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30 dicembre 2013

Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#621 - 640)

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Quante volte ci siamo imbattuti in una di queste liste? La stessa BBC ne aveva stilata una da cento libri (piuttosto faziosa, se volete la mia opinione). Scopo di queste liste, è noto, non è permettere al lettore di scoprire nuovi libri e nuovi autori, bensì distruggere ogni sua pretesa di letterato facendolo sentire oltremodo ignorante per il gran numero di volumi che, a fine lista, scopre di non aver non solo mai letto, ma nemmeno sentito nominare. Noi vi proponiamo questa, pubblicata in volume, che già da diversi anni circola più minacciosamente della videocassetta di The Ring (o di Pootie Tang - questa è pessima, se la capite vergognatevi) distruggendo l'autostima di ogni lettore che credeva di aver letto tutti o la maggior parte dei cosiddetti libri da leggere prima di morire. La lista in questione ha i suoi difetti. Intanto è stata stilata approssimativamente nel 2005, per cui la sezione 2000 risulta incompleta; inoltre mette in lista solo narrativa, ed è eccessivamente sbilanciata su romanzi pubblicati nel corso del 1900, glissando decisamente su quelli pre-Ottocento. Continuiamo con un'altra carrellata di venti romanzi: nel corso degli articoli vedremo quali sono stati pubblicati in Italia e quali risultano ancora inediti.


621. Wild Harbour – Ian MacPherson (1936)
This is the world of universal future war. Faced with the threat of bombs, bacteriological warfare and poison gas, a married couple whose pacifism compels them to opt out of 'civilisation', take to the hills to live as fugitives in the wild. Plainly and simply told, Wild Harbour charts the practical difficulties of living rough in the beautiful hills of remote Spayside. In this respect the book belongs to a tradition of Scottish fiction reflected in novels such as Stevenson's Kidnapped and Buchan's John Macnab. But it takes a darker and more contemporary turn, for although Hugh and his wife Terry learn to fend for themselves, they cannot escape from what the world has become.

622. Assalonne, Assalonne! – William Faulkner (1936)
Nel gennaio del 1937, recensendo su «El Hogar», il recente Assalonne, Assalonne!, Borges scriveva: «Conosco due tipi di scrittore: l'uomo la cui prima preoccupazione sono i procedimenti verbali, e l'uomo la cui prima preoccupazione sono le passioni e le fatiche dell'uomo. Di solito si denigra il primo tacciandolo di "bizantinismo" o lo si esalta definendolo "artista puro". L'altro, più fortunato, riceve gli epiteti elogiativi di "profondo", "umano", "profondamente umano" o il lusinghiero vituperio di "barbaro"... Tra i grandi romanzieri Joseph Conrad è stato forse l'ultimo cui interessavano in egual misura le tecniche del romanzo e il destino e il carattere dei personaggi. L'ultimo fino alla straordinaria comparsa di Faulkner. A Faulkner piace esporre il romanzo attraverso i personaggi. Il metodo non è del tutto originale ... ma Faulkner vi trasfonde una intensità quasi intollerabile. In questo libro di Faulkner vi è un'infinita decomposizione, un'infinita e nera carnalità. Lo scenario è lo Stato del Mississippi: gli eroi, uomini annientati dall'invidia, dall'alcol, dalla solitudine, dai morsi dell'odio. Assalonne, Assalonne! è paragonabile a L'urlo e il furore. Non conosco maggior elogio di questo». Né noi conosciamo migliore presentazione di questa. Assalonne, Assalonne! è apparso per la prima volta nel 1936.

623. Le montagne della follia – H.P. Lovecraft (1936)
Sicuramente la più avventurosa tra tutte le storie scritte da Lovecraft, Le montagne della follia è un romanzo che si svolge nell'Antartide, e narra di una spedizione scientifica che si trova alle prese con dei reperti vecchi di milioni di anni che si riveleranno in seguito degli esseri alieni giunti sulla Terra dalle profondità dello spazio cosmico. Questi esseri, tornati alla vita dopo un lungo periodo di ibernazione, faranno vivere agli scienziati protagonisti della vicenda una serie di avventure mozzafiato nel sottosuolo antartico, che li porteranno a contatto con le vestigia di un'antichissima civiltà scomparsa da millenni.

624. La foresta della notte – Djuna Barnes (1936)
Al centro della Foresta della Notte dorme la Bella Schizofrenica, in un letto dell’Hotel Récamier. T.S. Eliot, accompagnando questo libro alla sua uscita, scrisse che vi trovava «una qualità di orrore e di fato strettamente imparentata con quella della tragedia elisabettiana». E presto il romanzo sarebbe diventato una leggenda. La foresta della notte è del 1936.





625. Gente indipendente – Halldór Laxness (1936)
Nella selvaggia Islanda a cavallo fra i secoli XIX e XX, la vita del bracciante Bjartur di Sumarhús sembra giungere a una svolta: finalmente, dopo diciotto anni passati al servizio dell'ufficiale distrettuale, è in grado di acquistare un appezzamento di terreno nella brughiera orientale e dichiararsi indipendente. Dopo anni di pasti frugali e duro lavoro, animati unicamente da discussioni di poesia e letteratura, di politica e di religione, il variegato nucleo familiare di Bjartur potrà definitivamente insediarsi nella casupola di torba da lui stesso costruita. Non solo la storia di un contadino alla conquista della propria emancipazione, ma anche della società islandese dell'epoca, di cui l'autore mostra le piccolezze e le meschinità.

626. Auto da fé – Elias Canetti (1935)
Romanzo primo e ultimo di Canetti, narra l'incrociarsi delle vite di Kien, misantropo e profondo amatore dei testi antichi e Therese, la sua governante, dura e meschina. Da una parte un grande studioso, Kien, che ritiene superflui i contatti con il mondo e ama in fondo una cosa sola: i libri. Dall'altra la sua governante, Therese, che raccoglie in sé le più raffinate essenze della meschinità umana. Il romanzo racconta l'incrociarsi di queste due remote traiettorie e ciò che ne consegue: la minuziosa, feroce vendetta della vita su Kien, che aveva voluto eluderla con la stessa accuratezza con cui analizzava un testo antico.

