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04 agosto 2013

Nessuno sa di noi - Simona Sparaco

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I Contenuti

Quando Luce e Pietro si recano in ambulatorio per fare una delle ultime ecografie prima del parto, sono al settimo cielo. Pietro indossa persino il maglione portafortuna, quello tutto sfilacciato a scacchi verdi e blu delle grandi occasioni. Ci sono voluti anni per arrivare fin qui, anni di calcoli esasperanti con calendario alla mano, di "sesso a comando", di attese col cuore in gola smentite in un minuto. Non appena sul monitor appare il piccolo Lorenzo, però, il sorriso della ginecologa si spegne di colpo. Lorenzo è troppo "corto". Ha qualcosa che non va. "Nessuno sa di noi" è la storia di un mondo che si lacera come carta velina. E di una donna di fronte alla responsabilità di una scelta enorme. Qual è la cosa giusta quando tutte le strade portano a un vicolo cieco? Che cosa può l'amore? E quante sono le storie di luce e buio vissute dalle persone che ci passano accanto? Come le ricorderanno le lettrici della sua rubrica e le numerose donne che incontra sul web, Luce non è sola. 

La Recensione

Nessuno sa di noi è stato candidato al Premio Strega 2013 e si è anche posizionato tra la cinquina finalista. Non avendo letto quasi nessun altro dei libri pubblicati in Italia lo scorso anno non posso fare paragoni: mi limito a constatare che se il romanzo di Simona Sparaco è stato considerato uno dei cinque migliori pubblicati tra il 2012 e il 2013 non voglio immaginare la qualità di tutto il resto.
Racconto lungo, o romanzo breve che sia, Nessuno sa di noi è il lungo sfogo di Luce, donna in crisi segnata dalla noncuranza della futile madre e da una lunga serie di fallimenti accademici, sentimentali, lavorativi: da anni convive con Pietro, brav'uomo dato oltremodo per scontato, ma non si è mai decisa al grande passo; il suo desiderio più feroce è essere madre, ma anche questa soddisfazione le è negata. Quando, dopo cinque anni di tentativi, di passione spenta dagli stick per l'ovulazione, scopre finalmente di essere rimasta incinta, il bambino diventa un'ossessione: amniocentesi, alimentazione precisa e metodica, vitamine, controlli continui, qualsiasi cosa pur di assicurarsi che quel bambino nasca sano. Ma l'ironia della vita lascia cadere addosso a Luce la sua mannaia ancora una volta: al settimo mese di gravidanza, l'ecografia le mostra che il piccolo Lorenzo è affetto da displasia scheletrica e ipoplasia toracica, patologie dagli sviluppi imprevedibili che quasi certamente condurranno alla sua morte poco dopo la nascita. A Luce non resta che l'aborto terapeutico, impossibile in Italia al settimo mese di gravidanza.

Quando si affronta un tema così delicato, il risultato è un ottimo libro o un libro banale; spiace dirlo, si tratta del secondo caso, nonostante non manchino le lettrici che abbiano salutato la Sparaco come la nuova Mazzantini.  
Nessuno sa di noi vorrebbe far leva sul lato emotivo delle lettrici mature toccando una corda sensibile - la comune esperienza della maternità (passata, futura o mancata) -, ma finisce per ripiegarsi su se stesso trasformandosi in stucchevole diario al femminile che nulla di nuovo aggiunge alle voci che già si sono espresse sul tema. Un libro che vorrebbe essere un pugno nello stomaco, che vorrebbe far vibrare le lettrici di commozione e straziarle agitando davanti ai loro occhi la peggiore paura delle future mamme (la possibilità che qualcosa vada storto), e che fallisce miseramente dispiegando uno dopo l'altro tutti i cliché del caso. Viene da pensare che il motivo per cui il romanzo sia arrivato così in alto in questo Strega 2013 sia da rintracciarsi proprio nel tema particolarmente discusso: va detto tuttavia che di sensazionalistico a riguardo in Nessuno sa di noi non c'è nulla, anzi, la protagonista dialoga spesso con Dio e non mancano le osservazioni che rivestono la sua scelta di un senso di colpa tipicamente religioso. Luce opziona un aborto a Londra: potrebbe essere l'occasione di denunciare la ristrettezza dei limiti entro cui è possibile praticarlo in Italia, limiti che non contemplano quelle patologie (tra cui la displasia scheletrica) che si mostrano nel feto oltre le ventiquattro settimane, ma la Sparaco non si schiera a riguardo, e tale paradosso legislativo viene solo comunicato.
La prima metà del romanzo è dedicata ai ricordi del prima e all'aborto - che al settimo mese di gravidanza è un vero e proprio parto -, descritto con inquietante dovizia di particolari palesemente volti a suscitare ribrezzo; la seconda metà è l'impatto della perdita di Lorenzo sulla vita di Luce, che si lascia andare alla deriva mettendo anche in crisi il matrimonio con Pietro. I capitoli sono talvolta inframezzati da lettere che i lettori di Luce inviano alla sua posta o messaggi inviati da donne in difficoltà ai forum al femminile che la protagonista inizia a frequentare. Le noi del titolo sono infatti queste donne che hanno dovuto prendere una decisione: condannare il proprio bambino a una vita di difficoltà talvolta atroci, oppure optare per l'aborto terapeutico, gesto da taluni considerato infanticidio. E' solo dalle voci di queste donne che traspare talvolta quell''indignazione che invece dovrebbe permeare tutto il libro, donne che hanno preso una decisione cruciale, che ne hanno sopportato la sofferenza fisica e psicologica e che continuano a portarsi dietro un senso di colpa accentuato da coloro che condannano la loro scelta perché, come scrive una delle utenti sul forum frequentato da Luce, "non ci si può sostituire a Dio".

La gestione dei personaggi, tutti visti dalla voce narrante di Luce, rivela macchiette informi: c'è Pietro, l'uomo che tutte vorremmo al lato, certo delle sue decisioni e del suo volere rimanere accanto a una donna straziata che cerca in ogni modo di allontanarlo; c'è la madre di Luce, vanesia, inconcludente e meschina, economicamente dipendente dalla protagonista; c'è la madre di Pietro, ricca e credente, che pensa che ogni problema della vita possa essere risolto confessandosi da un prete o praticando il pilates; c'è l'ombra di qualche amico - pochi - che si presenta ogni tanto, nessuno però che in sei mesi cerchi di penetrare nel lutto di questa coppia devastata. 
A livello stilistico non si può negare che la Sparaco sappia usare le parole: ci sono passaggi di una bellezza poetica che tuttavia non riesce a riscattare una trama piatta, una sensazione di stucchevole noia.
Mio figlio non ha mai incontrato il mio viso, e se fosse nato, forse, non mi avrebbe neanche riconosciuta. La mia carezza è stata un ago che gli ha tolto il respiro, e il mio latte usciva al richiamo di pianti sconosciuti per andare sprecato in un reggiseno che non ho mai più indossato. Ma è da me che è partito, e dentro di me si è fermato. È dalle madri che sempre partiamo, ed è alle madri che sempre torniamo, una volta concluso il viaggio.
Giudizio:
+2stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Nessuno sa di noi
  • Autore: Simona Sparaco
  • Editore: Giunti Editore
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: A
  • ISBN-13: 9788809778047
  • Pagine: 256 
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 12,00 Euro

13 giugno 2013

Premio Strega 2013, la cinquina finalista

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Promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega, il Premio Strega è dal 1947 il più importante premio letterario italiano. In corsa, come sempre, i libri più 'appoggiati' pubblicati tra il 1° aprile dell'anno precedente e il 31 marzo di quello corrente. Venerdì 5 aprile è stato diramato l'elenco di ventisei libri, tra cui il 16 aprile è stata tratta la rosa di dodici finalisti alla LXVII edizione scelta dagli Amici della Domenica. E' fresco però di una giornata l'annuncio della cinquina finalista, tra cui il 4 luglio verrà selezionato il vincitore.

