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31 dicembre 2013

Bilancio del 2013 - Speciale nuovo anno

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Oggi è l'ultimo giorno del 2013 ed è tempo di bilanci: ma come si può istituire il bilancio di un anno di letture di più di dieci persone? Per rendere l'idea, un po' di numeri: quest'anno abbiamo recensito 263 libri, pubblicato 110 articoli di varia natura, e intervistato 4 autori. Abbiamo pubblicato diversi approfondimenti e articoli d'opinione, infittito le news, e inaugurato - oltre alla rubrica settimanale Listopia - uno speciale tematico a cadenza mensile che finora si è occupato dei vincitori del Premio Hugo, di quelli del Premio Nobel, e dei romanzi a tema natalizio (domani conoscerete il nuovo Speciale che ci terrà compagnia per gennaio).
In più volevamo mettervi al corrente di una nuova notizia: a partire da gennaio vorremmo creare una newsletter mensile a cui potrete iscrivervi e che vi informerà con un'unica mail dei nostri migliori contenuti pubblicati durante il mese trascorso. Nei prossimi giorni vi daremo tutte le informazioni del caso.
Infine, come facciamo ormai da anni, abbiamo stilato una lista rappresentativa di libri che ci sono piaciuti particolarmente o che particolarmente non abbiamo apprezzato: ecco a voi una selezione di quindici recensioni pubblicate quest'anno, secondo i criteri che seguono:



+5stelle+ Cinque dei libri più belli recensiti quest'anno +5stelle+

La festa del caprone di Mario Vargas Llosa - Einaudi
Scrive Patrizia:

Il romanzo si snoda attraverso tre linee narrative. La prima, quella che apre il romanzo, ha la voce di Urania Cabral, affermata professionista che ha lasciato Santo Domingo all’età di quattordici anni e vi torna dopo 34 senza un motivo specifico. Forse, dopo tanti anni, è pronta a fare i conti con il proprio passato e i suoi passi, durante l’abituale corsa mattutina, la portano sulla soglia della vecchia casa di famiglia, dove vive ancora il padre Agustin Cabral, ex Presidente del Senato ai tempi di Trujillo, immobilizzato a causa di un ictus e con il quale aveva interrotto tutti i contatti dal giorno della partenza per gli Stati Uniti. Urania, nel corso della sua lunga giornata, si ritrova anche a parlare con nostalgici anziani e con giovani che hanno mitizzato il periodo della dittatura ricordando con nostalgia che tutti lavoravano e non c’era microcriminalità; l’orrore è diventato mito, si trova a pensare una stupefatta Urania che ricorda bene la mancanza di libertà, anche nella propria vita personale, imposta dal regime di Trujillo.

Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk - Einaudi
Scrive Valeria Pinna:

Il mio nome è rosso è un libro molto complesso: per arrivare all'ultima pagina e comprenderlo a fondo sono richieste molta pazienza e dedizione. Ma vi assicuro che il risultato è un'esperienza senza dubbio appagante. L'amore, il sesso, la morte, l'omicidio, la bellezza, l'arte, la miniatura, la religione, i conflitti interiori dell'animo umano sono tutti protagonisti di questo grande affresco di una Istanbul di fine Cinquecento ritratta in un'atmosfera realistica e magica allo stesso tempo.

Padiglione Cancro di Aleksandr Solgenitsin - Newton Compton
Scrive Antonio:

Nello spirito primitivo del premio Nobel, i libri di Solgenitsin sono pregni di idealismo. Ciò che Solgenitsin condanna è la corruzione, la superficialità, il qualunquismo che mal si adattano alla sua visione di una scelta di vita ascetica ma piena di disponibilità verso il prossimo. L’eroe di Solgenitsin è quello che, per quanto colpito dalle sventure e dalla perfidia del prossimo, riesce a rimanere ancorato ai propri principi di solidarietà ed abnegazione.

