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21 dicembre 2013

La ragazza di Venezia - Simone Scala

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I Contenuti

Alissa è una giovane operaia dalla bellezza prorompente che perde il lavoro a causa della crisi economica. Un giorno trova un teschio di cristallo vicino alla sua casa. Questi le dice di essere Zilkor, il dio del lavoro, e le propone una scommessa impossibile: riuscire a trovare un lavoro così fuori dalla norma da farlo passare alla storia, che non sia mai stato svolto prima da una donna. In cambio di gloria, fama e ricchezza. Alissa accetta la scommessa, e si catapulta in una discesa agli inferi fra i lavori più umilianti e in una serie di disavventure che la condurranno a Venezia, dove inizierà tutta un'altra storia...

La Recensione

In tempo di crisi si reagisce come si può. C'è chi preferisce raccontare (o raccontarsi), ed è così  che negli ultimi tempi proliferano romanzi che affrontano, con dramma o ironia, il tema della crisi  economica, del precariato, delle difficoltà del mondo del lavoro. Il racconto, purtroppo, è sempre  lo stesso, e c'è poco da fare. Un'alternativa sembra venire da La ragazza di Venezia, che rielabora  il tema in una chiave umoristica, surreale e fantastica, che ricorda un po' il grottesco sociale di  Pennac e la satira di Stefano Benni, giusto per citare due grandi maestri del genere.
La giovane protagonista del romanzo, Alissa, che l'autore riesce a tratteggiare bene come una  ragazza come tante, è una delle svariate vittime della crisi economica. L'incontro con il dio Zilkor cambia la sua vita, con una serie di vicende che traducono letteralmente la grottesca situazione del  precariato, con effetti esilaranti. La ricerca del lavoro più strambo e inusuale (più assurdo e  improbabile è, più ricco di dettagli realistici viene tratteggiato) occupa tutta la prima parte del  romanzo, che offre un buon spaccato della sostanza del romanzo e delle capacità tecniche e  stilistiche dell'autore. Lo scrittore se la cava abbastanza bene con l'umorismo, originale e  personale (gli incubi di Alissa, che rielaborano le sue esperienze professionali, sono il fiore  all'occhiello del romanzo) e anche con l'impostazione della trama fantastica (il teschio di  cristallo viene introdotto con il giusto equilibrio di incredulità e adesione al gioco, senza compromettere la tenuta della storia). D'altra parte, l'autore conosce bene le esperienze di Alissa,  il contesto generale della crisi finanziaria globale, che spesso fa capolino nei dialoghi tra i  personaggi, con una serie di pennellate chiare, semplici ed efficaci. Purtroppo quello che  sembrerebbe un notevole punto di forza è anche un punto debole, perché i due elementi tirano il  romanzo verso direzioni opposte, privandolo, strattone dopo strattone, di una sua precisa identità.  L'autore, insomma, dovrebbe decidere chiaramente se dare vita a un romanzo umoristico, con un suo  preciso target, o uno più "didattico", che richiederebbe un altro tipo di destinatario. Quello che  sembrerebbe essere il lettore ideale, vittima, anche lui, della crisi, che cerca un compagno di  viaggio in un romanzo come questo, sa destreggiarsi tra spread, bond e btp; pertanto, i passaggi  puramente didascalici risultano pesanti, perché del tutto superflui. E' difficile tenere insieme, in  parole povere, descrizioni manualistiche sulle speculazioni finanziarie, resoconti di vicende  realmente accadute, appena mascherate (come il caso degli operai FIAT licenziati, reintegrati ma costretti a rimanere a casa dall'azienda) e gli incubi di Alissa, con nani giganteschi iperdotati.
Il giro di boa è rappresentato dalla seconda parte, quando il raggiungimento dell'obiettivo porterà  Alissa a una trasformazione inaudita e impensabile, che ha luogo nell'ultima parte. Evitando gli  spoiler, dico solo che si ha una virata esponenziale e iperbolica verso il fantastico più assoluto (e non so cosa sia più incredibile, che in poche pagine Alissa risolva tutti i problemi d'Italia, con un colpo di bacchetta, o che poi si passi a parlare di apocalissi parodiche, nazioni inventate, incontri tra pezzi di pantheon olimpico e cattolico). E' nella terza parte che si raggiunge  l'eccesso, in tutti i sensi: il romanzo viene definitivamente strappato dai diversi filoni, mentre emergono più chiaramente i difetti della scrittura dell'autore, tra cui qualche debolezza del realismo (a cominciare dalla prima parte, in cui Alissa subisce  molestie sul lavoro e poi anche un serio infortunio, senza le dovute conseguenze).
Si arriva alla fine del romanzo con un forte senso di incredulità e divertito scetticismo: il patto  di fiducia tra libro e lettore è venuto meno, e si assiste, divertiti, alle stramberie di una trama  che alla fine fa acqua da tutte le parti. Sono abbastanza dispiaciuto, perché finisce malissimo un  romanzo che era iniziato con ottime premesse. Ciò nonostante ho deciso di attribuire un giudizio  largamente conciliante, per non sprecare gli ottimi intenti dell'autore: un po' di revisione  editoriale (non è mai abbastanza, a quanto pare), un po', soprattutto, di maggiore chiarezza su  quale deve essere l'intento principale del romanzo e, di conseguenza, il suo destinatario, e il  gioco è fatto.

