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05 febbraio 2013

La regina del catrame - Emilio Martini

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I Contenuti

Il suo nome è Gigi Berté. Commissario Berté. C'è una macchia nel suo passato, un buco nero che gli è costato il trasferimento da Milano a Lungariva, uno di quei paesini liguri troppo pieni d'estate e troppo vuoti d'inverno. In attesa di trovare casa, vive nella pensione della Marzia, una donna bella ma decisamente sovrappeso, l'esatto contrario del suo immaginario erotico. Il commissario ha un segreto che non ha mai rivelato a nessuno: scrive racconti gialli e surreali. Ma poi il morto ammazzato arriva davvero. In un angolo della spiaggia di Lungariva, in mezzo ai bagnanti. Per il commissario Berté è arrivata l'ora di mettersi al lavoro e chissà se per risolvere il caso gli servirà di più la sua esperienza di poliziotto o il suo intuito di scrittore... 

La Recensione

L'editore non mostra la foto dello scrittore perché dietro lo pseudonimo di Emilio Martini si celerebbe effettivamente un vicequestore "che preferisce restare nell'ombra".
Questo dovrebbe essere il romanzo di esordio dell'autore e l'editore Corbaccio segnala che ce ne sono altri due in corso di stampa che ad oggi, infatti, sono già stati pubblicati.
Martini tende a sorvolare sulle descrizioni dei luoghi, limitandosi a far esclamare ogni tanto dal protagonista: "vista magnifica da qui!". Anche della scena del crimine, essenziale per capire la dinamica del delitto, viene fatto un accenno abbastanza superficiale e lasciata in gran parte all'immaginazione del lettore.
Insufficiente anche la caratterizzazione della maggior parte dei personaggi.
Solo il protagonista, il vicequestore Berté -il cognome è calabrese-, viene descritto compiutamente. Egli è un uomo alto (un metro e ottantacinque centimetri), bruno, con  i capelli lunghi legati a formare una coda, una volta nera e adesso striata di grigio. Questa caratteristica, peraltro, lo rende abbastanza improbabile come rappresentante delle forze dell'ordine. E' inoltre un tipo piuttosto arrogante, presuntuoso e con velleità di scrittore. Il romanzo infatti alterna le indagini sull'omicidio in spiaggia con il racconto surreale che il vicequestore Berté scrive nei momenti di relax.
Si ha l'impressione che l'autore abbia voluto scimmiottare Camilleri, in considerazione di alcune somiglianze tra il vicequestore Berté ed il commissario Montalbano. Entrambi i personaggi sono scapoli ma hanno una specie di fidanzata lontana -entrambe bionde e magre- con cui volentieri bisticciano e che, nel caso si presenti qualche ghiotta occasione, sono pronti a tradire. Inoltre hanno un sottoposto a cui far fare il lavoro più noioso di ricerca. Entrambi sono buongustai ed intenditori di  caffè, che pretendono di qualità strettamente arabica. A differenza di Montalbano, il protagonista descritto da Camilleri, quello di Martini, Berté, risulta fortemente antipatico. Contraddittoria anche la sua personalità, visto che, nonostante la spavalderia che dimostra, arrossisce solo a sentirsi chiamare per nome dalla donna titolare della pensione in cui abita. Esagerate talvolta appaiono le reazioni dei personaggi. Il bambino di otto anni che trova la vittima, ad esempio, deve essere ricoverato in ospedale e messo sotto sedativi per lo chock subito. Per la mia esperienza i ragazzini, specie quelli di oggi, mi sembrano molto scafati ed è più probabile che vadano in giro a raccontare agli amici quello che avrebbero visto piuttosto che si facciano prendere da crisi isteriche. Avere degli interlocutori a cui narrare le brutte esperienze vissute è in ogni caso il modo migliore per superare i traumi psicologici. Anche la donna che sviene quando viene a conoscenza dell'identità del colpevole mi sembra mostrare una sensibilità fuori della norma, tenuto conto che non ha rapporti di parentela con l'assassino. I dialoghi e le osservazioni del protagonista appaiono piuttosto banali e mancanti di quella arguzia che caratterizza gli scritti di Camilleri. Tutto ciò in un giallo potrebbe essere un peccato veniale, se l'intreccio risultasse particolarmente avvincente, ma non è  questo il caso. La carenza di informazioni sulla scena del crimine e sulla dislocazione dei bagnanti impedisce al lettore di poter arrivare a scoprire il colpevole autonomamente. L'intuizione del vicequestore Berté non sembra pertanto una gran cosa e il fatto che i colleghi si inchinino al suo "genio" -come il protagonista asserisce di essere chiamato- suona più come una presa in giro che una dimostrazione di stima.

Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Antonio

Dettagli del libro
  • Titolo: La regina del catrame
  • Autore: Emilio Martini  
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 978-88-6380-418-8
  • Pagine: 127
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 8,90

26 giugno 2012

L'altra famiglia - Jodi Picoult

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I Contenuti

Zoe Baxter per dieci anni ha cercato disperatamente di avere un figlio e finalmente il sogno suo e del marito Max sembra diventare realtà: ormai è al settimo mese di gravidanza. Ma il sogno è destinato a tramutarsi in un incubo. Anche questa volta Zoe non riesce a portare a termine la gravidanza e il suo matrimonio non regge di fronte a questo ennesimo, grande dolore. Zoe si rifugia nella sua professione, di musicoterapeuta e insieme alla collega Vanessa cerca di aiutare un'adolescente che ha tentato il suicidio. Fra le due nasce un'amicizia profonda che, con grande sorpresa di Zoe, si trasforma in amore. Al punto che Zoe spera di poter costruire una nuova famiglia e di avere con Vanessa quel figlio tanto desiderato, grazie agli embrioni conservati da lei e Max in una banca del seme. Ma Max si oppone con tutte le sue forze all'idea che Zoe possa avere un figlio, che lui rivendica anche come suo, insieme a un'altra donna. Il caso finisce in tribunale, dove si scontreranno non solo Zoe e Max, ma anche due concezioni diverse e opposte della famiglia, e dove i sentimenti più profondi e radicati di ciascuno verranno alla luce, fino all'inatteso e sorprendente finale.

La Recensione

Jodi Picoult ancora una volta ci propone una storia profonda e toccante: di nuovo, al centro dell'attenzione pone una famiglia particolare, di nuovo ci offre un'aula di tribunale in cui non è solo la legge a comandare. Come anche negli altri romanzi, il caso in discussione è lontano dall'esperienza italiana: una coppia divorziata si contende il diritto di mettere al mondo gli embrioni congelati prima che il matrimonio finisse. Non è solo una contesa tra due persone che si amavano e che ora portano le cicatrici di un passato doloroso. È anche una lotta tra due fazioni diametralmente opposte, quella di una madre che scopre di amare una donna e di voler trascorrere la vita con lei, e quella di un padre che trova la Luce di Gesù e che, influenzato da un pastore un po' troppo zelante, vuole salvare i suoi figli non nati da una vita di peccato. La Picoult affronta con il consueto garbo una situazione spinosa, che può vedere il lettore parteggiare per principio con uno dei protagonisti: l'epilogo, come già nei romanzi precedenti, non ha nulla a che vedere con la legge o la morale e soprattutto offre un punto di vista che è come una "terza faccia della medaglia". I protagonisti e i comprimari sono splendidamente delineati, coerenti e umani nelle loro passioni e nelle loro scelte. Le voci del coro sono soltanto tre, contro le più numerose cui ci aveva abituati la scrittrice, ma non se ne sente la mancanza: Zoe, Vanessa e Max si bilanciano alla perfezione senza che l'uno prevalga sull'altro. Difficile chiudere il romanzo prima dell'ultima pagina: avrebbe meritato il massimo dei voti, se non fosse per una mancanza che ho sentito particolarmente pesante. Senza scendere eccessivamente nel dettaglio, le storie dei personaggi trovano tutte un compimento, eccetto una che viene lasciata cadere nel vuoto. Sarà anche relativa a un comprimario, però questo personaggio svolge un ruolo importante nella vicenda e non basta la fantasia a colmare il non scritto.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: L'altra famiglia
  • Titolo originale: Sing Your Home
  • Autore: Jodi Picolut
  • Traduttore: Corradini Caspani L.
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Romance
  • ISBN-13: 9788863803846
  • Pagine: 500
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 18.60 Euro

03 febbraio 2012

Ricomincio da te - Eloy Moreno

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I Contenuti

Si può vivere tutta la vita in 445 metri quadri?
Sicuramente. Il mondo è pieno di persone così: persone che vivono in una cella senza essere incarcerate, che si alzano ogni mattina sapendo che tutto sarà uguale al giorno prima e che il giorno dopo sarà la stessa cosa...
Questa è la storia di un uomo capace di realizzare il suo sogno: ricominciare tutto da capo. Anche se tutti i sogni hanno un prezzo...