Segue la cinquina in finale. Guida i finalisti Alessandro Perissinotto, con le sue Le colpe dei padri, l'unico libro che quest'anno concorre per il Gruppo di Segrate. Con 69 voti, il suo libro si porta in testa al favorito Siti. Grande assente Aldo Busi (El Especialista de Barcelona, Dalai Editore), che ha ricevuto solo 18 voti.

Alessandro Perissinotto, Le colpe dei padri (Piemme) - 69 voti
Guido Marchisio, torinese, 46 anni, è un uomo arrivato. Dirigente di una multinazionale, appoggiato dai vertici, compagno di una donna molto più giovane e bellissima: la sua è una vita in continua ascesa. Fino al 26 ottobre 2011, una data che crea una frattura tra ciò che Guido è stato e quello che non potrà mai più essere. Quella mattina, infatti, un incontro non previsto insinua in lui il dubbio: possibile che esista da qualche parte un suo sosia, un gemello dimenticato, un suo doppio misterioso e sfuggente? Giorno dopo giorno, il dubbio diventa ossessione e l'esistenza dell'ingegner Marchisio inizia, prima piano poi sempre più velocemente, a percorrere la stessa rovinosa china della sua azienda e della sua città. Di tutte le sicurezze costruite col tempo, non rimane più nulla: il suo ruolo di freddo tagliatore di teste, di manager di successo, la sua figura di uomo affascinante, tutto, per colpa di quel sospetto, sembra scivolare via da lui, come se accompagnasse l'emorragia che lentamente svuota l'industria italiana. Andare a fondo significherà per Guido affacciarsi all'orlo di un baratro e accettare l'inaccettabile.

Walter Siti, Resistere non serve a niente (Rizzoli) - 66 voti
Molte inchieste ci hanno parlato della famosa "zona grigia" tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt'altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l'unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un'olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell'indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente).

Romana Petri, Figli dello stesso padre (Longanesi) - 49 voti
Figli dello stesso padre, ma di due donne diverse, Germano ed Emilio si rivedono dopo un lungo silenzio. Sono diversissimi, accomunati unicamente dall'amore insoddisfatto per il padre Giovanni, una figura possente, passionale ed egocentrica, che ha abbandonato la madre di Germano perché la sua nuova donna aspettava un figlio, Emilio, per poi abbandonare poco dopo anche lei come tutte le altre donne della sua vita. Germano, pur essendo sempre stato il preferito del padre, non ha mai perdonato al fratello minore di essere la causa del divorzio dei genitori. Emilio, cresciuto sapendo di essere il figlio non voluto, ha sempre cercato, invano, l'affetto del padre e del fratello. Nei pochi giorni che trascorreranno insieme, le antiche rabbie e il richiamo del sangue riemergeranno furiosi.

Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita (Feltrinelli) - 45 voti
Moraldo, arrivato a Torino per una sessione d’esami, scopre di avere scambiato la sua valigia con quella di uno sconosciuto. Mentre fatica sui testi di filosofia e disegna caricature, coltiva la sua ammirazione per un coetaneo di nome Piero. Alto, magro, occhiali da miope, a soli ventiquattro anni Piero ha già fondato riviste, una casa editrice, e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Sono i giorni di carnevale del 1926. Moraldo spia Piero, vorrebbe incontrarlo, imitarlo, farselo amico, ma ogni tentativo fallisce. Nel frattempo ritrova la valigia smarrita, ed è conquistato da Carlotta, una fotografa di strada disinvolta e imprendibile in partenza per Parigi. Anche Piero è partito per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Nel gelo della città straniera, mosso da una febbrile ansia di progetti, di libertà, di rivoluzione, Piero si ammala. E Moraldo? Anche lui, inseguendo Carlotta, sta per raggiungere Parigi. L’amore, le aspirazioni, la tensione verso il futuro: tutto si leva in volo come le mongolfiere sopra la Senna. Che risposte deve aspettarsi? Sono Carlotta e Piero, le sue risposte? O tutto è solo un’illusione della giovinezza? Paolo Di Paolo, evocando un protagonista del nostro Novecento, scrive un romanzo appassionato e commosso sull’incanto, la fatica, il rischio di essere giovani.

Simona Sparaco, Nessuno sa di noi (Giunti) - 36 voti
Quando Luce e Pietro si recano in ambulatorio per fare una delle ultime ecografie prima del parto, sono al settimo cielo. Pietro indossa persino il maglione portafortuna, quello tutto sfilacciato a scacchi verdi e blu delle grandi occasioni. Ci sono voluti anni per arrivare fin qui, anni di calcoli esasperanti con calendario alla mano, di "sesso a comando", di attese col cuore in gola smentite in un minuto. Non appena sul monitor appare il piccolo Lorenzo, però, il sorriso della ginecologa si spegne di colpo. Lorenzo è troppo "corto". Ha qualcosa che non va. "Nessuno sa di noi" è la storia di un mondo che si lacera come carta velina. E di una donna di fronte alla responsabilità di una scelta enorme. Qual è la cosa giusta quando tutte le strade portano a un vicolo cieco? Che cosa può l'amore? E quante sono le storie di luce e buio vissute dalle persone che ci passano accanto? Come le ricorderanno le lettrici della sua rubrica e le numerose donne che incontra sul web, Luce non è sola.


Articolo di Sakura87


11 maggio 2011

Zayni Barakat - Gamal Ghitani

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I Contenuti

Gli affascinanti scenari del Cairo, popolati di mercanti e profittatori, studenti provenienti da ogni angolo dell'Islam, fomatori di hashish, cantastorie, spie al servizio della terribile polizia segreta, donne di piacere e viaggiatori, fanno da sfondo a un romanzo sui meccanismi del potere e della corruzione. Nella lotta praticata con qualsiasi strumento lecito e illecito tra lo Zayni Barakat e il capo della Polizia segreta Zakarìya, Ghitani rappresenta le aberrazioni e le sopraffazioni messe in atto da chi, per dominare ad ogni costo, piega al suo volere la religione, lo Stato, le passioni umane. Lo scrittore egiziano Gamal Ghitani è vincitore del Premio Grinzane cavour nella sezione narrativa straniera.