627. The Last of Mr. Norris – Christopher Isherwood (1935)
First published in the 1930s, The Berlin Stories contains two astonishing related novels, The Last of Mr. Norris and Goodbye to Berlin, which are recognized today as classics of modern fiction. Isherwood magnificently captures 1931 Berlin: charming, with its avenues and cafés; marvelously grotesque, with its nightlife and dreamers; dangerous, with its vice and intrigue; powerful and seedy, with its mobs and millionaires—this is the period when Hitler was beginning his move to power. The Berlin Stories is inhabited by a wealth of characters: the unforgettable Sally Bowles, whose misadventures in the demimonde were popularized on the American stage and screen by Julie Harris in I Am A Camera and Liza Minnelli in Cabaret; Mr. Norris, the improbable old debauchee mysteriously caught between the Nazis and the Communists; plump Fräulein Schroeder, who thinks an operation to reduce the scale of her Büste might relieve her heart palpitations; and the distinguished and doomed Jewish family, the Landauers.

628. Non si uccidono così anche i cavalli? – Horace McCoy (1935)
Anni 30: in piena Grande Depressione Robert e Gloria, entrambi a Hollywood in cerca di un ingaggio, per sbarcare il lunario si iscrivono a una maratona di ballo nei pressi della spiaggia di Malibu: in cambio di vitto e alloggio i partecipanti devono danzare per giorni e giorni senza mai fermarsi, fino allo sfinimento. In palio ci sono mille dollari e, soprattutto, la possibilità di farsi notare dai produttori e dai registi che bazzicano questi eventi. La maratona attira sbandati senza quattrini e giovani in cerca di successo, e ben presto si trasforma in una vera e propria lotta per la soprawivenza, dove non c'è spazio per i sentimenti né per la pietà umana e dove tutto, anche la sofferenza, è ridotto a spettacolo per gli occhi insaziabili del pubblico. Fino all'epilogo macchiato di sangue. Una storia nera e inquietante che ricorda fin troppo da vicino la nostra epoca malata di reality show.

629. La casa a Parigi – Elizabeth Bowen (1935)
Dopo aver pubblicato E' morta Mabelle, una raccolta di alcune fra le migliori short-stories di Elizabeth Bowen, presentiamo adesso un romanzo che, apparso nel 1935, viene a segnare per concorde ammissione dei critici uno dei momenti più alti delle sue capacità narrative. La casa a Parigi si apre all'inizio su un mondo di tranquilla normalità. La signora e la signorina Fisher madre e figlia che, in passato, avevano gestito una piccola pensione per studentesse straniere nella loro casa a Parigi, hanno accettato di ospitare per una giornata due bambini in viaggio senza i rispettivi genitori.

630. I naufraghi – Graham Greene (1935)
Anthony Farrant abbandona l'Inghilterra degli anni Trenta e diventa l'uomo di fiducia, il guardiaspalle di un magnate svedese senza scrupoli e senza pietà. Nel mondo spietato dell'alta finanza internazionale Farrant trova la forza per riscattare lo squallore della sua esistenza.






631. Giorni in Birmania – George Orwell (1934)
Questo testo è il primo romanzo scritto da Orwell. Protagonista è il trentacinquenne John Flory, mercante angloindiano di legname che, insofferente ai codici di comportamento dei sahib bianchi e attratto dalla cultura orientale, si muove a cavallo tra due mondi senza riuscire a trovare una propria collocazione e, privo della forza morale necessaria per ribellarsi alla comunità bianca, rimane frustrato dagli inevitabili compromessi.

632. Il segreto delle campane – Dorothy L. Sayers (1934)
La pianura dei Fens è una terra desolata che vive sotto la continua minaccia della palude. I suoi abitanti sono taciturni e schivi e vivono un'esistenza dallo scorrere lento. Eppure, l'apparente grigiore nasconte ribollimenti drammatici: un giorno viene trovato un cadavere nel terreno della chiesa, orrendamente mutilato e dentro la tomba di un altro defunto. Il fatto accade a Fenchurch St. Paul, uno dei paesini dei Fens, poche case raccolte attorno a un'enorme chiesa. Nessuno è in grado di dare un nome al cadavere. Il rettore di Fenchurch conosce lord Peter Wimsey e gli viene spontano chiedere il suo aiuto. Lord Wimsey è tutto quello che gli abitanti del paese non sono: sofisticato, colto, ironico. Inoltre ha una sottile intelligenza analitica che gli permette di vedere al di là delle apparenze. E in quel macabro delitto intravvede una grandezza che supera qualunque immaginazione. Grandezza di metodo, soprattutto. Che cosa c'è di grande, si domanda, nel provincialismo di Fenchurch? La chiesa e le profonde gole di bronzo delle campane che cantano ognuna un suo inno e ognuna ha il suo nome. E come in un elegante gioco di prestigio, estrae dal suo cilindro la soluzione. Imprevista. Fulminante.

633. Il romanzo da tre soldi – Bertolt Brecht (1934)
Il Dreigroschenroman è il primo romanzo scritto dal grande drammaturgo, e sviluppa in un vasto intreccio narrativo motivi, ricerche e personaggi della Dreigroschenoper.

634. Romanzo con cocaina – M. Ageyev (1934)
È la storia, negli anni precedenti e successivi alla rivoluzione, di un giovane moscovita che si dipinge senza compiacimenti: attratto dalla voluttà dell’umiliazione e del dolore, tratta con crudeltà spaventosa la madre di cui si vergogna, seduce l’ingenua Zinočka e la contagia con la sifilide. Tra l’amicizia per Burkevic che divenuto bolscevico lo respingerà e lo sfortunato amore per Sonja, la cocaina lo accompagnerà nella sua discesa agli inferi.



635. Il postino suona sempre due volte – James M. Cain (1934)
E' la storia, scarna, di una passione devastante, che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometri da da San Francisco, per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra. A questo romanzo ci si arrende al primo incontro, come Frank Chambers a Cora, uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain, neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".

636. Tropico del Cancro – Henry Miller (1934)
Romanzo in prima persona, o meglio vera e propria autobiografia con il ritmo narrativo di un romanzo, l'opera racconta, con linguaggio fluidamente realistico, la vita e le imprese dell'autore e dei suoi amici, aspiranti artisti, nei quartieri poveri della Parigi degli anni '30. Una storia piena di alberghi modesti, di stanze infestate dalle cimici, di risse e di sbornie ricorrenti, di emigrati, di truffe e di postriboli, ma soprattutto un'avventura umana di straordinario spessore, un simbolico viaggio lontano da tutte le convenzioni, alla scoperta della propria identità. Apparso nel 1934 a Parigi, il libro conquistò subito notorietà più per i suoi presunti contenuti pornografici che per il suo straordinario e innovativo valore letterario.

