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31 dicembre 2013

Bilancio del 2013 - Speciale nuovo anno

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Oggi è l'ultimo giorno del 2013 ed è tempo di bilanci: ma come si può istituire il bilancio di un anno di letture di più di dieci persone? Per rendere l'idea, un po' di numeri: quest'anno abbiamo recensito 263 libri, pubblicato 110 articoli di varia natura, e intervistato 4 autori. Abbiamo pubblicato diversi approfondimenti e articoli d'opinione, infittito le news, e inaugurato - oltre alla rubrica settimanale Listopia - uno speciale tematico a cadenza mensile che finora si è occupato dei vincitori del Premio Hugo, di quelli del Premio Nobel, e dei romanzi a tema natalizio (domani conoscerete il nuovo Speciale che ci terrà compagnia per gennaio).
In più volevamo mettervi al corrente di una nuova notizia: a partire da gennaio vorremmo creare una newsletter mensile a cui potrete iscrivervi e che vi informerà con un'unica mail dei nostri migliori contenuti pubblicati durante il mese trascorso. Nei prossimi giorni vi daremo tutte le informazioni del caso.
Infine, come facciamo ormai da anni, abbiamo stilato una lista rappresentativa di libri che ci sono piaciuti particolarmente o che particolarmente non abbiamo apprezzato: ecco a voi una selezione di quindici recensioni pubblicate quest'anno, secondo i criteri che seguono:



+5stelle+ Cinque dei libri più belli recensiti quest'anno +5stelle+

La festa del caprone di Mario Vargas Llosa - Einaudi
Scrive Patrizia:

Il romanzo si snoda attraverso tre linee narrative. La prima, quella che apre il romanzo, ha la voce di Urania Cabral, affermata professionista che ha lasciato Santo Domingo all’età di quattordici anni e vi torna dopo 34 senza un motivo specifico. Forse, dopo tanti anni, è pronta a fare i conti con il proprio passato e i suoi passi, durante l’abituale corsa mattutina, la portano sulla soglia della vecchia casa di famiglia, dove vive ancora il padre Agustin Cabral, ex Presidente del Senato ai tempi di Trujillo, immobilizzato a causa di un ictus e con il quale aveva interrotto tutti i contatti dal giorno della partenza per gli Stati Uniti. Urania, nel corso della sua lunga giornata, si ritrova anche a parlare con nostalgici anziani e con giovani che hanno mitizzato il periodo della dittatura ricordando con nostalgia che tutti lavoravano e non c’era microcriminalità; l’orrore è diventato mito, si trova a pensare una stupefatta Urania che ricorda bene la mancanza di libertà, anche nella propria vita personale, imposta dal regime di Trujillo.

Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk - Einaudi
Scrive Valeria Pinna:

Il mio nome è rosso è un libro molto complesso: per arrivare all'ultima pagina e comprenderlo a fondo sono richieste molta pazienza e dedizione. Ma vi assicuro che il risultato è un'esperienza senza dubbio appagante. L'amore, il sesso, la morte, l'omicidio, la bellezza, l'arte, la miniatura, la religione, i conflitti interiori dell'animo umano sono tutti protagonisti di questo grande affresco di una Istanbul di fine Cinquecento ritratta in un'atmosfera realistica e magica allo stesso tempo.

Padiglione Cancro di Aleksandr Solgenitsin - Newton Compton
Scrive Antonio:

Nello spirito primitivo del premio Nobel, i libri di Solgenitsin sono pregni di idealismo. Ciò che Solgenitsin condanna è la corruzione, la superficialità, il qualunquismo che mal si adattano alla sua visione di una scelta di vita ascetica ma piena di disponibilità verso il prossimo. L’eroe di Solgenitsin è quello che, per quanto colpito dalle sventure e dalla perfidia del prossimo, riesce a rimanere ancorato ai propri principi di solidarietà ed abnegazione.

Limonov di Emmanuel Carrère - Adelphi
Scrive Polyfilo:

Carrère, con l'abilità di uno sceneggiatore professionale, raccoglie in prima persona e racconta le esperienze del suo protagonista in maniera esemplare, unendo momenti lirici e aneddoti sordidi, mettendo in mostra tutti gli angoli nascosti della sua policroma personalità ed evidenziandone contraddizioni e lati oscuri. Ma quel che è più importante è che riesce a cucire in modo perfetto, senza eccessi e senza sbavature, il ritratto di un dissidente e artista con il ritratto di una nazione. Si rimane nell'ambito del romanzo di formazione e nello stesso tempo, come in un saggio di geopolitica, la storia, quella recente degli ultimi due decenni del crollo dell'URSS, dell'era di Eltsin e degli oligarchi e infine della democrazia di Putin dalle forti venature di cesarismo, irrompe con tutta la sua forza nella narrazione.

Prima che sia notte di Reinaldo Arenas - Guanda
Scrive Tancredi:

Nella sua autobiografia, che ripercorre una vita umile eppure pulsante, energica, instancabile, che non si piega mai, Arenas intreccia gli affetti e le passioni e i tormenti: gli uomini che l'Isola ha offerto al suo desiderio insaziabile (più di cinquemila, proclama); la passione della scrittura, soffocata dal regime, tradita dagli amici scrittori ipocriti, mai ripagata dagli editori stranieri; i regimi, prima quello di Batista, poi quello di Castro, e quella brevissima, di una illusoria felicità, parentesi rivoluzionaria cui aveva pure aderito, salvo indovinare ben presto il colore dell'operazione condotta dal lider maximo. L'amore (omosessuale), la scrittura, la politica sono le tre passioni di Arenas, ma anche i tre volti di Cuba, che l'autore demolisce e ricostruisce in un infinito gioco di specchi: Cuba è l'isola di sole e mare, di spiagge popolate di bei ragazzi, di amori urlati con vitalità e fierezza; Cuba è anche l'immenso salotto letterario che Arenas e i suoi popolavano, un salotto umile, alla buona, più una taverna che un circolo di intellettuali; Cuba è, ed è diventata soprattutto, l'isola del mare negato, delle spiagge popolate di militari, delle prigioni e dei campi di lavoro forzato.

+1stella+ Cinque dei libri recensiti cui è stato assegnato il voto minimo +1stella+

Sul lato sbagliato della strada di Amanda Mazzi - Erasmo
Scrive Pythia:

Questo romanzo non avrebbe dovuto essere pubblicato così com'è. È una questione di rispetto per i lettori, che spendono denaro e tempo per un prodotto non conforme, e anche per l'autrice, che nonostante la cura, la passione e la dedizione sicuramente impiegate viene penalizzata da un lavoro a metà. Manca decisamente una revisione degna di questo nome, per forma e contenuti: il buono c'è, ma si perde in una marea di imperfezioni.

Il buon Gesù e il cattivo Cristo di Philip Pullman - Tea
Scrive Sakura:

Definito "apocalittico" dal Guardian, questo romanzetto non merita certo tanto scalpore (e in effetti il libro in Italia è passato pressoché inosservato): sebbene l'esistenza di Cristo, passata sotto silenzio, incarni ancora una volta l'aspra critica di oscurantismo rivolta dall'autore alla chiesa cattolica, nonché i travisamenti di cui i testi sacri sono sempre stati oggetto, Pullman rinuncia alla sua vena polemica, o non riesce a esprimerla appieno. La narrazione è pacata, fin troppo politically correct nell'evitare di approfondire episodi particolarmente controversi che avrebbero potuto essere spunto di critica, come il rapporto tra Maria Maddalena e Gesù o l'incontro di quest'ultimo con la donna di Canaan.

Tutto ciò che sappiamo dell'amore di Colleen Hoover - Rizzoli
Scrive Valetta:

Come sempre evito ogni spoiler, ma non posso fare a meno di inveire contro la stupidità del finale in cui tutti gli ostacoli che separavano i nostri innamorati svaniscono nell'aria come per magia e Will finalmente comprende che la sua aspirante fidanzata è molto più importante del benessere del suo fratellino di nove anni che non ha nessuno al mondo. Splendido messaggio. Molto maturo. A dirvela tutta ci sarebbero mille altre cose che ho odiato a proposito di questo libro, ma mi sembra inutile e tedioso lamentarmi per pagine e pagine, perciò concluderò dicendo che l'ho trovato prevedibile, superficiale, noioso e, a dispetto delle infinite tragedie che l'autrice si è ostinata a infilarci, assolutamente poco toccante.