La Recensione

Malgrado una mia certa diffidenza nei confronti dei romanzi storici, il libro mi era sembrato interessante sia perché scritto da uno dei più importanti autori egiziani, del quale mi era capitato di leggere e apprezzare alcuni racconti in varie antologie, sia perché rappresenta uno dei pochi romanzi arabi accessibili. In un momento come questo, in cui quel mondo è attraversato da tensioni e conflitti difficilmente decifrabili per chi si trova dall'altra riva del Mediterraneo, mi sembrava un'opportunità interessante per cercare di capire meglio quello che succede da quelle parti. Inoltrandomi nella lettura, il pretesto dell'attualità è svanito. Mi sono trovato immerso in un luogo e in un'epoca lontana: il Cairo in un momento di svolta della storia dell'Egitto, in cui il potere del sultanato mammelucco sta per cedere il passo alla dominazione ottomana (1516-1517). Superata la difficoltà di memorizzare i nomi dei personaggi, intorno alla cinquantesima pagina mi si è spalancato un mondo a me sconosciuto. L'autore dimostra di padroneggiare le fonti storiche con abilità. La ricostruzione dell'epoca è accurata, ma non a scapito della trama e dei personaggi, che appaiono sbozzati in maniera vivida. Evidente l'intenzione dell'autore di riferirsi a fatti e personaggi a lui contemporanei, ma ormai lontani dall'attualità, come la Guerra dei sei giorni del 1967, nella quale Israele inflisse una clamorosa sconfitta all'Egitto. La prima sorpresa del libro è che il protagonista, Zayni Barakat, a cui è dedicato anche il titolo del romanzo, non viene ritratto quasi mai direttamente, ma è presentato attraverso l'azione e le descrizioni di altri personaggi, e specialmente attraverso il suo antagonista, Zakariya ibn Radi, il capo delle spie del sultano. Il romanzo racconta la storia della vertiginosa ascesa di Zayni Barakat e della sua fragorosa caduta. A questa vicenda si ricollegano quelle di altri personaggi, dal crudele e astuto capo delle spie Zakariya ibn Radi a quella di due studenti della medersa: Amr ibn Adawi, che diventerà una spia, e Said el-Guhayni, uno dei sostenitori più accesi di Zayni Barakat. Non è difficile scorgere dietro quest'ultimo personaggio l'ombra di Nasser, protagonista del colpo di stato del 1952 nel quale venne deposto il re, presidente dell'Egitto tra il 1956 e il 1970 (anno in cui morì) e fautore di un avvicinamento all'Unione Sovietica. Il romanzo di Ghitani, lineare nel suo disegno e scritto con cura, ha il merito di farci rivivere una vicenda ambientata in un'epoca e in un paese lontano, rendendo palpabili le motivazioni dei personaggi anche a un lettore ignaro della storia dell'Egitto. Evidentemente non si tratta di un romanzo storico "cappa e spada", ma di una vicenda esemplare con la quale l'autore descrivere il potere e i suoi meccanismi, la manipolazione del consenso, i servizi segreti usati per raccogliere informazioni e per diffondere false informazioni, il potere della religione che viene strumentalizzato dal potere politico. Zayni Barakat è e rimarrà un romanzo attualissimo, proprio perché possiede lo spessore del classico.


Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro

  • Titolo: Zayni Barakat
  • Titolo originale: Zayni Barakat
  • Autore: Gamal Ghitani
  • Traduttore: Luisa Orelli
  • Editore: Giunti
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • Collana: Super Astrea
  • ISBN-13: 9788809047822
  • Pagine: 341
  • Formato - Prezzo: Brossura con bandelle - euro 11,50

10 maggio 2011

Firdaus - Nawal al Sa'dawi

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I Contenuti

Firdaus è una donna spinta all'estremo, dalla sua disperazione e dal suo stesso coraggio. Il coraggio di sfidare quelle forze che strappano alle persone il diritto di vivere e di amare, oltre che il diritto alla libertà.


La Recensione

Firdaus è la protagonista di questo romanzo breve di una delle maggiori scrittrici egiziane. La narratrice è una donna, una psichiatra, che racconta di aver incontrato Firdaus, la protagonista del romanzo, una donna condannata a morte per aver ucciso un uomo, in un carcere poco prima che la condanna venisse eseguita. Stando alle dichiarazioni dell'autrice, si tratta di una storia vera, raccolta dall'autrice-narratrice nella prigione di Qanatir nel 1974, negli anni in cui, dopo essere stata sollevata dal suo incarico presso il Ministero della Sanità nel 1972 a causa della sue idee femministe, lavorava come ricercatrice nel campo delle nevrosi femminili all'Università del Cairo. In seguito, nel 1981, l'autrice stessa sperimentò il carcere (scontò un anno di prigione per le sue idee non gradite nell'Egitto di Sadat). Fu qui che nacque l'idea di scrivere questo romanzo breve, partendo dagli ultimi incontri con Firdaus pochi mesi prima della sua esecuzione. Più che un romanzo, Firdaus è un grido di dolore e un pugno nello stomaco. Il libro si legge tutto d'un fiato. Le violenze a cui Firdaus è vittima cominciano dalla tenera età, quando i genitori la costrigono a sottoporsi al crudele rituale dell'infibulazione, e proseguono come una catena ininterrotta fino alla fine dei suoi giorni. Malgrado la miseria che la circonda, fin da bambina la protagonista non smette mai di credere e di lottare per il suo riscatto. Alla morte della madre, viene mandata da uno zio al Cairo, dove può studiare e a scuola è una delle migliori alunne. Successivamente viene mandata in un collegio, dove può continuare i suoi studi fino al diploma, ma è costretta ad accettare un matrimonio combinato dalla famiglia con un anziano ricco, che la vorrebbe docile e sottomessa. Ma Firdaus si ribella e preferisce correre il rischio della propria libertà fino in fondo, fino al tragico epilogo. La militanza politica in nome degli ideali del socialismo, abbracciata con entusiasmo dalla protagonista, si conclude con l'ennesima cocente delusione (la medesima che colpì tutta la generazione di scrittori ed intellettuali egiziani che avevano animato la scena letteraria in Egitto verso la fine degli anni '60 e che si era raccolta intorno alla rivista letteraria Galleria 68').
Questo romanzo breve è purtroppo ancora attualissimo, perché mette il dito nella piaga (in nessun paese al mondo può essere concepita o realizzata una democrazia senza le donne). Ma anche senza il pretesto dell'attualità, Firdaus, in tutta la sua crudezza drammatica, è uno dei migliori romanzi arabi, oltre che un grande successo internazionale, e può già meritatamente fregiarsi del titolo di "classico".


Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Lorenzo Pompeo

Dettagli del libro
  • Titolo: Firdaus 
  • Titolo originale: Woman at point zero 
  • Autore: Nawal al Sa'dawi 
  • Traduttore: Silvia Federici 
  • Editore: Giunti 
  • Data di Pubblicazione: 2001 
  • Collana: Astrea Pocket 
  • ISBN-13: 9788809045415 
  • Pagine: 160 
  • Formato - Prezzo: Paperback - Euro 5,90

30 marzo 2011

Il pittore di insegne - Rasupuram K. Narayan

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I Contenuti

Le giornate si ripetono serene e immutabili nei vicoli e nei mercati di Malgudi e sul litorale del fiume dove Raman, pittore di insegne, coltiva la solita clientela, il circolo di amici, le letture, la sua fervida immaginazione, il suo puntiglioso e bizzarro codice di vita. La bellissima Daisy, solerte funzionario del Centro di Pianificazione Familiare, passa come un turbine su questo piccolo mondo fuori dal tempo. Una storia d'amore imprevedibile e densa di ironia, nella quale una coppia - apparentemente male assortita - si trova alle prese con le insidie e le lusinghe del sentimento mentre, dintorno, una folla di personaggi minori e di comparse dà vita a un vivace quadro d'insieme.