Giudizio:
+3stelle+ 

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: La ragazza di Venezia
  • Autore: Simone Scala
  • Editore: 0111edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: La blu
  • ISBN-13: 9788863076196
  • Pagine: 224
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,70 Euro 

    17 febbraio 2013

    Di un monaco un brigante e una fanciulla - Silvia Cestaro

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    I Contenuti

    Serenissima Repubblica. Anno Domini 1610.
    Un uomo viene privato di una delle proprie figlie, rapita da un brigante. Come riscatto gli viene chiesto qualcosa di cui difficilmente potrà separarsi. Anche un monaco, suo malgrado, viene coinvolto nella faccenda ed è costretto a fare da testimone a qualcosa che va ben oltre la realtà che era abituato ad affrontare. Un filo sottile lega il monaco, il brigante e la fanciulla, pur mantenendo ciascuno la propria personale visione della realtà. 

    La Recensione

    Anche se le vicende sono ambientate ai primi del '700, questo non può definirsi propriamente un romanzo storico. Non c'è nessun riferimento a fatti accaduti nel periodo, anche se proprio nel 1610 si registra il regicidio di Enrico IV di Borbone con la morte per squartamento dell'assassino, l'ascesa al trono di Luigi XIII sotto la reggenza di Maria de' Medici (è il tempo de "I Tre Moschettieri") e la messa all'indice da parte della chiesa di Galileo Galilei che insegnava all'università di Padova.
    Questa storia, invece, potrebbe essere ambientata in qualsiasi periodo, dal medioevo all'800, o anche in tempi più recenti se, anziché il Veneto, fosse stato scelto il Meridione come teatro degli eventi.
    Se prendiamo ad esempio il romanzo storico più famoso in Italia, I Promessi Sposi, che guarda caso si svolge in tempi molto vicini (1628 - 1630) a quello indicato dall'autrice nel suo libro (1610),  notiamo che il comportamento dei protagonisti viene condizionato dagli eventi storici del periodo, dalla sommossa del pane a Milano alla epidemia di peste, con l'intervento diretto ed indiretto di parecchi personaggi storici, da Ferrer al cardinale Federico Borromeo.
    Definirei piuttosto questo un romanzo d'avventure, narrato in prima persona di volta in volta dai protagonisti, un monaco, un brigante e una fanciulla. Ognuno di loro racconta un pezzo della storia dal proprio punto di vista.
    Il racconto è garbato, la scrittura scorrevole, la terminologia sufficientemente ricca anche se non sempre appropriata, come ad esempio:
    "avevo fatto del mio meglio per schiacciare il paragone fra me e la merce avariata" dove il termine "schiacciare" è chiaramente da cambiare (potrei suggerire "non tener conto" o "minimizzare").
    A tale proposito si può affermare che l'editing fatto dall'editore lascia a desiderare. A parte alcuni refusi -ne ho trovati diversi anche in un recente romanzo edito da Mondadori- e qualche termine discutibile come sopra accennato, si rilevano anche un paio di voci verbali errate. Ecco un esempio tratto da pagina 16:
    "Sarebbe stata la mia salvezza, come se una volta raggiunta la luce benedetta, i due uomini sarebbero svaniti nel nulla."
    Nonostante sia un'esordiente, riconosciamo all'autrice il pregio di non indulgere eccessivamente in aggettivi ed avverbi.
    In un romanzo d'avventure le frasi sono normalmente brevi, al fine di dare un ritmo più veloce all'azione. In questo caso, invece, il periodare è piuttosto lungo, ma conferisce al racconto un gusto "retrò" non spiacevole.
