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17 maggio 2013

Prima che sia notte - Reinaldo Arenas

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I Contenuti

Scrittore e omosessuale: due colpe imperdonabili per il regime castrista, che perseguitò Reinaldo Arenas, lo incarcerò lo colpì negli affetti e lo condannò a un umiliante programma di riabilitazione. Arenas riuscì a fuggire, ma l'esilio gli rivelò altri orrori: l'ambiguità presente nel mondo degli esuli cubani, così come l'ipocrisia della sinistra occidentale, viziata dal mito della rivoluzione cubana.
Nella sua struggente autobiografia, uno dei massimi scrittori cubani delle ultime generazioni ripercorre tutta la sua esistenza, la lotta per la sopravvivenza, gli interrogatori, la fuga, la malattia. Congedandosi tuttavia, prima del suicidio, con parole in cui risuona uno slancio di speranza e libertà.


La Recensione

Quando Reinaldo Arenas iniziò a scrivere la sua autobiografia era ancora giovane, era ancora a Cuba, la più florida e per questo potente, pericolosa manifestazione della vita e della vitalità, così nemica ai regimi. Scriveva nei boschi, di nascosto, con il sole unico complice; ogni giorno si affrettava a terminare, prima che arrivasse la notte.
Quando Reinaldo Arenas terminò la sua autobiografia era non di molto più vecchio, malato di AIDS, in esilio. Un'altra notte minacciava di giungere, la morte. Eppure, combattente fino all'ultimo, mentre la sua sfacciata fortuna, che innumerevoli volte l'aveva salvato, scivolava via, fu per sua stessa mano che morì, sottraendosi a chiunque e qualunque cosa avesse tentato di decidere della sua vita.
Nella sua autobiografia, che ripercorre una vita umile eppure pulsante, energica, instancabile, che non si piega mai, Arenas intreccia gli affetti e le passioni e i tormenti: gli uomini che l'Isola ha offerto al suo desiderio insaziabile (più di cinquemila, proclama); la passione della scrittura, soffocata dal regime, tradita dagli amici scrittori ipocriti, mai ripagata dagli editori stranieri; i regimi, prima quello di Batista, poi quello di Castro, e quella brevissima, di una illusoria felicità, parentesi rivoluzionaria cui aveva pure aderito, salvo indovinare ben presto il colore dell'operazione condotta dal lider maximo. L'amore (omosessuale), la scrittura, la politica sono le tre passioni di Arenas, ma anche i tre volti di Cuba, che l'autore demolisce e ricostruisce in un infinito gioco di specchi: Cuba è l'isola di sole e mare, di spiagge popolate di bei ragazzi, di amori urlati con vitalità e fierezza; Cuba è anche l'immenso salotto letterario che Arenas e i suoi popolavano, un salotto umile, alla buona, più una taverna che un circolo di intellettuali; Cuba è, ed è diventata soprattutto, l'isola del mare negato, delle spiagge popolate di militari, delle prigioni e dei campi di lavoro forzato.
Con una scrittura dolce, ma che sa anche essere feroce, Arenas esalta la vita laddove il regime vorrebbe schiacciarla: geniale intuizione che pagò sulla sua stessa pelle, l'unico modo per contrastare i regimi è quello di esaltare la vita, e per uno scrittore omosessuale come lui, non c'era provocazione migliore dell'amore omosessuale. Tutte le dittature sono caste e antivitali, afferma Arenas: e per questo canta di giovani belli e sani che urlano il loro amore al mondo intero. Non è un caso che il regime l'abbia arrestato proprio per questo: per quanto fosse stata solo una scusa per nascondere all'estero l'arresto di un celebre scrittore per le sue posizioni politiche, viene da pensare che omosessualità e anticomunismo fossero una sola cosa, che Arenas fosse stato davvero più pericoloso come omosessuale che come scrittore antiregime. Sicuramente più pericoloso di molti altri, che ben presto si sono piegati, ritrattando, riscoprendosi fedeli al regime: la lista di traditori è lunga, Arenas non risparmia nessuno, pure quel Marquez che giudica il più ipocrita di tutti, sputando su quel Nobel che avrebbe attribuito a Borges, mal visto dal regime.
Nei giorni di terrore a Cuba, un amico gli disse: ricordati che la nostra unica salvezza è la parola. Scrivi. E Arenas scrisse. Adesso sta a voi leggerlo.


Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Prima che sia notte
  • Titolo originale: Antes que anochezca
  • Autore: Reinaldo Arenas
  • Traduttore: E. Dallorso
  • Editore: Guanda
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • Collana: Le Fenici tascabili
  • ISBN-13: 9788882466794
  • Pagine: 325
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,50 Euro

03 giugno 2012

Portrait - Joyce Lussu

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I Contenuti


L'ironica e spregiudicata autobiografia di una donna irriducibile.
Dalla Firenze degli anni Venti alla Heidelberg di Jaspers, dalla clandestinità alla guerra antifascista, dall'incontro con il grande patriota Emilio Lussu ai viaggi alla ricerca di poeti da tradurre, da Giustizia e Libertà al '68, dalle lotte femministe a quelle del popolo curdo e infine a quelle ambientaliste.
La storia di una donna che non voleva essere considerata speciale ma che ha anticipato ogni tempo.
La storia di una donna che con parole semplici, sincere, spesso forti e disarmanti, fa riflettere su questioni pubbliche e private, sulla guerra, la politica, la religione, su realtà importanti come il rapporto uomo-donna e il rapporto genitori-figli.
La storia di "una donna per" ovvero "costruttiva, generosa, capace di vedere il lato positivo e le possibilità della vita", come scrive Giulia Ingrao nella sua Prefazione.

La Recensione

"Se dovessi scrivere la mia storia, prenderei come punto di riferimento il rapporto con il cibo e le bevande, che da tanti decenni continuano a carburare questa mia carcassa, con sempre rinnovata soddisfazione poetica..."

Nel leggere il breve autoritratto che Joyce Lussu, al secolo Gioconda Salvadori, ha lasciato di se stessa si realizza subito che non si tratta di una vera e propria autobiografia nel senso tradizionale del termine.
Eppure, dal momento che di tradizionale in Joyce Lussu c'era veramente - a quel che è dato capire - poco, forse questo schizzo parziale di sé, tracciato con mano ferma e con una tavolozza dai colori sgargianti, è quanto di più corrispondente alla persona si possa desiderare.
Il leit motiv del lungo piano sequenza cinematografico che Joyce Lussu lascia come testimonianza, disincantata e non seriosa, di sè è il suo profondo attaccamento alla realtà materiale della vita, scevro di pregiudizi moralistici, di paturnie religiose, di sensi di colpe o ansie interiori.
Molto di questa attitudine strettamente pragmatica con cui l'autrice morde e assapora il midollo della vita è legato ai tempi difficili che si è trovata a vivere, prima la dittatura fascista, poi l'ecatombe della seconda guerra mondiale e la resistenza partigiana, infine i ritmi frenetici della ricostruzione. Tutte situazioni che, di certo non augurabili, hanno creato in lei una fame inesauribile per la vita.
Parte nei suoi ricordi proprio dal rapporto con il cibo come veicolo di un desiderio straripante: dalla mancanza alla lotta per ottenerlo, dalla voluttà nel gustarlo alla consapevolezza di quanto il superfluo sia lontano dal sufficiente.
La sua vita è una continua militanza nel rispetto di un credo ideale modernissimo, anche oggi, e fondato sull'apertura al diverso e sulla laicità, sul valore della condivisione come fonte di arricchimento, materiale e morale.
Proveniente da una famiglia nobile ma con genitori dediti all'idea socialista, Joyce Lussu ha modo di conoscere personaggi della cultura come Benedetto Croce a Napoli e Karl Theodor Jaspers a Heidelberg, provandone le debolezze nei confronti dei regimi totalitaristi, e trova il complemento affettivo ai suoi valori nella relazione, incredibilmente aperta e insolita per quei tempi, con il partigiano di Giustizia e Libertà, poi ministro e senatore nell'Italia Repubblicana, Emilio Lussu.
La natura di questo, che è molto più di un legame coniugale secondo la forma, sta nell'impulso che Joyce ne riceve a inventare sempre nuove sfide per mantenere vivo e fattivo il rapporto con l'ingombrante marito: da questo, oltre che dalla formazione culturale, nasce il bisogno di farsi interprete, anche materialmente come traduttrice, delle istanze delle culture terzomondiste in lotta per la liberazione dalle potenze coloniali, così come aveva lottato per liberare l'Italia dal Nazifascismo.
Attiva nel campo della poesia e delle letterature di aree del mondo a quei tempi lontane non solo geograficamente, Joyce Lussu ha portato in Occidente per prima le opere di poeti come il turco Nazim Hikmet e l'angolano Agostinho Neto, ha affrontato la questione curda conoscendo personalmente Jalal Talabani, attuale presidente iracheno, ha viaggiato in lungo e in largo, dalla Cina a Cuba per fare da ponte tra mondi e culture lontani ma non inconciliabili, se guardati con mente libera e sorriso aperto, come quello della sua foto.
Non si deve considerare quest'autoritratto una biografia fedele: oltre alla data di nascita mancano tanti episodi importanti di un documento ufficiale, per esempio il primo matrimonio, precedente a quello con Lussu, non viene affatto menzionato e forse non avrebbe fatto male aggiungere qualche spiegazione per fatti, riferimenti e personaggi citati dall'autrice ma che al lettore di oggi possono non essere così noti o evidenti.
Quello che conta però è lo spirito impegnato e ottimista, mai egocentrico o presuntuoso ma sempre proteso verso l'altro, il diverso, il bisognoso, non per senso di pietà ma per desiderio di condivisione e viva curiosità verso l'ignoto, che anima i molteplici percorsi di Joyce Lussu.
In tanti campi ha svolto attività di pioniere e di elemento di rottura, mai con gesti eclatanti ma sempre in modo concreto: per esempio anche sulla questione femminile, ben prima dell'esplosione movimentista degli anni '70, praticava con la propria vita il credo dell'indipendenza e dell'autonomia, intese come rispetto delle aspirazioni individuali, anche all'interno dei complessi intrecci famigliari.
Non parla molto della sua vita affettiva come madre, forse anzi lo fa in misura maggiore per il suo diventare nonna, e spesso usando l'espediente stilistico dell'enumerazione, dell'elenco, del polisindeto per non rendere evidente la profondità della partecipazione emotiva a questi eventi.
Allo stesso modo il dolore per la perdita del compagno di una vita prende la forma delicata e sorridente di una poesia, in cui il ricordo della felicità vissuta insieme è capace di superare - almeno in apparenza - il dolore dell'assenza.
E inevitabilmente l'immagine che, leggendo, viene da associare a questa donna si materializza in un sorriso, solare e sommessamente aperto.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Portrait
  • Autore: Joyce Lussu
  • Editore: L'asino d'oro
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Omero
  • ISBN-13: 9788864430768
  • Pagine: 145
  • Formato - Prezzo: Paperback - Euro 12,00

