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28 febbraio 2012

L'estate è finita - Rita Massaro

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I Contenuti

Una casa nella campagna siciliana per ricordare quello che è stato e per fare i conti con il presente. L'estate è finita, ma la vita va avanti. Chiara, 17 anni, siciliana. Ogni giorno trascorre identico a quello appena passato, ogni anno le solite vacanze nella solita casa di campagna con i soliti amici, Marta e Valerio. La voglia di qualcosa di nuovo comincia a farsi sentire, il desiderio di amare qualcuno inizia a essere forte. Qualcuno che non sia quel gran bravo ragazzo di Valerio. Non immagina neanche quanto rimpiangerà il vento del cambiamento che la fine dell'estate porta con sé. Chiara, sempre quella Chiara, solo verso i 30 anni. È sola nella vecchia e polverosa casa di campagna in cui era solita passare l'estate. Niente è rimasto come allora, la polvere e il tempo hanno usurato tanto la casa quanto le persone che vi ruotavano attorno. In mezzo a tutto quell'abbandono, l'unica cosa che può fare è guardare dalla finestra e ricordarsi di quelle estati sempre immobili ma così piene di vita. Ancora non sa che aprendo la finestra tornerà quel vento d'estate.

La Recensione

Una piccola premessa: la sottoscritta non ha nulla contro i libri prettamente femminili. Non è il mio genere preferito, è vero, ma nemmeno lo disdegno, e alcuni dei miei libri prediletti –come La casa degli spiriti di Isabel Allende o La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier – hanno un taglio decisamente femminile e hanno saputo farmi innamorare per questo.
Banalmente, non è il genere che conta, e nemmeno tanto l’originalità del plot: gli ingredienti sono importanti (non si può cucinare una torta usando il sale al posto dello zucchero) ma è fondamentale come siano mescolati e preparati. L’estate è finita, mi duole dirlo, è un concentrato di cliché messi insieme senza particolari sviste, ma in modo così piatto e banale che la lettura risulta quasi soporifera.

Chiara, una donna siciliana, torna trentenne nella casa di campagna in cui ha trascorso infinite estati nel corso della sua adolescenza. Percepisce immediatamente un profondo legame con quella terra di cui non si è mai resa conto, e le stanze polverose, la finestra esposta alla monotonia dei campi, la sensazione di abbandono, attivano in lei la rievocazione di un’estate cruciale, il giro di boa della sua vita: i mesi estivi dei suoi diciassette anni. Storie di vita quotidiana, giochi e chiacchiere tra ragazzi, qualche pruritino nei confronti di Valerio, il fratello della migliore amica Marta, più adulto e già preoccupato per il suo futuro. Finché la ripetitività delle estati sempre uguali a se stesse viene spezzata dall’arrivo di Luca, facoltoso quanto apparentemente superficiale diciannovenne, la cui madre ha acquistato una tenuta del circondario per trasformarla in albergo.

Luca, naturalmente, è l’opposto di Chiara: bello, dannato e depresso, sembra non provare interesse per nulla che non sia la discoteca e la sua macchina sportiva. Naturalmente la protagonista ne è attratta e insieme repulsa, e naturalmente Luca senza indugio riconosce in lei una ragazza diversa da tutte quelle che ha conosciuto. Chiara, di fatto, di particolare non ha nulla, e risulta alternativa e simpatica solo in un universo letterario in cui tutti gli altri adolescenti sono stupidi e superficiali perché vanno in discoteca, fumano erba e bevono vino, mentre la protagonista si vanta del suo perbenismo al punto che persino del non fare il bagno dopo mangiato ne fa una questione di puntiglio. Ciò non le impedirà di pendolare incessantemente tra Valerio e Luca, apprezzando ora il senso di protezione che le ispira il primo, ora la vita borderline del secondo. Nemmeno Luca, d’altronde, si mostrerà capace di tenere il piede in una sola scarpa.

Impossibile raccontare altro senza rovinare quel po' di  interesse che la trama serba per il lettore. L’estate è finita narra la stagione che segnerà la maturazione della protagonista femminile, tentando di affrontare senza mai risultare convincente o esauriente i temi della depressione, della responsabilità familiare, dei problemi del Sud, dell’attrazione verso due poli opposti, delle difficoltà della crescita, della tensione tra tradizione e modernità in un momento di passaggio come gli anni Ottanta. Tanti ingredienti immessi alla rinfusa nel calderone e conditi con una banalità che a volte ha dell’imbarazzante.
Non si salva nemmeno lo stile, piuttosto sciatto, con una punteggiatura che ogni tanto vaga alla rinfusa e fastidiosissimi fin’ora. Un libro per donne che vogliono rilassarsi in spiaggia con una lettura scorrevole e per nulla pretenziosa.