Limonov di Emmanuel Carrère - Adelphi
Scrive Polyfilo:

Carrère, con l'abilità di uno sceneggiatore professionale, raccoglie in prima persona e racconta le esperienze del suo protagonista in maniera esemplare, unendo momenti lirici e aneddoti sordidi, mettendo in mostra tutti gli angoli nascosti della sua policroma personalità ed evidenziandone contraddizioni e lati oscuri. Ma quel che è più importante è che riesce a cucire in modo perfetto, senza eccessi e senza sbavature, il ritratto di un dissidente e artista con il ritratto di una nazione. Si rimane nell'ambito del romanzo di formazione e nello stesso tempo, come in un saggio di geopolitica, la storia, quella recente degli ultimi due decenni del crollo dell'URSS, dell'era di Eltsin e degli oligarchi e infine della democrazia di Putin dalle forti venature di cesarismo, irrompe con tutta la sua forza nella narrazione.

Prima che sia notte di Reinaldo Arenas - Guanda
Scrive Tancredi:

Nella sua autobiografia, che ripercorre una vita umile eppure pulsante, energica, instancabile, che non si piega mai, Arenas intreccia gli affetti e le passioni e i tormenti: gli uomini che l'Isola ha offerto al suo desiderio insaziabile (più di cinquemila, proclama); la passione della scrittura, soffocata dal regime, tradita dagli amici scrittori ipocriti, mai ripagata dagli editori stranieri; i regimi, prima quello di Batista, poi quello di Castro, e quella brevissima, di una illusoria felicità, parentesi rivoluzionaria cui aveva pure aderito, salvo indovinare ben presto il colore dell'operazione condotta dal lider maximo. L'amore (omosessuale), la scrittura, la politica sono le tre passioni di Arenas, ma anche i tre volti di Cuba, che l'autore demolisce e ricostruisce in un infinito gioco di specchi: Cuba è l'isola di sole e mare, di spiagge popolate di bei ragazzi, di amori urlati con vitalità e fierezza; Cuba è anche l'immenso salotto letterario che Arenas e i suoi popolavano, un salotto umile, alla buona, più una taverna che un circolo di intellettuali; Cuba è, ed è diventata soprattutto, l'isola del mare negato, delle spiagge popolate di militari, delle prigioni e dei campi di lavoro forzato.

+1stella+ Cinque dei libri recensiti cui è stato assegnato il voto minimo +1stella+

Sul lato sbagliato della strada di Amanda Mazzi - Erasmo
Scrive Pythia:

Questo romanzo non avrebbe dovuto essere pubblicato così com'è. È una questione di rispetto per i lettori, che spendono denaro e tempo per un prodotto non conforme, e anche per l'autrice, che nonostante la cura, la passione e la dedizione sicuramente impiegate viene penalizzata da un lavoro a metà. Manca decisamente una revisione degna di questo nome, per forma e contenuti: il buono c'è, ma si perde in una marea di imperfezioni.

Il buon Gesù e il cattivo Cristo di Philip Pullman - Tea
Scrive Sakura:

Definito "apocalittico" dal Guardian, questo romanzetto non merita certo tanto scalpore (e in effetti il libro in Italia è passato pressoché inosservato): sebbene l'esistenza di Cristo, passata sotto silenzio, incarni ancora una volta l'aspra critica di oscurantismo rivolta dall'autore alla chiesa cattolica, nonché i travisamenti di cui i testi sacri sono sempre stati oggetto, Pullman rinuncia alla sua vena polemica, o non riesce a esprimerla appieno. La narrazione è pacata, fin troppo politically correct nell'evitare di approfondire episodi particolarmente controversi che avrebbero potuto essere spunto di critica, come il rapporto tra Maria Maddalena e Gesù o l'incontro di quest'ultimo con la donna di Canaan.

Tutto ciò che sappiamo dell'amore di Colleen Hoover - Rizzoli
Scrive Valetta:

Come sempre evito ogni spoiler, ma non posso fare a meno di inveire contro la stupidità del finale in cui tutti gli ostacoli che separavano i nostri innamorati svaniscono nell'aria come per magia e Will finalmente comprende che la sua aspirante fidanzata è molto più importante del benessere del suo fratellino di nove anni che non ha nessuno al mondo. Splendido messaggio. Molto maturo. A dirvela tutta ci sarebbero mille altre cose che ho odiato a proposito di questo libro, ma mi sembra inutile e tedioso lamentarmi per pagine e pagine, perciò concluderò dicendo che l'ho trovato prevedibile, superficiale, noioso e, a dispetto delle infinite tragedie che l'autrice si è ostinata a infilarci, assolutamente poco toccante.