Drood di Dan Simmons - Elliot
Scrive Valetta:

Questo è il terzo romanzo che leggo collegato o ispirato dall'opera incompiuta di Dickens, includendo Il ladro di libri incompiuti di Matthew Pearl e Il mistero di Edwin Drood riveduto e completato da Leon Garfield, ed è sicuramente anche il più deludente, il che è tutto dire se si considera che il libro di Pearl era stato un potentissimo sonnifero. Dickens era sicuramente un romanziere pieni di difetti ma ha creato personaggi e storie straordinarie, come sia possibile che coloro che decidono di ispirarsi a lui producano solo schifezze proprio non si spiega. Sarà il desiderio di emulazione senza averne il talento, sarà l'idea che i lettori sono una manica di ignoranti che non possono leggere un romanzo ambientato nell'800 senza subire una conferenza scritta sull'epoca vittoriana, fatto sta che sto seriamente considerando di abbandonare tutte le speranze e curare la mia astinenza da Dickens rileggendo le sue opere per l'ennesima volta.

Confessioni di un barman di Paolo Marini e Mirco Cavalli - Curiosando Editore
Scrive Polyfilo:

Il problema di base dell'esperimento di Marini è che pare essere mancato un serio intervento di editing che riuscisse trasformare - ammesso che fosse possibile - del materiale grezzo da diario privato in un prodotto editoriale potabile. La classica zucca in carrozza, insomma. Se anche l'idea in sé potrebbe essere intrigante e offrire buoni spunti di sviluppo - e lo insegna Tom Cruise in Cocktail -, nel percorso intimo di Cuper Bennati, barman con base fiorentina ma cosmopolita e vagabondo nell'anima oltre che nel cuore, manca una trama vera e propria.

+5stelle+ Piccoli e medi editori a cinque stelle +5stelle+

La nemica di Iréne Nèmirovsky - Elliot
Scrive Polyfilo:

Da un lato l'analisi spietata dell'ipocrisia imperante in certi strati sociali e all'interno dei meccanismi famigliari, in particolare nel rapporto fortemente autobiografico tra madre e figlia, prelude a temi che saranno caratterizzanti in romanzi successivi, in particolare in Jezabel, dall'altro lo stile, per quanto non privo di ingenuità sentimentali, manifesta una notevolissima capacità descrittiva, un tratto abile nel cesellare con poche pennellate situazioni e personaggi, forse senza scendere in profondità come avverrà nei romanzi più tardi, ma perfettamente in grado di mostrare i tormenti dell'animo nella complessità di accenti e sfumature che contraddistingue la scrittura di grande valore.

Il portiere e lo straniero di Emanuele Santi - L'asino d'oro
Scrive Daniele:

Emanuele Santi affascina con toni enfatici ed evocativi, tanto che sembra quasi di essere con Camus mentre vola da un palo all’altro prima di vedere la propria carriera sportiva stroncata dalla tubercolosi. Così, attraverso l’ardore indipendentista che infiammava gli animi degli algerini che, non potendosi riversare in altri contesti a causa delle repressive leggi coloniali francesi, si concentrava tutto nelle partite di calcio, il lettore vede quanto Camus fosse influenzato dalla propria patria e fosse sensibile ai soprusi che subiva dalla Francia. L’autore ha effettuato una ricerca molto approfondita riguardo quel periodo e, unendola alla propria capacità di raccontare storie di sport, ha creato un credibile e affascinante punto di vista su quanto vissuto - sportivo e non - l’autore de “Lo straniero” abbia messo nelle sue opere. Quindi, fin dal titolo, “Il portiere e lo straniero”, mostra al lettore il nodo principale dell’argomento. Dalla prima pagina all’ultima ci si trova davanti a un’opera che non mostra mai cali nell’intensità della narrazione, sempre precisa nel dimostrare la tesi alla propria base e avvolgente quasi fosse un romanzo.

Un'eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal - Bollati Boringhieri
Scrive Mara:

La tristezza e il rimpianto per lo splendore perduto in modo irrimediabile, che investono Edmund de Waal e chi legge dapprima davanti al Palazzo parigino, ora sede di un istituto di previdenza privato; indi a quello viennese, contemporaneo del primo, dove ora è la società che riunisce i casinò austriaci. Pure il percorso illustrato si fa via via più intimo e drammatico allorché si giunge sulla Ringstraße. L’Autore si sofferma sulla figura del trisavolo Ignace, del quale ci mostra un perspicuo ritratto. Nella nostra storia incontriamo ben tre Ignace: divertente e facile ritrovarli. Questo trisavolo, neri i folti capelli e la barba, così come ce lo presenta una fotografia del 1871, era uomo d’affari spregiudicato e passionale, con numerose amanti, padre di tre figli, che vediamo poco dopo, ragazzini: il minore è Viktor, il futuro padre di Elisabeth, nonna amatissima da Edmund e figura chiave nel racconto. Ignace, in quell’anno, si fece costruire il palazzo scintillante sulla Ringstraße e volle che, proprio nella grande sala da ballo, ben visibili da tutti, la serie di dipinti alle pareti raffigurasse episodi biblici tratti dal libro di Ester: Ester incoronata regina di Israele, in ginocchio al cospetto del gran sacerdote vestito con gli abiti rabbinici… E poi gli Ebrei che annientano i figli di Aman, il nemico di Israele.

Berlino segreta di Franz Hessel - Elliot
Scrive Mara:

Lo stile è scorrevole, quasi musicale, in grado di adattarsi al registro itinerante del racconto. I toni ci sono tutti, con preferenza verso l'umoristico e l'ironico, come il contrasto tra i "sogni di gloria" di Wendelin e la modesta realtà della pensioncina in cui egli vive , "al quarto piano sopra negozi ed uffici, tra Friedrichstrasse e Unter den Linden". Protagonista assoluto è il paesaggio cittadino, che emerge discreto, il supporto imprescindibile, il sipario sul quale s'intrecciano le vite degli stravaganti personaggi, tutti ritratti con cura dal vivo. I cognomi adottati sono espressione del personaggio stesso, ma in una sorta di rovesciamento sarcastico: ad esempio, un tale Schilfkrot (Ranocchia, in tedesco) è un applaudito cantante, ispirato ad una celebrità dell'epoca, realmente esistita e famosa a Berlino in quel periodo. Donne fatali, alla Marlene Dietrich (alla quale Hessel dedicò un suggestivo libretto, nel 1931), come Margot, che ama indossare camicie maschili e passeggiare a cavallo nel Tiergarten, in compagnia di baldi giovani, Wendelin in testa, va da sé. O come l'inquietante, sessualmente ambigua, Fancy Freo, la cui specialità consiste nell'eseguire "le più audaci canzonette berlinesi con il massimo di raffinatezza e il minimo di sguaiataggine".

Il candelabro sepolto di Stefan Zweig - Skira
Scrive Mara:

Anno 455 e.v.: Roma è conquistata e saccheggiata dai Vandali di Genserico. L’imperatore Petronio Massimo fugge abbandonando la città, ma viene ben presto ucciso dalla folla esasperata. E’ il papa Leone Magno, poi diventato santo, a fermare i Vandali chiedendo loro di non distruggere Roma e di non massacrare la popolazione. In pochi giorni la Città è spogliata delle sue ricchezze: l’operazione viene effettuata in modo rigoroso, sistematico… teutonico, senza incontrare alcuna resistenza da parte degli abitanti atterriti. Nella pacifica Comunità Ebraica locale si diffonde il terrore: tutti sono consapevoli che la sventura occorsa al popolo ospitante si tradurrà in dolore e nuove persecuzioni per gli Ebrei.

Ringraziandovi ancora una volta - calorosamente - di averci seguito per tutto il 2013, ci auguriamo che continuerete a farlo anche quest'anno. I nostri buoni propositi? Continuare a offrirvi il meglio che possiamo, come sempre.


