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24 settembre 2013

Il buon Gesù e il cattivo Cristo - Philip Pullman

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I Contenuti

Ci sono storie destinate a scolpirsi nella memoria di chi le legge o le ascolta, a durare in eterno, e che, nonostante lo scorrere dei secoli, mantengono intatto il mistero dei loro protagonisti, che a loro volta diventano linfa per altre storie. E così per il Vangelo, forse la storia più universalmente conosciuta, senz'altro la più controversa e dibattuta, perché controversa e dibattuta è la figura su cui è incentrata: Gesù Cristo. A distanza di anni dal grande successo e dalle accese polemiche della sua grandiosa trilogia "Queste oscure materie", Philip Pullman torna a confrontarsi con la visione religiosa e la critica alla teocrazia, e lo fa partendo proprio dal suo fulcro vitale: la figura di Gesù. Con un linguaggio semplice e immediato, proprio come quello evangelico, fautore ci restituisce un'affascinante rivisitazione della vita del Cristo, regalandoci una nuova storia, che spalanca le porte a nuove letture e interpretazioni, destinate a risuonare ben oltre la pagina finale.

La Recensione

Philip Pullman è conosciuto per la sua trilogia fantasy per ragazzi Queste oscure materie. La popolarità della serie, letta e apprezzata anche dagli adulti, è data soprattutto dalla natura anticlericale dell'opera, espressa nell'ideazione di un'Europa alternativa dominata da una teocrazia assoluta che ha relegato la scienza al ruolo di teologia sperimentale operando un continuo oscurantismo. La nemesi assoluta de Le cronache di Narnia di C.S. Lewis, insomma, che non ha mancato di generare prevedibili e sterili polemiche. 
Nel 2010, come parte del progetto Canongate Myth Series - una serie di romanzi brevi che riscrivono personaggi ed episodi del mito -, Pullman pubblicò Il buon Gesù e il cattivo Cristo, una rivisitazione personale della vita di Gesù. Inutile dire che tale pubblicazione sollevò nuovamente il vespaio, tanto che l'autore ricevette numerose lettere di minaccia e fu bollato definitivamente come blasfemo. 
Il buon Gesù e il cattivo Cristo, in realtà, di blasfemo e sovversivo non ha nulla. Parlando al suo pubblico più affezionato, quello giovane, Pullman riassume a suo modo gli eventi salienti del Vangelo, in capitoli brevissimi e dallo stile estremamente semplificato, quasi favolistico. La novità apportata è la scissione in due della figura del profeta: Gesù, il personaggio passato alla storia come Figlio di Dio e Re dei Giudei, e Cristo, suo fratello nell'ombra designato alla nascita come portavoce di Dio. Mentre Gesù predica e compie miracoli, portato in trionfo dagli apostoli e dalle folle, Cristo si sostituisce ai quattro evangelisti riportandone ogni parola, spronato da un misterioso straniero che lui crede un angelo. 
Definito "apocalittico" dal Guardian, questo romanzetto non merita certo tanto scalpore (e in effetti il libro in Italia è passato pressoché inosservato): sebbene l'esistenza di Cristo, passata sotto silenzio, incarni ancora una volta l'aspra critica di oscurantismo rivolta dall'autore alla chiesa cattolica, nonché i travisamenti di cui i testi sacri sono sempre stati oggetto, Pullman rinuncia alla sua vena polemica, o non riesce a esprimerla appieno. La narrazione è pacata, fin troppo politically correct nell'evitare di approfondire episodi particolarmente controversi che avrebbero potuto essere spunto di critica, come il rapporto tra Maria Maddalena e Gesù o l'incontro di quest'ultimo con la donna di Canaan. Gesù, escluse alcune ragazzate compiute durante l'infanzia, non viene affatto stravolto nella sua natura, e Cristo, spettatore silente delle prodezze del fratello, pur essendo roso da dubbi agisce sempre con l'intento di mettere in atto la volontà divina. L'unico apporto anticlericale convincente dato da Pullman, ma già ottimamente espresso da altri come José Saramago ne Il vangelo secondo Gesù Cristo, è la trasformazione di Gesù in vittima sacrificale necessaria per la successiva affermazione della religione cattolica, progetto in cui Cristo, pur amando teneramente suo fratello, riveste il ruolo di carnefice e poi di sostituto.
Non solo Pullman non scandalizza, ma nemmeno stupisce o convince. Non si capisce precisamente a quale target questo libro sia rivolto, se ai ragazzini per offrire loro un differente spunto di lettura del Vangelo (e in questo caso lo scopo è raggiunto solo parzialmente), se agli adulti con lo stesso proposito (e in questo caso fallisce miseramente), se ha un intento puramente intrattenitivo. Anche in questo caso, volendo togliere all'opera ogni pretesa, si tratta di un romanzetto mediocre, costruito in modo estremamente semplificato, fino a diventare mero riassunto negli episodi meno rivisitati. Una delusione sotto ogni punto di vista.

Giudizio:
+1stella+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Il buon Gesù e il cattivo Cristo
  • Titolo originale: The Good Man Jesus and the Scoundrel Christ
  • Autore: Philip Pullman
  • Traduttore: Bartocci M.
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Saggistica TEA
  • ISBN-13: 9788850228720
  • Pagine: 162
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8.50 Euro

21 agosto 2013

The Fall of Lucifer - Wendy Alec

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I Contenuti

Tre Arcangeli... Tre Fratelli... Uno di loro diventerà un Rinnegato. Un'estesa epica di origini e misteri, "The Fall of Lucifer" racconta una storia più antica dell'universo stesso. Ambientata in opulenti palazzi e spaventosi mondi infernali, questa è una saga senza tempo sul dubbio, guerrieri angelici e demoniaci, amore ossessivo e tradimento e su di un male antico che non conosce confini.
Presto l'universo stesso sarà sconvolto dalla guerra... una guerra tra tre fratelli angelici... una guerra combattuta per il più grande premio immaginabile... la guerra per la Razza degli Uomini.