La Recensione

Quello di 'Ricomincio da te' - traduzione non proprio felice dell'originale, che suonerebbe alla lettera qualcosa come 'Il pennarello verde' mentre la versione tradotta ammicca al sentimentalismo - è stato un caso letterario: l'autore, Eloy Moreno, la cui figura è in molti punti sovrapponibile al protagonista - è un tecnico informatico che ha autopubblicato il suo romanzo e lo ha anche distribuito da sè, riuscendo a diventare un fenomeno e trovando poi una casa editrice che lo rilanciasse portandolo al successo.
Il libro parte con i ricordi di un'infanzia felice, o almeno serena, del protagonista, volutamente senza nome, un informatico di trentasette anni, che ha un lavoro e una vita completamente vincolata a questo, e da un lato ha i privilegi del benessere e della sicurezza economica, ma dall'altro si sente incarcerato da una routine che rende impossibile qualsiasi diversione dal quotidiano e finisce per uccidere, insieme ai sogni degli anni dorati, anche i rapporti più intimi e intensi.
Ha una famiglia che sente sfuggire dalle mani: la moglie, anche lei vittima consenziente del lavoro in un centro commerciale, ha costruito un muro nella coppia e sembra aver rinunciato al lato più solare e sognatore del suo carattere; il figlio Carlito è troppo piccolo per sentire il gelo famigliare in cui vive ma il protagonista è consapevole di non riuscire a svolgere il compito di padre come dovrebbe e vorrebbe.
Su questi orizzonti fallimentari l'unica eccezione di interesse che riesca a catalizzare l'entusiasmo dell'informatico è la ripetuta sparizione di una penna gel verde che ha comprato di tasca propria per usarla in ufficio. Spinto dalla necessità di dare un senso alla sua vita ne cerca uno davvero minimale e inizia a indagare cercando di trovare il collega che regolarmente gli sottrae il pennarello, scoprendo così un mondo parallelo, come se fosse la parte sommersa di un iceberg, nella vita segreta delle persone con cui condivide più tempo che con la sua famiglia.
Queste scoperte lo portano a conoscenza di aspetti opachi della vita lavorativa, che intrecciandosi alla deriva personale, costituiscono l'esca che fa esplodere il big bang della salvezza.
Il panorama dei colleghi viene di peso dalla vita reale: si va dal capo del personale arrivato al vertice per meriti coniugali alla donna delle pulizie che - udite, udite! - ha un passato e un presente aldilà di stracci e vetril, dalla segretaria ignorante ma con fisico atomico alla collega tardona strizzata in pantaloni di due taglie troppo stretti.
Il rovesciamento di una vita sprecata parte dalla classica goccia che fa traboccare il vaso di rancori covati a lungo e dall'abbandono della moglie Rebeca: la vendetta contro egoistici soprusi e nefandezze piccine diventa necessaria, anche se non purificatoria, e trascina con sè tutto e tutti, come un fiume in piena. La vera purificazione arriva dopo la fuga dalla città e dal lavoro per un percorso che porta il protagonista sui Pirenei, tra i luoghi dell'infanzia raccontati nel primo capitolo del libro.
Come attraverso un calvario personale in cima a queste montagne il protagonista si riconcilia con il suo passato, con se stesso e anche - in modo piuttosto prevedibile - con il presente. La ricomposizione della famiglia si attua in un finale che assume le sfumature pastello, un po' sdolcinate, dello spot da mulino bianco.
Questo è forse l'aspetto critico di 'Ricomincio da te': affidare il punto di vista della narrazione al solo protagonista in prima persona rende il tutto un po' lamentoso ed egocentrico.
In un complesso di buona scrittura, tenendo conto che si tratta di un esordiente, l'autore riesce a creare in modo naturale la situazione angosciante di una routine oppressiva che provoca il progressivo spegnimento di ogni prospettiva per il protagonista. Risulta difficile per un lettore non ritrovarsi in almeno uno dei punti critici della vita del tecnico informatico: che si tratti di colleghi, amicizie, parentele o rapporto coniugale il quadro si compone con notevole efficacia, per quanto il ricorso ai luoghi comuni sia massiccio.
Però rimane di fondo l'impressione che l'accumulo di stereotipi sia eccessivo e che anche il precipitare dei fatti sia accentuato ed esagerato per creare un effetto di contrasto con il lieto fine.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Polyfilo

Dettagli del libro
  • Titolo: Ricomincio da te
  • Titolo originale: El boligrafo de gel verde
  • Autore: Eloy Moreno
  • Traduttore: Silvia Bogliolo
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Narratori Corbaccio
  • ISBN-13: 9788863803143
  • Pagine: 380
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,40

20 dicembre 2011

Come non scrivere un romanzo - H. Mittelmark e S. Newman

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I Contenuti

Questa è una “guida all’incontrario” che non dà istruzioni su come si debba raccontare una buona storia, quanto piuttosto su ciò che mai si dovrebbe fare quando si scrive un libro. Il libro è diviso in sei parti in cui gli autori analizzano gli errori/orrori che si possono (e non si devono) trovare a livello di trama (incipit così lenti che si arriva a metà romanzo prima di capire cosa succede, scorciatoie e omissioni non plausibili), personaggi (poco caratterizzati, macchiettistici); stile (azzardi lessicali, avverbi a sproposito, cifra narrativa incoerente), ambientazione (contesti fuori luogo), “effetti speciali” (non parlate di sesso se non sapete farlo senza imbarazzo…), lettere di presentazione agli eventuali editori (scritte con una prosa che farà cestinare il romanzo ancor prima di averlo letto). Ogni errore è inserito ad arte in un contesto narrativo apparentemente plausibile ma che in realtà fa risaltare il “passo falso” contenuto, con un effetto divertente ma mai ridicolizzante. E soprattutto utile.