Lo staff della Stamberga


19 dicembre 2013

Diario di lettura di Sakura: Vogliamo la favola

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I Contenuti

"È chiaro che è colpa loro, di tutte le coppie da sogno che hanno popolato la nostra immaginazione fin dalla più tenera età, non importa se reali o inventate, se cinematografiche o letterarie, se in carne e ossa o fatte a cartone animato. È colpa loro. Se la nostra vita sentimentale si è nutrita di aspettative troppo alte. Se qualsiasi storia passata, presente o futura che non contenga passione in quantità pazzesca ci sembra una noia mortale. Se abbiamo aspettato l'arrivo del Principe Azzurro, o anche di una versione scolorita. Se, insomma, abbiamo creduto e fortissimamente voluto la favola. È colpa loro: belli, innamorati, complici. Ci abbiamo creduto, li abbiamo invidiati, ci siamo perse nell'idea che l'unico amore degno di essere vissuto fosse il loro e se non si è amate così, allora è un fallimento, oltre che una noia. Ci siamo fatte fregare, è vero, e questo lo abbiamo ormai capito e stabilito. Ne valeva la pena? Secondo me sì. Voglio dire, ma sai che triste la vita senza neanche un po' di sogno?" Con il suo stile inconfondibile, alternando una sana autoironia a una punta di inguaribile romanticismo, Simona Siri riesce a intrecciare le grandi storie d'amore con cui siamo cresciute e di cui ci siamo nutrite con le piccole e grandi storie d'amore che hanno segnato la sua vita. Dall'incontro-scontro tra favola e realtà scaturisce un'educazione sentimentale che è unica e personalissima, ma in cui potranno riconoscersi donne e ragazze di tutte le età.

Diario di lettura di Sakura, o: Le favole che non vorremmo

Intro: generalmente non leggo di questi libri. Non si tratta di snobismo, è che sono cresciuta tra maschi e mi ritrovo molto poco nella donna media cui generalmente questi libri sono destinati. Soprattutto mi ritrovo molto poco nella donna «che vuole la favola»: in questo momento il mio lieto fine sarebbe la fine della mia disoccupazione in questo paese dove per me anche il lavoro da precaria è un'utopia. Ho approfittato però di una presentazione a Milano per conoscere l'autrice Simona Siri, giornalista per Vanity Fair, donna di un certo carattere e di una certa presenza, spiritosa, autoironica.
Trattandosi Vogliamo una favola non di un romanzo né di un'autobiografia, ma piuttosto di un memoir umoristico che racconta la vita sentimentale dell'autrice riflettendo nel contempo sull'influsso che tutte le donne subiscono fin dall'infanzia da parte delle coppie famose (siano esse reali o fittizie), ho deciso di non farne una recensione canonica - cosa che avrebbe penalizzato senz'altro il divertente libretto, tutt'altro che alta letteratura - ma un diario di lettura, ripercorrendo le pagine di Simona Siri per argomentare un po' anch'io sullo stesso tema.

Se mi chiedessero quanto la mia idea dell'amore sia stata influenzata dai paradigmi proposti dai media, la mia risposta sarebbe, inevitabilmente, una quantità molto prossima allo zero. Probabilmente il mio secondo cromosoma X è stato incerto fino alla fine, perché, sin da bambina, ho sempre preferito i cartoni animati più avventurosi che romantici. Non so se qualcuno ricorda Prince Valiant, un fumetto canadese di cui all'inizio degli anni '90 trasmettevano la versione animata: Valiant era una sorta di vichingo alla corte di re Artù, un cavaliere dagli occhioni azzurri che correva tra le frecce, combatteva in mezzo alle mischie, salvava le donne in pericolo. Ebbene, non so cosa sia scattato in me e quando, ma io mi rivedevo in Valiant e volevo essere come lui. Tra le mie fantasie a occhi aperti non ce n'è mai stata una, ribadisco, nemmeno una, in cui fossi io la damigella in pericolo da salvare, e questo nonostante fossi una patita dei film Disney (di cui ho sempre apprezzato tutto, fuorché il romanticismo). Si può quindi dire che, nonostante i media mi abbiano influenzato eccome, la mia idea dell'amore, sigillata da qualche parte a tripla mandata, non ne sia minimamente venuta in contatto.
Simona Siri, per il suo Vogliamo la favola, parte proprio da questa domanda per giungere a una risposta valida per le più: che sì, la tv e le riviste di gossip hanno formato e illuso le donne, le hanno bombardate di coppie perfette o quasi, di storie tragiche e/o maledette, quasi tutte accomunate dall'assioma che maggiore è la sofferenza, maggiore è l'amore. L'autrice si concentra principalmente su coppie di vip, partendo da quella che è la favola del momento: William e Kate, versione rimodernata della coppia di vecchia generazione Carlo-Diana. Concentrandosi - talvolta con una certa dose di superficialità, va detto - sul modello di relazione di volta in volta proposto, l'autrice cita Johnny Depp e Kate Moss, Rachel Weisz e Daniel Craig, Michelle e Barack Obama, Brad Pitt e Angelina Jolie, Madonna e Sean Penn e molti altri. Decisamente non condivido l'entusiasmo verso le vite private dei vip, comune all'autrice e a molte donne di ogni età: io sono cresciuta a pane e "buon-per-loro-tanto-a-me-soldi-non-ne-danno" (la stessa filosofia più poeticamente proposta in coda all'epilogo di alcune fiabe popolari da filastrocche come loro vissero felici e contenti, e noi siamo qui che ci freghiamo i denti o così vissero e godettero, sempre in pace se ne stettero, e a me nulla mi dettero), che è anche il mio atteggiamento nei confronti dello sport: il pallone da calcio mi piace finché ci gioco io, delle due ore di uomini in calzoncini che inseguono un pallone in tv mi interessano invece solo i primi piani sugli uomini in calzoncini. Non credo di aver mai compreso l'ossessione di certe donne per il gossip riguardante persone che non conoscono, che non le conoscono e che non conosceranno mai: la mia unica fase vip è stata tra gli undici e i dodici anni, quando il sex simbol del momento era Leonardo di Caprio schiattato sul Titanic, e il mio massimo era appiccicare le sue figurine sul diario di scuola. Non mi è mai passato per l'anticamera del cervello di interessarmi minimamente alla sua vita privata e sentimentale.
Il bad boy, che figura soprattutto tra le coppie di musicisti (per esempio quella formata da Sean "picchio mia moglie con una mazza da baseball" Penn e Madonna "divorzio ma ritiro la denuncia perché in realtà mi ama" Ciccone), ritorna nelle pagine migliori del libro che, a mio parere, sono quelle dedicate alle coppie fittizie: da Terence di Candy Candy a Ian Solo - anche se qui, mi spiace, a qualsiasi appassionato di Star Wars si sarebbe accapponata la pelle al leggere -, Diabolik, Danny Zuko di Grease, eccetera. Il bad boy, che, ahinoi, nella realtà sotto l'aria da duro spesso non ha un cuore d'oro ma solo un gran cumulo di psicopatologie, è quello che, grazie a tanta letteratura spazzatura, al momento va più per la maggiore. La Siri cita entrambi gli Anticristo letterari per eccellenza: Christian Grey di Cinquanta sfumature di grigio ed Edward Cullen di Twilight.
Il primo viene definito (non a torto) una «versione leggermente più spinta della classica dinamica "io ti cambierò"»; in realtà Simona Siri ci si sofferma qualche riga giusto per citare il nuovo modello di coppia in voga al momento, quella lei-vergine-lui-miliardario-sadomaso-si-innamorano-in-un-mese-e-lui-cambia-per-lei. Quel che la Siri non aggiunge è che la James rende questa relazione perversa una favola desiderabile e desiderata, e che Christian Grey, che nella realtà sarebbe un ottimo candidato a finire sul notiziario per femminicidio, tra le pagine diventa l'equivalente moderno del principe azzurro che tutte dovremmo attendere sospirando. L'uomo perfetto, secondo le fan, il partner iperprotettivo che controlla ogni aspetto della vita della donna per proteggerla. L'abuso di autorità del protagonista maschile viene giustificato con la sua passione per il sadomaso, peccato che la James il sadomaso non sa neanche dove stia di casa e trasforma Grey in un perverso tiranno di cui la protagonista, vittima di quella sindrome da "io ti salverò" che spinge molte donne a tentare di concupire avanzi da galera, amebe col complesso di Edipo e persino gay incalliti, è follemente innamorata al punto da accettare il totale annullamento di ogni sua libertà personale.
Non a caso Christian Grey è modellato sul più moderato Edward Cullen, la star dello stracitato Twilight che, ahimè, insieme a tutti i suoi delitti ha anche ispirato l'immonda trilogia della James. Grey ha rubato un po' di podio a Edward, il sogno erotico di tante ragazzine e signore nel periodo di fulgore della tetralogia di Stephenie Meyer: come Grey, anche Edward è ricco, bellissimo, iperprotettivo al limite dello stalking (non al limite, scusate: pedina Bella, le sabota l'auto, la spia mentre dorme; anche in questo caso mi trovo d'accordo con l'affermazione della Siri per cui il loro rapporto è «un filo patologico»), ma piuttosto che generare qualche dubbio su quanto una simile relazione nella vita reale sarebbe soffocante si configura come l'uomo ideale. Fortunatamente, nel panorama letterario destinato alle ragazze non ci sono solo le Anastasia e le Bella, le svampite e idiote protagoniste dei succitati romanzi, ma anche le Hermione Granger e le Katniss Everdeen, che nella vita hanno ben altre prospettive.