    Ciò che manca al romanzo sono le descrizioni. L'azione inizia nel duomo di Salò, cittadina sul lago di Garda. La prima cosa che l'autrice a mio avviso avrebbe dovuto fare sarebbe stata quella di descrivere se non la città almeno la chiesa. Scrivere è sotto alcuni aspetti come dipingere dei ritratti: per completarli occorre anche disegnare uno sfondo. Si potrà obiettare che le descrizioni annoiano il pubblico giovane cui è prevalentemente indirizzato il romanzo. Cionondimeno non dico che sia necessario iniziare con la descrizione del lago, come fa il Manzoni ne "I Promessi Sposi" prima di arrivare a don Abbondio, personaggio d'esordio, purtuttavia si dovrà fare un accenno all'imponenza del duomo, al piazzale antistante, alla luce diffusa dal rosone frontale, alle navate, la forma delle colonne e via di seguito, fino a dire se era un giorno di festa e se, in quel caso, l'affluenza era maggiore del solito e le persone vestivano meglio degli altri giorni. Occorre cioè che la scrittrice descriva "la scena del crimine" al lettore come se dovesse parlare ad un cieco.
    Se non si ritenesse opportuno iniziare il romanzo con una descrizione, nel timore di non riuscire a carpire l'interesse del lettore, si potrà farlo gradualmente con gli occhi distratti di un penitente qualsiasi o, meglio ancora, con quelli della fanciulla protagonista destinata ad essere rapita. A questo proposito, essendo la scrittrice un'esordiente e desiderando una critica costruttiva, sottolineiamo che la tecnica narrativa anglosassone "show don't tell" ha per i romanzi d'avventura un valore vitale. Perché raccontare che c'è stato un omicidio quando lo si può descrivere direttamente? Penso che sarebbe stato preferibile che il romanzo iniziasse quando i fedeli entrano in chiesa per la funzione ed assistono all'omicidio durante l'omelia, anziché in un momento successivo.
    Manca anche la descrizione del monaco che lascia la basilica di Sant'Antonio a Padova e inizia a camminare lungo il sentiero che dovrebbe portarlo fino a Salò. Sembrerebbe che il monaco non abbia scelto la via principale e segua un sentiero secondario a piedi, ma non se ne spiegano i motivi. Vengono trattati i suoi problemi di fede, ma si sorvola sul suo stato d'animo, passando dalla folla della città alla solitudine del bosco. Al riguardo viene detto che era una semplice macchia di aceri e che il bosco vero e proprio si estendeva dopo il ruscello. Bisogna pensare che il corso d'acqua fiancheggiasse il sentiero? Il bosco si estendeva a perdita d'occhio? Non c'erano campi coltivati? Dopo quanto tempo dall'inizio del cammino il monaco ha incontrato i banditi?
    Manca inoltre una descrizione della grotta in cui il monaco e la fanciulla vengono rinchiusi -ce n'è solo un breve accenno quando finalmente ne escono-. E' già difficile presupporre l'esistenza di una grotta fra Padova e Salò, visto che siamo al centro della pianura padana e la strada è tutta praticamente pianeggiante. Dove inserirla? Sui Colli Berici, forse, dato che è l'unico rilievo di una certa importanza che fiancheggia la strada e che disterebbe da Padova una giornata di cammino (il percorso Padova - Salò è di circa 140 chilometri, tre giorni di buon passo per una persona abituata a camminare).
    Possono essere caratterizzati meglio anche i banditi che catturano il monaco. Durante la prigionia egli è costretto a relazionare con loro e pertanto sarebbe stato opportuno non lasciarle semplici figure anonime. Di uno solo viene detto che aveva i denti guasti e l'alito fetido. Occorre cercare qualche tratto distintivo che dia spessore ad altri componenti del gruppo, traendoli dall'anonimato assoluto in cui sono stati relegati. Si potrà ad esempio dire che uno dei banditi avesse una lunga cicatrice che gli solcava la faccia -ogni bandito che si rispetti ne ha una-, un altro che avesse gli occhi strabici e via di seguito, sicuramente una scrittrice troverà elementi caratterizzanti.
    Per quanto la storia sia abbastanza originale, si coglie qualche buco narrativo nell'intreccio. Come abbia fatto Orso, il capo dei banditi, a scoprire i responsabili della setta che gli uccisero la famiglia viene accennato in maniera troppo sbrigativa. A mio avviso quello sarebbe stato il vero prologo e la scrittrice avrebbe potuto "mostrare" gli avvenimenti invece di farli "raccontare" da uno dei protagonisti.
    L'attitudine alla scrittura c'è, provaci ancora, Silvia!