637. Una manciata di polvere – Evelyn Waugh (1934)
Tony Last, il protagonista di Una manciata di polvere, è un gentleman inglese, tra le cui peculiarità caratteriali c'è certamente la sciocchezza. Tony non capisce mai niente: sbaglia grossolanamente nei suoi giudizi, nelle sue previsioni, nella sua valutazione morale e intellettuale del prossimo. Tony è un imbecille, ma è un imbecille meraviglioso, quasi eroico nella sua riluttanza ad accettare la bruttezza morale di ciò che lo circonda. In un mondo in cui ciò che conta è soltanto il potere, Tony rimane un idealista che, nonostante tutte le prove contrarie, pensa che esistano al mondo la bellezza, l'onestà e la rettitudine. Fra tanti eroi del romanzo degli anni trenta, quasi tutti immersi nell'impegno politico e intellettuale, spicca Tony Last, questo glorioso, amabile imbecille.

638. Tenera è la notte – F. Scott Fitzgerald (1933)
Francis Scott Fitzgerald ha condensato come in uno straziante testamento in questo libro che conosce molte versioni, ma non quella definitiva, la cronaca del naufragio di una generazione, la storia di un amore esigente e crudele vissuto, anzi patito, come un peccato capitale, la denuncia della seduzione del denaro e la confessione dell'inevitabile sconfitta della sensibilità.




639. Teniamo duro, Jeeves – P.G. Wodehouse (1933)
Pelham Grenville Wodehouse (Guildford, Surrey, 1881 - Southampton, New York, 1975) è il più importante scrittore umoristico del '900 e ancora oggi uno dei più popolari. Le sue opere - circa 90 romanzi e svariate raccolte di racconti, oltre a commedie e soggetti per film - sono pubblicate regolarmente in non meno di 25 lingue. Il suo personaggio più famoso, una figura ormai proverbiale, è Jeeves, l'impeccabile e onnisciente maggiordomo al servizio di Bertie Wooster, giovane signore che si caccia sempre nei guai. I due sono protagonisti di 12 romanzi e numerosi racconti.

640. Chiamalo sonno – Henry Roth (1933)
Il «caso Henry Roth» è forse unico nella letteratura del Novecento. Nel 1934 Chiamalo sonno, opera prima di uno sconosciuto newyorkese di 28 anni, fu salutato dalla critica come un capolavoro. Poi l'oblio. Roth si ritirò nel Maine ad allevare anatre, e per decenni il suo silenzio è stato interrotto solo da qualche raro racconto. Nel 1960 alcuni critici influenti promossero la ristampa del suo romanzo e rapidamente, nel giro di pochissimi anni, Chiamalo sonno ha superato i 2 milioni di copie e oggi è unanimemente considerato un classico, uno dei massimi risultati della letteratura del secolo, non solo statunitense. Si può leggere Chiamalo sonno come un romanzo di formazione e come un romanzo sociale, come descrizione della New York degli inizi del Novecento e come studio di rapporti familiari filtrati da una sensitiva coscienza infantile, come «romanzo ebraico» e come metafora del rapporto di trasformazione dell'europeo in America.

Articolo di Sakura87

23 dicembre 2013

Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#601 - 620)

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Quante volte ci siamo imbattuti in una di queste liste? La stessa BBC ne aveva stilata una da cento libri (piuttosto faziosa, se volete la mia opinione). Scopo di queste liste, è noto, non è permettere al lettore di scoprire nuovi libri e nuovi autori, bensì distruggere ogni sua pretesa di letterato facendolo sentire oltremodo ignorante per il gran numero di volumi che, a fine lista, scopre di non aver non solo mai letto, ma nemmeno sentito nominare. Noi vi proponiamo questa, pubblicata in volume, che già da diversi anni circola più minacciosamente della videocassetta di The Ring (o di Pootie Tang - questa è pessima, se la capite vergognatevi) distruggendo l'autostima di ogni lettore che credeva di aver letto tutti o la maggior parte dei cosiddetti libri da leggere prima di morire. La lista in questione ha i suoi difetti. Intanto è stata stilata approssimativamente nel 2005, per cui la sezione 2000 risulta incompleta; inoltre mette in lista solo narrativa, ed è eccessivamente sbilanciata su romanzi pubblicati nel corso del 1900, glissando decisamente su quelli pre-Ottocento. Continuiamo con un'altra carrellata di venti romanzi: nel corso degli articoli vedremo quali sono stati pubblicati in Italia e quali risultano ancora inediti.


601. Un giorno di gloria per Miss Pettigrew – Winifred Watson (1938)
È una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre degli anni Trenta a Londra e Miss Pettigrew, il cappotto di un indefinibile, orrendo marrone, l'aria di una spigolosa signora di mezza età e un'espressione timida e frustrata negli occhi, è alla porta di un appartamento al 5 di Onslow Mansions, in uno dei quartieri più eleganti della capitale inglese. Stamani si è presentata come sempre al collocamento e l'impiegata le ha dato l'indirizzo di Onslow Mansions e un nome: Miss LaFosse. L'edifìcio in cui si trova l'appartamento è tanto esclusivo e ricercato da metterle soggezione. Miss Pettigrew coi suoi abiti logori, il suo mesto decoro e il coraggio perduto nelle settimane trascorse con lo spauracchio dell'ospizio dei poveri, suona ripetutamente prima che la porta si spalanchi e appaia sulla soglia una giovane donna. È una creatura così incantevole da richiamare subito alla mente le bellezze del cinematografo. Miss Pettigrew sa tutto delle dive del cinematografo: ogni settimana per oltre due ore vive nel mondo fatato del cinema, dove non ci sono genitori prepotenti e orridi pargoli a vessarla. Miss LaFosse la fa entrare e poi scompare nella camera da letto, per ricomparire poco dopo seguita da un uomo in veste da camera, di una seta dalle tinte così abbaglianti che Miss Pettigrew deve socchiudere gli occhi. In preda all'ansia, stringendo la borsetta fra le dita tremanti, Miss Pettigrew si sente sconfitta e abbandonata prima ancora che la battaglia per l'assunzione cominci, ma anche elettrizzata.

602. La nausea – Jean-Paul Sartre (1938)
La nausea (1938) ha dato ragione a quanto affermava il suo autore Jean-Paul Sartre, recensendo un romanzo di Faulkner: «I buoni romanzi finiscono per somigliare moltissimo ai fenomeni naturali; si dimentica il loro autore, li si accetta come pietre o alberi, perché ci sono, perché esistono». A oltre sessant'anni dalla sua pubblicazione, questo romanzo trasgressivo e ricchissimo ci restituisce il disagio della pace in agonia in Francia, nell'Europa, nel mondo alla vigilia della seconda guerra mondiale: il libro più libero di Sartre, il libro più disinteressato e più appassionato insieme.