La Recensione

Nella sua casa-laboratorio di Ellaman Street, nella (immaginaria) cittadina indiana di Malgudi, Raman dipinge insegne seguendo una sua personale filosofia sulla scrittura e sui colori che non sempre coincide con le richieste dei clienti. Ma Raman non vi bada, le loro scelte sono illogiche o, ancor peggio, "fatte in ossequio alle stelle" o ad altri precetti da lui giudicati superstiziosi. Raman si è assuntoil compito di "affermare nel mondo l'Età della Ragione", non crede agli oroscopi, non consulta gli astrologi, litiga con il sacerdote del tempio, "io sono un razionalista e non faccio nulla se non ci vedo una logica" è diventato il suo ritornello.
Anche sulle donne e sull'amore il pittore di insegne ha una sua filosofia: "Voleva dimostrare che la relazione uomo-donna non era inevitabile, che c'erano cose ben più importanti del matrimonio, nella vita". Ma, come sempre accade, tutte le sue teorie crollano quando incontra Daisy, funzionaria del Centro di Pianificazione Familiare, donna libera e indipendente, votata alla causa di ridurre la popolazione della sovraffollata dell' India di Indira Gandhi. L' inafferrabile Daisy annulla tutte le certezze di Raman, il quale si ritrova ad interrogarsi sul suo presunto anticonformismo. Daisy è una donna che non accetta vincoli o condizionamenti, ha rifiutato il matrimonio con un uomo ricco, una famiglia, una vita agiata per dedicarsi esclusivamente al suo lavoro. Rappresenta l'evoluzione della società indiana che va pian piano allontanandosi dai costumi tradizionali. A lei si oppone la vecchia zia di Raman che, per tutta la vita, non ha avuto altro interesse se non quello di provvedere al nipote, la sua "era stata una una vita di dedizione ad un altro essere", al punto che Raman si sente "una pianta, curata con amore, inconsapevole del paziente lavoro del giardiniere". Le due donne sono le rappresentanti di due mondi diversi, tradizione e innovazione, la vecchia e la nuova India, ma nell' atteggiamento di entrambe c' è una pecca fondamentale: l'annullamento di sè in favore della consacrazione esclusiva a qualcosa d'altro, una persona nel primo caso, un'idea nel secondo.
Con una scrittura tenue ma al tempo stesso avvolgente e ironica, Narayan ci racconta una delicata storia d' amore ma soprattutto ci conduce tra le stradine di un' India ricca di colori e di profumi come il caffè del Senzainsegna o le spezie della bottega di Chettiar, ci fa conoscere la cittadina di Malgudi e i borghi rurali di un paese in bilico tra progresso e tradizione.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Livia Medullina

Dettagli del libro
  • Titolo: Il pittore di insegne
  • Titolo originale: The Painter of Signs
  • Autore: Rasipuram K. Narayan
  • Traduttore: Antonio Bertolotti
  • Editore: Giunti
  • Data di Pubblicazione: 1998
  • Collana: Superastrea
  • ISBN-13: 9788809215276
  • Pagine: 214
  • Formato - Prezzo: Brossura - 11,50 euro

27 marzo 2011

Speak. Le parole non dette - Laurie Halse Anderson

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I Contenuti

Melinda Sordino ha tredici anni e un segreto. L'estate prima di entrare al liceo, durante una festa, viene violentata da uno dei ragazzi più popolari della scuola. Ancora sconvolta, Melinda chiama la polizia che fa irruzione durante la festa scatenando un fuggi fuggi generale che impedisce a Melinda di confessare la violenza subita. Quando pochi giorni dopo le amiche di Melinda scoprono che è stata lei a chiamare la polizia e a rovinare il party, non pensano a chiederle spiegazioni al riguardo, ma la maltrattano e smettono addirittura di salutarla. Melinda si isola e comincia ad avere difficoltà a parlare sia a scuola che a casa. Fino a che... Tradotto in venti paesi, uno dei romanzi culto della generazione Y. In allegato il film in lingua originale diretto da Jessica Sharzer con sottotitoli in italiano e inglese.


La Recensione

Melinda Sordino, primo anno di liceo al Merryweather High. E' il suo primo giorno di scuola e già conta le ore che la separano dall'ultimo.
Mi piacerebbe davvero riassumere la trama in modo originale, ma la verità è che in questo libro si affrontano tutti i temi più scontati e banali esistenti in materia adolescenziale: Melinda non ce ne risparmia proprio nessuno. E' depressa; i suoi genitori sono palesemente separati in casa e sono troppo occupati a litigare e a lavorare per occuparsi di lei; è depressa; a scuola non riesce a farsi nuove amicizie: tutte le vecchie amiche la detestano perché ha chiamato la polizia durante una festa estiva, mettendo nei guai molti ragazzi, e per lo stesso motivo non riesce a farsene di nuove se non una nuova studentessa, Heather, che però è interessata solo a sfruttarla quando ne ha necessità; è depressa; i professori, escluso Mr. Freeman, l'insegnante di arte -alternativo, simpatico, comunicativo e un po' folle- sono adulti incapaci sempre pronti a sfogare le loro frustrazioni sugli studenti; è depressa; i suoi voti sono decisamente sotto la media; è depressa; uno studente più grande, che il fato mette sempre sulla sua strada, la molesta; è depressa; ha tendenze autolesionistiche che la portano a masticarsi le labbra; è depressa.
Credo seriamente di non aver letto mai un romanzo così infarcito di cliché nemmeno nella collana Le ragazzine della Mondadori (ne ha anche lo stile e la padronanza lessicale). Non si trova la minima ironia, nel libro, e i personaggi sono così stereotipati che non si può nemmeno riderne: ci sono veramente tutti, in questo lungo monologo di parole non dette, genitori incuranti, professori frustrati, adolescenti emo, un'ex amica d'infanzia diventata la peggior nemica, tronfie cheerleaders, studenti secchioni, sportivi superbi, passando per le uniche, immancabili valvole di sfogo (il professore d'arte, che la spinge a esprimere se stessa portando a compimento un'opera che ha per tema un albero, e una vecchia amica con cui Melinda, lentamente, sta tentando di riallacciare i rapporti). In questo sarabanda di banalità adolescenziali spicca l'unica scelta notevole dell'autrice: Melinda non è depressa perché è grassa, perché odia il mondo o perché i genitori non le permettono di cambiare la carta da parati della sua stanza, ma perché durante il succitato party estivo ha subito una violenza sessuale di cui non ha mai avuto il coraggio di parlare a nessuno. Ciò di per sé potrebbe porre il romanzo su un livello superiore, senonché questa tragedia passa quasi in secondo piano, e Melinda finisce per piangersi addosso più per l'essere stata emarginata dalla comunità studentesca che per la violenza sessuale.
Occorre essere obiettivi: questo è un romanzo che sicuramente piacerà alle ragazze di quattordici, quindici anni. Potrebbe portarle a considerare che nella vita ci sono problemi più gravi che l'avere qualche chilo di troppo o l'essere stata scaricata dal ragazzo per cui si ha una cotta. Potrebbe far sentire meno sole ragazze che soffrono di depressione, o -utopisticamente- persino aiutare eventuali vittime di violenze a capire che devono uscire dal guscio: il messaggio che dà è estremamente positivo, perché Melinda, dopo tanto penare, trova il coraggio di reagire.
Ma, signori, anche un abecedario è utile (insegna ai bambini a leggere), ciò non vuol dire che gli adulti siano tenuti a sciropparselo e ad apprezzarlo. Indi per cui, senza voler apparire insensibile, questo libro risulta tedioso oltremisura a persone di una certa età che, di questi problemi senz'altro gravi, ne hanno letto a iosa e certamente trattati in modo più approfondito e coinvolgente.
Una stella e mezzo.


