Visualizzazione post con etichetta Lorenzo Pompeo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lorenzo Pompeo. Mostra tutti i post

15 aprile 2013

Il processo - Franz Kafka

,

I Contenuti

Josef K. condannato a morte per una colpa inesistente è vittima del suo tempo. Sostiene interrogatori, cerca avvocati e testimoni soltanto per riuscire a giustificare il suo delitto di "esistere". Ma come sempre avviene nella prosa di Kafka, la concretezza incisiva delle situazioni produce, su personaggi assolutamente astratti, il dispiegarsi di una tragedia di portata cosmica. E allora tribunale è il mondo stesso, tutto quello che esiste al di fuori di Josef K. è processo: non resta che attendere l'esecuzione di una condanna da altri pronunciata.

La Recensione di Lorenzo Pompeo

Vado subito al dunque: perché recensire questo libro, un classico così noto e citato? Questa domanda mi ha tormentato parecchio negli ultimi giorni. Forse - mi sono detto - vale la pena di recensirlo proprio per questo, proprio perché è un libro che a forza di essere dato per scontato, è stato quasi dimenticato. Il termine "kafkiano" è entrato ormai nell'uso comune. Tra le opere di Kafka, questa sembrerebbe essere quella più vicina al suo campo semantico. E ciò potrebbe persino fornire un alibi a un lettore svogliato per evitarlo in quanto, apparentemente, già noto. Come un giallo del quale si conosce già l'assassino. A fare da contrappeso a questa insostenibile leggerezza, dall'altra parte c'è la mole della critica, con le sue innumerevoli interpretazioni contrastanti, come numeri di un abile contorsionista circense. Aggiungere una voce a questo coro è impresa ardita. Proverò quindi a percorrere il sentiero forse meno impervio delle sensazioni personali, aggiungendo, se possibile, solo qualche riflessione a margine. Il termine "kafkiano" si riferisce, a mio avviso, allo strato più superficiale di questo romanzo, pubblicato nel 1925, a un anno dalla scomparsa dell'autore, per volontà e a cura dell'amico Max Brod. Al quale Kafka diede il manoscritto incompiuto nel 1920, raccomandandogli di bruciarlo dopo la sua morte (vicenda romanzesca che sembra quasi un capitolo dell'opera in questione). Forse non solo a me questo libro ha fatto venire in mente gli omini in bombetta dei quadri di Magritte, lo scambio, la contaminazione tra il quotidiano e l'assurdo, l'ordinario e lo straordinario presente nei quadri del grande pittore belga. Inaspettata, almeno per me, è stata la presenza di un soffuso e persistente erotismo, accompagnato da un altrettando persistente senso di colpa e da una continua frustrazione del desiderio, che si smarrisce in un labirinto dal quale non sembra esserci via d'uscita nemmeno nel tragico epilogo ("gli parve che la sua vergogna gli sarebbe sopravvissuta" - pensa il protagonista mentre i due aguzzini stanno eseguendo la sua condanna a morte). In verità Il processo è un mondo completo: ci sono descrizioni realistiche, verosimili, della vita di un qualsiasi ufficio, c'è un personaggio, il protagonista, col quale il lettore simpatizza immediatamente. Di questo fantomatico Josef K il lettore conosce tutto. Se non fosse per la vicenda del processo nel quale è coinvolto, la sua vita sarebbe del tutto ordinaria. Anche se lui non sembra avere nessuna colpa, eppure la colpa c'è, inafferrabile e misteriosa. Il processo è il romanzo nel quale è racchiusa un'intera esistenza, come un insetto custodito in un cristallo d'ambra. Probabilmente oggi un libro di questo genere non troverebbe un editore disposto a correre il rischio di pubblicarlo, anche perché non rientra in nesun "genere". Ma proprio per questo è un libro che va assolutamente letto.

Giudizio:
+5stelle+

La Recensione di Patrizia

Joseph K., stimato procuratore di un’importante banca, viene posto in stato di arresto la mattina del suo trentesimo compleanno: nessuno gli notifica il capo d’accusa, anzi gli viene detto che questo tribunale (che non ha nulla a che vedere con i tribunali ordinari) non prevede tale atto, ma solo la condanna o l’assoluzione. L’arresto non comporta nessuna conseguenza sul piano pratico: Joseph K. continua la sua vita ma deve, di tanto in tanto, presentarsi alle udienze fissate dal tribunale. Quello che colpisce il lettore è che Joseph K. (così come tutti quelli che ruotano attorno a lui) accetta la situazione: cerca di difendersi ma rimanendo dentro le regole fissate dal Tribunale, mentre per noi che leggiamo è chiara l’assurdità della situazione. Le udienze del tribunale si svolgono in locali celati nelle soffitte delle abitazioni comuni, in luoghi sordidi e difficilmente irraggiungibili. I giudici, i cancellieri e gli altri impiegati sono personaggi squallidi, corruttibili che si ammantano dell’aurea di superiorità che il loro ruolo comporta nell’immaginario comune. Sono invece tutti presi dalla loro parte e usano il timore che incutono negli altri per accrescere l’alta (ma falsa) opinione che hanno di sé e del Tribunale in cui operano.
Cosa vuol dire Kafka in questo romanzo? Perché Joseph K. accetta passivamente quello che gli accade? Per rispondere a queste domande sono stati versati fiumi d’inchiostro da persone molto più autorevoli e competenti di me, io mi limiterò a esprimere le mie opinioni. Kafka aveva studiato legge e lavorava in una grande compagnia assicurativa: quindi conosceva dall’interno i meccanismi dei tribunali e le trappole della burocrazia; secondo me però non è solo qui il senso de Il Processo: perché, altrimenti, avrebbe dovuto considerare un Tribunale e una Legge diversi da quelli ordinari?
Leggendo il romanzo per me è chiaro che Joseph K. si “sente” colpevole: non sa bene quale sia la sua colpa ma, nel profondo del suo essere, sa che non è immune da cattive azioni e comportamenti riprovevoli. La sentenza del tribunale arriverà un anno dopo, il giorno del suo trentunesimo compleanno. E’ come se Joseph K., giunto quasi all’apice della sua carriera, fosse caduto in una profonda crisi e in quell’anno avesse fatto una disamina della sua vita. Il Tribunale può rappresentare quella parte di coscienza che continuamente analizza e in maniera inflessibile giudica le azioni sulla base di criteri che rimangono celati alla stessa coscienza, a cui viene svelata solo la consapevolezza della accusa sotto forma di senso di colpa. La parte più razionale di Joseph K. sa che tutta la vicenda è assurda e soprattutto che i suoi giudici non sono all’altezza del compito, essendo essi stessi corrotti e manipolatori, ma non riesce a sottrarsi al senso di colpa, alla consapevolezza che in fondo il Tribunale ha ragione.

«L'unica cosa che ora posso fare», si disse, e l'uniformità dei suoi passi e dei passi degli altri due confermò i suoi pensieri, «l'unica cosa che ora posso fare è conservare sino alla fine la capacità di discernere con calma. Ho sempre voluto allungare venti mani sul mondo e per di più a scopi non sempre lodevoli. Non era giusto. Dovrei far vedere, ora, che nemmeno un anno di processo mi ha potuto insegnare qualcosa? Dovrò andarmene come un tardo a capire? Si dovrà poter dire di me che all'inizio del processo volevo concluderlo e che, ora che è alla fine, lo voglio cominciare da capo? Non voglio che si dica questo. Sono grato che per compiere questo tragitto mi abbiano dato per compagni questi due signori, che non parlano quasi e non capiscono niente, e che sia stato lasciato a me di dirmi da solo il necessario».
Kafka scrive molto bene e con poche parole riesce a tratteggiare i personaggi patetici e ridicoli che popolano questo romanzo, eppure io non sono rimasta emotivamente coinvolta né rapita dal genio dello scrittore (e lo stesso è accaduto leggendo “Le metamorfosi” e “La colonia penale”) pur riconoscendone l’originalità: un’eccessiva freddezza dello stile, un distacco dalle vicissitudini del protagonista mi impediscono di condividere l’ansia che pervade Joseph K. dal momento del suo arresto sino al verdetto finale.
La difficoltà di penetrare sino in fondo i molteplici significati di quest’opera (o meglio la netta sensazione che è difficile sostenere una tesi piuttosto che un’altra) mi hanno spinta a leggere Lettera al padre con la speranza di trovare dei punti di riferimento per dipanare qualche filo dell’ingarbugliata matassa che per me è Il processo. In effetti, nell’accorata lettera che Kafka scrive al padre, senza mediazioni e senza filtri, sono riuscita a cogliere una delle possibili genesi della colpa, apparentemente immotivata e priva di oggetti concreti, che attraversa l’opera kafkiana.

