Visualizzazione post con etichetta Intermezzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intermezzi. Mostra tutti i post

03 luglio 2012

Prossima fermata Trambusto - Luca Gallo

,
I Contenuti


Tarek è italiano ma tutti lo credono “arabo”
 perché suo padre era tunisino. Chioma ha un sogno: diventare il “dominatore” delle strade di Torino. Lama è un abile maneggiatore di coltelli, un temuto picchiatore e un appassionato d’arte.
T
utti e tre hanno perso qualcosa nella corsa dell’adolescenza e ora la loro prossima fermata sarà Trambusto, improbabile progetto di recupero, luogo delle seconde possibilità.Ma le difficoltà si annidano anche tra i tram e i bus trasformati in alloggi del centro di riabilitazione sociale a cielo aperto e presto i tre ragazzi si troveranno a dover affrontare molto più che corsi educativi e tornei di futbolin...


La Recensione

Tre storie di vite molto nella Torino odierna. Christian Zingaro, detto Lama, è un ragazzo difficile ma dall’animo spiccatamente sensibile all’arte con un passato fatto di droga e violenze domestiche. Tarek Khiari sfoggia un italiano ed è nato in Italia, ma a causa delle sue radici tunisine non riesce ad integrarsi in una società razzista. Riccardo Brunero è figlio di buona famiglia che fino alla maggiore età ha dovuto giocare un ruolo ben preciso e che poi ha deciso di ribellarsi al suo destino. I tre incroceranno i loro destini all’interno dei tram del progetto di recupero Trambusto, innovativa idea dell’architetto Scarpitta per un reintegro meno doloroso nella società di chi ha commesso reati minori.
Il primo romanzo di Luca Gallo “Come l’insalata sotto la neve” è stato promosso a pieni voti da Tancredi nel nostro blog. “Prossima fermata Trambusto” si attesta su un livello alto, confermando il talento dell’autore. Lo stile mi ha ricordato un po’ Ammaniti senza però essere un copia carbone. Belle ed originali le similitudini e le metafore di cui la prosa è infarcita, rendono agevole la lettura e sono piazzate sempre al momento giusto. Un po’ compiaciuto e a volte poco attinente l’uso dei testi delle canzoni, ma quello può essere considerato un difetto minore a seconda dei gusti personali. I tre personaggi principali sono caratterizzati fin nei minimi dettagli, tanto che si nota il lavoro di ricerca fatto dall’autore. Il lettore non faticherà affatto a sentirli credibili anche nelle situazioni più bizzarre, sapientemente dosate lungo lo svolgersi della trama. Di contro l’ambientazione risulta abbastanza anonima e poco influenza lo svolgimento, tanto che alcuni personaggi secondari parlano e agiscono come dei romani più che come dei torinesi. Nonostante descrizioni particolareggiate, la città non prende mai vita e rimane sempre in secondo piano, un po’ come la scenografia di un teatro. Un paio di sedie e un tavolo non bastano a far sentire lo spettatore in una stanza se gli attori continuano ad agire come se fossero in strada. Questo però rimane un difetto abbastanza marginale, grazie anche ai colpi di scena di una trama ricca e coinvolgente che un po’ si impantana nel finale, a mio avviso un po’ troppo tirato via.  
In conclusione, “Prossima fermata Trambusto” di Luca Gallo, merita di essere letto, nonostante probabilmente non piacerà a tutti. I temi trattati sono ruvidi e forse un po’ più di ironia non avrebbe guastato. Il romanzo non è però di nicchia, anzi. Visto che siamo in estate, sotto l’ombrellone sicuramente farà la sua ottima figura e l’autore ha il talento necessario per rimanere nel cuore dei lettori anche di inverno. 