Giudizio:
+1stella+ (e mezzo)

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: L'estate è finita
  • Autore: Rita Massaro
  • Editore: Absolutely Free
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Penelope
  • ISBN-13: 9788897057376
  • Pagine: 213
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,90 Euro

20 settembre 2011

Io sono Max - I. W. Survive

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I Contenuti

Max è un terremoto. Inquieta, testarda, bella. Ha scoperto l’amore e il sesso con un’altra donna, e questa donna oggi la sta lasciando.
Come fai ad andartene per una che conosci da tre giorni? Ma Lili se ne va, seguirà la sua cometa e Max comincerà a franare.
Dovrà lottare contro tutto: contro i fantasmi di ieri, le prime carezze e il corpo di Lili, l’irruenza di quell’amore che a vent’anni le ha stravolto la vita, e contro i fantasmi di oggi, la gelosia, le notti in bianco, i goffi tentativi per riconquistare qualcosa di irrimediabilmente perduto. Solo l’incontro con un’altra donna, Leo, miss Orlando, il fuoco nei capelli e un uomo per compagno, risveglierà in Max il coraggio di rischiare ancora. Riscoprendo il piacere sottile della seduzione, l’imbarazzo e lo stupore di un’altra prima volta. “Io sono Max” è proprio come la sua protagonista: un terremoto di ironia e sentimenti. Se tutti nella vita siamo stati Max, forse nessuno l’ha mai raccontato così.

 
La Recensione

Scorrevole, sincero, si divora in un attimo, non solo per piccole dimensioni (130 paginette formato pocket) ma per la capacità di questa piccola storia di coinvolgere in prima persona ognuno di noi.
Come recita il risvolto di copertina, tutti siamo stati Max, una volta nella vita. Uomini o donne, non importa, a quasi tutti è capitato di perdere un amore che si riteneva eterno e di dover affrontare il faticoso calvario che conduce al riappropriarsi della propria vita dopo un abbandono. 
I.W.Survive (simpatica e calzante scelta dello pseudonimo) mette su carta quest'esperienza attraverso le parole di Max, giovane, bella, divertente, piantata per un'altra da un giorno all'altro dalla donna con cui era fidanzata da otto anni. In Max si alternano rabbia, incredulità, sconforto, disillusione e l'immane fatica di voltare pagina, in un flusso di coscienza rapido, ironico e travolgente, in sintonia con la personalità esuberante della protagonista. C'è il dramma ma non il melodramma: si avverte e si partecipa alla sofferenza di Max senza scadere in un clima da soap opera che trasformerebbe la storia in un polpettone dozzinale. Al contrario l'autore/autrice (?) con uno stile brillante e genuino e grazie ad un finale fuori dagli schemi riesce a trasformare una storia semplice e non originalissima in un racconto divertente che cattura l'interesse del lettore dalla prima all'ultima pagina.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Io sono Max
  • Autore: I.W.Survive
  • Editore: Absolutely Free Editore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Off Topic
  • ISBN-13: 9788897057291
  • Pagine: 134
  • Formato - Prezzo: Copertina morbida - Euro 10,00

14 settembre 2011

Gli ImplacCabili - Giorgio Cimbrico

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I Contenuti

Ci sono le vittorie. E ci sono le sconfitte. Ma soprattutto ci sono loro, gli “implaccabili” del rugby. Quelli che niente è riuscito a buttare giù. Né gli avversari, né la vita.
Giorgio Cimbrico, penna storica dello sport e del rugby, è andato a cercare queste storie, su una strada che è fatta di fatti, di uomini e luoghi che il trascorrere del tempo ha trasformato in magnifici, irrinunciabili compagni di viaggio, che hanno acceso la fiamma della curiosità, che hanno condotto alla commozione, che hanno costretto a una ricerca capace di eliminare i sedimenti che si erano attaccati addosso, come le conchiglie sulla chiglia di una vecchia barca.
Un libro che vede la luce nell’anno dei Mondiali, per raccontare i personaggi indimenticabili della palla ovale. Un libro che mescola emozioni, ricordi e luoghi storici di questo sport.
Storie che raccontano un'epoca in cui il rugby è stato un'arte e un cozzo, un improvviso e una variazione sulla tastiera del prato, una discesa verso gli inferi nel fango più vischioso, una scommessa, un azzardo, una risata, un rimpianto, una visione e una preghiera, avrebbe detto Dylan Thomas, che a rugby non giocò mai, ma era gallese e questo può bastare.

La Recensione
Io non sono stato a una scuola dove lo giocassero e non posso apprezzare il rugby in tutta la sua bellezza.
Posso seguire il gioco nelle sue linee generali, naturalmente, e ne conosco le regole più importanti. So che tutto consiste nel portare la palla attraverso il campo, comunque sia, è nel depositarla oltre la linea avversaria. So pure che per intralciare questo programma ogni giocatore può tentare un certo numero di assalti e fare a un suo simile cose che fuori del campo gli frutterebbero al minimo quaranta giorni di prigione senza la condizionale, con l'aggiunta di una paternale del signor giudice.
(Phelam Grenville Wodehouse, scrittore inglese)

Comincio con una precisazione: sto scrivendo questa recensione mentre guardo Scozia-Georgia, partita valevole per i gironi di qualificazione del mondiale di rugby 2011 in Nuova Zelanda, da un canale streaming in internet alle dieci del mattino. Guardare trenta uomini grossi come orsi e veloci come lepri dopo aver letto le storie contenute nel libro di Giorgio Cimbrico mi ha fatto scendere più di una nostalgica lacrimuccia, pensando ad un tempo in cui il professionismo era un peccato mortale e i giocatori erano anche minatori, operai, medici, soldati o lord di Sua Maestà. Tutto comincia con William Webb Ellis che prese la palla con le mani e corse in avanti fino a schiacciare la palla oltre la linea finale della metà campo avversaria. Con tutta probabilità non fu completamente conscio delle conseguenze che il suo gesto ebbe. Poi ci fu L'"Età degli eroi", come si potrebbe chiamare quel periodo che si potrebbe collocare tra la fine del diciannovesimo secolo e la fine degli anni venti del novecento. I nomi sono sconosciuti ai più: Nepia, Parke, du Manoir, Wakefield; nomi di eroi protagonisti di leggende perse nel tempo e ricordate solo dagli appassionati più attempati, nomi che hanno però costruito uno sport che ora è giocato in ogni angolo del mondo. Le loro vite non furono fatte di solo sport e spesso si intrecciarono con la Storia, quella dei libri di scuola, quella sanguinosa giocata nelle trincee e nei cieli di tutti il mondo.
Poi ci sono anche giocatori più recenti che tutti gli appassionati di rugby conoscono come Gareth Edwards, autore della meta considerata la più bella della storia e Jonny Wilkinson, il giocatore che più ricorda i pionieri d'inizio secolo in quanto a dedizione alla causa. Manca Jonah Lomu, il rugbista per eccellenza, con tutta probabilità perché considerato fuori contesto.
Nel libro Cimbrico racconta inoltre dei luoghi, il Twickenham di Londra su tutti, di un cronista, quel Bill McLaren che fu la voce del rugby per cinquantatre anni, di un giocatore, di un attore, Richard Harris, che in gioventù aveva praticato e poi per tutta la vita adorato questo sport, Gareth Thomas, così coraggioso da dichiararsi pubblicamente gay in un mondo "machista", di un altro, Mike Tindall, novello sposo della nipote della regina e di uno strano gioco della "palla giocata con le mani e i piedi" che fu vietato in Inghilterra durante il quattordicesimo secolo.
"Gli implacCabili" di Giorgio Cimbrico risente della enorme quantità di dati da elaborare e della esigua disponibilità di spazio. Il taglio è quello del racconto cronistico di non più di cinque pagine per capitolo, anche se con uno stile appassionante e mai pesante, adatto a raccontare le gesta degli eroi di uno sport che dai più viene considerato per caproni senza cervello, ma che invece rivela spesso un'anima colta che poche altre discipline possono eguagliare. Basti guardare quanti grandi letterati hanno lasciato citazioni acute a proposito del rugby, Da Dylan Thomas a Oscar Wilde, da P.G. Wodehouse ad Alessandro Baricco. Il libro però rimane consigliabile solo ad una stretta cerchia di appassionati. L'argomento che tratta ha bisogno di una conoscenza di base, sia storica che rugbistica, molto alta e spesso si fa fatica ad orientarsi nella giungla di nomi ed eventi riportati. In più, e questo esula dall'autore, l'editor non ha fatto un buon lavoro e capita non raramente di trovarsi davanti ad errori di sintassi o di scambio di lettere. In conclusione, "Gli implacCabili" è una serie di racconti utili per conoscere personaggi che hanno fatto la storia di uno sport in continua ascesa, il rugby. Purtroppo rimarrà un prodotto di nicchia, ma gli amanti dello sport, quelli che si alzano alle cinque del mattino per vedere il mondiale neozelandese in corso, che non vogliono rimanere fermi alla palla ovale giocata ma che avessero intenzione di iniziare ad approfondire le conoscenze sulle radici di questo gioco avranno pane per i loro denti. Con prefazioni di Giancarlo Dondi, presidente della FIR (Federazione Italiana Rugby) e di Luciano Ravagnani, voce autorevole e giornalista de "La meta" e "Rugby!".
Buon mondiale a tutti!