In questo modo il mondo per me risultò diviso in tre parti: una in cui vivevo io, lo schiavo, sotto leggi che erano state escogitate soltanto per me e che inoltre, non sapevo perché, non ero mai in grado di rispettare completamente; poi un secondo mondo, infinitamente distante dal mio, in cui vivevi tu, impegnato a governare, impartire ordini e andare in collera se non erano eseguiti; e infine un terzo mondo, dove il resto degli uomini vivevano felici, liberi da ordini e obbedienza. Io ero costantemente in preda alla vergogna: o seguivo i tuoi ordini, ed era una vergogna perché valevano soltanto per me, o recalcitravo, e anche questa era una vergogna, perché non si poteva recalcitrare davanti a te, o non riuscivo a seguirli, perché ad esempio non avevo la tua forza, il tuo appetito, la tua abilità, per quanto tu pretendessi quella data cosa da me come ovvia; e questa era comunque la vergogna più grande. Così si agitavano non solo le riflessioni, ma anche la sensibilità di tuo figlio. (Lettera al padre, ed. Newton Compton pagg. 29-30)
E ancora, riferendosi al legame tra lui e la sorella Ottla, con cui condivideva il difficile rapporto con il padre:
Tu sei certamente uno degli argomenti principali della nostra conversazione, da sempre, ma non è perché vogliamo escogitare qualcosa contro di te che stiamo assieme, bensì per analizzare assieme con ogni sforzo, con divertimento, con serietà, con amore, ostinazione, rabbia, contrarietà, dedizione, senso di colpa, con tutte le energie della testa e del cuore questo terribile processo che aleggia tra noi e te, in tutti i suoi particolari, da tutti i lati, con ogni motivazione, da lontano e da vicino; questo processo in cui tu hai sempre affermato di essere giudice mentre, almeno in massima parte (qui lascio la porta aperta a ogni errore in cui naturalmente posso incorrere), sei solo una delle parti, debole e abbagliato come noi. (Lettera al padre, ed. Newton Compton pag. 42).
Non mi azzardo certo ad affermare che tutto il senso de Il processo è racchiuso in Lettera al padre, ma questo scritto può essere d’aiuto per aumentarne la comprensione e individuare l’origine prima di alcune delle tematiche frequenti nell’opera kafkiana e che l’autore è riuscito a trasformare in questioni universali n cui ogni lettore può cercare di riconoscersi.

Giudizio:
+3stelle+

Dettagli del libro
  • Titolo: Il processo
  • Titolo originale: Der prozess
  • Autore: Franz Kafka
  • Traduttore: Franchetti E.
  • Editore: BUR
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: I grandi romanzi
  • ISBN-13: 9788817018197
  • Pagine: 292
  • Formato - Prezzo: Brossura - 7,40 Euro

23 gennaio 2013

La corsa del manichino - E. C. Tubb

,
I Contenuti

Un ometto meccanico, un piccolo manichino, corre frenetico sul piano della scrivania, sbatte contro gli ostacoli, cade, si rialza, senza meta. E' la perfetta immagine della razza umana, pensa Joseph P. Lincoln, che lo sta guardando. Lincoln è il capo della P.A.C.E. (Propaganda E Controllo Emozionale), la potentissima organizzazione cui spetta il compito di addormentare e tenere a freno l'aggressività dei cittadini in un mondo sovrappopolato che può permettersi qualsiasi cosa tranne la violenza. Ma basta una polizia specializzata, bastano degli agenti segreti, basta la continua manipolazione dei mass media per ottenere una autentica pace universale? E che fine farebbe il piccolo manichino senza la sua tenacia, la sua combattività?

La Recensione

Un caro amico, passeggiando per le bancarelle di Porta Portese, mi ha consigliato questo romanzo di E. C. Tubb, un prolifico autore di fantascienza britannico scomparso di recente (nel 2010), a me fino ad allora assolutamente ignoto. Non essendo uno di quegli autori "ripescati" successivamenete dall'editoria "seria" o giunti alla fama attraverso le versioni cinematografiche (anche se il nostro fu autore delle sceneggiature di molti episodi di "Spazio 1999", una delle migliori serie di fantascienza, da me seguita con un certo interesse sui teleschermi nazionali alcune decadi fa), ho accettato di correre il rischio di una possibile delusione, spinto più che altro da una certa curiosità per le sue origini britanniche (avendo un certo debole per l'umorismo britannico). Devo quindi a lui la scoperta di questo romanzo, che altrimenti non sarebbe entrato nella lista delle mie letture. Grazie a questa fortuita coincidenza ho avuto modo di leggere un romanzo veramente gustoso, ricco di invenzioni divertenti e strampalate (tra le altre, il manichino che corre sulla scrivania di Joseph P. Lincoln, direttore della famigerata PECE - Propaganda e controllo emozionale, o la riproduzione della Gioconda parlante che funge da segretaria nella stanza di Dale Orson Nelson Tulliver, il protagonista del romanzo e dipendente della PECE e poeta per diletto, oppure il busto parlante che offre i suoi eruditi consigli al direttore). Interessante anche l'espediente narrativo delle pillole che stimolano la loquacità, delle quali abuseranno alcuni personaggi femminili (una certa nota di misoginia risuona a tratti). Al centro del romanzo, il bersaglio della satira, evidentemente, è il britannico "self-control", indotto attraverso farmaci dall'organizzazione di cui Dale è dipendente. Nel "retrobottega" del romanzo, pubblicato nel 1972, si intravedono le ombre della psicoanalisi, dell'utopia marxista e della contestazione giovanile del '68 (nei primi anni '70 ripensare la società nel suo complesso era considerato un imperativo categorico). Anche se queste suggestioni appartengono a una stagione ormai lontana, i temi toccati da questo romanzo breve rimangono sempre attuali. All'epoca l'uso e l'abuso degli psicofarmaci non era così diffuso come oggi (proprio nei primi anni '70 furono introdotte e messe in commercio le benzodiazepine per la cura di ansia e depressione). L'organizzazione presieduta da Joseph P. Lincoln fallisce nella sua missione. La violenza, rimossa per via farmacologica persiste nella mente degli umani. Lo stesso direttore della PECE arriverà alla conclusione, nelle ultime pagine del romanzo, che questa rimozione rappresenta solo una forzatura controproducente. Tuttavia La corsa del manichino non va preso troppo sul serio. Molte trovate, alcuni dialoghi sono veramente divertenti. Scritto con mestiere, da un autore che ha al suo attivo più di 140 romanzi, La corsa del manichino è una lettura che col tempo non ha perso mordente, a differenza di molta fantascienza di quegli anni.

Giudizio:
+4stelle+ 

Articolo di Lorenzo Pompeo

 Dettagli del libro
  • Titolo: La corsa del manichino
  • Titolo originale: Century of the Manikin
  • Autore: E. C. Tubb
  • Traduttore: M. Benedetta De Castiglione
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 1984
  • Collana: Classici Urania
  • Pagine: 129
  • Formato - Prezzo: Brossura - Lire 3500

11 gennaio 2013

Quando le radici - Lino Aldani

,

I Contenuti

E’ la storia di Arno, l’uomo che incarna il futuro ma anche la memoria d’Italia, e che pensa di lasciare Roma per tornare dove ha le sue radici: oltre la riva del Po. Ma in un paese irriconoscibile, tra voragini nella terra e mostri della strada, il viaggio presenta molte insidie e Arno sente che la sua vita sta per spezzarsi. Solo alla fine dell’odissea saprà di essere diventato un altro uomo.