15 marzo 2012

Un giovane americano - Edmund White

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I Contenuti

Primo volume della acclamata tetralogia parzialmente autobiografica di Edmund White, racconta la formazione di un adolescente negli Stati Uniti ingenui e moralisti degli anni Cinquanta. Il terrore degli altri, il senso di solitudine, il desiderio di appartenere al gruppo e di diventare popolare, l'indifferenza del padre, l'eccessivo attaccamento della madre, lo sforzo di capire se stesso. Sono questi i dolori, le angosce e le aspirazioni che il giovane protagonista fronteggia, immergendosi nell'arte e nell'immaginazione. Universi che considera più decifrabili e abitabili, ma che non riescono a esentarlo dalla vita. Questa, infatti, incombe nella forma del desiderio per gli uomini, costringendolo a combattere senso di colpa e vergogna, per arrivare, infine, a una più piena consapevolezza di sé.

La Recensione

Prima parte di una tetralogia autobiografica, questa storia di un giovane americano si distingue per la sua accecante bellezza in un panorama ricco di storie simili.
Il racconto scordinato, non progressivo cronologicamente, con salti improvvisi avanti e indietro nel tempo, scardina di fatto la classica struttura del bildungsroman, liberandolo dalle grinfie del genere e permettendogli di librarsi in volo. I pochi, ma sostanziosi capitoli, sono quasi delle storie indipendenti, che mostrano lo stesso personaggio profondamente mutato, calato in un contesto ogni volta diverso: prima un amore estivo sullo sfondo del rapporto complicato col padre, poi la vita da disadattati con l'ossessiva madre e la sorella, poi esperienze della più tenera infanzia, e quelle più mature in un colleggio per soli ragazzi. Il giovane americano si muove in uno scenario sconfinato, che muta davanti ai suoi occhi, ed è proprio nel mutare che si accorge sempre di più di quel che resta, di quella costante che altro non è che il residuo dell'io. Una costante problematica, incarnata fondamentalmente in una omosessualità sofferta e liberatoria insieme, soffocata e poi cercata.
Ciò che colpisce ben presto il lettore è soprattutto il grandissimo stile. Edmund White può vantare una scrittura meravigliosa, un lessico ricchissimo, uno stile che si compone in larga parte di metafore e analogie spietate.
Immensa è poi l'introspezione psicologica; la psicanalisi torna in diverse forme nel romanzo, ponendosi, imponente, come lente d'ingrandimento e chiave di lettura dell'intero romanzo, così da rivelare, alla fine, un intreccio invisibile che unisce quelli che sembravano episodi sconnessi, in ordine casuale.
Un monologo, un racconto, una confessione, soprattutto; Un giovane americano è un autoritratto che si fa a pezzi da solo, squarcia la tela e vi mostra tutto quello che c'è dietro.


Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Un giovane americano
  • Titolo originale: A Boy's Own Story
  • Autore: Edmund White
  • Traduttore: A. Bocchi
  • Editore: Playground
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788889113578
  • Pagine: 240
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro

28 febbraio 2012

Tre anni di Blog - Giveaway #12: Portrait di Joyce Lussu

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Cari lettori, ci stiamo avvicinando alla fine della nostra maratone di giveaway, questo è infatti il penultimo appuntamento e il romanzo  che vi proponiamo è una novità appena pubblicata e di un genere un po' particolare: parliamo di Portrait di Joyce Lussu, l'autobiografia di una donna unica sotto molti punti di vista, una sorta di "Diario di Anna Frank" a lieto fine.
Per partecipare ai giveaway dovete essere followers pubblici del blog (se non lo siete, è sufficiente andare nella colonna a sinistra e cliccare su Unisciti a questo sito), compilare il form, e infine lasciare un commento di senso compiuto a questo post, magari scrivendoci perché vorreste leggere questo libro.
Come sempre non c'è un limite ai giveaway a cui potete iscrivervi e che avete tempo fino a giorno 3 marzo a mezzanotte: il giorno 4 avverrà l'estrazione.

Ecco la scheda del libro:




Portrait. L’ironica e spregiudicata autobiografia di una donna irriducibile: dalla Firenze degli anni Venti alla Heidelberg di Jaspers; dalla clandestinità, alla guerra antifascista; dall’incontro con il patriota Emilio Lussu, alla ricerca di grandi poeti da tradurre, dal ’68, alle lotte femministe e a quelle del popolo curdo e più recentemente ambientaliste. La storia di una donna che non voleva essere considerata speciale. Una donna vitale, intelligente, coraggiosa che, raccontando se stessa svela pensieri e passioni, denunciando, con una semplicità e immediatezza spesso disarmanti, verità enormi e problemi di tutti i giorni, sia politici che umani. Ecco una lettura dei fatti vissuti in prima persona che, con parole semplici e toccanti fa aprire gli occhi su realtà importanti e profonde: dal rapporto uomo-donna a quello genitori-figli. Attività politica, interessi personali, affetti, identità sociale, speranze concrete per il futuro: tutto questo era Joyce Lussu, senza mai perdere la sua vitalità, il suo entusiasmo, il suo pensiero e la sua ricerca personale, mai come ora un vero punto di riferimento per tutti.

Joyce Lussu, ovvero Gioconda Salvadori, nasce a Firenze l’8 maggio 1912, da genitori marchigiani con ascendenze inglesi. Insieme al fratello entra a far parte del movimento “Giustizia e Libertà” e nel 1938 incontra Emilio Lussu, con cui condivide la drammatica e spericolata vicenda della clandestinità nella lotta antifascista. Vive da protagonista i primi passi della Repubblica Italiana; promotrice dell’Unione Donne Italiane, milita per qualche tempo nel Partito Socialista Italiano e nel 1948 entra nella direzione nazionale del partito. Muore a Roma il 4 novembre 1998, all’età di 86 anni.


Portrait di Joyce Lussu

L'asino d'oro, 2012
Brossura, 12.00 Euro


Un sentito ringraziamento alle casa editrice L'asino d'oroper la sua  disponibilità, vi anticipiamo che a breve Portrait verrà recensito su queste pagine da Polyfilo.
 

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