Nota: il libro, recita la sinossi, è un cult tradotto in dieci lingue, e ne hanno anche tratto un film (allegato nel cofanetto di questa edizione) con protagonista la bravissima e soprattutto espressiva Kristen Stewart. Naturalmente, io non lo guarderò.

Giudizio:
+1stella+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Speak. Le parole non dette
  • Titolo originale: Speak
  • Autore: Laurie Halse Anderson
  • Traduttore: Lo Porto T.
  • Editore: Giunti Editore
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Y
  • ISBN-13: 9788809744455
  • Pagine: 192
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta, DVD allegato - 18,00 Euro

29 gennaio 2011

Il dilemma dell'onnivoro [versione per giovani adulti] - Michael Pollan

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I Contenuti

Da dove vengono i cibi che ingeriamo? Che cosa stiamo mangiando davvero? Michael Pollan decide di improvvisarsi «detective del cibo» per conoscere l'evoluzione e i segreti nascosti dietro quello che si mangia, dal seme al frutto, dalla storia del «cibo con una faccia» alla carne lavorata e anatomicamente irriconoscibile. Inizia così una ricerca che lo porta a conoscere varie realtà, dalla produzione industriale a quella dei produttori diretti. Fast food, supermercati, fabbriche, macelli e piccole fattorie diventeranno il terreno della sua instancabile marcia verso la consapevolezza. In questo viaggio pieno di scoperte ma anche di incertezze, Pollan dovrà affrontare molte esperienze che lo metteranno a dura prova, dovrà combattere e accettare compromessi, dovrà forzare la sua indole e imparare a cacciare e a uccidere per nutrirsi. Alla fine però ritroverà la strada di un rapporto diverso con madre natura e sarà in grado di scegliere come comprare, cucinare e mangiare. La sua ricerca si conclude con un menù a quattro portate dove finalmente quello che c'è nel piatto non è più un dilemma ma la storia appena raccontata.

La Recensione

Cosa mangiamo veramente?
E' un paradosso sentirlo dire (anzi, leggerlo) da un'amante del trash food come me, una ventiquattrenne che prima inghiotte il boccone e poi, semmai, chiede cos'è. E che a volte non vuole nemmeno saperlo.
Michael Pollan, in occasione di una visita alla Magic Valley, che a sentir lui -così scrive nell'introduzione- gli ha fatto passare per sempre la voglia di mangiare patatine fritte, decide di scoprirlo.
Nella prima sezione del libro l'autore analizza quattro catene alimentari, cioè quattro sistemi di coltivazione, produzione e consegna del cibo:
- La catena industriale riguarda la coltivazione massiva di enormi campi, soprattutto di mais e soia. Il mais (abituatevi a leggerlo in ogni salsa) è ovunque. Pollan sembra quasi un predicatore fanatico che avverta il mondo dell'avvento dell'Anticristo Mais, presente in ogni tipo di carne e uovo (perché alimento prevalente, e spesso unico, degli animali da macello), in moltissime bevande sottoforma di sciroppo di glucosio, ma anche in prodotti non alimentari. L'Anticristo Mais soverchia ogni altra coltivazione perché è più economico e redditizio, impoverisce i grandi coltivatori a vantaggio del governo, produce malattie nei capi di bestiame che dovrebbero essere allevati a foraggio.
- Analizzando la catena biologica industriale Pollan fa una critica non troppo velata alle aziende che producono cibi biologici che decisamente biologici non sono, e alle istituzioni governative che tengono tanto bassi gli standard per considerare un alimento, per l'appunto, biologico.
- Per quanto riguarda gli alimenti sostenibili locali, l'autore decide di lavorare per una settimana in una fattoria a conduzione familiare che utilizza metodi del tutto naturali per la coltivazione del foraggio e per l'allevamento dei capi di bestiame, partecipando a ogni momento della produzione, persino alla mattanza dei polli. L'invito di Pollan è chiaramente quello di servirsi di alimenti acquistati in stabilimenti analoghi, più costosi dei cibi da supermercato ma del tutto salutari e prodotti nel pieno rispetto della natura e degli animali.
- Nel quarto capitolo, il pasto fai-da-te, l'autore vuole andare fino in fondo: preparerà una cena utilizzata con prodotti quasi esclusivamente da lui reperiti alla fonte primaria; si recherà dunque a caccia - e per farlo supererà il proprio dilemma del carnivoro, ossia: è giusto mangiare carne? -, raccoglierà funghi, proverà addirittura a estrarre il sale dalla Baia di San Francisco. Pollan, almeno per una volta, desidera essere veramente consapevole di ciò che mangia e di quel che implica l'uccisione di un animale selvatico.
Alla prima segue una breve sezione dedicata a riflessioni e consigli per tutti i consumatori.

Due, a mio parere, sono i principali problemi di questo libro-inchiesta:
1. La Y Giunti ha pubblicato un adattamento del libro integrale di Pollan (edito da Adelphi e già recensito su questo blog da Nelson) comprensibile ai giovani adulti, cui appunto è dedicata la collana. Adesso, quel che mi chiedo io è: a che pro una riduzione? Premettendo che sono convinta che un libro del genere sia molto utile per conoscenza personale ed educazione alimentare, il teenager italiano medio non si interessa certo di inchieste alimentari, e quella fetta a cui interessano sono certa non avrà bisogno di un simile adattamento che a volte sembra un sussidiario delle scuole medie. Il modo in cui cerca di rendere più chiari concetti già di per sé semplici per uno studente -il target medio della collana- ha come unico risultato quello di farli sembrare contorti.
2. Buona parte di ciò che scrive Pollan vale per la produzione alimentare americana. Qui in Italia, come ben espresso in Pane e Bugie di Dario Bressanini (tanto per citarne uno), di problemi ne abbiamo altrettanti ma diversi, perché non tutto ciò che importiamo viene dall'America.

Questo libro vi cambierà la vita? Assolutamente no. Mentre leggevo degli additivi chimici aggiunti ai McNugget's guardavo le foto delle crocchette di pollo e riflettevo che me ne sarei volentieri mangiate una dozzina in quel momento; durante la mattanza dei polli avevo in mente soltanto un delicato arrostino che rosolava nel forno intinto nel limone e nel rosmarino; persino leggendo il capitolo dedicato al mattatoio dei manzi, o dello scuoiamento del maiale selvatico appena catturato, tutto ciò a cui pensavo erano hamburger e costolette profumate che si doravano sulla griglia. L'intento di Pollan era quello di far passare la fame. A me l'ha fatta venire.
E adesso vado a farmi una merendina al mais.


