I Contenuti
Il romanzo fu pubblicato nel 1918. E' la storia, largamente autobiografica, di un'adolescenza, dei primi dolorosi incontri con la realtà e con l'amore. Pietro Rosi è un giovane fragile e sognatore, figlio di un oste rude e di una donna delicata. Pietro si innamora di una giovane contadina, Ghisola, sentimento che affronta "ad occhi chiusi". Quando a Firenze Ghisola, dopo essere stata l'amante di un uomo maturo, rimasta incinta, decide di sfruttare il sentimento di Pietro e di attribuirgli la paternità del figlio che aspetta, si trova costretta a sfuggirgli, perché Pietro la "rispetta" e fa sfumare il suo piano. Scoperta improvvisamente la verità Pietro "apre" gli occhi e termina così la sua adolescenza.
Con gli occhi chiusi è un Bildungsroman al negativo, ossia un romanzo di formazione che si conclude non con la crescita del protagonista e con il suo inserimento nella società degli adulti, ma con un suo fallimento.
Scritto nel 1913, si inserisce nel contesto della letteratura di inizio Novecento in cui a dominare sono gli inetti, gli antieroi: primo tra tutti lo Zeno Cosini di Svevo, Michele de Gli Indifferenti di Moravia, Mattia Pascal di Pirandello e molti altri. La storia, ambientata tra Siena, Firenze e le stupende campagne toscane, racconta la storia di Pietro Rosi, un giovane adolescente privo di passioni, talenti e di un vero sogno, che si lascia trascinare dagli eventi della vita senza mai reagire davvero. Vive sottomesso dal padre, un uomo violento e pieno di sé che gestisce una trattoria e diversi poderi in campagna, che lo spinge ad allontanarsi dalla scuola e dall'istruzione in generale e gli rinfaccia sempre di non essere scaltro come lui, che senza saper né leggere né scrivere, col solo duro lavoro, è riuscito ad arricchirsi. La madre muore quando è ancora un bambino, e quasi non riesce a provare dolore né a esprimere sentimenti. Tutto sembra scivolargli addosso.
La figura che condiziona in modo più significativo la sua esistenza è quella di Ghisola, una contadina che vive a Poggio a' Meli, dove la famiglia di Pietro amministra i poderi, insieme ai nonni che sono a servizio dei Rosi. Ghisola è analfabeta, bruttina, si veste di stracci, ma tra lei e Pietro si stabilisce un forte legame fin da quando sono piccoli, legame tuttavia destinato a rimanere nell'indefinito e nell'incomunicabilità. Quando la ragazza viene mandata via dal padre di Pietro, che intuisce la possibilità di una relazione tra i due, ed è costretta a tornare a Redda, Pietro si perde in una serie di scelte di vita sbagliate, passando da una breve militanza socialista ad un impegno poco proficuo negli studi tecnici, cercando inutilmente di ritrovare l'amore e la sincerità della contadina che ormai ha compromesso la sua purezza per denaro.
Il romanzo è fortemente autobiografico e ricco di elementi psicanalitici (da poco tempo Freud aveva reso pubblici i suoi studi e influenzato fortemente la letteratura dell'epoca). Pietro è alter-ego dell'autore sia per quanto riguarda il rapporto fortemente conflittuale col padre che per le difficoltà incontrate nel percorso scolastico; ma soprattutto Ghisola richiama Isola, protagonista di un tormentato amore giovanile di Tozzi. Ciò che colpisce maggiormente è la perfetta rievocazione del mondo della campagna toscana di fine Ottocento: numerose sono le descrizioni delle colline, dei loro colori e profumi, degli elementi naturali che sembrano sempre riflettere la tragicità e l'incompletezza dei personaggi. In conclusione il titolo dell'opera merita una spiegazione. In parte è riferito anch'esso ad un elemento biografico dello scrittore: Tozzi infatti fu colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse al buio per molto tempo. Ma vivere con gli occhi chiusi è anche sinonimo di incomunicabilità, dell'impossibilità di comprendere appieno la realtà e le persone che fanno parte della vita del personaggio.
Sarà infatti nel fallimento e nella delusione che si concluderà la vicenda di Pietro.
Giudizio:+4stelle+
Articolo di Valeria Pinna
Dettagli del libro
Il romanzo fu pubblicato nel 1918. E' la storia, largamente autobiografica, di un'adolescenza, dei primi dolorosi incontri con la realtà e con l'amore. Pietro Rosi è un giovane fragile e sognatore, figlio di un oste rude e di una donna delicata. Pietro si innamora di una giovane contadina, Ghisola, sentimento che affronta "ad occhi chiusi". Quando a Firenze Ghisola, dopo essere stata l'amante di un uomo maturo, rimasta incinta, decide di sfruttare il sentimento di Pietro e di attribuirgli la paternità del figlio che aspetta, si trova costretta a sfuggirgli, perché Pietro la "rispetta" e fa sfumare il suo piano. Scoperta improvvisamente la verità Pietro "apre" gli occhi e termina così la sua adolescenza.
