trilogia in cui la vicenda iniziata in Clockwork angel con risultati discreti si sfilaccia sempre più: i personaggi secondari si moltiplicano insieme ai voltafaccia del destino, il comportamento del cattivo si fa meno coerente e soprattutto l'autrice riesce a trascinare tutti verso un happy ending gradito ma onestamente tanto improbabile da sembrare infantile. Peccato, perché la Clare dimostra spesso di essere dotata di una certa grinta che le permette di narrare eventi anche brutali e disturbanti e di infarcire il suo racconto di dialoghi brillanti e divertenti, segni di una personalità più arguta di certe casalinghe mormone improvvisate scrittrici di nostra conoscenza; manca però la maturità e la serietà per scrivere di personaggi veramente originali e a tutto tondo oltre che per gestire una trama adulta complessa in tutte le sue implicazioni, che non tema di lasciare qualche vittima per strada e che susciti qualche discussione più significativa di "Team Will o Team Jem?". 


        Giudizio:
        +2stelle+

        Articolo di Valetta

        Shadowhunters - Le origini (The Infernal Devices series)
        • L'angelo (Clockwork Angel, Mondadori 2011, 474 pag.)
        • Il principe (Clockworck Prince, Mondadori 2012, 495 pag.)
        • Clockwork Princess (Margaret K. McElderry Books,19 Marzo 2013, uscita prevista in Italia Giugno 2013)
           
         

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