Credo di dover concludere con qualche indicazione sul libro di Simona Siri: se amate il gossip e i vip, se vi divertono i libri leggeri e umoristici che sono anche testimonianza di vita privata, Vogliamo la favola fa per voi.

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Vogliamo la favola
  • Autore: Simona Siri
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: novembre 2013
  • Collana: Tea Varia
  • ISBN-13: 9788850232444
  • Pagine: 208
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 13,00 Euro

24 ottobre 2013

Speciale Premio Hugo: La messaggera delle anime - Lois McMaster Bujold

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Pubblicato nel 2003, La messaggera delle anime ha vinto sia il premio Nebula che il premio Hugo quale miglior romanzo, primeggiando in quest'ultimo su Ilum. L'assedio e La rivolta di Dan Simmons, Singularity Sky di Charles Stross, Blind Lake di Robert Charles Wilson e Fuga dal pianeta degli umani di Robert J. Sawyer. Il libro è il secondo capitolo di una trilogia chiamata Il ciclo di Chalion, dal nome del regno dove sono ambientate le vicende: segue L'ombra della maledizione e precede L'incantesimo dello spirito. Il ciclo è ambientato in una terra che ricorda per i nomi dei personaggi e delle località la Spagna tardo medievale. La Bujold introduce nei romanzi una particolare religione basata su cinque dei (il Padre, la Madre, il Figlio, la Figlia e il Bastardo) che avrà un ruolo predominante nel ciclo, andando ad analizzare il rapporto che esiste tra libero arbitrio, destino e intervento divino.

Lois McMaster Bujold (Columbus, 2 novembre 1949) è una scrittrice statunitense di romanzi di fantascienza e fantasy. La sua opera più nota è il Ciclo dei Vor. Ha studiato letteratura inglese all'Università statale dell'Ohio.
Ebbe le prime esperienze come scrittrice in collaborazione con la sua migliore amica Lillian Stewart quando frequentavano la scuola superiore, poi per molti anni abbandonò l'attività riprendendo negli anni Ottanta, inizialmente per hobby, ma scoprendo in breve che solo un'attività come professionista poteva soddisfarla. I suoi tre primi romanzi - L'onore dei Vor, L'apprendista ammiraglio, La spia dei Dendarii, tutti facenti parte del Ciclo dei Vor - sono stati scritti rispettivamente nel 1983, 1984 e nel 1985, ma vennero pubblicati solo a partire dal 1986 dall'editore Baen Books. Inizio così la carriera di una fra le più significative e premiate scrittrici di fantascienza di questi anni: per restare in tema, ha vinto più volte il Premio Hugo, nel 1991, 1992, 1995 e 2004.

La storia prende il via poco tempo dopo la conclusione del precedente capitolo. Protagonista della vicenda è la Royina Vedova Ista finalmente libera dalla maledizione che attanagliava la sua famiglia ma ancora afflitta dal ricordo dei terribili avvenimenti che hanno sconvolto la sua vita. Per sottrarsi al dolore e alle costanti attenzioni che le sono dedicate come Royina e come convalescente dalla lunga malattia, Ista decide di intraprendere, in incognito, un pellegrinaggio in compagnia di un Divino (appartenente all'ordine religioso) del Bastardo e di pochi fidati compagni. Per la prima volta da molti anni animata da nuovi pensieri e desideri, si lancerà in un viaggio che la porterà a fare i conti con il proprio passato e i propri rimorsi: seguendo terribili visioni riguardanti un castello sconosciuto e un uomo morente una serie di terribili circostanze la porterà a incontrare Arhys dy Lutez, figlio di quel Lord dy Lutez che lei ha contribuito ad uccidere.

La Recensione


La mia iniziale difficoltà nell'approcciarmi a questo romanzo è legata al non aver letto il primo episodio, come preferisco fare in caso di romanzi seriali. La McMaster Bujold appartiene alla schiera di autori che non amano riprendere dettagli dei romanzi precedenti, ma preferiscono proseguire la narrazione senza soluzione di continuità. Devo però riconoscerle il grande merito di saper trasmettere anche al lettore ignaro delle vicende precedenti l'atmosfera e le tensioni create nel primo romanzo.
Il romanzo prende il via nei momenti successivi al funerale della madre della Royina vedova Ista, che troviamo sulla torre di guardia a scrutare la carovana del fratello prendere la strada verso la Baocia. Subito si comprende che, nonostante la sua carica, la Royina è prigioniera in casa propria, segregata tra quelle quattro mura, che immagino lugubri e un po' muffite, e costretta in un cerimoniale rigido quanto stantio. Ma c'è di più, un passato che poco a poco emerge nella sua tragicità: Ista è stata creduta "malata", ossia pazza, per anni e seppure ormai libera dalla maledizione che l'aveva ridotta in quello stato, tutti ancora la trattano con sospetto, come se fosse sull'orlo di una nuova crisi.
L'incontro con una comitiva di pellegrini fa prendere a Ista la decisione di compiere anche lei un pellegrinaggio lungo i luoghi santi della regione: ma quanto dipende dalla sua volontà e quanto invece sia opera degli Dei sarà chiaro solo più avanti. Fatto sta che la Royina parte, finalmente, accompagnata da una damigella che, prima di quel momento, lavorava come corriere, un Divino un po' bizzarro e due giovani nobili che comandano la scorta armata al suo seguito. Il Divino capisce fin da subito che Ista ha delle doti speciali, che lei stessa rinnega e maledice.
Il pellegrinaggio sembra arrivato ormai a compimento quando una disavventura porta Ista e parte del suo seguito a Porifors, dove accadono fatti strani e inspiegabili.
I cinque Dei che governano il mondo sono decisamente invadenti e, a sentire Ista, inopportuni; è uno di loro a guidare la Royina fino Porifors e a ridarle quel dono che lei non vorrebbe mai le fosse toccato.
Raramente mi sono imbattuta in una protagonista così scostante e irritante: non nego che Ista ha i suoi buoni motivi di lamentarsi, ma è il suo atteggiamento da vittima sacrificale un po' piagnona e con la puzza sotto il naso che mi ha dato particolare fastidio. Solo alla fine, quando pare accettare la sua sorte e prende il timone della metaforica nave sgangherata che le è toccata, la sua personalità tosta emerge e si riguadagna un po' di simpatia.
Per fortuna c'è Liss, la ragazza-corriere-dama di compagnia, che, decisamente estranea a un ambiente di rigide etichette porta una boccata di aria fresca. Il Divino di divide con lei la palma del personaggio più originale, un po' sgangherato ma sicuramente di polso. Ciascuno degli altri comprimari meriterebbe un commento positivo, ma finirei per dilungarmi troppo: tutti sono comunque ben caratterizzati, ognuno forte delle proprie peculiarità che, nonostante i nomi che ho trovato di difficile memorizzazione, si fanno riconoscere e soprattutto ricordare anche a romanzo chiuso.
Molto lento e un po' noioso nella prima parte, nella seconda la storia prende un ritmo serrato e non manca di sorprendere. Se Ista fosse riuscita a guadagnarsi la mia simpatia, probabilmente avrei dato un giudizio più alto.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: La messaggera delle anime
  • Titolo originale: Paladin of Souls
  • Autore: Lois McMaster Bujold
  • Traduttore: Rossana Terrone
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: 2003
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850213436
  • Pagine: 450
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9.50 Euro

09 ottobre 2013

La terra delle caverne dipinte - Jean Auel

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I Contenuti

Dopo aver conosciuto Giondalar durante il suo lungo viaggio, Ayla è diventata madre della vivace Gionayla e parte integrante della Nona Caverna degli Zelandoni, il popolo a cui appartiene il suo compagno. Le sue strabilianti capacità nel comandare i cavalli e il fedele Lupo, oltre che nell'utilizzare le erbe medicinali, le hanno addirittura guadagnato il ruolo di accolita della sciamana di più alto rango in seno alla comunità. Ma il cammino iniziatico di Ayla verso la "chiamata" comporta tutta una serie di faticose rinunce, finendo per attirare il risentimento di alcuni elementi del gruppo, che non vedono di buon occhio l'affermazione sociale di quella che rimane pur sempre una forestiera. Mentre la vita scorre scandita da esplorazioni di grotte affrescate, battute di caccia, riti sacri e rappresentazioni, attraverso lo sguardo acuto di Ayla partecipiamo dello stupore di un'umanità ancora giovane di fronte ai fenomeni naturali, e dei suoi tentativi di padroneggiare sentimenti e situazioni sociali al cui cospetto è ancora per certi versi impreparata. E quando il suo percorso di apprendistato la porterà a mettere in gioco proprio ciò che ha di più caro, Ayla riceverà dalla Grande Madre Terra un dono di conoscenza in grado di modificare profondamente il futuro della sua gente e dell'intero genere umano. Un dono che per lei comporterà un prezzo da pagare.