Giudizio:
+3stelle+

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro
  • Titolo: Il dilemma dell'onnivoro [edizione ridotta]
  • Titolo originale: The Omnivore's Dilemma: A Natural History of Four Meals
  • Autore: Michael Pollan
  • Traduttore: Bartocci M.
  • Editore: Giunti Editore
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Y
  • ISBN-13: 9788809746077
  • Pagine: 352
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,50 Euro

30 novembre 2010

Mio fratello Simple - Marie-Aude Murail

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I Contenuti

Prima di tutto viene la paura. Poi la pena. Poi lo sconcerto. Poi l'accettazione. E infine l'amore assoluto. Questo è quanto accade a chiunque incontri Simple, che ha 23 anni anagrafici e soltanto 3 cerebrali. Simple ha un fratello, Kléber, che vorrebbe difenderlo dal mondo, ma soprattutto dall'istituto a cui era stato destinato dal padre. Quando i due fratelli trovano una sistemazione in un appartamento di giovani universitari, Simple, sempre accompagnato dal suo coniglio di peluche, il Signor Migliotiglio, diventa il catalizzatore di tutti i sentimenti che muovono i suoi coinquilini. 

La Recensione

Chi affrontasse "Mio fratello Simple" come fosse un romanzo qualunque resterebbe deluso. Prima di tutto si troverebbe sconcertato di fronte alle premesse decisamente improbabili della storia: Kléber a soli diciassette anni si fa carico del fratello maggiore, gravemente ritardato. Orfani di madre, i due fratelli hanno un padre che sembra non passarsela poi così male, ma che ritiene che il posto più adatto dove far vivere Simple sia un istituto che ricorda molto un lager. Kléber si oppone duramente a questa decisione e porta il fratello con sé, a Parigi: per il loro mantenimento possono contare sui "soldi di mamma".
Altro disagio è provocato dalla figura della prozia, intravista appena per poi scomparire nel giro di poche parole: unica parente parigina, ospita per un po' i nipoti per poi lasciarli andare sulla loro strada contenta di essersi liberata di tale peso insostenibile.
L'apice del paradossale giunge però al momento della ricerca dell'appartamento dove stabilirsi. Kléber trova un annuncio che fa al caso loro: un gruppo di studenti universitari affitta due stanze singole. Gli studenti preferirebbero una compagnia femminile, l'annuncio ha l'aria di essere appena stato affisso e non c'è traccia di precedenti incontri con altri pretendenti coinquilini: eppure su due piedi decidono di affittare le stanze a un ragazzino e al fratello problematico.
Arrivati a questo punto si può anche chiudere il libro, se lo si legge come un qualsiasi romanzo, appunto. Anzi, non conviene nemmeno acquistarlo o prenderlo a prestito: perché la storia di Kléber e Simple va letta come una favola.
C'è lo scontro tra il Bene e il Male, ci sono i buoni e i cattivi; c'è la principessa preda del drago - a sua insaputa - e c'è il cavaliere che la salverà; c'è l'orco che rivela un cuore d'oro; c'è il protagonista imbranato che troverà riscatto; c'è la fata più improbabile che si possa immaginare. Soprattutto c'è magia, quella che solo i bambini sanno vedere e che noi adulti dobbiamo sforzarci un po' per cogliere. Se quindi leggiamo "Mio fratello Simple" in quest'ottica, non solo ne resteremo affascinati, ma ci entrerà nel cuore, com'è successo a me, inizialmente scettica e alla fine decisamente conquistata.

Giudizio:
+4stelle+

Articolo di Pythia

Dettagli del libro
  • Titolo: Mio fratello Simple
  • Titolo originale: Simple
  • Autore: Marie-Aude Murail
  • Traduttore: F. Angelini
  • Editore: Giunti
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Extra
  • ISBN-13:  9788809061972
  • Pagine: 192
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,00 Euro

02 ottobre 2009

Hyperversum - Cecilia Randall

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I Contenuti

Daniel ha una passione bruciante per un videogioco online, "Hyperversum", che trasporta la sua fantasia nella storia. Dentro la realtà virtuale ha imparato a essere un perfetto uomo del Medioevo e conosce tutte le astuzie per superare ogni livello di gioco. Una sera, Daniel gioca con alcuni amici e mentre vivono tutti insieme la loro avventura virtuale nel Medioevo vengono sorpresi da una tempesta che li tramortisce: i ragazzi si ritrovano così in Fiandra,nel bel mezzo della guerra che vede contrapposte Francia e Inghilterra. Si apre quindi per loro una nuova vita, nuove strade, un nuovo amore.

La Recensione

Il sottotitolo di questo romanzo potrebbe tranquillamente essere: come trasformare un avventuroso fantasy in soap-opera. Lo spunto che dà l'avvio alla storia è intrigante: un gruppo di ragazzi impegnato a giocare con un videogioco ambientato nel Medioevo si ritrova misteriosamente catapultato nella Francia del 1200, senza possibilità di tornare nel presente, e deve imparare a sopravvivere fra intrighi, inseguimenti, fame e guerra. Già dalle prima pagine però la lettura si fa faticosa, appesantita in primo luogo da un linguaggio stucchevole e ripetitivo. E poi dicono che Dickens è melodrammatico! Almeno lui aveva la giuistificazione di scrivere in epoca vittoriana. D'altro canto, in David Copperfield non ho mai trovato un uso così smodato e compiaciuto di termini come "tormenti", "sofferenze", "confortare", "tribolazione" e altre strazianti amenità.
All'inizio mi sono augurata che l'infelice scelta dei vocaboli potresse essere colpa del traduttore, poi però ho scoperto che la Randall è italiana (Randall è lo pseudonimo di Cecilia Randazzo) e quindi non poteva beneficiare di questa "giustificazione". Il problema non sta solo nella scelta dei vocaboli ma nel fatto che essi vengono utilizzati in modo poco naturale, artefatto, dando ai dialoghi un che di costruito e poco spontaneo. Lo stile si fa così lento e ripetitivo ed a tratti molto didascalico, soprattutto quando l'autrice utilizza il protagonista Ian (laureando in storia medievale) per spiegare usi e costumi del medioevo. In queste occasioni il giovane americano assume inquietanti somiglianze con la mia maestra delle elementari, elargendo lezioni di "Medioevo for dummies" che potrebbero eventualmente andar bene per il personaggio di Martin, tredicenne, ma che sicuramente sono un po' forzate per gli altri protagonisti dell'avventura, tutti studenti universitari. Ian non è solo la guida del gruppo, è il prototipo del cavaliere medievale senza macchia e senza paura, pronto a rischiare la sua vita per chiunque, leale, nobile e onesto ma anche un po' monocorde. La Randall prova ad aggiungere spessore psicologico ai suoi personaggi facendo precedere ogni loro azione da interminabili riflessioni su quanto si sentano impauriti e incerti sul da farsi ma anche in questo esagera lasciando nel lettore un senso di impazienza.
In conclusione, lo stile dell'autrice mi ha impedito di apprezzare davvero un libro che non è certo da buttare: avventura e perfino un pizzico di ironia non mancano ma ci si appassiona davvero alla storia e ai suoi interpreti dopo qualche centinaia di pagine (sempre che non si sia annegati nel mare dei tormenti).