    Giudizio:
    +2stelle+ (e mezzo)

    Articolo di Antonio

    Dettagli del libro
    • Titolo: Di un monaco un brigante e una fanciulla  
    • Autore: Silvia Cestaro  
    • Editore: 0111 Edizioni 
    • Data di Pubblicazione: 2011
    • ISBN-13: 978-88-6307-387-4
    • Pagine: 125
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 13,00

    23 ottobre 2012

    Mamo: un lavapiatti, un poliziotto, un mal di testa - Saverio Conigliaro

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    I Contenuti

    Mamo, psicologo senegalese fuggito in Italia a causa della guerra civile, s’improvvisa, suo malgrado, lavapiatti presso un ristorante italiano. Le vive parole del professionista della stoviglia, come ama definirsi, descrivono con sferzante ironia la propria condizione lavorativa, i sogni di una carriera professionale infranta, i bei ricordi di una gioventù trascorsa in terra d’Africa, la sua Africa. In ultimo il riferimento alla condanna che lo porterà a vivere un’avventura fuori dal comune: i suoi mal di testa. Afflitto fin dall’adolescenza da terribili emicranie, Mamo ha l’incredibile dono, durante quei dolorosi ed odiati attacchi, di percepire “brandelli di vissuto, scampoli di vita” che non gli appartengono. Il futuro sembra dipanarsi sotto gli occhi increduli del protagonista, che impara ben presto a ignorarlo nella speranza che una cura, un giorno, possa porre rimedio a quella scomoda sofferenza. Purtroppo un killer getta la propria ombra sinistra sulla città di Milano, dove è ambientata la vicenda, mettendo a dura prova l’acume di un ispettore di polizia, Arturo Montanari, che all’inizio della nostra avventura, a causa delle vicissitudini legate al divorzio dalla moglie, perde la propria preziosa arte oratoria divenendo balbuziente, il braccio balbuziente della legge. Le strade di Arturo e Mamo si incroceranno imprevedibilmente nella lotta contro “il killer delle margherite”.