La Recensione

Con questo romanzo si conclude il ciclo dei "Figli della Terra": aggiungerei 'finalmente', visto che dal primo "Ayla figlia della Terra" sono trascorsi ben 30 anni. Opera mastodontica, sicuramente curata e affascinante, ma ne valeva davvero la pena? Io sono stata relativamente fortunata a scoprire la saga una decina di anni fa, ma penso a chi l'ha conosciuta fin da subito, magari adolescente, e si ritrova a concludere il racconto ormai alle soglie della mezza età. Per non parlare dell'autrice, costretta a restare fedele a un progetto infinito e molto impegnativo: già nel precedente "Focolari di pietra" si notava una certa stanchezza, che in questo è decisamente evidente.
Per fortuna la Auel ama riprendere per cenni episodi salienti dei romanzi passati, altrimenti numerosi passaggi rimarrebbero oscuri. Certo è che tra il rinfrescare la memoria e la ripetizione a disco rotto c'è una bella differenza e l'autrice purtroppo predilige la seconda: l'episodio di Giondalar adolescente che rompe i denti a Ladroman è ripetuto almeno quattro volte, l'accento particolare di Ayla ci viene ricordato ogni volta che apre bocca, la storia di Lupo cucciolo torna quasi ogni volta che l'animale viene menzionato. Anche gli schemi si ripetono, i soliti che non sopportano Ayla, le sue doti straordinarie sempre in evidenza, le persone che la adorano incondizionatamente, per non parlare poi del suo litigio con Giondalar, pressoché identico a quello già visto in "Gli eletti di Mut". Pure le descrizioni tanto accurate di flora e fauna stancano, non trovando grandi novità rispetto ai romanzi precedenti.
Viene giustamente da chiedersi se la Auel venga pagata a numero di pagine: le descrizioni delle caverne dipinte sono numerose e tutte uguali tra loro e il Canto della Madre viene trascritto parola per parola diverse volte (cui seguono sempre le stesse identiche reazioni di Ayla). Tanta carta e tante parole sprecate, visto che quello che risulterebbe più importante viene trascurato. Ayla è la protagonista incontrastata, ma ricade nel cliché; Giondalar, quell'uomo sensibile, combattuto, passionale e super-affascinante è diventato un fantoccio nemmeno così piacente; Gionayla è semplicemente nominata qua e là, giusto perché non ci dimentichiamo di lei; gli altri personaggi restano sullo sfondo, agendo quando serve come scontati deus ex machina.
Tutto sommato direi che gli ultimi due romanzi della serie, e soprattutto questo ultimo lavoro, sono inutili: si fosse fermata a "Le terre del passaggio" sarebbe stato perfetto, seppure già questo un po' ridondante. Vogliamo riconoscere qualche merito a "La terra delle caverne dipinte"? Dopo cinque romanzi di amplessi sublimi che hanno meritato alla saga il titolo di "epopea del sesso tra i cavernicoli" (cit. Stephen King, "Mucchio d'ossa"), almeno qui ci viene risparmiata l'intimità dei protagonisti, se non per un paio di volte giusto per non dimenticarci quale abile amante sia Giondalar e che regina delle pellicce sia Ayla. Mi aspettavo che questo romanzo non fosse all'altezza dei precedenti, ma mai avrei pensato così tanto: una delusione.

Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: La terra delle caverne dipinte
  • Titolo originale: The Land of Painted Caves
  • Autore: Jean Auel
  • Traduttore: Silvia Gramaglia et al.
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788830432123
  • Pagine: 772
  • Formato - Prezzo: 10.00 Euro

24 settembre 2013

Il buon Gesù e il cattivo Cristo - Philip Pullman

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I Contenuti

Ci sono storie destinate a scolpirsi nella memoria di chi le legge o le ascolta, a durare in eterno, e che, nonostante lo scorrere dei secoli, mantengono intatto il mistero dei loro protagonisti, che a loro volta diventano linfa per altre storie. E così per il Vangelo, forse la storia più universalmente conosciuta, senz'altro la più controversa e dibattuta, perché controversa e dibattuta è la figura su cui è incentrata: Gesù Cristo. A distanza di anni dal grande successo e dalle accese polemiche della sua grandiosa trilogia "Queste oscure materie", Philip Pullman torna a confrontarsi con la visione religiosa e la critica alla teocrazia, e lo fa partendo proprio dal suo fulcro vitale: la figura di Gesù. Con un linguaggio semplice e immediato, proprio come quello evangelico, fautore ci restituisce un'affascinante rivisitazione della vita del Cristo, regalandoci una nuova storia, che spalanca le porte a nuove letture e interpretazioni, destinate a risuonare ben oltre la pagina finale.

La Recensione

Philip Pullman è conosciuto per la sua trilogia fantasy per ragazzi Queste oscure materie. La popolarità della serie, letta e apprezzata anche dagli adulti, è data soprattutto dalla natura anticlericale dell'opera, espressa nell'ideazione di un'Europa alternativa dominata da una teocrazia assoluta che ha relegato la scienza al ruolo di teologia sperimentale operando un continuo oscurantismo. La nemesi assoluta de Le cronache di Narnia di C.S. Lewis, insomma, che non ha mancato di generare prevedibili e sterili polemiche. 
Nel 2010, come parte del progetto Canongate Myth Series - una serie di romanzi brevi che riscrivono personaggi ed episodi del mito -, Pullman pubblicò Il buon Gesù e il cattivo Cristo, una rivisitazione personale della vita di Gesù. Inutile dire che tale pubblicazione sollevò nuovamente il vespaio, tanto che l'autore ricevette numerose lettere di minaccia e fu bollato definitivamente come blasfemo. 
Il buon Gesù e il cattivo Cristo, in realtà, di blasfemo e sovversivo non ha nulla. Parlando al suo pubblico più affezionato, quello giovane, Pullman riassume a suo modo gli eventi salienti del Vangelo, in capitoli brevissimi e dallo stile estremamente semplificato, quasi favolistico. La novità apportata è la scissione in due della figura del profeta: Gesù, il personaggio passato alla storia come Figlio di Dio e Re dei Giudei, e Cristo, suo fratello nell'ombra designato alla nascita come portavoce di Dio. Mentre Gesù predica e compie miracoli, portato in trionfo dagli apostoli e dalle folle, Cristo si sostituisce ai quattro evangelisti riportandone ogni parola, spronato da un misterioso straniero che lui crede un angelo. 
Definito "apocalittico" dal Guardian, questo romanzetto non merita certo tanto scalpore (e in effetti il libro in Italia è passato pressoché inosservato): sebbene l'esistenza di Cristo, passata sotto silenzio, incarni ancora una volta l'aspra critica di oscurantismo rivolta dall'autore alla chiesa cattolica, nonché i travisamenti di cui i testi sacri sono sempre stati oggetto, Pullman rinuncia alla sua vena polemica, o non riesce a esprimerla appieno. La narrazione è pacata, fin troppo politically correct nell'evitare di approfondire episodi particolarmente controversi che avrebbero potuto essere spunto di critica, come il rapporto tra Maria Maddalena e Gesù o l'incontro di quest'ultimo con la donna di Canaan. Gesù, escluse alcune ragazzate compiute durante l'infanzia, non viene affatto stravolto nella sua natura, e Cristo, spettatore silente delle prodezze del fratello, pur essendo roso da dubbi agisce sempre con l'intento di mettere in atto la volontà divina. L'unico apporto anticlericale convincente dato da Pullman, ma già ottimamente espresso da altri come José Saramago ne Il vangelo secondo Gesù Cristo, è la trasformazione di Gesù in vittima sacrificale necessaria per la successiva affermazione della religione cattolica, progetto in cui Cristo, pur amando teneramente suo fratello, riveste il ruolo di carnefice e poi di sostituto.
Non solo Pullman non scandalizza, ma nemmeno stupisce o convince. Non si capisce precisamente a quale target questo libro sia rivolto, se ai ragazzini per offrire loro un differente spunto di lettura del Vangelo (e in questo caso lo scopo è raggiunto solo parzialmente), se agli adulti con lo stesso proposito (e in questo caso fallisce miseramente), se ha un intento puramente intrattenitivo. Anche in questo caso, volendo togliere all'opera ogni pretesa, si tratta di un romanzetto mediocre, costruito in modo estremamente semplificato, fino a diventare mero riassunto negli episodi meno rivisitati. Una delusione sotto ogni punto di vista.