La Recensione

Quando le radici, anche se non rappresenta una pietra miliare della fantascienza italiana (fu pur sempre tradotto in francese, tedesco e romeno), è senza dubbio un romanzo interessante, per diversi motivi. L'autore, scomparso recentemente, fu uno dei primi italiani ad accostarsi alla sci-fi. Quando le radici fu pubblicato nel 1977 per i tipi de "La tribuna" ed ebbe una lunga e complessa gestazione. Lo stesso Aldani dichiara di aver scritto i primi sei capitoli nel 1966 e i seguenti nove a dieci anni di distanza. "Sono molte le ragioni che possono giustificare una così lunga parentesi, ma tutte riconducibili a un unico motivo: ero troppo impegnato a vivere, diluita nel tempo e riflessa nella psicologia dei vari personaggi, la scarna esile storia  che questo libro racconta" - scrive Aldani in una sua nota a p. 8. I motivi autobiografici sono, quindi, evidenti. E se anche non fosse stato apertamente dichiarato, non sarebbe stato difficile scorgere l'autore dietro il personaggio di Arno e dietro la Pieve lunga del romanzo San Cipriano Po, il paesino dove l'autore nacque e dove fece ritorno dopo un decennio trascorso nella capitale come insegnante di matematica. Ai primi anni del soggiorno romano risalgono i primi interessi di Aldani verso la fantascienza (debuttò con alcuni racconti nel 1960 sulla rivista "Oltre il cielo"). I primi capitoli del romanzo furono scritti successivamente, proprio negli anni in cui stava maturando l'idea di tornare nel suo villaggio natale (cosa che fece nel 1968). Proprio come Arno, che decide di abbandonare il suo tranquillo impiego in città per raggiungere il villaggio dove era nato. La vicenda si svolge nel 1998, anche se l'humus, le motivazioni dei personaggi, la loro mentalità appartiene a quel decennio in cui il romanzo venne concepito. Ma quello che potrebbe sembrare un limite o un difetto, da un diverso punto di vista potrebbe diventare il suo punto di forza. Il 1988 descritto nel romanzo assomiglia poco a quello che abbiamo vissuto quindici anni fa (la differenza fondamentale l'ha fatta internet e la capillare diffusione del personal computer e dei cellulari). Tuttavia le motivazioni dei personaggi, e specialmente del protagonista, sono l'elemento più attuale e credibile del romanzo (oggi catalogabile più che nell'accezione classica di fantascienza, nel sotto-genere steampunk). Una curiosità: il macchinario descritto nei primi paragrafi ("c'è una macchina che espelle le schede, una ogni minuto, giusto il tempo perché Arno possa eseguire un rapido controllo e apporre un visto di registrazione (..). Due strisce di fori parallele, alcune cifre, gruppi di lettere, punti e asterischi") ricorda i modelli preistorici di computer, che affidavano la loro memoria alle schede perforate (qualcosa che oggi si fatica persino a immaginare). Per lenire il malessere della vita impiegatizia, Arno entrerà a far parte del "Gruppo felce azzurra", una misteriosa organizzazione che presiede agli appuntamenti erotici dei suoi membri ("I gruppi osservano una regolamentazione piuttosto rigida. Prima di tutto c'è la domanda di iscrizione, tutta una minuziosa richiesta di garanzie, agirabili però con un pizzico d'intelligenza psicologica. Una volta ammesso, bisogna sottostare per tre mesi. I ruoli sono due: richiesto e richiedente. Le prestazioni, o le fruizioni, settimanali. Qualcuno preferisce parlare di due turni: alfa e beta. Insomma, due funzioni che ogni iscritto deve assolvere a settimane alterne" p. 46). "Con questa libertà di costumi, l'amore non è più possibile" - conclude Arno mentre si prepara per il suo primo appuntamento, dall'esito disastroso. Per chi non lo avesse capito, Arno è un romantico che si ribella a un mondo cinico, dove anche il sesso è sottoposto a un meccanismo anonimo e seriale. La fuga al villaggio natale si concluderà con un altro fiasco. I tentacoli distruttrici della modernità violeranno anche il suo nido. 
Anche se il futuro preconizzato da questo romanzo è già passato, i suoi temi rimangono sempre attuali.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo
  • Titolo: Quando le radici
  • Autore: Lino Aldani
  • Editore: Urania Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Collezione Urania
  • ISBN-13: 9771721642008
  • Pagine: 245
  • Formato - Prezzo: Euro 5,50

30 novembre 2012

Biblioteca-labirinto n. 25 - Bando di concorso

,


Bando per la realizzazione di un'antologia di 25 racconti dedicati ai libri e alle biblioteche.

Il concorso, dedicato al libro e alla biblioteca, si articolerà in due fasi. Nella prima fase verranno individuati cinque racconti-matrici, che verranno poi sviluppati nella seconda fase. L'obiettivo è quello di realizzare una sorta di labirinto attraverso l'intreccio di diversi fili narrativi.

 Regolamento

 PRIMA FASE

 1) I racconti, dedicati al libro in tutte le sue possibili declinazioni (di narrativa, di qualsiasi argomento, compreso erotismo, magia, alchimia, fantascienza) e formati (papiro, pergamena, carta, formato digitale) e alla biblioteca in tutte le possibili accezioni (reali, fantastiche, oniriche, digitali, liquide ecc.), di almeno 8000 caratteri e non più di 12.000, dovranno pervenire al seguente indirizzo e-mail: bibliotecalabirintonumero25@gmail.com, insieme alla dichiarazione di paternità dell'opera e all'autorizzazione a pubblicarla all'interno dell'antologia "Biblioteca-labirinto N. 25";

 2) Il curatore ha la facoltà, in alcuni casi, di suggerire agli autori alcune modifiche ai loro testi. L'autore sarà libero di accogliere o meno tali suggerimenti. Se disposto a rivedere il proprio testo, l'autore potrà inviarne una seconda versione al curatore;

 3) Sull'apposito forum del sito "BraviAutori.it" verranno pubblicati i titoli dei racconti inviati; saranno evidenziati in blu i titoli in valutazione, in verde quelli selezionati e in rosso quelli non selezionati. In questa prima fase verranno selezionati SOLO cinque racconti, che verranno resi pubblici con un file PDF scaricabile dal forum del sito "BraviAutori.it";

 SECONDA FASE

 4) I partecipanti sono invitati a inviare nuovamente i loro contributi, nelle stesse modalità e indirizzo della prima fase (min. 8000 battute, max 12.000), questa volta prendendo spunto dai cinque selezionati, a cui verrà abbinato un colore. Agli autori è richiesto di scrivere racconti che si ricollegano a questi ultimi, riprendendo personaggi o ambientazioni di almeno uno dei cinque racconti resi pubblici sul sito (unica avvertenza agli autori: cercate di evitare le incongruenze tra il vostro racconto e quello a cui vi ricollegate, per esempio: se un personaggio del racconto-matrice è descritto come basso e grasso, lo stesso personaggio non potrà essere descritto come alto e magro in un altro racconto!), indicando il colore del racconto a cui l'autore si ricollega.

 È possibile ricollegarsi a personaggi e ambientazioni che compaiono in più di uno dei primi cinque racconti-matrice. È possibile inviare fotografie, disegni e grafica ispirati al tema del concorso, possibilmente in qualche modo connessi o ispirati ai primi cinque racconti resi pubblici sul sito dell'antologia. Anche in questa fase sarà necessario inviare, unitamente ai racconti, alle foto o ai disegni, dichiarazione di paternità e autorizzazione a pubblicarla nell'antologia "Biblioteca-labirinto N. 25";

 5) Gli autori potranno inviare i loro contributi DUE volte, una nella prima fase e una nella seconda, tranne quelli selezionati nella prima fase (che ovviamente non possono partecipare alla seconda fase).

 6) I titoli dei racconti selezionati verranno pubblicati sul sito usando lo stesso colore del racconto a sui si sono ispirati (un sesto e un settimo colore verranno scelti per indicare i racconti pervenuti in valutazione e quelli ritenuti non idonei). Una volta selezionati quattro racconti per ognuno dei cinque selezionati nella prima fase, il concorso verrà chiuso.

 7) Se qualcuna tra le quattro posizioni disponibili per ognuno dei cinque colori rimarrà troppo a lungo vacante, per chiudere l'antologia verrà recuperato qualche racconto di qualche altro colore risultato più gradito ai lettori.

 Invio dell'opera

 L'opera inviata deve essere inedita. Per "inedita" intendiamo un'opera i cui diritti siano pienamente nelle mani dell'autore. Il contenuto dell'opera non deve essere pornografico, pedofilo, antireligioso, politico, razzista, diffamatorio o eccessivamente scurrile. Il testo, in formato .odt, .docx, .rtf o .doc (LibreOffice, OpenOffice, Word), min. 8000 battute e max 12.000, senza formattazioni del testo (nessun corsivo o grassetto).

 Il concorso scade quando la redazione selezionerà le 25 opere idonee alla pubblicazione. La lettura e la selezione avverrà man mano che le opere perverranno presso la nostra email. Sul forum di BraviAutori.it potrete informarvi in qualsiasi momento su quanti e quali racconti saranno stati selezionati.È possibile partecipare con uno pseudonimo. In questo caso tale volontà deve essere specificata chiaramente nella email usata per l'invio dell'opera, o nell'opera stessa. I reali dati anagrafici, in ogni caso, sono obbligatori. È possibile partecipare con opere a più mani.

I testi selezionati, se ce ne saranno a sufficienza, saranno inseriti nell'antologia "Biblioteca-labirinto N. 25". L'antologia sarà autoprodotta da BraviAutori.it mediante il POD (Print On Demand).

 Commissione di valutazione

La Commissione che valuterà i lavori da pubblicare è formata da:
- ideatore e curatore Lorenzo Pompeo
- la SALVO, ovvero la Squadra Anonima Lettori Volontari Onnivori, che tanto bene ha lavorato finora per tante altre antologie. Le opere pervenute saranno sottoposte, in maniera anonima, alla Commissione. Le sue valutazioni saranno insindacabili. La Commissione interna si riserva la facoltà di suggerire alcune modifiche ai testi inviati, che l'autore sarà libero di accogliere o meno. In tal caso l'autore potrà sottoporre nuovamente l'opera al vaglio della commissione.