La Recensione

Dalla lettura di questo libro ho imparato che:
- Il Regno dei Cieli è quasi interamente rivestito di diamanti. E zaffiri. E oro. E di qualunque altro materiale prezioso che possa venirvi in mente. Ci sono così tanti diamanti e zaffiri e pietre prezione che l'autrice necessita di un terzo del libro per elencarli tutti. Ripetutamente. Praticamente ci ritroviamo in un Paradiso come se lo immagina Briatore ma più kitsch. Astenersi deboli di stomaco.
- Il Regno dei Cieli è curiosamente "umano" nella sua forma e struttura. Ci sono re, principi, consiglieri, ambasciatori, vassalli e servitori (eh sì, pure in Paradiso c'è chi è relegato a fare il servo), ma soprattutto generali e soldati, organizzati in armate su armate. Gerarchie e titoli nobiliari sono fondamentali, tanto che ogni volta che un nuovo personaggio viene introdotto l'autrice si sente obbligata a dedicare una mezza paginata all'elenco degli appellativi del nobile figuro (e se siete di umore blasfemo alla terza lista di titoli celebrativi non potrete fare a meno di pensare a Pdor, figlio di Kmer della tribù di Instar...).
- Nel Regno dei Cieli, tutte le conversazioni si basano essenzialmente su convenevoli estremamente lunghi e formali con gran poca sostanza alle spalle.
- A dispetto di questo scenario medievale, l'autrice descrive la creazione dell'uomo come realizzata da un gruppo di angeli/scienziati un po' nerd che in un laboratorio tecnologicamente avanzatissimo modificano il DNA umano secondo le direttive divine.
- E' male che gli uomini vengano messi a parte di qualunque forma di conoscenza scientifica e tecnologica in quanto inevitabilemente destinati a sfruttare tali conoscenze per realizzare armi di distruzione quali fucili e bombe; tuttavia non è un problema se le schiere angeliche sono organizzate in eserciti e sono dotate di spade.
- Le donne che hanno subito uno stupro da parte di demoni in forma umana e sono rimaste incinta nel processo devono essere sterminate insieme alla loro progenie in quanto irrimediabilemnte contaminate (da qui nasce l'idea del diluvio universale e dell'arca di Noè, entrambe progettate nel suddetto laboratorio e da qui nascono anche i metodi di gestione degli stupri che le donne hanno dovuto subire nel corso dei secoli).
- Lucifero e la sua schiera di angeli caduti hanno introdotto nell'universo mali inenarrabili, molti dei quali non sono nemmeno nominabili ma, se proprio dobbiamo citarne uno, questo è sicuramente la sodomia.

Ciò che invece non ho assolutamente appreso da questo noiosissimo e ridondante elenco di dogmi e aggettivi è come sia stato possibile che Lucifero, l'arcangelo prediletto, essere perfetto, creatura infinitamente saggia e amorevole, possa essersi trasformato nella personificazione del male assoluto nel giro di poche pagine. Un momento prima Lucifero è l'epitome della bontà, leale servitore di Jehovah, poi Jehovah decide di creare l'uomo a sua immagine e somiglianza e Lucifero si trasforma in un ragazzino viziato e capriccioso che non vuole condividere il suo giocattolo preferito. Alla faccia dell'Arcangelo con migliaia di anni sulle spalle. 

Quando ho iniziato questo libro non mi aspettavo certo un moderno Paradiso perduto, ma mi ero illusa di trovare un'analisi un po' più complessa e profonda sulle origini del male e sulle mille implicazioni e ramificazioni del tradimento di Lucifero. Al contrario il suo tormento è rappresentato come qualche giorno di isterica follia con cui assurdamente nessuno, nemmeno gli adorati fratelli Michele e Gabriele vogliono confrontarsi. 
A parte una sequela di inutili e vuolte coversazioni costituite essenzialmente da un mucchio di "fratello amato", nessuno tenta di ragionare, discutere o affrontare a viso aperto i tormenti e i dubbi di Lucifero. Egli un giorno è buono e un giorno è cattivo, in linea con quell'assolutismo dei fondamentalisti religiosi che sono in grado di esprimersi solo per dogmi e verità inconfutabili. 
Non solo questo libro pecca di superficialità ma è anche estremamente deludente dal punto di vista narrativo. Nonostante l'etichetta "fantasy" e la quarta di copertina accattivante, The Fall of Lucifer è un racconto piatto, privo di passione ed emozione e mai ravvivato da una qualche sequenza d'azione. Se il Paradiso è il pacchiano emblema di un'opulenta ricchezza, l'Inferno della Alec con le sue alte torri minacciose e i suoi orridi troll presi a prestito dal regno di Mordor fallisce clamorosamente nell'evocare il benchè minimo senso di terrore. 
In definitiva, è evidente fin dai primi capitoli che lo scopo principale dell'autrice, che a quanto pare gestisce insieme al marito un canale televisivo dall'evocativo nome di God TV, non è né l'intrattenimento né lo stimolo ad una riflessione: The Fall of Lucifer è per lei un modo per celebrare la sua fede e favorire l'indottrinamento, tuttavia se già siete ferventi cristiani non vedo proprio perché dovreste sopportare la noia e la banalità di questa sorta di "Bibbia for dummies". D'altra parte se non siete particolarmente religiosi, nulla di quanto detto in questo libro potrà interessarvi o spingervi a modificare le vostre opinioni.

Giudizio:
+1stella+

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo:The Fall of Lucifer
  • Autore: Wendy Alec
  • Editore: Warboys Publishing Limited
  • Data di Pubblicazione: Gennaio 2012
  • ASIN: B0073YDXP0
  • Pagine: 210
  • Formato - Prezzo: Kindle Edition - Euro 8,90

    25 luglio 2012

    Caino - José Saramago

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    I Contenuti

    A vent'anni dal "Vangelo secondo Gesù Cristo", José Saramago torna a occuparsi di religione. Se in passato il premio Nobel portoghese ci aveva dato la sua versione del Nuovo Testamento, ora si cimenta con l'Antico. E sceglie il personaggio più negativo, la personificazione biblica del male, colui che uccide suo fratello: Caino. Capovolgendo la prospettiva tradizionale, Saramago ne fa un essere umano né migliore né peggiore degli altri. Il dio che viene fuori dalla narrazione è un dio malvagio, ingiusto e invidioso, che non sa veramente quello che vuole e soprattutto non ama gli uomini. È un dio che rifiuta, apparentemente solo per capriccio e indifferenza l'offerta di Caino, provocando così l'assassinio di Abele. Il destino di Caino è quello di un picaro che viaggia a cavallo di una mula attraverso lo spazio e il tempo, in una landa desolata agli albori dell'umanità. Ora da protagonista, ora da semplice spettatore, questo avventuriero un po' mascalzone attraversa tutti gli episodi più significativi della narrazione biblica: la cacciata dall'Eden, le avventure con l'insaziabile Lilith, il sacrificio di Isacco, la costruzione della Torre di Babele, la distruzione di Sodoma, l'episodio del vitello d'oro, le prove inflitte a Giobbe, e infine la vicenda dell'arca di Noè. Riscrittura ironica e personale della Bibbia, invenzione letteraria di uno scrittore nel pieno della maturità, compone un'allegoria che mette in scena l'assurdo di un dio che appare più crudele del peggiore degli uomini.

