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13 gennaio 2012

Stryx. Il marchio della strega - Connie Furnari

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I Contenuti

Dopo aver vissuto in Inghilterra, Sarah, una potente strega, torna a Salem decisa a ricominciare una nuova vita senza la magia. Inaspettatamente, giunge la sorella minore, Susan, strega intrigante e perversa che ha scelto di passare al lato oscuro per la sete di potere, determinata a sconvolgere l'esistenza di Sarah e degli ignari studenti del liceo di Salem. La vita scolastica si rivela fin da subito molto più dura del previsto. L'unico apparentemente interessato a conoscerla è un giovane dai grandi occhi grigioazzurro, Scott, il solo ad essere in grado di risvegliare in lei antichi sentimenti che credeva ormai essere assopiti. Ma Salem ben presto comincerà ad essere sconvolta da numerosi delitti inspiegabili, il cui unico filo conduttore sarà un marchio a forma di "S" posto sulle vittime. Le strade della cittadina diventano pericolose trappole mortali, e a Sarah non resterà altro che affrontare il suo oscuro passato per poter salvare le altre giovani streghe e se stessa.  

La Recensione

Si scrive Young Adult ma si legge "libri-fotocopia". Almeno è quanto, a mio parere, sta avvenendo da alcuni anni a questa parte quando il mercato è stato inondato di romanzi per adolescenti che sembrano scritti tutti dalla stessa mano, tanto si assomigliano in trama, stile e personaggi. A parte qualche lodevole eccezione (mi vengono in mente Matched della Condie e Hunger Games di Suzanne Collins) sta diventando veramente difficile distinguerne uno dall'altro, a partire dalle copertine che, sulla scia di Twilight, presentano un conturbante sfondo scuro su cui campeggia un'unica intrigante immagine, i cui toni e colori suggeriscono passione e mistero. Anche nei titoli non c'è molta fantasia essendo tutti composti da un unico termine, più un eventuale sottotitolo, possibilimente inglese. Nel caso di Stryx, a sottolineare l'italianità dell'autrice, la derivazione del termine è di origine latina ed in alcuni dialetti nostrani sta appunto ad indicare le streghe; tuttavia questo è l'unico influsso osservabile della nazionalità dell'autrice sul romanzo. Nulla farebbe infatti sospettare che Stryx non è opera di una scrittrice statunitense, a partire dall'ambientazione che è, per l'ennesima volta, un liceo americano dove, sempre per l'ennesima volta, la protagonista, Sarah, si è appena trasferita. E come in tutti i romanzi del genere Sarah è carina e intelligente ma si sente brutta e "sfigata" e fin dal primo giorno verrà presa di mira dalle barbie della classe che, come da copione, sono vanitose e meschine. Tutto questo nonostante la nostra Sarah non sia più tecnicamente un'adolescente ma una strega con diversi secoli sulle spalle, che proprio 300 anni prima fu tra le vittime dei feroci righi puritani che resero tristemente celebre Salem. Badate bene che qui non si parla di qualche eccentrica che raccoglie strane erbe nei boschi ma di vere e proprie figlie di Lucifero che il signore degli Inferi ha generando seducendo donne mortali e alle quali ha conferito immensi poteri, compresa la possibilità di risorgere dopo la morte. Purtroppo anche questo romanzo si adegua al filone principale e sacrifica le potenzialità delle tematiche trattate per concentrarsi sulla contrastata storia d'amore tra la protagonista ed un giovane mortale, che non presenta particolari differenze rispetto alle tradizionali storie d'amore adolescenziali di un qualunque telefilm. Così un numero spropositato di pagine è dedicato al trito melodramma del "ti amo ma non posso" , ai battibecchi di fronte agli armadietti e alle descrizioni dei completi Prada e Valentino indossati dalla sorella della protagonista, Susan, mentre l'aspetto urban-fantasy della vicenda viene sfruttato al di sotto delle sue potenzialità, la Furnari lo trascura lasciandolo scorrere lungo binari già noti senza accorgersi di seminare pezzi per strada. Sia la trama che i personaggi infatti non mancano di incongruenze a partire dalle stesse figlie di Satana che dovrebbero possedere poteri magici ma si ritrovano quasi sempre a risolvere i conflitti contro i cacciatori di streghe a calci e pugni, proprio come in una puntata di Buffy-L'ammazzavampiri. Più in generale, Stryx incorre nel difetto di molti YA ossia quello di suscitare grandi aspettative prospettando eventi terribili e misteriosi che poi non trovano un effettivo riscontro nello sviluppo del racconto. Così la cinica e spietata Susan si rivela essere una macchietta che va a scuola in improbabili costumini sexy e si esprime solo con battute più o meno provocatorie e il contrasto tra lei e la sorella finisce nel dimenticatoio dopo qualche capitolo, gli scontri tra cacciatori e streghe si concludono quasi sempre dopo qualche raffica di pugni con perdite marginali (tra parentesi perché alcune streghe tornano in vita dopo essere state uccise e altre no?) e l'organizzazione stessa dei cacciatori rimane per lo più un'entità vaga nonostante Sarah e Susan si ripropongano di svelarne l'origine e la composizione. Perfino il povero Lucifero si limita a qualche comparsata in cui distribusice sorrisi lascivi e un cattivo odore di morte. La Furnari vuole ambientare il suo racconto in una cornice fantasy dimenticandosi di definire le regole che governano il suo mondo per cui ogni sviluppo è possibile purché sia di aiuto per portare avanti il melodramma amoroso su cui l'autrice è focalizzata.