Articolo di valetta97

Dettagli del libro

  • Titolo: Hyperversum
  • Autore: Cecilia Randall
  • Editore: Giunti
  • Data di Pubblicazione: 2006
  • ISBN-13: 9788809055087
  • Pagine: 720
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - Euro 11.50

29 giugno 2009

Cranford - Elizabeth Gaskell

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I Contenuti


Protagonista di Cranford è il passato che si incarna in uno sparuto gruppo di vedove e zitelle, caparbiamente arroccate nei valori della tradizione. Sono loro la "buona società" che il romanzo segue per una decina di anni, delineandone abitudini, cerimoniali, letture, linguaggio. Contro l'immobilità, l'autrice racconta l'assedio e la penetrazione del tempo moderno: minacciosamente vicina è la città commerciale; il treno e la mentalità capitalistica aprono falle nella mentalità preesistente e determinano situazioni, comportamenti nuovi osservati con occhio ironico dalla narratrice, che con la stessa ironia tratteggia i rapporti tra i due sessi.


La Recensione

"Wonderfully funny" dice in copertina l'edizione inglese di questo libro, citando il Guardian. Diciamo che, dopo aver letto il libro, questo commento mi è sembrato eccessivamente entusiasta. L'atmosfera è sicuramente atipica e un po' sognante: un villaggetto ottocentesco inglese in cui le donne comandano, o meglio imperversano,occupandosi con imperturbabile e imperturbata leggiadria e ingenuità di ogni tipo di problema, dal colore più adatto ad un cappellino alla moda alla bancarotta della banca locale che minaccia di ridurre in povertà alcune di loro.
L'autrice ricorda un po' Jane Austen nel modo in cui racconta con leggero distacco, una buona dose di ironia e un certo affetto le vicende di queste signore di mezz'età tra le quali spiccano l'ingenua e eterea Miss Matty Jenkins, l'autoritaria sorella Deborah e il loro circolo di amiche, tutte rigorosamente vedove o zitelle e quindi libere "dall'ingombro" di uomini universalmente riconosciuti come avventati, testardi e del tutto inadatti ad occuparsi delle cose del mondo. L'atteggiamento di bonaria sopportazione con cui le nostre si rapportano all'universo maschile è simile all'atteggiamento utilizzato dalla stessa autrice verso le sue protagoniste che la Gaskell si diverte a prendere in giro come simboli delle ingenuità e dei luoghi comuni vittoriani. Perchè Miss Matty e la sua combricola magari non brillano per intelligenza e senz'altro sono parecchio sprovvedute ma non per questo meno tenaci o temerarie nel difendere le proprie convinzioni e i propri principi, frutto di solidi principi profondamente radicati. Va detto che le nostre non mancano comunque di altruismo e generosità e si muovono sempre guidate da ottime intezioni, non mancando di riconoscere uno baglio quando lo commettono, tuttavia forse la Gaskell esagera nell'effetto caricaturale, impedendo al lettore di affezionarsi e parteggiare veramente per le protagoniste.
Il romanzo, però, si riduce ad essere un susseguirsi di piccoli episodi di vita quotidiana,spesso piuttosto banali, molti anche buffi ma pochi che lasciano il segno. In effetti forse l'intento della Gaskell è proprio quello di regalarci una partentesi di leggerezza, aprendo una finestra su questo piccolo mondo a se stante e quasi irreale, che ci fa sorridere ma che possiamo richiudere quando vogliamo senza troppo rimpiangerlo.

Articolo di valetta97

Dettagli del libro

  • Titolo: Cranford
  • Titolo originale: Cranford
  • Autore: Elizabeth Gaskell
  • Traduttore: M. Sestito
  • Editore: Giunti Editore
  • Data di Pubblicazione: 1995
  • Collana: Classici Giunti
  • ISBN-13: 9788809206496
  • Pagine: 180
  • Formato - Prezzo: Brossura - 7,50 Euro

16 aprile 2009

Diario di lettura di Raimondo: Le deluse aspettative L'incredibile viaggio di Pomponio Flato Eduardo Mendoza

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Diario di Lettura

Per diario di lettura intendo una qualsivoglia pagina di diario collegata in qualsivoglia modo ad un qualsivoglia libro. Dalla delicata scelta in libreria agli spunti di riflessione dovuti alla lettura del libro, al particolare modo fisico o temporale in cui questo o quel libro viene letto, qualsiasi argomento può tradursi in una pagina di diario. Nulla come la lettura di un libro può scatenare processi mentali e riflessioni. Questa non vuole essere una recensione del libro, ma è una vera e propria pagina di diario, che comporta la totale intimità e soggettivita del contenuto, e nulla mi vieta di far sì che il contenuto del libro esuli dalla pagina di diario fuor che come principio ispiratore della pagina in questione. Illustrato quindi la metodologia di funzionamento del diario di lettura, mi accingo adesso a presentarvene una. Questa pagina di diario, intitolata per l'occasione Le deluse aspettative, illustra il quasi totale fallimento di un mio esperimento di lettura, ripercorrendo dalla scelta in libreria fino alla lettura finale, il caleidoscopio di sentimenti sovrappostisi per tutto l'arco del racconto. Nella pagina di diario che presto, spero, vi accingerete a leggere sono inoltre presenti severi giudizi nei confronti di alcuni libri: prendeteli così come sono, naturalmente quello che ho fatto è stato scrivere una pagina di diario, e come potete ben immaginare, ognuno nel proprio diario è tutto fuor che diplomatico: sono tuttavia disposto a ritrattare ogni singola opinione espressa in queste poche righe che seguono se questa reca fastidio a qualcuno, poiché al di fuori del diario sono una persona molto diplomatica.