    La Recensione
    “Há muita coisa na Bíblia que vale a pena ler”
    (José Saramago, 2009)
    Era da un pezzo che non riprendevo in mano Saramago, e ho deciso di farlo scegliendo il suo altro romanzo a tema biblico. E’ più forte di me: non riesco a fare a meno di prediligere i romanzi in cui l’intoccabile dio cristiano viene rivoltato e trasformato in una divinità capricciosa e crudele più adatta a un romanzo fantasy degli anni ottanta che a una religione che da migliaia di anni ha preso possesso di vita, morte e politica delle civiltà occidentali. Saramago, in seguito alle polemiche sorte con la chiesa portoghese (ricordiamo che nominalmente il Portogallo è uno stato laico – ma, ops, dovrebbe esserlo anche l’Italia) dovute a libri come Il Vangelo secondo Gesù Cristo e il qui presente Caino, ha optato per il trasferimento alle Canarie: c’è da capirlo. Caino è l’ultimo regalo (e l’ultima beffa di Saramago alla Chiesa) prima di andarsene di leucemia. Non dirò che se la sta ridendo di là, perché sono atea anch’io.
    Dopo aver giocato col Nuovo Testamento, Saramago si rivolge al Vecchio, scegliendo il noto episodio del fratricida Caino, ma partendo dalla creazione di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre:  ancora una volta, il Dio di Saramago è una figura indiscutibilmente umana nelle sue frequenti contraddizioni e nel suo agire, laddove non per puro egoismo o divertimento, per disegni imperscrutabili (ossia talmente sciocchi da essere oscuri persino a Dio stesso). Adamo ed Eva, di fatto, vengono puniti per una colpa che sono stati spinti – o comunque non impediti – a commettere, ed esiliati in un mondo certamente più vivo ma anche più duro. Non sono gli unici uomini sulla Terra, ma sono stati creati da Dio per un esperimento che possiamo supporre essere correlato all’Eden e alla proibizione.
    Solo un po’ più in là incontriamo Caino, il quale, provocato da un Dio che evidentemente ai prodotti della terra preferisce la carne, e dal fratello Abele (fratellastro, se dobbiamo interpretare in un certo senso la ricompensa offerta da Eva al cherubino a guardia dell’Eden in cambio di cibo) in vena di scherno, finisce con il compiere fratricidio. Com’è noto, la punizione di Caino non è la morte, ma lo sradicamento, l’impossibilità di fermarsi in un luogo e di raggiungere la pace dell’animo.
    Saramago va oltre: dando voce a Caino, personaggio demonizzato e poi dimenticato dalla Bibbia, lo fa errare (in entrambi i sensi) non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Ecco dunque un excursus in vari episodi biblici del Vecchio Testamento, riletti nell’ottica di Saramago e in cui Caino gioca un ruolo ora principale, ora secondario: il sacrificio di Isacco, la distruzione di Sodoma e Gomorra, la demolizione della Torre di Babele, le guerre di Giosuè, la consegna delle tavole della legge a Mosè, la scommessa relativa a Giobbe, e infine il Diluvio Universale.

    Cosa dire di questo libro che non sia già stato detto, a favore o contro? Probabilmente nulla. Posso solo ribadire che José Saramago è uno degli unici due autori (l’altro è McCarthy) in grado di sovvertire le regole della punteggiatura suscitandomi profonda e cieca ammirazione piuttosto che una rabbia così urticante da farmi scagliare il libro nel caminetto. Una testa brillante, questo autore portoghese, in grado di dirne a tutto e a tutti (indimenticabile la polemica contro Berlusconi) sputando in faccia all’interlocutore i proverbiali peli sullo stomaco e sulla lingua.

    L’unico difetto dei suoi libri è che si leggono troppo in fretta.

    Giudizio:
    +4stelle+

    Articolo di Sakura87

    Dettagli del libro
    • Titolo: Caino
    • Titolo originale: Caim
    • Autore: José Saramago
    • Traduttore: Desti R.
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di Pubblicazione: 2012
    • Collana: Universale Economica
    • ISBN-13: 9788807723124
    • Pagine: 142
    • Formato - Prezzo: Brossura - 8,00 Euro 

      05 giugno 2012

      A volte ritorno - John Niven

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      I Contenuti

      Dopo una vacanza di qualche secolo Dio è tornato in ufficio in Paradiso, e per prima cosa chiede al suo staff un brief sugli ultimi avvenimenti. I suoi gli fanno un quadro talmente catastrofico - preti che molestano i bambini, enormità di cibo sprecato e popolazioni che muoiono di fame... - che Dio si vede costretto a rimandare giù il figlio per dare una sistemata. JC (Jesus Christ) gli dice: "Sei sicuro sia una buona idea? Non ti ricordi cosa è successo l'altra volta?" ma Dio è irremovibile. Così JC piomba a NY dove vive con alcuni drop-out e ha modo di rendersi conto in prima persona dell'assurdità del mondo degli uomini. E cerca, come può, di dare una mano. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.