 Premi in palio

 Pubblicazione dell'opera nell'antologia "Biblioteca-labirinto N. 25". Eventuali altri premi potrebbero aggiungersi durante lo svolgimento del concorso.

 Quota di partecipazione

 La partecipazione è gratuita e non c'è alcun obbligo di acquisto.

 Privacy e diritti d'autore

 I dati personali, in base alla legge per la privacy, saranno utilizzati solo ed esclusivamente per la gestione del concorso ed eventuali contatti tra www.braviautori.it e gli autori partecipanti.

Le opere pervenute non saranno divulgate in altri modi all'infuori, in caso di selezione, della loro pubblicazione in "Biblioteca-labirinto N. 25".

I testi restano di proprietà degli autori e sono da intendersi "in prestito" esclusivamente per questa pubblicazione. Questo vuol dire che, se dopo aver pubblicato nella nostra antologia riceverete altre proposte di pubblicazione da parte di altri siti o editori, per quanto ci riguarda sarete liberi di accettare senza chiederci alcun permesso. Anzi, siamo i primi a suggerirvi di non fermarvi a questa nostra iniziativa e farvi leggere il più possibile partecipando ad altre iniziative simili e gratuite!

 Contatti

 Per qualsiasi informazione e per inviare le opere: a bibliotecalabirintonumero25@gmail.com.

 Ideatore: Lorenzo Pompeo


Articolo di Lorenzo Pompeo

28 novembre 2012

Il difficile ritorno del signor Carmody - Robert Shekley

,
I Contenuti

Il romanzo di peripezia o di "ricerca" è molto frequente nella fantascienza; e a dire la verità, il congegno narrativo dell'eroe cui ne succedono di tutti i colori mentre viaggia verso una meta lontana, è all'origine stessa, con Ulisse, della letteratura occidentale. Ma questo signor Carmody, americano d'oggi cui succede di trovarsi scaraventato nel mezzo addirittura dell'universo, e di non riuscire più a ritrovare la piccola Terra fra miliardi di miliardi di mondi, ha ben poco dell'eroe. Fa pensare semmai ai personaggi di Woody Allen, a quei candidi e un po' isterici produttori di paradossi e fulminanti battute, schiacciati tra una logica stralunata e una rigorosa follia. Conversazioni con un ingegnere edile che fabbrica pianeti in economia; dotte dispute con Dio; divagazioni con un dinosauro filosofo; rapporti amorosi con una città troppo possessiva; e la persistente compagnia di un Premio proteiforme e chiacchierone, che fa a Carmody da maestro, maggiordomo, consulente e fratello maggiore. Un gioiello in quel genere raro che e la fantascienza "pazzesca'.
Uno dei mondi piu rutilanti e vertiginosi del sistema Sheckley.


La Recensione

Un libro veramente sorprendente. L'originale venne pubblicato nel 1968, mentre la versione italiana nella collana Urania venne proposta per la prima volta l'anno successivo (n. 530) e ristampata nella collana Classici fantascienza nel 1981. Il nome di Robert Sheckley è da tempo noto ai cultori della fantascienza, ma quasi sconosciuto al grande pubblico. Proprio quest'anno la casa editrice Nottetempo ha proposto La settima vittima, un'antologia che ripropone molti racconti presenti nel n. 252 di Urania del 1962 (Mai toccato da mani umane, ristampato nel 1978 nella collana Classi fantascienza). Anche in Italia, a quanto pare, ci stiamo accorgendo che Sheckley è un autore che merita rispetto e attenzione. Il difficile ritorno del signor Carmody anticipa e apre il filone della fantascienza surreale e umoristica, legato successivamente al grande successo dello scrittore britannico Douglas Adams, autore del fortunatissimo Guida galattica per autostoppisti (uscito nel 1979 e pubblicato in Italia nel 1980). Il romanzo di Sheckley, evidentemente, rispecchia evidentemente alcune suggestioni del '68 (per inciso, anche Italo Calvino in quegli anni "scopre" la fantascienza con Le cosmicomiche nel 1965), ma non appare affatto datato. Il protagonista della vicenda, il signor Carmody, è un impiegato come tanti, appassionato di calcio, giocatore di bridge, che viene contattato da un personaggio sconosciuto il quale gli annuncia di avere vinto il premio della lotteria intergalattica e che ritirarlo avrebbe dovuto seguirlo al centro intergalattico. Da questa situazione iniziale prende avvio una girandola di situazioni surreali e di dialoghi assurdi tra personaggi immaginari (tra cui il premio stesso, che accompagna il signor Carmody nel suo improbabile viaggio di ritorno verso la terra). Le scene si succedono con un ritmo incalzante e il lettore è a volte quasi frastornato dalla prorompente inventiva dell'autore. Il romanzo di Sheckley a oltre quarant'anni dalla sua uscita non solo non ha perso il suo smalto, ma rivela in controluce un autore che senza dubbio merita il titolo di "classico", a riprova (se ce ne fosse stato ancora bisogno) che nella galassia della fantascienza sono nati, cresciuti e maturati autori che hanno saputo travalicare i limiti del genere stesso. Nel firmamento della fiction scialba e noiosetta dei nostri tempi, la stella di Sheckley brilla luminosa.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Il difficile ritorno del signor Carmody
  • Titolo originale: Dimension of Miracles
  • Autore: Robert Sheckley
  • Traduttore: Maria Benedetta De Castiglione
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 1969
  • Collana: Urania
  • Pagine: 188

25 gennaio 2012

Il tutù - Principessa Saffo

,

I Contenuti

Scritto e ambientato nella Parigi di fine Ottocento, "Il tutù" racconta le avventure del giovane Mauri de Noirof, coinvolto in situazioni "surreali" e parte di un mondo dove ben poche cose appaiono strane: innamorato della madre, Mauri sposa suo malgrado una donna obesa e alcolizzata, diventa l'amante di un essere con due teste che si esibisce in un circo, viene eletto ministro, partecipa ad ambigui festini a casa di politici e vescovi, e addirittura allatta il figlio. Lo sberleffo rivolto alla morale e alle istituzioni correnti non superò il vaglio della censura, e il risultato fu la completa scomparsa del libro dalla circolazione. Una copia del volume viene però casualmente ritrovata a metà degli anni Sessanta in Francia, e il romanzo è di nuovo pubblicato, più attuale che mai, ai tempi nostri, con i quali queste "usanze di fine secolo" presentano sorprendenti analogie. Prodotto da un'immaginazione modernissima, romanzo comico di mostri e meraviglie, "Il tutù" anticipa Jarry, i surrealisti e le opere dissacratorie delle avanguardie.

La Recensione

Il tutù è un curioso romanzo del quale è difficile parlare senza tirare in ballo i propri gusti personali. Alcuni (pochi) sono in grado di apprezzarlo e tra questi saranno ancora meno quelli che forse avranno modo di leggerlo. La maggioranza dei lettori semplicementemente lo ignorerà, ma è probabile che un incontro casuale con questo libro da parte di un lettore che non fosse in grado di apprezzarlo provocherebbe in lui un certo disgusto. Ciò, a mio parere, rappresenta già una nota di merito per una nuova e coraggiosa casa editrice che ha esordito con questo singolare libro, pubblicato nel 1891 da Genonceaux (l'editore di Arthur Rimbaud e dei Canti di Maldoror, peraltro ampiamente citati nel Tutù) in una edizione tascabile che scomparve subito dalla circolazione e che sembra anticipare il gusto dadaista per lo sberleffo e la metodica dissacrazione dei surrealisti. L'autore, celato dietro lo pseudonimo Principessa Saffo, secondo Pascal Pia (il quale riscoprì il romanzo nel 1966, ristampato in Francia nel 1991), potrebbe essere lo stesso editore Genonceaux (all'epoca forse gli editori avevano qualche remora a pubblicare se stessi). L'anonimo autore, che sembra avere tratto ispirazione dalla turpe follia del pittore fiammingo Hieronymus Bosch (ma non dovette essergli estraneo un certo stile stravagante, satirico e stralunato di François Rabelais), prende di mira le convenzioni del romanzo borghese, capovolgendo le regole di quel mondo. Il risultato di questa operazione è una sorta di turpe caricatura (o se volete una versione dadaista) di Alice nel paese delle meraviglie. Ora, anche se il novecento è (s)finito, dal momento che la retorica sbeffeggiata dall'anonimo autore è ancora vigente (magari sotto mentite spoglie), questo libro risulta ancora attuale e, in ogni caso, ciò che conta più di ogni altra considerazione, è una lettura divertente.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Il tutù
  • Titolo originale: Le Tutu. Moeurs fin de siècle
  • Autore: Principessa Saffo
  • Traduttore: Francesco Bergamasco
  • Editore: Lantana
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Le stelle
  • ISBN-13: 9788897012030
  • Pagine: 171
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 18,00

06 gennaio 2012

Concorso letterario: Non spingete quel bottone (racconti sul/nell'ascensore)