Le Deluse Aspettative

Questa volta, ma solo per questa volta, e in via del tutto eccezionale, sarò serio, serissimo. Meglio che vi racconti come tutto ebbe inizio, sì che potrete ben comprendere e giudicare nel miglior modo possibile il mio stato d'animo attuale. In un momento di mera e lucida pazzia decisi, e forse oggi rimpiango codesta mia disposizione, di non discriminare più la letteratura contemporanea appannaggio dei classici. Scelta che, sarete concordi con me, risulta essere misurata, intelligente, e decisamente giusta. La mia risoluzione fu quindi quella di leggere un classico insieme ad un libro la cui anzianità non superasse i trenta. Ero felicissimo! Andai quindi gaio in libreria. Ed ero veramente su di giri. Mi soffermai su una bella copertina rigida, era il nuovo libro di Dan Brown, copia illustrata e quant'altro, ma mi sono già torturato abbastanza con due suoi libri e per questa e le prossime vite non voglio più saperne. Leggermente contrariato, ma comunque ottimista proseguo quindi avanti. Ero allegro! Vado avanti, ed intravedo un'altro bel libro, sempre a giudicare dalla posizione privilegiata dedicatagli dal libraio, mi avvicino lentamente, intravedo una luce, che sia il libro perfetto? Trasudavo euforia. Tuttavia procedetti a piccoli passi, perchè è così che immagino l'inizio di un grande amore. Invece sapete chi ti incontro? Moccia! Per carità! Piuttosto rileggo Pamela! Il mio morale si abbatté contro la pila infinita di mocciosi libri moccioniani. Ero frustrato! Per fortuna il corridoio di libri proseguiva e con esso anche la mia speranza, flebile, ma ancora pulsante. Mi sforzo di concavare la curva della mia bocca e dopo una filosofica lotta interiore ci riesco. Ero avvilito, ma il mio atteggiamento emanava ancora positività. Finalmente mi decido a proseguire la mia ricerca. Ero fiduciosamente ansioso. In lontananza intravedo una nuova oasi dedicata al romanziere dell'anno. Questa non può non essere la volta buona. Stavolta non riesco a mantenere il mio consueto applomb, accelero il passo, ancora non riesco a leggere il titolo, l'emozione sale proporzionalmente ad ogni mio passo, il battito del cuore triplica la sua frequenza. Riesco a leggere:Faletti! Non so cosa mi ha trattenuto dal distruggere l'intero scaffale. Piuttosto leggo il tema di mio cugino (nda, mio cugino ha dieci anni). Divenni rosso, la mia ira era incontenibile e mi convinsi a lasciarla sfogare fuori dalla libreria. Mi incammino verso l'uscita, ripassando accanto a quei libri che tanto avevano frustrato il mio proposito. Ero infuriato. Ma l'amore si presenta quando meno te lo aspetti. Ero disorientato. Mi guardavo in giro per cercare di recuperare la saggezza che mi contraddistingue, quando fui colpito dalla freccia di cupido. In bella posa sullo scaffale centrale. Non capisco come feci a non accorgermene prima di sottopormi a quei delittuosi romanzi che pocanzi vi esposi. Il successo editoriale dell'anno, giunto alla n-esima ristampa, ironico, travolgente e tante altre belle cose. Torno a casa col mio prezioso bottino. Ero schizofrenicamente esaltato dall'euforia. Leggo, anzi, divoro il libro, al terzo capitolo, non reggo più l'emozione, chiudo il libro, alzo gli occhi al cielo, a dire il vero alzo gli occhi al soffitto, capitemi bene, non che mi stacco gli occhi e li spiaccico nel soffitto, no, semplicemente guardo il soffitto, non perchè il mio soffitto sia particolarmente bello, cioè non è nemmeno brutto, ma non è questo il motivo per cui guardo il soffitto, lo faccio perché quando uno pensa di dire qualcosa di intelligente guarda in su, non so perche si faccia questo ma si fa, ed io, poiché mi preparavo a dire una cosa molto intelligente, l'ho fatto; dicevo, guardo il soffitto per le ragioni che voi ben sapete, e dico:"oh che bel libro che sto leggendo". Avevo preso la giusta decisione. Ero soddisfattamente giulivo e giulivamente soddisfatto. Riapro il libro al capitolo 4, 5 , 6 fino alla fine. Il libro è lentamente rientrato nell'anonimato, un anonimato che non viene smosso dall'intermittente sagace ironia dell'autore. Ora sono abbattuto, triste, e deluso. Sto ponderando con attenzione l'eventualità di ritornare alla mia discriminante esclusiva lettura di soli classici. Fortuna ha voluto che dalla parte dei classici ci fosse Dracula di Stoker, in confronto al quale qualsiasi libro acquista valore, per la serie non tutte le ciambelle vengono col buco, altrimenti non sarei stato così indulgente, ed avrei senza alcun dubbio espresso un giudizio più severo verso il libro e definitivamente abbandonato il mio esperimento. Gli darò invece un'altra possibilità. Sono comunque molto molto molto triste!


Articolo di Raimondo Torrismondo

Dettagli del libro


  • Titolo: L'incredibile viaggio di Pomponio Flato
  • Titolo originale: El asombroso viaje de Pomponio Flato
  • Autore: Eduardo Mendoza
  • Traduttore: Francesca Lazzarato
  • Editore: Giunti
  • Data di Pubblicazione: 2008
  • Collana: -
  • Formato: Brossura
  • ISBN: 8809061594
  • ISBN-13: 9788809061590
  • Pagine: 180
  • Prezzo: 12,50 Euro
  • Link aNobii: L'Incredibile viaggio di Pomponio Flato

03 aprile 2009

L'amante di Lady Chatterley - David H. Lawrence

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I Contenuti

Connie Chatterley è moglie di sir Clifford, un aristocratico che in seguito a una ferita di guerra è diventato impotente (metafora della sterilità intellettualistica della sua cultura e della sua classe). Connie desidera la maternità e la sua carica vitale la spinge verso il guardacaccia Mellors. Nasce tra i due una passione e quando Connie si accorge di aspettare un bambino, lascia il marito e va a vivere insieme a Mellors. Per il verismo tattile con il quale racconta l'amore sessuale, per la critica aperta alle convenzioni sociali, per l'apparente esaltazione dell'adulterio, l'opera più famosa di Lawrence (colpita da sentenze di oscenità e volgarità) uscì "purgata" nel 1928, in Inghilterra; sarà pubblicata in edizione integrale solo nel 1960.

La Recensione

Un classico a lungo censurato di un autore sottovalutato.
Nonostante il tema amoroso, appare evidente come sia stato scritto da un uomo: poca dolcezza, molto erotismo, eppure l’effetto è strabiliante.
Lady Chatterley è una donna dal temperamento indipendente, che avvizzisce pian piano nonostante non abbia nemmeno trent’anni. Questo perché incatenata a un marito paralizzato dalla vita in giù, che non sa donarle amore, né passione, ma che ha bisogno di lei.
Cresciuta in una famiglia molto liberale, Constance ha scoperto presto il sesso, ma gli ha sempre preferito la comunione intellettuale: amava, in un uomo, la bellezza del poter conversare con lui, e vi si concedeva solo come ultima risorsa prima di perderlo inevitabilmente. Dopo aver sposato Lord Chatterley, rimasto invalido in guerra dopo solo un mese di nozze, Connie inizia il suo precoce invecchiamento: intrappolata in una magione circondata dalla trivialità di un villaggio di minatori, e dal terribile panorama della miniera di carbone, vessata da un ambiente capitalista che lentamente va incarnandosi nel marito, e perseguitata dall’ipocrisia degli artisti che bivaccano in casa sua.
Connie tenterà disperatamente di non perdere il proprio io, prima gettandosi tra le braccia di un artista odiato dal marito, ipocrita e vanesio come tutti gli altri, poi scoprendo il piacere di amare e di godere nella compagnia del guardiacaccia della tenuta. Questi, misantropo tormentato dagli spettri del passato –una moglie arpia-, faticherà molto per trovare il proprio equilibrio e dunque ridonarlo all’amante.
La protagonista de L'amante di Lady Chatterley è una donna squisitamente moderna, che tenta di dibattersi in un mondo ancora maschilista, e di riaffermare i valore della spontaneità nell’ipocrita società moderna di inizio secolo, e della naturalezza in un mondo ormai devastato dall'industrializzazione. Un personaggio delizioso, acuto e intelligente, e soprattutto
mobile.

Il pregio di quest'opera, anche più della storia d’amore e degli indugi sessuali, (che negli anni '20 fecero scandalo, ma capirete che ormai non suscitano alcuna impressione) sono le opinioni di Constance nei confronti dei vari strati della società che la circondano: il marito e la piccola nobiltà, gli artisti, i minatori, tutte filtrate dal suo temperamento genuino e sincero; un'acuta analisi, insomma, della società inglese di inizio secolo.

Articolo di Sakura87

Dettagli del libro


  • Titolo: L'amante di Lady Chatterley
  • Titolo originale: Lady Chatterley's lover
  • Autore: David H. Lawrence
  • Traduttore: Franconeri F.
  • Editore: Giunti Editore
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: Biblioteca Ideale Giunti
  • ISBN-13: 9788809033665
  • Pagine: 480
  • Formato - Prezzo: Rilegato - 8.50 Euro
 

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