Drood di Dan Simmons - Elliot
Scrive Valetta:

Questo è il terzo romanzo che leggo collegato o ispirato dall'opera incompiuta di Dickens, includendo Il ladro di libri incompiuti di Matthew Pearl e Il mistero di Edwin Drood riveduto e completato da Leon Garfield, ed è sicuramente anche il più deludente, il che è tutto dire se si considera che il libro di Pearl era stato un potentissimo sonnifero. Dickens era sicuramente un romanziere pieni di difetti ma ha creato personaggi e storie straordinarie, come sia possibile che coloro che decidono di ispirarsi a lui producano solo schifezze proprio non si spiega. Sarà il desiderio di emulazione senza averne il talento, sarà l'idea che i lettori sono una manica di ignoranti che non possono leggere un romanzo ambientato nell'800 senza subire una conferenza scritta sull'epoca vittoriana, fatto sta che sto seriamente considerando di abbandonare tutte le speranze e curare la mia astinenza da Dickens rileggendo le sue opere per l'ennesima volta.

Confessioni di un barman di Paolo Marini e Mirco Cavalli - Curiosando Editore
Scrive Polyfilo:

Il problema di base dell'esperimento di Marini è che pare essere mancato un serio intervento di editing che riuscisse trasformare - ammesso che fosse possibile - del materiale grezzo da diario privato in un prodotto editoriale potabile. La classica zucca in carrozza, insomma. Se anche l'idea in sé potrebbe essere intrigante e offrire buoni spunti di sviluppo - e lo insegna Tom Cruise in Cocktail -, nel percorso intimo di Cuper Bennati, barman con base fiorentina ma cosmopolita e vagabondo nell'anima oltre che nel cuore, manca una trama vera e propria.

+5stelle+ Piccoli e medi editori a cinque stelle +5stelle+

La nemica di Iréne Nèmirovsky - Elliot
Scrive Polyfilo:

Da un lato l'analisi spietata dell'ipocrisia imperante in certi strati sociali e all'interno dei meccanismi famigliari, in particolare nel rapporto fortemente autobiografico tra madre e figlia, prelude a temi che saranno caratterizzanti in romanzi successivi, in particolare in Jezabel, dall'altro lo stile, per quanto non privo di ingenuità sentimentali, manifesta una notevolissima capacità descrittiva, un tratto abile nel cesellare con poche pennellate situazioni e personaggi, forse senza scendere in profondità come avverrà nei romanzi più tardi, ma perfettamente in grado di mostrare i tormenti dell'animo nella complessità di accenti e sfumature che contraddistingue la scrittura di grande valore.

Il portiere e lo straniero di Emanuele Santi - L'asino d'oro
Scrive Daniele:

Emanuele Santi affascina con toni enfatici ed evocativi, tanto che sembra quasi di essere con Camus mentre vola da un palo all’altro prima di vedere la propria carriera sportiva stroncata dalla tubercolosi. Così, attraverso l’ardore indipendentista che infiammava gli animi degli algerini che, non potendosi riversare in altri contesti a causa delle repressive leggi coloniali francesi, si concentrava tutto nelle partite di calcio, il lettore vede quanto Camus fosse influenzato dalla propria patria e fosse sensibile ai soprusi che subiva dalla Francia. L’autore ha effettuato una ricerca molto approfondita riguardo quel periodo e, unendola alla propria capacità di raccontare storie di sport, ha creato un credibile e affascinante punto di vista su quanto vissuto - sportivo e non - l’autore de “Lo straniero” abbia messo nelle sue opere. Quindi, fin dal titolo, “Il portiere e lo straniero”, mostra al lettore il nodo principale dell’argomento. Dalla prima pagina all’ultima ci si trova davanti a un’opera che non mostra mai cali nell’intensità della narrazione, sempre precisa nel dimostrare la tesi alla propria base e avvolgente quasi fosse un romanzo.