603. Rebecca la prima moglie – Daphne du Maurier (1938)
"La notte scorsa ho sognato che tornavo a Manderley...". Così inizia il romanzo più famoso di Daphne du Maurier, considerato un classico della letteratura gotica e di quella romantica. Una giovane donna s'innamora del ricco e affascinante Maxim de Winter, rimasto vedovo di recente. Arrivati a Manderley, la splendida tenuta dei de Winter, la ragazza si accorge che Rebecca, la prima moglie, è più viva che mai nella memoria di tutti coloro che l'hanno conosciuta. E che la sua presenza si allunga come un'ombra cupa e inquietante sul suo matrimonio, sulla sua identità, sulla magnifica dimora. Un romanzo grandioso sulla gelosia, la memoria, il passato e il presente, inesorabilmente legati tra loro.

604. Cause for Alarm – Eric Ambler (1938)
Kate and Richard Ryan have the perfect marriage--marred only by their inability to have a child. The adoption agency's call fulfills that dream...and opens the door to a nightmare... Julianna Starr has chosen Kate and Richard to be more than the parents of her child. For Richard is the man of her fantasies, the one she's been waiting for. Stalking the couple, Julianna molds herself in Kate's image and insinuates herself into Richard's life, determined to tear their perfect marriage apart. But for Kate and Richard, the nightmare has only begun. Because Julianna is not alone. From her dark past comes a man of unspeakable evil... No one is safe--not even the innocent child Kate and Richard call their own.

605. Brighton Rock – Graham Greene (1938)
Brighton, anni '30. Pinkie, il gangster adolescente, non prova alcun sentimento, disprezza la debolezza del corpo e dello spirito. È lui che, a colpi di rasoio, ha ucciso Kite, e anche Hale, sebbene il referto dell'autopsia parli di "morte naturale". Pinkie è la personificazione del male, ma, da bravo cattolico, è convinto che non saranno gli uomini a ripagarlo con ciò che merita. Sa che l'inferno esiste, il paradiso, forse. Non immagina invece che esista una donna come Ida Arnold, l'angelo vendicatore di Hale, convinta che premi e castighi vadano riscossi in questo mondo. Ida ha incontrato Hale solo per poche ore, ma ha deciso di raccogliere una sfida apparentemente impossibile: portare il suo assassino davanti alla giustizia terrena. E, insieme, salvare la giovane, ingenua Rose, la cameriera che potrebbe far vacillare l'alibi di Pinkie e che costui manipola e sposa. Nella forma di un appassionante thriller sulla malavita, Greene ha scritto in Brighton Rock una profonda riflessione sul male, sul peccato e sulla redenzione.

606. U.S.A. – John Dos Passos (1937)
In the novels that make up the U.S.A.trilogy—The 42nd Parallel, 1919, and The Big Money—Dos Passos creates an unforgettable collective portrait of America, shot through with sardonic comedy and brilliant social observation. He interweaves the careers of his characters and the events of their time with a narrative verve and breathtaking technical skill that make U.S.A. among the most compulsively readable of modern classics. A startling range of experimental devices captures the textures and background noises of 20th-century life: "Newsreels" with blaring headlines; autobiographical "Camera Eye" sections with poetic stream-of-consciousness; "biographies" evoking emblematic historical figures like J.P. Morgan, Henry Ford, John Reed, Frank Lloyd Wright, Thorstein Veblen, and the Unknown Soldier. Holding everything together is sheer storytelling power, tracing dozens of characters from the Spanish-American War to the onset of the Depression. The U.S.A. trilogy is filled with American speech: labor radicals and advertising executives, sailors and stenographers, interior decorators and movie stars. Their crisscrossing destinies take in wars and revolutions, desperate love affairs and harrowing family crises, corrupt public triumphs and private catastrophes, in settings that include the trenches of World War I, insurgent Mexico, Hollywood studios in the silent era, Wall Street boardrooms, and the tumultuous streets of Boston just before the execution of Sacco and Vanzetti.

607. Murphy – Samuel Beckett (1937)
Murphy è un personaggio grottesco e affascinante che trascorre le giornate avvinto a una sedia a dondolo, gli occhi spenti, nella penombra, proiettato nei meandri del suo spirito. Schiavo di un'opprimente fisicità, è destinato a trovare l'evasione solo nella pazzia. Ma attorno a lui e ai suoi silenzi pullula una congerie di individui divertenti e ciarlieri che snodano una commedia di amori incorrisposti, sospesi in pochi gesti a definire per sempre le inconsistenze delle loro vite. La scrittura del primo grande romanzo di Beckett è ancora sotto l'ala del magistero joyciano, ma già proiettata verso quella visualità teatrale che sfocierà nelle indimenticabili pièces della maturità e verso la riduzione delle esistenze dei suoi personaggi ai primi segni della vita mentale. Una sorta di rappresentazione dell'indolenza cosmica che attraversa patologicamente il mondo, spinta dal nulla, ma popolata da un continuo balbettio, un flusso orale sconnesso, un linguaggio schizofrenico tendente al nonsenso. La compresenza di comico e tragico che è in Murphy forse Beckett non l'ha più raggiunta, o perseguita, nei romanzi successivi. Rimane un caposaldo della sua produzione letteraria e, più generalmente, della letteratura del Novecento.

608. Uomini e topi – John Steinbeck (1937)
Pubblicato nel 1937 negli Stati Uniti, apparso un anno dopo in Italia nella celebre traduzione di Cesare Pavese, Uomini e topi è un piccolo intenso dramma che colloca l'amara vicenda dei suoi protagonisti su uno sfondo di denuncia sociale. Il romanzo affronta in chiave simbolica il problema dell'emigrazione contadina all'Ovest, terra di mancate promesse negli anni successivi alla Depressione: è la storia tragica e violenta di due braccianti che trovano lavoro in un ranch della California, il grande Lennie, gigante buono e irresponsabile, e il saggio George, guida e sostegno dell'amico nella vana resistenza alla difesa del mondo. Sfruttamento e lotte sociali, ingiustizia e sofferenza umana, tutti temi che verranno trattati con realismo aspro e risentito in Furore, sono qui espressi con una vena di lirica commozione e con quel vigore narrativo che fa di Steinbeck uno dei grandi autori americani.

609. I loro occhi guardavano Dio – Zora Neale Hurston (1937)
Janie Stark, donna di colore di qurant'anni, rievoca la storia della sua tormentata vita. Sposata a un uomo molto più grande di lei Janie fugge per finire tra le braccia di Joe, furbo e ambizioso, che ben presto diventa un potente commerciante. Condannata a subire i soprusi di Joe, rivelatosi arrogante e violento, Janie decide di fuggire di nuovo quando incontra Tea Cake, per ricominciare una nuova vita. Ma la sorte si accanisce contro di lei, e sarà proprio Janie, quando un cane rabbioso morde Tea Cake, a dover mettere fine alle sofferenze del ragazzo con un colpo di fucile. Solo dopo aver subito un processo infamante, Janie ritorna al suo paese natale, dove vivrà nel ricordo di una felicità perduta.

610. Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien (1937)
In una versione ricca di note e riferimenti viene ripubblicata la prima avventura della saga del mondo fantastico di Tolkien, nella quale il protagonista, dopo ostacoli e vicissitudini, trova l'anello prodigioso attorno a cui ruota il secondo libro, "Il Signore degli anelli". "In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima...".

611. Gli anni – Virginia Woolf (1937)
Pubblicato nel 1937 verso la fine della carriera di Virginia Woolf, Gli anni segue, attraverso tre generazioni, le vicende di una numerosa famiglia della borghesia londinese, i Pargiters. Nel rievocare gli eventi piccoli e grandi che si sono susseguiti nell'arco di mezzo secolo, Woolf tocca argomenti a lei molto cari e di perenne attualità: da un lato lo scorrere del tempo, la tensione tra il nostro desiderio di immutabilità e l'inevitabilità del cambiamento, dall'altro la polemica sociale su questioni come il sesso, la famiglia, l'educazione e la politica. In queste pagine infatti l'autrice traccia soprattutto un lucido quadro della condizione della donna inglese dal 1880 fino agli anni '30 del secolo scorso. Gli anni si pone dunque come un duro e intelligente atto d'accusa alla società firmato dalla penna di una delle scrittrici più significative del Novecento, e l'immediato successo che riscosse ne fece, al tempo, il suo libro più popolare.

612. In Parenthesis – David Jones (1937)
"This writing has to do with some things I saw, felt, and was part of": with quiet modesty, David Jones begins a work that is among the most powerful imaginative efforts to grapple with the carnage of the First World War, a book celebrated by W.B. Yeats and T.S. Eliot as one of the masterpieces of modern literature. Fusing poetry and prose, gutter talk and high music, wartime terror and ancient myth, Jones, who served as an infantryman on the Western Front, presents a picture at once panoramic and intimate of a world of interminable waiting and unforeseen death. And yet throughout he remains alert to the flashes of humanity that light up the wasteland of war.

613. The Revenge for Love – Wyndham Lewis (1937)
Published in the shadow of the Spanish Civil War, "The Revenge for Love" is a political thriller attacking the fraudulence and feeble-mindedness of life in the Britain of the 1930s. A brilliant satire on a world that has lost its sense of self and been seduced by the appeal of Communism, it is one of a handful of books (it could be compared to Orwell's "Coming Up for Air" or Koestler's "Darkness at Noon") which defined a particular mood and to today's audience gives an unparalleled sense of how Europe turned toxic on the eve of the Second World War. A major statement by a great artist and writer "The Revenge for Love" now deserves a new generation of readers and is the perfect introduction to Lewis' work.

614. La mia Africa – Isak Dineson (Karen Blixen) (1937)
Vissuta fino al '31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà "che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo". Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte : "I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l'indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l'oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici". [La nostra recensione]

615. Avere e non avere – Ernest Hemingway (1937)
Fra battute di pesca al largo della costa cubana e cacce nel Wyoming, fra il terzo matrimonio e la guerra di Spagna, nacquero i tre racconti di "Avere e non avere", pubblicati come un unico romanzo nel 1937. Protagonista del trittico è Harry Morgan, "onesto" contrabbandiere che naviga fra Key West e Cuba, al timone di un battello carico di cinesi clandestini e di alcol. Duro e coriaceo nell'affrontare una vita giocata sul filo del pericolo, a contatto con la peggior schiuma umana e sotto il tiro continuo della legge, Harry Morgan diventa l'emblema dei reietti, condannati a ricorrere ad ogni espediente per sopravvivere, in una società spaccata fra gli 'have' e gli 'have not'. In "Avere e non avere" Hemingway ha messo fortemente in risalto le istanze politiche e sociali, raccogliendo i motivi e gli umori contestatari dell'America rooseveltiana.

616. Summer Will Show – Sylvia Townsend Warner (1936)
Sophia Willoughby, a young Englishwoman from an aristocratic family and a person of strong opinions and even stronger will, has packed her cheating husband off to Paris. He can have his tawdry mistress. She intends to devote herself to the serious business of raising her two children in proper Tory fashion. Then tragedy strikes: the children die, and Sophia, in despair, finds her way to Paris, arriving just in time for the revolution of 1848. Before long she has formed the unlikeliest of close relations with Minna, her husband’s sometime mistress, whose dramatic recitations, based on her hair-raising childhood in czarist Russia, electrify audiences in drawing rooms and on the street alike. Minna, “magnanimous and unscrupulous, fickle, ardent, and interfering,” leads Sophia on a wild adventure through bohemian and revolutionary Paris, in a story that reaches an unforgettable conclusion amidst the bullets, bloodshed, and hope of the barricades. Sylvia Townsend Warner was one of the most original and inventive of twentieth-century English novelists. At once an adventure story, a love story, and a novel of ideas, Summer Will Show is a brilliant reimagining of the possibilities of historical fiction.

617. Eyeless in Gaza – Aldous Huxley (1936)
Written at the height of his powers immediately after Brave New World, Aldous Huxley's highly acclaimed Eyeless in Gaza is his most personal novel. Huxley's bold, nontraditional narrative tells the loosely autobiographical story of Anthony Beavis, a cynical libertine Oxford graduate who comes of age in the vacuum left by World War I. Unfulfilled by his life, loves, and adventures, Anthony is persuaded by a charismatic friend to become a Marxist and take up arms with Mexican revolutionaries. But when their disastrous embrace of violence nearly kills them, Anthony is left shattered—and is forced to find an alternative to the moral disillusionment of the modern world.

618. The Thinking Reed – Rebecca West (1936)
Isabelle, a wealthy American widow, arrives in France to restart her life and discovers she has her choice of eligible suitors. Torn between a placid liaison with a southerner and a tortuous affair with a Frenchman, Isabelle's plans suddenly take an unexpected turn that will ultimately lead her to a love that will force her to reconsider the implications of her affluent existence. With her signature wit and wisdom, West presents a captivating ode to marriages depth and the romance of the bond between husband and wife.

619. Via col vento – Margaret Mitchell (1936)
Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della Guerra Civile cominceranno a spirare sul Sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi...