La Recensione
Con gli occhi chiusi è un Bildungsroman al negativo, ossia un romanzo di formazione che si conclude non con la crescita del protagonista e con il suo inserimento nella società degli adulti, ma con un suo fallimento.
Scritto nel 1913, si inserisce nel contesto della letteratura di inizio Novecento in cui a dominare sono gli inetti, gli antieroi: primo tra tutti lo Zeno Cosini di Svevo, Michele de Gli Indifferenti di Moravia, Mattia Pascal di Pirandello e molti altri. La storia, ambientata tra Siena, Firenze e le stupende campagne toscane, racconta la storia di Pietro Rosi, un giovane adolescente privo di passioni, talenti e di un vero sogno, che si lascia trascinare dagli eventi della vita senza mai reagire davvero. Vive sottomesso dal padre, un uomo violento e pieno di sé che gestisce una trattoria e diversi poderi in campagna, che lo spinge ad allontanarsi dalla scuola e dall'istruzione in generale e gli rinfaccia sempre di non essere scaltro come lui, che senza saper né leggere né scrivere, col solo duro lavoro, è riuscito ad arricchirsi. La madre muore quando è ancora un bambino, e quasi non riesce a provare dolore né a esprimere sentimenti. Tutto sembra scivolargli addosso.
La figura che condiziona in modo più significativo la sua esistenza è quella di Ghisola, una contadina che vive a Poggio a' Meli, dove la famiglia di Pietro amministra i poderi, insieme ai nonni che sono a servizio dei Rosi. Ghisola è analfabeta, bruttina, si veste di stracci, ma tra lei e Pietro si stabilisce un forte legame fin da quando sono piccoli, legame tuttavia destinato a rimanere nell'indefinito e nell'incomunicabilità. Quando la ragazza viene mandata via dal padre di Pietro, che intuisce la possibilità di una relazione tra i due, ed è costretta a tornare a Redda, Pietro si perde in una serie di scelte di vita sbagliate, passando da una breve militanza socialista ad un impegno poco proficuo negli studi tecnici, cercando inutilmente di ritrovare l'amore e la sincerità della contadina che ormai ha compromesso la sua purezza per denaro.
Il romanzo è fortemente autobiografico e ricco di elementi psicanalitici (da poco tempo Freud aveva reso pubblici i suoi studi e influenzato fortemente la letteratura dell'epoca). Pietro è alter-ego dell'autore sia per quanto riguarda il rapporto fortemente conflittuale col padre che per le difficoltà incontrate nel percorso scolastico; ma soprattutto Ghisola richiama Isola, protagonista di un tormentato amore giovanile di Tozzi. Ciò che colpisce maggiormente è la perfetta rievocazione del mondo della campagna toscana di fine Ottocento: numerose sono le descrizioni delle colline, dei loro colori e profumi, degli elementi naturali che sembrano sempre riflettere la tragicità e l'incompletezza dei personaggi. In conclusione il titolo dell'opera merita una spiegazione. In parte è riferito anch'esso ad un elemento biografico dello scrittore: Tozzi infatti fu colpito da una malattia agli occhi che lo costrinse al buio per molto tempo. Ma vivere con gli occhi chiusi è anche sinonimo di incomunicabilità, dell'impossibilità di comprendere appieno la realtà e le persone che fanno parte della vita del personaggio.
Sarà infatti nel fallimento e nella delusione che si concluderà la vicenda di Pietro.
Giudizio:
Dettagli del libro
- Titolo: Con gli occhi chiusi
- Autore: Federigo Tozzi
- Editore: BUR
- Data di Pubblicazione: 1995
- Collana: La Scala
- ISBN-13: 9788817202930
- Pagine: 192
- Formato - Prezzo: Brossura - 6,80 Euro























Il romanzo è stato un vero e proprio caso editoriale all'inizio degli anni Novanta, complice soprattutto la trasposizione cinematografica non certo fedelissima, che tuttavia ha un'anima propria tanto che non saprei decidere quale delle due versioni sia migliore.
