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22 luglio 2013

Nuova Europa - Roberto Cattalano

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I Contenuti

Luna, anno 2093. Dopo la terza guerra mondiale del 2040-43, che ha visto Cina e Stati Uniti ridotti a cumuli di macerie contaminati dai fallout nucleari, i coloni della Luna hanno ottenuto l'indipendenza fondando lo stato di Nuova Europa, che gode di autonomia economica, di un suo sistema di difesa e della supremazia tecnologica in un clima di competizione serrata con la Terra. Nell'hotel Hilton di Helios, capitale di Nuova Europa, un terrestre europeo viene assassinato in maniera bizzarra. Perché è stato ucciso con un'antica pistola a polvere da sparo? Che legami ha con un progetto per realizzare un motore a impulso di nuova generazione? Sul delitto indaga un giovane ispettore in crisi sentimentale, Roberto Silva. Poiché si profila il rischio di rompere i fragili equilibri diplomatici esistenti fra l'Europa terrestre e Nuova Europa, presto Silva viene affiancato da un'agente lunare con un passato nell'Interpol europea. Fra depistaggi, insabbiamenti, talpe e tentativi di eliminarli, si ritroveranno invischiati in un intrigo e in un gioco di specchi sempre piu' grandi, che metteranno a repentaglio le loro vite e rischieranno di stravolgere l'ordine economico-politico vigente. Una spy story fantascientifica dagli esiti imprevedibili, che offre scorci inediti sul XXI secolo. Finalista al premio Odissea-Delos Books 2013.

La Recensione

Tra fantascienza e noir, Nuova Europa racconta di un investigatore in crisi, continuamente lacerato dallo scontro tra vita pubblica e vita privata, tra gli interessi autonomisti della Luna e quelli della Terra, tra le mille sfaccettature del suo lavoro. Così impostata l'idea non è male: il romanzo tocca due-tre temi interessanti e costruisce un percorso di sviluppo del protagonista che dà sostanza all'intreccio nettamente giallistico, predominante rispetto all'elemento fantascientifico, che rimane sullo sfondo.
Purtroppo questo romanzo non risponde alle aspettative, e le buone intenzioni dell'autore rimangono, appunto, intenzioni. Sarò brutale, ma chiarissimo: è un romanzo da riscrivere completamente.
Potrei anche discutere la trama, i temi affrontati, lo sviluppo dei personaggi e l'ambientazione, tutti ingredienti assolutamente carenti, ma il vero problema sta altrove. Se è vero che l'intreccio giallistico è per sua natura fortemente stereotipato e schematizzato, il romanzo già sotto questo aspetto appare carente, una copia di una copia di una copia, in cui le brevi apparizioni di un linguaggio tecnico e procedurali, in contrasto con una sciatteria stilistica di fondo, fa apparire la storia la brutta imitazione di un telefilm poliziesco qualunque, da CSI a Law & Order. Il setting è appena abbozzato, viene detto quel poco che basta a supportare, ad esempio, il tema del confronto socioculturale tra gli abitanti della Terra e i Lunari: un capitolo puramente digressivo, sconnesso dall'intreccio, che riassume brevemente la storia geopolitica del pianeta madre patria e della sua colonia. Se si considera che il tema è trito e ritrito anche nella fantascienza internazionale più famosa, avendo Clarke e Asimov detto quasi tutto, il background pare ancora più abbozzato e insoddisfacente. Quanto ai personaggi, con la felice eccezione del protagonista, sono piatti, altrettanto abbozzati, poco più dei ruoli richiesti dal canovaccio poliziesco.
Il vero problema, che finora ho rimandato, è l'evidente carenza a livello stilistico, un'evidenza che appare tale già dalle prime pagine. La tentazione sarebbe di liquidare rapidamente il problema dichiarando come oltremodo necessario l'intervento di un esperto di editing, che mostra come anche nell'autopubblicazione sia un elemento imprescindibile, e che anzi si rende maggiormente evidente. La verità è che siamo ben oltre la portata di un editing: come ho già detto, più che da revisionare, è un romanzo da riscrivere completamente da capo. Non mi piace, nelle recensioni, fare il lavoro di un editor ed entrare nel dettaglio, ma credo che in questo caso sia necessario: la carenza stilistica dell'autore si vede negli elementi fondamentali nel testo, in un'ortografia macchiata continuamente da sviste ed errori di battitura; da un uso folle, oltre che errato, delle virgole (frequentemente tra soggetto e verbo, e mai invece, paradossalmente, a precedere le avversive), che imperversano ovunque, a svantaggio di altri segni di interpunzione (assistiamo alla scomparsa definitiva del punto e virgola). La narrazione è fondamentalmente paratattica, il che appiattisce ulteriormente la lettura, ma la gestione folle delle virgole trasfigura i periodi in un'accozzaglia di proposizioni coordinate che si susseguono senza pausa e senza logica, solo una pioggia di virgole a separarle, laddove il lettore invocherebbe dei punti. I dialoghi sono altrettanto mal scritti, caratterizzati da una fastidiosissima ripetizione del nome dell'interlocutore in ogni singola battuta. Non è un problema di virgole e di dettagli: è impossibile riscontrare nel testo la distinzione tra sequenze narrative, descrittive o dialogiche. Sembra quasi un flusso di coscienza, e mi scuso con Joyce. A tutto ciò si aggiunge un vocabolario ristretto, un lessico povero che porta con sé una inevitabile ridondanza: per fare un esempio, il lettore si trova continuamente di fronte a veicoli e suites d'albergo "dotati di ogni confort" (sic.). Ma non infierisco ancora e mi fermo qui.
L'unico mistero che permane alla fine del romanzo è come abbia fatto a piazzarsi finalista al Premio Odissea di Delos Books.