Anche lo stile avrebbe bisogno di qualche revisione, anche se la qualità è decisamente superiore alla media del genere. La scrittura è ben curata e sintatticamente corretta anche se alcune scelte lessicali andrebbero rivedute (ad esempio perché Susan reagisce alla notizia della morte di un'altra strega con voce "esaltata"? mi sarei aspettata qualcosa come "allarmata","preoccupata","furiosa" o "incredula" ma non "esaltata") e alcune ripetizioni andrebbero sicuramente eliminate (è chiaro fin dalla prima pagina che Sarah ha i capelli rossi, non è necessario ribadirlo in continuazione così come non è necessario ricordare che Susan è la sorellaminore e Sarah la maggiore, se non in casi di confusione). Infine non è ben chiaro se l'autrice voglia usare un narratore onnisciente oppure seguire solo la prospettiva di Sarah: infatti per quanto la quasi totalità del romanzo dia spazio solo ai pensieri e alle emozioni di Sarah la Furnari a volte sembra distrarsi e spostare la prospettiva su uno degli altri protagonisti, anche se solo per qualche riga.Naturalmente si tratta di gusti ma penso sinceramente che Stryx avrebbe potuto essere un libro molto più originale e accattivante se l'autrice avesse curato meno il lato sentimentale del racconto avesse dato più consistenza al resto della trama che pecca spesso di ingenuità, facendo meno attenzione all'abbigliamento dei suo protagonisti e più al loro carattere in modo da evitare inconsistenze e cambiamenti di rotta poco comprensibili.

Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Valetta

Dettagli del libro
  • Titolo: Stryx
  • Autore: Connie Funari
  • Editore: Edizioni della Sera
  • Data di Pubblicazione: Dic 2011
  • ISBN-13: 9788897139041
  • Pagine: 292
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro12,00

06 ottobre 2011

Certe guerre non finiscono mai. Conversazione con Pino Scaccia - Alessandra Stoppini

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I Contenuti

“Certe guerre non finiscono mai”. Vent’anni di vita da inviato in Italia e all’estero di Pino Scaccia, giornalista storico del Tg1 Rai. 1991 - 2011, la prima guerra del Golfo, il crollo dell’Impero sovietico e della Jugoslavia, l’attentato alle Torri Gemelle di New York, la lotta al terrorismo in Afghanistan e Iraq fino al più recente conflitto in Libia.

La Recensione

Ci si trova alquanto in difficoltà a commentare un libro - ma si tratta di una breve intervista, in realtà, quasi più di un articolo da 'terzapagina' - come questo.
Non riguardo ai temi o alla figura del protagonista, l'inviato di guerra Pino Scaccia, testimone di buona parte della recente storia dei conflitti in alcune delle zone più calde del pianeta.
Quello che manca è il contenuto: di tutto - troppo, forse - si parla in modo accennato, per sommi capi e in maniera affrettata, quasi sbrigativa. Liquidare in poche righe i conflitti in Iraq, in Afghanistan e tutta la storia del terrorismo qaedista può risultare riduttivo, soprattutto se ci si aspetta qualcosa di più vicino a un saggio, o perlomeno una testimonianza profonda e pregnante.
Almeno più delle considerazioni alquanto generiche sulla durezza dei conflitti in atto nel mondo e sui destini infami dei popoli che di quelle guerre sono sempre vittime.
Si rimane un po' delusi invece di fronte a un testo, pur in sè meritevole di interesse, nel quale spesso le domande dell'intervistatrice sono più lunghe delle risposte del giornalista embedded.
Forse sarà che questa tipologia di contenuto, tenendo conto che si consuma in una mezz'ora scarsa, sarebbe stato più opportuno riservarla a una pubblicazione diversa dal libro?