La storia, in realtà, non procede cronologicamente, ed è suddivisa in due piani temporali; nel 1985, alla casa di riposo Rose Terrace, la grassa e pavida Evelyne Couch in visita alla suocera fa la conoscenza di Virginia Threadgoode, che tornerà a trovare settimanalmente. Evelyne è imprigionata tra il desiderio di una vita più vivace per cui si sente ormai troppo vecchia e l'inerzia in cui si trascina attraverso un matrimonio insoddisfacente. Gli incontri settimanali con quella che a prima vista le era sembrata solo una vecchia svitata diventano per lei le uniche occasioni di distrazione: la solare Virginia vive con entusiasmo nei suoi ricordi, ed Evelyne inizia anche lei a rifugiarvisi per sfuggire al grigiore di una vita ormai divenuta insopportabile.
Virginia, detta Ninny, trascorse la sua gioventù nel minuscolo paesino di Whistle Stop, ospitata da una famiglia adottiva d'eccezione: cresciuta sotto l'ala protettrice dei generosissimi coniugi Threadwoode, di cui sposò in seguito uno dei figli, Ninny ricorda con fervore le spregiudicatezze di Idgie, ardita e intraprendente, un vero e proprio spirito libero in grado di conquistare chiunque. Figlia dei coniugi Threadwoode, generosa come il padre e calorosa come la madre, Idgie diviene un maschiaccio per essere cresciuta in adorazione del fratello Buddy, tra la vergogna delle sorelle e il gran divertimento dei fratelli. L'angelica e bellissima Ruth, catechista giunta a Whistle Stop in un momento tragico per la famiglia Threadwoode, prorompe come un fulmine nella vita di Idgie, che si innamora istantaneamente di lei. Ruth, pur ricambiandola, si costringe a tornare in Georgia per sposare il fidanzato. Nessun mistero, fin dalle prime pagine, su quale sarà l'esito della loro storia: Ruth tornerà sotto il tetto dei Threadwoode e vivrà con Idgie gestendo il caffè da loro aperto presso la fermata del treno. Sono loro le protagoniste (anche se non indiscusse, perché qua e là i riflettori le abbandoneranno in favore di altri personaggi) del secondo piano temporale, che copre gli anni '20-'60 in ordine non cronologico, seguendo gli aneddoti raccontati dall'anziana Virginia a Evelyne. La narrazione è pertanto spezzata in brevi capitoli che saltano da un piano temporale all'altro, framezzati anche da bollettini settimanali del giornale di Whistle Stop, e di tanto in tanto di altre cittadine cardine della storia.
Evelyne farà dell'immagine di Idgie un modello per resistere alle piccole avversità della vita e per superare le proprie debolezze. Se Idgie è un personaggio indimenticabile nella sua vividezza, lo stesso non si può dire di Ruth, che sbiadirà gradualmente dalle pagine del romanzo lasciando di sé un ben magro ricordo; sono altri i tipi umani che rimarranno impressi al lettore: Buddy, l'affascinante fratello di Idgie; Sipsey, la superstiziosa governante di casa Threadwoode che mise al mondo tanti bambini; Big George, l'enorme figlio da lei adottato e cresciuto, il braccio destro (e anche il sinistro) di Idgie e Ruth; il brutale Frank, ben occultato sotto gli abiti da uomo perbene; il piccolo Trump, dal braccio monco; e ancora molti altri i personaggi che affolleranno il caffè di Whistle Stop.
Il romanzo glissa sugli aspetti meno romantici del periodo storico: si accenna agli scontri razziali e al Ku Klux Klan, ma di fatto, sebbene non tutti i cittadini gradiscano che Idgie serva indiscriminatamente a bianchi e negri, non vi è un solo scontro violento e i membri del Ku Klux Klan sembrano bambini travestiti ansiosi di mostrare le maschere e poi fuggire. Se la Storia si fosse svolta ccsì come nell'idilliaco mondo costruito da Fannie Flagg, il mondo si sarebbe risparmiato un gran bel periodo nero. Inoltre, nessuno trova mai anche solo lontanamente insolita la relazione tra le due donne, come se l'omosessualità nell'Alabama degli anni venti fosse perfettamente integrata e anzi incoraggiata. Personalmente, non gradisco molto le idealizzazioni, ma comprendo che possano piacere a chi non aspetta altro che fuggire dalle brutture di questo mondo e dunque desideri non trovarle anche nei libri.
Quanto allo stile di Flannie Flagg, obiettivamente non è nulla d'eccezionale, ma riesce a essere realmente scorrevole senza privarsi di un buon lessico. Se cercate un ottimo libro, Pomodori verdi fritti non fa per voi; se invece cercate un romanzo distensivo di buona qualità, ve lo consiglio caldamente.
Giudizio:
+4stelle+