La Recensione

Di manuali di scrittura creativa gli scaffali di biblioteche e librerie abbondano: ognuno riporta la ricetta ideale per scrivere un romanzo di successo. Eppure qualcosa non funziona, perché se le ricette fossero efficaci ogni scrittore in erba diventerebbe autore da bestseller. Howard Mittelmark e Sandra Newman provano a svelare l'arcano: non è questione di cosa scrivere e come scriverlo, ma di cosa *non* fare.
Gli autori propongono quindi agli aspiranti scrittori una "guida per evitare i 200 errori più comuni", riportando i commenti che gli editor, se avessero tempo, scriverebbero in calce ai romanzi rifiutati.
Si parte dall'avvio della narrazione, per proseguire con i trucchi per evitare i cali di tensione narrativa o come giocarsi il finale. Si prosegue con la caratterizzazione dei personaggi, passando per qualche nozione di grammatica e punteggiatura, per arrivare ai punti di vista che mettono in difficoltà più di qualcuno. Tasto dolente è l'ambientazione, fisica quanto storica, come anche gli "effetti speciali", ovvero le scene a luci rosse e le gag. Per concludere, preziosi consigli su come non vendere il proprio romanzo.
Ogni capitolo prende spunto da assurdi brani esplicativi, che dubito siano esclusivamente farina degli autori: l'effetto è di una comicità quasi surreale, che mi auguro ispiri una buona dose di autoironia (e autocritica) agli aspiranti scrittori che vi riconoscessero similitudini con il proprio lavoro.
Ogni manuale di scrittura creativa si sforza di offrire un approccio originale, a volte radicalmente diverso dagli altri, alla narrazione. Ma se i loro autori si trovassero tutti chiusi a chiave in una stanza che pian piano si sta allagando, e la loro sola via di scampo fosse giungere a una posizione condivisa, allora l'unica loro speranza sarebbe accordarsi su ciò che non si dovrebbe fare.
Buona scrittura!

Giudizio:
 +4stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: Come non scrivere un romanzo
  • Titolo originale: How not to write a novel
  • Autore: Howard Mittelmark - Sandra Newman
  • Traduttore: Rita Giaccari
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Saggi
  • ISBN-13: 9788863800517
  • Pagine: 218
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 18,60 Euro

26 dicembre 2010

La storia infinita - Michael Ende

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I Contenuti

Bastiano Balthazar Bux è un ragazzino goffo, grassoccio, soprattutto solo. E ha una grande passione: leggere. In un giorno di pioggia, inseguito dai compagni che si fanno beffe di lui, si rifugia in una vecchia libreria dove trova un volume intitolato "La storia infinita". Il libraio non vuole venderlo, ma l'attrazione per quel libro è tale che Bastiano lo ruba e ci si immerge letteralmente: infatti, scopre che proprio lui non è solo spettatore delle meravigliose avventure che vi sono narrate, ma ne è anche protagonista, chiamato a salvare i destini del mondo incantato di Fantàsia, con le sue mitiche creature e le sue città sospese. Libro dentro al libro, la "Storia infinita" si anima quando Bastiano entra nella vicenda in un gioco ingegnoso sul rapporto fra immaginazione e realtà.

La Recensione
"Mi piacerebbe sapere", mormorò fra sé, "che diavolo c'è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c'è lì di colpo una storia tutta intera. Ci sono personaggi che io non conosco ancora e ci sono tutte le possibili avventure e gesta e battaglie, e qualche volta ci sono delle tempeste di mare oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per vivere bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come."
Alcuni romanzi per l'infanzia, complici soprattutto le trasposizioni cinematografiche, riescono a travalicare i limiti del target e del tempo e ad affermarsi come classici. Romanzi che quasi tutti gli appassionati di lettura hanno letto e che chi non lo ha fatto vuol leggere. Romanzi che si leggono da ragazzini e poi si rileggono da adulti (a volte l'amore è rinnovato, altre no).
La Storia Infinita
fa parte di questa categoria; fortunatamente (o sfortunatamente) questa è la recensione di un'adulta che ha solo vaghi ricordi del film e che si appresta al romanzo dopo aver superato da un pezzo l'adolescenza: niente interiezioni nostalgiche, perciò; nessun tentativo di suscitare occhioni lacrimosi nel lettore della recensione facendo appello a un'esperienza d'infanzia comune; e niente parzialità nei giudizi.
La storia infinita è un romanzo metaletterario di indubbio valore che ha influenzato molti libri a venire.
La trama è semplice ma ingegnosa: nel nostro mondo, un pavido bambino di nome Bastiano Baldassare Bucci ruba nella bottega di un librario un tomo che esercita su di lui indescrivibile fascino. E' La storia infinita, appunto. Rifugiatosi in un magazzino a scuola, Bastiano s'immerge nella lettura del libro, immedesimandosi nelle avventure di Atreiu, incaricato da un desiderio dell'Infanta Imperatrice di trovare un modo per salvare Fantàsia. Il mondo inventato da Ende è un universo fantasy con tutti i crismi, popolato da creature da lui inventate (ma non solo) soggette alla mistica figura dell'Imperatrice, reggente senza età che presiede al mondo senza alcun giudizio morale, operando secondo leggi che appaiono impenetrabili. L'Imperatrice soffre di un male che nessun medico può guarire, probabilmente legato a un pericolo di distruzione che affligge Fantàsia: il Nulla, che divora frammento dopo frammento l'intero regno. Atreiu, un giovane Pelleverde, viene investito grazie alla consegna dell'AURYN -medaglione dai poteri sconosciuti- del potere dell'Imperatrice, e parte dunque alla ricerca di una cura che guarisca l'Infanta. Le osservazioni di Bastiano, che ammira il coraggio e le capacità di Atreiu considerando tristemente la propria incapacità in tutto, spezzano la narrazione della quest, che sembra in qualche modo scriversi sul momento. Superate numerose e difficili prove, grazie anche all'aiuto del drago della fortuna Fùcur -figura intramontabile nell'immaginario di molti lettori- Atreiu apprende che solo un figlio di Adamo
(denominazione che ricorda molto Narnia di C. Lewis, e non è l'unico punto di contatto) può salvare l'Imperatrice e Fantàsia dalla distruzione: occorre infatti dare un nuovo nome all'Imperatrice, ma gli abitanti di Fantàsia non hanno la capacità di immaginare e quindi di creare. Bastiano comprende che potrebbe essere lui il salvatore, ma quando legge in un colloquio tra la bambina senza età e Atreiu il modo in cui può entrare nel libro, la paura gli impedisce di travalicare i confini tra i due mondi. Solo in seguito a un'ulteriore spedizione, questa volta dell'Infanta Imperatrice alla volta della dimora del Vecchio della Montagna Vagante - che mette nero su bianco la Storia Infinita, di cui fa parte ormai anche Bastiano - il bambino riesce a superare le sue insicurezze e a entrare nel romanzo, dove darà all'Infanta il suo nuovo nome, diventando il portatore dell'AURYN. La prima metà del romanzo [la migliore, a mio parere] si conclude dunque con l'ingresso di Bastiano in Fantàsia.
La seconda metà narra le sue avventure come creatore di nuove realtà, l'incontro fisico con il tanto ammirato Atreiu e il suo lungo viaggio a seguito dei suoi desideri: Bastiano scopre nuovi poteri che lo portano a dimenticare se stesso, ma la sua crescita non coincide con una maturazione delle sue virtù di bambino, bensì con la sua caduta nei vizi degli adulti -superbia, cupidigia, desiderio di potere e di onnipotenza, ira, invidia. Solo nel momento in cui Bastiano comprenderà che ha sempre desiderato di essere qualcun altro, ma mai di cambiare se stesso, riuscirà a tornare il bambino che era stato e a completare la sua Storia Infinita.