    La Recensione

    Questo romanzo, più di altri, mi mette in difficoltà nell'esprimere un giudizio chiaro, che possa rientrare nel canonico "leggetelo/non ne vale la pena".
    Senza dubbio l'autore ha buoni punti a suo favore: la scrittura è scorrevole, nonostante qualche refuso (un "fortunoso" invece che "di fortuna"; "Countreau anziché Cointreau) e alcune ingenuità (il protagonista che si descrive guardandosi allo specchio, cliché abusato e non rispondente al vero: io so come sono anche senza uno specchio, che mi fa notare più ciò che è fuori posto da ciò che è quotidiano; un lucchetto fatto saltare con un colpo di pistola, con tanti complimenti alla mira). Fin dalla prima pagina la narrazione incuriosisce e invoglia la lettura, vuoi per lo stile fresco, vuoi per gli spunti insoliti: un lavapiatti con laurea in psicologia che prevede il futuro non si trova dappertutto, come anche è interessante il poliziotto autorevole e tutto d'un pezzo che improvvisamente perde la favella (ma quanto è terribile leggere i dialoghi di un balbuziente!).
    Buona anche la narrazione in prima persona di Mamo, vivace e coerente: peccato venga interrotta da passaggi alla terza persona, per includere le vicende dell'ispettore Montanari ma anche alcuni spezzoni della vita di Mamo. Quest'incoerenza pesa parecchio, purtroppo, rompendo l'incantesimo che fin da subito il buon Mamo era riuscito a creare.
    Quanto alla trama, al di là della peculiarità del protagonista veggente, non ci sono elementi originali che le facciano spiccare il volo. Gli appassionati del genere troveranno tutti gli elementi più noti, incastrati ahimè banalmente. Montanari incarna lo stereotipo del detective divorziato che vorrebbe tornare in pista ma con le donne non ci sa (più) fare; fa anche l'alternativo credendo nei poteri di Mamo, lo protegge dalla legge e dai pericoli. La sua balbuzie sembra nascondere chissà che e fino all'ultimo speriamo nel colpo di scena che faccia ritrovare all'ispettore la sua sicurezza: le occasioni non mancano, eppure questo difetto resta fino in fondo, nodo irrisolto che ha perseguitato il lettore creando non poco fastidio.
    Il serial killer sembra uscito da Psycho, altro cliché di personalità schizoide e tutto sommato prevedibile.
    La risoluzione del mistero avviene grazie ai poteri di Mamo, senza i quali la polizia ancora brancolerebbe nel buio: non amo queste soluzioni troppo facili, che sembrano rimediare a carenze di inventiva più che fornire spunti insoliti ma credibili.
    L'epilogo è sì sorprendente, ma non convince del tutto, anzi lascia in sospeso fin troppo.
    Sicuramente l'opera è ricca di spunti, forniti dalla situazione di Mamo, decisamente comune ma poco conosciuta nei suoi risvolti: immigrazione, clandestinità, lavoro nero, droga, nostalgia della famiglia, speranza in un domani migliore, si compongono in una realtà dura e toccante.
    Il giudizio complessivo raggiunge la sufficienza per la lettura comunque piacevole, ma i numerosi difetti penalizzano un romanzo che avrebbe potuto dare di più: le premesse ci sono tutte, per questo ho scelto un punteggio per eccesso piuttosto che per difetto. Peccato per il prezzo decisamente spropositato rispetto al contenuto.

    Giudizio:
    +3stelle+

    Articolo di Pythia

    Dettagli del libro
    • Titolo: Mamo: un lavapiatti, un poliziotto, un mal di testa
    • Autore: Saverio Conigliaro
    • Editore: 0111 Edizioni
    • Data di Pubblicazione: 2011
    • Collana: Opera Prima
    • ISBN-13: 9788863073607
    • Pagine: 84
    • Formato - Prezzo: Brossura - 11,50 Euro

    15 novembre 2011

    Il buio oltre lo specchio - Maria Lidia Petrulli

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    I Contenuti

    Storie dal sapore inconsueto che guardano una realtà apparentemente impossibile ma, dietro la loro apparente assurdità, si celano le tante incognite di una società che sta perdendo i propri confini. Dal business alla guerra in Palestina, dal mondo virtuale alla manipolazione genetica, l'autrice dipinge quadri di lucida follia, specchio della società contemporanea.