620. Fiorirà l'aspidistra – George Orwell (1936)
L'aspidistra, per la capacità di resistere al caldo e al freddo, alla polvere, alla mancanza di luce, senza richiedere particolari cure, è la pianta più diffusa nelle abitazioni della piccola borghesia inglese. Per Gordon Comstock, il protagonista del romanzo, l'aspidistra costituiva dunque il simbolo di un mondo che detestava: l'opaca rispettabilità borghese, il conformismo, la meschina aspirazione al benessere materiale come fine ultimo della vita. Gordon si era ribellato e, disprezzando le legittime ambizioni dei familiari, aveva rinunciato a impieghi redditizi per un misero posto di commesso di libreria che gli dava solo il minimo per vivere in una squallida soffitta. Il suo solo vero desiderio era divenire un grande scrittore; ma i versi che egli inviava alle riviste letterarie venivano regolarmente respinti. Deluso, eternamente scontento, si era abbandonato a un cupo vittimismo che lo spingeva sempre più in basso fra i reietti della società. Se l'amicizia di Ravelston e l'amore di Rosemary nulla avevano potuto sul suo testardo autolesionismo, l'annuncio di una prossima paternità, lo riconduce alle oscure ma solide soddisfazioni di un'esistenza borghese.

Articolo di Sakura87

16 dicembre 2013

Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#581 - 600)

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Quante volte ci siamo imbattuti in una di queste liste? La stessa BBC ne aveva stilata una da cento libri (piuttosto faziosa, se volete la mia opinione). Scopo di queste liste, è noto, non è permettere al lettore di scoprire nuovi libri e nuovi autori, bensì distruggere ogni sua pretesa di letterato facendolo sentire oltremodo ignorante per il gran numero di volumi che, a fine lista, scopre di non aver non solo mai letto, ma nemmeno sentito nominare. Noi vi proponiamo questa, pubblicata in volume, che già da diversi anni circola più minacciosamente della videocassetta di The Ring (o di Pootie Tang - questa è pessima, se la capite vergognatevi) distruggendo l'autostima di ogni lettore che credeva di aver letto tutti o la maggior parte dei cosiddetti libri da leggere prima di morire. La lista in questione ha i suoi difetti. Intanto è stata stilata approssimativamente nel 2005, per cui la sezione 2000 risulta incompleta; inoltre mette in lista solo narrativa, ed è eccessivamente sbilanciata su romanzi pubblicati nel corso del 1900, glissando decisamente su quelli pre-Ottocento. Continuiamo con un'altra carrellata di venti romanzi: nel corso degli articoli vedremo quali sono stati pubblicati in Italia e quali risultano ancora inediti.


581. La miseria in bocca – Flann O’Brien (1941)

L'edizione originale, in irlandese, intitolata "An Béal Bocht", era firmata Myles na Gopaleen, uno dei molti pseudonimi del dublinese Brian O'Nolan. La traduzione inglese, "The Poor Mouth", portava come sottotitolo "una storiaccia sulla vita dura"; la presente edizione - cui è premesso un ampio e illuminante "Tentativo di omaggio a Flann O'Brien* di Gianni Celati (pp. 9-36) - non si rifà all'edizione originale ma alla traduzione inglese del 1973. Alla base di questo romanzo parodistico e grottesco, in cui pioggia, miseria, catastrofico squallore e graveolenze sembrano protagonisti, sta l'ossessione che incombe su tanti letterati irlandesi degli anni della "Rinascita Celtica" d'inizio secolo: il rapporto di continuità con la tradizione gaelica. L'esigenza di autenticità viene qui ridicolizzata nella figura degli studiosi Gaeligores che, nella loro furia etnografica, registrano la voce degli ultimi superstiti abitanti del Gaeltacht nell'ovest dell'Irlanda, e finiscono per scambiare i grugniti di un maiale per la vera "melodiosa parlata gaelica". L'autore che ha in apparenza un atteggiamento ironicamente distruttivo verso l'eredità culturale irlandese con i suoi stereotipi, paradossalmente compie con la sua opera un atto di fedeltà verso quella tradizione e ne è il preservatore. Di Flann O'Brien il lettore italiano conosce già due romanzi, entrambi pubblicati da Einaudi: "Una pinta di inchiostro irlandese" (1968), tradotto da Bruno Wilcock e "Il Terzo Poliziotto" (1971) tradotto da Bruno Fonzi.

582. The Living and the Dead – Patrick White (1941)

To hesitate on the edge of life or to plunge in and risk change--this is the dilemma explored in 'The Living and The Dead'. Patrick White's second novel is set in the thirties London and portrays the complex ebb and flow of relationships within the Standish family. Mrs Standish, ageing but still beautiful is drawn to secret liaisons, while her daughter Eden experiments openly and impulsively with left-wing politics and love affairs. Only the son, Elyot, remains an aloof and scholarly observer- until dramatic events shock him into sudden self-knowledge.

583. Hangover Square – Patrick Hamilton (1941)
L'esistenza di George Harvey Bone è scandita da una serie inquietante di “momenti morti”: un clic nella testa lo trasporta in un'altra vita, di cui, quando torna in sé, non sa e non ricorda niente. Una sera, per caso, George conosce Netta Longdon, e se ne innamora disperatamente. Ma Netta non è l'angelo che crede: è un’attricetta opportunista e crudele, una simpatizzante nazi-fascista, che non perde occasione per spillargli soldi e umiliarlo pubblicamente. Netta sarà anche la causa della sua discesa all'inferno. George è un uomo profondamente buono, ma tristemente solo e affamato d'amore: quando rivede John Littlejohn, vecchio amico dei tempi di scuola, la sua vita sembra prendere una svolta positiva. George vuole ricominciare, ma non sa che durante i suoi “momenti morti” l'altro sé stesso sta deliberatamente, minuziosamente architettando un piano per uccidere Netta e l'odiato Peter, uno dei numerosi amanti della donna... Hamilton riesce a comunicare con grande efficacia l'ingenuità e la solitudine bagnata di whisky, gin e birra del mansueto George, che nella sua vita ha incontrato quasi sempre le persone sbagliate.

584. Tra un atto e l'altro – Virginia Woolf (1941)
Una mattina d'aprile del 1941 Virginia Woolf usciva di casa e si dirigeva come per una passeggiata verso il vicino fiume Ouse. A cinquantanove anni, la più grande scrittrice del Novecento aveva scelto di spegnere nel silenzioso fluire delle acque la tensione ormai insostenibile della sua esistenza. Sulla scrivania, due lettere di congedo e l'ultimo romanzo, "Tra un atto e l'altro", il più rarefatto e insieme il più struggente dei suoi capolavori. Tra un atto e l'altro di un'ingenua rappresentazione dilettantesca in un paese della campagna d'Inghilterra, si liberano i "momenti dell'essere" più squisitamente woolfiani: gli uomini, gli spettatori della vita, sono colti nel loro stato di protagonisti. Rigurgiti ansiosi, voluttuose fantasticherie, accensioni di desiderio, guizzi di rivolta, sottomissioni, monologanti lirismi percorrono un tempo neutro, un'ora zero della vita, e confluiscono in un unico stream che si oppone con fluida, magnetica tenacia alla tragica, banale fissità degli avvenimenti rappresentati. "Tra un atto e l'altro" è il romanzo del presente, del mobile, del fuggevole, del frammentario che anela a comporsi in unità, in una compiuta polifonia.