Una volta tanto sì: romanzo indimenticabile per bambini e ragazzi, e avvincente per gli adulti (non solo quelli rimasti bambini dentro). Lo stile dell'autore è semplice ma non povero, i personaggi sono memorabili e le loro avventure (seppur alla fine il loro continuo vagare e affrontare nuove prove diventi un po' ripetitivo) avvincenti. Inoltre si svincola, anche se non del tutto, dal peggior difetto che considero (e che ho sempre considerato anche da bambina) in un romanzo: il didascalismo. Quando l'autore ti prende per mano, ti tratta come un ritardato o un deviato con frequentissime intromissioni morali nella narrazione, ti trascina nella strada giusta (per lui) e spera di insegnarti precetti che ti saranno utili nella vita (per lui), senza allentare la presa sulla tua mano fino alla fine: ecco, quello è un romanzo che tento di evitare a tutti i costi. E' inevitabile che qualcosa dell'ideologia di un autore sfugga al suo controllo e trapeli nella sua voce scritta, nei suoi personaggi o nelle loro sorti, ma quando quella stessa ideologia viene imposta al lettore, lì la lettura mi diventa odiosa. E' un difetto che spesso affligge gli autori per ragazzi, e che fortunatamente non ho riscontrato in Michael Ende, che piuttosto esalta il potere dell'immaginazione e della fantasia: questo, sul serio, è l'unico precetto che un libro dovrebbe insegnare ai bambini.

Nota: l'edizione che ho indicato per questa recensione, ma che purtroppo non è quella che ho letto io, è probabilmente la migliore (anche se più costosa) in circolazione, quella cioè della Corbaccio. Si distingue dalle edizioni economiche perché è stampata in due inchiostri differenti: rosso per le vicende ambientate in questo mondo, verde acqua per quelle ambientate a Fantàsia. 

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: La storia infinita
  • Titolo originale: Die unendliche Geschichte
  • Autore: Michael Ende
  • Traduttore: Pandolfi A.
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Scrittori di tutto il mondo
  • ISBN-13:  9788879725163
  • Pagine: 446
  • Formato - Prezzo: Brossura, illustrato - 22,00 €

23 settembre 2010

Il divo Claudio - Robert Graves

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I Contenuti

"Lo storico non ha il diritto di interrompere il racconto nel punto culminante di interesse. Avevo il dovere assoluto di proseguirlo, e di descrivere, per lo meno, ciò che il resto dell'esercito pensò di quell'atto prettamente anticostituzionale compiuto dalla Guardia di Palazzo; e ciò che ne pensò dal canto suo il Senato." Claudio è un uomo affabile, un uomo mite, è uno studioso la cui vita cambia improvvisamente e inaspettatamente quando viene acclamato imperatore dai pretoriani. Circondato ma non travolto dagli intrighi di corte, dalle passioni, dai tradimenti che falcidano sia la sua famiglia sia i suoi avversari, riuscendo quasi involontariamente a rimanere a margine delle lotte di potere, Claudio giunge a passo regolare e misurato verso l'apice del successo. Ma la sua vita, sino a ora e da ora in poi, non è una vita facile, non è neppure felice, né tantomento gloriosa: è la vita di un riformatore prudente, calunniato e temuto come tiranno capriccioso e sanguinario. Attorno a lui si muovono le ambizioni sfrenate delle sue donne, come Messalina, la giovanissima e sfrenatamente ambiziosa moglie, o Agrippina, che, forse, fu responsabile della sua morte prematura. Di questo straordinario itinerario umano narra Robert Graves, secondo la fortunata formula della fiction storica.