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: Gli implacCabili
  • Autore: Giorgio Cimbrico
  • Editore: Absolutely Free Editore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788897057338
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Copertina morbida - 13 Euro

12 luglio 2011

Nuda vita - Daniela Frascati

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I Contenuti

Il corpo è quello di una ragazza qualunque, Delfina, che in seguito ad un incidente stradale entra in quel sonno profondo di cui non è dato sapere nulla.
Chi rimane sveglio invece sono tutte le persone che dall'altra parte, in una stanza di ospedale, le ruotano intorno con un solo imperativo categorico: farla svegliare. E se fosse proprio lei a non volersi svegliare? Da una parte, i pensieri e le visioni di una giovane donna in coma.
Dall'altra, la girandola di amici, parenti e familiari che si affollano sul guscio apparentemente vuoto della protagonista.
Un’opera struggente di Daniela Frascati, che esplora su un duplice binario la vita e ciò che di essa rimane.

La Recensione

Nuda Vita è un romanzo, per così dire, doppio nel senso che si svolge su due binari paralleli: quello che coinvolge il viaggio in se stessa di Delfina in un mondo di sonno dal quale non vuole tornare e quello reale, in cui Delfina è solo un corpo in balia delle ansie e delle aspettative della madre, del fidanzato, dei parenti. Il romanzo alterna la narrazione di quanto accade intorno alla ragazza in coma alla descrizione delle sensazioni che attraversano il suo mondo interiore. Nel mondo reale il tempo scorre lineare e inesorabile, ogni azione è calcolata e organizzata da Fiore, la mamma di Delfina, che pretende di gestire la vita della figlia anche ora che è in coma e percepisce l'assenza e il rifiuto della figlia a tornare come una sfida alla sua autorità. Intanto invece Delfina è chiusa in un universo inconsistente dove il tempo non esiste e si trova a percorrere strade talvolta avvolte dal buio più denso e altre volte pericolosamente vicine al "limite".
Sono sottoposta al vuoto come un pendolo che nel vuoto trova la sua ineluttabile ragione, rapito dalla vibrazione che lui stesso genera e da cui è generato.
Tuttavia quello del coma non è il tema centrale del libro, è solo il punto di partenza per parlare di mille altri argomenti: il rapporto tra una madre asfissiante e una figlia all' apparenza troppo remissiva, il complicato contesto familiare, l' amore estremo e travolgente che la Frascati sa descrivere con grande abilità. Vero fulcro del romanzo però è la scissione tra mondo interiore e mondo corporeo che è anche il motivo per cui Delfina ha perso se stessa e non può ritornare alla vita:
Ma, io, non sono quel corpo. Più lo manipolano e credono di incrinarne l’involucro per portarmi fuori, e la paratoia che ci divide appare esigua e cedevole, tanto più sono lontana. Io non sono dove loro mi cercano.
E proprio questa frattura risulta, non solo la cifra caratterizzante, ma anche l' elemento di maggiore interesse del romanzo. Lo stesso linguaggio rispecchia questa dualità: intenso, concreto, strutturato nelle parti narrative diventa sfumato, rarefatto, quasi poetico quando si fa espressione in prima persona di Delfina.
L' unica cosa che mi ha lasciata perplessa di questo libro è stato il finale, a mio avviso, un po' troppo frettoloso. Daniela Frascati mi aveva sorpreso per la sua imprevidibilità, per l' originalità dei suoi fulmen in cauda ma in questo l' elemento finale mi appare troppo in contrasto col resto della narrazione, come se stonasse. Detto questo, mi sento comunque di affermare che Nuda vita è un libro che va letto non solo per la raffinatezza dello stile ma soprattutto perché riesce a racchiudere la "Vita" e a farcene comprendere la potenza.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: Nuda Vita
  • Autore: Daniela Frascati
  • Editore: Absolutely Free
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788897057161
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: ebook - 4,99 euro

28 giugno 2011

Chi di noi due - Renata D' Amico

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I Contenuti

C’era un ragazzo chiamato Michele, come l’arcangelo, nato senza il mignolo del piede e soprannominato per questo l’Incompleto. Era cresciuto con suo nonno a Villa Paradiso e da grande voleva fare il poeta viaggiatore.
C’era poi Iris la matta, quella che parlava con gli angeli e che Michele, da bravo eroe, voleva liberare e portare con sé. Iris viveva a Villa Paradiso.
Rosetta la sarta, mamma di Michele, aveva una certa abitudine: cuciva, cuciva, ma non levava mai il filo dell’imbastitura, un po’ come se lasciasse le cose a metà. Rosetta era sposata con Giovanni, un uomo grezzo come il sale che scavava. Giovanni voleva che Michele facesse il giudice. Non avrebbe mai capito suo figlio.
Il nonno di Michele non si arrabbiava mai e aveva tanta pazienza, quella pazienza che nasce in chi ha a che fare con la natura, perché sa che per ogni cosa ci vuole il suo tempo. Non si può dare fretta a un fiore.
Villa Paradiso accoglieva anche il nonno. Strano nome per un manicomio.

La Recensione

Michele nasce a mezzanotte, come David Copperfield gli piace pensare, e nasce privo del mignolo del piede destro.
Se fosse nato in un'altra parte della terra, avrebbe significato che il bambino era destinato a grandi cose, ma qui, a questa latitudine, indicava semplicemente che Michele era un piccolo essere umano segnato dalla sfortuna. Quasi fosse che il destino di ciascuno sia deciso dal parallelo in cui nasci.
Alla sua latitudine Michele è, per tutti, l' Incompleto tanto che lui stesso sente la mancanza di qualcosa che ricerca ossessivamente nelle tasche, sotto i polsini della camicia, dietro il bavero della giacca. Per ogni persona del paese, per i compagni di scuola, per i suoi stessi genitori Michele è un enigma indecifrabile e non per la sua anomalia fisica ma perché quell'anomalia sembra condurre a qualcosa d'altro, ad un legame misterioso con la dimensione angelica e al tempo stesso con quella demoniaca. Michele resta un mistero per tutti. Per tutti, eccetto che per Iris.
Iris... La sua stella polare, Iris la musa e il sole che sorge, Iris il suono che giunge leggero alle orecchie, Iris la luce che illumina il cammino.
Da bambina, i genitori di Iris l'avevano soprannominata "signorinano" e, giunti al punto di non sapere più come gestire tutti i suoi no, l' avevano spedita a Villa Paradiso. Ed è lei, è proprio Iris, Iris la matta l'unica che riesce a comprendere Michele, a comunicare con lui, a raggiungerlo realmente. Iris è anche l'unica che non pretende di tenere Michele ancorato alla terra, con i piedi ben piantati al suolo ma lo lascia libero di volare e di sognare.
Di questo libro ho apprezzato particolarmente il modo in cui vengono tratteggiati i personaggi: i genitori di Michele, come tanti genitori reali, incapaci di accettare che quel figlio può aver voglia di fare un percorso diverso da quello che avevano progettato per lui; il nonno che, al contrario, cerca di insegnargli a camminare con le proprie gambe; e in mezzo Michele con le sue incertezze, le sue scelte da fare, i sensi di colpa, le paure.
Renata D'Amico ci fa entrare in questa storia in punta di piedi, con la delicatezza di chi ti prende per mano per mostrarti qualcosa di importante. Man mano che si va avanti nella storia però sembra che il suo passo diventi più spedito e quasi si fa fatica a starle dietro, a capire dove ci sta conducendo, ad un certo punto sembrerà di aver imboccato la strada sbagliata, ma era proprio lì che voleva portarti, al punto di svolta inatteso per poi lasciarti ad assistere al sorprendente epilogo.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: Chi di noi due
  • Autore: Renata D'Amico
  • Editore: Absolutely Free Editore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Penelope
  • ISBN-13: 9788897057246
  • Pagine: 110
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,90

30 maggio 2011

La frivolezza del cristallo liquido - Irina Turcanu

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I Contenuti

Marta ha solo sedici anni, ma dietro i suoi occhi così belli si nascondono le incisioni di segreti inconfessati. Chisinau, Moldavia… La gioventù finisce presto, da quelle parti. La spensieratezza non c’è. La vita è dura, violenta. Se si è donne, giovani, carine si corre il rischio di finire sopraffatti. Come Marta, violabile e violata, colpevole senza colpe, eroina al contrario di una storia senza speranza. E in cambio c’è solo vendetta, morte, e altra sopraffazione.
La “Frivolezza” è quella dei sogni rincorsi. Ma la storia è densa, proprio come “il cristallo liquido” nel quale si annullano e trasformano gli anni teneri di una gioventù bruciata dagli altri.
Irina Turcanu scrive questa sua cronaca dei nostri tempi con mano intenerita e partecipe, eppure senza fronzoli, senza mediazioni. Il romanzo di una giovane scrittrice rumena, oggi italiana. Di cui sentirete ancora parlare.


La Recensione

Marta, alla tenera età di dodici anni, aveva intravisto una verità: con gli uomini bisognava fingere.
Ne è convinta Marta: fingere, dissimulare è l'unica possibilità per sopravvivere a Chisinau! Così passa l'infanzia e l'adolescenza mentendo ad un padre retrogrado, ad una madre bigotta, al fratello, alle amiche, ai ragazzi, alla nonna. Mente Marta perchè si sente fragile come il cristallo ma non ha intenzione di farsi infrangere, quindi adotta la maschera della ragazza disinvolta e insensibile. Mentendo, un po' anche a se stessa, fabbricandosi speranze puntualmente disattese, cresce, indubbiamente troppo in fretta e si trova a scontrarsi con una realtà così crudele che non valgono le sue finzioni a rendere meno amara.
Quello che la Turcanu delinea in queste pagine è il ritratto di una società che stupisce per il suo anacronismo:


Un uomo non violenta mai una donna se questa non fa qualcosa per attirarlo
Continua a ripetere il padre di Marta, come a dire che se la donna resta al suo posto (a casa a filare la lana?) non corre il rischio di essere importunata e non fa venire strane idee in testa a poveri uomini, stupratori di minorenni.
È un libro che dà fastidio questo perchè incrina la nostra illusione di ormai raggiunta parità dei sessi, ma è anche un libro che fa bene perchè costringe a prendere atto del fatto che ancora troppo spesso la donna non è altro che un capriccio, una merce di scambio, privata della possibilità di esprimere la sua volontà, capace di soddisfare il suo acquirente per qualche notte appena prima di essere ceduta al prossimo.
Una piccola nota personale: lo stile dell'autrice è chiaro e lineare, ma certe volte troppo piano, sembra quasi prendere le distanze dalle brutalità che racconta. In certi punti lo avrei forse preferito più aspro, più "incazzato".


Giudizio:
+3stelle+



Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: La frivolezza del cristallo liquido
  • Autore: Irina Turacnu
  • Editore: Absolutely Free
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Penelope
  • ISBN-13: 9788897057239
  • Pagine: 143
  • Formato - Prezzo: Euro 9,90

19 aprile 2011

Crisalide rosa - Cristiana Pivari

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I Contenuti
Che cos'è la vita? Una scalata verso la salvezza da se stessa, risponde Silvia, trentacinquenne più che carina, ragazza che non si sente né donna né bimba, scrittrice o forse scrittora, crisalide che magari, un giorno, sarà farfalla, ma con i suoi tempi e i suoi modi. Vi riuscirà? Non è detto, forse non è così importante il risultato finale, ma la ricerca di sé che Silvia conduce tra amiche e presunti uomini della vita, fra situazioni ai limiti del grottesco e lo scodinzolio del suo pelosissimo cane, riempie il libro di una fresca essenza vitale, questa sì irrinunciabile. Una Bridget Jones all'italiana? Solo in parte, anche se non mancano ossessioni personali, manie e stranezze della vita, e una buona dose di sarcasmo nell'osservarle. Più di Bridget, Silvia rappresenta le eterne ragazze di oggi, dà spessore ai loro pensieri, mette in piazza le ansie e i propositi. In fondo, si può restare crisalidi per tutta la vita, se non si ha la sicurezza di diventare una farfalla speciale.

La Recensione di Livia Medullina

Dopo due anni di terapia l'analista di Silvia non ha più dubbi: la sua paziente è affetta dalla "sindrome di Peter Pan". Per aiutarla a fare qualche progresso non trova di meglio che consigliarle di... scrivere! Scrivere, bisogna scrivere tutto quello che pensa, quello che sente, tutte le sue sensazioni. E così, armata di penna e quaderno, Silvia comincia il suo viaggio alla ricerca di se stessa, un viaggio in cui seguirla risulta piacevole e divertente.
Con uno stile vivace ed effervescente e un linguaggio da teenager (effetto della sindrome!) l'autrice ci racconta di questa single impenitente la quale in realtà è una ragazza insicura che non sa ancora cosa fare della sua vita, dei suoi sforzi per conoscersi, del suo tentativo di sfondare il suo bozzolo di crisalide:
Io sopravvivo e sono nella perenne attesa di Godot che non è venuto stasera, ma che sicuramente domani passa. È così che mi sento, ma non posso aspettare di farmi bianca in testa per capire che ho atteso invano.
Sulla sua strada si incrociano personaggi di ogni genere: dalla portinaia impicciona all'aspirante detective, passando per "i casi umani" dell'agenzia per il lavoro interinale in cui è impiegata. Si tratta di personaggi strani, qualche volta surreali ma ben delineati anche se in modo sintetico. Ognuno di essi prende parte al viaggio di Silvia, ognuno ha un piccolo ma fondamentale ruolo nel percorso di crescita della protagonista: l'anziana vicina Sandra, scrittrice in pensione, la avvicina alla scrittura; l'amica gallerista Noemi, convinta sostenitrice della reincarnazione, cerca di indicarle la via regalandole un libro di Coelho; l'incontro fortuito con l'onorevole B. la induce a riflettere sul rapporto tra politica, felicità e bene comune.
Crisalide rosa è un libro allegro, divertente, un libro che mette di buonumore, non pretende di rivelare grandi verità universali ma una cosa la insegna: a mettersi in gioco, a cercare la propria strada senza smarrirsi nella ricerca spasmodica della felicità.

Giudizio:
+3stelle+

La Recensione di Pythia

"Crisalide rosa" è un libriccino di poco meno di 170 pagine effettive che sta comodamente su una mano sola: formato insolito come anche la scelta della carta, lucida anziché la tradizionale opaca, che personalmente non trovo piacevole, forse perché è molto simile a quella dei testi scolastici. Si legge velocemente, ottimo per un pomeriggio in spiaggia, senza pretese di letture impegnate.
Gli ingredienti della tradizionale chick lit ci sono tutti: protagonista trentenne single, sofrtunata con gli uomini, lavoratrice, che vive da sola con un cane in un condominio che vanta una portinaia impicciona. Ci sono le amiche, quella svampita e quella più posata; c'è la collega antipatica; c'è l'incontro imprevisto con risvolto comico; c'è la ricerca di sé e di un perché. Tuttavia non brilla né per l'ironia né per i batticuori; lo stile molto simile a un blog perde la sua freschezza negli evitabilissimi paragrafi autoreferenziali, spesso decontestualizzati. Come ad esempio il trattatello "Considerazioni su felicità e politica", che tocca Rousseau, Jung e pure Coelho, senza arrivare da nessuna parte.
Alcuni personaggi sembrano inseriti solo per necessità narrative, mostrandosi senza spessore, che pure potrebbero avere, e risultando forzati cliché. La piscanalista in primis, che dà il la alla stesura del diario e che poi sparisce, per essere nominata qua e là: eppure avrebbe fornito spunti interessanti, vista anche la passione per Jung che traspare dalle pagine del romanzo. L'onorevole, imponente solo di mole; Stefano, l'amante che non sa di essere innamorato, che compare nei momenti meno opportuni per poi sparire fino alla successiva incursione strategica; e potrei anche citarli tutti.
Potrei definire "Crisalide rosa" un romanzo mancato: un titolo poco azzeccato, con quel "rosa" che è un di più; una trama che poteva essere ben più approfondita ma che si ferma alla toccata e fuga; personaggi di carta, non di carne e sangue; uno stile eterogeneo che mescola diario, favola, introspezione e filosofia, accostati più che integrati tra loro; un epilogo fin troppo spiccio che delude l'aspettativa di una risposta all'esame di coscienza della protagonista.
Per 12 euro pretendo di più.

Giudizio:
+2stelle+

Dettagli del libro
  • Titolo: Crisalide rosa
  • Autore: Cristiana Pivari
  • Editore: Absolutely free
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788897057178
  • Pagine: 176
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,00 euro

Intervista a Cristiana Pivari, autrice di Crisalide rosa

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L'autrice

Cristiana Pivari ha due figli, un compagno e un cane. Legge molti libri, altri li cataloga per lavoro e qualcuno tenta di scriverlo. Il suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo “In prima persona singolare” vincitore del premio Elsa Morante per inediti è uscito nel 2007. Per quasi dieci anni ha recitato su di un palcoscenico, poi si è ritirata dietro le quinte per organizzare spettacoli e ha scritto due testi teatrali. Uno messo in scena nel 2008 e un altro segnalato in un concorso. Ha vinto qualche premio letterario ed è pubblicata in numerose antologie. Con amici artisti e fotografi ha allestito tre mostre narrate, facendo, con i suoi racconti, da filo conduttore alle opere esposte. Attualmente collabora con la rivista Vera e continua a lavorare in un archivio.

Il libro

Alla "non più verde età di trentacinque anni", Silvia non ha ancora deciso cosa fare della sua vita, si sente appunto una crisalide "immobile, appesa a testa in giù che aspetta di diventare farfalla. Aspetta e spera, ma almeno non sono più un bruco, almeno credo”. Comincia dunque il suo viaggio alla ricerca di se stessa, sempre accompagnata dal suo pelosissimo cane Pablo, e durante il quale incontrerà diverse persone che la aiuteranno a crescere e a liberarsi finalmente del suo bozzolo.



Buongiorno Cristiana, grazie per la tua disponibilità.

Buongiorno a te, Livia.