,

Avete mai pensato a cosa potrebbe succedere in un ascensore? Avete mai immaginato una scena curiosa, bizzarra, divertente che si svolge dentro a un ascensore? Avete mai pensato cosa succederebbe se vi capitasse di incontrare in un ascensore "quella persona" (il grande amore, la persona che odiate di più al mondo...)?
Avete mai pensato a cosa potrebbe succedere se l'ascensore, invece di portarvi alla vostra destinazione, vi portasse da tutta un'altra parte? Provate a immaginare a quei pochi secondi di permanenza nell'ascensore come fossero gli ultimi della vostra vita... cosa vi verrebbe in mente? Oppure a un ascensore che trasportasse le anime dei defunti?
Da qualche mese è disponibile sul sito Braviautori il bando del concorso letterario "Non spingete quel bottone", dedicato a racconti sul tema dell'ascensore. I migliori tra quelli pervenuti verranno pubblicati su ebook e su carta in un'antologia che uscirà entro il 2012.
I racconti dell’antologia potranno sviluppare il tema dell'ascensore sia dal punto di vista “fantastico” (ascensore come metafora, implicazioni oniriche, utopia e realtà, tecnica e realtà umana ecc.) che dal punto di vista realistico (eventi accaduti all’interno di un ascensore, incontri ecc.). L'opera, solo una per autore, deve essere inedita e non deve superare le 8000 battute. Insieme al testo, è possibile inviare disegni o fotografie (meglio se in bianco e nero), sempre relative al tema del bando (l'ascensore) che verranno selezionate e pubblicate insieme ai racconti.

Ideatore e curatore del bando è Lorenzo Pompeo, traduttore, autore "in proprio" e collaboratore del sito Braviautori. Il bando è aperto e si chiuderà quando saranno pervenuti un numero sufficente di buoni contributi per allestire un'antologia (la data di chiusura del bando verrrà comunicata con largo anticipo). Dalla pubblicazione del bando sul sito sono già pervenuti 39 contributi, segno che l'idea del bando ha suscitato interesse e curiosità. I titoli dei racconti pervenuti vengono inseriti in una lista che viene aggiornata periodicamente nel forum del sito, dove è disponibile anche il bando del concorso.

I colori indicano se i racconti sono stati valutati (rossi per quelli scartati e verdi per quelli selezionati) oppure semplicemente ricevuti (in questo caso appaiono in blu). E' stato creato anche un apposito gruppo su facebook.


04 gennaio 2012

Rapsodia irachena - Sinan Antoon

,

I Contenuti

Il 23 agosto 1989, il ministero dell'Interno iracheno viene informato che nel corso di un inventario eseguito nella sede del Comando centrale della Polizia di Baghdad è stato trovato un manoscritto in un archivio.
Scarabocchiato a matita, risulta essere il diario di un giovane detenuto di nome Furat. Dal manoscritto scopriamo che era uno studente di Lettere e poeta alle prime armi, dotato di uno spirito sardonico e corrosivo, arrestato un bel giorno di aprile mentre guardava il cielo di Baghdad seduto su una panchina ad aspettare Arij, la sua fidanzata. Furat rievoca l'incubo delle carceri del regime e, in parallelo, la sua vita quotidiana fino all'arresto: l'adolescenza, la famiglia, l'università, la dittatura, la guerra Iraq-Iran, le partite di calcio allo stadio, i primi amori. Racconta di un Iraq impossibile, dove il regime è ovunque, nella vita pubblica come in quella privata, dell'isteria del dittatura baathista, così simile al nostro fascismo. Solo nel finale, ambientato in una Baghdad apocalittica e deserta, sembra profilarsi una speranza, ma forse è solo un'illusione, un miraggio. Un ritratto emozionante della vita nell'Iraq di Saddam Hussein, una miniatura delle sofferenze degli iracheni, dai baathisti a Bush.


La Recensione

Questo libretto, piuttosto agevole e maneggevole, si fa leggere, sia per via della dimensione contenuta, sia per via della curiosità che un qualsiasi lettore curioso legittimamente nutre verso uno dei punti più caldi del pianeta. Furat, il protagonista di questo romanzo breve, è uno studente che viene arrestato per via della sua lingua affilata e del suo manifesto scarso entusiasmo verso il regime di Saddam Husein proprio nel fiore della sua gioventù, mentre il sanguinoso e infinito conflitto con l'Iran è ancora in corso. In carcere troverà un pietoso secondino che gli fornirà la carta su cui vedrà la luce questo romanzo. La narrazione, che si apre con la scena dell'arresto del protagonista, alterna scene ambientate nel carcere a ricordi della vita vissuta da Furat prima dell'arresto. Il lettore scopre così l'incubo del regime, onnipresente nel paese in quegli anni, che ha accompagnato la vita del protagonista per tutta l'adolescenza (l'arresto è collocato nel 1989, dieci anni dopo la presa del potere da parte di Saddam Hussein), il culto della personalità del dittatore, che sembra non avere nulla da invidiare a quello tributato a Stalin nell'Unione sovietica degli anni '30. L'autore, classe '67, che lasciò il paese nel 1991 (dopo la prima Guerra del golfo), probabilmente ha avuto modo di vivere molte esperienze descritte in questo libro (che è uscito in arabo a Beirut nel 2004, un anno dopo la caduta del regime di Saddam). Come Furat, anche Sinan Antoon si è laureato in letteratura inglese a Baghdad. Quest'ultimo attualmente insegna letteratura araba in alcune università statunitensi (oltre a scrivere e insegnare, ha anche diretto l'acclamato documentario About Baghdad sull'occupazione statunitense dell'Iraq). Il limite e, nello stesso tempo, il pregio di questo romanzo breve sta proprio in questo malcelato autobiografismo, che lo rende credibile, commovente e sincero. Ma proprio questo eccessivo peso specifico della componente autobiografica spinge questo romanzo pericolosamente verso il reportage e il saggio autobiografico. Attendiamo un'ulteriore conferma del suo talento.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Rapsodia irachena
  • Titolo originale: I'jam
  • Autore: Sinan Antoon
  • Traduttore: Ramona Ciucani
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: I Narratori
  • ISBN-13: 9788807018275
  • Pagine: 103
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

29 dicembre 2011

Swing! - Michele Fianco

,

I Contenuti

Come vuole il nome, nell'orbita di Swing! si è presi in una danza dondolante di battere e levare, secondo un ritmo che scombina il tempo, e lo dilata, e lo fa spazio. Ché a venir suonata è qui la "biografia surreale" di un io multiplo, che nel fare - modernamente - "dell'esperienza un'esperienza" ci avverte che Io è un satellite non abitabile se non per interposte persone, e oggetti, e piccoli fatti quotidiani. In questo romanzo - che è una menippea contemporanea - c'è uno "strano tutto": c'è la vicenda di Italo Medio e il progetto politico di un "piano di riavvio dell'esistenza"; c'è l'"èra dell'asfissia" e del "furto del lavoro"; c'è un amore raffreddato; c'è un padre. Da una galassia alla deriva affiorano mondi disposti su specchi obliqui, esplorati da una lingua che salta leggera a inseguire gli scarti di una vita che è "sempre più larga" di ogni suo dettaglio, e che però in ogni  dettaglio colto a sfilare dalla contraffatta lanterna magica della scrittura scorge la "grande allegoria della composizione umana". 

La Recensione
Ci pensi troppo. Lo sconquasso, è vero, ci aveva reso ormai Saturno. Poca vita in mezzo e tanti giri intorno. Sì, sulla circonvallazione, un traffico continuo. Tu dentro avevi, invece, una velocità enorme. E in un attimo avevi calcolato: che un mondo alla volta non si poteva più, che quel centro - che pure c'è stato - si vedeva solo così, braccio appoggiato, dal finestrino, e non c'era altro modo che quella fila e quell'andare sempre. E passavano gli anni con quella tua rapidità frustrata.
Capita di volere/dovere recensire libri di questo genere. L'incipit, fulminante, è già pieno di invenzioni che potrebbero essere sviluppate in quattro o cinque romanzi. Per scrivere un romanzo, invece, di invenzioni ne basta una sola, pensata, ragionata e sviluppata come si deve. Invece, procedendo con la lettura (vi giuro che l'ho letto tutto!), si scopre che il libro è propio fatto così: un groviglio di idee brillanti, di invenzioni linguistiche. Ma è l'autore stesso ad aiutarci e a fornirci la spiegazione che il lettore cerca invano in tutto il romanzo: "è un tuttùno". Il personaggio, il protagonista, il suo antagonista: "è un tuttùno", nel/al quale l'io narrante è avvinghiato/avviluppato/impantanato. Il lettore si chiederà, ad esempio: questo "tuttùno" è maschio o femmina? Assomiglia lontanamente all'autore oppure no? Se questo povero lettore cercherà una risposta semplice e univoca a queste domande, posso subito avvertirlo: non la troverà. E se, magari pensando di fare un dispetto all'autore, costui provasse, per fare un esperimento, a saltare qualche capitolo (perché di una cosa il lettore può essere certo: il libro è diviso in capitoli, che l'autore ha voluto chiamare, chissà perché, "chapters"), il risultato sarebbe identico: troverebbe passaggi fulminanti, trovate esilaranti che si succedono su un esile filo logico, come giocolieri e/o abili equilibristi. Posso garantire che la lettura è divertente, ma ovviamente per chi è in grado di apprezzare questo girare intorno a un qualcosa che non c'è, un centro che viene deliberatamente sottratto all'intelligenza del lettore, in grado di recepire solo alcuni messaggi criptati senza un ordine né una chiave. O meglio, a un certo punto, a p. 132, c'è una voce femminile che pone una semplice domanda a quella che parrebbe la voce narrante: "Allora, vuoi sposarmi?". Da qui fino a p. 170 l'autore gira intorno a qualcosa che assomiglia a un matrimonio. I promessi sposi riveduti e (s)corretti? Un po' anche questo, volendo. Perché Swing! assomiglia molto a una resa dei conti con l'esistenza da parte di un poeta troppo giovane per morire e troppo vecchio per il rock'n roll, per citare la celebre canzone dei Jetro Tull ("nel mezzo del cammin della sua vita" avrebbe detto un altro poeta).