    La Recensione

    Raccolta di racconti brevi dell’autrice Maria Lidia Petrulli, “Il buio oltre lo specchio” è una lettura godibile, capace di assorbire il lettore nelle storie per un’oretta. Niente di sensazionale o di innovativo, ma non ci si pentirà sicuramente dell’acquisto.
    Partiamo dalle note dolenti: i racconti, dalla qualità oscillante tra il mediocre e il molto buono, sembrano essere stati buttati a caso nella raccolta, senza un filo logico o un genere comune ad unirli, tanto che si può passare dal semi-paranormale (“Selvaggia e fiori di lavanda”), alla fantascienza pura (“Una chimera di nome Jack”, “L’evoluzione degli algoritmi”, “Il puzzle scomposto”) per arrivare al filone apocalittico (“L’ultimo giorno”, “Ghaliya non deve morire”). Questo, pur non essendo un vero e proprio difetto, ne inficia comunque la lettura, visto che quando finisce una storia si passa a cominciarne un’altra completamente diversa, sia nella trama che nei contenuti, dando un leggero senso di spaesamento. Alcune storie poi sono troppo brevi (“Il puzzle scomposto” , “L’ultimo giorno”) perché possano rimanere impresse nel lettore, anche a causa, e questo per tutti i racconti, di trame poco originali o che si sarebbero potute sviluppare in maniera meno convenzionale (caso di “Selvaggia e fiori di lavanda”).
    Ora le note positive: la scrittrice ha una prosa che, nonostante la presenza di ridondanze o di dialoghi un po’ artificiosi, ha uno stile personale maturo, scorrevole e accattivante, di facile comprensione anche nel caso di uso del linguaggio tecnico. In più di un caso (“L’ultimo giorno”, “Una chimera di nome Jack”, “Ghaliya non deve morire”, “L’ultimo algoritmo”) mi sono trovato a voler leggere di più della storia, catturato com’ero dal racconto, grazie alla bravura dell’autrice nella costruzione di personaggi che non risultano mai delle macchiette e non sembrano mai fuori contesto.
    In conclusione, “Il buio oltre lo specchio” è nel complesso una discreta lettura, nonostante gli alti e bassi della qualità dei racconti, e può essere un buon inizio per cominciare a conoscere un’autrice che merita attenzione. Da segnalare su tutti i racconti “Ghaliya non deve morire”, “Una chimera di nome Jack” e “L’ultimo algoritmo”.

    Giudizio:
    +3stelle+

    Articolo di Daniele

    Dettagli del libro
    • Titolo: Il buio oltre lo specchio
    • Autore: Petrulli Maria Lidia
    • Editore: 0111 Edizioni
    • Data di Pubblicazione: 2010
    • Collana: The Best of 0111
    • ISBN-13: 9788863073188
    • Pagine: 104
    • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,00

      09 ottobre 2011

      Uno - Stefano Pastor

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      I Contenuti

      Io sono uno. Anche se ho sei corpi, anche se vivo sei esistenze diverse. Sono sempre stato uno, fin dall'inizio. Nessuno conosce il mio segreto, nessuno può lontanamente sospettarlo. Eppure ha avuto inizio: qualcuno sta uccidendo i miei corpi, in ogni parte del mondo. Qualcuno sta cercando di estinguermi, di annientarmi. Non so di chi potermi fidare, a chi chiedere aiuto, non so come fermare questa carneficina. Non so come riuscire a sopravvivere. Aiutatemi!

      La Recensione

      Sei persone, una sola identità: una trama che suscita molta curiosità ma anche aspettative di un certo livello. Gestire sei persone diverse, ognuna con la propria storia, il proprio carattere, background e rete di relazioni, il tutto in una cornice dai ritmi serrati, quale quella del thriller, e con in più la richiesta di un atto di fede al lettore. Bastano le prime pagine per rendersi conto che, sì, l'autore ce la fa: subito il lettore viene spinto nel ritmo frenetico di questo romanzo, con i suoi repentini campi di punto di vista, e la classica corsa contro il tempo che scorre. Al lettore non viene lasciato il tempo di interrogarsi sull'elemento più incredibile del romanzo, l'idea di quest'uomo che vive sei vite distinte contemporaneamente, senza che venga mai data una spiegazione: il lettore crede, subito, e si lascia trasportare dalla storia incalzante, passando rapidamente da una vita all'altra, da una nazione all'altra, alla ricerca dello spietato killer.
      Punto di forza del romanzo è innanzitutto la cura dei personaggi: sono tutti piuttosto credibili, ben curati, ognuna delle sei maschere del protagonista è ben collocata nel suo ambiente, che si tratti di un adolescente francese innamoratissimo o di un modesto contadino coreano. Le relazioni umane, l'amore, l'affetto, sono sicuramente la tematica di principale riflessione del romanzo, che viene ben affrontata.
      La narrazione colpisce inizialmente per il suo stile notevolmente scarno e secco, dal vocabolario ristretto: ma ci si abitua sin da subito, e ben presto ci si rende conto che lungi dall'esser un difetto risulta essere anche questo un punto di forza: la narrazione secca ben si adatta al ritmo frenetico, fatto soprattutto di dialoghi botta e risposta. Usare poche parole può sembrare un difetto del principiante: a ben vedere, bisogna saper scrivere, e saper scrivere bene, per tirare fuori un romanzo di poche ma efficaci parole.
      Il risultato è dunque un romanzo originale e godibilissimo, da leggere tutto d'un fiato, che tiene il lettore incollato alla pagina e non disdegna, ogni tanto, qualche seria riflessione.