La Recensione

All'inizio degli anni Trenta del Novecento Robert Graves decide di accontanare la poesia e scrivere qualcosa che gli frutti una gran quantità di lettori, e quindi di denaro, con il quale intende pagare i suoi debiti e "tornare a camminare a testa alta", come dice lui stesso in una lettera. È così che nascono Io Claudio che racconta i primi cinquant'anni di vita del futuro imperatore e Il divo Claudio che prende il là dall'ascesa di Claudio al seggio imperiale.
Tacito, Svetonio, Seneca, Flavio Giuseppe sono le fonti che l'autore consulta con grande attenzione per ripercorrere la vita del quarto princeps romano: da ognuno di essi prende un pettegolezzo, un aneddoto, un piccolo particolare. Queste le materie prime che vengono lavorate con ingegno e immaginazione e messe in bocca, o sarebbe meglio dire "nella penna", di Claudio stesso. Leggendo degli intrighi di palazzo, delle congiure, delle morti per avvelenamento che costellano il romanzo ci si trova spesso a chiedersi quanto ci sia di storico e quanto invece appartenga alla fantasia dell'autore. In realtà Graves inventa ben poco, i fatti raccontati sono attestati storicamente, è alle motivazioni, alla costruzione dei caratteri, alla psicologia dei personaggi che egli conferisce il suo tocco personale. Lo stesso Claudio non ci viene presentato certo come lo stupido dipinto fin troppo spesso dai libri di storia. Il Claudio di Graves non è uno sciocco ma facendosi credere tale riesce a sopravvivere a buona parte della sua famiglia, è un uomo colto, uno storico che nel momento in cui viene proclamato imperatore non ha altro pensiero che quello di poter finalmente leggere le sue opere davanti a un vasto uditorio. Talvolta, allo scopo di presentare l'imperatore estraneo ai crimini e alle ingiuste condanne che pur fecero parte del suo regno, Graves ne esagera l’ingenuità e la semplicità d’animo. Tuttavia egli evita di ritrarlo come lo strumento attraverso il quale le sue donne e i suoi ministri possono esercitare il potere. È inesperto, fiducioso ma non è un burattino né è uno stupido: sa quel che fa, l’unico errore di cui lo si può imputare è la sua scarsa capacità di giudicare le persone di cui si circonda.
Ma in fondo Graves, seppur tenta di riabilitare l’immagine del suo protagonista, è consapevole che egli non fu un personaggio coraggioso. Esita, tentenna, torna sui suoi passi, convinto sostenitore della Repubblica proprio nel momento in cui sta per ripristinarla decide di fare marcia indietro abbandonando la guida dello Stato alla sua ultima moglie Agrippina. Claudio si arrende, è uno che rinuncia.
Dopotutto, lo stesso Graves, dopo l’esperienza della guerra, aveva preferito abbandonare il mondo civilizzato e rifugiarsi in un paesino sperduto sull'isola di Maiorca.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: Il divo Claudio
  • Titolo originale: Claudius the God and His Wife Messalina
  • Autore: Robert Graves
  • Traduttore: C. Coardi
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN-13: 9788863800593
  • Pagine: 389
  • Formato - Prezzo: Rilegato - Euro 19,60


10 agosto 2010

Monsieur Ladoucette e il Club dei cuori solitari - Julia Stuart

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I Contenuti

Un vento ostinato soffia su Amoursur-Belle, un paesino incastonato nella splendida campagna del Périgord, un paesino così scialbo che persino gli inglesi rifiutano di andarci a vivere. Qui, il barbiere del villaggio, Guillaume Ladoucette, è costretto a chiudere bottega perché una significativa percentuale dei suoi clienti con l'avanzare dell'età è diventata calva, mentre il resto cerca disperatamente di mantenersi giovane sperimentando nuovi tagli dalla concorrenza. Così Guillaume decide di avviare una nuova attività: un'agenzia per cuori solitari. Eh sì, perché ad Amour-sur-Belle, nonostante il nome, l'amore latita, mentre il tasso di litigiosità è pericolosamente alto: alcuni ostentatamente ignorano Denise Vegier perché sua nonna era stata collaborazionista; il proprietario del caffè si rifiuta di servire Madame Fournier, sospettata di aver avvelenato qualcuno con i funghi. E Madame Ladoucette e Madame Moreau si scambiano insulti da così tanto tempo che ormai sono diventati un'originale forma di saluto... In fondo quasi nessuno si innamora a prima vista, sostiene Guillaume Ladoucette, l'amore è come un buon 'cassoulet', ha bisogno di tempo e determinazione.

