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12 ottobre 2009

Sorelle Materassi - Aldo Palazzeschi

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I Contenuti

In Sorelle Materassi, il celebre libro del fiorentino Aldo Giurlani, in arte Aldo Palazzeschi, si racconta la vicenda di due anziane ricamatrici zitelle, le quali si lasciano spogliare dei risparmi accumulati in lunghi anni di lavoro da un nipote, il bellissimo Remo. La loro decadenza economica è però ripagata dalla gioia esuberante del ragazzo, che dona loro l'illusione di partecipare in modo vitale all'esistenza. Nel romanzo, qui presentato nella sua edizione del 1960, Palazzeschi realizza pienamente quella sorta di speculiarità espressiva, temetica, linguistica e psicologica che lo porterà per tutto l'arco della sua attività letteraria a giocare e a "divertirsi" con i contrasti, conducendo la narrazione fra comicità e tragedia, fra il riso e la malinconia.

La Recensione

Le sorelle Materassi? Perché le sorelle Materassi? Come mai Sorelle Materassi? Come fai a leggere Sorelle Materassi? Davvero le sorelle Materassi? Ebbene si Sorelle Materassi. Sapeste quante persone mi hanno chiesto ulteriori spiegazioni su ciò che mi ha spinto a leggere Sorelle Materassi. La spiegazione, non molto chiara anche a me, è però semplice: nessuna motivazione particolare: avrò letto qualche riferimento su questo libro in qualche altro libro di qualche altro autore cui mi affido spesso per ricevere ottimi consigli oppure è un semplice ricordo studentesco, ricordo che può essere esplicitato nel modo seguente:"Palazzeschi è un autore divertente, semplice da studiare, ed in più mi ha fatto prendere un buon voto in letteratura italiana!". In efinitiva diciamo che la simpatia studentesca per il Palazzeschi mi ha spinto a leggere Sorelle Materassi allorquando lessi un riferimento su tale libro in un altro. Ma interessa ben poco a me la causa che ha portato all'effetto di leggere le sorelle Materassi, figuriamoci a voi. Quello che in realtà le persone volevano non era sapere davvero il perché leggessi le sorelle Materassi, volevano esprimere tutta la loro incredulità verso un libro che non so per quale motivo trovassero strano che venisse letto da un giovane. Incredulità assolutamente ingiustificata dal fatto che nessuno di coloro che mi interrogò in tal senso aveva mai avuto nemmeno l'idea di leggere le sorelle Materassi, nè mai lo leggerà. Se mai ce ne fosse voluto il bisogno l'incredulità veniva sottolineata da una smorfia nella fase interrogatica del dialogo, tale smorfia consisteva nel portare gli occhi a raddoppiare il proprio diametro e le labbra ad assumere una leggerissima concavità verso il basso (ecco, esattamente come hai appena fatto), e ad una risatina molto simile ad un ghigno nella fase esplicativa dello stesso, tale risatina poteva ben essere considerata un concentrato di ironia, sarcasmo, e totale disinteressamento. Insomma dicevano"Perché leggi le sorelle Materassi?" ma in realtà dicevano"Non è punto normale che tu legga le sorelle Materassi!", con un punto esclamativo che poteva ben essere accompagnato da altri, ma ho preferito non esagerare con la punteggiatura. Ciò che mi tratteneva dal mandare codeste persone ad espletare gli inalienabili bisogni cui l'essere umano è costretto, non è stata certo la mia altolocata educazione o la mia naturale dote di moderatore, ma un senso di egoismo: "avrò solo io il piacere di leggere questo capolavoro", mi dicevo. Così intendevo fare un dispetto a coloro che dame potevano essere riportati sulla retta via della ragione, ma che invece rimarranno prigionieri della loro errata concezione letteraria. Concezione letteraria che è per l'appunto questa: un libro sui vampiri è più realistico, più attuale, più interessante delle sorelle Materassi. Insomma avessi letto un libro il cui argomento principale fossero vampiri, diavoli, robot avrei ricevuto unanime plauso, mentre due sorelle cucitrici di bianco e corredi da spose hanno suscitato unanime condanna. Suppongo vi starete annoiando con tutte queste frasi che nulla hanno a che vedere con il libro in questione, anche perché se non mi avete già abbandonato sarete senza dubbio tra le persone che nessun pregiudizio nutrono verso il Palazzeschi. Orsù quindi diamo inizio alle danze: il libro è quanto di più realistico io abbia mai letto. Leggendo il libro non ho potuto fare a meno di pensare a quante sorelle Materassi ci sono in giro per il mondo, e corrispondentemente quanti Remo, per non parlare delle Giselde che tendono ad aumentare in modo vertiginoso, a discapito delle niobi in controtendenza ma pur sempre presenti ancora in buon numero. Forse i personaggi sono troppo spigolosi, con spigolosi intendo dire che le caratteristiche che li contraddistinguono sono forse troppo accentuate, sicuramente sono delle caricature di personaggi reali. I personaggi del libro sono credo a tinta unica, nel senso che le sorelle Materassi sono troppo sorelle Materassi, Remo è troppo Remo, Niobe troppo Niobe e Giselda troppo Giselda. Nella realtà invece una sorella materassi è anche a sua volta Remo, Niobe e Giselda, con uno di questi personaggi che emerge maggiormente. Il tutto è molto divertente e tuttavia molto triste, a causa del riscontro reale che se ne può fare del libro, forse tu che stai leggendo sei uno di questi personaggi, sicuramente ne sarai un misto, come lo sono io che scrivo, mi auguro solo che dalla macedonia di questi personaggi ne sia uscito qualcosa di buono o di non troppo cattivo sia per me che scrivo sia per te che leggi. Non riesco a spiegarmi del come ho potuto dimenticarmi di Palle, l'inseparabile amico di Remo. Anche lui è un personaggi molto reale, che, sono sicuro, conoscendolo bene mi perdonerà per averlo dimenticato. Naturalmente anche lui fa parte della precedentemente citata macedonia che costituisce il mondo reale, che tirate le somme si rivela essere più triste dell'assurdo mondo che Palazzeschi dipinge in Sorelle Materassi, cucitrici di Bianco e corredi da spose.

Articolo di Raimondo Torrismondo

Dettagli del libro


  • Titolo: Sorelle Materassi
  • Autore: Aldo Palazzeschi
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2001
  • Collana: Oscar Scrittori Moderni
  • ISBN-13:9788804493051
  • Pagine: 305
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,00 Euro

01 ottobre 2009

L'Aleph - Jorge Luis Borges

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I Contenuti

Un pensiero insieme lucido e appassionato guida questi racconti, nei quali un invenzione ardente e temeraria tocca, con esito spesso drammatico o patetico, temi universali: il tempo, l'eternità, la morte, la personalità e il suo sdoppiamento, la pazzia, il dolore, il destino. Temi universali uniti al sentimento dell'unicità irripetibile dell'esperienza individuale, in uno scrittore che si presenta innanzitutto, sotto l'aspetto dell'eleganza.