Giudizio:
+1stella+

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Certe non finiscono mai. Conversazione con Pino Scaccia
  • Autore: Alessandra Stoppini
  • Editore: Edizioni della Sera
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Le Bussole, 3
  • ISBN-13: 9788897139119
  • Pagine: 62
  • Formato - Prezzo: paperback - 5,00 euro

20 settembre 2011

Intervista a Fabrizio Corselli, autore di "Drak'Kast. Storie di draghi"

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L'autore

Fabrizio Corselli è uno scrittore di poesia epico-mitologica e un saggista italiano. Nato a Palermo nel 1973, vive e lavora come educatore a Settimo Milanese. Proprio nell’ambito didattico cura il progetto Calypsos, volto all’intensificazione del linguaggio nel disabile attraverso la poesia. È redattore della rivista nazionale InArte, dove si occupa della rubrica Mythos. Diverse le pubblicazioni su riviste e cataloghi del settore: ha collaborato con il Salone Internazionale di Parigi, con il Museo Beleyevo di Mosca e con Mediabrera (Milano); è stato segnalato sul sito della Treccani per la positiva riscrittura dei classici greci in relazione all’epica sportiva antica e collabora con l’associazione internazionale di cultura ellenica Mondogreco, per la quale ha recensito la celebre mostra La Forza del Bello di Mantova e quella sul Canova presso il Palazzo Reale di Milano.
Il suo sito.



Il libro

Quello di Drak'kast è un mondo rischioso, selvaggio, dominato da profondi e oscuri misteri che aspettano solo di essere riportati alla luce. Un mondo in cui ognuno è costretto a sfidare la stirpe dei draghi e la sua egemonia, aprendosi un varco nel fuoco con il crudele acciaio nel pugno o andando incontro alla morte. In questa era, meglio conosciuta come Primordium Draconis, esiste però anche chi ha scelto di non combattere i draghi: gli Hadragnir, incantatori disposti a sposare la loro causa per preservare l'equilibrio tra le razze. È qui che entra in gioco il personaggio di Elkodyas, il leggendario drago mutato in un elfo cantore, unico eroe tanto audace da sfidare le insidie e i pericoli celati nella Foresta di Smeraldo alla scoperta di quei segreti che per troppo tempo sono rimasti confinati in essa. Avventura, melodia e incanto. Drak'kast è tutto questo. Da tempo niente era più così epico.



L'intervista

1. Ciao, Fabrizio, e grazie di essere qui con noi. Prima di arrivare a Drak'Kast volevo affrontare un discorso più ampio, che tocca tutti noi appassionati: il fantasy. Come lo concepisci, che opinione hai del modo in cui si è trasformato nell'ultimo decennio, quali sono a tuo parere i romanzi da cui nessun autore o lettore può prescindere.

Prima di tutto, mi ripeterò nuovamente, come ho già fatto in un'altra intervista, riguardo al fantasy, ma rende meglio la mia idea del genere: “È un retaggio infantile quello di voler raccontare storie fantastiche, fatte di draghi e cavalieri, che però nel tempo è cresciuto e si è sviluppato lambendo i confini della mitopoiesi. Il fantastico è immancabilmente legato a una esigenza della mente umana altresì a una sua capacità che spesso viene messa da parte o quasi dimenticata (a discapito del discutibile “vissuto”), anche dagli scrittori più autorevoli, ossia l’Immaginazione. Il potere dell’immaginare è infinito, un potere tale da costruire nuovi mondi, da controllare il tempo e metamorfosare la propria esistenza in una proiezione di se stessi, in un alter ego che vive all’interno d’una realtà testuale. Il libro come dimensione parallela.”. “La capacità di saper tessere trame, di intelligere secondo schemi fuori della logica formale, di approfondire personaggi all’interno di un sistema narrativo, di operare crossover fra tipologie diverse di personaggi e mondi. Il fantasy non è solo letteratura d’evasione ma un nuovo modo di interpretare la realtà, seppur in un sistema traslato, trasfigurato come lo è l’atto che è sotteso all’attività artistica”.
Il fantasy è necessario, anche come intrattenimento, la mente non è fatta per assorbire della realtà, nuda e cruda, tutto quanto, ha bisogno di staccare, di evadere, di trovare il proprio luogo di quiete, il proprio choros apemon, un “luogo sicuro” dove le leggi del reale non esistono più e il peso della società si affievolisce fino a divenire un dimentico ricordo.
Per ciò che riguarda il suo sviluppo, ha avuto i suoi alti e bassi, momenti apicali e vertiginose discese a causa di un'esterofilia sempre più imperante, tuttora presente, e di un esagerato marketing nei confronti dei cosiddetti "bambini prodigio" che nel tempo ha dequalificato pienamente il prodotto letterario fantasy. Adesso, invece sto assistendo a un fervore straordinario, tantissimi autori italiani di fantasy, e anche di buona qualità. Forse, le case editrici stanno iniziando a essere più responsabili e attente ai propri prodotti in fase di selezione.
Gli autori dai quali non si può prescindere, di sicuro, Tolkien, Howard, ed Ende. Annovero inoltre George R. R. Martin, Le Guin e Gemmell. Ve ne sono comunque tanti altri.