La Recensione

Monsieur Ladoucette scoprì la sua vocazione al taglio in tenera età, quando, impadronitosi di un paio di forbici, iniziò a tagliare tutto ciò che gli capitava a tiro. Gli studi da barbiere furono una conseguenza naturale e non stupì più di tanto che si diplomasse con il massimo dei voti. Dopo un apprendistato presso un grande maestro, con i risparmi riuscì ad aprire una bottega tutta sua, nel paesino natale di Amour-sur-Belle.
Il tempo passa, ma pare che il barbiere non vi si sappia adeguare: così quando la concorrenza di un collega nel paesino vicino gli ruba tutti i clienti, si decide a convertire la sua attività in un'agenzia per single.
Nonostante il paesino conti ufficialmente trentatré anime, poco alla volta iniziano ad arrivare i clienti: peccato che lui stesso non sia un bell'esempio. Innamorato fin dalle elementari della bella Emilie, non è mai riuscito a rivelarle i propri sentimenti e quindi a scoprire di essere pure ricambiato.
Tra disavventure al limite dell'assurdo, i cuori solitari di Amour-sur-Belle non saranno più tali e l'amore, come sempre, trionferà.
Con una prosa scorrevole, l'autrice Julia Stuart narra una storia frizzante e divertente, ricca di personaggi memorabili e caratteristici.
Il panettiere compagno di pesca di Monsieur Ladoucette, con cui fa a gara per il cestino del pranzo più luculliano.
La madre del barbiere, completamente svampita, che se ne va in giro per il paese seguita da uno stormo di piccioni che ha disimparato a volare.
L'avvelenatrice fungina, che per vendetta provocò la morte del padre dell'amante - ma la storia non è così semplice come pare.
Il farmacista che creò scandalo per essere diventato vegetariano e che scomparve all'improvviso durante il "mini-tornado" del 1999.
La doccia pubblica, installata per evitare lo spreco di acqua delle vasche da bagno in un'estate particolarmente asciutta.
Farsi catturare dal romanzo è semplice: più difficile sarà riuscire a staccarsene prima dell'ultima pagina: un gioiello.

Giudizio:
+4stelle+


Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: Monsieur Ladoucette e il Club dei cuori solitari
  • Titolo originale: The Matchmaker of Perigord
  • Autore: Julia Stuart
  • Traduttore: K. De Marco
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Romance
  • ISBN-13: 9788879729246
  • Pagine: 290
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 17,60 Euro

24 febbraio 2010

Domeniche da Tiffany - James Patterson

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I Contenuti

Jane è una bambina di otto anni trascurata dalla madre Vivienne, impegnatissima con suo lavoro di produttrice di spettacoli teatrali: sarebbe completamente sola e lasciata a sé stessa, se non fosse per il suo migliore amico Michael. Sempre al suo fianco, l'accompagna a scuola, gioca con lei, è il suo confidente, ma i momenti che entrambi preferiscono sono le merende della domenica pomeriggio al St. Regis, lussuoso hotel di New York. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che Michael è un amico immaginario: il suo compito è affiancare bambini bisognosi di un aiuto per entrare nella vita sulle proprie gambe, dando loro conforto e sicurezza. L'amicizia ha però una scadenza: al compimento del nono anno, ogni amico immaginario lascia il bambino affidatogli, che il giorno seguente non ricorderà nulla.
Il nono compleanno di Jane non è dei più felici e l'addio di Michael è il colpo di grazia: nella sua testardaggine di bambina, Jane giura che non avrebbe mai dimenticato il suo migliore amico.
Più di vent'anni dopo, troviamo Jane alle prese con la sua prima produzione teatrale, un enorme successo non solo in America ma anche in Inghilterra, tanto che la casa di produzione di Vivienne, per cui Jane lavora, è in trattativa per l'adattamento cinematografico. La trama dello spettacolo è la storia vera dell'amicizia con Michael, mai dimenticato e sempre rimpianto.
Nello stesso momento, l'amico immaginario è in vacanza tra un incarico concluso e il prossimo: si trova proprio a New York e spesso i suoi pensieri tornano alla bambina con cui ha avuto un rapporto che sente più profondo di quello intessuto con gli altri bambini. Michael conduce una vita normale, quando vuole è in grado di farsi vedere anche dalle altre persone e ha il dono di ottenere in ogni momento ciò che vuole, come per magia.
Una domenica pomeriggio, per uno strano scherzo del destino, Michael e Jane si ritrovano proprio al St. Regis: è la prima volta che un amico immaginario incontra da adulto un bambino cui era stato affidato. L'amicizia tra i due rinasce e ben presto si trasforma in qualcosa di più profondo, cambiando radicalmente le vite di entrambi.