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Swing!
  • Autore: Michele Fianco
  • Editore: Polimata
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: ultra/corpi
  • ISBN-13: 9788896760215
  • Pagine: 170
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10 euro

25 dicembre 2011

Zero Kill - Y. B.

,

I Contenuti

Natale 2000: Youssef Suitane, appartenente alle Lame dell'Islam - un gruppo fondamentalista armato underground - è all'angolo di una via di Algeri, pronto a colpire l'arcivescovo della città. Il prelato dispone tuttavia di un efficiente servizio d'ordine, così, subito dopo avere sparato, Youssef viene a sua volta colpito. "Poco male" si dice l'anima di Sultane mentre il suo involucro corporeo si accascia al suolo. Da bravo seguace del Profeta e della jihad, sa che ad attenderlo ci sarà uno strepitoso Giardino delle Delizie: vergini a volontà ed efebi come optional. Ma nell'aldilà l'anima del martire della fede si trova di fronte a un severo angelo della morte che gli chiede conto della sua vita, delle sue idee, della sua militanza, del Corano...

La Recensione

Parlare male di questo libro è fin troppo facile. Non nascondo una certa fatica ad arrivare fino in fondo. Lo stile dell'autore è riconoscibile, personale, accativante, a tratti divertente. Le invenzioni linguistiche si sprecano e devo ammettere che qualche volta strappano un sorriso. L'autore algerino, classe 1968, un giornalista che dal 1998 vive in Francia e scrive in francese, mescolando il gergo della "mala" a quello della politica e dei proclami ufficiali dei fondamentalisti e dei loro avversari (esercito e polizia), in un gioco grottesco e perverso nel quale tutti i personaggi appaiono coinvolti e tutti perdenti. L'inizio è promettente. Inoltrandosi nella lettura si avverte un certa stanchezza, come dopo un'abuffata di un dolce farcito con troppa panna che, con ogni probabilità, un lettore francese riuscirebbe ad assaporare molto di più. Nello stesso anno in cui è uscito questo libro Einaudi ha pubblicato Allah superstar, che sono riuscito a procurarmi e che ho provato a leggere. Ma questa volta mi sono bastate le prime 10 pagine per capire che si trattava più o meno della stessa cosa. Entrambi i libri purtroppo sono già introvabili, probabilmente a causa del loro scarso successo commerciale. Tuttavia, a scanso di equivoci, devo dire che non mancano elementi di interesse. La cosidetta "primavera araba" era lontana, ma si percepiscono chiaramente quei segni di quella che nel suo illuminante saggio Samir Kassir definiva "L'infelicità araba". Cioè quella situazione di scacco, senza via d'uscita, in cui si trovano i giovani e le donne in tutti i paesi dell'altra sponda del Mediterraneo. Yassir Benmiloud cerca una via di fuga nell'ironia e nel grottesco, nella provocazione e nell'umorismo pulp. Tutte cose che, alla lunga, possono risultare un po' noiose e certamente sterili. Ma se vogliamo prendere un po' più sul serio questo romanzo breve, rimane aperto il problema del "romanzo arabo", che raramente riesce a trovare il pubblico, in patria e all'estero, malgrado l'indubbio talento dell'autore.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Zero Kill
  • Titolo originale: Zero Mort
  • Autore: Yassir Benmiloud
  • Traduttore: Jacopo De Michelis
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2004
  • Collana: Piccola biblioteca Oscar Mondadori
  • ISBN-13: 9788804536550
  • Pagine: 173
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 7,80

02 ottobre 2011

Ferito a morte - Raffaele La Capria

,

I Contenuti

La storia di questo romanzo si svolge nell'arco di circa dieci anni, dall'estate del 1943, quando durante un bombardamento avviene l'incontro con Carla Boursier, fino al giorno della partenza di Massimo per Roma, all'inizio dell'estate del 1954. E proprio in quest'ultimo giorno si apre il libro e si chiudono i primi sette capitoli, con il dormiveglia mattutino e infine la siesta di Massimo. Tra questi due momenti il tempo è come dilatato, e tanti momenti isolati ne emergono, ugnuno presente e ricordato, ognuno riferito a un anno diverso, anche se tutti sembrano racchiusi, senza soluzione di continuità, nello spazio di un solo mattino: la pesca subacquea, 1951; i pensieri-monologhi di Ninì, 1950; i pensieri-monologhi di Ninì, 1950; i ricordi di Massimo, 1943 e 1949; la noia al Circolo Nautico, 1952; il pranzo a casa De Luca, 1953... Negli ultimi tre capitoli vi è poi una sintesi di tutti i ritorni di Massimo a Napoli, dal 1957 al 1960. Disincantati ritorni nella città che ti ferisce a morte o t'addormenta, sempre amata con freddo amore; nella città che si identifica con Carla, con il mare, con i miti della giovinezza avuta e troppo presto, inspiegabilmente, perduta.

La Recensione

Sono passati esattamente cinquant'anni dall'uscita, nel 1961, di Ferito a morte, che valse all'autore, allora trentanovenne e al suo secondo romanzo, il premio Strega quello stesso anno. L'edizione della collana "Oscar classici moderni" è accompagnata da un'appendice critica veramente impressionante (prefazione anonima con bibliografia, postfazione di Geno Pamploni e antologia di giudizi). Difficile, quindi, misurarsi con questo libro, già canonizzato tra i classici. Può aiutarci forse solo il pretesto del cinquantenario dalla pubblicazione. E partirei proprio da questo punto per fare un piccolo e utile raffronto con la contemporaneità. Se potessimo soppesare questo libro con gli ultimi due premi Strega, Nesi e Scarpa, il piatto penderebbe senza dubbio alcuno verso La Capria. Se poi consideriamo che Ferito a morte è ambientato a Napoli, tanto quanto Gomorra di Saviano, possiamo, volendo, misurare con mano il burrone nel quale sono precipitate le "belle lettere" (e non solo quelle) nel nostro paese. In tutta l'opera di La Capria (che confesso di conoscere poco) probabilmente Ferito a morte rappresenta un episodio unico: un libro ispirato, una felice parentesti artistico-cretiva (specialmente la prima parte), una vetta che l'autore non è mai più riuscito a raggiungere. Forse un capolavoro nato per caso, dopo un breve apprendistato (l'autore era al suo secondo romanzo). Difficile pensare a Ferito a morte come un libro premeditato e costruito "a tavolino". Lo stile, l'andamento, la scelta di lasciare andare la penna liberamente tra ricordi sfuocati, ma vividi, nella memoria di Massimo De Luca, protagonista del romanzo e alter-ego dell'autore, fanno pensare piuttosto a una stesura di getto, rabdomantica, incontrollata, della quale l'autore, alla fine, sia rimasto egli stesso sorpreso.

La scelta di non seguire una linea cronologica precisa spiazza e confonde il lettore, che deve cercare di ricomporre i vari frammenti. Ma se anche il lettore si lascia trascinare dalla corrente del flusso di coscienza, il problema della coerenza cronologica può essere superato. I "fatti" descritti dall'autore, infatti, non contano assolutamente niente: una banale delusione d'amore, bravate di un gruppo di ragazzi al mare, chiacchiere al circolo, un pranzo familiare. Tutto trascorre davanti agli occhi del lettore-spettatore, che forse si aspetterebbe qualcosa di definitivo, un segno lasciato dal tempo. Invece il senso di questo romanzo è racchiuso proprio in questo trascorrere inutile e leggermente tedioso delle giornate. Il protagonista trova le forze per lasciare questa dorata gabbia, ma non può fare a meno di avvertire il richiamo del suo nido, al quale deve fare ritorno di tanto in tanto. Il rimpianto per ciò che non è stato, quella che l'autore definisce già nelle prime pagine "La Grande Occasione Mancata" (le maiuscole sono dell'autore!), è il fantasma che si presenta agli occhi del suo alter-ego Massimo tutte le volte che, tornato a Napoli, si troverà in qualche modo a fare i conti col suo passato.