Giudizio:
+1stella+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Nuova Europa
  • Autore: Roberto Cattalano
  • Editore: Ilmiolibro.it
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: 
  • ISBN-13: 9788891047809
  • Pagine: 188
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro 
 

    12 aprile 2013

    Il venditore di bibbie - F. D. Lamb

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    I Contenuti

    Un vecchio rassegnato alla sua incurabile vecchiaia apre la porta di casa a un ragazzone sorridente che cerca nell'arredo spunti di conversazione, come se non fosse lì per vendergli qualcosa. Una giovane aspirante grande venditrice, arrivata in anticipo alla riunione-festino della sua azienda, ascolta attraverso il soffietto il training che si svolge dall'altra parte. Tecniche di vendita estreme e vita sessuale nella norma della generazione sopravvissuta al 2012. 

    La Recensione

    Ogni giorno un venditore si sveglia e sa che deve trovare una persona cui piazzare la propria merce. Come ogni predatore si dirige verso l'elemento più debole del branco dei potenziali acquirenti: un anziano pensionato. Così Marco Paolo, il protagonista del romanzo, ha un incontro con Raffaele Princiotta, muratore in pensione, cui intende vendere una bibbia su carta in fibra di cotone, copertina in pelle, artisticamente illustrata da famosi pittori e dal peso di otto chili compresa custodia in legno istoriato. Princiotta non è una gazzella, non può difendersi correndo più forte del predatore, ma è una vecchia volpe temprata da anni di incontri con giovani agenti di commercio arrembanti. Interessanti e spassosissime le tecniche di vendita ma, se l'uomo ha accettato di ricevere nel corso degli anni i rappresentanti, è perché è solo e annoiato e trova nella loro visita un momento di svago. Il confronto fra Marco Paolo e Raffaele Princiotta è il passaggio più bello del libro e vi si dipana uno dei  dialoghi umoristici più caustici che abbia mai letto. Si protrae per diverse pagine, intervallato dai capitoli in flashback dell'incontro di Marco Paolo con Rebecca, la sua ragazza, anche lei venditrice ma un gradino più in alto in campo commerciale di quanto non sia lui.
    Marco Paolo tiene nascosta una parte della sua vita a tutti, compresa Rebecca. Rebecca rispetta questa segretezza "pur se la curiosità di una donna è più forte del suo amore". Anche lei del resto è convinta che ci sia una parte di noi stessi che è meglio tenere nascosta. I loro segreti si sapranno solo alla fine della storia e sono tali da sorprendere.
    Le difficoltà, sia nell'ottenere che mantenere un posto di lavoro, hanno reso cinici i protagonisti del romanzo ed hanno insegnato loro che i sentimenti sono un lusso, amore compreso. Questo romanzo è tanto divertente quanto amaro. L'autore è dotato di un'ironia graffiante che induce a riflettere sull'etica delle azioni che siamo costretti a svolgere per sopravvivere.