Un'eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal - Bollati Boringhieri
Scrive Mara:

La tristezza e il rimpianto per lo splendore perduto in modo irrimediabile, che investono Edmund de Waal e chi legge dapprima davanti al Palazzo parigino, ora sede di un istituto di previdenza privato; indi a quello viennese, contemporaneo del primo, dove ora è la società che riunisce i casinò austriaci. Pure il percorso illustrato si fa via via più intimo e drammatico allorché si giunge sulla Ringstraße. L’Autore si sofferma sulla figura del trisavolo Ignace, del quale ci mostra un perspicuo ritratto. Nella nostra storia incontriamo ben tre Ignace: divertente e facile ritrovarli. Questo trisavolo, neri i folti capelli e la barba, così come ce lo presenta una fotografia del 1871, era uomo d’affari spregiudicato e passionale, con numerose amanti, padre di tre figli, che vediamo poco dopo, ragazzini: il minore è Viktor, il futuro padre di Elisabeth, nonna amatissima da Edmund e figura chiave nel racconto. Ignace, in quell’anno, si fece costruire il palazzo scintillante sulla Ringstraße e volle che, proprio nella grande sala da ballo, ben visibili da tutti, la serie di dipinti alle pareti raffigurasse episodi biblici tratti dal libro di Ester: Ester incoronata regina di Israele, in ginocchio al cospetto del gran sacerdote vestito con gli abiti rabbinici… E poi gli Ebrei che annientano i figli di Aman, il nemico di Israele.

Berlino segreta di Franz Hessel - Elliot
Scrive Mara:

Lo stile è scorrevole, quasi musicale, in grado di adattarsi al registro itinerante del racconto. I toni ci sono tutti, con preferenza verso l'umoristico e l'ironico, come il contrasto tra i "sogni di gloria" di Wendelin e la modesta realtà della pensioncina in cui egli vive , "al quarto piano sopra negozi ed uffici, tra Friedrichstrasse e Unter den Linden". Protagonista assoluto è il paesaggio cittadino, che emerge discreto, il supporto imprescindibile, il sipario sul quale s'intrecciano le vite degli stravaganti personaggi, tutti ritratti con cura dal vivo. I cognomi adottati sono espressione del personaggio stesso, ma in una sorta di rovesciamento sarcastico: ad esempio, un tale Schilfkrot (Ranocchia, in tedesco) è un applaudito cantante, ispirato ad una celebrità dell'epoca, realmente esistita e famosa a Berlino in quel periodo. Donne fatali, alla Marlene Dietrich (alla quale Hessel dedicò un suggestivo libretto, nel 1931), come Margot, che ama indossare camicie maschili e passeggiare a cavallo nel Tiergarten, in compagnia di baldi giovani, Wendelin in testa, va da sé. O come l'inquietante, sessualmente ambigua, Fancy Freo, la cui specialità consiste nell'eseguire "le più audaci canzonette berlinesi con il massimo di raffinatezza e il minimo di sguaiataggine".

Il candelabro sepolto di Stefan Zweig - Skira
Scrive Mara:

Anno 455 e.v.: Roma è conquistata e saccheggiata dai Vandali di Genserico. L’imperatore Petronio Massimo fugge abbandonando la città, ma viene ben presto ucciso dalla folla esasperata. E’ il papa Leone Magno, poi diventato santo, a fermare i Vandali chiedendo loro di non distruggere Roma e di non massacrare la popolazione. In pochi giorni la Città è spogliata delle sue ricchezze: l’operazione viene effettuata in modo rigoroso, sistematico… teutonico, senza incontrare alcuna resistenza da parte degli abitanti atterriti. Nella pacifica Comunità Ebraica locale si diffonde il terrore: tutti sono consapevoli che la sventura occorsa al popolo ospitante si tradurrà in dolore e nuove persecuzioni per gli Ebrei.

Ringraziandovi ancora una volta - calorosamente - di averci seguito per tutto il 2013, ci auguriamo che continuerete a farlo anche quest'anno. I nostri buoni propositi? Continuare a offrirvi il meglio che possiamo, come sempre.