      La Recensione

      Strafatto? Intontito? Sballato? Fumato? Sbiellato? Fuso?
      Macché.
      Gesù è fuori come un balcone. (cit. pag. 30 ver. ebook)
      Ecco, questo qui è secondo me l'esempio più rappresentativo di cosa il lettore si troverà davanti leggendo "A volte ritorno" di John Niven.  La storia parte da un presupposto semplice: Dio è andato in vacanza durante il Rinascimento. Satana invece non dorme mai e ne ha approfittato per modellare secondo il suo volere la razza umana. Al suo ritorno Dio, vedendo quello scempio che una volta erano gli uomini, decide di rimandare suo figlio Gesù sulla Terra con il messaggio originale che quel mistificatore di Mosè aveva sostituito con i dieci comandamenti: "Fate i bravi!".
      Lo sviluppo è così "New York Radical" che le pagine odorano ancora di caffè Starbuck. Nonostante l'autore sia scozzese e viva in Inghilterra, è riuscito a scrivere un romanzo che più americano non si può. O meglio, che più newyorchese non si può. Ci sono ingenuità tipiche dell'elettore democratico americano medio, tipo:
      - E verso il Medio Evo abbiamo avuto una piccola caduta di tono, ma subito dopo bum! il Rinascimento –. Dio sospira. – Arte come se piovesse, e ogni giorno si scopriva un continente diverso. Sí, è vero, si vedeva già che avremmo dovuto tenere d’occhio quei mentecatti dei cattolici, ma tutto sommato prometteva bene. E poi? Mi assento un attimo per pescare qualche trota d’acqua dolce, e tutto va a puttane in men che non si dica. Ecco cosa. (cit. pag. 65 ver. ebook)
      Che il Rinascimento sia stato un bel periodo è assolutamente giusto, per carità, ma dire che da lì in poi va tutto eufemisticamente a rotoli omettendo tutta la parte delle migliaia di guerre che venivano combattute non solo a causa dei cattolici e non citando che poi è arrivato l'Illuminismo fa sorridere per l'ingenuità. Va bene anche il voler dare un tono da burbero bonaccione a Dio, ma metterlo pure a capo di un paradiso gestito in maniera piramidale come la più classica delle aziende e poi contestare il capitalismo americano attraverso la figura di un Gesù praticamente hippy fa ancora più sorridere e scuotere la testa. Sarò pignolo, però se si vuole scrivere una satira sull' American Way of Life repubblicana, dove gli omosessuali causano i terremoti e la CIA e l' FBI danno la caccia solo ad innocui coltivatori diretti di marijuana seguendo le indicazioni di pastori evangelici repressi e in odore di pedofilia, bisogna saperlo fare, anche attraverso una prosa compiaciuta che non si limiti solamente a slang e parolacce. C'è però da dire che non tutto è da buttare: a parte l'inizio e la fine, la parte incentrata totalmente sul personaggio di Gesù, che tutto sommato è ben tratteggiato, lascia leggere volentieri. Poi alcune belle idee ci sono e un paio, come l'avventura on the road attraverso l'America e la trafila del talent show, sono anche sviluppate bene. Peccato che Gesù non sia rimasto sulla Terra più a lungo. 
      In conclusione, A volte ritorno (solita traduzione italiana un po' così: in originale è The second Coming) è un libro solo parzialmente riuscito: certamente è facile da leggere e fa sorridere in alcuni casi, ma è fin troppo facile fare satira su gente che vieta di studiare l'evoluzionismo a scuola. In più ci sono stati fior fior di comici, artisti e intellettuali in generale che l'hanno fatto prima e meglio senza fare tanto i superiori.

      Giudizio:
      +3stelle+

      Articolo di Daniele


      Dettagli del libro
      • Titolo: A volte ritorno
      • Titolo originale: The Second Coming
      • Autore: John Niven
      • Traduttore: Rossari Marco
      • Editore: Einaudi
      • Data di Pubblicazione: 2012
      • Collana: Stile libero Big
      • ISBN-13: 9788858405475
      • Pagine: 390
      • Formato - Prezzo: Brossura - 19,00 € / Ebook - 4,99 €

      25 aprile 2012

      Ultimi quaranta secondi della storia del mondo - Stefano Santarsiere

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      I Contenuti

      È una mattina di agosto quando don Pietro Miraglia, l'amato parroco di un paese lucano, viene assassinato a colpi di martello nei giardini della scuola elementare. A indagare è il commissario Antonio Sparagno, sul quale pesa una vecchia indagine di camorra che ne ha compromesso la carriera e causato il trasferimento nell'odiata Basilicata.

      La Recensione

      Tutto inizia con il ritrovamento del corpo di Don Pietro Miraglia, parroco di un piccolo paese della Basilicata di nome Santerno, situato nella Val d’Agri. Il prete è stato ucciso e toccherà al commissario Antonio Sparagno indagare sull’omicidio che ha scosso l’intera valle. Senza svelare troppo sulla trama, questo è l’incipit di un giallo che personalmente mi ha stupito. Ovviamente queste poche righe non spiegano nulla di ciò che il lettore andrà a leggere aprendo “Ultimi quaranta secondi della storia del mondo” di Stefano Santarsiere, ma, essendo un thriller, non voglio fare nessuna ulteriore anticipazione sulla trama.
      L’inizio è molto lento e tra le accurate descrizioni dell’ambiente narrativo e la presentazione di tutti i personaggi coinvolti passa quasi metà del libro senza che accada qualcosa di veramente significativo. Questo, a mio avviso, non è per forza un punto a sfavore. Infatti, grazie alla bravura dell’autore nel creare affascinanti e particolareggiate descrizioni molto coinvolgenti e nel dare il giusto equilibrio psicologico ai personaggi, la lettura non risulta mai pesante neanche nei momenti in cui l’azione cala vistosamente, cioè verso la metà del libro. L’unica nota negativa, se così si può chiamare, era da segnalarsi nella troppa pulizia dei dialoghi, dato che un contadino della Basilicata che parla perfettamente italiano sembra poco plausibile. Anche certi intrecci sembravano incastrati alla bell’e meglio. Da quel momento in poi, però, tutto diventa una frenetica corsa verso la soluzione finale inaspettata quanto credibile, nonostante sembra c’entri poco o niente con quanto accaduto nella prima parte. Un po’ come se, mentre si sta facendo una camminata in un posto incantevole, improvvisamente il terreno che credevamo sicuro cominciasse a franare sotto i piedi e ci trasportasse, in un vortice di fango e sassi, in mezzo ad un fiume gelato. Bagnati fradici e tremanti per il freddo, ci si chiede come sia stato possibile finire in quella situazione improbabile, eppure, guardandosi indietro, tutto torna. La sensazione avuta nel leggere il romanzo è un po’ questa appena descritta. Verso l’inizio si poteva forse presagire che la trama avrebbe preso quella strada, ma gli indizi inizialmente concessi non sembrano collegarsi tra di loro. Poi però gli eventi sopraggiungono inaspettati e inarrestabili senza per questo risultare artificiosi. Proprio come dovrebbe essere in un buon thriller.
      In conclusione, “Ultimi quaranta secondi della storia del mondo” è un giallo tutto italiano che merita di essere letto, grazie soprattutto alla capacità dell’autore Stefano Santarsiere di tenere alta per tutta la durata dell’arco narrativo l’attenzione del lettore, incollandolo letteralmente alle pagine nei momenti più concitati. Una mezza stellina in meno per il finale lasciato volutamente aperto che però a me personalmente ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