    La prima parte del romanzo è la più sciolta, la seconda -ma parliamo dell'ultimo quarto del racconto-, invece, è forse la più originale ma la meno scorrevole. I pensieri espressi dall'autore risultano un po' slegati e si sente -e si vede per qualche refuso- che è stata meno curata (facendogli perdere mezzo punto di giudizio). Normalmente si imputa agli esordienti di sprecare troppe parole per spiegare un concetto che ne richiederebbe un numero minimo. F. D. Lamb è una piacevole eccezione, tanto che si arriva a pensare che avrebbe potuto impiegare qualche termine in più per esprimere meglio il suo pensiero.
    L'umorismo di cui è intrisa la storia ricorda quello del film "Tutta la vita davanti". Anche qui si canta l'inno della società commerciale e si fanno delle "convention" per creare quello spirito di gruppo così importante al fine del successo dell'impresa.
    I protagonisti del romanzo si rendono conto della carenza etica del loro comportamento, tanto che cinicamente Rebecca considera che "alla fine, checché ne dicesse Gesù Cristo, non si salvava nessuno."
    L'amarezza che sfoggia Marco Paolo non è da meno. Inviato dal call-center della ditta per cui lavora a trovare una potenziale cliente in una casa di riposo, ecco quello che confessa alla degente incapace di intendere e volere, cui peraltro piazza una bibbia (costo 3000 euro):
    "Vede signora, è tutto qui, una versione più elegante dei finti agenti del gas che vengono a casa a chiederle i soldi della bolletta. Eravamo dei disoccupati che hanno risposto a un annuncio, si parlava di arte e impegno sociale, sembrava interessante, sempre meglio di andare contro le baleniere nel bar nordico fingendosi volontari anche se stipendiati da Greenpeace. Ci promettevano di iniziare a lavorare il lunedì senza giustificare tutta quell'urgenza, ci hanno dato un malloppo di roba da studiare per essere pronti, visto che ci avrebbero mandati da soli a casa della gente e molti di noi non avevano mai venduto neppure i vecchi giocattoli al mercatino delle pulci. Ci dicevano che era sufficiente avere fiducia in se stessi, che era normale all'inizio pensare di non essere capaci di insistere sul cliente ma non dovevamo pensare di non potercela fare e lasciarci abbattere dalla paura, perché quella era la via che portava al “lato oscuro della forza” che combatte nelle galassie lontane lontane contro gli smaglianti cavalieri del pensiero positivo. Era venerdì sera quando ci hanno consegnato il contratto, ero così in ansia e così impegnato a ignorare la voce del mio buonsenso che non l'ho neanche letto, men che meno mostrato a un commercialista o consulente del lavoro, come avrei potuto nel week end? E tutta quella fretta non era affatto necessaria, era solo per mandarci in palla, per sovraccaricarci, per toglierci l'analisi fredda e oggettiva delle cose, come noi dovremo imparare a fare con i clienti."
    Giudizio:
    +3stelle+ (e 1/2)