Lo staff della Stamberga


03 gennaio 2013

Un'eredità di avorio e ambra Ed. Illustrata - Edmund de Waal

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I Contenuti

Attraverso le vicende di una collezione di 264 antiche statuine giapponesi, l'A., celebre ceramista britannico, racconta la storia dei propri ascendenti: gli Ephrussi, facoltosa famiglia ebraica sparsa in Europa. Con loro riviviamo i drammi e le tragedie del Novecento. Un best seller, che ha riscosso un enorme successo di pubblico e di critica nel 2011, e che ora esce in una nuova edizione, arricchita dalle fotografie e dalle immagini tratte dall'archivio della famiglia Ephrussi
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La Recensione

Il ritorno di un capolavoro, poco dopo un anno. Il libro “chiave” del 2011 è stato per me “Un’eredità di avorio e ambra”, opera di un sublime artista non della penna -prima della nascita di questo piccolo gioiello-, ma della ceramica, Edmund de Waal (Nottingham 1964), storico dell’arte e docente di ceramica presso l’Università di Westminster. Il romanzo è stato gratificato sia da numerosi premi -come tre fra i più ambiti riconoscimenti letterari: il “Costa Biography”; l’“Ondaatje Prize”, nonché il “New Writer of the Year” al Galaxy Book Awards-, sia, ciò che più conta, dall’affetto e dall’interesse crescenti di nutrite schiere di lettori. Dopo aver incontrato ed amato il “clan” Ephrussi, ho redatto il mio commento; dunque non tornerò ora sulle vicende che hanno come protagonisti i numerosi membri del gruppo -tra i quali (per discendenza diretta) l’Autore-, legati tra loro da quelle 264 antiche statuine giapponesi, i magici netsuke; ma sono lieta di avere tra le mani un’ulteriore edizione del libro, uscita a novembre scorso, arricchita da numerose fotografie tratte dall’archivio di famiglia. 