2. L'esterofilia, credo, è in parte d'obbligo dal momento che nella letteratura italiana (al contrario di quella statunitense, tedesca, inglese e persino francese) manca una tradizione di letteratura fantastica. Mentre altrove per buona parte dell'Ottocento hanno imperversato i romanzi imperniati sul sovrannaturale, il nostro massimo dello strappo alla realtà è stato Pinocchio. Credi che potrebbe essere questo uno dei motivi per cui il lettore è portato a reputare lo scrittore di fantasy italiano un 'imitatore' dei più solidi autori stranieri, cosa che spesso spinge l'esordiente ad assumere uno pseudonimo? E che lo stesso motivo abbia forgiato l'idea purtroppo comune che il fantasy sia un genere adatto solo ai ragazzi?

E' vero che non abbiamo una tradizione come quella estera, ma abbiamo un bacino di elementi fantasy straordinari, che affiorano nel mito e nelle tradizioni popolari. Di ciò non abbiamo fatto uso nel tempo, forse per stessa sfiducia o disinteresse dell'autore. Il problema è che l'esterofilia persiste ancora, e non come altro verso cui guardare, ma quasi esso stesso ne divenisse un elemento discriminatorio in termini di qualità; e qui, il fatto che alcuni autori italiani sono costretti a firmare il libro con uno pseudonimo. Fino all'altro giorno ho visto su un forum scrivere "se è italiano non lo compro"; discorso a priori. Il problema non è tanto dell'imitatore, quanto dell'irresponsabilità dello "scrittore" nel diretto momento genetico. L'Italia ha insegnato che, oramai, tutti ci possono provare; ci credo che poi, anche per pochezza intellettuale, quello mediocre, più di copiare altro non sappia fare. Il fantasy prima era relegato nei recessi della classe Z, poi per rilanciarlo è rimasto questo alone di "letteratura per ragazzi", ma ciò ha anche una sua spiegazione perversa. Il fantasy è un genere legato all'immaginazione e come tale, secondo molti, ha pochi appigli con la realtà, non rientrando in quei libri che invero parlano di amore, ideali e concetti più alti, ben saldi all'esperienza e alla vita odierna; come se il fantasy non lo fosse, solo che impiega maggiormente la fase di trasfigurazione artistica, e perciò dando l'illusione di un suo distacco da ciò che ci circonda. Secondo me, questa è anche una condotta irresponsabile che il marketing ha portato avanti nel tempo. Con molti poeti ho ancora problemi a relazionarmi, convinti che il fantasy non sia nemmeno paragonabile alla poesia dell'amore, della natura, del vissuto. Ecco una brutta parola "vissuto", sotto la quale sono stati commessi i peggiori "crimini" letterari.

3. Dal momento che hai parlato di poesia, ho idea che anche quella non stia vivendo un momento esattamente felice, anzi: se almeno il fantasy viene arginato e prodotto pensando a un pubblico ben definito (quello degli appassionati, spesso di giovane età e comunemente visti non come lettori ma come nerd interessati solo ai contenuti fantastici e non alla loro resa formale), per la poesia, come ho scritto anche nella recensione, non c'è mercato perché tutti ne scrivono e pochissimi ne leggono. Che riscontro ha ottenuto presso il pubblico questa tua scelta non canonica rispetto al panorama fantasy odierno, scelta che peraltro richiede maggior impegno da parte del lettore perché la poesia è meno accessibile della prosa?