    Articolo di Antonio

    Dettagli del libro
    • Titolo: Il venditore di bibbie  
    • Autore: F. D. Lamb 
    • Editore: Il mio libro
    • Data di Pubblicazione: 2013
    • Collana: Narrativa
    • ISBN-13: 9788891040626
    • Pagine: 136
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,50 

    20 maggio 2012

    Lettere dal buio - Elvio Bongorino, Germano Dalcielo

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    I Contenuti

    Lettere dal buio è una raccolta di 16 racconti brevi a cui fa da sfondo e collante la più atavica tra le emozioni umane: la paura. Una piccola full immersion là dove l'ombra è più nera. Ecco perchè il consiglio, durante la lettura, è quello di tenere la luce ben accesa... Germano Dalcielo è già al suo terzo libro, dopo Il segreto di Gesù e Il peccatore. Elvio Bongorino è lo pseudonimo di una scrittrice esordiente alla sua prima pubblicazione.

    La Recensione

    Dieci racconti e sei brevissime istantanee per esplorare diversi capisaldi dei generi thriller e horror: presenze dall’Aldilà, sadici assassini, miracoli, manicomi abbandonati... ce n’è per tutti i gusti.

    Ecco una breve panoramica della trama dei dieci racconti più lunghi: Calandrina parla dell’incontro tra un ragazzino e la misteriosa donna pallida che vive nel palazzo di fronte; in Mors tua vita mea un sadico assassino imprigiona due ragazzi chiedendo loro di decidere quale dei due dovrà vivere e quale morire; in Qellipot un uomo si trova a dover affrontare la fuoriuscita di conchiglie dal proprio corpo, conchiglie invisibili a chiunque altro; ne Il rasoio di Occam il procuratore distrettuale Anthony De Vito si trova a tentare di sbrogliare un caso la cui soluzione è nascosta in piena vista; ne La mano sinistra un maestro di scuola deve fare i conti, improvvisamente, con una mano sinistra intorpidita e ribelle; il viavai pianerottolo di un palazzo di Soho, a New York, è il protagonista di Pianerottolo dantesco; cosa succederebbe se gli oggetti che popolano la propria casa decidessero di vendicarsi delle angherie a cui li sottoponiamo quotidianamente? Lo si scopre in La casa ha deciso; una tavola Ouija e un gruppo di ragazzi che si trovano a scuola di notte: un classico tòpos dei film dell’orrore in Non aprite quella porta; ne Il miracolo di Zi’Andrea si scoprono gli effetti di adorazione e preghiera su una statua della Madonna; infine, in Aguscello, un operaio rumeno incaricato della demolizione di un manicomio infantile si trova a fare i conti con i suoi abitanti.

    Inizierò questa recensione con una nota assolutamente positiva: tutti i racconti della raccolta sono scritti bene, non solo nel pieno rispetto della lingua italiana (cosa che non è sempre scontata, soprattutto quando si parla di libri autoprodotti), ma con ricchezza di lessico e varietà di toni, tanto che fino alla nota bibliografica finale non avrei saputo distinguere le due mani che li hanno scritti. La lettura scorre piacevolmente e ho trovato la brevità delle storie particolarmente azzeccata per momenti di lettura brevi e discontinui, come gli spostamenti coi mezzi pubblici, luogo di lettura scelto per necessità da molti lettori metropolitani e pendolari.