Da un punto di vista artistico, le vette raggiunte nella prima parte, con le descrizioni delle scene di pesca, sono vertiginose. Nelle scene ambientate nel circolo e poi nella descrizione del pranzo domenicale, l'autore descrive con straordinaria maestria alcuni ambienti sociali del capoluogo partenopeo.


In perfetto equilibrio tra realismo e sperimentalismo, Ferito a morte, a distanza di cinquant'anni, rappresenta forse uno dei migliori romanzi italiani del dopoguerra (sicuramente svetta tra quelli pubblicati negli ultimi cinquant'anni). E dovrebbe essere letto con attenzione da parte di tutti coloro che vorrebbero (o hanno intenzione di farlo) scrivere e pubblicare.


Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Ferito a morte
  • Autore: Raffaele La Capria
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 1984
  • Collana: Oscar classici moderni
  • ISBN-13: 9788804495901
  • Pagine: 189
  • Formato - Prezzo: Brossura - 8,50 Euro

26 settembre 2011

Dieci piccoli passi - Francesco Pierucci

,

I Contenuti

"Fine. Pura liberazione dello spirito. Non c'è mai stata fine più dolce. Come ambrosia soave nelle vene. Eterna catarsi del peccato originale. Sospiro atarassico di un mattino primaverile. Sono qui e sono ora. Mi faccio cullare incessantemente dal tepore dell'ignoto dimenticando ciò che non ho mai vissuto. In fondo cos'è la vita? Solo grande buio bianco. Chiudo gli occhi e finalmente vedo. Sono ovunque. Tutto è vivo intorno a me. Corro veloce, lontano dalla paura di rimanere ciò che sono. Discepolo delle stelle, viaggio nella mente di chi non è ancora nato. Mi lascio il futuro alle spalle. Sono pronto. La fine è vicina. E ogni fine è sempre un nuovo inizio."


La Recensione

Pubblicato da una giovane e coraggiosa casa editrice, Dieci piccoli passi è il titolo di una raccolta di racconti inframezzata da brevi componimenti lirici. Una scelta, questa, piuttosto singolare e, di per sé, interessante. Ed effettivamente ciò complica non poco il lavoro al recensore. Devo confessare che della poesie da un po' di tempo evito di occuparmene, dopo diversi anni di passione e militanza poetica. Ritengo che i nostri tempi permettano forse solo la sopravvivenza della narrativa (o meglio, delle narrazioni), in grado di annidarsi in alcune strette fessure nel palinsesto della mistificazione. Tuttavia cosa sarebbe il mondo se non ci fosse un giovane (classe '89, per essere precisi) che scrive poesie sul non-senso della vita ("In fondo cos'è la vita? Solo grande buio bianco" - dichiara l'autore), raccontando di un "mondo etereo, dove l'anima può rifiatare dagli affanni" e che si chiede se "saremo polvere o figli di Dio?"
Un velo di pessimismo esistenziale ricopre quasi tutti i racconti. Questo, credo, sia il filo che collega i componimenti lirici alle prose. Un'aurea di romanticismo decadente sembra circondare i vari personaggi, caratterizzati da un destino quasi sempre tragicamente segnato, nel quale trionfa il binomio amore-morte. Questa nota tragica dà vita a narrazioni a volte riuscite (ho trovato ben orchestrato il racconto Ius eligendi sepulchrum). Non manca qualche stonatura (a mio parere, ovviamente) come nel racconto Diverso, narrato in prima persona da un diversamente abile, il quale, per qualche motivo, ignoto al lettore, appare dotato di una invidiabile dote: la proprietà di un perfetto italiano letterario (non oso negare che ciò sia possibile, ma l'autore potrebbe almeno spiegarci come e perché ciò sia successo). Tuttavia alla parte del severo censore preferisco quella del benevolo recensore. L'autore, giovane partenopeo, dimostra senza dubbio di possedere un buon controllo della lingua. Sarà lui stesso, in futuro, a scegliere come spendere il proprio talento.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Dieci piccoli passi
  • Autore: Francesco Pierucci
  • Editore: Edizioni La Gru 
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Catarsi
  • ISBN-13: 9788897092094
  • Pagine: 99
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14 Euro

13 settembre 2011

Fama - Daniel Kehlmann

,

I Contenuti

Storie dentro storie dentro storie. Non si sa mai dove finisce una e comincia l'altra. Nella realtà sono tutte intrecciate. Solo nei libri la separazione è netta." Con queste parole lo scrittore Leo Richter, uno dei personaggi su cui sono incentrate le vicende di "Fama". Romanzo in nove storie, descrive perfettamente il gioco a cui il lettore è chiamato a partecipare per ricomporre quell'ironico puzzle che è il nuovo libro di Daniel Kehlmann. Queste pagine sono uno scrigno di memorabili figure al confine tra verità e letteratura, che dialogano con il loro creatore; si fanno trasportare in altre realtà da onnipresenti cellulari; leggono scrittori guru che per primi non credono alle loro parole; partono per viaggi in regioni remote; scrivono post in internet per raccontare di non essere riusciti a entrare dentro un romanzo, e mandano all'aria le vite di attori famosi rispondendo alle loro telefonate. Tutti personaggi che cercano una via di scampo, con una doppia identità: dal classico uomo con famiglia e amante in due città diverse, che vive virtualmente sempre con l'altra donna, al personaggio di un racconto che sceglie l'eutanasia ma implora il proprio autore di sopravvivere; dal medico della Croce Rossa che si deve occupare di un rapimento in Africa e si ritrova a lavorare gomito a gomito con l'eroina di una serie di romanzi, alla scrittrice kafkianamente dimenticata in uno sperduto paese dell'Asia centrale.


La Recensione

Giovane scrittore (classe '75) nato a Monaco di Baviera e residente a Vienna, Kehlmann è considerato uno dei talenti della nuova letteratura tedesca e, malgrado la sua età, ha già collezionato svariati premi e riconoscimenti. Fama è una raccolta di racconti collegati tra loro da continui rimandi e giochi di specchi tra un autore, lo scrittore Leo Richter, e alcuni personaggi, a volte sue creazioni letterarie, a volte intrusi che cercano a tutti i costi di entrare nelle sue opere; il tutto condito da pseudo-citazioni di memorabili frasi di un altro pseudo-scrittore che viene presentato in questo modo:
Miquel Auristos Blancos, lo scrittore osannato da metà del pianeta e moderatamente disprezzato dall'altra, autore di libri sulla serenità, la grazia naturale e la ricerca del senso della vita, vagando per vallate erbose, entrò con passo misurato nello studio del suo attico che dava sulla scintillante costa di Rio de Janeiro
Il libro, pieno di invenzioni, scorre piacevolmente. Si intravede in alcuni passaggi un certo talento, talvolta un po' ostentato. Tuttavia gli studi filosofici del giovane scrittore si manifestano sotto forma di interessanti spunti di riflessione sul tema dell'identità, in una società contemporanea, che sembra fare di tutto per moltiplicarla, attraverso mille congegni tecnici (cellulari, social network). Ma proprio questa moltiplicazione e amplificazione, paradossalmente, non è in grado di risolvere il dilemma tra l'essere e l'apparire, rimandando la risposta in un tempo e in uno spazio indefinito. Non è Kafka l'autore di riferimenti, bensì, semmai, Durrenmat. Tra gli italiani, verrebbero in mente alcune cose di Calvino. Consiglierei questo libro a tutti gli autori in erba (specie a quelli nostrani), per mostrare cosa potrebbe e dovrebbe fare l'ingegno combinato con un po' di talento.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Fama
  • Titolo originale: Ruhm
  • Autore: Daniel Kehlmann
  • Traduttore: Paola Olivieri
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: I Narratori
  • ISBN-13: 9788807018077
  • Pagine: 152
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14 euro

02 settembre 2011

Tua - Claudia Piñeiro

,
I Contenuti

Buenos Aires. Inés, moglie di Ernesto - irreprensibile dirigente di successo -, trova per caso nella ventiquattrore del marito un biglietto d'amore scritto con il rossetto e firmato "Tua". Una sera decide di seguirlo fino al parco Bosques de Palermo dove lui e la sua amante si sono dati appuntamento. Iniziano a discutere, lui la spinge violentemente, la donna cade, sbatte la testa contro un sasso e muore. Inés torna a casa ben decisa a fare il possibile per coprire il marito, salvare le apparenze e il matrimonio. "Tua" è un thriller psicologico vertiginoso, che incalza il lettore fin dalle prime righe: un meccanismo a orologeria che non risparmia colpi di scena sorprendenti. Il terribile ritratto in giallo di una normale famiglia borghese.