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Daniele

Dettagli del libro
  • Titolo: Prossima fermata Trambusto
  • Autore: Luca Gallo
  • Editore: Intermezzi Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13:  9788897440130
  • Pagine: 280 brossura - 266 epub
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,90 Euro / Epub - 5,00 Euro

24 giugno 2011

Intervista a Luca Gallo, autore di "Come l'insalata sotto la neve"

,
L'autore

Luca Gallo è nato a Torino, dove vive in compagnia di Valentina, Maia, Frida e Kostas.
Regista di cortometraggi, insegnante di storia ed educatore.
Questo è il suo primo romanzo.

Il libro

"Tre cose adoro fare: cercare termini difficili nel dizionario e utilizzarli per darmi un tono, come fanno gli scrittori, ripetere frasi di mio fratello per darmi un’età e ripensare alle parole di Emma per darmi un senso."

Gambier ha tredici anni e un nome che è un tannino per conce, un fratello maggiore che è il suo idolo e una compagna di classe che è il suo primo amore. Ma anche un padre violento e una madre fragile, la voglia di crescere e di inventarsi una vita. Intanto aspetta e resiste, come l'insalata sotto la neve e, in attesa della primavera, racconta.


L'intervista


Innanzitutto complimenti per questo grandissimo esordio, sono molto colpito. Spunti di riflessione ne ha parecchi, e pertanto parecchie sono le domande e le curiosità che mi ha suscitato! Cominciamo…

1.       Partiamo dalla scrittura. Questo è il tuo primo romanzo, è anche la tua prima esperienza di scrittura? Quando hai cominciato a scrivere, e in particolare, quando ti sei convinto a cercare la pubblicazione?

Da anni scrivevo racconti e reportage di viaggi per alcune riviste. Un giorno ho provato a superare le tre pagine ed è nato Come l’insalata sotto la neve. Appena terminato ho pensato alla pubblicazione. L’ho inviato a sette case editrici, dopo una quasi pubblicazione e due rifiuti è arrivata la proposta di Intermezzi. Degli altri tre aspetto ancora una risposta.

2.       Volendo operare delle sciocche semplificazioni, si potrebbe dire che il tuo è un romanzo di formazione. Di sicuro è la storia, certo piuttosto originale, di una crescita. Che cosa, secondo te, lo avvicina ad un romanzo di formazione, e cosa invece lo allontana?

Mentre lo scrivevo non pensavo certo di attenermi ai dettami del romanzo di formazione, non amo le etichette. Dopo la pubblicazione è stato spesso definito come tale. Se penso che Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino, La ragazza di Bube di Cassola e Ragazzi di vita di Pasolini, vengono etichettati allo stesso modo, non mi offendo di certo.

3.       Gambier: com’è nato? E’ nato prima lui o la sua storia?

Gambier è stato il primo nato del romanzo. Dal nome al personaggio, dal personaggio alla famiglia, agli amici, alla città e dunque al romanzo.

4.       Sono rimasto impressionato da tutti i piccoli dettagli di cui si arricchisce il tuo libro. Torino, le concerie, i nomi dei due fratelli presi dai tannini: c’è qualcosa dietro?
 
5.       Altra curiosità: tutte le stranezze adorabili di Gambier. Il rifiuto degli anglicismi, dell’uso del computer e di Internet, proprio in questi anni che stanno conoscendo la moltiplicazione esponenziale delle possibilità di socialità attraverso Internet ed i social network: a cosa si deve questa scelta singolare?

Torino, concerie, tannini e stranezze di Gambier sono tutti legati alla vita reale, mia e di amici e conoscenti. Io odio l’inglese, è sopravvalutato, sarebbe così bello se parlassimo tutti portoghese.

6.       Qualcuno potrebbe non condividere questa scelta, Gambier parrebbe troppo strano per esser vero e troppo maturo per la sua età.

Gambier è strano di certo, ma non essendo il romanzo un saggio storico o una relazione scientifica, non ci trovo nulla di male. La sua maturità è inizialmente uno specchio nel quale si riflettono il fratello Tari e l’amata Emma. Solo con lo scorrere della sua vita di carta, Gambier esce dallo specchio.