585. Il borgo – William Faulkner (1940)
Il Gomito del Francese è un territorio venti miglia a sud-est di Jefferson, Missouri, spartito «in tanti piccoli poderi ipotecati e miserabili», con il cotone a fondovalle e il granturco sulle alture. Dominus del luogo è Will Varner, il latifondista-usuraio dagli «occhietti duri e lustri», proprietario della scuola, della chiesa, dell’emporio e di una trentina di case. E sue emanazioni o ramificazioni sembrano tutti coloro che lo circondano: dal figlio Jody, florido tiroideo chiuso in un’«inviolabile aria di celibato», alla dionisiaca figlia Eula, che alla bellezza e all’eleganza unisce una «violenta e immune perversità», dai fittavoli al maestro di scuola, dal fabbro al piazzista di macchine da cucire. Ma l’equilibrio di questo microcosmo – fra semine e rimondature, battesimi e cantate – è nutrito dalla spietatezza di pulsioni elementari: sesso, denaro, aggressività.E ancora una volta William Faulkner ci attira in un flusso narrativo dove la magistrale rappresentazione storica (nessuno sa restituire come lui l’antropologia del Sud americano negli anni che seguono la Depressione) si intreccia con la dimensione mitico-naturalistica, in un ordito di formidabile potenza – quell’arcana potenza che è l’inconfondibile marchio del grande scrittore.

586. Addio, mia amata – Raymond Chandler (1940)
Sullo sfondo di una California ricca e corrotta, pullulante anche di miserabili in attesa del colpo grosso, Philiph Marlowe viene sguinzagliato sulle tracce di un marito scomparso. Si imbatte in un ex carcerato, uscito di galera dopo otto anni di detenzione, e da lui viene incaricato di trovare la sua donna, anche lei scomparsa. Ne nasce una vicenda a tinte forti, condita di ricatti e violenza, lusso e una lunga catena di delitti. Un autentico capolavoro del genere "hard boiled".

587. Per chi suona la campana – Ernest Hemingway (1940)
Robert Jordan è un giovane intellettuale americano volontario nell'esercito antifranchista. Il suo incarico consiste nel far saltare un ponte d'acciaio librato in territorio nemico. Per questa missione entra in contatto con la 'banda di Pablo', un gruppo di partigiani di cui fanno parte due donne: Pilar, moglie di Pablo, e Maria, una ragazza che incarna tutte le virtù morali e naturali che un uomo come Robert può desiderare. L'azione dura solo tre giorni, ma l'evento si dilata con fatti paralleli: la storia d'amore fra Robert e Maria, le conversazioni, i monologhi interiori, i richiami al passato. Pur attanagliato da mille dubbi, Robert darà l'ordine di far saltare il ponte anche se il suo sacrificio non avrà in sé alcun esito positivo.

588. Paura – Richard Wright (1940)
La storia racconta di un ragazzo di 20 anni, Bigger Thomas, un afroamericano in stato d'indigenza che vive nel ghetto South Side di Chicago negli anni trenta. Bigger si ritrova sempre nei pasticci, ma quando ottiene di lavorare presso la casa dei Daltons, una ricca famiglia bianca, sperimenta la realizzazione della sua identità.

589. Il potere e la gloria – Graham Greene (1940)
Un prete indegno, impuro, oggetto di una spietata caccia all'uomo nel Messico rivoluzionario, che perseguita e fucila i ministri di Dio.








590. Il deserto dei Tartari – Dino Buzzati (1940)
Giovanni Drogo, un sottotenente, viene mandato in una lontana fortezza. A nord della fortezza c'è il deserto da cui si attende un'invasione dei tartari. Ma l'invasione, sempre annunciata, non avviene e l'addestramento, i turni di guardia, l'organizzazione militare, appaiono cerimoniali senza senso. Quando Drogo torna in città per una promozione, si accorge di aver perso ogni contatto con il mondo e che ormai la sua unica ragione di vita è l'inutile attesa del nemico. Tornato alla fortezza, si ammala e proprio allora accade l'evento tanto aspettato: i tartari avanzano dal deserto. Nell'emozione e nella confusione del momento, senza che lui possa prendere parte ai preparativi di difesa, Drogo muore, dimenticato da tutti.

591. Partenza in gruppo – Henry Green (1939)
Siamo negli anni Venti. Una banda variopinta di esemplari della jeunesse dorée inglese, che il ricchissimo e affascinante Max ha invitato a sue spese a una partita di piacere in Francia, si è data appuntamento alla stazione. Un topos della narrativa, insomma. Ma – ci avverte V.S. Pritchett – Green appartiene alla «vena pazza» della letteratura inglese. Così una fitta nebbia grava sulla stazione (e sulla storia), una sostanza grigia che pervade subdolamente ogni cosa, provocando scompiglio e disorientamento: i treni infatti non partono, e ben presto si raduna una massa di pendolari potenzialmente pericolosi che induce i festaioli a rifugiarsi nell’albergo sopra la stazione. «Dalla prospettiva del capestro», costoro hanno modo di osservare quella che ha tutta l’aria di una mandria in attesa di essere macellata, con le valigie sparse e variamente pencolanti nell’oscurità come lapidi di un abnorme cimitero. E tutti si scoprono persi – ma non desisteranno dalla loro principale attività, che è civettare e sparlare, complici come sono nello sforzo di mantenere viva la conversazione. «Green» sono ancora parole di Pritchett «è dentro lo zoo umano, assorto, e di tanto in tanto lancia un'occhiata triste e stupefatta alle sbarre di cui si era momentaneamente dimenticato».