    Scrivere racconti horror richiede forse meno impegno che scrivere un romanzo: non è necessario, infatti, che l’ambientazione abbia una coerenza a prova di bomba, né che i personaggi siano eccessivamente analizzati e approfonditi. D’altro canto, si hanno solo poche pagine a disposizione per creare e far crescere la tensione del racconto fino al punto di risoluzione in modo da avvincere il lettore e fargli poi provare quel misto di stupore e orrore tipico del genere. Non tutti i racconti di Lettere dal buio ci riescono a pieno. Alcuni, come Non aprite quella porta e Aguscello per troppa aderenza ai modelli a cui si ispirano: il lettore sa esattamente, fin dalle prime righe dove la storia sta andando a parare e, spesso, lo svolgersi della trama non porta novità degne di nota (il bambino di Aguscello ha somiglianze spiccate con le gemelline di Shining, per fare un esempio). Altri, invece, come Qellipot e La mano sinistra hanno qualche smagliatura nella trama, che lascia spaesato il lettore. Ce ne sono poi, però, di molto avvincenti: il mio preferito è Pianerottolo dantesco, ma anche Calandrina e Mors tua vita mea hanno una buona tensione. La casa ha deciso merita poi una menzione a parte per l’originalità dell’idea di fondo, che si discosta dal filone delle case stregate e possedute per dar vita a una versione più inquietante dei soprammobili canterini de La Bella e la Bestia di disneyana memoria.

    Un paragrafo a parte merita l’ultima sezione del libro, costituita da sei “istantanee”: brevissimi pezzi che in poche righe e con la descrizione di un’unica scena lasciano al lettore il compito di riempire i vuoti e immaginare lo scenario retrostante. L’idea delle storie brevissime è stuzzicante e il meccanismo può funzionare molto bene, ma gli esempi proposti non sono tutti riusciti al meglio: direi che i migliori sono Binari e Zoe, mentre altri sono un po’ insipidi (Il servo), oppure si sforzano troppo di stupire il lettore (Volo AA11).

    Tre stelline piene, dunque, per un libro adatto a brevi momenti di svago o a fare da interludio leggero tra letture più impegnative a cui aggiungo una nota di merito per la scelta dell’immagine in copertina, disegnata da Markus Lovadina, molto suggestiva. Da segnalare, inoltre, che l’ebook per Kindle di Lettere dal buio è in promozione in questi giorni su Amazon.

    Giudizio:
    +3stelle+

    Articolo di Morwen

    Dettagli del libro

    • Titolo: Lettere dal buio
    • Autore: Elvio Bongorino, Germano Dalcielo
    • Editore: ilmiolibro.it (edizione Kindle, Germano Dalcielo)
    • Data di Pubblicazione: 2011 (edizione Kindle, gennaio 2012)
    • ISBN-13: 9781471056161
    • Pagine: 167
    • Formato - Prezzo: Brossura – 11,48 Euro; Kindle edition – 0,89 Euro

    15 novembre 2011

    Intervista a Flavia Pellegrino, autrice di 'Noi'

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    Flavia Pellegrino è nata a Bari dove attualmente vive. Diplomata al liceo Scientifico, studia Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Bari. Accanita divoratrice di libri sin dalla tenera età, collabora con recensioni ed interviste alle sezione Libri nel sito internet www.pensorosa.it. Iscritta al social network http://www.anobii.com ha pubblicato la recensione a "La casa degli Spiriti" di Isabel Allende, nella raccolta di recensioni "Il tarlo della lettura", edito da Rizzoli 2008.


    Il libro

    Non può credere alle proprie orecchie Chiara, la più piccola di quattro sorelle, quando i suoi genitori per mettere fine alle loro continue liti familiari, costringono lei e le sue sorelle a partire per fare una vacanza rilassante tutte e quattro insieme. Elisa, tranquilla e razionale è la più grande e matura, ed è l'unica capace di mantenere la pace fra le ragazze; Sabrina, sempre precisa ed ordinata, con le idee chiare, ma la testa fra le nuvole; Adriana solare e spigliata, decisa risoluta e terribilmente ingenua e Chiara, atletica e maschiaccia, apparentemente forte eppure piena di insicurezze. Quattro sorelle ed amiche che in una vacanza indimenticabile sulle coste della Sardegna, attraverso nuovi incontri e divertenti avventure riscopriranno l'importanza dell'amicizia.



    L'intervista


    Ciao Flavia, innanzi tutto complimenti per il tuo libro “Noi”. Ti confesso che leggendolo sono tornata col pensiero all’età magnifica che tu descrivi al meglio nel tuo libro. Parlaci delle quattro sorelle protagoniste.