La Recensione

E' con angoscia, stanchezza, e sfiducia che mi appresto a stendere nero su bianco il commento de L'Aleph. Nonostante ciò non mi tirerò indietro e non mi muoverò da questa scomoda posizione fino a che non riuscirò a trovare la chiave giusta per la stesura di questo importante documento, con la deprimente consapevolezza che il risultato finale non riuscirà ad intrappolare in modo soddisfacente, adatto, e conformante la giusta serie di caratteri che il libro merita di ottenere. Con questo non voglio dire che quello che mi accingo a scrivere sarà un commento meno appropriato che fuorviante, no, quello che voglio dire è che non riuscirò a scrollarmi di dosso questa sensazione di angoscia, stanchezza e sfiducia, cui mi ha portato il libro e che questa rimarrà indecifrata. E', inoltre, con le gote rosse, il volto basso, e un totale senso di inettitudine che mi trovo a confessare l'atroce delitto: più volte l'angoscia della lettura mi ha portato a chiedermi se non fosse stato meglio riporre nell'oblio il libro, interrompendone la lettura e cercando di dimenticare il tutto, considerandolo solo come un brutto sogno che una volta feci e di cui mi è rimasto solo un fastidioso senso di disagio. Non ho, per mia fortuna, dato seguito a tali pensieri, non per orgoglio né per follia, ma solo perché dietro il sottile velo di angoscia che si creava inesorabilmente in ogni racconto era presente una deliziosa aura di fascino, a volte meno viva ed altre scinitllante. Sostenere un racconto di Borges risulta essere una impresa più fisica che mentale: Borges ti stravolge con i suoi giochi logici, con i suoi riferimenti, con il suo tenere sempre il racconto sospeso tra la realtà e la fantasia, il cui contesto non si rivela mai prima della fine del racconto, lasciandoti per il periodo precedente la rivelazione in uno stato di stordimento, di incredulità, ed anche di contrarietà. Turbato e affascinato rileggo con maggiore attenzione il racconto; la rilettura ha l'importante compito di spazzare via ogni turbamento attutendo tuttavia il fascino insito nel racconto, con Borges questa prassi non viene rispettata: sia il turbamento che il fascino rimangono tali ed in più si impone una ulteriore minuziosa lettura di alcuni passi topici del racconto; sconfitto anche in questa terza rilettura comprendo che il turbamento rientra nella normalità delle cose e che il fascino non può che aumentare. La mia battaglia somiglia sempre di più ad una disfatta. L'Aleph mi risulta indecifrabile, il mio fisico è spossato e la mia mente è ancora intrappolata nel racconto, comincio a pensare che non riuscirò a tirarne una buona, che soltanto si avvicini a quello che voglio dire. Occorrerebbe guardarsi dentro, perchè è dentro che rimane la chiave di lettura, ma il mio commento ne è rimasto fuori: prova a sbirciare attraverso il buco della serratura, ma quello che vede serve solo a far capire che la chiave c'è ma che è dall'altra parte della porta è che in queste posizioni continueranno a guardarsi come degli estranei per l'eternità. So che avevo promesso, ma aimè non potrò mantenere la promessa, ci ho provato in tutti i modi ma il libro non ne voleva sapere di essere commentato, ed alla fine ho ceduto: non l'ho commentato, non muoverò un carattere per spingervi a leggere questo libro o per allontanarvene l'idea, questo perché so che sarebbe totalmente inutile: sarà L'aleph a decidere. Lui ha deciso per me, deciderà anche per voi, a me non resta che pensarci ancora un po' e solo quando lo avrò pienamente digerito passare ad un altro libro di Borges.

Articolo di Raimondo Torrismondo

Dettagli del libro

  • Titolo: L'Aleph
  • Titolo originale: El Aleph
  • Autore: Jorge Luis Borges
  • Traduttore: Francesco Tentori Montalto
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Universale Economica
  • ISBN-13: 9788807803345
  • Pagine: 179
  • Formato - Prezzo: Tascabile - 6,50 Euro




17 settembre 2009

Gargantua e Pantagruele - François Rabelais

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I Contenuti

Questo libro è un miscuglio inesplicabile, un mostruoso miscuglio di fine e ingegnosa morale e di bassa corruzione. Dove è brutto va di là dal peggiore: è l'incanto della canaglia; dove è buono va fino allo squisito e all'eccellente e può essere un cibo dei più delicati.

La Recensione

L'autore del presente articolo, nello scusarsi anticipatamente nell'eventualità in cui il lavoro della sua penna possa recare incresciosi disturbi o disgustosi giudizi, ci tiene a precisare la non paternità delle frasi riportate in corsivo di seguito in questa recensione, in quanto la paternità di tali frasi, quelle riportate in corsivo di seguito in questa recensione, è da attribuire esclusivamente all'autore del testo di cui l'articolo dell'autore precisante è oggetto. Tali frasi riportate in corsivo di seguito in questa recensione, la cui paternità è da attribuire all'autore del testo di cui l'articolo dell'autore precisante è oggetto, non sono state inserite per giuoco o per diletto né per impressionare o scandalizzare i lettori eventualmente già anticipatamente degnati di sincere scuse da parte dell'autore dell'articolo cui oggetto è il testo dell'autore, padre delle frasi riportate in corsivo di seguito in questa recensione, bensì per mettere in evidenza la caratteristica stilistica del testo, cui autore è il padre delle frasi riportate in corsivo, oggetto della presente recensione dell'autore precisante nonché anticipatamente scusante.

Bevitori infaticabili,e anche voi impestati preziosissimi statemi a sentire: questi cinque libri della molto spaventevole vita sul grande Gargantua, padre di Pantagruele e Pantagruele, Re dei Dipsodi, restituito al naturale con le sue gesta e prodezze spaventevoli sono semplicemente:
luculliani, farseschi, scurrili,
abbondanti, burleschi, inverecondi,
succulenti, grotteschi, lascivi,
pantagruelici, bizzarri, impudichi,
lauti, buffoneschi, sozzi,
abbondanti, esilaranti, lubrici,
gargantueschi, folcloristici, sboccati,
succulenti, spassosi, disinibiti,
giganteschi, paciocconi, licenziosi,
ma anche:
enciclopedici, parodistici, trascgressivi,
poliedrici, caricaturali, sovversivi,
dotti, satirici, disinibiti,
versatili, canzonaturali, eccentrici,
eclettici, faceti, anticonformisti.
Ma procediamo con ordine. Questi cinque libri, tutti rigorosamente condannati dalla egregia università della Sorbona, sono un affresco, sfruttando un vocabolo, già inserito precedentemente, cosa che potrebbe benissimo capitare nuovamente in seguito vista la mole di vocabili già utilizzati, mi asterrò quindi dallo scusarmi per ogni ripetizione e fatemi il piacere di considerare le scuse che mi accingo a presentarvi anticipatamente, valide anche per il proseguio, scusatemi, sono dicevo un affresco caricaturale della società. Quanto mai attuale, tale affresco ci presenta in modo enciclopedico i classici che costituiscono la base e l'ispirazione di molti spassosi episodi. Possiate voi, come Sodoma e Gomorra, precipitare in zolfo, in fuoco ed in abisso se solo dubitate delle mie affermazioni, ma anche per i più infedeli presenterò una lista di autori da cui Alcofribas Nasier e Francois Rabelais hanno preso spunto:
Plinio, Aristotele, Seneca,
Colonna, Luciano, Cicerone,
Pompeo, Erasmo, San Tommaso,
Plutarco, Democrito, Virgilio,
Livio, Eliano, Omero,
e preferisco fermarmi qui per non fare un uso smodato ed incivile della vostra inusitata e pantagruelica pazienza.
Tale allegoria, non poteva che essere estremamente dilettevole: dilettevole negli episodi, dilettevole nello stile, dilettevole nei banchetti, dilettevole nei menù, dilettevole financo nei titoli dei capitoli. Potrei anche qui presentarvi qualche esempio atto a testimoniare la verdicità delle mie affermazioni, ma nella società puritana di oggi rischierei di essere censurato ed accusato di impudicizia, quindi come del resto fa anche Rabelais vi dico: vi venga il cacasangue con le creste di gallo su per il buco del culo, filiformi e a cavolfiore, con belle ragadi variegate e rinfocolate dal mercurio, nel caso non crediate fermamente in tutto ciò che io vi racconto in questo qui presente e vero commento.
Detto di Pantagruele e Gargantua, o forse non ho detto nulla, ma mica vi posso raccontare tutto? Dovrete pur leggerlo no? Quindi, detto ciò non possiamo dimenticare di parlare di Panurgo, vero protagonista degli ultimi tre libri, che si sarebbero benissimo potuti chiamare: dei detti e fatti eroici di Panurgo. Panurgo è un piccolo ilare diavolo burlone, ha tutti i vizi che la società condanna e nessuno dei pregi che la società promuove, è:
impertinente, fifone, presuntuoso
volgare, turlupinatore, approfittatore,
vero e proprio Franti delle vicende di Gargantua e Pantagruele, o meglio Franti è il Panurgo del libro Cuore, Eco dixit,
imbroglione, cagasotto, pacchiano
affettato, calcolatore, petulante,
spudorato e naturalmente il più simpatico della allegra orda.
Non posso che finire con un interrogativo che si poneva Rabelais, a cui voi egregi lettori saprete senz'altro rispondere: Ma se il mio arnese pisciasse un liquore come questo lo succhiereste?

Articolo di Raimondo Torrismondo

Dettagli del libro

  • Titolo: Gargantua e Pantagruele
  • Autore: Francois Rabelais
  • Traduttore: Mario Bonfantini
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1993
  • ISBN-13: 9788806131890
  • Pagine: 880
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,15 Euro

27 luglio 2009

Le interviste impossibili: Pamela B

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Le Interviste Impossibili


Il cliente ha sempre ragione. Se un cliente presenta un reclamo, noi non possiamo fare altro che accoglierlo. Questo perché noi siamo al servizio del cliente lettore nostro affezionato, e se involontariamente abbiamo recato disturbo anche ad uno solo di voi ce ne scusiamo profondamente e siamo disposti a fare tutto il possibile per ottenere il vostro perdono. Quest'altro perché, sia benchiaro, la nostra è una redazione seria. Ci teniamo a chiarire ciò perché, qualche giorno fa, ci è pervenuta una protesta da parte di un famoso personaggio letterario. Il personaggio letterario in questione è Lady Pamela B che voi tutti conoscerete per essere stata la protagonista di un famoso romanzo di Richardson. La Signora in questione si è lamentata per il trattamento ricevuto in un recente articolo pubblicato dal ghetto. Naturalmente la redazione sta dalla parte della lettrice, e per farsi perdonare ha allontanato per alcune settimane l'autore dell'articolo incriminato, reintegrandolo solo dopo aver verificato la veridicità del suo pentimento, ed ha invitato la signora Pamela B a presentarsi negli studi della redazione per rilasciare una intervista atta a redimere la sua figura impudicamente sporcata dalla negligente penna del signor Torrismondo. Siamo felici di annunciare che la signora Pamela B ha accettato l'invito. La redazione ha inoltre pensato bene di far intervistare la reclamante dal reo autore dell'articolo incriminato.


Il Personaggio


Pamela è un personaggio di notevole successo della letteratura inglese. Serva quindicenne presso Lady B, alla morte di quest'ultima prenderà servizio presso suo figlio, Mr B, che cercherà in ogni modo di sedurla (anche con la forza), ma invano. La virtù della serva Pamela verrà infine premiata con il matrimonio con Mr B, dal quale avrà sette figli (Pamela II). Pamela è insomma il ritratto del virtuosismo, delle buone maniere, e della bontà, degna erede quindi della signorina Eugenie Grandet, intervistata per la nostra prima intervista impossibile.



L'Intervista



Raimondo Torrismondo: Buongiorno Lady Pamela, è un vero piacere avere l'onore di poterla intervistare!


Lady Pamela B: Non creda di poter prendere in giro Lady Pamela come ha fatto con quella stupida di Eugenie...


T: Prenderla in giro non è assolutamente nelle mie intenzioni, come del resto non penso di aver assolutamente preso in giro la signora Eugenie.


P: Non proferisca quisquilie lei è quell'idiota che mi ha profondamente offeso in un recente articolo...


T: Mi scuso ancora, non era certo nelle mie intenzioni offenderla, e siamo qui per farci perdonare e chiarire la posizione della redazione nei suoi confronti.

P: Ma lei non la smette mai di dire scemenze? Immaginavo fosse un essere ridicolo, ma non fino a questo punto.


T: Insomma noi l'abbiamo invitata a venire a spese della redazione, le abbiamo fatto avere, come da lei richiesto, quattro guardie del corpo, un chirurgo, un fabbro ed un killer professionista, abbiamo assecondato ogni suo stupido cruccio, tutto questo per permetterle di redimere la sua posizione che, lei sostiene, è stata profondamente danneggiata da un nostro articolo. Quindi ora se è sua intenzione proseguire con l'intervista saremo lieti di farlo, altrimenti è stato un piacere. Decida lei!


P: E va bene, non se la prenda mica, Lady Pamela si stava semplicemente levando qualche sassolino dalla scarpa.


T: I sassolini sono finiti?


P: Finiti! Lo prometto!


T: Va bene allora ricominciamo daccapo, ma con approccio opposto. Buongiorno Lady Pamela, è un vero onore avere il piacere di poterla intervistare...


P: Lo credo bene, per la rubrica Le interviste impossibile è un vero salto di qualità, passare da una stupida come Eugenie ad un vero grande personaggio come lo è Lady Pamela.


T: Naturalmente lei si prende la responsabilità di ogni sua affermazione, la redazione si limita esclusivamente a riportarle sul blog. Dico questo per evitare ulteriori fastidiosi reclami. Ma passiamo alla prima domanda. Noi tutti della redazione siamo rimasti basiti e parecchio incuriositi dalle sue originalissime richieste: Quattro guardie del corpo! Chi è che potrebbe voler minare la sua incolumità?


P: Che domanda stupida! Chiunque vorrebbe minare la mia incolumità, la mia sicurezza, la mia vita, la mia Verginità.


T: La sua verginità? Ma non mi dicia che lei è ancora...


P: Queste non sono domande da fare ad una signora come Lady Pamela, ad ogni modo la risposta è si.


T: Ma alla fine del romanzo lei realizza il suo sogno di sposarsi con Mr B, e nel suo meno conosciuto seguito avrà sette figli con suo marito...


P: Il signor Richardson doveva pur fare qualcosa per mantenersi ed ha preferito regalare hai lettori un finale diverso dalla logica realtà. Logica realtà che è la seguente: La vergintà di Lady Pamela non potrà mai essere violata. Mr B ha capito, ed ora siamo felicemente sposati, anche se ci vediamo assai di rado.


T: Quindi il matrimonio non è stato consumato?


P: Assolutamente no! Che orrore!


T: Va bene, mi sembra di capire che l'argomento non riscuote il gradimento di Lady Pamela. Cambiamolo. Non posso fare a meno di constatare che lei è ancora in ottima forma fisica e di una bellezza rara...


P: La ringrazio, questo è quello che si ottiene quando è mantenuta intatta la propria purezza.


T: Si, ma allora non mi spiego perchè abbia chiesto l'utilizzo di un chirurgo...


P: Ma non oserà mica pensare che io possa circondarmi di quattro guardie del corpo senza farla adeguatamente evirare?


T: Ah, certo! Mi chiedo come ho fatto a non pensarci prima. Che stupido, pensavo volesse farne un uso proprio, sa la chirurgia moderna fa miracoli...


P: Mi sa che lei è davvero stupido. Tuttavia devo dire che la vostra tecnologia non mi ha lasciato indifferente.


T: In che senso?


P: Beh, presumo che ora mi chiedera del perchè abbia richiesto un fabbro...


T: E' esattamente ciò che volevo sapere...


P: La risposta è molto semplice. Approfitto del fatto di essere venuta in questa era tecnologica per farmi costruire una cintura di castità all'ultima moda. Son sicura che susciterà l'invidia delle mie amiche del circolo delle Non-la-darò-mai-a-nessuno.


T: Ma lei lo sa che ogni fabbro possiede una copia delle chiavi delle cinture che costruisce?


P: Ed è appunto questo il motivo per il quale Lady Pamela ha assoldato un killer professionista.

T: Insomma un piano perfetto. Non crede che le contromisure prese siano leggermente esagerate?


P: Assolutamente no. Lei forse non ha letto bene quello che ho passato io in quellle oltre seicento pagine di romanzo. Per me viverle è stata una cosa mostruosa.


T: La capisco, invece, mi creda: anche per me leggerle è stata una atroce tortura. Deve però capire che non tutti gli uomini sono dei mostri.


P: Questo lo dice lei. Io ho la mia ultracentennale esperienza in merito e non mi farò certo consigliare da un pivellino come lei.


T: Rimaniamo dunque nelle nostre convinzioni e cambiamo nuovamente argomento: che idea s'è fatta del mondo d'oggi, in questi pochi giorni in cui ci ha fatto l'onore di visitarci?


P: Devo confessare di essere caduta nello sconforto quando ho saputo che il circolo delle Non-la-darò-mai-a-nessuno non esisteva più già da un pezzo, scioltosi per grave carenza di adepti, ma sono rimasta ancora più basita nel sapere che nessuno ha intenzione di crearne uno nuovo sulle stesse solide basi. Non ho potuto fare altro che constatare infine che quella in cui vivete è una società fondata sul peccato.


T:
Una visione esageratamente cupa della nosta socievole società. Lei non ha colto il fatto che la donna è finalmente libera e, soprattutto, può ritagliarsi un posto in società semplicemente con le propria qualità, la propria intelligenza e le proprie capacità.


P: Ed in questo non ci vedo nulla di nuovo. Non esiste altro modo per entrare in società che quello di sposare l'uomo giusto, esattamente come ho fatto io, e per fare questo bisogna naturalmente avere tante qualità come saper cucire, cantare, e mantenere sempre le buone maniere.



T: Il suo ragionamento non fa una piega, quindi non mi rimane che darle pienamente ragione.
Per quel che mi riguarda penso che la sua immagine sia stata completamente redenta. o almeno penso sia uscita da questa intervista la sua immagine più vera. Lei è soddisfatta dell'intervista, o vuole aggiungere qualcos'altro?

P: Certo, Lady Pamela ci tiene a precisare che Lady Pamela ha avuto il permesso per rilasciare questa intervista dal fedele marito di Lady Pamela, che è dovuto rimanere in una casa con le luci rosse per improrogabili impegni di lavoro. Lady Pamela dice questo perché non vorrebbe ,Lady Pamela, che qualcuno pensasse che Lady Pamela vada in giro senza il marito di Lady Pamela: scoppierebbe uno scandalo tanto grande quanto ingiusto nei confronti di Lady Pamela.


T: Adesso penso sia stato detto tutto
. Posso avere l'onore di baciarle la mano?


P: Certo, aspetti un attimo che chiamo il chirurgo, che dovrebbe ancora essere nelle vicinanze, e dopo potra senz'altro farlo.



T: No, lasciamo perdere il baciamano, tanto ormai non si usa più,
va benissimo anche un saluto a distanza. E' stato un vero piacere poterla intervistare. Felice ritorno alla sua amata puritana era ed al suo amato claustrale circolo.


P: E' stato un piacere assolutamente mio far capire a questo mondo perverso chi in realtà sia Lady Pamela.



Articolo di Raimondo Torrismondo

17 luglio 2009

Attenzione: libreria in rifacimento

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Ci sono momenti della vita in cui si rende necessario un cambiamento più o meno drastico. Molti vorrebbero cambiare drasticamente vita, ma non potendolo fare o non avendone il coraggio, si accontentano di gesti simbolici. Ed ecco che ci si ritrova completamente rigenerati grazie ad un taglio di capelli all'ultimissima moda, oppure stravolgendosi il look, altri invece sprecano le loro energie nel cambiare radicalmente la disposizione dei mobili di casa. Io dal canto mio, in questi momenti, rispolvero dal cassetto il solito sogno: diventare fattore di una fattoria in Australia, con pinguini, giraffe, koala, canguri e tanti altri animaletti simpatici. Sogno, questo, sicuramente anacronistico, démodé, poiché era un sogno in auge ai tempi coloniali di Dickens, e utopistico in quanto la mia esperienza in questo campo latita in maniera irrecuperabile (l'animale che meglio conosco è il pollo arrosto, preferibilmente con le patatine). Meglio lasciar perdere. Anche io mi accontenterò di un gesto simbolico. Ma quale? Osservo la mia libreria e con quale orrore noto che il libro Cuore è stato messo accanto a Diario minimo di Umbero Eco. Ecco cosa farò: cambierò la disposizione dei libri nella mia libreria.

Vediamo un pò. Come potrei risistemare la libreria? Ecco. Potrei costruire una torre di babele di libri di diverso genere ed epoca. Per fare ciò è indispensabile una base solida. Ci sono ben tre modi per costruire una base solida. Una base solida ideale, costituita da quei libri che hanno segnato la storia della letteratura, e la mia personale formazione: Mastro Don Gesualdo e Pinocchio potrebbero sicuramente costituire una solida base ideale. Ma una base solida reale deve essere costituita, per chiari motivi di consultabilità, da quei particolari libri che tutto fareste fuorché rileggerli o da quegli altri libri presenti nella vostra libreria da secoli e che da secoli non riuscite a trovare il coraggio di cominciarli, spaventati dall'enorme peso e storico e fisico: alla prima categoria appartengono I promessi sposi e Robinson Crusoe, mentre della seconda fanno parte Notredame de Paris e Guerra e pace. Ma pensandoci bene penso sia molto scomodo e disagevole l'utilizzo delle libreria secondo questa configurazione. Questo perchè mi priverei della possibilità di affrontare facilmente delle riletture senza il rischio di ledere profondamente l'equilibrio della torre stessa.

Sapete, mi intriga parecchio una sistemazione a spirale che avrebbe una duplice lettura: dall'esterno verso l'interno simboleggerebbe la lettura, ovvero un chiudersi in se stesso circondati da infiniti caratteri disposti in modo tale da inebriare i sensi del lettore; dall'interno verso l'esterno per un effetto domino, a simboleggiare i libri che devi leggere per abbattere il pessimo ricordo dell'ultimo malcapitato libro: Dracula. Questa sitemazione mi piace molto, ma non ho ancora capito quanti libri sono necessari per adempiere al secondo scopo della spirale, e ho il triste presentimento che possano essere tanti, troppi, e quindi lo spazio necessario diventerebbe esorbitante. Anche questa disposizione è destinata, quindi, ad essere inesorabilmente ricusata.

Abbandonerò ogni proposito di originalità, e li risistemerò nella libreria. Dovete sapere che la mia libreria ha una particolarità, possiede uno scrigno segreto, apribile solo attraverso una chiave segreta, una parola d'ordine, un riconoscimento vocale, una scansione del bulbo oculare e naturalmente una maniglia. In questo caso non vi mostrerò alcuna foto per chiari motivi di sicurezza e per fare in modo che lo scrigno segreto possa ancora essere segreto, cosa di cui, statene certe ne va segretamente fiero. Potrei riporre in questo scrigno quei libri che più ho amato come I fiori blu o Il visconte dimezzato, oppure quei libri che voglio assolutamente dimentcare come La bestia umana e Il codice da Vinci: nel primo caso mi toglierei il piacere di rileggere in qualsivoglia momento questi piccoli capolavori, nel secondo caso invece rischierei sul serio di dimenticarli col rischio di affrontarne una nuova masochistica rilettura. Meglio lasciarli tutti in bella vista, i primi per poterli facilmente riprendere, i secondi per mantenere la consapevolezza di avere un libro brutto in meno da leggere.

Appurato che non farò uso dello scrigno la prima domanda che ci si pone è il modo in cui classificare i libri. Classificarli in ordine alfabetico mi pare riduttivo, è come giudicare un libro dal numero di caratteri o un quadro dalle dimensioni: La fattoria degli animali e La gioconda insegnano. Stiamo parlando di arte mica di oggetti. Non li sistemerò in ordine alfabetico. Non se ne parla di disporli per genere: non si può giudicare Il paradiso degli orchi semplicemente come un giallo, o Il Gattopardo come un romanzo storico. Allora li classificherò istinitivamente, cercando di collegare ogni libro al libro che lo segue e che lo procede, un pò come fanno i telegiornali, a volte in modo un tantino forzato (come collegare un bombardamento ad una bomba sexy). Inizierò con David Copperfield per omaggiare il mio sogno dicchensiano precedentemente descritto. Qui potrei intraprendere due strade: dedicarmi alle saghe familiari con La casa degli spiriti e Cent'anni di solitudine oppure, come farò, inserire l'unico scrittore che riuscì nell'impresa di spezzare l'egemonia di Mr Dickens. Sto chiaramente parlando di Thackeray e del suo La fiera della vanità , seguito naturalmente dal fantastico dittico Il piacere-Il ritratto di Dorian Gray ovvero la poesia al servizio della prosa, e per rimanere in tema poetico come non farli seguire da L'Orlando furioso? Il poema cavalleresco per eccellenza non può che essere seguito dalla più grande parodia della storia delle parodie: Don Chisciotte della Mancha. Il personaggio più tonto dell'intero panorama letterario. Paragonabile all'eroe del Cervantes v'è solo l'eroina di Richardson, Pamela dell'omonimo romanzo. Come si può essere talmente fuori dalla realtà. Un trittico di prime donne segue la nostra Pamela, tre prime donne completamente diverse: la timida Alice (Alice nel paese delle meraviglie), l'ingenua Eugenie Grandet, ed infine la piccola monellaccia di Zazie (Zazie nel metrò). Quest'ultima potrebbe senz'altro aiutare Pamela a difendere la propria verginità, Alice a mandare a quel paese il cappellaio matto ed Eugenie a far valere le proprio opinioni. Potrebbe anche accadere, ma non lo credo probabile, che Zazie acquisti un pò di quella educazione che caratterizza le tre signorine precedentemente citate. Da una monellaccia ad un monellaccio: Tom Sawyer(Le avventure di ), che di andare a scuola proprio voglia non ne aveva. Ma di libri ambientati a scuola ce ne sono parecchi, il capostipite è sicuramente il libro Cuore. Non posso fare a meno di collegare il libro più odioso sulla scuola con il pasticcio più famoso di Umberto Eco, l'Elogio a Franti che potete trovare nella raccolta Diario minimo. Pasticci che non possono che essere seguiti dalle Finzioni di Borges, dagli Esercizi di stile di Queneau, da Le cosmicomiche di Calvino. Procedo con questo metodo fino alla fine inserendo tutti i viaggi straordinari di Verne, i romanzi storici di Dumas e quelli di avventura di Salgari, e così via fino all'ultimo libro.

Ho finalmente finito di risistemare i miei fantastici libri. Do un ultima occhiata alla nuova disposizione e cosa ti vedo? Ancora De Amicis ed Eco l'uno accanto all'altro! Noto con maggiore intenzione che i libri li ho ridisposti tutti esattamente come prima, ma in fondo quello che volevo non era ridisporre i libri, no, volevo rivivere la mia vita dall'infanzia ad oggi, rispolverare i miei ricordi sfogliando le pagine ingiallite dei libri con cui sono cresciuto ed anche quelle ancora profumate dei libri letti da poco. Volevo ritrovare il piacere della lettura. Ora mi sento completamente rigenerato, pronto a scrivere la mia vita leggendo, leggendo e rileggendo.
Almeno fino alla prossima ridisposizione...

Articolo di Raimondo Torrismondo



03 luglio 2009

Filastrocche in cielo e in terra - Gianni Rodari

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I Contenuti

Uno zoo variopinto e in continuo movimento, ascensori che si trasformano in astronavi, ragionieri a dondolo e dinastie di poltroni; accenti che scompaiono, parentesi lasciate aperte, punti e virgole irrequieti, rime sbarazzine e rompicollo: ogni libro di Rodari è un appuntamento con una fantasia allegra e scatenata, che non rinuncia a rappresentare e a giudicare il mondo.

La Recensione
--> Laboratorio di scrittura

Solo per i più grandicelli è dedicata questa recensione. Questo perché i più piccini hanno già, o forse è meglio dire hanno ancora, la mente predisposta a recepire il vero messaggio delle filastrocche di Gianni Rodari. Per i primi è invece necessario chiarire alcuni interessanti concetti assolutamente propedeutici alla lettura. Dico propedeutici perchè se voi grandi, oh che mostruosità essere grandi, dicevo se voi mostriciattoli vi accingeste a leggere queste filastrocche senza la giusta predisposizione d'animo, non fareste altro che perdere il vostro prezioso tempo, già profondamente consumato, quest'ultimo, il tempo, dal vostro infimo stile di vita da grandi. Non per tirarvi le orecchie ma avete ancora molto da imparare da noi, e non so se riuscirete mai ad imparare tutto. Ad ogni modo queste filastrocche possono aiutare. Fatene buon uso: fate esplodere la vostra fantasia e pensate esclusivamente a divertirvi.

  • Le filastrocche di Gianni Rodari
Quanto son belle e particolari
Le filastrocche di Gianni Rodari.

Dal punto e virgola a Pulcinella,
Attraverso i mestieri e la grande stella,
Senza lasciare il Natale e i trenini,
Fino alle fate, i Re e i cavallini.

Sfido chiunque di voi da bambino
Non ne abbia letto un pochettino.

Se le leggete or che siete cresciuti
"Che sciocchezze!" direte risoluti,
Ma se lo leggete con un pargoletto
Guardatelo in faccia, osservate il visetto
E se divertito lo troverete
Forse chi eravate ricorderete.

Leggetele ancora, rileggetele nuovamente,
Così bambini tornerete immadiatamente.

Deliziose da leggere e senza affanni
Le filastrocche di Rodari Gianni

Articolo di Raimondo Torrismondo

Dettagli del libro

  • Titolo: Filastrocche in cielo e in terra
  • Autore: Gianni Rodari
  • Editore: Giulio Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1960
  • Collana: -
  • Formato: Copertina rigida
  • ISBN: nessuno
  • ISBN-13: nessuno
  • Pagine: 154
  • Prezzo: -
  • Link aNobii: Filastrocche in cielo e in terra

12 giugno 2009

Tutte le cosmicomiche - Italo Calvino

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I Contenuti

Sono qui raccolte, per la prima volta in un unico volume, tutte le cosmicomiche, racconti in cui Calvino, a partire dal 1964, si è assunto il giocoso compito di alleggerire e rendere visibili gli ardui concetti della scienza contemporanea, arrivando a creare un genere più vicino ai miti cosmogonici che non alla science-fiction.

La Recensione

  • Laboratorio di Scrittura
    No non vi state sbagliando, vi ho già precedentemente parlato delle cosmicomiche. Si vi sbagliate, non è una semplice ripetizione o svista questa. Per prima cosa vi parlai de Le cosmicomiche, ora mi sto riferendo a Tutte le cosmicomiche. Avete ancora maledettamente ragione, la recensione che avete letto e apprezzato, lo spero bene, de Le cosmicomiche è senz'altro applicabile a Tutte le cosmicomiche. Ma è proprio qui che cadete in errore, miei cari e avveduti lettori. Chi vi ha detto che il mio proposito sia quello di presentarvi una recensione di tutte le cosmicomiche?No! Lungi assolutamente dall'esserlo. Ahimè, mi ritocca mio malgrado di notificare la veridicità della vostra affermazione: Si, in rosso, a caratteri maestosi, in evidente bella vista, presentata in pompa magna, qualche riga sopra questa (per essere precisi ben dodici) potete facilmente notare la scritta che vi ha ingiustamente tratto in inganno: La recensione. Per questo vi chiedo umilmente venia. Ma non penserete mica che io possa commettere degli errori talmente clamorosamente eclatanti?No! Vi invito a tal proposito a prestare la vostra oculata attenzione, una riga più in basso rispetto alla fallace scritta fuorviante. Ebbene potrete facilmente notare che, preceduta da un pallino nero, vi appare la scritta: Laboratorio di scrittura. Dicitura che ho voluto attenzionare scrivendola in corsivo e dandole un soffice color marroncino. Con questi sagaci accorgimenti ho voluto evidentemente evidenziare la già evidente particolarità della recensione, che evidentemente di fatto recensione non lo è, e questo con chiara evidenza. Come volevasi dimostrare. Quod erat demostrandum. Avrei voluto introdurvi La mela cosmicomica che leggerete a breve, ma a causa dei vostri inopportuni interventi, il tempo e lo spazio dedicato alla introduzione di questo squisito racconto sono inesorabilmente rispettivamente scaduto e finito. Ciò appurato non mi rimane che augurarvi buona lettura.
    • La mela cosmicomica
    Una cosmicomica al giorno toglie il medico di torno,-cominciò il palindromico Qfwfq- così dicevamo a quei tempi. Ma poi dicevamo chi? Tutti! Ero solo io ad essere. Lo dicevo a tutti quelli che erano e tutti quelli che erano mi ascoltavano e la pensavano come me, esattamente come me. Non vedo come potesse essere altrimenti. E poi vorrei sapere perché tutta questa voglia di toglierselo di torno, anzi mi ci metto anche io, togliercelo di torno, perché tutti nutrivamo una tanto ingiustificata quanto sana avversione verso questo chi-o-cosa. A pensarci bene poi bisogna considerare che attorno ne avevamo fin troppo di spazio e non penso avesse potuto recare troppo fastidio, o almeno non con probabilità superiore a uno contro due elevato alla potenza di duecentosessantasettemilasettecentonove. Se devo essere sincero, inoltre, nemmeno sapevamo cosa volesse dire togliere perché mai nulla avevamo tolto, perché mai nulla ci aveva mai circondato. Fatto è che è come è, e non ve lo sto qui a spiegare. So solo che così dicevamo, e che quelli, beh!, si che erano bei tempi. Fino a quando uno sconosciuto sanremese, invece di vendere fiori o cantare canzoni come tutti fanno in quel luogo, invece di rimanere nel posto ove ebbe origine a fumarsi dei sigari nazionali che mi si dice siano ottimi, invece di fare tutto ciò, dicevo, si dilettò a rovinarci la vita dilettando voi poveri lettori. E da allora tutti alla ricerca della cosmicomica. Il primo uomo commise peccato mortale pur di avere l'edeniana cosmicomica. Ed io che ero l'unico a sapere della cosmicomica, ed io che, me ne resi solo allora conto, ero la cosmicomica, che nel frattempo mi ero moltiplicato ed ero divenuto le cosmicomiche, io, divenni l'obiettivo di voi bramosi rapaci divoratori di libri. E allora tutti alla ricerca delle cosmicomiche, dei miei io, dei miei fantastici io. Tutto ciò per allontanarsi quel povero medico che nulla aveva fatto di male. Ma, come voi potete ben capire, più lo toglievi di torno più andava di torno a qualche altro, ed allora altri alla ricerca di altre cosmicomiche, fino a quando, dopo un intervallo di tempo, che per amor di chiarezza, chiameremo Ti con zero, quello stesso reo scrittore si mise in testa di riunire tutte le cosmicomiche. Capirete bene che allora si scatenò una nuova terribile caccia a tutte le cosmicomiche, a tutte le parti di me. E allora cosa potevo fare io? Non potevo mica restare con le mani in mano? Figuratevi! Nemmeno le mani per restare con le mani in mano avevo io. Fu allora che lo feci. Ideai e misi in atto il mio proposito. Feci la mia scelta, giusta o sbagliate che fosse. Non volli più essere Tutte le cosmicomiche! No! diventai mela...

    Articolo di Raimondo Torrismondo

    Dettagli del libro

    • Titolo: Tutte le cosmicomiche
    • Autore: Italo Calvino
    • Editore: Mondadori
    • Data di Pubblicazione: 2003
    • ISBN-13: 9788804520467
    • Pagine: 432
    • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro

    18 maggio 2009

    Diario di lettura di Raimondo: L'insostenibile leggerezza dell'essere

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    Diario di Lettura secondo


    Sarete sicuramente concordi con me nel dire che leggere un libro è come conoscere una persona, una persona che potrebbe diventare uno dei vostri migliori amici, ma anche uno dei vostri più grandi rimorsi. Il libro, o meglio l'amico, di cui vi voglio parlare in questa nuova pagina di diario è il mio caro amico L'insostenibile leggerezza dell'essere. Tutti voi avrete, spero, un migliore amico, e tutti voi avrete di certo litigato con questo vostro migliore amico, a volte avrete addirittura pensato di odiarlo, di non poterlo più soffrire, avrete forse giudicato la vostra amicizia insostenibile, vi sarete quindi guardati intorno pensando di trovare proprio dietro l'angolo un nuovo migliore amico, come se di migliori amici ce ne fossero a bizzeffe e a buon mercato. Se quello a cui avete pensato è rimasto ancora il vostro miglior amico sarete di certo usciti da questa incomprensione ancora più forti ed ancora più migliori amici (concedetemi l'erroraccio). Se vi riconoscete in quello che avete appena letto allora capirete meglio ciò che vi accingerete a leggere a breve. Con L'insostenibile leggerezza dell'essere, che tra amici si fa chiamare Lilde ho avuto un rapporto di certo non idilliaco, ma dopo parecchie incomprensioni posso oggi affermare senza alcuna ombra di dubbio che tra noi due è nato un fantastico rapporto di amicizia che, data l'immutabilità di Lilde e la mia maturità (perché è ovvio che sono un uomo maturo), è un rapporto destinato a durare molto a lungo.


    L'insostenibile leggerezza de L'insostenibile leggerezza dell'essere


    Nemmeno dopo un'attenta rilettura sono riuscito a trovare un solo piccolissimo difetto a questo superbo libro. Raffinato nello stile, mai volgare, nemmeno quando descrive il desiderio di svuotare l'intestino nella tazza del bagno, riflessivo in ogni paragrafo, affronta la coscienza umana alla maniera della conoscenza pulviscolare di Stendhal. Insomma un gran bel libro.
    Spaventato dall'incipit del libro, che si presenta con la misteriosa idea dell'eterno ritorno di Nietzsche, decisi di affiancare questo libro sulla leggerezza con un libro un pò più leggero. Non so se feci la scelta giusta. Fatto sta che pur amando ogni singola pagina del libro, predilessi l'altro. L'altro lo iniziai e lo finii, un altro ancora lo iniziai e lo finii. Insomma l'altro, o a questo punto gli altri, mi coinvolgevano, mentre questo libro privo di difetti, elegante, riflessivo non riusciva a coinvolgermi. Mi convinsi che per godere appieno di questo libro, bisogna leggerlo senza altri disturbi letterari. E così feci. Ma incomprensibilmente diminuì drasticamente la mole di parole e pagine divorate dalla mia sapiente menticina. Mi preoccupai seriamente. Decisi quindi di tentare un ultimo, disperato tentativo. Riempii la vasca da bagno con acqua bollente, versai i sali rilassanti, accesi gli incensi profumati, attivai l'idromassaggio e posai con leggerezza questo strordinario libro accanto alla vasca, mi creai, insomma, una atmosfera da sogno, ideale per la lettura. O almeno questo pensavo. Così non fu. Avrò esagerato con il sale e mi rilassai eccessivamente, oppure sarò stato sopraffatto dall'intenso incenso, o le vibrazioni dell'idromassaggio non collimarono con la lettura del delizioso libro in questione, non so, magari tutti e tre. Fatto è che il mio ingegnoso esperimento fu un vero e proprio disastro: non superai le due pagine. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti fu il mio bello e profumato bagnetto che mi fece esclamare Eureka. Posato dunque il meraviglioso libro, cominciai a canticchiarmi una leggera canzonetta di musica leggera sbattendo ritmicamente le mie nocche contro il bordo della vasca. Immersi quindi tutto il mio corpo continuando a canticchiare e noccheggiare. Il noccheggio sopracqueo mi apparve come un rumore acuto che entrava nel mio corpo attraverso l'orecchio, il noccheggio subacqueo, invece, mi apparve come un rumore ottuso che mi entrava si attraverso l'orecchio, ma non nel corpo bensì nell'anima. Poteva essere questo uno spunto per la soluzione finale? Un'altra cosa notai con entusiasmo: nella mia sopracqueità avvertii un leggero senso di pesantezza, nella mia subacqueità fu invece una pesante leggerezza a far da padrona incontrastata. Ero quindi vicino alla soluzione, ma ancora sentivo un abisso tra me e lei. Qualche idiota potrebbe semplificare questi notevoli piccoli successi con inutili disquisizioni sulla maggiore densità dell'acqua rispetto all'aria o sventolandomi in faccia il principio di Archimede. Me ne infischio. Io la penso come la penso, punto. Ma riprendo. Mi mancava ancora un piccolo immenso tassello per ultimare il puzzle. Ma l'ultimo tassello di un puzzle è in genere facile da trovare e facilissimo da disporre. Diremo che io lo avevo perso, dovevo ritrovarlo. Non fu facile. Dovetti soffrire fisicamente in maniera indicibile per trovarlo, sofrii e lo trovai. Rilassatomi sufficientemente, arrivò il momento dello shampoo. Avessi avuto lo shampoo per bambini che non brucia gli occhi oggi voi non sareste qui a leggere il mio diario, perchè non lo avrei scritto. E' impossibile trovare parole che possano anche solamente avvicinarsi al piacere ed alla leggerezza che si prova nel massaggiarsi la testa schiumata, ma proprio sul più bello, quella beata schiuma mi attaccò gli occhi con una violenza insostenibile. Fu allora che, mentre cercavo, ad occhi ermeticamente chiusi e sofferenti, di mettere fine alla mia sofferenza, fu allora che finalmente capii che la leggerezza dell'essere è insostenibile. Non mi coinvolse, non mi entusiasmò, la leggerezza del libro fu per me insostenibile, ma lo amai come Tomas amò Tereza. Ciao Lilde.

    Articolo di Raimondo Torrismondo

    Dettagli del libro


    • Titolo: L'insostenibile leggerezza dell'essere
    • Titolo originale: Nesnetiselnà lehkost bytì
    • Autore: Milan Kundera
    • Traduttore: Giuseppe Dierna - Antonio Barbato
    • Editore: Adelphi
    • Data di Pubblicazione: 1989
    • Collana: -
    • Formato: Brossura
    • ISBN: 8845906868
    • ISBN-13: 9788845906862
    • Pagine: 318
    • Prezzo: 10,00 Euro

    29 aprile 2009

    Il Gattopardo - Tomasi di Lampedusa

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    I Contenuti

    Siamo in Sicilia, all'epoca del tramonto borbonico. E' di scena una famiglia della più alta aristocrazia isolana, colta nel momento rivelatore del trapasso del regime, mentre già incalzano i tempi nuovi. Accentrato quasi interamente intorno a un solo personaggio, il principe Fabrizio Salina, lirico e critico insieme, il romanzo nulla concede all'intreccio e al romanzesco tanto cari a tutta la narrativa europea dell'Ottocento. L'immagine della Sicilia che invece ci offre è una immagine viva, animata da uno spirito alacre e modernissimo, ampiamente consapevole della problematica storica, politica e letteraria contemporanea. Tradotto in tutte le lingue,
    Il Gattopardo è ormai un classico della nostra letteratura.


    La Recensione

    Questo romanzo è la Sicilia. Il romanzo dei sensi. Tutti i sensi vengono virtualmente coinvolti durante la lettura di questo pezzo di storia della letteratura mondiale. In questo romanzo puoi sentire gli aspri e dolci odori della Sicilia, osservare la Sicilia fin dentro le viscere dei siciliani, con tutti i suoi enigmi e misteri, toccare la Sicilia della abbondanza e della scarsità, sentire il silenzio della via principale di un piccolo paese e il bisbiglio proveniente da una di quelle finestre semichiuse, e gustare i sapori sempre eccessivi di questa leggendaria terra. Uscire frastornati dalla lettura di queste pagine sensoriali è l'obiettivo dell'autore. L'autore riesce a trametterci tutto il suo amore e il suo odio per la Sicilia, ed ultimata la lettura nemmeno il lettore potrà fare a meno di amare e odiare la Sicilia un po' più di quanto lo facesse prima.
    Il protagonista del romanzo è senza alcun dubbio il Sole, "autentico sovrano" della Sicilia, capace di annullare le singole volontà e mantenere una "immobilità servile". Mai come in questo romanzo si avverte la ciclicità della storia. In Sicilia il tempo scorre come nel resto del mondo, ma il vento non porta cambiamenti, il Sole non rasserena, la pioggia non sazia la terra. In Sicilia il tempo scorre come nel resto del mondo, ma nessuno sembra accorgersene. In Sicilia le dominazioni si susseguono ma tutto rimane come è sempre stato. Questo è un romanzo storico, uno dei più grandi romanzi storici della letteratura mondiale, ma qui gli avvenimenti storici scivolano inavvertiti. La storia circonda il romanzo, ma non lo colpisce al cuore: il cuore del romanzo è rigorosamente anacronistico, o forse, il che è peggio, mantiene nella sua stabilità un eterno sincronismo. La storia propone per l'occasione alcune delle sue pagine più importanti, dallo sbarco di Garibaldi all'unità d'Italia, ma trova inesorabilmente chiusa la porta e tali avvenimenti non valgono più del matrimonio della nipote di Don Pirrone.
    Un unico appunto: il romanzo mi appare incompleto. Incompleto: come se l'autore non fosse riuscito a finirlo. Forse mi sbaglio, forse il romanzo è completo, forse è la Sicilia ad essere incompleta.

    Articolo di Raimondo Torrismondo

    Dettagli del libro

    • Titolo: Il Gattopardo
    • Autore: Tomasi di Lampedusa
    • Editore: Feltrinelli
    • Data di Pubblicazione: 2003
    • Collana: Universale Economica
    • ISBN-13: 9788807810282
    • Pagine: 299
    • Formato - Prezzo: Tascabile - 7,00 Euro

    24 aprile 2009

    Esercizi di stile - Raymond Queneau

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    I Contenuti

    "Esercizi di stile" è un esilarante testo di retorica applicata, un'architettura combinatoria, un avvincente gioco enigmistico. Tutto vero, però è anche un manifesto letterario (antisurrealista), è un tracciato di frammenti autobiografici, è la trascrizione di una serie di sogni realmente effettuati da Queneau. E perfino un testo politico, nonché un'autoparodia. Questo è quanto emerge dalle riflessioni che Stefano Bartezzaghi ha dedicato a questo libro-capolavoro. In appendice, presentati per la prima volta in italiano, alcuni esercizi lasciati cadere nell'edizione definitiva, un indice preparatorio e l'introduzione, anch'essa inedita in Italia, scritta da Queneau per un'edizione del 1963.

    La Recensione

    • Laboratorio di Scrittura
      Ho provato in tutti i modi a ricavare da questo libro un commento degno. Non ci sono riuscito. Che dire di questo libro? "Racconta in 100 modi diversi un banale episodio di vita quotidiana"? No, non rende giustizia un commento del genere. "L'autore gioca con il linguaggio utilizzando le figure retoriche"?Si anche questo è vero, ma... diciamocelo in faccia: questo libro è molto di più! Ecco ci sono:"questo libro non va compreso, va solo ammirato estaticamente il gioco di parole". Si forse ci siamo, ma sono convinto che bisogna trovare una qualche frase ad effetto, che possa farvi capire cosa si prova nel leggere questo libro. Che ne dite di:"Queneau dà sfogo in questo libro a tutta la sua genialità, consegnandoci di fatto il manifesto della letteratura potenziale". Perdincibacco! Questa si che è una bella frase! Però è solo una frase, una semplice, banale, stupida, panegirica frase. No, fare un commento a questo libro è impossibile, forse solo un'urlo di gioia potrebbe esserne degno. Ma come lo scrivo un'urlo di gioia? E fu cosi che rinunciai! Una notte in preda alla pazzia, sofferente, torturato dai ricordi dei miei continui insuccessi recensionari, presi penna e calamaio e cominciai a scrivere...

      • Cofommefentofo difi efesefercifizifi difi stifilefe
      Queneau (A), ovvero lo scrittore, gioca e non si annoia, con quella che Galileo, lo scienziato, definisce e considera "il sigillo o suggello di tutte le ammirande e meravigliose invenzioni e opere umane e non animali", ovvero: l'alfabeto e quindi il linguaggio. 99, o 100-1, riletture o rivisitazioni di un episodio di vita quotidiana o di una quotidiana vita ad episodi, sperimentando o esperendo con le figure retoriche, parodiando o perifrasando altri generi letterari e chi-più-ne-ha-più-ne-metta o vattelappesca. Il tutto ed in ogni parte senza prendersi troppo sul non allegro, perché, e motivato da, come scrive o sostiene il traduttore o Eco (B), il lettore o colui che non tiene chiuso o ermetico il libro (y) o componimento (y') si accorge o si avvede non tardi ed all'istante che c'è poco o non molto da capire o comprendere e si deve e abbisogna non altresì ed unicamente ammirare e non aborrire il gioco o balocco di bravura o non inettitudine. Il sopracitato scrittore o non sottocitato autore ci regala e ci lascia con questo componimentoso componimento la non poca e tutta potenzialità della sua letteratura potenziale che spotenzia nell'immaginifico lasciandoti e relegandoti in un mondo di magia e stregoneria non analfabetiana e betaalfaiana, oserei ed oso dire e scrivere, il manifesto o cartello della potenzialità. Perbacco! Perdindirindina! Accipicchia! Ma si! Dunque, cioè, Aò! Nzomma! Vero? Dunque: concludo concludendo in conclusione con i conclusivi complimenti di conclusione ad AUB per y=y'=Ah!Oh! Hum! Ellalà! Urca! Stop!

      Articolo di Raimondo Torrismondo

      Dettagli del libro

      • Titolo: Esercizi di stile
      • Titolo originale: Exercices de style
      • Autore: Raymond Queneau
      • Traduttore: Umberto Eco
      • Editore: Einaudi
      • Data di Pubblicazione: 2008
      • ISBN-13: 9788806193126
      • Pagine: 319
      • Formato - Prezzo: Brossura - 11,80 Euro

       

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