Attraverso le peripezie di quei minuscoli oggetti, rinasce una famiglia il cui nome forse è oggi sconosciuto a tanti; e le vite degli Ephrussi ci mostrano, in filigrana, cento anni di storia europea, rilevante e drammatica. La veste illustrata è una sorta di narrazione parallela, che dona al racconto spessore e carnalità, ed è pure occasione per ripensare ad altre letture incontrate nel frattempo. Ad esempio, il luogo di origine degli Ephrussi è Berdichev, in Ucraina, la stessa cittadina ove si trova casa Jacobi, di cui ci parla Gabriele Rubini nel suo “Generazioni 1881-1907”. Certo c’è una differenza: mentre “Generazioni” è un romanzo, un’opera di fantasia, pur fondata su uno studio storico accuratissimo e dove i diversi personaggi interagiscono con figure storiche, qui i protagonisti sono tutti realmente esistiti e anzi obiettivo dell’Autore è, come egli stesso racconta in un’intervista:
“dare un po’ di dignità alle vite delle persone che ho conosciuto (Elisabeth, Iggie) e a quelle morte da tempo (Charles, Viktor, Emmy). Questo deriva dall’affetto. E’ un modo atipico di scrivere del mondo, forse, ma dipende dalla mia vita di creatore di oggetti”. 
Storie, vite, esperienze, racconti. E l’esigenza di riannodare quei fili originari che si temevano perduti, proprio tramite le immagini più significative. Ecco Elisabeth Ephrussi, nonna paterna di Edmund, ritratta a tre anni, nel 1902, sull’Orient Express: la piccola, tutta vestita di bianco, si affaccia dal finestrino e sembra salutare una signora bionda rimasta a terra, che dà le spalle all’obiettivo. La sorella minore di Elisabeth, Gisela, la bella di casa, è soprannominata la petite bohémienne da Charles, il cugino “parigino” del padre (Viktor), critico d’arte, e, come sappiamo, primo proprietario dei netsuke. Dà gioia immaginare che ella potesse essere l’ispiratrice di Pierre-Auguste Renoir per il suo La Bohémienne, dov’è immortalata una contadinella bionda dallo sguardo birichino. Peccato che il quadro sia datato 1879 e Gisela veda la luce solo nel 1904! L’universo parigino di Charles: la sua cultura, la competenza artistica, espressa, tra l’altro, nel libro scritto da lui sui disegni di Albert Dürer (della quale è riportata la copertina, Paris, 1882, A. Quantin, Imprimeur-Editeur), in grado di suscitare l’invidia di tante personalità di rilievo, come Edmond Goncourt, per esempio. E l’antisemitismo che affiora, il solito, velenoso fiume carsico, il quale investe pure i pittori più celebrati, come accadrà, anni dopo, nel periodo del processo Dreyfus…. O la raffinatezza scenografica tipica di Charles, per noi incredibile, quasi assurda, espressa negli oggetti ed arredi personali, come quel “lit de parade” bardato di stoffe ricamate.
“Un alto baldacchino con putti annidati fra intricati motivi ornamentali a foglie, teste grottesche, emblemi araldici, fiori e frutti… una E [Ephrussi, ça va sans dire…] su fondo oro…”.
C’è di che far schiattare d’invidia plotoni di antisemiti. Il ritratto dell’amante, Louise Cahen d’Anvers, nata Morpurgo, eseguito da Carolus Duran (cioè Charles Émile Auguste Durand, il pittore del “bel mondo” della Terza Repubblica Francese), ora al Musée d’Orsay di Parigi. Un donna bellissima, sguardo intenso e sensuale, immortalata in un abito da sera scuro con un fiore rosa sulla scollatura; molto assomigliante alle figlie Irène, Alice ed Elisabeth. Quadri dipinti da pittori insigni che erano parte integrante della loro vita quotidiana. Più avanti, l’inferriata dell’Hotel Ephrussi, i Re del Grano (les Rois du Blé), sito in Rue de Monceau n. 81, con la doppia “E” intrecciata dello stemma di casa, costituito da una pannocchia e da un tre alberi a vele spiegate, sotto il quale si dipana il motto: “Quod Honestum”; cioè Siamo irreprensibili. Di noi potete fidarvi.
La tristezza e il rimpianto per lo splendore perduto in modo irrimediabile, che investono Edmund de Waal e chi legge dapprima davanti al Palazzo parigino, ora sede di un istituto di previdenza privato; indi a quello viennese, contemporaneo del primo, dove ora è la società che riunisce i casinò austriaci. Pure il percorso illustrato si fa via via più intimo e drammatico allorché si giunge sulla Ringstraße. L’Autore si sofferma sulla figura del trisavolo Ignace, del quale ci mostra un perspicuo ritratto. Nella nostra storia incontriamo ben tre Ignace: divertente e facile ritrovarli. Questo trisavolo, neri i folti capelli e la barba, così come ce lo presenta una fotografia del 1871, era uomo d’affari spregiudicato e passionale, con numerose amanti, padre di tre figli, che vediamo poco dopo, ragazzini: il minore è Viktor, il futuro padre di Elisabeth, nonna amatissima da Edmund e figura chiave nel racconto. Ignace, in quell’anno, si fece costruire il palazzo scintillante sulla Ringstraße e volle che, proprio nella grande sala da ballo, ben visibili da tutti, la serie di dipinti alle pareti raffigurasse episodi biblici tratti dal libro di Ester: Ester incoronata regina di Israele, in ginocchio al cospetto del gran sacerdote vestito con gli abiti rabbinici… E poi gli Ebrei che annientano i figli di Aman, il nemico di Israele.