    Grazie mille Vittoria, ricevere dei complimenti è sempre molto piacevole ed in questo caso, considerato il coinvolgimento emotivo con questo breve romanzo, lo è ancora di più. Premetto dicendo che le quattro sorelle non sono personaggi puramente inventati, ma al contrario, come ho specificato nel libro “ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti NON è puramente causale”. Elisa è la più grande, è sempre stata “Costretta” a giocare ed a condividere la sua vita con le più piccole ed alla fine fra lei e la più più piccola Chiara la differenza d'età, specialmente in alcuni periodi della crescita, si nota e parecchio. Lei era già adolescente, alle prese con i primi amori e la vita da liceale mentre per Chiara esisteva ancora il mondo dei giochi e delle elementari. Elisa è la seconda mamma, colei a cui puoi raccontare tutto, ma che è tanto disponibile ad ascoltare quanto poco a raccontare di sé, bisogna solo un po' scavare e conquistare la sua cieca fiducia per poterla conoscere veramente. Sabrina, elegante, sofisticata, perfezionista, “maestrina” con la testa fra le nuvole, è la seconda e, per un motivo o per l'altro, è la più legata ad Arianna, entrambe con un carattere forte spesso in contrasto ma mai in competizione. Arianna è solare, spigliata e genuina. Si potrebbe pensare che sia altrettanto trasparente e facilmente conoscibile, invece dietro la sua allegria contagiosa nasconde bene le sue insicurezze e le piccole e grandi sofferenze di un'adolescente. Ed eccoci finalmente arrivati a Chiara, la voce narrante di questo “Diario di bordo”, la più piccola delle sorelle con la sindrome del Brutto anatroccolo più o meno ben mascherata dal suo fare maschiaccio. La vacanza con le sorelle l'aiuterà ad emergere dal guscio e scoprire l'amore ma soprattutto la vera amicizia.

    I punti che mi hanno maggiormente colpita di “Noi” sono la capacità dell’amicizia e degli affetti veri di mutare nel tempo, di evolversi insieme alle persone adattandosi alle nuove circostanze e mantenedo i rapporti solidi e sinceri. Qual è il segreto?

    Si dice che gli amici si scelgono i fratelli no, quindi i fratelli nel bene e nel male te li devi far piacere, ed in questa situazione si creano degli equilibri strani, se visti dall'esterno, che però legano i fratelli con un legame, il più delle volte, indissolubile. E' questa l'amicizia che lega le quattro ragazze, sorelle nel libro, amiche di vecchia data nella vita reale. Non si sono scelte, anzi non ci siamo scelte, ma per motivi casuali sin dalle culle eravamo legate tutte ad uno stesso identico indirizzo, uniche quattro ragazze in un palazzo popolato per lo più da pensionati... o si diventava amiche o si moriva di solitudine. E' così ci siamo ritrovate a considerarci sorelle, ognuna di noi con i suoi pregi e i suoi difetti, ma unite da un legame quasi parentale, abbiamo imparato con gli anni a smussare i nostri spigoli ed a mettere la nostra amicizia prima di molte altre cose (fidanzati compresi che sono stati “costretti” a piacersi fra di loro ed andare d'accordo, pur di non creare problemi alla nostra amicizia). Non credere, così come le sorelle di Noi, le quattro amiche litigano spesso, ed a volte sono più le incomprensioni che il resto, ma quando hai una sorella o un fratello, per quanto puoi litigare e mantarlo al diavolo, lui/lei è sempre lì, come parte di te stessa.

    L’amore è un altro punto saliente del romanzo. L’amore sul nascere e l’amore nel divenire, anch’esso capace di mutare, di maturare e di evolversi. Come vivono le sorelle questo sentimento?