Giudizio:
+1stella+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Il buon Gesù e il cattivo Cristo
  • Titolo originale: The Good Man Jesus and the Scoundrel Christ
  • Autore: Philip Pullman
  • Traduttore: Bartocci M.
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Saggistica TEA
  • ISBN-13: 9788850228720
  • Pagine: 162
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8.50 Euro

21 settembre 2013

Il quinto giorno - Frank Schatzing

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I Contenuti

14 gennaio, Huanchaco, costa del Perù. Il povero pescatore Juan Narciso Ucañan non crede ai suoi occhi: dopo settimane di magra, davanti a lui si stende un enorme banco di pesci. Ma ben presto il terrore cancella la sua felicità: i pesci, muovendosi come un unico essere, prima gli distruggono la rete, poi rovesciano la sua barca e infine si compattano, impedendogli di tornare in superficie. 13 marzo, costa norvegese. A bordo della nave oceanografica Thorvaldson, il biologo marino Sigur Johanson e Tina Lund, responsabile della Statoil per la scoperta di giacimenti petroliferi, guardano il monitor che rimanda le immagini di un robot calato sul fondo del mare: milioni di "vermi" sembrano aver invaso lo zoccolo continentale. 5 aprile, Vancouver Island, Canada. Leon Anawak fa da guida ai turisti che vogliono osservare le balene nelle acque della British Columbia. Ma i mammiferi marini non si vedono più, come se si fossero "smarriti" da qualche parte. Poi, improvvisamente, riappaiono e si comportano in modo del tutto anomalo. Tre avvenimenti lontani, un unico tratto comune: il mare. Un mondo brulicante di esseri misteriosi, un enigma che avvolge i sette decimi del nostro pianeta. Dall'Europa all'America, dal Polo Nord al Giappone, il mondo dovrà confrontarsi con questo enigma: scienziati, militari, capi di governo e individui comuni saranno trascinati in un'avventura senza precedenti, verso uno scontro titanico in cui si deciderà se la specie umana può avere ancora un futuro.



La Recensione

Banchi di pesci improvvisamente assalgono i pescatori. Balene, orche, capodogli si scagliano contro le barche con l'intento di affondarle. Perfino i mitili, che usano il loro peduncolo per ancorarsi alle rocce, sembrano preferire attaccarsi ai timoni delle navi impedendo loro di manovrare. Meduse particolarmente velenose e urticanti inquinano l'acqua. Batteri mortali trovano ospitalità nei corpi dei crostacei creando epidemie. Vermi mutanti distruggono la scarpata continentale che, crollando, produce maremoti disastrosi spazzando via le città costiere dell'emisfero settentrionale, le piattaforme petrolifere e varie isole. La Corrente del Golfo modifica il proprio percorso e la terra è minacciata da una nuova glaciazione. A cercare di capire la causa di questi fenomeni e a porvi rimedio sono chiamati i migliori scienziati da tutto il mondo, etologi, tecnici, industriali, geologi, nonché le forze militari e i servizi segreti statunitensi che si assumono il compito di gestire la crisi. Troppe le catastrofi perché si possa pensare a delle coincidenze e tutti ritengono che dietro ad esse ci sia un disegno ben preciso. Scartata la matrice terroristica per l'impossibilità che qualcuno possa essere in possesso del know how necessario, rimane solo la presenza di un'entità aliena. A questo punto si aprono due strade: la guerra oppure la presa di contatto per suggellare un accordo di non belligeranza. Superfluo dire che a favore della prima risoluzione si schiera l'esercito,  mentre gli scienziati sono più favorevoli alla seconda. Ecco quindi che nel conflitto sono tre le parti che si combattono e proprio quelle umane sono fra loro le più irriducibili.
Se gli amanti della fantascienza catastrofica non vengono spaventati dalle oltre mille pagine del libro e ritengono che sussistano i presupposti per un lungo ed avvincente romanzo d'azione, stanno commettendo a mio avviso un errore. Raramente mi è capitato di leggere romanzi altrettanto noiosi, prevedibili, prolissi e ripetitivi. I personaggi sono troppi e troppo stereotipati. Il tutto condito con considerazioni ridondanti pseudoreligiose e filosofiche da parte di sedicenti scienziati che spacciano per pensieri profondi frasi banali come: Nulla poteva togliere ad un dipinto la sua bellezza. Anche se ci si spennellava sopra, l'originale, per quanto nascosto, esisteva ancora. Quello che era orribile restava orribile, quello che era bello non avrebbe mai perso la propria bellezza. 
Il ritmo, che inizialmente sembra abbastanza sostenuto, tende a precipitare verticalmente per risalire faticosamente solo verso la fine. I dialoghi sono banali e tutti i personaggi tendono a essere particolarmente verbosi. Quando qualcuno di loro muore durante una delle tante catastrofi, viene subito sostituito da uno nuovo cui l'autore si premura di fornire una biografia il più possibile dettagliata, ivi compresi rimpianti e sensi di colpa dell'età giovanile. Il desiderio di saltare qualche pagina è quasi irresistibile, specie quando l'autore si ostina adinserire le sigle di enti, corpi militari, comitati, sottocomitati, reparti ordinari, reparti straordinari, meccanismi robotizzati, eccetera. C'è da respirare di sollievo a considerare che, a parte gli USA, le altre nazioni rimangano passive di fronte alla crisi in corso, in caso contrario le sigle si sarebbero moltiplicate ulteriormente e l'Italia stessa ne avrebbe potuto approfittare per nominare qualche nuova commissione parlamentare.
Il romanzo avrebbe avuto bisogno di una sostanziosa sforbiciata di capitoli. Si ha invece l'impressione che l'editore non se la sia sentita di leggere tutto quel malloppo di pagine e abbia saltato la revisione, contando sul fatto che, con una buona campagna pubblicitaria, il libro si sarebbe potuto vendere comunque, come è accaduto per "Il codice da Vinci". A sostegno di quest'ultimo, anche se Dan Brown non è il massimo come scrittore, c'è un'intreccio originale, cosa che non si può affermare nel caso de  Il quinto giorno.
Quello che sorprende è leggere recensioni entusiastiche da parte di molti giornali, e viene da chiedersi se chi le ha scritte abbia veramente letto il romanzo, su cui si sparano luoghi comuni a ripetizione. La resa dei conti finale, complice anche il fatto che ci si arriva collassati, appare un groviglio inenarrabile dove, fra scoppi, incendi, distruzioni, attentati e affondamenti, c'è una vera e propria ecatombe di persone. I "cattivi" hanno almeno il buon gusto di morire in silenzio, a differenza dei "buoni" che intrattengono il lettore con le loro considerazioni finali. Dulcis in fundo, nell'ultima parte del libro, uno dei sopravvissuti si sente in dovere di scrivere un sermoncino sotto forma di diario.
Il quinto giorno è quello, secondo la Genesi, in cui Dio creò il mare ed i suoi abitanti. Fra questi ultimi ci sarebbero forme aliene unicellulari, invisibili singolarmente a occhio nudo ma micidiali in gruppo. Da qui il titolo originale del romanzo, la cui traduzione letterale è Lo Sciame. Questa forma di vita, sempre presente dal giorno della creazione e comparabile a un enorme formicaio con tanto di regina, avrebbe causato gli eventi catastrofici per indurre l'uomo a comportarsi in maniera più responsabile ed ecologica nei confronti del mare e le sue creature.
L'unica cosa che mi abbia dato da pensare, tra tutto ciò che viene asserito nel romanzo, è l'affermazione che se i pesci, catturati in una grande rete a strascico, si mettessero a nuotare tutti in un'unica direzione, riuscirebbero a far capovolgere il peschereccio. Mi piacerebbe ascoltare il parere di qualche lettore con cognizioni di fisica.
Pare che nel 2015 verrà prodotto il film tratto dal romanzo. Potrebbe essere un successo, visto che sarà pieno di sorprendenti effetti speciali e dovrà necessariamente essere ridimensionato nel numero dei personaggi e nei discorsi.


Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: Il quinto giorno
  • Titolo originale: Der Schawarm
  • Autore: Frank Schatzing
  • Traduttore: Sergio Vicini
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: "I Grandi"
  • ISBN-13: 9788850221066
  • Pagine: 1031
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,00

10 agosto 2013

Turista per caso - Anne Tyler

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I Contenuti

La vita di Macon Leary è organizzata con la precisione di un meccanismo a orologeria. Giorno dopo giorno la sua esistenza si svolge, secondo regole accuratamente prestabilite, tra la stesura di guide turistiche per uomini d'affari, le passeggiate con Edward, simpatico cagnetto vagamente nevrotico, e il continuo perfezionamento delle proprie abitudini. Persino il dolore, quello per la tragica morte del figlio e per il successivo abbandono della moglie, non riesce a scalfire il mondo ordinato di Macon. Ma il destino ha in serbo per lui un colpo a sorpresa: Muriel Prictchett, una massa ribelle di riccioli, un guardaroba di abiti impossibili, un turbime di incontrollabile disordine. Più a nulla varranno le resistenze, la pazienza, il metodo, la fuga; è arrivata la vita e Macon non può più nascondersi.

La Recensione

Sarah, tornando in auto dal mare insieme a suo marito Macon Leary, gli comunica di volere il divorzio. Entrambi sono provati per la morte assurda del figlio Ethan risalente ad un anno prima e tendono a chiudersi nel proprio dolore. La separazione dal coniuge giova soprattutto a Sarah. Lei riesce, cambiando abitudini e amicizie, a superare il tragico evento e a cercare successivamente un riavvicinamento al marito. 
Non è così per Macon che è un tipo abitudinario al limite dell'ossessivo-compulsivo e l'isolamento verso cui già per carattere sarebbe portato acuisce le sue difficoltà a socializzare. Viene però costretto a cambiare il proprio modo di agire dal cane già appartenuto ad Ethan: Edward. L'animale, anche dopo l'allontanamento di Sarah, rimane affidato a Macon che non si sente di farlo gestire da altri, dato che è l'ultimo legame rimastogli con il figlio. Svolgendo però un'attività che lo porta periodicamente a viaggiare, Macon, quando si allontana, è costretto a mettere Edward a pensione. Inaspettatamente la solita struttura in cui il cane veniva inserito si rifiuta di accoglierlo, in quanto l'animale, sia per la morte del padroncino sia per il disagio che percepisce attorno a sé, manifesta una eccessiva aggressività. Alla ricerca di una nuova sistemazione per Edward, Macon incontra Muriel, istruttrice di cani. Muriel, totalmente diversa da Sarah sia per estrazione sociale che per cultura, è divorziata e ha un figlio di sette anni malaticcio. Soprattutto per volontà della donna, nasce fra i due una relazione che rischia di interrompersi quando Sarah chiede a Macon di tornare insieme. Macon sarebbe tentato dal riprendere la abitudinaria vita di sempre, ma si è anche affezionato a Muriel e al bambino. Sapendosi più importante nella loro vita di quanto non lo sarebbe in quella di Sarah, sceglie di vivere con la nuova famiglia.

Il romanzo, pur partendo da due fatti altamente drammatici come la morte di un figlio e il divorzio dei suoi genitori, non cade mai nel patetico. I dialoghi sono piacevoli e i personaggi ottimamente caratterizzati. Anche gli aspetti più tristi, in modo tipicamente anglosassone, vengono avvolti in un velo di ironia che si tramuta in umorismo quando vengono raccontate le manie dei  fratelli Leary che convivono, dopo il loro divorzio, a casa della sorella nubile Rose. Quando a seguito di un incidente Macon si romperà una gamba, sarà costretto a unirsi a loro, insieme al cane che creerà notevole subbuglio nella comunità familiare. Avviene così che l'editore di Macon, andandolo a trovare, ha modo di incontrare Rose, sotto certi aspetti la Cenerentola di casa, e la sposerà. Interessante anche il fatto che, parlando con i nipoti, a Macon verranno rivelati aspetti di Ethan che gli erano ignoti, rispettando l'asserzione comune che vuole che siano i genitori a conoscere meno di tutti i propri figli.
Anne Tyler, nella migliore tradizione americana, lascia che la personalità dei personaggi traspaia dai loro comportamenti, senza mai prendere posizione e senza dilungarsi in analisi psicologiche, ancorché avrebbe potuto, tenuto anche conto che era sposata con lo psichiatra scrittore di origine iraniana Modarressi, morto nel 1997.
Anne Tyler ha vinto il premio Pulitzer nel 1989 per il romanzo Lezioni di respiro. Quattro anni prima si era invece aggiudicata il premio National Book Critics Circle Award per Turista per caso che, a mio avviso, rimane il più piacevole fra i suoi libri. Come quasi tutti i suoi scritti, che trattano di vicende familiari, è ambientato a Baltimora, città in cui l'autrice risiede.
Da questo libro è stato tratto l'omonimo film diretto da Lawrence Kasdam che si è attenuto al romanzo, riuscendo a mantenerne  la caratteristica atmosfera "british", grazie anche ad un cast di attori eccezionali come William Hurt, Kathleen Turner e Geena Davis, quest'ultima premiata con l'oscar per la migliore attrice non protagonista. Da non dimenticare fra gli attori, inoltre, il cane Edward, bravissimo nel far la parte dell'animale nevrotico, la cui presenza è il catalizzatore indispensabile per l'incontro tra il protagonista, Macom (William Hurt), e l'istruttrice di cani Muriel (Geena Davis).

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: Turista Per Caso
  • Titolo originale: The Accidental Tourist
  • Autore: Anne Tyler
  • Traduttore: Mario Biondi
  • Editore: Teadue
  • Data di Pubblicazione: 1992
  • ISBN-13: 9788878192973
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 6,75

29 maggio 2013

Uomini d'arme - Terry Pratchett

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I Contenuti

Siamo ad Ankh-Morpork, la città più importante di Mondo Disco. Qui comincia una nuova avventura dove le situazioni cambiano vorticosamente per poter restare rigorosamente sempre uguali. Nelle strade di Ankh-Morpork si aggira qualcosa di disgustoso: un essere malvagio sta per commettere una serie di omicidi. L'arma di cui si serve è una macchina potentissima e sconosciuta: un fucile.

La Recensione
"A me ricorda un orologio" lo interruppe il Patrizio. "Rotelle grandi, rotelle piccole. Tutto che gira insieme. Le rotelline girano e le rotelle grandi ruotano, tutte a velocità differenti, vede, ma il macchinario funziona. E questa è la cosa più importante. Il macchinario continua a funzionare. Perché quando il macchinario si rompe..."
Succose novità, e non proprio piacevoli: alla Guardia Cittadina, sezione notturna, si sono uniti nuovi membri in rappresentanza delle numerose minoranze etniche che popolano la cosmopolita cittadina di Ankh-Morpork, per imposizione del Patrizio. Cuddy il nano e Detritus il troll sono una fonte inesauribile di problemi, per non parlare poi di Angua che è addirittura una donna. Ma presto non sarà più un problema del cinico Sam Vimes, in procinto di dare le dimissioni e di convolare a nozze con la ricchissima Sybil Ramkin.
Intanto Edward d'Eath, assassino e ultimo erede di una nobile famiglia decaduta, decide che Ankh-Morpork ha bisogno di una monarchia in vece di un Patrizio, in modo da ripristinare il decoro e l'onore delle famiglie nobili della città. E' così che, poco dopo, dalla sede della Gilda degli Assassini scompare qualcosa, una nuova arma che inizia a disseminare morte ad Ankh-Morpork.
Vimes, guardia fino al midollo, decide di trascorrere gli ultimi giorni della sua carriera a indagare, decisamente ostacolato dal Patrizio il quale crede piuttosto nel principio di autoregolamentazione delle Gilde: in altre parole, la Guardia deve restarne fuori. Ma se Vimes ha le mani legate, così non è per Carota Fabbroferraio, nano d'adozione, miracolosamente sbocciato tra un volume e l'altro e divenuto carismatico leader. Supportato dalla 'vecchia' Guardia (Colon e Nobbs) e dalla 'nuova' (soprattutto da Angua, che ha, diciamo così, un olfatto sopraffino), nonché da un puzzolente bastardino parlante di nome Gaspode, Carota e gli altri si troveranno invischiati in un vero e proprio giallo che li condurrà, attraverso tutta la città, a indagare presso le più influenti gilde.