La Recensione

James Patterson è un prolifico autore, noto per le serie thriller delle Donne del Club Omicidi e di Alex Cross: di questa, tempo fa, lessi Il collezionista, uno dei romanzi più truculenti che mi sia mai capitato tra le mani. Davanti a Domeniche da Tiffany ho subito pensato ad un caso di omonimia, ma mi sbagliavo: scritto a quattro mani con Gabrielle Charbonnet, autrice di libri per ragazzi, è stata una vera sorpresa.
Subito salta all'occhio una strana somiglianza con Se tu mi vedessi ora, di Cecelia Ahern, giovane scrittrice irlandese, nota ai più per Ps: I love you, di recente trasportato sul grande schermo: anche in questo romanzo il protagonista è un amico immaginario che si innamora di una persona reale, e simili sono anche le relazioni con gli altri amici immaginari. A parte questo, Patterson crea una storia originale, che prende una direzione decisamente diversa.
Ogni bambino, per un certo periodo della sua vita, avrà certamente giocato con un amico immaginario: l'idea che queste persone non siano solo parti della propria fantasia è simpatica e rassicurante.
Le difficoltà che i protagonisti si trovano ad affrontare hanno del surreale, non solo per la presenza di Michael: Jane lavora per la madre, despotica e onnipresente; ha un fidanzato che mette al primo posto la palestra, le pubbliche relazioni e il proprio lavoro di attore, e decisamente non ha nulla del vero Micheal, personaggio che interpreta nello spettacolo della fidanzata. Vivienne è una donna forte, che sa imporsi in modo non proprio delicato e che pretende di essere la regista non solo della propria vita ma anche di quella altrui, specialmente nei riguardi della figlia.
Michael fa tenerezza: non sa bene chi sia, da dove venga, o quale sia la propria natura: sa solo di dover aspettare di venire affidato a un bambino in difficoltà, e questo deve bastargli. Incontrare nuovamente Jane porta nella sua vita un grande scompiglio, e scoprirsene innamorato lo confonderà ancora di più.
La narrazione scorre su due piani: Jane racconta in prima persona le sue dis-avventure, mentre la versione di Michael è affidata a un narratore esterno. La trovo una scelta un po' bizzarra, soprattutto perché questa terza persona parla solo di Michael e non offre una panoramica sugli altri personaggi della storia, come invece ci si potrebbe aspettare: sarebbe stato più efficace, a mio parere, far parlare in prima persona anche lui, e tutto sommato sarebbe bastato un piccolo sforzo in più, visto che i suoi capitoli sono profondi e intimi come quelli raccontati da Jane.
La storia è un incrocio tra un chick-lit, con la solita protagonista trentenne, lavoratrice, alle prese con problemi di cuore e disgrazie varie, e un romanzo rosa dei più tradizionali, con una storia d'amore dolce e romantica.
Il duo Patterson-Charbonnet sa rendere davvero speciale un racconto che potrebbe scadere nella banalità: lo stile è scorrevole e leggero, i personaggi sono ben caratterizzati e non mancano le sorprese. Consigliato a chi ama Levy, la Ahern e in generale le commedie romantiche: è un romanzo che non deluderà.

Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Pythia


Dettagli del libro
  • Titolo: Domeniche da Tiffany
  • Titolo originale: Sundays at Tiffany's
  • Autore: James Patterson con Gabrielle Charbonnet
  • Traduttore: Elisa Frontori
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: Romance
  • ISBN-13: 9788879729482
  • Pagine: 258
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 15,60 Euro

20 luglio 2009

Il Nuovo Libro di Mary Jane Clark

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Va in scena il delitto, il nuovo giallo dell'autrice americana Mary Jane Clark, è dal 16 luglio in libreria, edito da Corbaccio. Si tratta dell'undicesimo libro di questa scrittrice, anch'esso ambientato nel mondo della notizia televisiva che la Clark conosce bene grazie ad una quasi trentennale carriera di autrice e produttrice presso la CBS News. Il giallo deve essere un vizio di famiglia, visto che la suocera di Mary jane Clark è la popolarissima autrice di suspence novel Mary Higgins Clark.
La trama
:Constance Young è bella, ricca, e soprattutto famosa: è una star indiscussa del giornalismo televisivo, in procinto di passare a un altro network, per una trasmissione di sicuro successo, come quella che ha condotto finora. Ma il destino ha deciso diversamente... e ora Costance giace morta sul fondo della sua piscina. Disgrazia o omicidio? Le persone che potevano avercela con lei sono molte, a partire dalla sorella Faith, casalinga frustrata, che negli ultimi anni si è fatta totalmente carico dell’anziana madre.
Mentre la polizia indaga, l’altro volto noto della rete, Eliza Blake, conduce una sua indagine parallela, aiutata dagli unici amici sinceri che ha nell’ambiente: Annabelle, produttrice, capace di qualsiasi macchinazione, legale e non; B.J. D’Elia, impavido e affascinante cameraman dotato di muscoli, ma soprattutto di cervello; e Margo, esperta psichiatra per la quale la mente umana non ha segreti. E più i tre raccolgono elementi per venire a capo del mistero , più la situazione si complica e la lista dei sospetti e dei moventi si allunga, mentre nell’ombra la mano del killer si prepara a colpire di nuovo...


 

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