Osserva de Waal: “Complimenti, Ignace: un bel modo, tacito e indelebile, di rivendicare ciò che sei”. Ebrei potenti e ben integrati nella società, che non sono alla mercé altrui; ma che, al contrario, hanno dato un contributo fondamentale alla costruzione della città in quel periodo storico (come, del resto, era successo a Parigi). Per questo suscitano invidia. E l’antisemitismo si fa strada, anzi (ri)comincia a correre, anno dopo anno.
La narrazione si concentra ora in primo luogo sulla vita di Viktor, il quale, come già sappiamo, si dedicava agli affari di famiglia giocoforza, poiché era uomo di studio e bibliofilo. Scorriamo le pagine e vediamo il suo volto di “giovane erudito”, a ventidue anni (1882); alcuni oggetti personali della moglie, Emmy Schey von Koromla, e immagini in posa di lei, intensamente espressiva, vestita come Isabella d’Este di Tiziano o Maria Antonietta. Pensierosa, mai sorridente; donna affascinante, all’apparenza leggera, dedita alle toilettes eleganti, che ne evidenziano la figura snella, ai cappelli dalla tesa larga in grado di valorizzare il suo bel profilo aristocratico; ma forse, nell’intimo, tormentata, tanto che si suiciderà nella tenuta di Kövecses in Cecoslovacchia (ah, quella villa dall’aspetto sinistro) nell’agosto 1938, poco dopo l’Anschluß. Un matrimonio non felice, pur allietato dalla nascita, a Vienna, di quattro figli. Come dono di nozze essi avevano ricevuto dal cugino Charles la collezione dei 264 netsuke. Ricordi di scuola, foto di classe, libri, quaderni; gli anni difficili della Grande Guerra… il periodo successivo, sempre più drammatico.
Giovani Ephrussi crescono: c’è Rudolf, nel 1926, sulla Ringstraße: ha otto anni, ma sembra più grande. Ed Elisabeth, la primogenita, espressione calda, da persona intelligente, sensibile: alcune istantanee dicono tutto di lei. Poeta ed avvocato. Non è propriamente una bellezza, ma comprendi subito perché susciti amore. Eccolo, l’Amore: Hendrik de Waal: uomo di cultura, religione calvinista, amante della musica, ricco di fascino: a sua volta, scrive poesie; e fuma sigarette russe. I due si sposano nella Chiesa anglicana di Parigi. Avranno due figli, Viktor (padre di Edmund) e Constant; qui entrambi con nonna Emmy, 1936.
Il fratello minore, l’Ignace n. 3, cioè Iggie, si concede un tour automobilistico sulle Alpi con gli amici, sempre nel 1926. Sono gli ultimi anni buoni, prima del buio. Dopo il buio, fittissimo, lentamente la luce, ma a quale prezzo…
Le vicende successive sono note e non ripeterò quanto già scritto nel precedente commento.
Solo alcuni flash su dolori e gioie.
Viktor, riuscito ad espatriare grazie allo spirito di iniziativa della figlia maggiore, a Tunbridge Wells, in Gran Bretagna, nel 1939 (vi morirà sei anni dopo): lo sguardo è lontano, quasi stupito per la tragedia che ha sconvolto il suo mondo. Te lo raffiguri in atto di accarezzare con la mano gli scaffali della “libreria di libri usati”, posta in centro città, dove ogni tanto si avventura, o mentre osserva i nipotini, i figli di Elisabeth ed Hendrik, applicati a finire i compiti di algebra.
Iggie, ufficiale dell’esercito statunitense in Normandia a bordo di una jeep; indi partecipante ad un incontro di resa tedesca (prima pagina del Times, 27 giugno 1944).
La rinascita in Giappone e un affettuoso incontro tra lui ed Elisabeth a Tokyo, nel 1960.
Estate e serenità, finalmente.
Il ritratto, parlante e severo, del padre dell'Autore, Viktor, nato ad Amsterdam e "cresciuto in tutta Europa", ministro della Chiesa anglicana, il quale recitò il Kaddish per la madre (morta nel 1991) "in piedi, con l'austero abito talare nero, nero rabbinico”.
L’ultimo “scatto” è emblematico, perché ci dona l’immagine-simbolo del libro: la valigetta rigida, color bordeaux, con cui l’intrepida Elisabeth portò i netsuke da Vienna in Gran Bretagna.
Verso la vita, verso “un nuovo inizio”.

Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Mara


Dettagli del libro
  • Titolo: Un'eredità di avorio e ambra- Edizione illustrata
  • Titolo originale: The Hare with Amber Eyes. A Hidden Inheritance
  • Autore: Edmund de Waal
  • Traduttore: Carlo Prosperi
  • Editore: Bollati Boringhieri
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Fuori collana
  • ISBN-13: 978-88-339-2341-3
  • Pagine: 386
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 29,90
                                                   
 

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