Per ciò che riguarda la Poesia, di sicuro il problema è duplice. Uno, perché in Italia la Poesia non tira a livello editoriale, anche se la si pubblica, e abbiamo comunque ottimi autori. Soprattutto non abbiamo un lettore allenato e consapevole. Tendenzialmente in Italia va la narrativa, e la gente poi non ha il tempo per testi che presuppongono riflessione. La Poesia ha bisogno del suo tempo, deve essere sorseggiata poco a poco, gustata come lo si fa col vino. Il lettore di Poesia è un intenditore. Nel gustarla ne riscopre la fragranza, il retrogusto, il colore, ogni sua profonda caratteristica.
Secondo problema, forse il più grave, è la dequalificazione del prodotto letterario stesso operata da un eccesso di autori. In Italia siamo tutti poeti: assistiamo continuamente al bombardamento di rigurgiti versificatori che hanno il sapore di preghiere della sera o vere e proprie tautologie. Non che per la narrativa sia diverso, ma approcciarsi a un testo poetico, per questi signori, è più "facile", secondo la loro teoria bastano poche parole, una metafora, quasi sempre insulsa e banale, e uno stralcio di sentenza moralistica. Un romanzo richiede un dispendio maggiore e più testo, che poi sia coerente e ben scritto, questo è l'ultimo dei loro pensieri. Anche perché la maggior parte dei "poeti" ancora vola sulle ali della troppa libertà compositiva, laddove la tecnica viene sacrificata in nome della genuinità ispirativa, peraltro falsa. L'ispirazione sì è istintiva e naturale, ma nel momento in cui la si deve mettere in versi si cade immancabilmente sotto le leggi imperanti della forma. Come dico sempre, se dovessimo applicare questa teoria così libertina, allora il testo dovrebbe rimanere inespresso. Si diffidi di chi nega l'uso della tecnica a sostegno della presunta naturalezza compositiva; è vero che non è tutto ma serve. Come detto prima la Poesia è un testo nel testo, e fa uso della sua grande capacità di concentrazione testuale, ossia riesce a dire molto di più in poche parole rispetto a un testo prosastico. Questo perché la poesia è intelligibile, trascende la forma e si apre a una nuova dimensione polisemica fatta di molti significati. Il testo poetico è metamorfico ma non transitabile, cambia sembianze di volta in volta ma non è concesso soffermarsi sulle singole parole, cogliendo il nucleo significativo nella sua totalità.
Drak'kast ha avuto un buon riscontro, non solo a livello recensorio ma anche da parte dei lettori, molto attenti alla nuova forma poetica. Soprattutto perché ho deciso di edulcorare l'approccio stilistico, rendendolo più semplice ma mantenendone forte e profondo il senso epico (nel senso proprio di "narrazione" e di "solennità linguistica").

4. Per quanto riguarda Drak'Kast, sono venuti prima i contenuti oppure l'idea è nata già in forma di poema?

Per ciò che riguarda l'ambientazione che fa da sfondo al Drak'kast, già esisteva: il suo nome è Dragonbound. Un'ambientazione creata inizialmente per il gioco di ruolo, di cui sono un grande appassionato ed esperto, ed esattamente nel 2004. In seguito, ho espanso oltremodo la sua parte geografica, usi e costumi delle razze, e così via. Per ciò che riguarda invece il poema in sé, è nato tutto direttamente in versi. Diciamo che la particolarità sta nella sua genesi. Prendendo spunto dal progetto Calypsos, di cui sono il curatore in ambito educativo, e che ha come finalità quella dell'intensificazione del linguaggio del disabile attraverso la poesia e la narrazione orale, ho pensato di creare un percorso ideativo-immaginativo specifico. Come? Mettendo in sequenza dodici-quattordici tavole del mio illustratore preferito, Ciruelo Cabral, in modo da creare un preciso percorso tematico. Ecco com'è nata la struttura diegetica del poema.

5. Drak'Kast è il frammento autoconclusivo di un universo molto più ampio. Puoi parlarci del mondo che hai creato? Quali altre opere vi hai già ambientato, o hai in mente di ambientarvi?

Quello di Dragonbound è un mondo nato nel tentativo di avvicinare due razze che adoro, di farle convivere insieme: gli elfi e i draghi. Un mondo che, dopo tante guerre e dissidi, finalmente giunge a un suo coerente epilogo, almeno così era negli intenti dei suoi araldi. Un mondo comunque selvaggio, primitivo e nello stesso tempo affascinante, misterioso, denso di celati segreti che aspettano solo di essere riportati alla luce. Dragonbound è stato creato principalmente partendo dalle sue premesse generali ed esattamente dai pilastri concettuali: la relazione fra le razze dopo la guerra del Dyamar, il Concilio dei Draghi in vista di una loro futura pacificazione, l'uniformazione del linguaggio quale patto per suggellare questa nuova alleanza, in sostanza tutte le dirette conseguenze che scaturiscono da un siffatto evento. E ancora la magia unificata, la compatibilità delle tradizioni elfiche con quelle draconiche, le nuove razze; un esempio sono gli adrar, gli elfi-drago, le classi, per usare un termine rpgistico, le pietre Dracoban e le Aurokos, Le Pietre Guardiane, sulle quali si basa la nuova tecnologia dei draghi, e tantissimo materiale sviluppato.
All'interno di questo mondo già completo in se stesso, si è mosso Drak'kast, il quale sì è un frammento autoconclusivo ma fa oltremodo parte di una saga: il Drakkamal, la Saga dei Draghi eterni. Ogni libro approfondisce un drago in particolare.
Inoltre, sul sito ufficiale è possibile scaricare gratuitamente Dragon Tales: un progetto letterario che prevede una sorta di Atlante in continua espansione, aggiornato ciclicamente con nuove razze, città, luoghi che fanno parte del Dragonbound, oltre a contenerne già tutti i tratti essenziali (per esempio la trattazione generale degli hadragnir, o i profili dei singoli draghi che caratterizzano questa era). In questa maniera, il lettore può scoprire poco a poco i suoi misteri.
Per adesso vi ho solo ambientato avventure di gioco di ruolo per il sistema di Advanced Dungeons&Dragons 2a. Edizione. In futuro, quale elemento della Saga, vi sto ambientando il secondo libro.