      Giudizio:
       +4stelle+ 

      Articolo di Tancredi

      Dettagli del libro
      • Titolo: Uno
      • Autore: Stefano Pastor
      • Editore: Zerounoundici
      • Data di Pubblicazione: 2011
      • Collana: Selezione
      • ISBN-13: 9788863073782
      • Pagine: 146
      • Formato - Prezzo: Brossura - 13,50 Euro

      21 giugno 2011

      In ricordo di noi - Rossella Martielli

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      I Contenuti

      La vita di Alice scorre tranquilla fino a quando strani incubi iniziano a sconvolgerle le notti e il misterioso ragazzo dagli occhi blu apparsole in sogno inizia a frequentare le sue lezioni. Quando i suoi occhi incrociano quelli di Alex, un oscuro presagio la avverte che qualcosa di terribile sta per accadere nella sua vita. Complici un libro venuto dal passato e un’inquietante leggenda, realtà e sogno s’intrecciano fino all'inevitabile epilogo, quando la morte restituirà un senso a ogni cosa.

      La Recensione

      Che devo dire, ci ho provato ma non ci sono riuscito. Rimango ancora un gretto materialista, nonché maschilista, che non capisce la spiccata sensibilità dell'universo femminile (citazione dagli Eelst per chi non riuscisse a cogliere). Mi sono avvicinato al libro carico di emozioni contrastanti, in fondo sperando di potermi ricredere sulla figura della "scrittrice". L'ho fatto perché, vedendo la mia collezione, ho notato che il 99% dei miei libri sono di autori uomini, fatta eccezione per Agatha Christie, J.K. Rowling e Grazia Deledda. Perché? "In ricordo di noi" di Rossella Martielli me lo ha fatto capire. Romanticamente esasperato, situazioni e dialoghi finti o poco probabili e luoghi comuni sull'amore come se piovesse. I personaggi sono dei cliché, a cominciare dalla protagonista Alice, studentessa universitaria che studia (letteratura francese è la sua materia preferita e poi non riesce a capire nulla di francese se lo legge scritto su un menù al ristorante? Mah...) e lavora in una libreria, che come tante altre ragazze vive con una madre apprensiva ma affettuosa, che ha un'amica che la protegge dalle brutture del mondo proprio come deve fare un'amica-del-cuore-forever-solo-noi, che ha un passato difficile del quale ha dei vaghi ricordi a causa del trauma del padre assente e che ha un vago potere di preveggenza (nel finale si svela il perché). Ecco, sembra una figura costruita su misura per cercare di assomigliare al più alto numero di donne possibile. Si dirà che è una normale prassi in un romanzo romantico, ma la protagonista prende spesso decisioni astruse e incomprensibili, soprattutto a me che sono dell'altra metà del cielo. A proposito dell'altro sesso, i personaggi maschili sono tagliati con l'accetta. Il fidanzato bamboccione figlio di papà amato da tutti per le sue feste trasgressive che la tradisce, la sottomette alle sue paturnie, si droga, bestemmia e picchia i bambini (altra citazione dalla stessa canzone degli Eelst, ma che ci devo fare se mentre leggevo mi veniva in mente in continuazione?)
      e il belloccio Alex (mai che si chiami Mario!) che nelle prime pagine sembra uno scialbo tra gli scialbi e poi improvvisamente diventa "bello come una statua greca" (!) e nasconde misteri su misteri che lo rendono così affascinantemente tenebroso.
      La definizione di "Urban Fantasy" mi sembra un po' tirata per i capelli. Personalmente lo definirei più un "Harmony", visto che gli ingredienti per renderlo un piacevole pezzo della collana ci sono tutti. Certo, questo per me ha un'accezione negativa, ma in fondo io sono un rozzo maschio che preferisce passare le domeniche pomeriggio a rotolarsi nel fango di un campo da rugby piuttosto che andare in giro a fare shopping con la propria ragazza.
      In definitiva, "In ricordo di noi" cade in tutte le trappole e i cliché del genere. Romantico fino al ridicolo, scivola spesso in dejà-vu che inficiano fortemente la lettura, inoltre non aiutata dalla prosa scorrevole ma piatta. Per tutto il tempo di lettura ho pensato di dargli una stella, ma gliene ho date due grazie al discreto finale e al fatto che questo è un libro che potrebbe essere un piacevole passatempo per chi, come mia madre, divora quintali di storie facili su amori impossibili. Tutti gli altri, soprattutto gli uomini, ne stiano alla larga.
      Giudizio
      +2stelle+