    Più che amore, parlerei di “cotte”. I cosiddetti “Primi amori” adolescenziali spesso non sono altro che cotte vissute però con un livello emozionale ampio così come sono amplificate tutte le emozioni di quella fascia d'età.
    Elisa, Sabrina, Arianna e Chiara partono per un'avventura, e le intenzioni mirate al divertirsi e vivere alla giornata sono evidenti sin dalle prime pagine, ma divertirsi senza investire parte di se stessi non è così facile come lo immaginavano. E da una semplice cotta tutte e quattro si ritrovano immerse in una relazione che lascerà in tutte e quattro in segno diverso. Se poi la “cotta” è “vero amore” questo spetta ai posteri deciderlo, magari a chi scriverà di loro fra dieci anni.

    Cosa significa, secondo te, oggi mantenere la solidità dei rapporti affettivi e familiari in un mondo che sembra essere sempre più proiettato verso rapporti meno profondi e duraturi?

    Bella domanda. Sinceramente non credo di saper rispondere a pieno. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia attenta e affettuosa, di incontrare tre ragazze, che considero sorelle, stupende e condividere con loro moltissimi anni della mia vita, se avessimo potuto probabilmente avremmo iniziato a fare comunella nella culla. Ho avuto la fortuna sfacciata di incontrare il mio “Paolo”, l'uomo della mia vita, per caso senza “baciare nessun rospo”, e senza portare sul cuore cicatrici di rapporti falsi o finiti male. Con questi presupposti, mi rendo conto che parlare con me sia molto simile a vedere una film disney, dove è tutto “rose e fiori”. Credo che il problema fondamentale prima ancora che “gli altri” sia “me stesso”. Siamo sempre più alla ricerca di noi stessi, della nostra carriera, del nostro successo, del nostro star bene ed essere felici, che spesso tendiamo a far prevalere l'invidia e per poterci sentire meglio preferiamo affossare gli altri che emergere in prima persona. Tornando alla domanda: “cosa significa?” significa imparare ad essere più sicuri di se stessi e dei propri sogni, solo allora ci si può relazionare con gli altri in maniera positiva e costruttiva.

    Parlaci di te. Sei una giovane autrice di talento e con mille impegni sia universitari che personali. Come riesci a conciliare i tuoi molteplici impegni?

    Semplicemente non ci riesco. Passo giornate intere ad arrancare dietro i mille impegni sperando che per una volta non esistano solo 24 ore, ed altre giornate a crogiolarmi nella pigrizia più assoluta. Morale sono un disastro, ma per ora va bene così. Faccio un po' come le maree, un po' bagno una costa un po' l'altra cercando di mantenere fra tutti gli impegni un certo equilibrio del tutto personale.

    Qual è il tuo rapporto con la scrittura e quale autore/autrice ti appassiona maggiormente?

    La scrittura è il prolungamento dei miei sogni. E la lettura non è da meno. Da bambina mi dicevano che “vivevo sulle nuvole”, sempre immersa in sogni ad occhi aperti. Beh, le mie abitudini non sono cambiate ed i miei sogni ad occhi aperti sono continuamente alimentati proprio dalla lettura e dalla scrittura.
    Il mio autore preferito è Marc Levy, anche se ammetto che ultimamente perde colpi, l'autore di Se solo fosse vero (da cui hanno tratto l'omonimo film). Se solo fosse vero fu il primo libro a capitarmi fra le mani dopo tanti anni di abbandono della lettura, un libro che mi ha affascinato e fatto innamorare a tal punto che lo rileggo quasi ogni anno.

    Progetti per il futuro?

    Le mie “sorelle” vorrebbero che scrivessi il seguito di “Noi” e dalle coste sarde spostare le ragazze in Spagna, dove di recente siamo state tutte e quattro insieme. Non so, però, se questo progetto andrà in porto. Per il resto i miei progetti sono molteplici, un po' come i miei impegni... la laurea, un anello al dito e un matrimonio, continuare a far crescere www.pensorosa.it, qualche nuova pubblicazione... non necessariamente in questo ordine.

    Articolo di Vittoria A.


     

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