6. Nessun progetto in prosa da ambientare nello stesso universo di Drak'Kast, come la cornice che ha per protagonista il ranger Nuam?

No, purtroppo no. E dico "purtroppo" perché molti mi hanno chiesto di scrivere un romanzo o comunque narrativa. Perché non lo faccio? Semplice. Non so scriverlo. Lo ammetto. Sono stato considerato un ottimo descrizionista, che va bene in narrazione orale per il gioco di ruolo, ma non per un'opera letteraria. Il mio strumento artistico è il verso.
Essendo però le mie opere, tematiche, è facile che usi prologhi o antefatti in prosa che precedono i versi.

7. Elkodyas, l'eroe cui è dedicato il componimento ascoltato da Nuam, è un drago metamorfosato in elfo cantore. Da cosa deriva questa scelta originale? Il personaggio può essere ricollegato al mito di Orfeo?

La scelta nasce dalla mia volontà di usare ambedue le forme, e in particolar modo una tipologia di personaggio previsto nell'ambientazione di Dragonbound, ossia il naùstarak, il drago metamorfosato. Elkodyas incarna il sapere degli elfi e dei draghi, il tutto perfuso da un profondo amore per la bellezza e la musica. Gli elfi hanno rafforzato, a fronte di ciò, la dimensione dell'incanto, potendo plasmare la materia e avere il controllo perfino sugli esseri viventi.
Elkodyas è stato modellato sul mito di Orfeo, assorbendone le caratteristiche principali e il senso ieratico che scaturisce dai Culti Eleusini. In più, Elkodyas conosce l'antica magia draconica e la forza mistica che in questo periodo ha raggiunto il linguaggio unificato del Teframar: le parole di potere si sono fuse con i versi. La poesia diviene il nuovo strumento col quale combattere i draghi malvagi, che attentano all'equilibrio fra le razze, e i nemici dei difensori dei draghi buoni. All’interno del Drak’kast è contenuta un’Appendice che spiega proprio la nuova poesia del Primordium Draconis.

8. E, meno in sintesi, come funziona il tipo di magia addomesticata dagli hadragnir?

Allora. Tutto nasce quando Eldavyr, il sommo bardo, accostato addirittura alla divinità del Suono (Enneukar), recupera gli Aulmadònviel, i Racconti Perduti: testi capaci di sortire gli effetti più disparati, alla loro semplice lettura. Da ciò, Eldavyr formò una vera e propria gilda di cantori, e ognuno fu il possessore di un Racconto (ben dieci in tutto). Nel tempo, questa forma così interattiva e seducente finì per divenire una fondamentale caratteristica degli incantatori di draghi, pur sempre bardi, ma specializzatisi nella manipolazione della sfera emotiva di un drago; un modo per riportare l'equilibrio fra le razze, in quanto effettivi araldi di questo mondo. Ahimè, però, in futuro, alcuni hadragnir abusarono di tale potere per sottomettere le creature draconiche e così disporre dei loro servigi; ma questa è un’altra storia. Tendenzialmente, tale incanto, che non va confuso con il Draknavas, ossia la sfera di magia draconica, è possibile grazie all'accesso al Draknamal, la memoria primitiva: una specie di memoria alveare condivisa da tutte le creature draconiche, in virtù della loro genìa, con la quale il cantore condivide incantesimi, portenti e conoscenza al pari di un drago. Soprattutto egli entra in contatto, seppur temporaneamente con gli spiriti di alcuni draghi, accrescendone l'impeto e la propria forza mentale. In termini pratici, maggiore ispirazione, estrema sensibilità empatica con la creatura che ha di fronte e così via; quasi riesce a plasmarne l'energia primitiva circostante. L'incantore di draghi fa del drago la sua zona di interazione specifica. Questo, meno in sintesi, ma pur sempre in linee generali. Comunque tutto questo background di fondo è sempre contenuto in Dragon Tales.

9. Quali sono gli elementi più marcatamente ispirati all'epica ellenica e quali all'epica nordica?

Su quella ellenica è basata l'intera concettualità di Elkodyas, e non è un segreto. Il Cantore dei Draghi è stato modellato, sì figurativamente, sull'immagine di Hobsyllwin di Ciruelo Cabral, ma a livello concettuale segue in maniera precisa il Cantore di Tracia, Orfeo. Sviluppa quell'incanto che era tipico delle Sirene, del potere dell'oralità che finanche ha decretato la vittoria di Apollo su Marsia. La costruzione dell'apathe, di quell'illusione che ritrova il proprio paradiso iperboreo nel teatro. I greci chiamavano questa illusione, e quindi la parola stessa in quanto sua creatrice, goeteia, "magia", incantesimo". Perfino alcuni termini richiamano le radici greche, come lo è il Canto di Enduenor, il Drago della Luna (la base è enduein, presente nel nome di Endimione).
L'epica nordica è stata soprattutto assorbita e filtrata attraverso un approccio più strutturale, seguendo più la tradizione scaldica, e di conseguenza la poesia allitterativa, e oltremodo la sua disposizione in strofe. In più, l'uso di alcune kenningar (particolarissime metafore, detto in maniera molto spiccciola).
In termini più generici, anche la presenza di elfi, nani e altre creature mistiche attingono alla sorgente nordica e a quella celtica.

10. E adesso passiamo alla tua esperienza editoriale: com'è stata, e che consigli offriresti agli aspiranti scrittori di fantasy?

La mia esperienza editoriale non è molto fitta, soprattutto perché non ho avuto velleità particolari per la pubblicazione. Ho sempre portato avanti un progetto di diffusione culturale attraverso il formato elettronico (PDF), che adoro tantissimo, soprattutto per la sua simbiosi con la grafica e le immagini. Questo perché ho passato molto del mio tempo con pittori e artisti presso gallerie d'arte e mostre. Grazie a questa esperienza ho sviluppato successivamente una migliore capacità di analisi e soprattutto il senso della figurazione, l'uso del colore poetico al pari d'un pennello e la relazione fra la scultura e la poesia.
Nel 2001 ho pubblicato con Edizioni Laboratorio Giovanile il libro di poesie sui miti greci I Giardini di Orfeo, e poi a seguire pubblicazioni su riviste del settore. Questo perché mi sono occupato nel tempo di Saggistica (sulla poesia), e lo faccio tuttora.
Ecco, diciamo che non sono uno di quelli che manda manoscritti, forse anche per indolenza.
Agli aspiranti scrittori suggerisco, prima di tutto, di non essere troppo appassionati nei confronti della propria opera, ossia di non considerarla a priori come un prodotto unico nel suo genere e già pre confezionato; questo per evitare possibili dissapori con gli editor, o comunque con chi andrà a valutare il testo. Umiltà soprattutto. Secondo, poi, valutare esattamente le case editrici in base al proprio prodotto, e non inviare testi a caso, scoprendo poi che quella casa non tratta il vostro genere. Spreco di tempo ed energie. Precise strategie.
Per ultimo, questo a livello formativo, seguire e partecipare a diversi forum, selezionati, esprimendo il proprio pensiero e la propria visione sulla Poesia, strutturando un sano confronto con gli altri. Soprattutto ci si deve far conoscere per il proprio pensiero, prima, e poi per la propria opera. Ci sono "poeti" che non sanno nemmeno cosa sia un verso.
E per concludere, studiare, impossessandosi d’un bagaglio tecnico-stilistico, in modo da farlo proprio.

11. Per concludere: progetti futuri?

Intanto portare avanti la presentazione di Drak'ast presso le diverse librerie italiane, e organizzare degli incontri con l'autore presso le Scuole Medie. Giorno 8 Ottobre presenterò presso la Libreria Lupo Rosso di Paola Boni, a Padova. Secondo poi, dedicarmi alla stesura del secondo libro della Saga dei Draghi Eterni; questo sarà davvero particolare e potente a livello strutturale.
In più, il prossimo anno curerò presso la Rivista nazionale "In Arte- Multiversi", una rubrica sulla Poesia (a Dicembre concludo la rubrica Mythos che curo già da due anni).


Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato, Fabrizio, e buona fortuna con i tuoi progetti!


Intervista di Sakura87
  


28 agosto 2011

Drak'Kast. Storie di draghi - Fabrizio Corselli

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I Contenuti

Quello di Drak'kast è un mondo rischioso, selvaggio, dominato da profondi e oscuri misteri che aspettano solo di essere riportati alla luce. Un mondo in cui ognuno è costretto a sfidare la stirpe dei draghi e la sua egemonia, aprendosi un varco nel fuoco con il crudele acciaio nel pugno o andando incontro alla morte. In questa era, meglio conosciuta come Primordium Draconis, esiste però anche chi ha scelto di non combattere i draghi: gli Hadragnir, incantatori disposti a sposare la loro causa per preservare l'equilibrio tra le razze. È qui che entra in gioco il personaggio di Elkodyas, il leggendario drago mutato in un elfo cantore, unico eroe tanto audace da sfidare le insidie e i pericoli celati nella Foresta di Smeraldo alla scoperta di quei segreti che per troppo tempo sono rimasti confinati in essa. Avventura, melodia e incanto. Drak'kast è tutto questo. Da tempo niente era più così epico.

La Recensione

Non è un mistero la piega che sta prendendo il fantasy negli ultimi tempi. Insieme allo young adult, che si è ormai incatenato (forse senza uscita) alla strada del paranormal, è attualmente il genere in cui tutti vogliono cimentarsi perché tutti credono di avere qualcosa da dire in più -o meglio- degli altri. Nel primo caso, sembra che ciascuna ragazza con fantasie romantiche coinvolgenti vampiri, demoni o angeli si senta in dovere di condividerle con il resto del mondo. Nel secondo, ogni giocatore di ruolo sembra morire dalla voglia di mettere nero su bianco i personaggi e i mondi che ha inventato. Il risultato è che entrambi i generi condividono lo stesso triste destino: si sono trasformati in un blob verdastro in cui è difficile distinguere qualcosa di valido.
Ed eppure, ogni tanto, qualcosa si distingue. Se ne sono accorti gli editori di Edizioni della Sera, che su Fabrizio Corselli hanno scommesso parecchio: se il fantasy è di moda, per la poesia in Italia non esiste un mercato. Drak'kast, infatti, non è un romanzo, ma un poemetto di quasi tremila versi ispirato ai mostri sacri della letteratura germanica antica (Edda, Beowulf, Nibelunghenlied), cui attinse Tolkien e da cui pertanto deriva la produzione fantastica moderna.
L'opera in versi è preceduta da un Preludio in prosa che introduce la materia trattata: presso la radura di Rhym, il ranger Nuam assiste alla cattura e al sacrificio di un drago, ed è uditore di un suggestivo canto intonato dalla ninfa guerriera Naskara: la leggenda di Elkodyas, drago metamorfosato in un elfo cantore, personaggio ispirato a un'illustrazione del bravissimo Ciruelo Cabral (cui Corselli dedica il libro).
Il Canto che Nuam apprese direttamente dalla voce narrante di Naskara, componente del Drak’kast, è conosciuto col nome di Canto di Omorya; una derivazione del leggendario tema a opera di Uar-Elleja, della stirpe elfica eleamar, forgiato ai piedi dell’Envydal, il Circolo delle Tre Stelle. Seppur eloquente nella sua brevità, esso, di contro, non definisce pienamente la storia di uno dei più importanti Incantatori di Draghi, dei tempi antichi, ovvero Elkodyas, il Bardo.
Elkodyas fu l'ultimo della stirpe degli hadragnir, incantatori di draghi selezionati per salvaguardare l'alleanza tra la razza elfica e quella draconica. Armato del suo magico liuto e accompagnato dal suo famiglio Tyrintalle, l'audace bardo osò penetrare in Anthaloriel, il Mare di Smeraldo, per compiere una missione affidatagli dal consiglio di Orodrel.
Accennare più di così alla trama di Drak'kast sarebbe riduttivo: i tremila versi sono il diorama perfettamente autonomo di un universo sterminato che travalica i confini della carta stampata, come ben dimostra il materiale integrativo presente sul sito dedicato all'opera: http://drakkast.sitiwebs.com/.
L'autore
dimostra di possedere, oltre a una notevole inventiva nel saper creare leggende, ambientazioni e atmosfere, anche una profonda cultura non solo concernente il campo del fantastico: per scrivere in versi occorre rigore compositivo, contrazione massima del significante e conoscenza dei grandi nomi del passato, padronanze di cui Corselli è ricco; Drak'kast riecheggia continuamente dei grandi canti nordici e dell'epica greca, sapientemente mescolati tra loro nei nomi e nelle creature che popolano questo mondo favoloso.
Iridi come il mare
luttuosa la tempesta
nei propri occhi,

immensa l'energia
che da essi promana.

Incutono terrore
come quelli d'un serpente,
leggenda la sua

d'essere per triste sorte
ciò che piuttosto combatte.
Trattandosi di un poemetto, prevale sicuramente la forma -curatissima: Corselli si sforza di fondare il verso sull'inversione e sull'allitterazione- rispetto ai contenuti, i quali, più che costituire una trama autoconclusiva, sono fitti di richiami ad altre mille storie passate e future (già scritte e ancora da scrivere), come dimostrato dall'Appendice che aiuta il lettore a orientarsi tra patronimici, toponimi e nomi di razze.
Un esperimento riuscitissimo, dunque, un azzardo originale che meriterebbe maggior considerazione nel mare magnum di opere replicate in serie qual è il mercato fantasy italiano odierno. Drak'kast, con la sua fortissima carica suggestiva, possiede tutte le qualità per diventare un cult tra gli appassionati del genere.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Drak'Kast. Storie di draghi
  • Autore: Fabrizio Corselli
  • Curatore: Cecere F., Zarbo A.
  • Editore: Edizioni della sera
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Spade d'inchiostro
  • ISBN-13: 9788897139058
  • Pagine: 220
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,00 Euro
 

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