      Giudizio:
       +3stelle+ (e mezzo)

      Articolo di Daniele

      Dettagli del libro
      • Titolo: Ultimi quaranta secondi della storia del mondo
      • Autore: Santarsiere Stefano
      • Editore: Abelbooks
      • Data di Pubblicazione: 2011
      • ISBN-13: 9788897513292
      • Pagine: 391
      • Formato - Prezzo: Ebook - Euro 4,99

      16 maggio 2011

      Vita di Pi - Yann Martel

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      I Contenuti

      Un ragazzo e quattro animali alla deriva nell'oceano Pacifico, superstiti diun tragico naufragio. La loro sfida è la sopravvivenza.

      Tempo pochi giorni e,della zebra ferita, dell'orango e della iena non resta che qualche osso cotto dal sole. A farne piazza pulita è stata la tigre con cui Pi, giovane indiano senza più famiglia, è ora costretto a dividere i pochi metri di una scialuppa. Contro ogni logica, il ragazzo decide di ammaestrarla.
      Con l'ingegno, con la forza di uno spirito caparbio e visionario Pi affronta la sua grande avventura.
      Ed è un viaggio straordinario, appassionante e terribile, ispirato,spiazzante, ironico e violento, che trascina il lettore fino all'attimo in cuiil sipario si leva sull'ultimo, agghiacciante colpo di scena.

      La Recensione

      'Vita di Pi' è un titolo ingannevole: il libro non racconta in effetti che un periodo limitato della vita di Piscine Molitor Patel, autoribattezzatosi 'Pi' per sfuggire a un destino di prese in giro. Con dei flashback e qualche squarcio nel periodo successivo, il racconto è costituito da pochi mesi, per quanto in effetti quel periodo limitato sia abbastanza intenso da condizionare una vita intera.
      Una famiglia indiana, il cui padre e marito ha uno zoo a Pondicherry, decide di trasferirsi in Canada quando l'orizzonte politico dell'India sembra sfiorare la guerra civile verso la fine degli anni '70 e Indira Gandhi proclama lo stato d'emergenza, limitando alcune libertà civili. La fuga verso il Canada della famiglia Patel era una fuga verso un mondo nuovo, una terra promessa.
      Anzi, sempre in tema biblico, una partenza in stile 'arca di Noè', visto che sulla nave con cui salpano verso una vita nuova si imbarcano anche parte degli animali dello zoo che il padre di Pi deve consegnare in America dopo averli venduti.
      La nave giapponese - il cui nome, curiosamente, 'Tsimtsum', indica nella Qabbalah il momento dell'inspirazione divina che precede il soffio della creazione - soccombe a una tempesta che lascia Pi in balia delle onde nel bel mezzo dell'immenso Pacifico, in compagnia di una zebra con una zampa rotta, di una iena, di un gorilla e soprattutto di una tigre.
      La storia successiva è quella dei mesi passati in balia delle onde e di una tigre con la quale la convivenza non è certo facile: Pi per sopravvivere deve esplorare - e si tratta di un adolescente - i propri lati oscuri, quelli 'animali' e istintivi.
      La navigazione nel deserto d'acqua del pacifico è segnata dai progressi della convivenza tra il ragazzo e la tigre, che riesce ad addomesticare, creando una convivenza, un equilibrio provvisorio.
      Un ruolo centrale - ed è questo che si presenta come il nucleo del libro - ha nelle meditazioni, rese obbligate dalla solitudine e dalla situazione, di Pi la risposta religiosa alla domanda che attanaglia il protagonista: qual è il senso del dolore e di una disgrazia come la sua, la perdita della famiglia e la salvezza momentaneamente affidata alla generosità di una tigre? Qual è il senso della vita stessa?
      Figura a metà tra Giobbe, sul quale si abbatte l'ira divina come prova per la sua fede, e Giona, il profeta che finisce per salvarsi dopo essere stato inghiottito da una balena, Pi sperimenta tutte le sfumature della sofferenza, fisica, morale e spirituale, forte solo del confronto che precedentemente - con grande maturità rispetto alla sua età - aveva creato tra le religioni presenti in India, induismo islam e cristianesimo.
      La presenza e la dipartita di ognuno degli animali sulla scialuppa acquista un significato simbolico, così come la prova di sopravvivenza con gli scarsi mezzi presenti sul natante e in mare; anche l'incontro con una sorta di isola galleggiante fatta di alghe, che si rivela essere un ingannevole paradiso terrestre nel deserto d'acqua, e poi con un altro naufrago mostrano le insidie nascoste di una natura bellissima e terrificante insieme, pura nel suo essere aldilà di ogni giudizio morale.
      Su questo piano la sfida più difficile per Pi è quella di non perdere la propria umanità, ciò che lo distingue dalla belva con cui è costretto a dividere la scialuppa. Solo a una spiritualità induista in senso lato, aperta al sincretismo e pacifista ma non passivamente apatica, si può adattare un atteggiamento come quello del protagonista, perennemente in bilico tra rassegnazione e ribellione contro un destino orrendo e inspiegabile.
      Detto questo, però il vagabondaggio si dilunga troppo e per quanto sia ben scritta tutta la vicenda risulta alla fine di stampo 'buonista', con un lieto fine che sembra pensato già per un film hollywoodiano. Quando il lettore, dopo qualche centinaio di pagine, è riuscito a credere alla storia del naufragio, ecco che viene fuori una verità alternativa che trasforma tutta l'avventura in una metafora così esemplare da renderla didascalica e moraleggiante.
      Come romanzo a chiave, visto che l'autore sente di doverne dare nella conclusione una spiegazione esplicita, funziona poco.