592. Furore – John Steinbeck (1939)
Pubblicato nel 1939, Furore è subito divenuto il romanzo simbolo della Grande Depressione americana. Nell'odissea della famiglia Joad, in penosa marcia, come migliaia e migliaia di americani, è ripercorsa la storia delle grandi, disperate migrazioni interne, lungo la Highway 66, verso lo sfruttamento, la miseria, la fame: un quadro potente e amaro di una dura Terra promessa dove la manodopera era sfruttata e mal pagata, dove ciascuno portava con sè la propria miseria "come un marchio di infamia".
John Steinbeck (1902-1968) fu insignito del Premio Nobel nel 1962. "Furore" è anche un film del 1940, diretto da John Ford, con la sceneggiatura scritta dallo stesso Steinbeck, che ha ricevuto due premi oscar nel 1941. L'American Film Institute l'ha inserito al 24° posto tra i 100 migliori film americani di tutti i tempi. [La nostra recensione]

593. Finnegans Wake – James Joyce (1939)
Opera leggendaria della letteratura contemporanea, Finnegans Wake è l'ultima fatica di James Joyce, stampata il giorno del suo cinquantasettesimo compleanno (il 2 febbraio del 1939). Con questo volume - il quarto pubblicato dagli Oscar - si completa la fatica di Luigi Schenoni, il geniale traduttore che ha affrontato la sfida di questo arduo testo. Con l'indispensabile ausilio del testo originale a fronte, esso dell'opera, ambientati nella taverna del protagonista, Humphrey Chimpden Earwicker, tra le 22 e le 23.30 di quell'unica giornata in cui, così come avviene nell'Ulisse, si svolge Finnegans Wake. Una giornata che simboleggia la parabola dell'esistenza, dalla nascita alla crescita, fino alla caduta, alla morte e alla resurrezione.

594. Una pinta d'inchiostro irlandese – Flann O’Brien (1939)
Questo romanzo rivelò Flann O’Brien nel 1939, l’anno di Finnegans Wake (e Joyce riconobbe subito in lui «un vero scrittore»). Oggi sappiamo che con questo libro cominciava a spuntare un nuovo, inconfondibile ramo nel grande albero irlandese della follia e della letteratura. Ma Flann O’Brien, bisogna aggiungere, non somiglia che a se stesso. «Come Dio, occorre definirlo con una tautologia» scrisse di lui Anthony Burgess. I non pochi lettori che hanno già amato Il terzo poliziotto ritroveranno qui il sapore di un singolare, allarmante humour nero, surreale e iperreale, imperturbabile nella sua capacità di sconvolgere a ogni passo le carte dell’immaginazione. Non sarebbe urbano chiedere a qualcuno di raccontare la trama di un romanzo di Flann O’Brien. Basterà quindi dire, per chiarire le cose, che si tratta di un romanzo-dentro-un-romanzo-dentro-un-romanzo, che è esilarante, che contiene parodie di un vasto numero di generi letterari – dalla poesia dei bardi gaelici alla disputa erudita – e che Dylan Thomas lo consigliava come «il libro giusto da regalare alla propria sorella se è una sporca ubriacona chiassosa». Infine: è un romanzo di alto virtuosismo linguistico, che ha avuto la fortuna di trovare in Italia il traduttore più congeniale che si potesse escogitare, per estro e umori: J. Rodolfo Wilcock. Alla fine di queste pagine, il lettore non mancherà di assentire pensosamente alle parole di Graham Greene: «Ho letto questo libro con passione e divertendomi dall’inizio alla fine, oltre che con quella specie di esultanza che si prova a teatro quando qualcuno sfascia delle porcellane sulla scena».

595. Una boccata d'aria – George Orwell (1939)
Scritto alla vigilia della guerra, il romanzo di Orwell unisce alla condanna della grettezza del materialismo piccolo-borghese una sorta di nostalgia per i valori positivi tradizionali della società inglese che di lì a poco la guerra avrebbe spazzato via.






596. Addio a Berlino – Christopher Isherwood (1939)
«Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto» dichiara l’alter ego di Christopher Isherwood arrivando nell’autunno del 1930 a Berlino, dove resterà fino al 1933. Un obiettivo – si può aggiungere – inesorabile, attraverso il quale partecipiamo come dal vivo ai suoi incontri nel cuore pulsante di una Repubblica di Weimar che si avvia al suo fosco tramonto: da un’eccentrica, anziana affittacamere alla sensuale Sally Bowles, aspirante attrice un po’ svampita, a Otto, ombroso proletario diciassettenne, a Natalia Landauer, rampolla di una colta famiglia ebrea dell’alta società. Tra cabaret e caffè, tra case signorili e squallide pensioni, tra il puzzo delle cucine e quello delle latrine, tra file per il pane e manifestazioni di piazza, tra crisi economica e cupa euforia – da nulla dettata e in bilico sul Nulla –, Isherwood mette in scena «la prova generale di un disastro» e ci fa assistere alla «resistibile ascesa del nazismo». Non solo: cogliendo con ironia corrosiva i presaghi rintocchi che accompagnano la grandeur di un mondo «inutilmente solido e pesante», ci consegna una purissima, scabra narrazione che ci ricorda come la Storia – e ogni storia – sia sempre contemporanea.

597. Il tropico del Capricorno – Henry Miller (1939)
I sensi prima di tutto: con questo messaggio irruppe nella Parigi del 1939 "Tropico del Capricorno", a rinfocolare lo scandalo suscitato dal 'romanzo gemello' "Tropico del Cancro". È sempre Henry Miller a parlarci con la sua inconfondibile voce, raccontando in prima persona i suoi anni spesi a vivere, scrivere, bere e godere la New York di inizio Novecento. Tutto è chiaro, tutto è narrato con una sincerità disarmante, che poco lascia all'illazione e tutto offre alla comprensione, alla percezione diretta. La penna di Miller corre veloce come la corrente dell'Hudson, accecante come il sole sui vetri dei grattacieli, intinta nella polvere dei marciapiedi calcati da un'umanità ricca e miserabile, creativa e prigioniera, alla ricerca dello spazio per respirare davvero. E chi legge si ritrova catapultato su quelle avenue, in quelle stanze da letto perennemente sfatte, all'inseguimento perenne dell'unica creatura che per sempre ci risulta imprendibile. Una creatura di nome Libertà. Con contributi di Guido Piovene.

598. Buongiorno, mezzanotte – Jean Rhys (1939)
Sasha Jansen, la protagonista, è una donna non più giovanissima, sola e senza soldi, che decide di tornare per un po' di tempo a Parigi. Qui è stata felice con Enno e qui spera di ritrovare il suo tempo perduto.


599. Il grande sonno – Raymond Chandler (1939)
“Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno e ce ne si fotte di certe miserie. L’acqua putrida e il petrolio sono come il vento e l’aria per noi. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel letame. Quanto a me, ne condividevo una parte pure io, di quel letame, ora.” Il primo romanzo in cui compare l’investigatore Philip Marlowe.


600. After the Death of Don Juan – Sylvia Townsend Warner (1938)
Published in 1938, mirroring the author's concern with the background to the Spanish Civil War, this novel mixes legend and history, in tracing the disappearance of Don Juan.




Articolo di Sakura87


 

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