Comincio facendoti i complimenti per Crisalide rosa e chiedendoti subito del titolo: l’immagine della crisalide serve perfettamente a rendere lo stato d’animo della protagonista, ma come ti è venuta in mente?
 
Grazie per i complimenti, innanzitutto.
Crisaliderosa, scritto così tutto attaccato, è il nickname che ho scelto per l’iscrizione a un forum di scrittori esordienti in internet una sera che mi sentivo in sintonia con il suo significato, spinta anche dal fatto che ha la stessa radice del mio nome. Al momento di dare il titolo al romanzo mi è venuto naturale passare il nomignolo a Silvia, la mia creatura. Di madre in figlia.

Come è nata la figura di Silvia, questa trentacinquenne che ancora non sa cosa farà da grande? Ti sei ispirata alla realtà?

Silvia c'è in ognuna di noi e anche qualche maschietto si può ritrovare nelle sue paturnie. L'età è puramente simbolica perché si può essere così a venti come a cinquant'anni considerato il fatto che le ultime due generazioni hanno, secondo me, tantissimi punti in comune per quanto riguarda lo “spaesamento” rispetto al mondo in cui si trovano a vivere.

Ho molto apprezzato, nel tuo libro, l’ironia dei personaggi che emerge dal loro linguaggio e dai dialoghi. Quanto ti ha aiutata, in questo, l’esperienza teatrale?

L'ironia fa parte del mio carattere e la considero un elemento indispensabile per vivere non prendendosi troppo sul serio. Cerco sempre di sdrammatizzare le situazioni penose, magari non mi riesce al primo colpo perché sono impulsiva ed emotiva, ma poi ci arrivo e le situazioni si
ridimensionano. C’è questa tendenza, insita nell’ animo umano, a ingigantire piccoli problemi risolvibili e minimizzarne altri che problemi lo sono davvero perché magari non ci toccano così da vicino.

I personaggi di Crisalide rosa sono molto interessanti, ce n’è uno in cui hai messo qualcosa di te stessa?

Silvia è il mio alter ego e come me si fa un sacco di menate anche se, devo dire, molte cose le ho superate e sono certa che le supererà anche lei, col tempo.

Silvia, almeno in un primo momento, vive la scrittura come terapia, tu invece come ti sei avvicinata a questo mondo?

Anche per me è stata terapeutica dodici anni fa quando ho iniziato a scrivere dopo un grande dolore. Prima di allora mi limitavo alla lettura, non ho mai tenuto nemmeno un diario. Ora però che ho iniziato a scrivere conto di andare avanti per molto perché è la forma espressiva che mi riesce meglio.

Nel romanzo ci sono molti riferimenti, impliciti o espliciti, a diversi libri e autori (Svevo, Beckett, Coelho), sono testi che hanno significato qualcosa di particolare per te o semplicemente hai ritenuto potessero adattarsi bene alla figura della protagonista?

Leggendo molto è chiaro che qualcosa ti rimane addosso e ti viene fuori quando scrivi per trarre conforto, per dare credibilità a ciò che affermi perché “se l’ha detto anche quello che è famoso diventa più vero”.

Parliamo di psicologia: Silvia sembra non avere molta fiducia nella sua analista ma, al tempo stesso, continua a ricondurre la sua insicurezza al rapporto con la madre. Cosa pensi tu della psicologia, ritieni che questo tipo di terapia possa essere utile a chi si sente una “crisalide”?

Il fatto di capire il perché di un problema non significa averne trovato la soluzione o meglio ancora averlo superato. Non so se la psicologia può trovare le soluzioni, con le cause è bravissima invece. Come traspare dal romanzo io credo che ognuno di noi abbia il suo ruolo in questa vita, sono molto buddista in questo, e se gli sono capitate quelle persone anziché altre, è perché proprio quelle servono per la sua evoluzione. Io da quando ho deciso di pensarla così, ho superato molte cose che mi affliggevano. Ognuno deve trovare il modo di vivere che lo fa stare meglio e a me piace questo perché mi fa sentire fautrice del mio destino e non in balia degli eventi e delle persone. Amen.

La tua prima pubblicazione, In prima persona singolare, è stata una raccolta di racconti; con Crisalide rosa invece sei passata al romanzo. Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro, pensi di continuare a “sperimentare” nuove forme narrative o hai trovato quella che ti è più congeniale?

Mi sono congeniali quasi tutte, dico quasi perché con la poesia non c’è affinità. Ci ho provato, ma mi sento molto ridicola quando mi rileggo, come se avessi voluto fare il verso a un poeta.

Ti ringrazio nuovamente per la tua cortesia e ti faccio tanti auguri per il futuro.

Grazie a te e alla Stamberga dei Lettori.


Intervista di Livia Medullina
 

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