La Recensione

Una normale famiglia, Ernesto, Ines e Laura, la figlia sedicenne. Buenos Aires.
Ormai era da più di un mese che Ernesto non faceva più l'amore con me. O forse due. Non so. Non che mi importasse poi tanto. Arrivo alla sera stanca morta. Non sembra, ma le faccende domestiche - se vuoi che tutto sia perfetto, ti sfiniscono.
Ma subito dopo, come un fulmine a ciel sereno, lei scopre le inequivocabili tracce di un tradimento del marito, in cui è implicata un misterioso personaggio femminile che si firma "tua". Ines vuole capire cos'è successo. Invece di fare una scenata al marito, preferisce pedinarlo. Diventa così testimone di un omicidio involontario: il marito, nel corso di una concitata discussione con un personaggio femminile, inavvertitamente, la spinge. Quella, nella caduta, sbatte la testa e muore. La vittima, ben nota a Ines, è la segretaria di Ernesto. La moglie decide di tornare a casa e di aspettare il ritorno del marito dal luogo del delitto. Ma da questo momento vita di Ines cambierà in modo irreversibile. Da moglie passiva e sottomessa al marito, Ines si trasformerà in un intelligente segugio. Messasi sulle tracce del marito, ricostruisce, pezzo per pezzo, attraverso una serie di colpi di scena, la vicenda del tradimento e le vere ragioni di quella scenata, sfociata in quella tragedia, alla quale aveva assistito. A questa vicenda si intreccia quella della figlia Laura, che si scopre incinta e che inizialmente vuole abortire, ma poi decide di tenersi il bambino.

Il meccanismo del thriller appare congeniato abbastanza bene. Tuttavia quello che non mi ha convinto è il profilo psicologico dei personaggi. I personaggi minori, le amanti, appaiono quasi come caricature. Ernesto non è propriamente un "cattivo", ma il suo comportamento, da vigliacco e bugiardo, sarebbe l'esatto opposto di quello della moglie: coraggiosa, intrepida, intelligente. Un lettore un po' smaliziato fa un po' fatica a immaginarsi una perfetta casalinga che si trasforma, d'un tratto, in un brillante e impavido detective. Ciò malgrado, Tua è un romanzo che scorre via piacevolmente (anche perché abbastanza breve). Tra gli appasionati (e specie tra le appasionate) del genere, potrebbe riscuotere qualche consenso. Gli ingredienti del "giallo-thriller", infatti, appaiono dosati abbastanza bene. Ma a volte non basta.


Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Tua
  • Titolo originale: Tuya
  • Autore: Claudia Piñeiro
  • Traduttore: Michela Finassi Parolo
  • Editore: Feltrinelli
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: I Narratori/Feltrinelli
  • ISBN-13: 9788807018411
  • Pagine: 142
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10

19 agosto 2011

Gli anni fulgenti di Miss Brodie - Muriel Spark

,

I Contenuti

Bontà, Bellezza e Verità: sono i dogmi dell'insegnamento di Miss Jean Brodie. Siamo a Edimburgo, negli anni Trenta, Miss Brodie ammette, con candida alterigia, che la sua unica vocazione sono le allieve, e l'unica missione farle diventare "la crème de la crème". Tanto zelo può persino indurla a cercare di trasformare le più dotate in doppi di se stessa e a scegliere una di loro per vivere in sua vece un amore che ritiene improprio soddisfare di persona. Tortuose collusioni psicologiche, tentativi di plagio, una passione repressa e goduta per interposta persona, il rigore calvinista di una crisi di coscienza: il libro è un labirinto psicologico ed insieme un congegno narrativo perfetto.

La Recensione

Un libro dalla misura perfetta. Qualche pagina in più o qualcuna in meno lo avrebbero rovinato. Dopo la lettura di questo romanzo breve nessuno potrebbe mettere in discussione la reale esistenza di questo personaggio. Poco importa sapere il suo nome reale. Forse l'autrice di questo romanzo non sarà stata l'unica ad avere la fortuna di imbattersi in un'insegnate dotata di un particolare carisma, in grado di trasmettere entusiasmo verso la materia insegnata e di lasciare un segno nella formazione della personalità degli alunni. Ciò che rende unico questo romanzo è il tessuto narrativo: un fine merletto nel quale la linea cronologica della narrazione, ambientata negli anni '30, è sapientemente intrecciata con brevi riferimenti al destino futuro dei personaggi. Queste rapide e brevi pennellate completano i ritratti della galleria delle alunne che formano il cosidetto "gruppo della Brodie". L'intreccio è completato da un complotto, del quale la protagonista sarà vittima, ma che solo nelle ultime pagine verrà svelato. Il risultato è un romanzo godibile, leggero (gli elementi di psicologismo appaiono perfettamente dosati), ma che ritrae un'epoca e un luogo (Edimburgo) attraverso fatti apparentemente futili. La capacità dell'autrice di descrivere e penetrare nel mondo delle adolescenti è notevole. Non a caso Gli anni fulgenti di Miss Brodie, pubblicato nel 1961, è il romanzo che rese giustamente celebre Muriel Spark, autrice che dal 1968 è vissuta in Italia (in un paese vicino ad Arezzo) e dove è morta nel 2006.


Giudizio:
+5stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Gli anni fulgenti di Miss Brodie
  • Titolo originale: The Prime of Miss Jean Brodie
  • Autore: Muriel Spark
  • Traduttore: Adriana Bottini
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2000
  • Collana: Gli Adelphi
  • ISBN-13: 9788845919442
  • Pagine: 140
  • Formato - Prezzo: Brossura, 9 Euro

08 agosto 2011

Aspettando i barbari - J. M. Coetzee

,

I Contenuti

Un magistrato bianco, che per decenni si è occupato degli eventi del piccolo insediamento di frontiera in cui vive, ignorando la guerra tra i barbari e l'Impero che pure incombe sulla cittadina, si trova all'improvviso a confrontarsi con la realtà: dapprima comincia a simpatizzare con i prigionieri angariati durante gli interrogatori, poi si innamora di una di loro, una barbara. Tanto l'amore quanto la dura condizione carceraria lo spingono a compiere, finalmente, un atto di ribellione.


La Recensione

Aspettando i barbari non è una lettura particolarmente piacevole. Il lettore lo comprende quasi subito. L'ambientazione indefinita, ovvero la provincia più estrema di un immaginario impero ai confini con i territori abitati dai Barbari, non aiuta il lettore a immaginarsi la vicenda del romanzo. Inoltre ricorrono scene di sgradevole crudeltà, di cui sarà vittima anche il protagonistra del romanzo, narrato sempre in prima persona. Per alcuni versi Aspettando i barbari può ricordare Il deserto dei Tartari. Rispetto a quest'ultimo, il romanzo in questione (senza nulla togliere al capolavoro di Buzzati) è molto più crudo, essenziale, profondo. La parabola del magistrato, che rifiutandosi di usare metodi disumani, diventa egli stesso vittima di quei metodi, tocca un tema delicato: il rapporto conflittuale tra giustizia e potere. Evidentemente dietro a questo romanzo c'è, seppure depurato da ogni riferimento diretto, l'apartheid e la storia recente del Sudafrica, il paese nel quale è nato e cresciuto l'autore, ma anche, se vogliamo, la storia del Commonwealth e dell'Impero coloniale britannico. Aspettando i Barbari, infatti è un romanzo politico, ma a modo suo, nel senso più nobile e intelligente della parola. Pone domande senza offrire risposte facili. Anche la storia d'amore tra il protagonista e una donna barbara è un rapporto problematico, crudo, privo di sentimentalismi e senza liento fine.

Uscito nel 1980, questo romanzo non ha mai perso la sua attualità. Il successo presso il grando pubblico anglofono è stato immediato, come testimoniano i numerosi e importanti premi che gli sono stati tributati. In Italia è stato pubblicato nel 2000, tre anni prima dell'assegnazione del premio Nobel, che certamente ha contribuito molto alla fama di questo autore, J. M. Coetzee, il quale, tuttavia, in Italia non è mai diventato un autore veramente popolare. Col tempo, credo che verrà sempre più apprezzato lo spessore di questo romanzo, che possiede tutte le carte in regola per essere considerato un vero e proprio classico.

Giudizio
+5stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Aspettando i barbari
  • Titolo originale: Waiting for the Barbarians
  • Autore: J. M. Coetzee
  • Traduttore: Maria Baiocchi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2000
  • Collana: Tascabili. Letteratura
  • ISBN-13: 8806154508
  • Pagine: 193
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12 Euro
 

Erbette Follette Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates