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17 dicembre 2012

Il racconto dell'ancella - Margaret Atwood

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I Contenuti

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Gilead, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Le merci non sono contrassegnate dai nomi, ma solo da figure, perché alle donne non è più permesso leggere. Apparentemente rassegnata al suo destino, Difred prega di restare incinta, unica speranza di salvezza; ma non ha del tutto perso i ricordi di "prima"...

La Recensione

«Pensate alla situazione in cui si trovavano prima, pensate ai bar per donne sole, all'indegnità degli appuntamenti a sorpresa. Era il mercato della carne. Non ricordate il terribile divario tra coloro che potevano avere un uomo facilmente e quelle per le quali era impossibile? Alcune di loro, prese dalla disperazione, deperivano per dimagrire, altre si gonfiavano i seni col silicone, altre ancora si facevano tagliare il naso. Quanta infelicità!»

Niente più pornografia, niente più sesso a pagamento. Niente più spettacoli, niente più amanti e seconde mogli, niente più mercificazione del corpo femminile. La donna è ricondotta alla sua essenza più pura: la portatrice del divino miracolo della vita.
Utopia? Niente affatto. E’ la fine dell’amore, ormai fastidioso orecchione alle pagine della prosecuzione della specie. E’ la fine della passione e del sesso per piacere, esplicitamente illegale. E’ la fine della società come noi occidentali l’abbiamo sempre conosciuta, di un mondo in cui ogni donna può scegliere se essere lesbica o eterosessuale, atea o credente, sposata o single, sessualmente attiva o meno, madre o no. Ogni donna è categorizzata nella sua funzione: ci sono Mogli ed Economogli, le compagne istituzionalizzate e sacre, vestite di azzurro. Ci sono le Marte, vestite di verde, che non possono procreare ma sono ancora giovani e utili al lavoro, al contrario delle Nondonne, anziane o rivoltose esiliate nelle Colonie a smaltire i rifiuti radioattivi dell’ultimo incidente nucleare. Ci sono le Zie, vestite di marrone, le nuove suore in un mondo in cui le suore sono condannate a morte per il loro rifiuto di procreare, e che hanno fatto mestiere del loro moralismo: la rieducazione delle speranze della specie umana. Costoro sono le Ancelle, vestite di rosso, tra le poche donne in grado di procreare, e reclutate forzatamente tra seconde mogli, lesbiche, single; donne che non appartenevano a nessuno, insomma, o meglio, che appartenevano a se stesse.
Le Ancelle, rieducate dalle Zie a essere puro utero, non sono semplici concubine: il loro ruolo non è dare piacere in un mondo in cui non esiste  più il piacere, ma generare un figlio dei Comandanti le cui Mogli non sono adatte allo scopo. Assegnate a un Comandante specifico per un tempo massimo di due anni, prive di nome e di diritto, qualcosa più delle serve e qualcosa meno delle Mogli, sono costrette a camminare in coppia quando è loro concesso di uscire, a non mostrare nulla del loro corpo (nemmeno ai Comandanti), a sottostare alle Mogli e a rischiare di partorire figli deformi a causa delle ondate radioattive.
Difred (nessun nome, solo una proprietà del Comandante) una volta era una donna normale: frequentava le lezioni universitarie, aveva un’amica lesbica, prendeva il caffè con la madre attivista, faceva l’amore con Luke di cui era poi diventata la seconda moglie, aveva una figlia che amava e un lavoro in biblioteca. Questo finché alle donne non venne proibito di avere un lavoro e del denaro, di mostrare le gambe, di uscire di casa. Questo finché non fu prelevata dal nuovo Governo per essere portata in un Centro di Rieducazione e trasformata in un’Ancella, le prime sfortunate della loro specie, quelle che conoscevano la libertà e se la sono vista portare via. La storia di Difred non è la storia di una ribelle che ha preso coscienza della depravazione del sistema e che ha deciso di sovvertirlo, ma la storia di una vittima passiva che ricorda vagamente cosa possedeva un tempo e cosa non possiederà mai più, che cerca di ritagliarsi il massimo di posto nel mondo che le è consentito generando un erede al Comandante.
Una storia narrata in prima persona a tinte vividissime che quasi elimina lo scarto tra lettore e personaggio, tra realtà e finzione. Margaret Atwood, scrittrice e militante femminista, crea un’opera straordinaria che pur appartenendo al filone fantascientifico/distopico non si discosta poi troppo dalle reali condizioni di vita delle donne mediorientali e anche dal modo in cui i cattolici e i moralisti vorrebbero ridurre la figura femminile paragonando l’aborto a un assassinio e riducendo la donna a moglie e madre.
Un romanzo da leggere e rileggere, un’immersione in una scrittura coinvolgente e impeccabile (vera poesia in prosa), tutt’altro che esclusivamente femminile.

Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Il racconto dell'ancella
  • Titolo originale: The Handmaid's Tale
  • Autore: Margaret Atwood
  • Traduttore: Pennati C.
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • Collana: Romanzi
  • ISBN-13: 9788879286992
  • Pagine: 329
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14.50 Euro

29 dicembre 2010

Il mercante di tappeti - Meg Mullins

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I Contenuti

Dall'Iran all'America, da Tabriz a New York. Ushman Khan si trova ormai da qualche anno nella Grande Mela e i suoi affari vanno piuttosto bene: vende tappeti e ha un negozio a Manhattan, regolarmente frequentato da clienti facoltose. Come la signora Roberts, che non bada agli zeri pur di ricoprire i pavimenti del suo enorme appartamento con vista su Central Park, e che non perde occasione per strappargli storie e confidenze che appaghino la sua solitudine. Ciò nonostante, Ushman si sente incompleto e pensa alla moglie Farak, rimasta in Iran a procurargli la merce e a occuparsi della suocera invalida: il suo sogno americano non sarà perfetto finché non avrà racimolato abbastanza denaro per permetterle di raggiungerlo. Ma Farak non verrà mai. Proprio nell'aeroporto in cui per tanto tempo aveva sognato di riabbracciare la moglie, Ushman conosce Stella, una giovane studentessa americana, bellissima e intelligente, e la sua vita ne viene scossa fin dalle fondamenta. La cultura americana, il sesso e le donne visti attraverso gli occhi di un migrante; New York osservata dalla bottega di un mercante di tappeti iraniano. Una prospettiva inedita vergata da una scrittura delicata e sottile per raccontare la solitudine e i cortocircuiti che talvolta riescono a squarciarne la scorza, aprendo insperati orizzonti di nuova felicità.

La Recensione

"Entri, entri. Si sieda. Ne ha fatto di strada, da casa". Sono queste le parole con cui Ushman Khan viene accolto ogni volta che va a fare colazione nel caffè vicino al suo negozio. In effetti, di strada Ushman ne ha percorsa davvero tanta da quando è approdato nel nuovo mondo, da quando, al suo arrivo a New York, dormiva su uno zerbino in casa di suo cugino. Ora possiede un negozio di costosi tappeti orientali a Manhattan frequentato da clienti molto esigenti che fanno a gara per riempirsi la casa con i suoi tappeti. Tuttavia Ushman non è un uomo felice, il suo dramma è la solitudine dovuta al fatto che egli vive a New York ma la sua mente è rimasta a Tabriz, al suo paese lontano, alla sua donna che si rifiuta di raggiungerlo. Quella di Ushman è la solitudine di un uomo "sdoppiato", sempre in bilico fra il presente e la memoria dei giorni passati. Tutto questo lo disorienta, lo fa sentire costantemente fuori luogo, incapace di adattarsi: "Perchè ormai è quasi un'abitudine per lui sentirsi fuori posto. Non è una novità". La solitudine di Ushman però non è la sola, sembra un gioco di parole ma non lo è, questo è un romanzo di solitudini. Intorno al mercante di tappeti ruotano altre figure che sembrano fare fatica a trovare il loro posto, sempre alla ricerca di un contatto, di un'emozione, come la signora Roberts che vuole conoscere la storia di ogni tappeto che compra: "Quando è prossima alla scelta lei fa così. L'acquisto, Ushman deve guadagnarselo. Deve parlarle del tappeto in modo che lei vi si affezioni, vi colleghi delle emozioni, come un bambino dell'orfanotrofio". E poi c'è Stella, la cui madre ha tentato il suicidio, lei è una che "non cerca di farsi notare; cerca di farsi accettare". Lei sembra l'unica che riesce ad introdursi nel solitario universo di Ushman, insegnandogli che "c'è anche la gioia. Quella non puoi lasciarla fuori dalle storie tristi. Oltre alle complicazioni. Ci sarà molta gioia".
La scrittura di Meg Mullins, in questo suo romanzo d'esordio, è delicata e toccante. I sentimenti di Ushman sono descritti in modo poetico. Ma soprattutto questo libro invita a riflettere sulla difficoltà di creare legami in un mondo in cui pure si è circondati da milioni di persone.



Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: Il mercante di tappeti
  • Titolo originale: The rug merchant
  • Autore: Meg Mullins
  • Traduttore: S. Piraccini
  • Editore: Ponte alle Grazie
  • Data di Pubblicazione:
  • ISBN-13: 9788879287975
  • Pagine: 221
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

 

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