Con "Uomini d'arme" (Men at Arms), quindicesimo volume ambientato nel Mondo Disco e secondo del ciclo della Guardia Cittadina, entriamo nella fase centrale della produzione di Terry Pratchett. Spassoso il titolo in apparenza banale, dal momento che in questo romanzo nelle schiere della Guardia Cittadina entrano nani, troll e persino una donna (che peraltro è un lupo mannaro). A tal proposito, in traduzione viene perduta una spassosa gag ricorrente nelle prime pagine, in cui un personaggio lamenta più volte "l'arruolamento di una d...". In  originale, ovviamente, la prima lettera della parola tronca è w, che sta per woman ma anche per werewolf
La trama del romanzo si configura come un appassionante thriller poliziesco il cui colpevole è apparentemente noto al lettore fin dalle prime pagine; evidente la condanna all'uso delle armi da fuoco (il misterioso artefatto è una sorta di fucile rudimentale chiamato gonne, arcaismo per 'gun' e in italiano reso con terminatore), condanna che nell'atmosfera farsesca del romanzo sottolinea la loro pericolosità e accessibilità, contrapposta alle raffinate e complicate arti degli Assassini. Altro tema portante è, naturalmente, l'integrazione delle minoranze, che una volta entrate nella Guardia e assorbito il suo spirito smettono di essere tali per entrare al servizio della città. Così Cuddy e Detritus, rappresentanti di due razze perennemente in faida tra loro, smettono nel corso del libro di minacciarsi a vicenda per collaborare in nome della giustizia.
Detto così, sembra che il romanzo di Pratchett si prenda troppo sul serio: sbagliato, perché è più spassoso che mai; è innegabile tuttavia che il ciclo della Guardia tende più degli altri a suggerire amare riflessioni attraverso il disincantato personaggio di Vimes: non a caso, la morte (il concetto, non la personificazione) perde spesso in questi libri la sua accezione ridicolo-punitiva e, oltre a colpire gli stessi eroi, assume una connotazione drammatica anche quando sfiora gli antagonisti. Che il romanzo sia d'altro tenore lo dimostrano anche un accenno più marcato alla sessualità, un linguaggio più adulto, e un maggiore approfondimento nella sfera emotiva dei personaggi.
Concludo segnalandovi, come sempre, i relativi Annotated Pratchett Files


Sottociclo della Guardia Cittadina: 
- A me le guardie!, 2002 (Guards! Guards!)
- Uomini d'arme, 2003 (Men at Arms)
- Piedi d'argilla, 2005 (Feet of Clay)
- Jingo, inedito in Italia
- The Fifth Elephant, inedito in Italia
- Night Watch, inedito in Italia
- Thud!, inedito in Italia
- Snuff, inedito in Italia


Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Uomini d'arme
  • Titolo originale: Men at Arms
  • Autore: Terry Pratchett
  • Traduttore: Pieretti A.
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850222551
  • Pagine: 368
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,00 Euro


02 maggio 2013

Maledette piramidi - Terry Pratchett

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I Contenuti

A differenza dei suoi coetanei, il dodicenne Teppic non ha più tempo da dedicare agli amici, ai divertimenti o alle distrazioni del sabato pomeriggio. È diventato, infatti, faraone di un regno desertico del Mondo Disco, ed è proprio una bella rogna: non puoi più portare con te alcun denaro, giovani donne disinibite ti blandiscono con acini d'uva, tutti ti ritengono responsabile del sorgere del sole e del maturare del grano, continui a fare uno strano sogno di sette vacche grasse e sette vacche magre e, soprattutto, devi preoccuparti che la Grande Piramide non esploda per un'instabilità paracosmica...

La Recensione

Proprio dopo essere riuscito a superare il terribile esame finale della Gilda degli Assassini, il giovane Teppic è costretto a rientrare in patria, il Djelibeybi, per assumere l'onore e l'onere della carica che gli spetta: è infatti l'unico figlio ed erede del faraone Teppicymon XXVII, morto suicida per un piccolo errore di calcolo e condannato a un'eternità di prigionia sotto migliaia di tonnellate di pietra - ciò che i vivi ritengono un'onorevole e maestosa sepoltura. Regnare su una civiltà ristretta ma già antica quando nelle altre ci si puliva ancora il fondoschiena con le foglie sembrerebbe divertente, senonché il Sommo Sacerdote Dios tende a interpretare in modo un po' troppo arbitrario ogni ordine di Teppic, che si ritrova a essere un burattino dietro a una maschera d'oro.
Frattanto fervono i preparativi per la costruzione della piramide di Teppicymon, che dovrà essere la più grande e sontuosa mai costruita: l'architetto Ptaclusp e i figli Ptaclusp II-A e II-B scoprono solo troppo tardi che, se ogni piramide è un catalizzatore di energia temporale a stento controllabile, un'enorme piramide genererà un numero di nodi temporali e paradossi impossibili da gestire. E mentre Teppic, stanco di regnare, si ritroverà in fuga dal suo stesso paese insieme all'ancella Ptraci - che ha salvato dall'essere data in pasto ai sacri coccodrilli - il Mondo Disco si troverà sull'orlo della solita apocalisse allorché l'energia rilasciata dalla piramide risucchierà l'intero Djelibeybi, permetterà a tutte le sue divinità (e sono davvero molte) di manifestarsi, e riporterà alla luce l'intera dinastia di faraoni sepolti nelle loro camere mortuarie.

Maledette piramidi (titolo originale: Pyramids) è il settimo romanzo in ordine di pubblicazione della saga Mondo Disco di Terry Pratchett, e il primo a non inserirsi in alcun sottociclo. L'edizione in questione presenta un gran numero di refusi e diversi giochi di parole persi in traduzione, come può verificare chiunque consultando i sempre ottimi Annotated Pratchett Files.
Il volume è diviso in quattro parti, ed esclusa la prima - ambientata ad Ankh-Morpork - ha luogo nel Djelibeybi (si leggerebbe pressappoco Jelly Baby, una marca di caramelle gommose molto in voga in UK), l'equivalente dell'antico Egitto nel Mondo Disco. Di conseguenza, se si esclude una fugace apparizione di Morte, mancano i consueti cammei di luoghi e personaggi presenti in quasi ogni romanzo della saga. Non credo di esagerare nell'affermare che, tra quelli che ho letto finora, è il peggiore della saga del Mondo Disco. Scarseggia di motti di spirito, manca di un tema netto (la critica al sistema di sepoltura egiziano è decisamente labile come pretesto), i personaggi sono piuttosto inconsistenti, e sebbene - diversamente dai primi romanzi del ciclo - presenti una trama che non si  perde in ramificazioni secondarie manca di proseguire certi spunti interessanti che offre: uno su tutti, il conseguimento del protagonista della qualifica di Assassino, che ricopre la prima parte del romanzo ma che non rivestirà grande importanza per il proseguimento della storia. Maledette piramidi è insomma un crogiuolo di opportunità sprecate. Fortunatamente Pratchett ha dimostrato prima e dopo questo romanzo di saper fare molto di meglio.

Giudizio:
+2stelle+ (e mezzo)

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Maledette piramidi
  • Titolo originale: Pyramids
  • Autore: Terry Pratchett
  • Traduttore: Pier Francesco Paolini
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: TEADUE
  • ISBN-13: 9788850217779
  • Pagine: 290
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8.60 Euro

 

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