      Giudizio:
      +2stelle+

      Articolo di Polyfilo

      Dettagli del libro
      • Titolo: Vita di Pi
      • Titolo originale: Life of Pi
      • Autore: Yann Martel
      • Traduttore: Clara Nubile
      • Editore: Piemme
      • Data di Pubblicazione: 2004
      • Collana: Bestseller
      • ISBN-13: 9788838482540
      • Pagine: 379
      • Formato - Prezzo: paperback, Euro 15,90

      19 marzo 2011

      La "questione" dell'otto per mille - Michele Antonellini

      ,

      I Contenuti

      Dopo la questione romana, la questione meridionale e la non meno avvincente questione femminile, ecco un libro sulla questione dell'otto per mille, quella (apparentemente) piccola fetta di imposte che lo Stato italiano destina alle confessioni religiose (e a se stesso, per scopi nobili).
      Guidato, o guidata, dagli eroici spiriti di Giuseppe Garibaldi e Giorgio Gaber, il lettore, o la lettrice, potrà chiarire in brevissimo tempo i termini di un istituto fiscale troppo spesso ignorato o snobbato. La trattazione, agile e lontana da pedanti schematismi, consente anche ai lettori distratti una facile "digestione" dei numeri e dei riferimenti alle leggi e alla saggistica sull'argomento.
      Un po' romanzo, un po' pamphlet, un po' saggio, 'La "questione" dell'otto per mille' non mancherà di indignare, far sorridere o risvegliare istinti partigiani. Perché dopo tutto, se le cifre non mentono, si tratta pur sempre di decidere come spendere un miliardo di euro (o giù di lì).
      Il libro contiene una striscia inedita, con Bobo protagonista in una storia sul tema, disegnata per l'occasione da Sergio Staino.

      La Recensione di Polyfilo

      Il tono è quello di un'inchiesta giornalistica.

      L'autore è di parte senza essere fazioso: ricostruisce la genesi della vicenda dell'otto per mille a partire dalle sue radici preunitarie per spiegare le motivazioni storiche di questa forma di finanziamento piuttosto 'particolare', diretta in buona sostanza a incanalare verso la CEI, che è una struttura burocratica con tutto quel che ciò comporta, all'incirca un miliardo di euro all'anno dei quattrini dei contribuenti, atei e non cristiani compresi.
      Non proprio gli spiccioli che si potrebbero pensare destinati alla questua nelle chiesette parrocchiali...
      In più Antonellini ha almeno due meriti: quello di mostrare, numeri alla mano, come questi fondi non siano destinati tanto alla 'carità ed opere di misericordia' - come pure le pubblicità grondanti amore per il prossimo, che si vedono in tv nei pressi delle scadenze fiscali, porterebbero a immaginare - quanto al sostentamento di parroci, curati, sacrestani e compagnia bella. Senza i quali, certo, le suddette opere di bene non ci sarebbero neppure.
      Ma devono necessariamente essere pagati dallo Stato?
      Istruttivo a tal proposito è il confronto con il comportamento di una Chiesa, pur piccola, come quella Valdese: zero finanziamenti per il clero e rinuncia alle quote derivanti dalla ripartizione delle scelte non espresse (posizione di recente cambiata su decisione della Chiesa stessa), vero meccanismo infernale, fatto apposta per ingrassare le entrate della Cei...
      Il secondo merito è quello di trattare il tema, di per sè spinoso, in modo ironico e insieme non superficiale, non risparmiando alcuna confessione religiosa, riuscendo a restare obiettivo senza essere neutro e a essere preciso e fedele alla contabilità senza essere pedante e schiavo delle fredde cifre.
      Alla fine la panoramica sulla situazione negli altri paesi del mondo completa il quadro di un tema con una panoramica agile, anche se in qualche punto un po' difficile da capire per troppa brevità.
      E questo è in effetti l'unico dubbio che resta alla fine: la trattazione e il tipo di argomento sono da inchiesta giornalistica, ma per un libro non sarebbe stato meglio approfondire alcuni aspetti, soprattutto quelli storici, e magari dilungarsi un po' di più, andando al di là dello schematismo di un report?

      Giudizio:
      +2stelle+

      La Recensione di Morwen

      Il piccolo libro di Michele Antonellini riesce a trattare efficacemente un  argomento non proprio entusiasmante, se si considera che in Italia l’analfabetismo finanziario e fiscale è altissimo. Tra i suoi pregi c’è innanzitutto la brevità, che permette anche a chi ha poco tempo di informarsi sulla questione, e in seconda battuta l’ironia, che rende scorrevole anche la parte dedicata più in concreto a percentuali, cifre e testi normativi. Molto agile, e molto interessante, la parte dedicata al comportamento di altri Stati in  materia di finanziamento delle diverse confessioni religiose. Lo consiglierei sia a chi non ha voglia di affrontare una trattazione più estesa, sia agli studenti della scuola superiore per farsi un’idea sulla materia.

      Giudizio:
      +3stelle+

      Dettagli del libro
      • Titolo: La "questione" dell'otto per mille
      • Autore: Michele Antonellini
      • Editore: Discanti
      • Data di Pubblicazione: 2009
      • Collana: Piedi
      • ISBN-13: 9788895432052
      • Pagine: 96
      • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,00

      11 febbraio 2011

      La "questione" dell'otto per mille - Michele Antonellini - Giudizio: 2 e 1/2 Stelle aNobiane

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      I Contenuti

      Dopo la questione romana, la questione meridionale e la non meno avvincente questione femminile, ecco un libro sulla questione dell'otto per mille, quella (apparentemente) piccola fetta di imposte che lo Stato italiano destina alle confessioni religiose (e a se stesso, per scopi nobili).
      Guidato, o guidata, dagli eroici spiriti di Giuseppe Garibaldi e Giorgio Gaber, il lettore, o la lettrice, potrà chiarire in brevissimo tempo i termini di un istituto fiscale troppo spesso ignorato o snobbato. La trattazione, agile e lontana da pedanti schematismi, consente anche ai lettori distratti una facile "digestione" dei numeri e dei riferimenti alle leggi e alla saggistica sull'argomento.
      Un po' romanzo, un po' pamphlet, un po' saggio, 'La "questione" dell'otto per mille' non mancherà di indignare, far sorridere o risvegliare istinti partigiani. Perché dopo tutto, se le cifre non mentono, si tratta pur sempre di decidere come spendere un miliardo di euro (o giù di lì).
      Il libro contiene una striscia inedita, con Bobo protagonista in una storia sul tema, disegnata per l'occasione da Sergio Staino.