7.       In modo altrettanto efficace hai dipinto gli altri personaggi, tutti individui particolari ma impantanati in situazioni normalissime, anche (purtroppo) quella della violenza domestica. La segreta anima poeta della madre di Gambier, il profilo intellettuale di Emma, ma soprattutto Tari, l’idolo di Gambier, infinito pozzo di saggezza ed ispirazione musicale. Com’è avvenuto il processo di creazione di questi personaggi? Sono venuti da sé, come spesso dicono alcuni scrittori, o ti sei ispirato alla tua realtà personale?

Mi piacerebbe rispondere come gli altri scrittori di cui parli e dunque dire “ sono venuti da sé”, ma la verità è che molte sono le ispirazioni fornite dal mio lavoro, dai miei desideri e dalle mie paure. Di genitori come quelli di Gambier ne ho purtroppo conosciuti molti nel mio lavoro di educatore, di fratelli come Tari ne ho desiderati. Lingua e Giuseppe sono due momenti della mia vita. Emma è un atto d’amore verso una bella creatura che non c’è più.

8.       La storia di
Come l’insalata sotto la neve è una storia tremenda raccontata però con un tono appropriato. Proprio dal punto di vista di un ragazzino che ancora non è in grado di affrontare come un adulto i problemi della vita, finendo dunque col dare lo stesso peso a tutti i suoi problemi, che si tratti della sua cotta per Emma o della violenza del padre. In particolare quest’ultimo tema, la violenza famigliare, com’è entrato nel tuo romanzo? Cosa ti ha spinto a parlarne, e su quali strumenti hai fatto affidamento per affrontarlo?

Nasce dai miei otto anni di lavoro come educatore con adolescenti a rischio. Come lettore sono interessato ai romanzi che non solo raccontano qualcosa, ma dicono qualcosa.
Quando ho scritto il libro, ho seguito i miei gusti di lettore. Il tema della violenza famigliare mi sembra qualcosa da dire. Ho cercato di proporre un tema pesante con rispettosa leggerezza.

9.       Passando al piano tecnico, piuttosto evidente è la cura sotto il profilo stilistico e linguistico, sintomo, suppongo, di un ottima revisione editoriale. Si tratta di un’esperienza che uno scrittore non conosce fino a quando non arriva alla pubblicazione: cosa ci puoi dire della tua esperienza?

Ottima, Chiara oltre che simpatica è una bravissima editor. Manuele e Attilio nei loro ruoli non sono da meno.

10.   E ora l’immancabile domanda: punti di riferimento, autori preferiti, mostri sacri e fonti di ispirazione?

I punti di riferimento sono troppi, tutto ciò che ho visto, letto ,ascoltato, pensato, immaginato…. I miei autori preferiti sono Italo Calvino, Tonino Benaquista e Manuel Scorza.

11.   Progetti per il futuro?

Un secondo libro. Appena terminato e in attesa di essere pubblicato. Titolo provvisorio Prossima fermata Trambusto. Mi piacerebbe anche scrivere una canzone, aprire una taverna in un’isola greca, vedere le isole Fiji…….

12.   Ultima domanda, ultima possibilità per assecondare definitivamente la mia curiosità: questa benedetta insalata, da dove è saltata fuori?

Fu mio nonno Matteo a suggerirmelo. A dieci anni mentre lo aiutavo nel suo orto in montagna mi disse:
“ Quando sarai grande dovrai essere forte come l’insalata.”
“ L’insalata? Perché l’insalata è forte?” Domandai.
“ Certo. In montagna l’insalata deve resistere tutto l’inverno sotto la neve, in attesa della primavera. Solo quella forte rivede il sole.”
Un aneddoto metafora del mio libro.

E’ tutto! Ancora complimenti per il tuo romanzo e grazie per il tempo che ci hai dedicato. Se vuoi, puoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori.