      Articolo di Daniele

      Dettagli del libro
      • Titolo: In ricordo di noi
      • Autore: Rossella Martielli
      • Editore: 0111
      • Data di Pubblicazione: 2011
      • Collana: Guest book
      • ISBN-13: 9788863070583
      • Pagine: 154
      • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

      05 marzo 2009

      La fossa comune - Alessandro Bastasi

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      I Contenuti

      La fossa comune racconta le vicissitudini di Vittorio Ronca, un uomo che, dopo devastanti esperienze professionali e affettive, approda nella Russia post-sovietica dei primi anni '90, dove viene coinvolto in un attentato al presidente Boris Eltzin.

      La Recensione

      L’autore, in questo romanzo, ci racconta la storia contemporanea (primi anni '90) della Russia, gli avvicendamenti politici, la realtà del popolo russo ed i tentativi di rialzarsi, di ribellarsi a chi ha tolto loro la dignità di popolo schiavizzandolo ad una realtà di denaro ed egoismo e rendendolo mendicante. Il protagonista, attraverso il quale l'autore ci presenta la storia, è un italiano, Vittorio Ronca, descritto come un uomo che porta dentro di sè il fuoco della giustizia, della lealtà, degli ideali fondamentali del vero comunismo. Un uomo insoddisfatto in fondo di ciò che fa, in continuo mutamento, alla ricerca, forse, della sua missione, del suo posto per contribuire al cambiamento sociale per il quale si batterà fino alla fine. Vittorio è l'incarnazione di tutti coloro che si sentono impotenti di fronte all'egocentrismo diffuso, al potere del denaro e della vita comoda che fa chiudere la porta di casa a chiave ed in faccia al proprio vicino bisognoso. Impotenti di fronte a quella falsa benevolenza, a questa società infarcita di ipocrisia che mette in piazza i propri problemi solo se ci intravede una possibilità di arricchimento. Vittorio tenta di cambiare le cose ma viene tradito dai suoi stessi mandanti (compagni?); la Russia come l'America e l'Italia: il benessere sventolato dai politici a mò di promessa solo per ottenere fiducia e voti e ritrovarsi poi, ai bordi di una strada, su tappeti di cartone, a vendere centrini. Dalla fluidità e chiarezza della scrittura si intuisce la grande affezione dell'autore per la Russia e la conoscenza di ogni angolo di Mosca che il lettore riesce ad immaginare attraverso gli spostamenti di Vittorio per le sue vie. Le tematiche sono attuali, direi forse universali...

      Articolo di Nadia

      Dettagli del libro


      • Titolo: La fossa comune
      • Autore: Alessandro Bastasi
      • Editore: 0111 Edizioni
      • Data di Pubblicazione: 2008
      • Collana: Selezione - Narrativa
      • ISBN-13: 9788863071078
      • Pagine: 192
      • Formato - Prezzo: Brossura - 13,60 Euro

       

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