      La Recensione

      Il tono è quello di un'inchiesta giornalistica.

      L'autore è di parte senza essere fazioso: ricostruisce la genesi della vicenda dell'otto per mille a partire dalle sue radici preunitarie per spiegare le motivazioni storiche di questa forma di finanziamento piuttosto 'particolare', diretta in buona sostanza a incanalare verso la CEI, che è una struttura burocratica con tutto quel che ciò comporta, all'incirca un miliardo di euro all'anno dei quattrini dei contribuenti, atei e non cristiani compresi.
      Non proprio gli spiccioli che si potrebbero pensare destinati alla questua nelle chiesette parrocchiali...
      In più Antonellini ha almeno due meriti: quello di mostrare, numeri alla mano, come questi fondi non siano destinati tanto alla 'carità ed opere di misericordia' - come pure le pubblicità grondanti amore per il prossimo, che si vedono in tv nei pressi delle scadenze fiscali, porterebbero a immaginare - quanto al sostentamento di parroci, curati, sacrestani e compagnia bella. Senza i quali, certo, le suddette opere di bene non ci sarebbero neppure.
      Ma devono necessariamente essere pagati dallo Stato?
      Istruttivo a tal proposito è il confronto con il comportamento di una Chiesa, pur piccola, come quella Valdese: zero finanziamenti per il clero e rinuncia alle quote derivanti dalla ripartizione delle scelte non espresse (posizione di recente cambiata su decisione della Chiesa stessa), vero meccanismo infernale, fatto apposta per ingrassare le entrate della Cei...
      Il secondo merito è quello di trattare il tema, di per sè spinoso, in modo ironico e insieme non superficiale, non risparmiando alcuna confessione religiosa, riuscendo a restare obiettivo senza essere neutro e a essere preciso e fedele alla contabilità senza essere pedante e schiavo delle fredde cifre.
      Alla fine la panoramica sulla situazione negli altri paesi del mondo completa il quadro di un tema con una panoramica agile, anche se in qualche punto un po' difficile da capire per troppa brevità.
      E questo è in effetti l'unico dubbio che resta alla fine: la trattazione e il tipo di argomento sono da inchiesta giornalistica, ma per un libro non sarebbe stato meglio approfondire alcuni aspetti, soprattutto quelli storici, e magari dilungarsi un po' di più, andando al di là dello schematismo di un report?

      Articolo di Polyfilo

      Dettagli del libro
      • Titolo: La "questione" dell'otto per mille
      • Titolo originale: -
      • Autore: Michele Antonellini
      • Traduttore: -
      • Editore: Discanti
      • Data di Pubblicazione: 2009
      • Collana: Piedi
      • Formato: Paperback
      • ISBN: 8895432053
      • ISBN-13: 9788895432052
      • Pagine: 96
      • Prezzo: Euro 9,00
      • Link aNobii: La "questione" dell'otto per mille"

      20 novembre 2009

      Inchiesta sul Cristianesimo - Corrado Augias e Remo Cacitti

      ,

      I Contenuti

      Che cosa è accaduto dopo la morte di Gesù e com'è nata la religione che da lui ha preso il nome? Fino a che punto gli storici, esaminando fatti e testi e prescindendo da ogni considerazione di fede, possono ricostruire gli avvenimenti che hanno trasformato quel profeta umiliato, ucciso su un patibolo romano, nel fondatore di una delle più grandi religioni? Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa che portasse il suo nome, né di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, ristabilendo l'alleanza tra Dio e gli uomini. Non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio. Da dove viene allora tutto il complesso apparato di norme, cariche, vestimenti, liturgie, formule, che caratterizza la Chiesa che a lui si richiama? Corrado Augias si confronta e dialoga sulla storia del cristianesimo delle origini con lo studioso Remo Cacitti. Una complessa avventura umana che ha il suo punto di svolta nella figura dell'imperatore Costantino, il primo a trasformare il cristianesimo in uno strumento di potere, opera che sarà poi completata, al termine del IV secolo, da un altro imperatore, Teodosio, che lo renderà religione imperiale. Grazie a questa documentata ricostruzione si giunge a comprendere perché la fede cristiana, che inizialmente era soltanto una corrente minoritaria del giudaismo, sia riuscita a sopravvivere per oltre venti secoli e a imporsi come una delle religioni più diffuse sull'intero pianeta.

      La Recensione


      Cit. pag. 350:
      "Presto o tardi la storia delle religioni si insegnerà nelle scuole secondarie, accanto alla storia, alla filosofia, alle scienze. Non vi si insegneranno né la fede né lo scetticismo, ma fatti certi; vi si insegnerà soprattutto agli scolari a riflettere sopra così gravi questioni, e a concedere a esse tutta l’attenzione, dirò meglio tutto il rispetto che meritano. Invece di dire "io credo", oppure "non credo", essi potranno dire in un certo modo "io so""
      (di Salomon Reinach, tratto da La cultura contemporanea, di salvatore Minnocchi)
      Parlare di religione è sempre un po' come camminare in un campo minato: al primo passo falso si rischia di farsi esplodere sulla mina delle polemiche. Quindi non è facile recensire un libro che sovverte molte delle credenze che ci vengono insegnate fin da piccini sulla religione cristiana. Comunque, a mio parere, "Inchiesta sul Cristianesimo" può essere definito come una specie di corso di storia della religione "for dummies". Il libro è un saggio sotto forma di intervista fatta da Corrado Augias al docente di letteratura e storia cristiana antica all’Universita’ Statale di Milano Remo Cacitti.
      L'obiettivo dichiarato, e a mio avviso riuscito, era quello di dare alle grandi masse una ricostruzione quanto più storicamente attinente e quanto più possibilmente comprensibile della nascita della religione cristiana, togliendo, o cercando di togliere, tutta quella sfera che riguarda il sovrannaturale o l'atto di fede. Non essendo io uno storico e non conoscendo molte delle fonti che lo studioso ha chiamato in causa, e quindi non sapendo se si sia trattato di interpretazioni personali dei fatti narrati nei documenti presi in esame, sono rimasto spesso basito davanti alla sicurezza delle affermazioni riportate nell'intervista, soprattutto per la profonda diversità di queste con le stesse che il catechismo cattolico ha insegnato ed insegna ancora. Comunque, tutto ciò che vi è scritto è accuratamente documentato nella bibliografia, per chi volesse fare un approfondimento della materia.
      A livello di scrittura, il linguaggio forbito e settoriale, nonostante le frequenti spiegazioni, rende la lettura di non facile fruibilità per l'avventore medio, che in più deve avere una mentalità libera da rigidi preconcetti se vuole arrivare alla bibliografia finale, pena l'accantonamento precoce per sovraccarico di informazioni destabilizzanti.
      In conclusione, "Inchiesta sul Cristianesimo" è un libro che ha fatto e farà discutere per l'oggetto di cui parla e soprattutto per come questo viene trattato (come si dice: scherza con i fanti ma lascia stare i santi), ma che ha l'indubbio pregio di far conoscere ad un vasto pubblico fatti e punti oscuri della storia della religione cristiana. La citazione messa all'inizio della recensione è la dimostrazione migliore dello spirito del libro-intervista.

      Articolo di Daniele

      Dettagli del libro

      • Titolo: Inchiesta sul Cristianesimo - Come si costruisce una religione
      • Autore: Corrado Augias e Remo Cacitti
      • Editore: Mondadori
      • Data di Pubblicazione: 2009
      • Collana: I miti
      • ISBN-13: 9771123835367
      • Pagine: 367
      • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,00

      Inchiesta sul Cristianesimo - Corrado Augias e Remo Cacitti

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      I Contenuti

      Che cosa è accaduto dopo la morte di Gesù e com'è nata la religione che da lui ha preso il nome? Fino a che punto gli storici, esaminando fatti e testi e prescindendo da ogni considerazione di fede, possono ricostruire gli avvenimenti che hanno trasformato quel profeta umiliato, ucciso su un patibolo romano, nel fondatore di una delle più grandi religioni? Gesù non ha mai detto di voler fondare una Chiesa che portasse il suo nome, né di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, ristabilendo l'alleanza tra Dio e gli uomini. Non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio. Da dove viene allora tutto il complesso apparato di norme, cariche, vestimenti, liturgie, formule, che caratterizza la Chiesa che a lui si richiama? Corrado Augias si confronta e dialoga sulla storia del cristianesimo delle origini con lo studioso Remo Cacitti. Una complessa avventura umana che ha il suo punto di svolta nella figura dell'imperatore Costantino, il primo a trasformare il cristianesimo in uno strumento di potere, opera che sarà poi completata, al termine del IV secolo, da un altro imperatore, Teodosio, che lo renderà religione imperiale. Grazie a questa documentata ricostruzione si giunge a comprendere perché la fede cristiana, che inizialmente era soltanto una corrente minoritaria del giudaismo, sia riuscita a sopravvivere per oltre venti secoli e a imporsi come una delle religioni più diffuse sull'intero pianeta.


      La Recensione


      Cit. pag. 350:
      "Presto o tardi la storia delle religioni si insegnerà nelle scuole secondarie, accanto alla storia, alla filosofia, alle scienze. Non vi si insegneranno né la fede né lo scetticismo, ma fatti certi; vi si insegnerà soprattutto agli scolari a riflettere sopra così gravi questioni, e a concedere a esse tutta l’attenzione, dirò meglio tutto il rispetto che meritano. Invece di dire "io credo", oppure "non credo", essi potranno dire in un certo modo "io so""
      (di Salomon Reinach, tratto da La cultura contemporanea, di salvatore Minnocchi)
      Parlare di religione è sempre un po' come camminare in un campo minato: al primo passo falso si rischia di farsi esplodere sulla mina delle polemiche. Quindi non è facile recensire un libro che sovverte molte delle credenze che ci vengono insegnate fin da piccini sulla religione cristiana. Comunque, a mio parere, "Inchiesta sul Cristianesimo" può essere definito come una specie di corso di storia della religione "for dummies". Il libro è un saggio sotto forma di intervista fatta da Corrado Augias al docente di letteratura e storia cristiana antica all’Universita’ Statale di Milano Remo Cacitti.
      L'obiettivo dichiarato, e a mio avviso riuscito, era quello di dare alle grandi masse una ricostruzione quanto più storicamente attinente e quanto più possibilmente comprensibile della nascita della religione cristiana, togliendo, o cercando di togliere, tutta quella sfera che riguarda il sovrannaturale o l'atto di fede. Non essendo io uno storico e non conoscendo molte delle fonti che lo studioso ha chiamato in causa, e quindi non sapendo se si sia trattato di interpretazioni personali dei fatti narrati nei documenti presi in esame, sono rimasto spesso basito davanti alla sicurezza delle affermazioni riportate nell'intervista, soprattutto per la profonda diversità di queste con le stesse che il catechismo cattolico ha insegnato ed insegna ancora. Comunque, tutto ciò che vi è scritto è accuratamente documentato nella bibliografia, per chi volesse fare un approfondimento della materia.
      A livello di scrittura, il linguaggio forbito e settoriale, nonostante le frequenti spiegazioni, rende la lettura di non facile fruibilità per l'avventore medio, che in più deve avere una mentalità libera da rigidi preconcetti se vuole arrivare alla bibliografia finale, pena l'accantonamento precoce per sovraccarico di informazioni destabilizzanti.
      In conclusione, "Inchiesta sul Cristianesimo" è un libro che ha fatto e farà discutere per l'oggetto di cui parla e soprattutto per come questo viene trattato (come si dice: scherza con i fanti ma lascia stare i santi), ma che ha l'indubbio pregio di far conoscere ad un vasto pubblico fatti e punti oscuri della storia della religione cristiana. La citazione messa all'inizio della recensione è la dimostrazione migliore dello spirito del libro-intervista.

      Articolo di Daniele

      Dettagli del libro

      • Titolo: Inchiesta sul Cristianesimo - Come si costruisce una religione
      • Titolo originale: -
      • Autore: Corrado Augias e Remo Cacitti
      • Traduttore: -
      • Editore: Mondadori
      • Data di Pubblicazione: 2009
      • Collana: I miti
      • Formato: brossura
      • ISBN: 8804583037
      • ISBN-13: 9771123835367
      • Pagine: 367
      • Prezzo: Euro 6,00
      • Link aNobii: Inchiesta sul Cristianesimo

       

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