Vi ringrazio e vi saluto. Mi raccomando prestiamo tutti più attenzione ai libri e non agli eventi mediatici delle grandi case editrici. Leggiamo opere edite da piccole e medie case editrici, le uniche che scommettono davvero. Acquistiamo i libri dai librai, quelli veri che ti consigliano e ti sorridono.

Articolo di Tancredi

16 giugno 2011

Come l'insalata sotto la neve - Luca Gallo

,
I Contenuti

"Tre cose adoro fare: cercare termini difficili nel dizionario e utilizzarli per darmi un tono, come fanno gli scrittori, ripetere frasi di mio fratello per darmi un’età e ripensare alle parole di Emma per darmi un senso."

Gambier ha tredici anni e un nome che è un tannino per conce, un fratello maggiore che è il suo idolo e una compagna di classe che è il suo primo amore. Ma anche un padre violento e una madre fragile, la voglia di crescere e di inventarsi una vita. Intanto aspetta e resiste, come l'insalata sotto la neve e, in attesa della primavera, racconta.


La Recensione

Gambier, tredici anni, è come l'insalata: non sente, non vede, non parla, ma esiste e resiste, in attesa che la neve si sciolga e sbuchi fuori la primavera. Al riparo in una dimensione ovattata senza spazio e senza tempo - forse un sogno, forse la morte - ripercorre il suo ultimo anno di vita, così da poter capire, alla fine, se valga davvero la pena risvegliarsi e continuare a vivere.
Nell'apparente cornice di un romanzo di formazione (apparente perché è molto più di questo!), seguiamo la vita di Gambier tra piccoli e grandi problemi quotidiani - le avventure scolastiche, il primo amore, ma anche i litigi tra il padre violento e il fratello -, in una Torino che alla poesia della sua Mole affianca la durezza acida dell'industria conciaria. Gambier ha due miti personali, due punti di riferimento senza i quali si sente irrimediabilmente perso: l'amato fratello maggiore Tari, libero pensatore, amante della musica, sempre in rotta di collisione con il padre, animo ribelle e protettore irriducibile del fratellino; e l'amata compagna di classe Emma, raffinata, intelligente, irraggiungibile. Oltre loro, attorno a Gambier si muove una variegata galleria di personaggi ottimamente caratterizzati, nei loro vezzi, nelle piccole manie e persino nelle loro più profonde contraddizioni: il padre assorbito completamente dal lavoro in conceria, severo, ben presto violento, la madre dal forte animo poeta, malgrado tutto devota al marito; e fuori dal soffocante ambiente familiare - dal quale Gambier cerca sempre di tenersi a distanza -, il mondo scolastico, con i compagni di scuola, e quello lavorativo del padre. Sentendosi sempre un po' ostaggio e un po' ospite di mondi circoscritti nei quali sta sempre scomodo, che sia la casa o la scuola o la stessa città, Gambier si è costruito un suo mondo, fatto di parole e di musica: vera fonte di parole e musica è il fratello maggiore, vera fonte di ispirazione e riflessione è l'amata Emma. E' a questo modo che Gambier si attacca con forza, anche quando la vita gli porta via tutto: prima il fratello, poi la voce, che perde in seguito ad un trauma, infine Emma.
Certo, Gambier è un ragazzino strano: a cominciare dal nome, il nome di un tannino, che il padre scelse in omaggio al suo lavoro, amato fino alla follia. E' ricco di stranezze, il tredicenne Gambier, che rifiuta l'inglese e l'anglicismo, che continua a giocare con le parole più ricercate, anche e soprattutto quando perde la voce. Ma questo non può in alcun modo esser un ostacolo alla lettura e alla verosimiglianza di questo romanzo: Gambier è sì un protagonista singolare, che vive e soffre però una serie di situazioni normalissime, nel bene e nel male, dal primo amore alla degenerazione del clima familiare, dai compiti in classe alla violenza del padre.
Lungo spazio ho lasciato alla trama: ma non basta, ancora, a spiegare il mio giudizio a cinque stelle. La ragione è piuttosto semplice: questo è un romanzo che mi è apparso dotato di tutti gli ingredienti giusti, in perfetta armonia. Le singolarità dei personaggi sono controbilanciate dalla normalità delle situazioni vissute, o per meglio dire, sono proprio quelle piccole cose fuori posto a rendere più umani i personaggi. Quella di Gambier è una storia triste e difficile, ma l'autore riesce a garantire una lettura piacevole, commovente e divertente allo stesso tempo. E ancora: la ricchezza verbale e stilistica è controbilanciata da toni modesti, affatto pretenziosi, privi di ostentazione, che rendono credibile ogni singola parola, per quanto ricercata, posta sulla bocca muta di Gambier. La cura dell'autore è massima tanto nella caratterizzazione dei personaggi, quanto nell'apparato stilistico, nonché nella costruzione dello scenario sociale, nella gestione degli spazi e dei tempi.
Originale, dunque, ben costruito, ma irriducibilmente vero, Come l'insalata sotto la neve è un romanzo bellissimo, dagli ingredienti perfettamente bilanciati, che ama farsi leggere.



Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Come l'insalata sotto la neve
  • Autore: Luca Gallo
  • Editore: Intermezzi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13: 9788890357657
  • Pagine: 281
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,90 Euro

11 giugno 2011

La prigione di Ojeda - Martin Murphy

,

I Contenuti

Ojeda è un impiegato scialbo e abitudinario. Sposato, senza figli e quasi senza amici, vive in pace e tranquillità grazie al suo lavoro nel reparto amministrativo di un'impresa. A seguito di un ridimensionamento aziendale viene promosso a supervisore: questa nuova condizione di responsabilità, però, sgretola il suo mondo spingendolo a rinchiudersi in una prigione fatta di complicati calcoli matematici o minuziose descrizioni che appunta maniacalmente sul suo blocco note. Poco a poco si concentrerà sugli oggetti che lo circondano, escludendo e rovinando definitivamente le relazioni con altri esseri umani. La sua auto-reclusione diventa sinonimo di una reinvenzione dell'universo attraverso le parole, un compito che si rivela troppo pericoloso, poiché l'esistenza del mondo dipenderà esclusivamente da ciò che Ojeda deciderà di descrivere.

La Recensione

Romanzo breve o racconto lungo? (in russo esiste il termine "povest" per indicare questa misura, in italiano no). Un autore argentino al suo esordio vince il "Premio della novela breve Juan Rulfo 2004". Adesso anche il lettore italiano potrà familiarizzare con questo personaggio, Alberto Ojeda, impiegato argentino che si allontana progressivamente dalla realtà a causa della progressiva alienazione mentale, a cui sua moglie Betina assiste impotente. La parentela con il celebre Bartleby, lo scrivano protagonista del celebre racconto di Melville, è evidente. Le ascendenze letterarie del personaggio di Murphy sono individuabili (ma non scomoderei Kafka). La sua follia appare, conseguentemente, libresca (cioé poco o nulla ha a che vedere con un vero e proprio caso clinico). Tuttavia l'autore descrive bene i rapporti tra i colleghi di una azienda, la Administradores SA, le tensioni create dall'imminenza di alcuni licenziamenti e, più in generale, l'alienazione impiegatizia che aleggia in molti uffici, e non solo in Argentina. Il personaggio dello psichiatra Nero, che si prende cura del povero Ojeda, un po' cialtrone e un po' pasticcione, è a metà strada tra un ritratto e una caricatura (un suo sibillino consiglio, frainteso dal paziente, sarà la molla che farà scattare la sua follia). Buenos Aires è, notoriamente, la città con la più alta densità al mondo di psicanalisti. Anche per questo il personaggio di Ojeda assume uno spessore realistico, seppure sotto forma di iperbole (un Fantozzi bonaerense?). La narrazione, tuttavia, è priva di riferimenti geografici e potrebbe essere ambientata in qualsiasi ufficio del mondo. In questo si conferma la differenza tra gli scrittrori argentini e i colleghi latinoamiricani, molto più legati al loro contesto geo-culturale. Murphy non è Borges, e nemmeno Kafka. Non di meno La prigione di Ojeda è una lettura piacevole e, a suo modo, istruttiva, specialmente per quanto riguarda i disastri della psichiatria.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro

  • Titolo: La prigione di Ojeda 
  • Titolo originale: El encierro de Ojeda 
  • Autore: Martin Murphy 
  • Traduttore: Elisa Montanelli 
  • Editore: Intermezzi editore
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: - 
  • ISBN-13: 9788890505812 
  • Pagine: 109 
  • Formato - Prezzo: brossura - 10 euro

31 maggio 2011

Facciamo finta che sia per sempre - Ilaria Giannini

,
I Contenuti

Nicole è ossessionata dal suo passato.
Martina è innamorata di lei.
Stefano è uno psicologo affetto da manie di grandezza.
Paolo è morto in uno strano incidente stradale.

Quattro grandi amori, quattro solitudini che si rincorrono nella malinconica bellezza della Versilia. Quattro anime alla ricerca di un qualcosa che dia un senso alle loro vite.
Tutti puntano alto, qualcuno gioca sporco, nessuno vince.

La Recensione

Un po' romanzo sentimentale e un po' romanzo sul mal di vivere, Facciamo finta che sia per sempre ruota attorno al personaggio di Nicole, trentenne affascinante a misteriosa, dal passato triste e dal cuore ferito, e agli altri personaggi che rimangono in qualche modo toccati da lei: così Martina, ventenne lesbica innamorata (più o meno) segretamente di Nicole, così Stefano, uomo del passato di Nicole e psicologo di Martina. E poi c'è Paolo, o meglio, l'ombra che Nicole porta dentro di sé. Tutti, in modi diversi e tempi diversi, hanno conosciuto una parte diversa di Nicole: Paolo ha tradito la moglie per la Nicole sedicenne, Stefano ha conosciuto la Nicole ventenne, ancora non del tutto ripresa dalla morte dell'amato Paolo, e Martina si è innamorata della Nicole trentenne, insegnante di liceo, perennemente in bilico. 
Il romanzo si presenta piuttosto breve, e in assenza di una reale storia strutturata, si muove avanti e indietro nel tempo, ospitando la voce in prima persona dei vari personaggi coinvolti, seguendo le elucubrazioni mentali di Nicole.
Il risultato, però, è quello di un racconto che cerca, invano, di travestirsi da romanzo, privo di un'autentica storia, in cui i monologhi ridondanti dei personaggi si sommano ad una serie di situazioni stereotipate e luoghi comuni. I dialoghi sono artefatti, costruiti, a tratti banali; la caratterizzazione dei personaggi, malgrado i tentativi innegabili dell'autrice, risulta esser un puzzle di immagini e sensazioni già lette. La migliore amica lesbica, il rapporto tra l'uomo sposato e la liceale affatto innocente, l'uomo del passato che ritorna improvvisamente, e, ciliegina sulla torta, quel languore, quella malinconia stucchevole che caratterizza Nicole, affatto lontana dal mal di vivere che l'autrice, probabilmente, intendeva realizzare. Il culmine viene raggiunto con il tentato suicidio e - come da copione - fallito di Nicole.
Malgrado tutto, si riesce a percepire la sensibilità dell'autrice, e la scrittura, dal mero punto di vista tecnico, quindi prescindendo dai contenuti, è buona; ma è davvero troppo, troppo poco. Soprattutto a fronte della ridotta dimensione del romanzo, il lettore soccombe di fronte a questa miscela mal assortita di stereotipi e luoghi comuni.

Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Tancredi

Dettagli del libro
  • Titolo: Facciamo finta che sia per sempre
  • Autore: Ilaria Giannini
  • Editore: Intermezzi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13:  9788890357640
  • Pagine: 120
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8,90 Euro

21 maggio 2011

Gente di Mumbai - Munmun Ghosh

,
I Contenuti

"Riflettevo su come i sogni si realizzino in modi inaspettati. Da bambina, desideravo lo scoppio di una guerra così da potermi arruolare come soldato e combattere per il mio Paese. Essere un pendolare in questa città era come essere parte di un esercito. Uomini e donne camminavano in questa città con sguardi decisi, concentrati. Maria diceva che i treni locali le ricordavano quegli slogan che sentivamo nel nostro college giù al sud. “Lavoratori di tutto il mondo unitevi.” Noi ci univamo nel treno."
Le voci degli immigrati e dei pendolari di Mumbai si inseguono e si alternano. Un romanzo corale che scorre come un fiume, attraversa la ferrovia, le strade e i bassifondi, colma ogni spazio della città indiana e ne restituisce gli odori, i colori e la musica.
La Recensione

Vi è mai capitato di starvene pigiati come sardine sulla metro o in treno e di pensare alle decine di persone che ogni giorno condividono con voi il vagone: dove stanno andando, cosa aspetta a casa questa moltitudine con cui ogni giorno vi incrociate magari solo per qualche istante? A volte, osservandoli bene mentre fissano assorti un punto indefinito attorno a loro, sembra quasi di sentire sussurrare i pensieri che agitano la loro mente. 

Ecco, questo romanzo parla proprio di loro, queste Hushed voices, voci sommesse che animano i treni dei pendolari, le stazioni ferroviarie, le affollate vie del centro città senza che nessuno possa davvero sentirle. Come avveniva in Gente di Dublino, anche qui le voci ci raccontano frammenti di vita, piccoli e grandi drammi quotidiani di cui abbiamo solo un breve cenno, poche pagine per capire prima che il treno riprenda la sua corsa e scappi via, portando con se il suo carico di vite.I proprietari di queste voci sono i pendolari di Mumbai, ma potrebbero essere i pendolari di ogni parte del mondo, sempre di fretta e un po' distratti perché agitati da mille pensieri e impazienti di arrivare a casa anche se non in tutte le parti del mondo ci si deve preoccupare che l'acqua venga erogata per 24 ore ogni giorno. La bellezza di questo romanzo, infatti, risiede anche nella capacità di raccontare con semplicità una quotidianità completamente diversa dalla nostra dove la fragilità e la precarietà della vita si tocca con mano ogni giorno, senza grossi drammi ma con grande tenacia. Le parole di Munmun Ghosh riescono a essere nel contempo semplici e avvolgenti, così che il lettore è trascinato in questa corrente di pensieri,odori, colori, che lo porta a conoscere una realtà completamente diversa dalla propria ma in cui, assurdamente, riesce a rispecchiarsi e identificarsi. 
Sebbene lo stile adottato sia lontano dallo stream of consciousness di Joyce e dalla quieta disperazione dei suoi dublinesi, il paragone con il celebre romanzo (evidentemente suggerito dal titolo scelto per l'edizione italiana)non è fuori luogo se si riflette sul modo in cui l'autore ci offre uno spaccato di Mumbai attraverso brevi incursioni nelle vite dei suoi personaggi, raccontate in prima persona, che qui hanno la bellezza di allacciarsi una all'altra attraverso piccoli dettagli, come se ogni pendolare desse un colpetto sulla spalla al pendolare accanto a lui passandogli la parola, in una sorta di staffetta circolare che ci riporta al punto di partenza, con in mente un nuovo messaggio di speranza. Epperò confesso che avrei preferito venisse conservato il titolo originale, molto più evocativo e più adatto a rappresentare il senso dell'opera.

Giudizio:
+4stelle+  


Articolo di Valetta


Dettagli del libro
  • Titolo: Gente di Mumbai
  • Titolo originale: Hushed voices
  • Autore: Munmun Ghosh
  • Traduttore: Emanuela Bottaru
  • Editore: Intermezzi
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788890357626
  • Pagine: 244
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,90
 

Erbette Follette Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates